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PINK FLOYD: “A MOMENTARY LAPSE OF REASON” – REMIXED & UPDATED IN USCITA SINGOLA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia l’annuncio del remix di MomentaryLapseReason, album dei Floyd dell’87 già riedito nel cofanetto LaterYears e che ora è acquistabile da solo. Per veri fan e collezionisti…

Chi ha già acquistato il box integrale non troverà niente di nuovo, per chi ancora non lo ha invece, è una buona occasione per riscoprire questo album, e farlo in maniera inedita visto il grande lavoro svolto. Potrà piacere o meno, ma lasciatemi dire che in Surround 5.1 e a un volume adeguato, l’album ha una nuova “vita”. C’è molto meno “eco degli anni ’80” nella produzione, che infatti non è così intrisa di riverbero come lo era la versione originale.
L’album sarà disponibile su Cd, Cd+Dvd, Cd+Blu-Ray, in Digitale e su Doppio Vinile 180 gr. inciso a 45 rpm per una migliore qualità sonora. In aggiunta, per la prima volta, l’album sarà presentato in 360 Reality Audio, una nuova esperienza musicale immersiva che replica in modo molto simile il campo sonoro onnidirezionale delle performance live, utilizzando le tecnologie 360 Spatial Sound. Questa tecnologia sarà in futuro implementata sulle future uscite del catalogo Pink Floyd.

David Gilmour: “Alcuni anni dopo aver registrato l’album, siamo giunti alla conclusione che avremmo dovuto aggiornarlo per renderlo ‘più senza tempo’, con più strumenti tradizionali che ci piacevano e che eravamo più abituati a suonare. Questo era qualcosa cui pensavamo l’album ne avrebbe beneficiato. Abbiamo anche cercato e trovato alcune parti della tastiera di Rick inutilizzate in precedenza che ci hanno aiutato a creare una nuova atmosfera, un nuovo feeling per l’album“.

Nick Mason: “Non ci sono dubbi sui vantaggi nell’essere in grado di trovare nuovi elementi all’interno della musica, o più spesso nello scoprire elementi che sono stati sopraffatti da tutta quella nuova scienza… Mi è piaciuto ri-registrare tracce di batteria con un tempo di studio illimitato. Momentary Lapse è stato registrato sotto notevole stress e vincoli di tempo, e in effetti parte del missaggio finale è stato fatto contemporaneamente alle prove per il tour. È stato anche bello avere l’opportunità di migliorare parte del lavoro di Rick. Ancora una volta, quell’ondata positiva di tecnologia potrebbe aver fornito troppe opportunità digitali per sopraffare l’atmosfera della band. Spero che questo sia uno dei vantaggi di questo remix!”

L’album presenta anche una nuova copertina che utilizza una foto alternativa dei letti di Robert Dowling dal servizio fotografico originale della copertina dell’album, diretto dal compianto Storm Thorgerson. Facendo eco all’iconica copertina originale, la copertina dell’album 2021 è stata progettata e diretta da Aubrey Powell/Hipgnosis e Peter Curzon/StormStudios.

Aubrey Powell: “Stavo cercando di aggiornare l’iconica immagine di cinquecento letti che il mio partner in Hipgnosis, Storm Thorgerson, aveva progettato. Guardando negli archivi ho scoperto una versione in cui il mare stava invadendo il set, poco prima che Storm scattasse la foto e si preoccupava che avrebbe perso tutti i letti. Volevo anche fare qualcosa di più dell’ultraleggero. Non c’erano scatti dell’aereo in primo piano, quindi ne ho scovato uno simile ma bianco e ho chiesto a Peter Curzon di ritoccare la fusoliera con la giusta colorazione, il rosso, quindi metti l’ultraluce nell’immagine in posizione frontale. David Gilmour e Nick Mason hanno dato la loro approvazione e, voilà, un nuovo approccio a un preferito originale“.

Una versione speciale del video di Learning To Fly è disponibile con audio immersivo Sony 360RA: se guardi il nuovo video espressamente con le cuffie, sperimenterai un suono 360RA simulato:

La differenza dalla versione precedente del singolo si sente eccome; è più floydiano, ecco.

PINK FLOYD: “MIND OVER MATTER” – IL LIBRO DI STORM THORGERSON IN EDIZIONE ITALIANA


Su PinkFloydItalia l’annuncio dell’uscita di Mind Over Matter – Tutto l’Immaginario dei Pink Floyd, tradotto integralmente in lingua Italiana. Il libro tratta della interazione tra Pink Floyd e lo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson e Aubrey «Po» Powell ed è un’opera assai intrigante, resa assolutamente dalla quarta che riporto fedelmente qui sotto e dalla intro di David Gilmour.

Definire i Pink Floyd una rock band è riduttivo. Non solo perché la loro musica è andata ben oltre i confini tradizionali del rock, ma soprattutto perché i loro dischi hanno stabilito degli incredibili record di vendita. The Dark Side of the Moon, il loro album di maggior successo, è rimasto in classifica per 927 settimane consecutive nella top 100 di Billboard, per un totale di quasi 18 anni, vendendo oltre 25 milioni di copie. Ma un successo simile non si costruisce solo con della grande musica. E un gruppo onirico come i Pink Floyd ha bisogno di trasmettere il senso delle sue canzoni attraverso immagini evocative, iconiche e immortali. Senza un vero connubio tra immagini e suono, molto probabilmente i Pink Floyd non sarebbero entrati nella storia. Una copertina come quella di The Dark Side of the Moon è celebre quanto (forse anche di più) delle canzoni presenti nel disco. Ecco perché questo non è un libro illustrato come tanti altri. Mind over matter, infatti, non si limita a celebrare il più grande gruppo rock della storia, ma racconta attraverso immagini splendide (spesso inedite) e testimonianze di prima mano l’incontro tra due team geniali: lo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson e Aubrey «Po» Powell e i Pink Floyd. Per decenni il loro sodalizio ha dato vita a un immaginario visivo dirompente (copertine dei dischi, filmati proiettati ai concerti, videoclip e grafiche di ogni genere), che ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte e nel rock. Questo libro racconta, con una quantità di retroscena senza precedenti, una storia leggendaria.

Aubrey Powell Storm Thorgerson le copertine degli album dei Pink Floyd – Rockol


Su RockOl una bella intervista ad Aubrey Powell, socio dello studio Hypgnosis che tanto ruolo ha avuto nella capacità comunicativa multimediale dei Floyd. Un estratto:

Sono vicino alla band, sono ancora il loro direttore artistico, parlo con loro regolarmente. Naturalmente ho provato a riparare la loro amicizia. Roger Waters e David Gilmour sono due musicisti incredibilmente talentuosi e intelligenti. Non c’è nulla come sperimentare musica insieme in una stanza. Ma c’è rancore, ci sono tensioni umane e disaccordi politici difficili da superare.

Per chiudere l’intervista Mathias Begalke chiede a Powell quale dei suoi molti lavori sia stato per lui il più emozionante o il più interessante:

Facile: le immagini per la copertina di “Animals” alla Battersea Power Station di Londra, quando il maiale gonfiabile è volato in cielo dirigendosi verso l’Aeroporto di Heathrow. Ero fermo accanto a questa enorme centrale elettrica a carbone e guardai il maiale. Mai nella mia vita ho avuto così paura. Già ci vedevo responsabili di una terribile catastrofe aerea. Lo ricordo molto bene. Non c’erano telefoni cellulari. Corsi alla cabina telefonica più vicina e chiamai la polizia. ‘C’è un maiale gigantesco che vola verso gli aerei’, urlai al telefono. I piloti lo avevano già segnalato. Il traffico aereo era stato fermato. Due aerei militari vennero a cercare il maiale perché non era visibile sui radar. Nel frattempo ero stato arrestato perché, come hanno detto, ero il responsabile dell’UFO. Dopo, tutti hanno creduto che fosse una trovata pubblicitaria. Ma non lo era. Alle nove di sera, tornai nel mio studio fotografico in Denmark Street, il telefono squillò. Era un contadino del Sud dell’Inghilterra che disse: ‘State cercando un grosso maiale rosa?’ – ‘Sì’ – ‘È sdraiato sul mio campo, sta terrorizzando le mie mucche.

PINK FLOYD: “THE LATER YEARS 1987 – 2019” – SPECIALE “UNCUT MAGAZINE” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia, in occasione della prossima uscita del cofanetto The later years che conterrà i lavori finali della band, è possibile leggere un’intervista a quattro, a David Gilmour, Nick Mason, il direttore creativo Aubrey Powell e l’ingegnere di lunga data Andy Jackson, a proposito della (ri)formazione della band dopo la dipartita di Waters nel dicembre 1985. Eccone uno stralcio:

David Gilmour: “Nel 1984, Roger aveva ovviamente deciso che ne aveva abbastanza, ma non avevo ancora deciso fosse abbastanza per me. Quindi immagino di aver pensato: “Sì, riprenderemo a fare i Floyd”.”

Nel dicembre 1985, Waters annunciò il suo abbandono, ma Gilmour desiderava incidere un nuovo album. La disputa legale si intensificò per tutto il 1986, fino a quando Waters portò la sua battaglia all’Alta Corte in ottobre.

Come ricorda Nick Mason:
“Penso che David sia stato il fautore dell’idea [di continuare]. Non è che non volessi – l’ho fatto – ma non credo allora mi importasse quanto importava a David. Saremmo stati in parte in studio e in parte nell’ufficio degli avvocati – “Roger stava per portarci in tribunale?” E la risposta era, ovviamente, che non poteva, perché aveva lasciato la band e l’unica cosa chiara in tutti i nostri accordi contrattuali era che se uno o più se ne fossero andati,la band avrebbe continuato senza di loro … Ciò avrebbe dato a me e David l’autorità di proseguire.”

In uno spirito di continuità, il duo aveva arruolato il produttore di The Wall, Bob Ezrin, e iniziò a lavorare all’Astoria all’inizio del 1986. Fu una mossa rischiosa, per ragioni ben più che legate ad aspetti legali: il tour da solista di Waters (quello di Pros and Cons del 1984, ndr), grazie anche all’esecuzione del repertorio storico dei Floyd era andato molto meglio degli spettacoli del tour di About Face di Gilmour (dello stesso anno, ndr).

“L’intera faccenda fu un po’ una scommessa“, afferma Aubrey Powell. “Era naturalmente scoraggiante avere la responsabilità di portare avanti i Pink Floyd. Penso che anche finanziariamente sia stato un periodo ansioso … ma David è una persona molto ottimista.”

David era molto determinato a non sentirsi dire che non ce l’avrebbe fatta“, spiega Andy Jackson. “Aveva il desiderio di continuare come una band, quindi ha dovuto farlo funzionare per forza per non dare addito a Roger di dire che non esistevano Floyd senza di lui.”

PINK FLOYD: “THE LATER YEARS 1987 – 2019” – L’INTERVISTA AL DIRETTORE CREATIVO AUBREY ‘Po’ POWELL | PINK FLOYD ITALIA


Bella intervista su PinkFloydItalia, che coinvolge aspetti non troppo conosciuti dei Floyd, ad Aubrey “Po” Powell, in occasione del lancio del cofanetto The laters years 1987-2019, che contiene materiale anche in un certo senso inedito che la band ha realizzato dal 1987 in poi senza l’apporto di Roger Waters, elemento che fino ad allora era stato fondamentale per la loro creatività. Apparentemente, parliamo di qualcosa di minore, ma in realtà non è così: i musicisti superstiti seppero creare atmosfere certo di un tipo forse leggermente diverso dal passato, ma comunque di enorme suggestione; forse non evocavano paesaggi così paranoici, ma è qualcosa di tuttora certamente valido.
Powell, una delle menti di Hypgnosis, lo studio grafico che ha creato la quasi totalità delle copertine dei Floyd, racconta il suo lavoro di valorizzazione, collaziono e selezione di materiale edito e inedito che è confluito, anche, nella mostra Their mortal remains, ancora itinerante per i musei europei, in cui memorabilia e una quantità immane di notizie, curiosità e reperti si sommano in un costrutto creativo ancora stupefacente, unico, in grado di dare la vastissima dimensione surreale di cui l’arte dei Pink Floyd si è nutrita e continua e vivere.

Un estratto dell’intervista:

Una delle cose è che ho suggerito di fare una mostra dei Pink Floyd, che era al V&A, Their Mortal Remains. Sono stato direttore creativo per questo ed è stato così interessante, sono stati tre anni della mia vita a mettere tutto insieme e ha avuto un enorme successo. E ho sentito che in realtà, ricollegandomi ai Pink Floyd in quel modo, avevo fatto un buon lavoro per loro e per me. Mi è piaciuto e mi piace ancora lavorare con loro, è molto divertente.

Non sei stato coinvolto inizialmente per l’anniversario di The Division Bell?

Beh, sì, c’erano varie cose. E penso che l’altra cosa che ha cementato l’accordo, in un certo senso, sono state le mie relazioni con David Gilmour e Roger Waters. Penso che sia abbastanza noto che non vanno esattamente d’accordo, e poiché li conosco tutti da quando avevo 15 anni, in qualche modo sono stato in grado di passare dall’uno all’altro e discutere idee e aiutare con diplomazia nel tentativo di ricollegare elementi dei Pink Floyd che potrebbero andare avanti. La mostra è stata un perfetto esempio di ciò, ottenendo l’approvazione da parte di tutti e tre i membri di Pink Floyd, e senza di ciò, non sarebbe mai successo. Quindi mi sono trovato in una posizione costruttiva oltre che creativa. Ha funzionato piuttosto bene per tutti noi, immagino.

Qual è stato il tuo coinvolgimento con il cofanetto The Later Years?

Coinvolgimento totale, fin dall’inizio. È il mio lavoro. In precedenza avevamo realizzato un cofanetto chiamato The Early Years. Quindi l’idea era un’altra su quegli anni successivi, che sono principalmente album come A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell, the Pulse tours, tutto quel genere di cose. E c’era un sacco di materiale inedito in precedenza, roba che non è mai stata ascoltata, materiale per le prove, film che non sono stati pubblicati da nessuna parte, che nessuno ha mai visto prima. Quando ti viene presentato un menu di cose e qualcuno dice “OK, dobbiamo avere un’idea di come esattamente questo viene compilato e messo insieme”, è esattamente quello che mi piace di più “. La prima cosa che dovevamo fare era trovare un’idea per la copertina dell’album. Ora, come direttore creativo, quello che mi piace fare non è fare tutto da solo, perché penso che ci siano così tante altre persone di talento là fuori con contributi da dare. Quindi quello che faccio con i Pink Floyd in questi giorni, e quello che ho fatto dal 2013, è andare da persone che penso siano aspiranti o interessanti e dire “OK, ecco un progetto, ti viene in mente un’idea”. Una di quelle persone era Michael Johnson, dello studio di design di Johnson Banks, e hanno inventato un sacco di proposte interessanti.

Quindi proponi il meglio di questi alla band da solo?

Li ho mostrati a David Gilmour e Nick Mason singolarmente ed entrambi hanno concordato qualcosa, che era la cosa che volevo davvero. È questo paesaggio con dentro un bambino piccolo e la piegatura dei lampioni mentre il bambino cammina lungo la strada. È leggermente fantascientifico e ultraterreno, e suppongo sia una metafora del potere, che è ciò di cui parlano i Pink Floyd. E penso che il simbolo di un bambino piccolo che cammina in lontananza in un paesaggio straordinario sia anche qualcosa a che fare con questa idea degli anni successivi, perché tutti noi – e includo me e Pink Floyd in questo – siamo tutti coinvolti gli anni autunnali delle nostre vite, quindi è stata una metafora importante da realizzare, visivamente, penso.

Come una specie di “cavalcata verso il tramonto”?

Beh, non esattamente, si chiama The Later Years ma sono sicuro che David e Nick andranno avanti. Nick è là fuori con la sua band Saucerful of Secrets in questo momento, David ha ancora un sacco di canzoni sotto la cintura e sono sicuro che ci saranno altre cose a venire. Se guardi The Division Bell, penso che sia stato l’album più venduto per i Pink Floyd da Dark Side of the Moon. Quando Roger Waters lasciò nel 1987 un nuovo ciclo dei Pink Floyd emerse da quello, che ha avuto un successo fenomenale, quindi penso che fosse importante giustificare quel periodo di tempo. Ci sono state tre specie di epoche di Pink Floyd, una con Syd Barrett, una quando David Gilmour si è unito e poi la parte successiva con solo Nick e David. Quindi penso che sia stato importante celebrare questi grandi album che David e Nick hanno realizzato insieme, ed è quello che abbiamo fatto con il cofanetto.

Aubrey “Po” Powell, l’artista dietro le copertine dei Pink Floyd: “Ci hanno sempre dato carta bianca” – Repubblica.it


Su Repubblica una bella intervista ad Aubrey “Po” Powell, uno dei due autori dello studio Hypgnosis che ha realizzato la stragrande maggioranze delle copertine dei Floyd. Quando l’arte coltivava forme surrealiste su media commerciali, svincolandosi però da ogni logica mercantile. Imperdibile chiacchierata con Ernesto Assante

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