HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Art. 18

Goodbye articolo 18 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un testo di Roberto Gastaldo che mette bene in evidenze le ansie di chi, dipendente di un’azienda da molto tempo, quindi da prima che decadesse l’art. 18, comprende quanto sia poco tollerato il suo status di privilegiato, quanto è poco gradita la condizione di chi è ancora protetto dai licenziamenti estemporanei derivati dai malumori del mercato, del Capo, delle tangenti che sanno di mafioso e quindi di libero mercato, dai premi produzione dei dirigenti, dai risparmi sul badget, da una quantità incalcolabile di elementi scaturiti dalla fogna istituzionalizzata del mercato senza regole, tipica follia capital-liberista di chi è dedito solo al culto inumano del business. Ecco l’incipit significativo:

Rileggi ancora una volta il testo prima di stamparlo, controllando che ci sia tutto: il nome corretto, la data di oggi, quella dell’ultimo giorno di lavoro, le condizioni concordate per il preavviso. Sembra tutto a posto, lanci la stampa in tre copie e attraversi l’ufficio per raggiungere la stampante. Il tuo diaframma ha una mobilità ridottissima, in compenso il polso sarà quasi a cento. Presi dal vassoio i tre fogli li rileggi ancora una volta, li firmi tutti e tre e poi ti avvii all’ufficio del capo per avere anche la sua firma. Le condizioni sono quelle concordate, non avrebbe alcun senso che cambiasse idea, però il polso accelera ancora di qualche battito.
Tre mesi fa neanche ci pensavi. Non che fossi contento del tuo lavoro o del trattamento che ti riservavano i tuoi superiori ma, insomma, avevi un contratto vecchio, con ancora l’articolo 18, e vecchio lo stai diventando anche tu e quindi più restio al cambiamento e contemporaneamente meno appetibile per le aziende.
E allora aggrappati saldo alla tua ditta e quando arrivano le palate di merda tappa la bocca e gli occhi (il naso non puoi, le mani ti servono per aggrapparti) e trova il modo di respirare e non scivolare. Solo che quando si accorgono che la merda non basta arrivano anche le mazzate e se le prime, più leggere, le hai sopportate, a questo giro non potevi farlo.
«Lunedì sei su un nuovo progetto, a Borgosesia».
Quando il capo te l’ha detto tu, appena chiusa la telefonata, hai controllato sulla mappa dove fosse Borgosesia. Pensavi di ricordarti male invece no, era proprio dove credevi. Un controllo con viamichelin: da casa tua a Torino un’ora e quarantacinque minuti, sola andata, da moltiplicare per due e ripetere per ogni giorno lavorativo dell’anno, sempre che non si trovi traffico o nebbia, cosa che attraversando in inverno le risaie del vercellese richiede una certa fortuna. Un incubo. Quella sera, a casa, avevi aperto linkedin e iniziato a spedire curriculum.
Poi non c’eri andato a Borgosesia. A quelli del progetto non eri piaciuto e allora la prospettiva era diventata Milano, dall’inizio del mese dopo, tempi di viaggio più o meno gli stessi, forse possibilità di usare il treno. Poi l’ipotesi era ancora cambiata: una settimana a Torino una a Padova, per un paio di mesi, più avanti forse Milano, come detto, o forse qualcos’altro ancora, “si vedrà in base alle esigenze”. Esigenze dell’azienda, ovvio, mica pretenderai di averne tu, o tuo figlio che va alla materna e col papà ci vorrebbe giocare. Mentre aspettavi di essere spostato come una stampante (d’altronde non si dice ‘risorse’, anche se si concede ‘umane’?) avevi inserito nelle tue giornate un nuovo appuntamento serale, subito dopo la cena: quello della ricerca di offerte di lavoro. Niente di troppo impegnativo, solo una mezz’oretta al giorno, una bazzecola in confronto ai tempi di viaggio che avevi di fronte.
E comunque alla fine ci sei arrivato, a trovare una via di fuga. Un po’ di corse in giro per la città a fare primi, secondi, terzi colloqui, di persona, in videochiamata, al telefono, mancava solo un colloquio via chat e poi le avevi provate tutte. Situazioni ridicole, però alla fine han funzionato: ora hai un altro impiego e puoi dare le dimissioni. Che poi le dimissioni vere, quelle sul sito dell’INPS, le hai già date, però l’azienda vuole che tu segua una sua procedura, e tu – che devi convincerli a non farti pagare il mancato preavviso – non puoi fare altro che accontentarli. Anche se questo ha significato un prolungato inseguimento dei tuoi capi per costringerli a parlarsi davanti a te, in modo che il loro non volersi prendere la responsabilità di decidere di rifiutarti il ‘condono’ li portasse a un silenzio assenso alla soluzione che avevi proposto.

Prima dell’art.18 (parte quinta) – Carmilla on line x


Su CarmillaOnLine la quinta testimonianza degli anni del Dopoguerra in cui le richieste sindacali, salariali, di una vita in cui non bisognasse soltanto lavorare come schiavi era una necessità forte, qualcosa di bello e di sudato da lasciare in futuro ai propri figli, che in quel modo ne avrebbero conservato memoria e ne avrebbero fatto tesoro, sconfiggendo ogni lurido schiavismo sociale ed economico. Come dite? Non vi suona nuovo tutto ciò? Davvero?? Qui, qui e qui le puntate precedenti.

Fine di luglio, un caldo soffocante.
Nei capannoni della Ducati di Borgo Panigale, occupati notte e giorno dalle operaie, mancava l’aria. Ma bisognava tener duro: c’erano 960 posti di lavoro da difendere in quell’estate del ’53.
E non era solo per il salario: quella fabbrica era la loro.
L’avevano riconquistata nel ’44, il giorno dello sciopero generale sotto l’occupazione nazista, e poi ricostruita nel ’45, mattone su mattone, facendola risorgere dalle macerie dei bombordamenti. Non si sarebbero fatte buttare fuori facilmente.

Prima dell’art.18 (parte quarta) – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine un altro illuminante squarcio su cosa vuol dire non avere più la protezione dell’art.18, quell’articolo di legge che tutelava i lavoratori dipendenti dai licenziamenti senza giusta causa. Un estratto:

“Vi sono periodi nei quali vengono imposte 15/16 ore di lavoro giornaliero e si resta fino a 6-7 ore senza prendere cibo e guai a chi è sorpreso a mangiare un pezzo di pane. Quando si arriva verso le ore piccole e per la stanchezza, le operaie non reggono più, vengono apostrofate con parole triviali che vanno ad offendere anche la loro moralità. Al mattino, dopo aver cessato il lavoro alle 24 o all’ 1, se il proprietario ritiene che le operaie non lavorino in fretta, sono redarguite con frasi come questa “Cosa fate alla notte, invece di dormire andate in giro per le mura”. (Rapporto sulla ditta Rapalli)

Il padrone, in un primo tempo, pretendeva da cinque operaie la pulitura di 250 paia di scarpe al giorno. Oggi da quattro ne pretende 300, e quando un’operaia non raggiunge questa cifra è insultata con frasi come queste: “Sei una cretina buona a nulla, io ti pago per lavorare e non per tirarti le dita”. Molto spesso, oltre a questo, le operaie vengono multate per lo stesso motivo. Tutto questo è fatto per imporre un ritmo più veloce alla produzione”. (Rosa, licenziata dal calzaturificio Biemme)

Le lavoratrici sono costrette a lavorare a contatto con le sostanze nocive e già alcuni casi gravi di intossicazione si sono verificati … “è sofferente di un notevole grado di astenia con ipotensione arteriosa spiccata, accompagnata da anemia e da disturbi del sistema endocrino. Fra questi ultimi è da notare soprattutto la mancanza dello sviluppo sessuale per ciò che riguarda le mestruazioni, sia per quelli dei caratteri sessuali secondari. Tutti i disturbi sopraelencati sono da ascriversi, potendo scartare con sicurezza altre cause, all’influenza dannosa esercitata dalle sostanze organiche usate nel lavoro”. (Rapporto sulla ditta Deisa)

Andai sotto con un dito, perché ci facevano lavorare fino alle dieci della sera senza pause. Al sabato fino a sera, alla domenica fino a mezzogiorno… faceva in maniera di fare un bel magazzino pieno di roba. Poi dopo tre o quattro mesi ci licenziava”. (Bruna, licenziata da La Bolognese).

Era più frequente per le donne la precarietà dei contratti a termine. Le “clausole di nubilato” nei contratti individuali permettevano il licenziamento all’atto del matrimonio, mentre la lettera di dimissioni, fatta firmare in bianco al momento dell’assunzione riappariva dal cassetto della Direzione in caso di sciopero o maternità.

Ecco, questo è lo scenario che ci attende, tra nemmeno troppo tempo.

Prima dell’art.18 (parte seconda) – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine la seconda puntata dedicata a chi ha dimenticato – o non sa – cosa vuol dire non aver più l’art. 18 a tutela del proprio posto di lavoro. Qui la prima puntata e sotto, un estratto:

Le lotte del ’49 non riuscirono però ad ottenere il divieto di disdetta del rapporto di lavoro senza giusta causa, uno dei principali obiettivi dello sciopero. La Confagricoltura alzò un muro contro questa rivendicazione, perché “lesiva del buon andamento della conduzione agricola, oltre che per il normale e proficuo esercizio del diritto di proprietà9. L’organizzazione datoriale era ben spalleggiata: “La scelta compiuta dalla Dc, dal governo e dalla Cisl contraria alla introduzione del principio della giusta causa fu una delle ragioni essenziali della conclusione non positiva di quelle lotte”.

Il 1949 fu un anno duro anche per gli operai delle città. In luglio a Bologna riapri i battenti la Leonardi Inchiostri. Aveva chiuso in aprile assieme alla Farmac e alla Baroncini, come ritorsione dopo le agitazioni per il rinnovo del contratto dei lavoratori chimici. Ma se per le altre due aziende si era trattato di una serrata temporanea, la Leonardi aveva proclamato la cessazione delle attività, licenziando tutte le maestranze. Tre mesi dopo invece riapriva con nuovo personale preso dall’ufficio di collocamento.

Era un’operazione sporchissima, avvallata palesemente dall’Ufficio Provinciale del Lavoro che aveva agito ignorando l’obbligo di precedenza nella riassunzione per i lavoratori licenziati. Il tutto alla faccia della riforma del collocamento appena varata, che normava l’accesso al lavoro ispirandosi a principi di equità.

Dal giorno della chiusura, per otto mesi i lavoratori della Leonardi si mobilitarono, appoggiati dall’intera popolazione della zona Casaralta. Ricevettero dai compagni delle altre fabbriche solidarietà e aiuto materiale, affrontarono il reparto carabinieri del capitano Bianco, famoso per l’uso dei fucili come clave. Ma sulle riassunzioni non la spuntarono.

È questo che si vuole ripristinare. Il costo del lavoro è un pesante handicap per chi vuole arricchirsi senza scrupoli, meglio tornare allo schiavismo dell’epoca antica.

Prima dell’art.18 – Carmilla on line ®


Da leggere e tenere bene a mente, per chi non capisce cosa vuol dire abolire l’art. 18. Da CarmillaOnLine.

Se ci trovavano con un volantino della Cgil venivamo licenziati in tronco. Quando entravamo in fabbrica ci perquisivano le borse, per vedere se avessimo materiale politico. E se ci beccavano a parlare di questioni sindacali prima ci sospendevano, o ci demansionavano a tempo indeterminato. Poi poteva arrivare la perdita del lavoro” (Ernesto Cevenini, licenziato per rappresaglia alla Maccaferri di Bologna).

Dal 1947 al 1966 nelle fabbriche italiane si contarono più di 500.000 licenziamenti, di cui circa 35.000 per rappresaglia politica e sindacale contro ex partigiani, attivisti di reparto, membri delle commissioni interne. Era questo il modo in cui gli industriali dimostravano la propria riconoscenza verso coloro che, pochi anni prima, gli avevano salvato le fabbriche, impedendo il trasferimento dei macchinari in Germania, ricostruendo mattone su mattone i capannoni bombardati.

Nel corso degli anni ’50 e ’60 centinaia di migliaia di operai scesero in piazza a fianco dei licenziati, lasciando compagni morti sul terreno o chiusi nelle galere. Fu il prezzo da pagare per ottenere nel 1966 la prima legge contro i licenziamenti senza giusta causa.

Continua.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

Mágica Mistura✨

Uma mistura mágica de poesia, imagens, música, citações, atualidades e velharias do Brasil e do mundo,sempre com um toque de inconformismo ...

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Television, and Music Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Tra Racconto e Realtà

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana sul cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Astro Orientamenti

Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: