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Archivio per Attività politica

ROGER WATERS: LA SUA BATTAGLIA PER IL RILASCIO DI UNA MUSICISTA CURDA, E UNA CHITARRA IN REGALO..


Su PinkFloydItalia la news di Roger Waters che dona una delle sue chitarre a un’attivista curda, imprigionata ormai un po’ fa, cui è stata distrutta la sua chitarra; ecco il dettaglio e sotto il video:

Sulla pagina YouTube ufficiale di Roger Waters è stato caricato un video che segue il viaggio di una chitarra donata da a Nûdem Durak. Il filmato, della durata di 15 minuti, vede la partecipazione di Peter Gabriel, Robert Plant, Nick Mason e molti altri, che mostrano il loro sostegno alla sua ingiusta detenzione. E la chitarra in questione, è proprio la Martin nera usata da Roger nei sui tour.
La cantautrice curda era già a due anni dalla sua condanna, a 19 anni di carcere, quando uno dei pochi fili che la legavano alla libertà è stato tagliato. Prima della sua incarcerazione nel 2015, Durak viveva a Cizre, in Turchia, e cantava canzoni sia in turco che nella sua lingua madre, il curdo. In seguito è stata accusata di comunicare con membri del PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan), che la Turchia e gli Stati Uniti hanno definito un’organizzazione terroristica. Secondo il suo avvocato, è stata condannata per “appartenenza a un’organizzazione illegale” e senza poter presentare prove adeguate a sua difesa. Quando si è presentata in carcere per la sentenza, le è stato permesso di portare con sé la sua chitarra acustica, ma lo strumento è stato rovinato durante un controllo di routine in cella nel 2017, quando le guardie ne hanno staccato il collo dal resto del corpo.

“Sembra del tutto evidente che non c’è uno straccio di prova a sostegno della protesta del governo secondo cui Durak è una criminale violenta“, afferma Waters. “Non c’è alcuna prova a sostegno di questa tesi. Non ha fatto nulla se non insegnare ai bambini a suonare la chitarra e scrivere e cantare canzoni sulla sua madrepatria. È una curda“. In due processi, insieme a più di una dozzina di altri imputati, Durak è stata condannata rispettivamente a nove e dieci anni in relazione a un attacco terroristico che ha causato 18 morti. L’avvocato di Durak dice a Waters che, nonostante nessuno si sia fatto avanti con accuse contro di lei, è stata condannata per essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.
“È scioccante rendersi conto che ci sono ancora Paesi in cui musicisti che vogliono fare esattamente la stessa cosa che facciamo noi finiscono in prigione con la vita in pericolo“, dice Gabriel. “È sia un promemoria delle libertà che diamo per scontate, sia la responsabilità che abbiamo di far conoscere meglio le loro storie“.
Alla domanda su cosa possa fare una persona comune per aiutare Durak, Waters risponde: “È un’ottima domanda. “C’è un coro là fuori, e questo coro sarà profondamente preoccupato per la situazione di questa giovane donna, così come è preoccupato per la situazione delle persone ingiustamente imprigionate, che siano politiche o meno, ovunque. E quel coro, di tanto in tanto, alza la voce in armonia“.

Le macchine celibi


L’affondo ideologico è l’aspetto più controverso e stupefacente della tua esistenza, interi eoni cerebrali stravolti dal tuo uso spregiudicato della logica politica e infine, come se non fossi reale, ti poni all’estremo delle necessità e pianifichi interi codici di giustizia spacciandoli per utopia.

È uscito il nuovo numero di Un’ambigua Utopia, rivista di critica marx/z/iana | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo numero di “Un’ambigua utopia”, la rivista di critica critica marx/z/iana che affonda le sue origini negli anni ’70, quando il clima politico era molto più infuocato di ora; però, però, l’ideologia ha trovato modo carsico di arrivare fino ai nostri giorni e, pure se la redazione non è più quella di decenni fa, è sempre ben posizionata sui temi politici di discussione.

Chiamarla fanzine ormai è decisamente difficile: Un’Ambigua Utopia numero 12 è lontana anni luce dai primi numeri ciclostilati degli anni settanta. Stampata tutta a colori, 112 pagine eleganti, grande formato e carta patinata, la “rivista di critica marx/z/iana” è un prodotto di alta qualità e non solo graficamente: basta scorrere il sommario dove si trovano nomi come quelli di Laura Coci Roberto Del Piano, tra i principali animatori di questa incarnazione della rivista, e quelli di Nico Gallo, di Davide Del Popolo RioloNino Martino Judith Merrill per la narrativa, di Gino Andrea Carosini con un bel fumetto tratto da Fredric Brown.

Il tema del numero è “Le identità”, trattato attraverso diversi punti di vista. Insomma, a prendere il mano il fascicolo viene proprio da dire “uau”.
Il numero può essere ordinato tramite il sito unambiguautopia.it/modulo-prenotazione-n-12/.

 

PINK FLOYD: IN STALLO LA VENDITA DEL CATALOGO (PER OLTRE 500 MILIONI DI DOLLARI)


Su PinkFloydItalia lo stato attuale della vendita del catalogo floydiano, per un paio di motivi almeno; vi lascio ad alcune note dell’articolo e, in fondo, al video ufficiale integrale sul remix di Animals, con interviste recenti a Waters, Gilmour, Mason e Powell.

Come sempre, tra i Pink Floyd, se c’è da prendere una decisione, è tutto molto complicato e difficile. Questa volta però non si parla di pubblicazioni della band, ma proprio del catalogo di tutta la loro musica registrata, master compresi. Negli ultimi mesi si era sparsa la notizia che alcuni acquirenti erano ovviamente interessati, poi, con il passare del tempo la notizia (era d’aspettarselo..) data da Financial Times (clicca qui per la news) è che per ora è tutto in stallo: il motivo? I contrasti dell’ex bassista della band con i vertici di Kiev e con la Nato, e i vecchi dissapori con David Gilmour non aiutano. A pesare, e non poco, ci sarebbero le affermazioni dell’ex bassista del gruppo Roger Waters, molto polemico con i vertici dell’Ucraina per la guerra in corso con la Russia, al punto di aver detto di essere sulla “lista delle uccisioni” di Kiev. Un offerente per il catalogo ha dichiarato che i rapporti tesi hanno “reso la cosa impossibile“. Un altro ha detto che forse non riusciranno mai a concludere un affare, anche se venisse scelto un acquirente, perché il gruppo “non ha mai bisogno di una scusa per essere in disaccordo“. La trattativa è stata “quanto di più difficile possa esistere“, ha dichiarato una persona che ha avuto familiarità con le trattative. Gli offerenti hanno iniziato a chiamare “mediatore” il consulente che si occupa della vendita.

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Inquadramenti non rappresentativi


Subisci un estratto di pura fantasia memetica e poi lo apponi sulla tua divisa, mostrando inquadramenti ipocriti di cui non sei nemmeno rappresentante.

Utopia


Nel crogiolo delle idee e desideri, necessità e virtù terribili di una nuova utopia.

ROGER WATERS IN ITALIA NEL 2023! – “THIS IS NOT A DRILL” A MILANO E BOLOGNA!


Come annunciato da PinkFloydItalia, la prossima primavera Roger Waters suonerà il suo This is not a drill anche in Italia – al momento Milano e Bologna, ma è lecito sperare anche Roma?
Il cuore batte forte, e intanto proviamo a ragionare sul joke verbale di Roger riguardo al suo addio… Ringraziando gli dèi, non si arrenderà mai!
In basso la registrazione del gig di Minneapolis, così, giusto per capire di cosa parliamo.

Alla fine, è arrivato l’annuncio ufficiale: il discussissimo tour “This Is Not A Drill” di Roger Waters, dopo l’America, arriverà anche in Italia!

I concerti di Roger Waters, sono sempre “senza compromessi”, uno spettacolo cui sarà difficile rimanere indifferenti, quindi, se quando il tour sarà in Italia, voi “non sarete al Bar“, scrivetelo nei commenti! Inoltre, la nuova grafica a supporto del tour europeo 2023 fa riferimento al “suo primo tour d’addio in assoluto” – fate come volete, ma un tour d’addio non viene mai normalmente definito il “primo in assoluto” di una persona! Forse si tratta di uno scherzo di Roger, oppure non è un vero tour d’addio?

Pink Floyd, auguri a Roger Waters (con frecciata social) – Rockol


Ieri 6 settembre Roger Waters ha festeggiato 79 anni. Quale modo migliore di farlo che lanciare un siluro verso i vertici politici mondiali, liberisti e guerrafondai, in particolare verso la moglie di Zelensky? Ogni giorno che passa ringrazio che ci siano ancora persone come lui, pronte alla lucidità politica e all’estrema trasparenza dei gesti, anarchie di fatte che rendono il mondo un posto un po’ migliore. Da RockOl:

Nella tarda serata di ieri l’artista di Great Bookham ha pubblicato sui propri canali social ufficiali una lunga lettera aperta alla first lady ucraina, Olena Zelenska. Rivolgendo alla moglie del presidente Volodymyr Zelensky un appello per fermare il prima possibile il conflitto che sta martoriando la regione e provocando grande instabilità sugli equilibri geopolitici internazionali, Waters dà una sua personale lettura della situazione attuale.
Citando un verso del classico dei Pink Floyd “Wish You Were Here” –  “Did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage? – Waters, per esprimendo solidarietà a entrambe le parti coinvolte nel conflitto, condanna fermamente il supporto militare offerto dall’occidente al governo di Kiev, invitando Zelensky a “portare pace nel Donbass” concedendo “autonomia parziale alle province di Donetsk e Luhansk” e a “ratificare e attuare integralmente degli accordi di Minsk 2”. L’artista, inoltre, addossa ai “nazionalisti ucraini” la responsabilità del conflitto, scaturito dal “superamento di un certo numero di linee rosse che erano state chiaramente indicate nel corso di diversi anni dalla Federazione Russa”. “Se mi sto sbagliando, mi può aiutare a capire come fare?”, conclude Waters, sempre rivolgendosi a Zelenska: “Se invece non mi sbaglio, mi aiuti nel mio sforzo volto a convincere i nostri leader a fermare questo massacro, utile solo alle classi dirigenti e ai nazionalismi sia in Oriente che in Occidente”.

Il Cazzarometro | scheggetaglienti


Il mese prossimo si vota. Fra tutti i candidati che ci vengono proposti, come riconoscere i più cazzari? Ecco alcune delle loro frasi tipiche (da ScheggeTaglienti):

“Dobbiamo occuparci dei veri problemi della gente”
Questa formula viene regolarmente adoperata dai cazzari per evitare di rispondere delle innumerevoli porcate commesse. Qualunque sia l’argomento che il cazzaro vuole evitare, il vero problema della gente per lui – o lei – sarà sempre un altro.
Esempio:
– Perché avete occultato la notizia dell’acquedotto inquinato da una mistura di cianuro, plutonio, e colera?
– Evitiamo le polemiche strumentali, parliamo dei veri problemi della gente.

“Pensiamo al futuro dei nostri figli”
Chi usa questa frase di solito vede i propri figli il meno possibile, e spesso non ne ricorda i nomi. Il loro futuro però lo ha già assicurato comprandogli un diploma in Lituania, una laurea in Moldavia, un mitra in Croazia, iscrivendoli alla Loggia P2.0, e nominandoli assessori ai beni culturali, anche se hanno ancora tre anni.

Il ciclo di Eymerich, una narrativa popolare che inquieta e non consola /1 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la prima puntata di una profonda esegesi dell’opera principe di Valerio Evangelisti, il ciclo dell’inquisitore Eymerich.
L’argomento è molto vasto, per cui vi incollo qui sotto alcuni passi certamente non esaustivo di tutto l’immaginario trattato nell’articolo, è un invito il mio a leggere attentamente ciò che c’è scritto e, soprattutto, a leggere tutto il ciclo di Eymerich; e perché no, a leggere tutta l’opera di Valerio.

Combattere la colonizzazione dell’immaginario da parte del potere attraverso un originale utilizzo di generi narrativi considerati minori: avventura, fantastico, giallo, fantascienza ecc. Come si articola questa amalgama tra romanzo popolare e letteratura esplicitamente politica nell’opera di Valerio Evangelisti? L’autore bolognese sostiene che “Tematiche come il razzismo, la guerra, la fame, il disagio urbano, l’invadenza dei mass media, l’autoritarismo, l’arroganza del potere eccetera sono per la narrativa ‘di genere’ pane quotidiano”.1 Ma afferma anche che, in questo ambito, prevale spesso la ripetizione all’infinito di temi e schemi collaudati. In breve, la paccottiglia.
Tenendo conto di questa duplicità, possiamo partire da quanto sostiene Umberto Eco a proposito del romanzo popolare: questo genere letterario sorprende il lettore con innumerevoli colpi di scena, ma alla fine lo tranquillizza con quello che già sa immergendolo in un intreccio narrativo di cui conosce i pezzi, le regole e anche l’esito. E l’esito è che il bene trionfa. Il bene definito dai canoni della moralità dominante.2
Il procedimento descritto da Eco è per certi versi l’opposto di quello utilizzato da Evangelisti nel ciclo dedicato all’inquisitore generale di Aragona Nicolas Eymerich con le sue storie ambientate nella seconda metà del 1300, ma intrecciate con altre vicende che si svolgono in periodi futuri (dalla Seconda guerra mondiale al 3000 d.c.) o più raramente  in dimensioni oniriche. Il tutto raccontato nella tipica struttura articolata su tre livelli cronologici. Nei tredici romanzi del ciclo “canonico”, pubblicati tra il 1994 e il 2018, lo scrittore bolognese immerge il lettore in un’atmosfera “paraletteraria” apparentemente poco impegnativa. Lo accoglie in un immaginario in cui si trova a suo agio, quello del romanzo d’avventura in cui il protagonista, come in un giallo, deve risolvere degli enigmi che si colorano di tinte horror, soprannaturali, fantastiche. Ma progressivamente la trama concettuale sottesa al racconto si infittisce, ci spiazza, ci porta in lande sconosciute in cui la nostra razionalità fatica ad orientarsi. È questo percorso dal noto all’ignoto che costituisce l’utilizzo politico che Evangelisti fa della letteratura popolare.

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