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Esce Il giorno dell’uragano, di Marco Scarlatti – Premio Kipple 2021 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Il giorno dell’uragano di Marco Scarlatti è il romanzo vincitore del Premio Kipple 2021.
In un futuro molto verosimile gli organismi economici, gestiti dalle multinazionali, formulano l’epica aziendale: la verità diventa una forma corporativa che fa del business una fede imprenditoriale. Per i protagonisti del romanzo si profila un viaggio iniziatico – tra centurie di Nostradamus, rivelazioni intime e la scoperta di una confraternita di dipendenti diversa da tutte le altre – inserito in un mondo retto dalla logica del profitto fine a se stesso.
Il volume è disponibile nel doppio formato cartaceo ed ebook su www.kipple.it e nei principali store online. Copertina a cura di Ksenja Laginja.

SINOSSI

Appena oltre il nostro presente esiste già un mondo di plastica perfezione in cui la gioia di vivere è una distopia apparentemente felice, gestita da granitici organismi economici come le multinazionali. Questo mondo ha bisogno di regole e trascendenze ferree per rimanere in piedi e svilupparsi all’infinito, e Marco Scarlatti con il suo romanzo ha descritto assai bene le dinamiche di questo mondo retto dalla logica del profitto e da un business autoreferenziale, algoritmi di uno sviluppo inumano in cui per l’uomo non c’è altro spazio che quello dello schiavo appagato.
Ne Il giorno dell’uragano la distopia felice si coniuga con il thriller e il noir, riscrivendo la tradizione della SF che si associa al Giallo, in una parvenza di perfetta plausibilità sociale.

ESTRATTO – Capitolo 1

Il ruolo principale dell’Epica aziendale
non è cercare la verità, ma crearne una che corrisponda ai valori degli azionisti.
(Giovanni Sraffa, Dopo il marketing: l’azienda come forma di religione)

— Scomparsa?
— Ma non era stata ricoverata d’urgenza?
— Macché ricoverata d’urgenza. È proprio scomparsa.
— Sembra non sia nemmeno mai rientrata a casa dall’ufficio.
— Nemmeno rientrata a casa? Ma quand’è successo?
— Tre giorni fa.
Uno sparuto gruppo d’impiegati, seduti su delle poltroncine rosse accostate a una parete, che sembrano il distillato supremo della comodità anche se hanno una funzione più estetica che pratica. A destra, una grande vetrata dà su alcuni grattacieli scintillanti che s’innalzano come torri su una piazza irragionevolmente gigantesca, un luogo che sembra simboleggiare uno spazio metafisico. Di fronte alle poltrone, le macchinette per il caffè, gli snack vegani e le centrifughe di verdura coltivate da un’azienda che non usa pesticidi ed è impegnata da anni a combattere il caporalato del Sud.
Accanto alle macchinette, due distributori di guanti liquidi e una sibilla elettronica color indaco.
Se fosse una mattina di pioggia, le macchinette brillerebbero come oggetti misteriosi, frigoriferi aperti di notte da un insonne.
Sulla parete di sinistra, di fronte alla vetrata, campeggia un’epigrafe parafrasata da un testo di buddismo quantistico.

DATE SPAZIO AL VOSTRO TEMPO

Prima della terza pandemia di spike, quando questa zona ristoro era ancora una delle ultime sale riunioni rimaste nella multicittà, sulla parete comparivano altre scritte, le cosiddette Tre Leggi ormai cadute in disgrazia:

  1. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE DELL’AZIENDA
  2. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE DEGLI ALTRI LAVORATORI, PURCHÉ QUESTO NON CONTRASTI CON LA PRIMA LEGGE
  3. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE PER SE STESSO, PURCHÉ QUESTO NON CONTRASTI CON LA PRIMA E LA SECONDA LEGGE

È uno dei cinque punti ristoro del palazzo. Si trova al sesto piano. Gli altri quattro sono disseminati su altri livelli dell’edificio.
C’è chi sorseggia caffè sintetico, chi beve concentrato di datterino giallo del Salento e bacche di goji, chi pilucca un pacchetto di cracker di mela disidratata.
Nessuno fuma sigarette mediche, perché l’unico spazio all’interno del palazzo dov’è permesso fumare è una chiostrina al primo piano, che ha l’aspetto d’un pozzo d’areazione di stazione orbitante ed è soprannominata, senza che nessuno ne ricordi la ragione, Zona Libera Albemuth.
Stanno tutti in silenzio per un po’, a osservare il tempo che passa e gli uccelli che volano al di là dei finestroni, sopra l’atmosfera d’opale della piazza.
— Quand’è l’ultima volta che è stata vista?
A riformulare la stessa domanda è un uomo dalla faccia da ragazzo, vestito con un completo blu, la camicia bianca, la cravatta scarlatta e i gemelli ai polsi.
— Poco prima delle 7 di sera del 5 maggio.
La Buna Tower ha ventotto piani: all’ultimo c’è un roof garden che domina la città e che viene utilizzato per le poche riunioni in presenza del top management e per incontri di rappresentanza. Non di rado, prima dell’ultima pandemia, veniva affittato per eventi mondani: matrimoni di attori, compleanni di cantanti emptic.

LA QUARTA

Nel dedalo della multicittà le multinazionali, dopo la messa al bando dei sindacati, sono dotate di confraternite, che hanno ruoli di mero supporto spirituale. Luca Colosimo, il Custode dell’Epica della Buna, viene incaricato di creare una storia plausibile all’esterno. È l’inizio di un’indagine che somiglia molto a un viaggio iniziatico, tra centurie di Nostradamus, rivelazioni intime e la scoperta di una confraternita diversa da tutte le altre.

L’AUTORE

Marco Scarlatti è nato a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato tre romanzi: L’anno del Drago (L’Erudita, 2012), Tempo di morte, tempo di coraggio (finalista all’edizione 2015 di IoScrittore) e Giovani come la notte (MDS Editore), vincitore del Premio Zeno 2020. Il racconto “Lo spettro dei sogni” è apparso nella raccolta digitale Sorridi, bellezza! (Rizzoli, 2013). Altri suoi racconti sono apparsi in diverse antologie collettive. Con questo romanzo ha vinto il Premio Kipple 2021.

LA COLLANA

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Marco Scarlatti | Il giorno dell’uragano
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato cartaceo — Pag. 192 – € 15.00 — ISBN 978-88-32179-53-8
Collana eAvatar — Formato ePub — Pag. 196 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-54-5

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Recensione a Fantatrieste @ Delos224 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su Delos224 Carmine Treanni recensisce Fantatrieste, l’antologia triestina curata da Roberto Furlani ed edita da Kipple Officina Libraria. L’intera valutazione è leggibile qui; un estratto:

Nel complesso ne viene fuori una bella antologia, con tematiche e stili diversi, composta da autori di diverse generazioni, ma tutte accomunate dall’amore verso Trieste, una città che come dimostrano i racconti è decisamente un ottimo e credibile scenario per una storia di fantascienza.

LA QUARTA Dieci storie di fantascienza triestina, dieci essenze di una città, Trieste, che respira il futuro e il limite come forse nessun altro luogo in Italia, in quanto essa stessa città di confine per eccellenza.

GLI AUTORI Un manipolo di autori triestini, di nascita o di adozione, impreziosisce questa raccolta a tema. In ordine di pubblicazione troviamo: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La curatela è di Roberto Furlani mentre la copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani.

LA COLLANA Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | FantaTrieste A cura di Roberto Furlani Copertina di Ksenja Laginja Fotografie di Simonetta Olivo Logo FantaTrieste Elisa Furlani

Kipple Officina Libraria Collana eAvatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 152 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-35-4 Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 151 – € 15 — ISBN 978-88-32179-34-7

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Su “Il Paradiso degli Orchi” la recensione a FantaTrieste | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su IlParadisoDegliOrchi Giovanna Repetto recensisce Fantastrieste, l’antologia di AA.VV. curata da Roberto Furlani, edita da KippleOfficinaLibraria, che ha come tema Trieste e la sua schiera di autori dediti alla SF, passione che li coinvolge fino a ridefinire il territorio di frontiera triestino come una particolare avanguardia del genere fantastico. Ecco cosa scrive Repetto:

Riguardo ai contenuti, c’è un’ampia varietà di storie e di temi, ma in tutti c’è la presenza, non solo formale, della città di Trieste. In ogni racconto, in un modo o nell’altro, si respira la città: le sue strade, il suo mare, le piazze e i moli, le tradizioni. Chi volesse indagare sull’origine di questa antologia scoprirebbe presto che gli autori hanno formato un sodalizio dopo essersi incontrati nell’ambito di manifestazioni letterarie e aver riscontrato la loro comune origine. Mi viene da figurarmi la cosa teatralmente, come una scena di agnizione, dove dall’emozione degli abbracci si è passati all’entusiasmo di un progetto comune.
Come dicevo, c’è una ricca varietà di temi. Per Simonetta Olivo si tratta dell’intelligenza artificiale, in un delicato dialogo fra umano e inumano che porta la protagonista a riconoscere a specchio qualcosa di sé (La mente del robot). Fabio Aloisio non risparmia toni drammatici nel suo Effimera, in cui le visite aliene, per quanto pacifiche e mimetizzate da un aspetto rassicurante, scatenano reazioni di intolleranza. Ancora intolleranza, questa volta verso un certo tipo di mutanti, nel racconto di Lorenzo Davia, I figli dei naniti. La presenza pervasiva del mare si respira in Mahùt di Fabio Calabrese, così come ne I precursori di Roberto Furlani, che si svolge su due diversi piani temporali. Ne Il canto delle sirene, di Giuseppe O. Longo, ancora a proposito di intelligenze extraumane, c’è una buona dose di ironia e ce n’è, ancora più amara, nel racconto di tipo ufologico Tutto ciò che siamo di Gianfranco Sherwood. Breve ma sfolgorante, nel linguaggio e nelle immagini, è la distopia triestina di Caleb Battiago, High Hopes. Ugualmente affascinante è l’approccio sperimentale con cui Alex Tonelli mescola prosa e poesia, ispirazione biblica e immagini distopiche. Infine una chicca: Pitco di Luigi Berto (1913-1983) che questi autori triestini considerano loro precursore.
A suggellare degnamente il libro, la straordinaria copertina di Ksenja Laginja accende Trieste con colori di fuoco.

LA QUARTA
Dieci storie di fantascienza triestina, dieci essenze di una città, Trieste, che respira il futuro e il limite come forse nessun altro luogo in Italia, in quanto essa stessa città di confine per eccellenza.

GLI AUTORI
Un manipolo di autori triestini, di nascita o di adozione, impreziosisce questa raccolta a tema. In ordine di pubblicazione troviamo: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La curatela è di Roberto Furlani mentre la copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani.

LA COLLANA
Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | FantaTrieste
A cura di Roberto Furlani Copertina di Ksenja Laginja
Fotografie di Simonetta Olivo
Logo FantaTrieste Elisa Furlani

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 152 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-35-4
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 151 – € 15 — ISBN 978-88-32179-34-7

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Kipple Officina Libraria @ Fantascienza.con onlive – sabato 5 dicembre


[Letto su KippleBlog]

Domani 5 dicembre la redazione Kipple sarà ospite alla trasmissione live in streaming di Silvio Sosio dove si parlerà, tra le altre cose, di CapitalPunk, il romanzo di Lorenzo Davia finalista dell’ultimo Premio Urania e recentemente pubblicato da Kipple. Sarà presente anche Carmine Treanni per parlare di Delos e della sua antologia Mondi paralleli, che raccoglie il meglio della produzione SF italiana dell’anno scorso. Ma cos’è Capitalpunk?

In un mondo dove il Capitalismo è l’unica religione, la risorsa postumana Captain Capitalism si batte per il trionfo del Libero Mercato.
Ma tra gli Esuberi e i disoccupati sorge una nuova minaccia: Democrazy, che conosce i più oscuri segreti dell’economia mondiale. L’elemento destabilizzante dà l’avvio a una carrellata di eventi, personaggi e supereroi che immergono la storia in un immaginario pop capitalistico a tratti delirante e spassoso.

Lorenzo Davia ha trovato una ricetta per destrutturare il nostro modo di vivere, il mondo governato dal capitale, le sue regole, i suoi assunti, le sue disumanizzazioni e i risvolti più deliranti che ci sembrano la normalità: lo ha fatto per mezzo dell’ironia, con le salaci immagini dei rapporti umani retti dal Libero Mercato e la vertigine di quello che può essere la società del futuro dove il capitale getta le sue fondamenta.

Per seguire e commentare in diretta la trasmissione è possibile andare sulla pagina Facebook di Fantascienza.com o sul canale YouTube dedicato, dove sarà anche possibile rivedere la puntata in differita una volta terminata.

È morto Vittorio Catani | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Ieri 23 novembre ci ha lasciati Vittorio Catani, uno dei più grandi scrittori di SF e Fantastico italiani. I ricordi in Rete si sono moltiplicati già da ieri sera – per esempio qui Fantascienza.com, qui la NazioneCaotica e quindi Kipple, che nel 2005 aveva avuto l’onore di inaugurare con lui la collana Avatar con Chimere senza tempo – insieme al cordoglio e a quel senso di smarrimento che chiude la gola. Stava male negli ultimi anni, ma da gran signore qual era si era progressivamente eclissato dalla scena della SF italica; sarà dura capire che quel suo sguardo benevolo, quel suo parlare sempre con voce pacata, non c’è più.
Buon viaggio, Vittorio, grazie della tua bravura, raffinatezza, della tua bella persona.

Esce “Giallo come il cielo”, di Eleonora Zaupa, Premio Kipple 2020 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Giallo come il cielo, romanzo vincitore del Premio Kipple 2020, segna l’esordio della giovane autrice Eleonora Zaupa nella narrativa fantastica. In un futuro in disfacimento per le alterazioni apportate all’ecosistema, chi ha prodotto i disastri ambientali continua indisturbato a devastare il pianeta con i suoi esperimenti. Il volume è disponibile su www.kipple.it, nei principali store online e nelle librerie, in formato cartaceo ed eBook. La copertina è di Ksenja Laginja.

SINOSSI

Eleonora Zaupa in Giallo come il cielo, il romanzo vincitore del Premio Kipple 2020, ci accompagna nel futuro di un mondo in disfacimento dove le corporazioni dominano gli Stati e gli eserciti fiancheggiano gli interessi delle aziende, ormai padrone dell’economia mondiale. Evelyn Nakata, Explorer arruolata in un corpo paramilitare, si muove in un mondo globalizzato e trasfigurato dall’innalzamento dei mari. Le sorti del futuro passano per gli interessi della Compagnia, tra segreti e brevetti che, come un vaso di Pandora, non andrebbero rivelati. I risultati di sinistri esperimenti si riversano sulla metropoli di New Afrik ed Evelyn Nakata dovrà dar fondo a tutto il suo coraggio per sopravvivere e tenere in vita un’umanità sull’orlo dell’estinzione.

ESTRATTO

Avevo recuperato quei dannati fogli che di lì a poco su costrizione avrei riempito di cose inutili. In quell’inferno avevo corso contro il tempo e in gioco c’era la mia vita.
Ma adesso il nascondiglio di fortuna non era più sicuro: mi avevano trovato, stavano venendo a prendermi. Nella mia testa, i loro passi m’inseguivano ancora e non mi davano tregua nemmeno per un momento, le immagini che mi tempestavano la mente erano ancora vivide: disgustosi, correvano tra le vie deserte e le macerie degli edifici. Quella cavalcatura raccapricciante era saltata su una parete di cemento, facendola crollare. Nemmeno l’orrenda bestia nera era stata in grado di stargli dietro.
Sarei sopravvissuta a un’altra fuga?
Tutti lo sapevano, eppure nessuno aveva dato ascolto. I segnali di avvertimento erano stati davvero tanti. Tuttavia, perché cambiare? Se lo status quo non ci porta alla distruzione in questo esatto momento, perché farlo? Poi fu troppo tardi. Non c’erano più ma. Non c’erano più se. Per tutto il XXI secolo il fumo delle fabbriche, il petrolio e tutto il resto non avevano fatto altro che rendere l’aria irrespirabile.
Il degrado che stavo vedendo nel monitor spiccava più di quella volta che il lago di rifiuti tossici straripò inondando la capitale di Abbingard, la vecchia Grecia. Mi disgustava tanto quanto farsi un bagno nella fogna: stare in alcune zone del pianeta era davvero come farlo.
L’Explor-Time su cui viaggiavo mi mostrava come il nostro globo fosse appassito fino a quel punto. I fiumi di melma si vedevano pure da quell’altezza. Anche se da qualche anno le maschere d’ossigeno non erano più necessarie, nell’aria persisteva il miasma rarefatto di zolfo, smog e molto altro.
Verso l’anno 2050 smisero di produrre le finestre con le maniglie per permettere a quegli antiestetici filtri di purificazione dell’aria di compiere il loro lavoro. Aprirle sarebbe stato solo dannoso e la privazione dei pomelli era una sicurezza in più, quadri surreali di un mondo che precipitava verso il suo epilogo; il senso di progresso assumeva un significato corrosivo, amaro, non obbligatoriamente rivolto a qualcosa di migliore bensì di necessario.
Le maschere d’ossigeno, ora non più necessarie per la sopravvivenza, erano colorate per renderle più accattivanti. Per un certo periodo non era nemmeno più stato possibile passeggiare tra gli alberi, nei boschi e tanto meno nella natura. In quelle zone non c’era altro che terra secca, dove la vita era già spirata da tempo; le crepe erano profonde come ferite. Qualche alga sopravvissuta produceva ancora ossigeno, ma la vita verde sulla terraferma non c’era quasi più.

LA QUARTA

Evelyn Nakata è una Explorer arruolata in corpi paramilitari, fa la guardia a colossali interessi corporativi accettando le regole e controllando che siano seguite. Ma quando si rende conto che qualcosa di mostruoso sta minando il futuro dell’umanità, Evelyn si butta a capofitto in un’operazione di salvataggio globale, che appare come l’ultima spiaggia del genere umano.

L’AUTRICE
Eleonora Zaupa nasce a Valdagno (Vi) nel 1994, frequenta nel 2011 un corso di fumetto a Vicenza, nel 2012 uno di scrittura creativa a Salerno e nel 2017 uno di Reiki a Padova. Nel 2020 frequenta un corso per correttori di bozze e disegno digitale. Nel 2018 vince il concorso “Racconti dal Veneto” e con Giallo come il cielo il “Premio Kipple” 2020. Ha pubblicato Vademecum esoterico, Infernal – Gli eredi del Male, Il compendio della strega, vol. 1 e 2, L’antica magia norrena e Guida alla tavola Ouija.

LA COLLANA
Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Eleonora Zaupa | Giallo come il cielo
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 163 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-38-5
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 152 – € 15.00 — ISBN 978-88-32179-37-8

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Esce oggi l’antologia FANTATRIESTE! | KippleBlog


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È disponibile da oggi FANTATRIESTE, l’antologia dedicata alla città di Trieste e al suo rapporto col genere fantascientifico. Luogo di frontiera per eccellenza, a cavallo di culture secolari che lì si sono incontrate in una commistione senza uguali, punto di incontro in cui respirare il futuro e restituirlo. Il curatore Roberto Furlani ha richiamato intorno a sé scrittori di genere, tutti accomunati dall’essere in qualche modo triestini: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani. Il volume è disponibile in versione cartacea e digitale su http://www.kipple.it, nei principali store on line e nelle librerie.

SINOSSI (dall’introduzione del curatore) Accanto ad alcune delle firme più interessanti del momento (Olivo, Aloisio e Davia, per fare un esempio contemporaneo) proponiamo autori che da decenni occupano una posizione stabile tra le certezze della fantascienza peninsulare, come Fabio Calabrese, Giuseppe O. Longo e Gianfranco Sherwood. Un curriculum ragguardevole ce l’hanno anche Alex Tonelli e Caleb Battiago, noti esploratori di zone dell’immaginario contigue alla fantascienza dei puristi. FantaTrieste si chiude con un racconto di Luigi R. Berto, il padre putativo della presente iniziativa visto che la sua raccolta personale di oltre quarant’anni fa (e di cui Pitco è un estratto) ha dato il la al progetto qui presentato, che ne riprende il nome; anche il curatore Roberto Furlani propone la sua visione di Trieste fantascientifica, con rimandi storici al passato asburgico che si mischiano con uno degli aspetti della Trieste contemporanea: la Barcolana. Si sottolinea l’ampiezza del ventaglio tematico oltre che generazionale, e ciò si configura nei filoni che trovano spazio in questa selezione: dal divertissment di Berto alle tematiche sociologiche e all’introspezione di Olivo; dalla fantascienza classica dal sapore asimoviano di Longo alle tinte dark di Battiago; dall’incontro con la mitologia a cui ci conduce Tonelli a quello con una civiltà aliena immaginata da Aloisio; dal thriller biotecnologico di Davia a un’hard sf che si snoda tra due secoli di Furlani, dalla fantarcheologia “marittima” di Calabrese a quella “carsica” di Sherwood. La Trieste fantascientifica aveva veramente molto da dire, insomma, e se in qualche misura l’obiettivo è stato raggiunto occorre ringraziare alcuni autori che non appaiono nelle prossime pagine, ma il cui apporto è stato di prezioso aiuto ai fini della realizzazione di questo progetto: Fabio Tarussio, Zeno Saracino e Fabio Novel. Altri nomi che suggeriscono che le incursioni nella fantatrieste potrebbero non essere finite.

ESTRATTO (dall’introduzione del curatore) Risulta quasi naturale che Trieste sia permeata da una vocazione fantascientifica, in quanto essa stessa città di confine. Non tanto un confine geografico, tra l’Italia e la Slovenia, tra cultura latina e quella slava, quanto uno spartiacque tra due aree del sapere che impreziosiscono Trieste esattamente alla stessa maniera nella quale impreziosiscono la fantascienza. Parliamo di una città, infatti, in cui hanno vissuto figure salienti della nostra letteratura, come Joyce, Svevo, Saba e Slataper, fino a grandi autori della narrativa contemporanea del calibro di Claudio Magris e Paolo Rumiz. Dall’altro lato, Trieste è la culla di realtà scientifiche di preminente interesse nazionale e (in alcuni casi) internazionale. Tra gli enti di ricerca e di divulgazione scientifica possiamo menzionare l’Area Science Park, Elettra Sincrotrone, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, il Centro Internazionale di Fisica Teorica, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, il Laboratorio Immaginario Scientifico, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, mentre tra gli scienziati che in anni relativamente recenti hanno lavorato nel capoluogo giuliano spiccano i nomi di Carlo Rubbia e Margherita Hack. La predisposizione di Trieste verso la sf si è presto tradotta da semplice afflato a iniziative concrete.

LA QUARTA Dieci storie di fantascienza triestina, dieci essenze di una città, Trieste, che respira il futuro e il limite come forse nessun altro luogo in Italia, in quanto essa stessa città di confine per eccellenza.

GLI AUTORI Un manipolo di autori triestini, di nascita o di adozione, impreziosisce questa raccolta a tema. In ordine di pubblicazione troviamo: Fabio Aloisio, Simonetta Olivo, Lorenzo Davia, Giuseppe O. Longo, Roberto Furlani, Alex Tonelli, Fabio Calabrese, Caleb Battiago, Gianfranco Sherwood e Luigi R. Berto. La curatela è di Roberto Furlani mentre la copertina è di Ksenja Laginja su fotografie di Simonetta Olivo. Il logo interno è di Elisa Furlani.

LA COLLANA Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | FantaTrieste A cura di Roberto Furlani Copertina di Ksenja Laginja Fotografie di Simonetta Olivo Logo FantaTrieste Elisa Furlani

Kipple Officina Libraria Collana eAvatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 152 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-35-4 Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 151 – € 15 — ISBN 978-88-32179-34-7

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Lo Zar non è morto – NeXT-Stream è da oggi disponibile per la collana Avatar | KippleBlog


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Kipple Officina Libraria presenta la terza iterazione delle antologie NeXT-Stream, esperimenti di commistione tra l’immaginario di genere e il cosiddetto mainstream, la letteratura non di genere; ci piace ricordare che il precedente capitolo Visioni di realtà contigue ha vinto il Premio Italia 2019, nella sezione antologia.
Lo zar non è morto è il titolo di questo volume, undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia.
Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale sul sito della casa editrice, nei principali store on line e nelle librerie. All’interno racconti di Giulia Abbate, Giovanni De Matteo, Ettore Maggi, Francesco Troccoli, Daniele Cambiaso, Sandro Battisti, Alessandro Forlani, Domenico Mortellaro, Franco Ricciardiello, Pee Gee Daniel e Nicoletta Vallorani. I curatori sono Lukha B. Kremo e Domenico Gallo.

Sinossi – dall’introduzione dei curatori

Dimentichereste mai un romanzo di avventure straordinarie, fantapolitico e ucronico, uno dei primi del suo genere in Italia e per di più scritto da un gruppo di dieci autori (capitanati dal fondatore del più grande movimento avanguardistico italiano), rendendolo un unicum nel panorama mondiale? La critica italiana lo ha fatto. Era concentrata su Benedetto Croce e i tormenti di Zeno Cosini, e seguiva le loro visioni oniriche considerandole molto più pregnanti di altre.
Parliamo di Lo zar non è morto – Grande romanzo d’avventure scritto nel 1929 da un gruppo di letterati italiani provenienti da diverse correnti culturali capeggiati dal padre del Futurismo: Filippo Tommaso Martinetti. Il “Gruppo dei Dieci”, così si chiama l’eterogeneo collettivo, si raccoglie con il preciso obiettivo di creare un’opera di intrattenimento e di grande avventura, un’opera per divertire il lettore senza alte finalità artistiche.
Noi abbiamo ripreso lo stesso spirito, quello della creazione letteraria pura e dell’orgoglio di una letteratura che, nonostante vanti un’illustre storia, sembra oggi relegata a un’ancella, forse soltanto simpatica, di una letteratura mondiale in grande evoluzione. Abbiamo quindi scelto autori che meglio hanno saputo interpretare questo spirito, pur consapevoli che a causa di contingenze e indisponibilità temporanee, potevano essere molti di più. E ne è nata un’antologia di undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia, quel lasso temporale che ci separa dalla nascita della contemporaneità e dalla scomparsa degli Zar. Una Storia a volte bizzarra (ma che, come l’attualità suggerisce, si peccherebbe a considerarla tale), altre assolutamente plausibile, che parte dalla fuga di Anastasija Romanova, tocca il fascismo, il Duce, la Resistenza, gli anni Sessanta, Berlinguer, fino ad arrivare ai giorni nostri e proiettarsi nel futuro, facendo ricorrere, in contesti diversi, gli stessi inquietanti interrogativi storici e sociali.

Estratto – dall’introduzione dei curatori

Riscrivere la Storia è solo in parte un gesto dissacrante, un divertimento fine a sé stesso che gioca con un qualche ramo assurdo di possibilità che non si sono realizzate, un po’ come il paradosso di Erwin Schrödinger dedicato allo sfortunato gatto chiuso in una scatola. La teoria, mai dimostrata, è piuttosto nota. A ogni collasso di una funzione d’onda, un altro universo si crea con quei valori possibili che nel nostro universo non si sono realizzati. E allora esistono, a fianco a noi, infiniti universi che si creano a ventaglio ogni frazione di tempo in cui infiniti fenomeni quantistici letteralmente esplodono. Ma il mondo quantistico è decisamente controintuitivo e richiede spesso uno sforzo di immaginazione per raffigurarsi “materialmente” cioè che non lo è, ciò che nega la nostra esperienza quotidiana e classica. Ebbene è come se ogni ucronia fosse l’universo duale del nostro per ogni episodio storico che conosciamo. Ma al di là di una qualche verosimiglianza fisica, l’ucronia è uno sforzo di comprendere la Storia attraverso la sua falsificazione, la nostra Storia, quella che condividiamo. È un modo per amplificarne le contraddizioni, per mettere a nudo ciò che è alla base della politica: l’occultamento della verità. È un’idea che ricorda un po’ il gioco di Orson Welles in uno dei suoi ultimi film: F come falso. Il film, una strana pellicola del 1973, gioca sul rapporto vero e falso nell’arte partendo dai falsari, ma è fortemente ancorato a una riflessione pericolosa sulla realtà e sulla sua rappresentazione. Welles non ha mai giocato con le ucronie, ma in troppi suoi film troviamo una inquietante dialettica tra vero e falso in cui il falso è uno strumento del vero del reale. E allora leggiamo questi racconti con sospetto.
Dopo la lettura, non siamo più convinti che lo Zar sia morto, che il Duce e il Fascismo siano morti, che le dinamiche di potere politico e sociale di cento anni fa siano morte.

La quarta

Un’antologia di undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia, quel lasso temporale che ci separa dalla nascita della contemporaneità e dalla scomparsa degli Zar.

Gli autori

Gli autori che hanno scritto per questa raccolta sono: Giulia Abbate, Giovanni De Matteo, Ettore Maggi, Francesco Troccoli, Daniele Cambiaso, Sandro Battisti, Alessandro Forlani, Domenico Mortellaro, Franco Ricciardiello, Pee Gee Daniel e Nicoletta Vallorani. I curatori sono Lukha B. Kremo e Domenico Gallo; il primo è editore di Kipple Officina Libraria, Premio Urania 2015 e vincitore di altri importanti premi letterari del fantastico italiano, il secondo è scrittore, traduttore e saggista di lungo corso del fantastico e in particolare della fantascienza.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | Lo Zar non è morto – NeXT-Stream – A cura di Lukha B. Kremo e Domenico Gallo – Copertina di Nives

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 174 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-31-6
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 176 – € 15 — ISBN 978-88-32179-30-9

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Esce per la collana Avatar l’antologia “Rizomi del sole nascente”, a cura di Gian Filippo Pizzo | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Dall’introduzione del curatore Gian Filippo Pizzo.

“L’interesse che suscitano gli scritti degli autori orientali, come Ted Chiang o Liu Cixin, risiede – oltre che ovviamente nelle loro abilità affabulatorie e nella validità delle loro trame e dello stile – non tanto nel fascino che l’Oriente ha sempre procurato al mondo occidentale (ai livelli più diversi, dall’antropologia e dal folklore alle arti) ma soprattutto nella capacità di coniugare la loro Weltanschauung, la visione del mondo tradizionale con quella moderna, ovvero quella tipicamente asiatica con quella occidentale.
Considerato tutto ciò è ovvio che a un antologista possa venire in mente di chiedere ai suoi autori – italiani, quindi occidentali – di ambientare un racconto in Oriente e di vedere come si possa configurare lo stile di vita dei loro personaggi in rapporto agli asiatici e al loro mondo. Sporadicamente e in modi differenti questo è già stato fatto, basti pensare a racconti come Scultura lenta di Theodore Sturgeon, I nove miliardi di nomi di Dio di Arthur Clarke o L’arciere zen di J. Greenblat, a romanzi quali Sesta colonna di Robert Heinlein, La macchina del Karma di Davidson, La pietra sincronica di Jonathan Fast e naturalmente a La svastica sul sole [L’uomo nell’alto castello] di Philip Dick, che utilizzò l’I Ching per decidere le mosse che dovevano compiere i suoi personaggi. Oppure, nel cinema, alla scena di Incontri ravvicinati del terzo tipo in cui migliaia di monaci buddisti intonano le cinque note che servono da collegamento con gli extraterrestri e, più ancora, alla saga di Guerre stellari, dove Yoda e i cavalieri Jedi, con il loro motto “la forza sia con te”, sono chiaramente modellati sui saggi cinesi e sui santoni indiani”.

Questa raccolta quindi, intitolata Rizomi del sole nascente è, in questo momento storico, la risposta italiana alla domanda posta dal curatore; l’opera è da oggi disponibile in cartaceo e digitale su www.kipple.it e su tutti gli store online.

Sinossi

Dall’introduzione del curatore Gian Filippo Pizzo.

La Cina è vicina è il titolo di un film del 1967 di Marco Bellocchio (dove in verità di cinese c’era soltanto il maoismo di uno dei personaggi) diventato poi un modo di dire applicabile a varie situazioni. Lasciando da parte le emergenze sanitarie, a noi interessa il mondo fantascientifico, che da qualche anno vede il Paese orientale sempre più protagonista. Da quando il romanzo Il problema dei tre corpi di Liu Cixin fu pubblicato in America vincendo poi il Premio Hugo, cinque anni fa, o ancora prima da quando Ted Chiang si è affacciato alla ribalta negli anni Novanta, la Cina si è conquistata un suo spazio nell’ambito della science-fiction. Spazio apertosi ultimamente anche in Italia che ha potuto così conoscere altri autori cinesi. E non parliamo solo di Cina, perché è tutto l’Estremo Oriente a beneficiare di questo interesse, a partire dal Giappone che ha una grande tradizione anche se soprattutto nel cinema e nei fumetti: non a caso nell’ultimo numero (l’88 al momento in cui scrivo) della rivista Robot sono presenti una giapponese e un malese, dopo che la stessa rivista negli anni aveva pubblicato altri scrittori cinesi o sinoamericani.
Da queste considerazioni nasce l’idea di una antologia che affronti in chiave fantascientifica il rapporto tra Oriente e Occidente, quindi racconti basati – o, meglio ancora, immersi – nelle culture orientali, più segnatamente nelle loro discipline o dottrine, dall’induismo allo zen, dal confucianesimo al taoismo, al buddismo e via dicendo. C’è però da dire che non tutti gli autori sono riusciti a seguire le indicazioni date dal curatore: se qualche racconto è davvero basato sul rapporto tra queste due culture, in altri è più sfumato, a livello di suggestione più che di consapevolezza, fino ad arrivare a un paio che di orientale hanno solo l’ambientazione. Si tratta comunque di bei racconti e assieme all’editore pensiamo che alla fine rendano l’antologia più variegata.
Ci auguriamo che lo pensino anche i lettori”.

Estratto

Tutto era avvenuto alcuni giorni prima, quando Huáng neppure sospettava l’esistenza dell’Uomo delle Stelle, dall’altra parte del mare di Bóhăi, il grande golfo sul quale, prima dell’unificazione per opera della sua sapiente guida, si affacciavano gli stati di Yān, Zhào e Qí. Il prefetto di Liáoxī aveva ricevuto un rapporto secondo il quale inspiegabili fenomeni riempivano di notte il cielo alla Testa del Drago. Lasciato il capoluogo di prefettura Yánglè, aveva seguito la costa fino al luogo in cui la Grande-muraglia-di-diecimila- finisce nel mare di Bóhăi. Ricevuto con tutti gli onori dai magistrati locali, era salito sulla Testa del Drago e aveva atteso la notte, circondato di guardie armate fino ai denti.
Quando le tenebre erano così fitte che neppure i gatti si sarebbero azzardati a uscire dalle cantine, le nuvole cominciarono a tingersi di differenti colori, come viaggiatori spintisi molto più a nord del regno avevano riferito avvenisse nelle gelate terre del settentrione. Senza preavviso, la massa di nuvole si squarciò come tessuto, e una stella cadente precipitò nel mare di Bóhăi a un paio di dalla Testa del Drago. Un’esplosione devastante sollevò una colonna d’acqua, che investì li prefetto e i suoi uomini sotto forma di vapore caldo.
Il prefetto e i suoi dovettero trattenersi per non fuggire a gambe levate. Quando tutta l’acqua ricadde in mare, tra le onde galleggiava un grosso bozzolo la cui superficie liscia catturava barbagli di luna. La stella caduta aveva infatti trascinato le nuvole con sé dentro il mare, come un sasso scaraventato su un tessuto, e adesso il cielo era così sereno che si contavano le stelle. Ancora non si erano riavuti dalla raccapricciante sorpresa, che un forte sibilo in avvicinamento preannunciò una nuova caduta. Si gettarono al riparo, ma il fischio terrificante si spense nel nulla; uno dei sapienti avrebbe spiegato all’Imperatore che certi fenomeni avvengono in maniera così repentina, che il suono che dovrebbe accompagnarli non riesce a compiere il proprio dovere, e portò l’esempio del lampo che precede sempre il tuono.
Usciti dai nascondigli, il prefetto e i suoi videro che le onde spingevano a riva il grande bozzolo bianco, così liscio da suggerire un’origine soprannaturale. Scesero in colonna sulla spiaggia, a pochi passi dalla Testa del Drago, domandandosi se la stella-bozzolo avesse scelto appositamente qual luogo che secondo molti sapienti era considerato propizio ad avvenimenti fausti.
L’oggetto era già a riva. Aveva una forma perfetta, come un uovo che potesse contenere due uomini, uno sulle spalle dell’altro. Il comandante della guardia dispose gli armati a tenaglia per circondare il bozzolo, nel quale si stava formando una linea scura per tutta la lunghezza. Si aprì come la valva di una conchiglia davanti ai loro occhi, e ne uscì un essere di sembianze umane che si mise in piedi e avanzò a passo sicuro, come se non fosse stato costretto all’immobilità fino a quel momento. Era più alto di un uomo, e ricoperto di una gelatina di colore dorato che si scioglieva a ogni passo, scoprendo un corpo snello e muscoloso vestito con indumenti di colore scuro piuttosto aderenti.
Il comandante intimò l’alt, e allora nella mente di tutti i presenti si formarono spontaneamente alcune parole, senza che l’uomo caduto dalle stelle emettesse suono.
Non vengo con cattive intenzioni.

Un racconto di pioggia e luna, di Franco Ricciardiello.

La quarta

Storie fantastiche, misteriose o semplicemente belle; un richiamo orientale, quasi un sapore o un’essenza che pervade l’antologia senza mai essere davvero protagonista. Una nuova selezione di racconti curata da Gian Filippo Pizzo che descrive mondi dello spazio, luoghi misteriosi della Terra e realtà mentali si fondono, creando quell’essenza che è la narrativa stessa.

Gli autori

Attivo da più di quarant’anni nell’ambito del fantastico e della fantascienza, con numerosi articoli e recensioni, Gian Filippo Pizzo ha pubblicato assieme ad altri autori 13 volumi di saggistica per editori quali Gremese e Odoya, presso il quale sono apparsi gli ultimi Guida agli scrittori italiani del fantastico (2018) e La Luna nell’immaginario (2019). Ha curato, spesso in collaborazione, 16 antologie, le più recenti delle quali sono Futuro criminale (La Ponga), Mogli pericolose (Watson) e Fantaetruria (Carmignani) tutte del 2019.

Gli autori che hanno scritto per questa raccolta sono: Danilo Arona, Serena M. Barbacetto, Sandro Battisti, Stefano Carducci, Irene Drago, Alessandro Fambrini, Antonino Fazio, Lukha B. Kremo, Franco Ricciardiello e Monica Serra.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | Rizomi del sole nascente
A cura di Gian Filippo Pizzo

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 155 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-24-8
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 152 – € 15 — ISBN 978-88-32179-24-8

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Ecco disponibile “Il cacciatore di sirene”, di Domenico Mortellaro, Premio Kipple 2019 | Kippleblog


[Letto su KippleBlog]

Il cacciatore di sirene, il romanzo di Domenico Mortellaro vincitore del Premio Kipple 2019, è da oggi disponibile su www.kipple.it e nelle principali librerie online, in formato digitale e cartaceo. La copertina è a cura di Ksenja Laginja

Nell’Italia buia del Ventennio, un caso provinciale di follia vede protagonisti un direttore del manicomio, un ispettore di Polizia inviato direttamente da Mussolini, e Carl Gustav Jung. L’autore tratteggia con la maestria del romanzo non di genere i profili dei personaggi, facendo risaltare prepotentemente i sussulti weird dell’assurdo che s’insinua sotto la soglia del reale. Un’interpretazione magistrale da parte di Mortellaro che pone l’autore nell’olimpo dei nuovi narratori del Fantastico e del mainstream.

Sinossi

Un romanzo che va oltre il racconto di genere. Domenico Mortellaro vince il Premio Kipple 2019 con una storia che fa del Fantastico la sua bandiera, mentre racconta fatti verosimili e derive immaginifiche di un’Italia fascista, nella Provincia più profonda dove in un manicomio criminale si fronteggiano il direttore della clinica, un ispettore capzioso e al contempo brutale – inviato da Mussolini in persona – e Carl Gustav Jung, impegnato in un ruolo di cesura che ben si attaglia con le intuizioni della Sincronicità.
Il cacciatore di sirene è un teatro dell’assurdo e del weird che esplora i fantasmi del nostro presente, mai sopiti e soprattutto, mai morti.

Estratto

Le lenzuola bruciano. Il materasso è un catino che ribolle. Spingo via tutto. Anche i pantaloni da notte. Li sfilo fin quasi a strapparli. Scalcio. Non vogliono sapere di venire via. Mi libero e mi volto pancia sotto. Sprofondo la testa nel cuscino.
Non voglio vedere, non voglio vedere, non voglio vedere.
Davanti agli occhi ho ancora quella faccia secca. Quel fil di ferro ritorto in due cerchi sgangherati, a fare da montatura a fondi di bottiglia buoni per le talpe. Ce l’ho sotto gli occhi, non vuole andare via, non vuol saperne di sparire. Sprofondo ancora di più il viso. E quando tutto attorno davvero sembra buio abbastanza, acchiappo i lati del cuscino con le mani e me li premo sulle orecchie.
Non parla, ma lo sento.
Sento i rumori. Sento le gocce di sangue che colano dalle sue dita sul pavimento, picchiettando il marmo, gocciolando nella pozza. Sento il respiro catarrale di quell’uomo, i suoi ansimi. Muto. Non dice una parola. Resta lì, fermo, proprio come qualche sera fa, quando me lo sono visto alle spalle, nell’ombra. Immobile. Storto come un tronco rachitico.
Premo più forte e non c’è verso di scacciare quel respiro. Trattengo il fiato per fugare ogni dubbio: quel che sento non è il mio. Passi. Passi che rimbombano. Nella testa. Nel petto. Sempre più forti. Sempre più decisi. Ritmati, in cadenza. Rombano. E schioccano così forte da far ballare anche il materasso. Sbalzarlo in su e risucchiarselo dietro un rintocco dopo.
Mi entra nelle orecchie, quel suono. Mi sfonda i timpani e corre alle tempie. Pulsa. Schiaccio la faccia nella stoffa, affogando i respiri nella palude delle piume d’oca. E quei tonfi ritmati mi arrivano in gola, a spingere giù il respiro. È il mio cuore, questo; ne sono certo. E non posso fermarlo. Non posso chiedergli di smettere. Mollo la presa, per non soffocare. Alzo il viso e nella penombra le volute di ferro battuto della spalliera del letto, lì di fronte, di colpo si trasformano in quegli occhiali che sembrano vortici di filo spinato.
Crollo di nuovo faccia in giù. Grido forte, schiacciando di più la bocca per provare a non sentirlo nemmeno io, quell’urlo disperato.
Premo fuori tutto. Spingo. Spingo e provo a sbattere tutto fuori, in preda alla furia. Finché la gola non mi scoppia, non si rivolta fuori graffiandosi. Finché non ho più fiato e i polmoni sono due palloncini sgonfi, avvizziti. E di colpo sento freddo.

La quarta

Nell’Italia buia del Ventennio, un caso provinciale di follia vede protagonisti un direttore del manicomio, un ispettore di Polizia inviato direttamente da Mussolini, e Carl Gustav Jung. Il cacciatore di sirene è un teatro dell’assurdo e del weird che esplora i fantasmi del nostro presente, mai sopiti e soprattutto, mai morti.

L’autore

Domenico Mortellaro, barese, classe 1979, criminologo e sociologo.
Ha tirato di boxe, ama i gin tonic fatti bene, i caffè veri e l’Internazionale Football Club. Scrive di Male e altre barbarie; poco importa se siano saggi sulle mafie italiane o profili criminali. Oppure romanzi e racconti che i lettori battezzano noir, weird, splatter o cyberpunk.
I suoi primi racconti compaiono attorno al 2003 negli eBook di latelanera.com con lo pseudonimo di Aleks Kuntz. O nelle antologie Giallo Scacchi, Limite acque sicure o Tutto il nero d’Italia. È il 2016 quando pubblica Controllo remoto e Clotilde Secret Files #1 per il ciclo di Archology e il romanzo horror storico Quelle povere criature. L’anno dopo è tra gli autori che per primi rispondono alla chiamata di Forlani e Davia e nell’antologia Thanatolia partecipa con tre racconti. Nel luglio del 2019, per la collana “Futuro Presente” di Delos Digital sforna Carne o ferro, un romanzo breve di fantascienza sociale. Se c’è una cosa che detesta, però, è dover accettare che nella narrativa esista una “questione di genere” che obbliga a disegnare steccati e rinchiuderci dentro le storie.
Fuori dal mondo della narrativa di evasione, ormai dal lontano 2006, ha pubblicato saggi sul profiling, sulle biografie criminali e sulle mafie pugliesi. Oltre a scrivere per quotidiani e settimanali di cronaca nera e periferie. Nel poco tempo che famiglia, professione e narrativa d’evasione gli lasciano libero, educa piantine a diventare bonsai, visioni a diventare fotografie e bpm a diventare musica. In effetti, chi lo conosce bene dice che 24 ore gli sembran poche.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Domenico Mortellaro | Il cacciatore di sirene
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 195 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-15-6
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 184 – € 15 — ISBN 978-88-32179-14-9

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The Nefilim

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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