HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Carl Gustav Jung

Note sulla quarta dimensione | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un bell’articolo che indaga le implicazioni della quarta dimensione; un estratto:

Durante il periodo che ora chiamiamo “fin de siècle”, cioè fine del secolo, due mondi si sono scontrati. Le idee morivano tanto facilmente quanto venivano al mondo. E in una sorta di logica hegeliana di tesi/antitesi/sintesi, le idee più interessanti sono nate da genitori diametralmente diversi. In particolare, l’ultimo soffio di spiritualità vittoriana ha infuso la scienza di un certo misticismo. La teosofia era portavoce di tutta la rabbia del tempo; Huysmans trascinò Satana nella Parigi moderna; e poeti e studiosi eccentrici si incontrarono nella sala di lettura del British Museum sotto l’egida della Golden Dawn per una tazza di tè e un po’ di demonologia. Come conseguenza di tutto ciò, alcuni termini scientifici tuttora in uso, sono il risultato di  strane e meravigliose idee che sono state sviluppate proprio all’inizio del secolo. È il caso dello spazio, che affascinava matematici, filosofi e artisti con le sue insondabili possibilità.

Al di fuori dei circoli matematici, questa tendenza iniziò in modo piuttosto innocuo nel 1884, quando Edwin A. Abbott pubblicò Flatland: “Un romanzo dalle molte dimensioni”, sotto lo pseudonimo di A. Square. Nella bella tradizione della satira inglese, Abbott crea un mondo alternativo, una sorta di arena senza senso per ridicolizzare  le strutture sociali dell’Inghilterra vittoriana. In questo mondo bidimensionale, classi diverse sono composte da poligoni diversi, e le leggi sui lati e gli angoli che sostengono la gerarchia si spingono fino all’assurdità. Inizialmente l’opera è stata solo moderatamente popolare, ma ha introdotto esperimenti mentali che permettevano al grande pubblico di visualizzare numeri di dimensioni superiori alla terza. Ha anche spianato la strada a un pensatore assai più esoterico che avrebbe avuto effetti di più ampia portata con il suo mix  di misticismo e di matematica.

Nell’aprile 1904, C. H. Hinton pubblicò The Fourth Dimension, un libro di matematica molto popolare, basato su concetti che aveva sviluppato sin dal 1880, in cui cercava di stabilire una dimensione spaziale aggiuntiva alle tre che già conoscevamo. Non stiamo parlando del tempo che oggi siamo abituati a considerare come la quarta dimensione; quell’idea è arrivata un po’ più tardi. Hinton stava parlando di una dimensione spaziale reale, di una nuova geometria, fisicamente esistente e persino possibile da vedere e sperimentare; qualcosa che ci collegava tutti e ci avrebbe portato a una “Nuova Era del Pensiero”. (È interessante notare che proprio nello stesso mese in una stanza d’albergo al Cairo, Aleister Crowley parlò con gli dei egiziani e proclamò un “Nuovo Eone” per l’umanità. Per quelli di noi che si divertono a tracciare i retroscena subculturali della storia, sembra che una strana sincronicità abbia collegato brevemente un matematico mistico a un mistico matematico – una cosa abbastanza notevole).

Annunci

Dettami cognitivi


Sepolti sotto strati di memoria cognitiva, trovo le basi per affermare archetipi e credenze, i simboli divengono pietre miliari per indicare i dettami incarnati.

Genitivo


Discende dalle parole non usate da almeno tre generazioni, e s’incarna in estensioni del futuro appena arrivato: l’archetipo di ciò che è stato genitivo della specie.

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS: UN OSPITE SPECIALE… | PINK FLOYD ITALIA


È successo. Roger Waters è salito sul palco come ospite della band di Nick Mason, i suoi Saucerful of Secrets che suonano in giro per il mondo i primi anni dei Floyd, prima che arrivasse il successo planetario di DarkSideMoon. Stanotte, a NewYork, Waters ha cantato e suonato il gong su Set the controls for the heart of the Sun – con simpatico siparietto in mezzo – e lo ha fatto con lo spirito dell’epoca, cosa che mi colpisce molto perché, proprio in questi giorni, sto evocando esattamente quel pezzo come ispirazione per un racconto, in cui entrano gli I Ching e la Sincronicità di Jung, fattori che portano invariabilmente alla performance floydiana in questione, riassunta dal video sottostante. Via PinkFloydItalia.

Uruk – Mysterium Coniunctionis | Neural


[Letto su Neural]

La collaborazione fra Massimo Pupillo (Zu, Ardecore) e Timothy Lewis, aka Thighpaulsandra (Coil) si era già concretizzata lo scorso anno, il 2017, quando fu realizzato per la Consouling Sounds a dicembre Leave A Silver Trail Through Blackness. Quella sensibilità dark ambient di allora si ritrova anche oggi in questo Mysterium Coniunctionis, progetto sonoro dalla struttura ancora più dronica e dalle trame post-apocalittiche, con sonorità molto cupe, sibilanti e come tenuemente raschiate nella prima parte, “Spagyria”, suite millimetrica nel dare vita a inviluppi anche industrial dal sapore cyber-cinematico. Pure nella seconda composizione, “Solve Et Coagula”, anche questa attorno i venti minuti di durata, il duo non si discosta poi troppo per atmosfere e coerenza della narrazione, tra emergenze auditive quasi impercettibili, dilatate arie e trasalimenti romantici. Suggestioni bene sintetizzate visivamente, inoltre, nelle foto di Francis Meslet scelte per l’artwork e intrise d’un elegante “ruin porn”. L’ambientazione da “castello abbandonato” ben s’addice infatti alle oniriche arie apparecchiate dai due sperimentatori, che sembrano finalmente aver trovato una distintiva ed efficace cifra stilistica. Nondimeno il titolo dell’album fa la sua parte nella confezione d’una simile personale mitologia: il riferimento infatti è allo psicologo Carl Gustav Jung e alle sue “riflessioni alchemiche”, un testo seminale e a sua volta ricco di forme, simboli, concetti e immagini, una sorta di passe-partout concettuale nell’evocare quello che la separazione e composizione degli opposti psichici comporta. In questo caso gli estremi tirati in ballo sono quelli di strutture musicali differenti che – tuttavia – sembrano irresistibilmente attrarsi (così come la proto-chimica alchemica può riuscire ad irretire ed ispirare anche un pensiero fortemente razionale). Numerosi sono i passaggi contemplativi ma altrettante le concatenazioni più noisy, fra digitale e analogico, con un’elettronica comunque pulsante, piena di suoni di sintesi, fluida e con effetti space. L’esatta miscelazione degli elementi messi in opera sembra essa stessa una sorta di rituale forma di conoscenza, sostanza densa e coinvolgente che attraversa quindi più generi, evocando atmosfere immersive, ricche di tensione, nebulose e spettrali.

Suspiria di Guadagnino: non un horror ma un saggio sul male – minima&moralia : minima&moralia


Recensione a Suspiria di Luca Guadagnino che affonda negli archetipi della filosofia, della psicologia junghiana, dell’esoterismo fino all’occultismo, tra l’altro condivisibile anche se non ancora esaustiva – almeno dal mio punto di vista, che continuo a indagare interiormente. Su MinimaEtMoralia.

Il film non solo merita la visione, non solo ne merita di successive, ma ispira, consapevolmente, delle riflessioni molto più interessanti e, verrebbe da dire, fatidiche dal punto di vista culturale rispetto alla vexata quaestio sull’originalità. In poche parole, chi se ne importa del genere horror, qui c’è una riflessione non banale sulla presenza degli archetipi nella contemporaneità.

Non è un film horror (in quel senso è noioso e deludente), è un saggio sul Male (e in questo senso è molto stimolante dal punto di vista intellettuale).

Ora consentitemi, dopo aver ammesso il mio errore di valutazione istintiva, di vantarmi invece di una mia lettura (credo) esclusiva: avevo ragione quando notavo nel trailer la presenza di un omaggio a Bowie e un richiamo consapevole alla gestualità rituale di Crowley. Quel gesto, non a caso, è il primo col quale si presenta al memorabile provino la protagonista: un gesto potente, carico di magia nera, una rivelazione esoterica sbattuta in faccia allo spettatore ignaro (come il nome della fermata della metro berlinese dalla quale la stessa Susie si reca all’incontro fatidico si chiama proprio Suspiria).

Ricordo che il gesto è chiamato “The Enterer”: con quel gesto non solo la protagonista entra nella scuola di danza, ma più profondamente nella rete psichica di telepatia demoniaca che scandirà in crescendo il disvelamento della sua natura.
Come direbbe Elémire Zolla, “Verità segrete esposte in evidenza”. E ha ragione Luca Valtorta quando, nella sua interessantissima intervista a Thom Yorke (autore di una colonna sonora che intelligentemente si distanzia completamente dal precedente glorioso e ingombrante dei Goblin), sottolinea l’indugio della camera sul saggio di Jung , La psicologia del transfert. Il film, infatti, è (anche) un intelligente riflessione sull’archetipo junghiano della Grande Madre.

Certo, è un tema sotterraneo (fino all’epifania finale), un fiume carsico che esplode solo dopo essere stato seppellito sotto tutti gli altri temi (puntualmente notati da molte altre recensioni): Berlino nel 1977 come luogo tragico e iniziatico del Male ma anche di Rinascita (Bowie, appunto);  il legame con la violenza contemporanea del terrorrismo (le cronache della vicenda tragica Banda Baader-Meinhof ritmano ossessivamente il crescendo della vicenda) e allo stesso tempo con la Memoria della Colpa (lo spettro allora molto più vicino del nazismo); il vincolo nemmeno tanto inconscio tra femminismo e stregoneria, come rivendicazione agguerrita del Femminile negato dalla società patriarcale (il claim del film è stato proprio lo slogan storico “Tremate, tremate /Le streghe son tornate); la condanna secca e convincente del fanatismo religioso come seme della negatività, il richiamo semplice ma agghiacciante all’attualità (“Perché tutti sono convinti che il peggio sia già passato?” chiede Susie a Madame Blanc, nel momento di massima complicità esoterica tra le due prima dell’agnizione spettacolarmente infernale del finale).

Sono anche bellissime le scene di gruppo in cui l’agnizione del Male trapela nell’apparente quotidianità delle prove. Un rapporto di forze destinato al capovolgimento (come insegna la dialettica hegeliana), in un transfert non solo psicanalitico ma propriamente magico. Carisma del resto, etimologicamente, è collegato a Grazia. Una grazia satanica, rovesciata, che diviene un potere magico. E se uniamo Energia, Grazia e Potere otteniamo quello che nella cultura indiana si appella Shakti. L’Energia Femminile Primordiale.

Arriviamo al cuore ardente del film: ben più consapevolmente gnostico della blasfemia quasi punk di Argento, Guadagnino tocca temi esoterici non come meri giocattoli estetici.
Nelle coreografie (stupende, di Damien Jalet) ci sono echi delle danze di Gurdjieff, nel sabba la citazione di Crowley si rivela come precisa e non peregrina: come nei suoi maledetti rituali, i ballerini diventano automi disarticolati, in una immonda parodia del sama, la danza rituale sufi dei dervisci (al centro il pir, ovvero l’elemento fermo e catalitico è proprio la Madre). Sia la gestualità (la Swinton tocca il punto relativo al chakra del Sahasrara sulle mani di Dakota Johnson nel momento in cui le trasmette la sua energia) che la precisione del rituale (la presenza di un Testimone maschio come nella cosmogonia induista) rivelano una conoscenza più approfondita dei rituali esoterici rispetto a mere suggestioni estetizzanti.

Nel finale, la Madre appare nel suo Doppio aspetto analizzato (guarda caso) da Jung: tremenda e vendicativa con chi attacca i propri figli, nutrita del sangue dei demoni; benevola e compassionevole, portatrice di Verità e Liberazione nei confronti delle vittime innocenti. Ma (al di là della perfezione estetica di molte scene e al compiacimento kitsch di alcune scene barocche) qui ci troviamo di fronte a un film di notevole spessore intellettuale. Un monito e un appello sulla necessità di risvegliare l’archetipo della Madre, unica via alla Rinascita.

Ultima vertiginosa digressione personale: il link citato nell’articolo, questo, indica anche una matrice gnostica dell’opera di Guadagnino, che scava e scavalca ogni banale riferimento all’occulto e spalanca una pletora paurosa di citazioni e iperlink aperti sull’insondabile delle oscurità degne del regno di uno sciamano.

Il primo Kubrick tra sperimentalismo linguistico e psicanalisi junghiana – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una bella disamina su Stanley Kubrick e la sua arte eccelsa, analizzata nei suoi inizi grazie al libro La trappola del testo. Sul primo Kubrick, di Saverio Zumbo. Un estratto significativo:

Zumbo ritiene che se le primissime opere del regista risultano contraddistinte sia da uno sperimentalismo in linea con la lezione modernista votata all’autoriflessività, che da un costante riferimento alla psicanalisi junghiana, successivamente le cose cambiano e il connubio tra sperimentalismo linguistico e i modelli interpretativi proposti da Jung si allenta: così come l’inclinazione autoriflessiva della prima produzione, pur non venendo mai meno nelle opere successive, sembra via via diradarsi e perdere in incisività, anche il riferimento profondo alla psicanalisi junghiana sembra attenuarsi lasciando il posto a rimandi freudiani.

Scrive Zumbo che Il modernismo di Kubrick deriva tanto dalla sua partecipazione alle spinte neoavanguardiste dell’epoca in cui lavora che dalla sua conoscenza delle avanguardie storiche.
«Modernismo, dunque, anche nel senso, se così si può dire, più “classico” del termine. In riferimento al fenomeno che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ha attraversato le arti avendo come trait-d’union la riflessività. In letteratura, con T. S. Eliot e James Joyce come massimi teorici, oltre che esponenti di spicco, col funzionalismo in architettura, con lo “straniamento” del teatro epico brechtiano, con le sperimentazioni della musica contemporanea, con l’astrattismo nelle arti figurative. Sintomatica, nell’ambito di queste ultime (ma nel quadro di una ricognizione estetica più generale che trascende le stesse), l’elaborazione teorica di Clement Greenberg, che afferma la necessità di una riflessione, da parte di ciascuna arte, sul medium che le è proprio, sulla sua “opacità”» (p. 15).

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Best Comics & Graphic Novels / I fumetti da leggere almeno una volta nella vita. Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

PERDERSI TRA LE EMOZIONI DEI BORGHI ITALIANI

Duplex Ride

electronic music & video

di Ruderi e di Scrittura

Storie della trazione popolare italiana

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn 🇮🇹 27 y/o ♍

✏ Drawings are the window to the soul 📚 Book cover artist ♠ Edizioni Underground? ♠ Edizioni Open ♠ Panesi edizioni 👩🎨 Facebook / Twitter / Instagram: @EvelynArtworks

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

Sabbiature Magazine

Società, costume, cultura

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: