HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

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Schegge di ossidiana @hyperhouse.bandcamp.com


Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo è un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.
L’album presente su BandCamp trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions. Gli artisti coinvolti in questo progetto musicale sono: Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab). Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Pedro Rebelo – Listen to me | Neural


[Letto su Neural]

Cosa accomuna le nanotecnologie, i processi innovativi industriali di sicurezza alimentare e la musica di ricerca? Il fascino neanche poi tanto discreto di certi ambienti sonori basta da solo a ispirare un intero album di contemporanee sperimentazioni? Certamente sì, se il risultato formale è così qualitativamente denso da quasi celare anche la sua stessa essenza fatta di semplici e dirette catture auditive. È stata una residenza nel 2017 presso l’International Iberian Nanotechnology Laboratory, a Braga, in Portogallo, a dare il via a questo progetto di Pedro Rebelo, che ha accuratamente registrato i suoni che provenivano dai laboratori, dai macchinari e dall’intero ambiente oggetto dell’esplorazione. La quantità e la bontà delle suggestioni sonore di questi luoghi di lavoro è risultata sorprendente: dai segnali acustici delle apparecchiature, alle enormi ventole di trattamento dell’aria, al sibilo dell’azoto liquido utilizzato, alla precisione millimetrica degli ultrasuoni che servono per trattare alcune specifiche sostanze. Il catalogo auditivo alla quale ha potuto attingere Pedro Rebelo è stato assai vario e la residenza è sfociata poi in un’installazione sonora presso GNRation, sviluppando un’ulteriore indagine e accorpamento dei materiali sonori raccolti. Sono due – rispettivamente di circa sedici minuti ciascuno – i brani presentati in questa cassette-release e il background di pianista e improvvisatore dell’artista sonoro emerge forte di una musicalità comunque complessa, ricca di variazioni e raffinate giustapposizioni. Pedro Rebelo è dal 2012 professore di Sonic Arts alla Queen’s University di Belfast e recentemente ha ricevuto due importanti borse di studio dall’Arts and Humanities Research Council. Una di questa include il suo progetto interdisciplinare “Sounding Conflict”, che indaga le relazioni tra suono, musica e situazioni di conflitto. Rebelo è uno specialista di simili enclaves auditive potendo vantare progetti partecipativi che coinvolgono le comunità di Belfast, le favelas di Maré, Rio de Janeiro, alcune comunità itineranti in Portogallo e una città slum in Mozambico. Listen to me è un’opera avvincente, dalle ambientazioni ultra-tecnologiche e in entrambe le due suite sono alternati passaggi assai suggestivi, un po’ misterici e sempre controllatissimi, gestiti musicalmente in maniera impeccabile, con le field recording che quasi prendono il posto di singoli reali strumenti o effetti elettronici.

Hostile | Aborym | ABORYM


Su BandCamp è disponibile per l’ascolto e l’acquisto il nuovo lavoro degli Aborym. Amici da molto tempo, hanno in sé i germi dell’energia, dell’oscuro, della potenza. Hostile

Vi presento HyperHouse su BandCamp


HyperHouse è su BandCamp. Sonorità che intessono il continuum espresso su questo blog, realizzate da artisti di musica elettronica, noise, droni e oscurità più innovative, sono ospitate sulla piattaforma professionale più alternativa e diffusa del web. È attualmente disponibile per l’ascolto e il download:

Schegge di ossidiana – Fiabe dall’Impero Connettivo, un progetto di musicalizzazione dell’Impero Connettivo, di uno Stato a metà strada tra il weird e la SF che, come l’Impero Romano, si espande sullo spazio, ma anche sul tempo. A capo dell’ecumene di postumani c’è un imperatore nephilim, la moneta corrente è l’informazione.

L’album trae ispirazione dalla saga imperiale che ho ideato, composta da decine di racconti e circa dieci romanzi; in particolare si fa riferimento al racconto “Tre colonne di ossidiana” reperibile sui numeri 2 e 3 di Molotov Magazine, edito da Independent Legions.

Gli artisti coinvolti in questo progetto musicale sono: Stefano Bertoli, Lukha B. Kremo (Krell) e Arnaldo Pontis (Magnetica Ars Lab). Parole e voci su “Flaminae suit” mie e di Ksenja Laginja. Cover di Ksenja Laginja.

Il nuovo HypeHouse, lunedì 1 febbraio


Lunedì 1 febbraio nascerà un nuovo HyperHouse, le stagioni dell’Impero Connettivo diventano spesse e diverse.

Un nuovo HyperHouse?


Sta per nascere un nuovo modo di fruire HyperHouse. Il vernissage a Imbolc…

Atom™ – | Neural


[Letto su Neural]

Non c’è futuro senza lacrime e qui il nucleo centrale del progetto è parte appunto della nostra contemporaneità estrema, un concentrato di elaborazioni sensoriali in forma di ibridi umano-macchinici. Uwe Schmidt sotto il moniker Atom™ non è nuovo nell’avere a che fare con suoni che rasentano il pop, imbevuti nell’estetica glitch che però è evocativa di sentimenti quotidiani molto diretti. Suoni e narrazioni del presente tecnologico, insomma, facilmente assimilabili anche per un pubblico che escluda dai propri orizzonti di fruizione qualsivoglia concettualismo. Hard code pop potremmo chiamare questo inedito genere elettronico, che nel caso specifico di viene realizzato da Atom™ interagendo con X1N, un’entità per la generazione di voce umana e contenuti in linguaggio naturale – un approccio poi non troppo lontano da quello che Holly Herndon ha implementato in Proto. Poco importa che in “R3V” il refrain the revolution will not be online sia una sorta di commistione fra “We Want Your Soul” di Adam Freeland e “The Revolution Will Not Be Televised” di Gil Scott Heron, solo per citare gli antecedenti più noti. L’iper-centrifuga di tecnologia applicata e ricombinante dà vita a nuove costellazioni di senso e tutto torna, come nel loop idealmente continuo della traccia iniziale e finale, “Almost a Unit”, un’evocativa trattazione sull’intelligenza artificiale e sul deep learning delle macchine, dove fra le pieghe dei rimandi nascosti ci sovviene anche il ricordo della spoken poetry sintetica della seminale Laurie Anderson. La robotica voce di X1N non perdona e ci ricorda che “nella vasta superficie di tutte le equazioni matematiche si possono sentire eventi che sembrano provenire da altre dimensioni”. L’ambientazione stavolta è decisamente post-apocalittica e meno ironica rispetto ad altri precedenti lavori – pensiamo soprattutto a quel capolavoro che fu Pop Artificielle nel 1998 – seppure non mancano alcuni momenti di maggior giocosità, ad esempio “ac boy/dc girl”, una traccia anche infusa da fascinazioni circuit bending. Insomma, un disco che non può mancare in nessuna collezione che si rispetti, semmai proprio nella vetusta edizione in classico vinile e con l’elegante copertina in cartone, artwork collaborativo di Atom ™ e X1N, insieme ad Olaf Bender, storico designer e co-fondatore della Raster-Noton, adesso di nuovo scissa in due tronconi e – in tal caso – semplicemente Raster, etichetta sulla quale è pubblicata l’uscita.

Mads Emil Nielsen + Various Artists – Framework 2 | Neural


[Letto su Neural]

Mads Emil Nielsen, musicista e compositore che ha base a Copenhagen, è avvezzo a un tipo d’operatività piuttosto ibrida, fatta di fonti sonore spesso combinate con calibrati campioni percussivi e orchestrali, di solito integrando in disparate combinazioni suoni reali e glitch arditamente manipolati. L’eclettico sperimentatore ha anche fondato una sua label nel 2014, la Arbitrary, piattaforma artistica sulla quale proprio in quello stesso anno ha lanciato la serie Framework, una raccolta di partiture grafiche aperte e disegnate a mano che comprende sia suoi specifici progetti, sia una serie d’interpretazioni rimodulate da altri artisti. Se Framework 1 è composto da partiture prevalentemente lineari, ispirate visivamente e concettualmente dal Trattato di Cornelius Cardew e a vari disegni architettonici, questa seconda implementazione del progetto, che è frutto d’una residenza presso l’EMS (Elektronmusikstudion) di Stoccolma, s’imprime con ancor più forza, sempre utilizzando l’ispirazione di partiture grafiche e con l’apporto di altri musicisti, per esempio con Andrea Neumann, una specialista dell’inside piano, con il quale Nielsen improvvisa a partire da una serie di sette frammenti di spartiti grafici. Originariamente questa composizione a 4 canali, “Framework Fragments”, è stata presentato come parte di Creepage Current, installazione sonora dei due artisti a Berlino, Copenaghen e Milano, nel 2018 e 2019. Sul secondo vinile trasparente è prima Jan Jelinek che si applica su “Circles”, seguendo la seminale struttura-sequenza temporale della composizione e traducendo gli elementi in tre loop separati che si mescolano dentro e fuori, uno dopo l’altro, circondati da ulteriori suoni aleatori e diradatissime trame improvvisative che poi danno vita a più complesse, palpitanti e sideree articolazioni. Si chiude la partita con il sound artista Hideki Umezawa, che si avvale d’un Serge Modular Music System, un sintetizzatore modulare analogico anni settanta, il cui materiale registrato sempre nella residenza succitata è poi riorganizzato in dettaglio e modificato da Nielsen in 9 minuti di purissima distillata materia sonora altrettanto astratta, pulsante e cosmica. L’approccio architettonico e visivo, che impiega un numero limitato di suoni e trame, si dimostra particolarmente felice in questa uscita che brilla per qualità e spazializzazione.

Claudio F. Baroni – The Body Imitates the Landscape | Neural


[Letto su Neural]

In principio c’è stata l’idea di un’ installazione sonora interattiva, The Body Imitates the Landscape, opera che è stata sviluppata dall’artista Adi Hollander organizzando un complesso di elementi che simulativi degli impianti strutturali ed estetici tipici dei parchi giochi fossero in grado di trasformare la musica in vibrazioni percepibili in tutto il corpo. L’ispirazione veniva da Karada, un libro del 2011, nel quale Michitaro Tada esplorava “il corpo” nelle sue varie implicazioni culturali, fra memoria, scienza, espressione e vita quotidiana. Il concetto alla base della messa a punto dell’installazione è stato quello d’innestare l’esperienza testuale della lettura del libro attivando un coinvolgimento maggiormente sensoriale. Fondamentale, a tal proposito, al fine di rendere attivo uno spazio per il pubblico composto da diciassette oggetti di diverse forme, con letti ad acqua, 60 panche di legno e 180 altoparlanti per trasduttori incorporati, è stata la collaborazione con il compositore Claudio F. Baroni e l’ensemble Maze. Nell’area attrezzata gli spettatori-performer espandono di fatto le loro possibilità uditive, utilizzando diverse parti del corpo e sperimentando una relazione intima con gli oggetti, un coinvolgimento abbastanza simile a quello tra due persone che condividono un segreto. La parte più specificatamente auditiva si fonda su una voce sussurrante e diradatissime sequenze musicali di stampo elettroacustico e improvvisativo. Insomma, quello che noi sentiamo in questo CD pubblicato da Unsounds, etichetta non a caso votata proprio alla sound art, alla composizione contemporanea e alla sperimentazione free form, è solo una parte di tutto l’impianto previsto dagli autori. Le undici composizioni presentate mantengono tuttavia una loro coerenza autonoma ed è messa una certa attenzione nello sviluppare armonie nascoste che esistono nel linguaggio normale, una sorta di “discorso senza voce” supportato dagli strumenti musicali – il flauto alto di Anne La Berge, il vibrafono di Enric Monfort e le tastiere di Reinier van Houdt, per citarne solo alcuni – e dove anche la sceneggiatura è basata sul testo di Tada. L’effetto complessivo è sicuramente raffinato e riflette della relazione intima tra pubblico, suoni ed oggetti in maniera sommessa e intrigante, un po’ misterica e differentemente affabulatoria.

Felix Kubin​/​Ditterich von Euler​-​Donnersperg – NNOI#I | Neural


[Letto su Neural]

Ditterich von Euler-Donnersperg e Felix Kubin apparecchiano per la 90%WASSER uno split EP nel quale il primo musicista presenta otto interessanti e stringate produzioni, tutte fra i due e quattro minuti, mentre l’altro – sul lato B – allestisce una composizione più coesa ed elettroacustica, di oltre diciassette minuti. Il tutto è un’emanazione del NNOI, un open air festival di musica sperimentale e arte che nell’edizione nel 2019 si è tenuto fra Zernikow e Burow, in una località che dista una settantina di chilometri da Berlino. L’uscita è la prima di quattro già previste – con artisti del calibro di Rashad Becker, Robert Schalinski, Asmus Tietchens, Frieder Butzmann e Air Cushion Finish, con il design dell’intera serie che si basa su disegni di Frank Diersch, artista il cui lavoro è stato presentato in diverse mostre in gallerie e musei chiave, tra cui il WHITECONCEPTS di Nicole F. Loeser e l’Anhaltischer Kunstverein Dessau. D.v. Euler-Donnersperg è estremamente a suo agio con ticchettii, effetti striduli, risucchi e passaggi imprevedibili. Le sue tracce, pur estremamente concise, possono tranquillamente essere fruite come un continuum progressivo, senza che questo annoi o risulti ripetitivo. Insomma, la sostanza è tanta per questo sperimentatore, il cui primo album risale al 1999, sicuramente un esperto musicista elettroacustico, a suo agio con più tecniche, che intreccia in maniera sempre abilmente artigianale ma raffinata e con gran controllo di musicalità e volumi. Felix Kubin si applica invece a un classico del cinema dadaista, Entr’acte di René Clair, pellicola del 1924 della quale riscrive in toto l’accompagnamento musicale, con una nuova colonna sonora elettroacustica, non priva della stramba ispirazione delle seminali coreografie e di qualche spinta interpretazione autorale. Nel film compaiono assoluti mostri sacri delle avanguardie moderne: Erik Satie e Francis Picabia, Marcel Duchamp e Man Ray. La musica originale di Entr’acte era stata scritta proprio da Satie ed era eseguita in sala da un’orchestra. Il suo carattere ironico e ritmato non fa certo gridare allo scandalo per questo rifacimento di Kubin, certo più astratto e concettualista. L’approccio di questi sperimentatori è indubbiamente assai originale e contemporaneo, pur se nell’ambito d’una filiazione diretta con le avanguardie storiche, che evidentemente non hanno mai smesso di rilasciare la loro prepotente energia.

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