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Archivio per Bitcoin

La liberté guidant le peuple 2019, bitcoin rebus | Neural


[Letto su Neural]

Di fronte al n° 154/156 di rue d’Aubervilliers a Parigi l’artista Pascal Boyart ha realizzato un murale che rappresenta una rivisitazione del celebre dipinto di Delacroix “La liberté guidant le peuple”. L’architettura dell’immagine rispecchia fedelmente l’opera del 1830 ri-contesutalizzandola con le ultime rivolte di piazza dei “ gilet jaune”. L’opera è stata realizzata in occasione del decimo anniversario della generazione del primo blocco di Bitcoin. L’immagine cela infatti un “rebus crittografico”: alcuni particolari dell’opera rappresentano delle parole che compongono una “seed phrase”, cioè una combinazione di parole che decodificano una chiave privata di un wallet che contiene 0.288.76769 Bitcoin (circa 900 euro). L’enigma è stato risolto il 13 Gennaio 2019, e le parole sono le seguenti: “banquier usure mensonge peuple combat espoir union citoyen conduire triomphe horizon jaune”. L’opera, come altri precedenti lavori dell’artista, riporta come firma un QR-Code Bitcoin, utile per il crowdfunding ma anche come sicura “firma” artistica. La tecnologia della blockchain è quindi qui celebrata come un risonante strumento di emancipazione: dei cittadini, dal generale sistema di usura e menzogna, come declamato dalle parole che formano la seed phrase; dell’artista rispetto al mercato dell’arte, svincolato dagli intermediari grazie al QR-Code Bitcoin. Forse fin troppo, lasciando l’osservatore disulloso e curioso sul futuro prossimo scenario al quale, imperturbabile trascinatrice, la Marianne de France farà da inconsapevole “testimonial”.

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Bitcoin e computer quantistici | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli una bella dissertazione sui Bitcoin e ciò che sottende alla loro esistenza nell’ambito quantico.

Su cosa si basa il valore di una criptovaluta? Domanda che sembra banale, ma nasconde una serie di spunti di riflessioni interessanti.

A differenza delle valute tradizionali, il suo valore non è legato a un paniere di beni o una banca centrale che ne garantisce la solvibilità, ma a tre componenti: la prima è legata alla speculazione, una sulla fiducia distribuita legata al meccanismo del blockchain e una sulla potenza computazionale utilizzata dai miner per aggiungere nuovi blocchi di tracciamento delle transazioni. In particolare, quest’ultima componente è quella più misurabile, dato che dipende sia da una serie di opex, banalmente le facility connesse ai server che svolgono i calcoli, su cui fa la parte del leone il pricing dell’energia e i capex legati all’infrastruttura hardware.

Relativamente all’energia, basti pensare che il tasso di hash della rete Bitcoin a fine 2017 era intorno a 10 exahash al secondo, il che fa stimare un consumo energetico pare a 27 terawattora, pari ai consumi dell’Irlanda. Mentre per l’hardware, basti pensare agli effetti che la fame di potenza computazionale sta avendo nel mercato delle schede grafiche. Per cui, per condividere tali costi e applicare il principio del meglio un uovo oggi che una gallina domani, ossia meglio avere un reddito piccolo ma stabile che un enorme guadagno forse ogni mille anni, i miner si sono associati in pool, per la maggior parte localizzati in Cina.

Questo scenario, apparentemente stabile, però è basato sul presupposto che non avvenga a breve un salto tecnologico tale da moltiplicare esponenzialmente la capacità computazionale: purtroppo, per i miner, non è così, dato che a breve potranno esordire sul mercato computer quantistici commerciali, che avranno effetti dirompenti sul blockchain.

Prima cosa, i computer quantistici permettono di saltare a piè pari tutti i meccanismi di sicurezza che garantiscono l’affidabilità dei blocchi, dato che permetterebbero di risolvere le hash con estrema efficienza e di violare in tempi rapidi i meccanismi in chiave pubblica e privata, minando alle basi il meccanismo di fiducia distribuita. Poi, un tizio con un computer quantistico con un centinaio di Qbit, a costi infinitamente inferiori e tempi di convergenza molto, molto più rapidi avrebbe una potenza computazionale ben superiore, nel risolvere hash, ben superiore ai pool di miner di Cina, Islanda e Giappone messi assieme. Di conseguenza, monopolizzerebbe il mercato e in tempi assai più rapidi del 2040 attualmente stimato, concluderebbe il mining dei blocchi. Al contempo, azzerando di fatto la componente di valore legata alla capacità computazionale, farebbe crollare il valore del bitcoin.

Per cui, come uscire da questo circolo vizioso ? Da una parte, ripensare la tecnologia blockchain, integrandola ad esempio con meccanismi di crittografia quantistica e ottimizzarne i protocolli di validazione in modo da aumentarne la scalabilità. Dall’altra, trovare un modo, per garantire una baseline stabile alle criptomonete, magari basata su una soluzione analoga al Tradecoin pensata dal MIT, con il consenso mantenuto da validatori designati, che legano il valore della criptomoneta un paniere di beni reali posti a garanzia della transazione.

Harvest, clean cryptocurrencies for climate change | Neural


[Letto su Neural]

Julian Oliver, uno dei più importanti autori del manifesto “Critical Engineering”, non ha mai smesso di creare opere d’arte con un aspetto solido, sia universalmente valide che in grado di aprire uno spazio di conoscenza e senso di contraddizione nel pubblico. “Harvest” ancora una volta possiede queste qualità. Utilizza una turbina a vento 2m collegata ad un computer (resistente alle intemperie), il quale è connesso ad internet attraverso 4Guplink. L’energia ottenuta dal vento e dalle tempeste alimenta i requisiti del computer per estrarre una criptovaluta (Zcash). I soldi incassati quindi vengono donati alle organizzazioni di ricerca sul cambiamento climatico senza scopo di lucro. Viene definito dall’autore un’opera di “arte ambientale computazionale”, Harvest è un breve circuito semiotico. Il valore associato con i simboli utilizzati cambiano tra i diversi sistemi, mentre passano attraverso, e sono in un circuito. Come in una poesia, essi sono entrambi opinabili e condivisibili. Alla fine ciò che rimane è la struttura del sistema e il suo esito che suona come un’evidenza astratta.

edited by Barbara Cueto, Bas Hendrikx – Authenticity?: Observations and Artistic Strategies in the Post-Digital Age | Neural


[Letto su Neural]

“Authenticity?” è un’antologia di testi che mettono in discussione il concetto di “originale” tratto da alcuni discorsi attuali più coinvolgenti. Come osservano gli editori “[…] nel contesto post-digitale, […] l’autenticità diventa un processo”, per cui noi “rappresentiamo l’autenticità” molto più spesso di quanto pensiamo, e la sua nozione diventa una sorta di servizio on-demand una volta che si passa al digitale. Nonostante ciò le tecnologie più avanzate come la blockchain mantengono ancora una posizione di rilievo nella sfida tecnica per implementare l’autenticità negli ambienti digitali nel futuro, comprendendo quali tipi di dinamiche e meccanismi sociali sono incorporati. I testi selezionati affrontano un concetto già contestato come autentico nelle sue incarnazioni digitali. Rob Horning per esempio esplora la percezione del concetto e lo sfruttamento in diversi sistemi della nostra società, mentre Erica Balsom la inquadra nelle mostre contemporanee, articolando la sua analisi da dOCUMENTA (13) alle strategie di marketing professionali. McKenzie Wark invece discute l’importanza di come le copie “autentiche” di un altro medium (come la televisione) possano legittimare l’originale. Inoltre estende l’argomento alle qualità derivate delle simulazioni e di come esse influenzino anche il sistema dell’arte. Infine Franco Bifo Berardi delinea magistralmente il concetto effimero di identità, in relazione alle piattaforme digitali troppo veloci, con alcune delle conseguenze politiche più sorprendenti. È l’ultimo perfetto capitolo per completare il percorso teorico del libro, che svela aspetti fondamentali della contemporaneità.

*** La Nazione Oscura adotta il Bitcoin e altre criptovalute | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Ufficialmente da oggi 0 nevoso 127 (dopo una fase di sperimentazione di 6 mesi, da giugno 2017), la Nazione Oscura Caotica adotta le seguenti criptovalute: Bitcoin, Bitcoin Cash, Ripple, Litecoin ed Ethereum.

La Nazione ha sempre seguito la filosofia dell’utilizzo degli strumenti che adopera il potere stesso (lo Stato, appunto, ma anche la Finanza) con intenti sia parodistici, sia satirici, sia di antagonismo “dall’interno”, secondo noi il più efficace strumento di lotta sociale e politica.

Nel 2017 il Bitcoin ha superato il 1000% di rialzo (quindi il capitale è stato decuplicato), altre criptomonete hanno visto aumenti del 250% giornalieri (sic).

La decisione è presa nella certezza dell’esplosione della bolla speculativa, che farà guadagnare la nuova lobby (soprattutto asiatica) anarco-capitalista e perdere i soliti piccoli investitori smarriti, ma anche nella consapevolezza delle possibilità, fino al momento dell’”esplosione”, di far parte di questa minoranza di fortunati (ma il tempo si riduce sempre di più e bisogna affrettarsi per non trovarsi nel secondo gruppo!)

I Ministri e le figure istituzionali che lo desiderano e che hanno un portafoglio saranno pagati il corrispondente di 5 euro nella criptovaluta desiderata.

edited by Ruth Catlow, Marc Garrett, Nathan Jones, and Sam Skinner – Artists Re:thinking the Blockchain | Neural


[Letto su Neural]

Per molti la tecnologia blockchain è oscura e inafferrabile, ma è anche quella più promettente ad avere un impatto assai rilevante sul mondo reale (di nuovo) ed è quella molto spesso messa in discussione. Blockchain, in poche parole, è una “piattaforma di fiducia distribuita”, la cui immutabilità ha un grande potenziale economico per contenuti digitali fragili o mutevoli, e non a caso è la tecnologia alla base dei database e degli scambi Bitcoin. Ma nonostante l’enorme interesse manifestato dall’industria finanziaria, blockchain possiede un’infrastruttura astratta che può potenzialmente avere un impatto decisivo sui settori sociali e ambientali. Il gruppo Furtherfield di Londra ha dedicato un impegno considerevole per lo studio dei vari aspetti culturali del blockchain attraverso la produzione di una mostra (New World Order), un film di Pete Gomez (“The Blockchain: Change Everything Forever”) e questo grande libro collettivo. Ogni numero ha un elenco diversificato di scrittori ed è diviso in tre sezioni: Documenti, Fiction e Teorie, che contengono rispettivamente testi esplicativi, narrativi e speculativi. Tra questi ultimi collaboratori, Hito Steyerl elabora l’arte come se fosse essa stessa una valuta alternativa, mentre Rachel O’Dwyer delinea un’analisi sistematica degli imminenti sistemi strutturali basati sul blockchain, e Rob Myers sottolinea l’importanza strategica e quindi l’uso della fiducia e del “consenso in rete”. Oltre a loro è stato coinvolto un gran numero di collaboratori e insieme hanno prodotto un lavoro degno di nota.

La Blockchain cambierà il mondo? | L’indiscreto


La rivelazione dell’identità del misterioso creatore dei Bitcoin Satoshi Nakamoto (che sarebbe quindi il programmatore australiano Craig Wright, nonostante alcuni dubbi persistano) ha riportato al centro dell’attenzione la più nota tra le criptomonete. È un destino curioso, quello dei Bitcoin, il cui creatore viene scoperto proprio nel momento in cui, secondo molti, si avviano a finire nel dimenticatoio delle promesse tecnologiche.

Questo è l’incipit di un post apparso sull’Indiscreto, e sviscera anche in termini parecchi economico_tecnici le problematiche di una moneta virtuale che ha avuto, anche, un piccolo sbocco nel mondo delle monete sonanti. Interessante, per chi ne capisce e per chi vuole approfondire. Almeno, così credo… 🙂

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