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Semantiche vibranti


Ogni reparto ha bisogno del suono appropriato per diffonderne le caratteristiche, gli archetipi del suo essere, le fondamenta semantiche della sua vibrazione.

I Ching


Soppesando le linee e i tratteggi, delinei i contatti con gli universi sincronici di realtà mutabili, istantanee, indeterminabili.

Siamo interpreti


Mentre le parole sembrano sgorgare da un nulla che si di dissoluzione, raccolgo ogni segnale per poterne rendere in potenza l’essenza psichica che le ha create.

Scienza e pratica del sogno lucido tra Tibet e California – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che esplora i meandri del Sogno Lucido, tecniche di visione sciamaniche arrivate fino a nostri giorni. Un estratto:

La storia del sogno lucido in Occidente è piuttosto recente, soprattutto se comparata con quella di alcune tradizioni contemplative che, come quella tibetana, mostrano di conoscere a fondo il fenomeno da oltre un millennio. Benché la possibilità di sognare sapendo di sognare fosse nota già ad Aristotele e se ne trovi menzione qua e là nella letteratura filosofica, è solo nel 1867, con il marchese d’Hervey-Saint-Denys, che viene pubblicata la prima opera interamente dedicata all’argomento: si tratta di un volume prezioso, contenente oltre vent’anni di resoconti, ipotesi ed esperimenti sul tema (d’Hervey-Saint-Denys, 1867). Probabilmente anche grazie alla fama del marchese, l’esistenza del sogno lucido giunge alle orecchie di Sigmund Freud, che tuttavia pare non sia mai riuscito a reperire una copia dell’opera (LaBerge, 1988, p. 15). Sarà forse anche a causa di questa sfortunata circostanza che il padre della psicoanalisi dedica scarsissima attenzione al sogno lucido, menzionandolo in pochissimi passi nei quali il fenomeno viene perlopiù ricondotto alla tipica concezione freudiana dei sogni come “guardiani del sonno”: dire a se stessi “non è che un sogno”, secondo Freud, sarebbe soltanto un modo per acquietarsi qualora si manifestassero nel teatro della psiche contenuti onirici troppo disturbanti, una maniera cioè per scongiurare il risveglio e proseguire il sonno, garantendo la soddisfazione del desiderio di dormire.

L’autore de L’interpretazione dei sogni, dunque, non sembra riconoscere il fenomeno della lucidità onirica in tutta la sua portata, forse anche per la sua dissonanza con i fondamenti teorici della teoria psicoanalitica, entro la quale i sogni sono sempre contenuti camuffati dell’inconscio, intelligibili soltanto a posteriori e pertanto incompatibili con uno stato di piena consapevolezza, in cui tutte le capacità critiche del soggetto siano attive. Questo disinteresse ha evidentemente influenzato anche i successivi sviluppi della corrente psicoanalitica, i cui esponenti si sono mostrati assai refrattari nei confronti del sogno lucido – con l’eccezione di Jung, il quale, benché inizialmente ritenesse il fenomeno impossibile, mutò opinione proprio in seguito all’incontro con il Buddhismo tibetano.

Una seconda figura significativa per lo studio del sogno lucido in Occidente è invece Frederik Willems van Eeden, psichiatra olandese che conia il termine “lucid dream”: nel 1913 è autore del primo articolo sull’argomento pubblicato in una rivista scientifica, nel quale l’insorgenza della lucidità onirica è descritta nei termini di una completa reintegrazione delle funzioni psichiche, uno stato cioè di perfetta consapevolezza nel quale è possibile controllare e indirizzare volontariamente la propria attenzione, nonché compiere svariate azioni deliberatamente (van Eeden, 1913). Nonostante l’apprezzabile attitudine sperimentale e analitica dell’autore, il limite di questa stagione di studi è che, come nel caso del marchese d’Hervey-Saint-Denys, si tratta di ricerche basate unicamente sull’esperienza in prima persona – l’articolo di van Eeden, per esempio, si concentra su trecentocinquantadue sogni avuti dallo psichiatra stesso – e dunque ancora lontane dagli standard di oggettività e ripetibilità richiesti dal moderno concetto di scienza.

Archetipi in divenire


Perfetto, dici, e poi ti rimangi il concetto districando la tua distanza su archetipi in divenire: ciò che ora sei.

Tiri le monete


Tirando le monete appaiono piccoli frammenti di un universo appena oltre il tuo, descrizioni junghiane di sincronicità stupefacenti che esplorano la non realtà che ci riguarda.

Non saremo mai


Dovresti comprendere che le personificazioni dei caratteri comportamentali sono archetipi di divinità, esposizioni di quello che non siamo né saremo mai.

Le intese incomprensibili


Attraverso le lande della subitanea intesa gli istanti si rivestono di particolari archetipi e tutto appare come una complessa intesa surreale.

A causa di


Sulle polveri di un simulacro restano i brandelli di vita passata, testimonianze lasciate stratificare dagli archetipi.

Marionette


Non puoi renderti sempre protagonista di un cambiamento psichiatrico in vista; non puoi concepire le ere come un susseguirsi inalterato di caratteristiche: se soltanto l’interprete di archetipi ineffabili, qualcosa di talmente senziente e disincarnato da rappresentare il tuo eggregore.

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