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Archivio per Carl Gustav Jung

Tutti invitati al Festival dell’estasi – Carmilla on line


A fronte dell’esame condotto nel 1971 dall’antropologa Erika Bourguignon su 488 società di diverse aree del mondo, è emerso che “nel 90 per cento dei casi esistevano rituali istituzionalizzati per raggiungere una condizione di perdita dei confini dell’Io”. Non nella società occidentale, come conseguenza dell’Illuminismo “e del passaggio da una visione del mondo incantata [in cui la psiche umana è “porosa”] a una di stampo materialista”, dove l’estasi è una semplice illusione della mente e i Sé sono schermati, separati dalle altre persone da una sorta di muro e dalla natura per opera della nostra autocoscienza razionale. “Il controllo razionale è alla base della moralità, e la perdita di questo controllo è qualcosa di cui vergognarsi”. In fase di introduzione, l’autore propone dunque una sintesi di come si sia arrivati a una demonizzazione dell’estasi, poi a un suo revival negli anni Sessanta e alle successive analisi del fenomeno come rilevante a quattro livelli (corpo, mente, cultura e spirito) e nei suoi portati positivi (l’estasi guarisce, motiva e agisce da collante sociale) ma anche negativi. Nel procedere idealmente da un padiglione all’altro della ricerca rileveranno – secondo la terminologia di Timothy Leary – il set (atteggiamento mentale del soggetto) e il setting (il contesto dell’esperienza estatica).

Questa è una sorta d’intro redatta da Franco Pezzini al suo articolo ferragostano per CarmillaOnLine, in cui analizza il saggio di Jules Evans, Estasi: istruzioni per l’uso, ovvero L’arte di perdere il controllo, un manifesto d’intenti esplorato poi nel dettaglio, producendo perle di chiarezza cognitiva e surreale, spirituale soprattutto, che scaldano l’anima. Un estratto, quindi:

Attraverso la realtà del sogno (“la più comune delle esperienze estatiche”), le letture di Freud e Jung e il rapporto con l’Ombra, si arriva al macrotema delle arti: “secondo Jung, ci rendono capaci di comunicare con la nostra mente subliminale per mezzo del linguaggio onirico dei simboli, delle metafore e del mito” (il che è una sintesi un po’ concentrata, ma si può perdonare la semplificazione all’autore che un po’ in tutto il libro lavora di sintesi su posizioni di enorme latitudine o complessità). Dopo essersi interrogato se le arti possano essere un sostituto della religione, poi sul rapporto tra culto e cultura e sulla separazione consumata a seguito della Riforma, che prepara alla distinzione tra scienza e arti dell’Illuminismo – con una salutare liberazione, va detto, delle medesime dai vincoli religiosi – nota però che dopo la cancellazione delle visionarie, incantate processioni medioevali dei Misteri per opera dei puritani, un nuovo tipo di spettacolo, il teatro elisabettiano e in particolare di Shakespeare, prende il posto delle liturgie vietate. Con effetto tanto febbricitante che Huxley segnalerà: “L’aggettivo che più spesso vi si applica è transporting: ti trasporta, ti trascina fuori da questo mondo, e ti conduce in un Mondo Altro”.

L’indagine prosegue con il rock and roll (IV), con impagabili incontri tra reverendi canterini, memorie delle leggende della musica, libertà estatica nella danza, commistioni di sacro e profano (“Puoi salvare delle anime!” urla il produttore Sam Phillips a Jerry Lee Lewis, dubitoso di incidere Great Balls of Fire in quanto presuntamente demoniaco), musica che cura, autorizzazioni a perdere il controllo e venerazione degli idoli rock. Come afferma Springsteen al “New Yorker”, “Sul palco sei un po’ uno sciamano che guida la congregazione […] Sei il canale di contatto”, magari attraverso alter ego funzionali all’uscita dall’Io e per sbloccare aspetti subliminale della psiche. Dove i festival diventano “zone temporanee autonome”, come li definisce il filosofo sufi Kakim Bey, “spazi per il sogno collettivo”.

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Pipistrelli: la nostra recensione del volume di Gustav Meyrink | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una piccola recensione a Pipistrelli, raccolta di racconti di Gustav Meyrink in uscita per Tre Editori. Un estratto:

La cura e la traduzione del volume è di Anna M. Baiocco che nell’introduzione approfondisce con competenza e passione il simbolismo del pipistrello nella cultura cinese (diverso da quello europeo incarnato dal Dracula di Bram Stoker) che considera questi animali “messaggeri della vita eterna”. Addirittura se accoppiato alla svastica il piccolo mammifero volante assume tradizionalmente per i cinesi il significato di “infinite benedizioni”, e Meyrink scelse proprio il simbolo della croce uncinata per la prima edizione di questo volume, in un periodo però precedente all’instaurazione del regime nazista. Lo scrittore fu anzi oggetto di aspri giudizi da parte della critica ufficiale che ne stigmatizzava “l’atteggiamento beffardo nei confronti dell’ordine borghese”, tanto che nei roghi contro i libri invisi al regime nazista c’erano anche quelli di Meyrink, nonostante Hitler fosse un ammiratore di Il Golem.

Pipistrelli raccoglie sette racconti finora in gran parte inediti in Italia, eccetto tre che uscirono all’interno di Il cardinale Napello, antologia pubblicata dalla prestigiosa collana Biblioteca di Babele di Franco Maria Ricci a cura del grande autore argentino Jorge Luis Borges. Oggi il libro è diventato un oggetto da collezione.
I racconti di Pipistrelli risalgono allo stesso periodo di Il Golem e Il volto verde, due dei suoi romanzi più significativi. Sono storie in cui troviamo le concezioni esoteriche basate sulla tematica del “risveglio dallo stato di sonno che è la vita”. Il racconto iniziale Meister Leonhard è in parte autobiografico e rivela l’odio per la madre (ritratta come un pipistrello) ed è anche un omaggio al mistico tedesco Meister Eckhart. La vicenda narra la ricerca, da parte del protagonista Meister Leonhard, del Divino.
Una delle storie più significative qui presenti è La visita di Johann Hermann Obereit nel Paese delle Succhiatempo. In una dimensione onirica parallela, i nostri doppi si trasformano in una sorta di vampiri che ingrassano e gozzovigliano. Il simbolismo di questo racconto non mancherà di interessare anche Carl Gustav Jung.

Avvenimenti


Nei simboli degli archetipi il suono del vento diviene un meme.

Senso sistemico


Attendi la pioggia come una liberazione, gli I Ching ti hanno parlato chiaramente e tu ne comprendi, all’improvviso, il profondo senso sistemico.

Ventitré modi per sopravvivere di Ksenja Laginja (estratto I-VIII) interpretato da Bettina Banchini


Questa è la forte interpretazione che Bettina Banchini fa di alcune poesie di Ksenja Laginja, contenute nel suo Ventitré modi per sopravvivere, edito da Kipple Officina Libraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli.
È un’operazione di aumento sensoriale ed emotivo, un disvelare pieno delle parole mute lette su carta, un rendere sinesteticamente cose che a volte si intuiscono e basta.

Paranoia Inducta – Happy Death Day


Scenderà la notte, si spegnerà la luce della coscienza e farà irruzione l’oscuro mare dell’inconscio.

 

C. G. Jung, ‘Gli archetipi dell’inconscio collettivo’

Internet. Cronache della fine – quadrilogia di Giovanni Agnoloni


È recentemente uscito per i tipi di Galaad Internet. Cronache della fine, un tomo contenente l’intero ciclo della Fine di Internet, quattro storie scritte da Giovanni Agnoloni che girano tutte attorno a un solo evento: in un determinato momento del prossimo futuro la rete Internet cessa di funzionare, per motivi che possono essere riconducibili a sovrapposizioni legate all’avidità del business e a multinazionali che cercano di spremere ciò che non può essere spremuto – insomma, il classico sangue da una rapa – e che provocano il collasso strutturale della Rete.
Quello che accade dopo è assai prossimo all’apocalisse. È evidente che per un mondo basato sulla connessione telematica perdere il collante digitale equivale a una dispersione verso la periferia cognitiva di ogni sapere, di ogni abitudine, di ogni obiettivo, di ogni convinzione. Dopo la catastrofe, tutto appare slegato e l’orizzonte degli umani sembra affrontare un nuovo Medioevo in cui anche le condizioni meteo appaiono come una regressione verso una sorta di piccola glaciazione, qualcosa che ricorda molto da vicino la decadenza dell’evo antico, quando il prestigio di Roma si dissolse lasciando all’Europa un nulla barbarico forse non così prossimo all’epoca delle caverne, ma certo assai lontano dai fasti culturali, tecnologici e ideologici dell’epoca Classica.

Agnoloni ha scritto in questo scenario, in un volgere di pochi anni, ben quattro episodi: tre romanzi e un altro spin-off; un poderoso vademecum distopico allineato con chi vede nel futuro dominato dalle multinazionali e dal potere economico derivato dal Liberismo un’unica possibile forma di potere: il feroce controllo sociale e indistinto da parte di entità che di umano hanno ormai ben poco, se non nulla. La cruenta via d’uscita, sembra suggerirci l’autore, è la decadenza, la fine violenta di un mondo altamente sofisticato che genererà quindi scompigli immani, catastrofi, isterie e prese autonome di potere di singoli violenti, un po’ come davvero successe nel Medioevo.
La distopia di Agnoloni non è, però, soltanto centrata sulle istanze sociali ed economiche. La forza innovativa del suo messaggio è affidata a un misticismo senza nome e padroni che pervade la vita dei protagonisti di questo mondo disconnesso, che posseggono una carica esoterica che sembra sostituirsi alla connessione cibernetica e costituisce, a sua volta, un altro tipo di condivisione delle sapienze, delle convinzioni, delle abitudini, degli obiettivi. È un mondo profondamente diverso dal nostro quello che esce dalle pagine della quadrilogia, c’è un grande affresco di spiritualità che ha le movenze della premonizione, della certezza quasi sciamanica dei gesti, della potenza dei sogni, della sincronicità junghiana che prende l’anima del lettore avventuratosi nella Fine di Internet, è un po’ come entrare in una fitta foresta che diviene inestricabile già dopo pochi passi, che ci vuole a tornare indietro?, e invece ci ritroviamo avvolti da una selva oscura e complessa, e riemergervi è tutt’altro che semplice.

L’edizione editoriale di questo ciclo è resa ancora più corposa da una bella e totalmente all’altezza del testo prefazione di Sonia Caporossi, che districa alcuni dilemmi filosofici che i romanzi suggeriscono e lancia, a sua volta, alcune domande che allargano l’orizzonte cognitivo dell’opera.
Vi lascio quindi alla quarta di copertina, lancio di segnali moltiplicati, nella speranza che la caduta della connessione permetta comunque di sopravvivere ad alcuni concetti espressi da Giovanni Agnoloni. Buona lettura.

Sul volgere di una delle più gravi crisi della contemporaneità, ecco la raccolta completa della serie distopica dedicata al crollo di Internet. Tra il 2025 e il 2029, il tentativo di presa del potere da parte di una multinazionale europea delle telecomunicazioni e dell’energia e le ambigue vicissitudini di un movimento di sabotatori informatici riducono l’umanità a una condizione d’impotenza. Privati della Rete, donne e uomini di un futuro talmente prossimo che potrebbe già essere – e forse è – il presente devono scegliere se rimanere nella nebbia bianca dell’inconsapevolezza o trovare in sé, nella natura e nella consonanza con anime affini lo spunto per una rinascita che è anche l’inizio di un’auspicata rivoluzione globale.
Sospesa tra amore e suggestioni spirituali, avventura, viaggio e filosofia, questa edizione raccoglie i quattro romanzi (Sentieri di notte, lo spin-off Partita di anime e i due successivi sequel La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito) che per primi, a livello internazionale, hanno prefigurato la caduta di Internet non solo come evento astrattamente possibile, ma come ipotesi per mettere alla prova la capacità degli esseri umani di interagire con i propri simili e con l’ambiente, per invertire la tendenza all’abuso degli strumenti di Rete e scongiurare gli attentati alle libertà fondamentali che ne possono derivare.

Un’opera che travalica le barriere convenzionali tra i generi, radicandosi nella realtà per affrontare, anche con il ricorso a suggestioni noir e fantascientifiche, alcuni dei nodi cruciali del nostro tempo.

Chiave sincronica


Nei contrasti che hai divelto troverai sempre la chiave sincronica di ciò che dovrai essere.

Inesprimibili


Una portentosa empatia rende le parole simboli grafici da decrittare, momenti torcenti di un sensorio personale che affonda negli archetipi, nelle surrealtà inesprimibili da un umano.

Divinazioni di ritorno


Mescolo le parole fino alla disposizione finale degli oggetti, che comunicano tramite la casualità messaggi trascendentali di verità che non potrei mai capire, ma indovinare.

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