HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Arnaldo Pontis

YouTG.NET – Brigata Stirner al Contemporary Festival 2021 con un live ispirato a J.G. Ballard.


Su YouTG una lunga intervista video a Brigata Stirner – Arnaldo Pontis e Roberto Belli – e sulle loro interazioni con l’altro progetto, Machina Amniotica. Un lungo excursus artistico che spazia dalla musica al cinema alla letteratura, con le attività live a metà strada tra la sperimentazione sonora e l’impegno ideologico. Un estratto:

Nella bella intervista in studio, accompagnata da immagini di repertorio in parte inedite, il duo ha ripercorso le principali tappe della propria carriera, raccontandoci anche diversi aneddoti riguardo la loro lunga collaborazione.

Roberto Belli è stato infatti il frontman di due band che hanno fatto la storia della musica alternativa in Sardegna negli anni ‘80 e ‘90, i Rosa delle Ceneri e Hannibal the Cannibal, mentre Arnaldo Pontis proveniva dai  TH26,  altro noto progetto sonoro elettronic e industrial fondato da Corrado Altieri (oggi Uncodified)  con il quale Arnaldo ha collaborato a lungo durante i primi anni ’90 e fino all’inizio degli anni 2000. Più recentemente, Arnaldo Pontis ha fondato anche un proprio progetto solista,  Magnetica Ars Lab, attraverso il quale realizza colonne sonore per il cinema e la video-arte.

Arnaldo e Roberto, musicisti provenienti da ambienti musicali abbastanza diversi ma con un immaginario culturale e poetico comune,  fondano nel  lontano 1993 la loro formazione “Materia Prima” che, come loro stessi ci raccontano durante l’intervista,  nasce quasi per caso e dopo essersi incontrati in quegli anni nella redazione della nota rivista di poesia Erbafoglio, di cui hanno fatto parte entrambi per lungo tempo. La pubblicazione della rivista di Poesia venne interrotta nel 2003, ma durante l’intervista, ci viene anche rivelato in anteprima che il gruppo dei poeti di Erbafoglio sarà protagonista di una attesa reunion dell’intero collettivo all’ExMA di Cagliari il 10 settembre.  E la sonorizzazione dell’evento, sarà affidata proprio a Brigata Stirner.

Materia Prima nasceva quindi allora come un  personale progetto di ricerca per creare “performance multimediali di immediatismo sonoro, di rumore, e poesia” come loro stessi amavano definirle. Nell’intervista il duo di musicisti ci racconta anche come abbiano entrambi tratto forte ispirazione per la creazione di Materia Prima dalle operazioni di cut-up letterario alla William Seward Burroughs e dalle “Temporary Autonomous Zones” descritte da Peter Lamborn Wilson, scrittore meglio noto con lo pseudonimo di Hakim Bey E durante l’intervista scorrono alcune immagini di repertorio di queste performance, realizzate in quegli anni nei principali festival e spazi d’avanguardia. Tra cui il Palazzo d’Inverno a Cagliari e lo Spazio Arka ad Assemini.

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YouTG.NET – Agenzia Nazionale di CyberSecurity, hacking e terrorismo: le parole hanno un peso


Interessante articolo fiume di Arnaldo Pontis che analizza la situazione non solo internazionale – emersa e sommersa – in cui è maturato l’attacco cibernetico ai database della Regione Laziodi pochi giorni fa. Un estratto – non esaustivo, che illustra dei side-effect davvero inquietanti.

I danni peggiori di un cyber-attacco arrivano poi quando l’utente colpito non solo non è stato in grado di prevenire e respingere, ma nemmeno riesce a rimediarvi a posteriori. Se dopo un attacco non si è in grado di  circoscrivere e mitigare i danni si può soltanto attendere la conta dei corpi sul terreno da parte del nemico. Prevenire, identificare, circoscrivere e mitigare danni. Sono termini di guerra. Ma  non sono cosa semplicissima da progettarsi in tempi di pace, quando si è sempre più deboli.  Questa  “debolezza”  propria del fattore umano è frutto  anche dell’ignoranza di chi prenda decisioni all’interno degli enti pubblici. Ignoranza intesa come non conoscenza di quel che si dovrebbe governare o gestire.

Attivare meccanismi e infrastrutture NDIS (Network Intrusion Detecting System) in una Amministrazione Pubblica è invece un processo complesso tutt’altro che emergenziale. Si tratta di creare infrastrutture costose e vitali che resteranno “invisibili” agli occhi dei cittadini e del bacino elettorale di riferimento del politico e amministratore di turno. Qualcosa che costa molto e, quando funziona perfettamente, lo fa senza far rumore. Nulla, in apparenza, risulta visibile all’esterno. Azioni e processi infrastrutturali di questo tipo sono di lunga durata e sempre  ben poco spendibili a livello di immagine o consenso immediati. Si deve poter disporre di volontà politiche e visione d’insieme oltre a molti denari dei contribuenti, che devono esser spesi bene, con lungimiranza e cognizione di causa. Non si tratta solo di progettare e creare  costose infrastrutture materiali e immateriali in ambiti di costante evoluzione e obsolescenza tecnologica. Ci si deve dotare anche di risorse umane. Personale con adeguate competenze informatiche che sia in grado di  svolgere compiti di gestione e monitoraggio costante attraverso tali infrastrutture.  E mantenere nel tempo ambienti remoti e sistemi di sicurezza in grado di prevedere e anche mitigare gli effetti del prossimo “cyber-pericolo” in arrivo.

Tutto si muove in rete, per il dominio dell’altrui territorio dentro  scenari tecnologici frenetici e dominati dalla finanza e dai mercati. Non me ne vogliano i complottisti ma purtroppo non esiste nessun “nuovo ordine mondiale” organizzato da combattere.  L’unico vero “complotto” è la banale esistenza di masse  ignavi, moltitudini sempre più ampie di utenti/consumatori  che, anche attraverso la rete,  ogni giorno, si pongono al servizio di un “capitalismo di mercato”.  Governato non da un’élite di pochi e potenti ricchi  “Illuminati” ma dal caos e dalla corsa al profitto che ci coinvolge e domina, in qualche modo, tutti.  E in questo caotico complotto globale non organizzato che troviamo gli individui, divenuti collettività di utenti della rete, rappresentare l’ennesimo “parco buoi” che agita qualsiasi listino di Borsa prima del suo default. Un parco buoi fatto di persone da muovere come pedine per  alimenta il sistema economico, produttivo e finanziario. Un parco buoi/utenti di tal tipo diventa naturale terreno di coltura per le affascinanti teorie di complottismo. Terreno fertile in cui muoversi con il fare superficiale e ignorante che è proprio dell’approccio di tutti noi alle tecnologie e alla rete internet di cui prima ho parlato.  È questo il motivo per cui, da più parti, sentiamo molti politici per un banale virus ransomware che ha infettato i server della Regione Lazio, invocare l’intervento dei servizi segreti italiani, dell’Interpol e addirittura dell’FBI.

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Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo in ascolto su BandCamp


Vi ricordo l’esperimento musicale di HyperHouse su BandCamp, reso possibile grazie a tre autori alternative/industrial tra i più quotati della scena italiana: Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab).
Dalla pagina dedicata incollo:

Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo, un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, di uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.

L’album trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions.
Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Schegge di ossidiana @hyperhouse.bandcamp.com


Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo è un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.
L’album presente su BandCamp trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions. Gli artisti coinvolti in questo progetto musicale sono: Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab). Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Vi presento HyperHouse su BandCamp


HyperHouse è su BandCamp. Sonorità che intessono il continuum espresso su questo blog, realizzate da artisti di musica elettronica, noise, droni e oscurità più innovative, sono ospitate sulla piattaforma professionale più alternativa e diffusa del web. È attualmente disponibile per l’ascolto e il download:

Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo, un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, di uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.

L’album trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions.

Gli artisti coinvolti in questo progetto musicale sono: Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab). Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Il nuovo HypeHouse, lunedì 1 febbraio


Lunedì 1 febbraio nascerà un nuovo HyperHouse, le stagioni dell’Impero Connettivo diventano spesse e diverse.

Un nuovo HyperHouse?


Sta per nascere un nuovo modo di fruire HyperHouse. Il vernissage a Imbolc…

Dieci, cento mille anni – Joe Perrino (voce), Arnaldo Pontis (suoni), Matteo Casula (chitarre).


La pelle percorsa dai brividi del tempo andato…

YouTG.NET – Regeneron e Remdesivir: nuova trincea economica nella guerra al Covid19  


Un articolo di Arnaldo Pontis su cui riflettere attentamente, in cui l’attualità si mischia con una proiezione futura che ha, a sua volta, l’amaro sapore di un presente prolungato, un incubo distopico che diviene realtà. Su YouTG.

Sappiamo tutti che il presidente USA Donald Trump, ricoverato per problemi respiratori dopo la scoperta della sua positività al Covid19, è stato dimesso dopo pochi giorni.
La notizia, largamente diffusa dai media in tutto il mondo e anche dallo stesso Trump, con una serie di messaggi via twitter e video, rende noto a tutti il modo con cui il presidente americano sottoponendosi volontariamente a una portentosa cura sperimentale sia riuscito a superare velocemente la crisi causatagli dall’infezione da Covid19.
Cura portentosa che non è stata certo possibile per molti altri suoi coetanei, americani e no. Morti in una guerra contro un virus che, in particolare negli Stati Uniti, ha raggiunto ormai 200mila vittime. Tanti di questi erano anziani, come Trump. Tutti però erano comuni mortali senza accessi privilegiati a questi farmaci, riservati a “VIP” come lui.

Trump, ovviamente può esultare per il risultato raggiunto e, seppure ancora in quarantena, imperversare sui media e riprendere a pieno regime la sua campagna elettorale per le presidenziali. Forte di un programma politico conservatore della peggior specie che non mancherà di portare avanti come ha cercato di fare finora. Lo farà per esempio stroncando qualsiasi ipotesi di sanità pubblica sia stata messa a disposizione dei meno abbienti in America. Il miliardario Trump, se rieletto, demolirà un “welfare pubblico” americano ancora agli albori a partire proprio dallACA (Affordable Care Act)  quel famoso “Obama Care” che ha tentato di demolire fin dal giorno del suo insediamento come presidente USA.
E nell’esultare odierno Trump non dimentica certo di ringraziare pubblicamente questa nuova medicina la REGN-COV2, non ancora approvata dalle autorità statunitensi. Un farmaco prodotto dall’azienda biotecnologica americana Regeneron Pharmaceuticals Inc. che, com’è ovvio, nell’arco di appena 48 ore dalla dichiarazione di Trump, ha fatto registrare una forte impennata delle proprie quotazioni in borsa e sui mercati.

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YouTG.NET – “Dieci, cento, mille anni”, un videoclip inedito per “L’ultimo pizzaiolo”


Su segnalazione di Arnaldo Pontis dei Machina Amniotica, link un articolo di YouTG in cui il clip musicale del film L’ultimo pizzaiolo.

L’ultimo Pizzaiolo è un racconto per immagini che ci guida attraverso le sale cinematografiche della Sardegna chiuse, abbandonate e cadenti: per raccontare un pezzo di memoria collettiva e immortalare questi luoghi prima che vengano cancellati dal profilo urbano di città e paesi. L’ultimo pizzaiolo, lungi dall’essere elegia del cinema e dei suoi anni più fulgidi, vuole essere la difesa di una memoria pubblica e privata che appartiene a tutti: il racconto di un recente “come eravamo” che si riverbera nella storia sociale, economica e culturale della Sardegna, e merita di non venire coperto dall’oblio.

Il film presenta anche le testimonianze di 4 anziani protagonisti delle sale cinematografiche in Sardegna: Mario Piras, storico operatore del cinema Olympia di Cagliari, Luciano Cancedda, che ha lavorato nel cinema dal 1957 per diventare poi proiezionista del Moderno di Monserrato fino alla chiusura; di Dante Cadoni, che ha iniziato nel 1966 a 15 anni nel cinema Garibaldi di Villacidro e Pino Boi, cagliaritano verace, “figlio del cinema” come si definisce lui. Il padre era proiezionista e rumorista già ai tempi del muto all’Olympia, e oltre a seguire le orme paterne poi abbandonate, è stato fattorino, magazziniere, distributore: una vita in mezzo alla pellicola. È stato l’ultimo gestore del deposito di pellicole della Sardegna, un tempo carico di bobine di celluloide

“Una rapida morte – spiega il regista, Sergio Naitza – dagli anni ‘80 ha cancellato repentinamente luoghi simbolo di ogni centro abitato, grande e piccolo, frantumando un tessuto sociale che si era formato nel corso del tempo. Ogni città ha la sua via Gluck celentanesca: dove c’era il verde – e la sala cinematografica era un luogo di divertimento, cultura, condivisione, speranza – ora c’è una città, ovvero l’ingordigia immobiliare che ha cambiato la destinazione d’uso e soppresso una memoria collettiva.

Pontis è stato coinvolto con alcuni nomi della scena musicale alternativa sarda, come Joe Perrino, che ricordo benissimo come gruppo di spalla in uno dei tanti concerti visti nella mia gioventù; il progetto filmico è molto bello, poesia allo stato puro e le note che suggellano l’opera visiva sono semplicemente magnifiche. Vi incollo qui sotto il clip, buona visione.

https://webtools-e18da6642b684f8aa9ae449862783a56.msvdn.net/embed/TMx3zeS1OzFH

The Nefilim

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