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Archivio per Carlo Bordini

In memoria di Carlo Bordini | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani

Il mio ricordo di Carlo Bordini è indissolubilmente legato a una pasta con la zucca, una ricetta che la compagna del traduttore francese di Carlo, Olivier Favier, ci cucinò in una serata romana del 2010. A quella tavola parlammo di poesia, di traduzione, di vita e di Yves Bonnefoy come vecchi amici. Mi chiesi cosa ci facessi io fra quei grandi della poesia, eppure ero lì, accolto, abbracciato dalle chiacchiere e dalla gentilezza di Carlo. Conobbi Carlo nel modo più semplice: lessi un suo libro edito da Scheiwiller, “Sasso”. Ne fui conquistato e gli scrissi un messaggio su Facebook per ringraziarlo della sua poesia e lui mi rispose. Così, quasi fosse per lui normale rispondere ai suoi lettori con affetto e simpatia. Volle sapere di me, delle mie passioni letterarie e io, timido, gli raccontai di noi Connettivisti. Oh… Ne fu così entusiasta! Volle sapere tutto, ci lesse, ci promosse. Ricordo che scrisse anche un articolo per l’Unità per parlare di noi scribacchini del futuro. Lo ricordo tante altre volte a Roma, quando veniva alle nostre presentazioni o alle cene da Armando in San Lorenzo. Apprezzava la buona cucina e quando gli offrivamo la cena sorrideva sornione e sbottava, ho mangiato bene e gratis, che c’è di meglio?! Venne a Trieste, presentò “Memorie di un rivoluzionario timido” e tutti restammo affascinati da questo orso ciondolante, saggio oltre ogni misura e dal sorriso buono, nascosto dal suo accento romano. Una mattina ricevetti il suo “librone”, come lo chiamava lui, la raccolta completa delle sue poesie. Mi ci immersi avidamente. I “Costruttori di vulcani” era una pietra poggiata sulla mia libreria. Quando decisi di curare la collana di poesia della Kipple Officina Libraria, VersiGuasti, chiesi a Carlo di regalarmi una poesia, una sola, quella intitolata “Epidemia” per dedicargli il numero 0. Sorrise e me la regalò, dicendomi, dopo aver letto cosa scrivi capisco perché ti piace questa poesia. Come sembra attuale oggi quel testo, quasi che Carlo fosse un po’ veggente nella sua saggezza. Pochi sanno che Carlo mi regalò un’altra poesia, una piccola poesia sul matrimonio che io, a mia volta, regalai a una coppia di amici che stavano per sposarsi. La lessi io durante la cerimonia ma sentivo la voce pacata e profonda di Carlo, quasi fosse lì, con noi, a celebrare quelle nozze. Lui che così tanto valore dava all’amore. Ma oggi io non riesco a ricordare il poeta, oggi posso solo ricordare l’amico, le lunghe telefonate, le passeggiate, l’entusiasmo fanciullesco, i suoi disegnini sulle dediche ai suoi libri. Carlo mi mancherà, Carlo mancherà a tutti noi Connettivisti. Mi mancherà la sua poesia, ma mi mancherà soprattutto la sua amicizia.

Se esistesse un paradiso dei poeti, oggi Carlo Bordini sarebbe seduto a bere una birra con i più grandi e, certamente, il nostro Guido Antonelli, avrebbe qualcosa su cui brontolare. Addio Carlo, un abbraccio e, nell’inganno dei Cristiani, salutaci Guido.

 

Alex Tonelli

Morto Carlo Bordini, addio a 82 anni al grande poeta: I suoi libri restano con noi | FanPage


Stanotte è morto, penso nella sua casa romana, Carlo Bordini, poeta, attivista, letterato e una quantità di altri titoli veri, non accademici. L’ho conosciuto qualche anno, non ricordo quante volte ci siamo visti ma ho un’immagine nitida di una splendida serata al ristorante connettivista per eccellenza, finita poi in un dopo cena nel quartiere che una volta era San Lorenzo. Persona non ampollosa e disponibile, una rarità considerata invece la sua immensa cultura personale. Dispiace, davvero molto… Ciao Carlo ❤

Recensione a “Epidemia” di Carlo Bordini – Sololibri.net | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su Sololibri.net è comparsa una bella recensione a Epidemia, di Carlo Bordini, libretto digitale uscito nella collana VersiGuasti di KippleOfficinaLibraria. Un estratto dalla critica:

Ma chi nulla conoscesse di questo autore, può iniziare a leggerlo in un e-book a prezzo quasi zero del 2015, “Epidemia”, che contiene toni e temi propri di tutta la sua produzione: l’indignazione morale e la pietà per chi subisce la violenza della storia, un’orgogliosa estraneità ai compromessi e lo sdegno verso ogni sopraffazione sugli indifesi e gli ultimi.
Il testo contiene due differenti brani poetici, composti nello stile narrativo che ha spesso identificato con originalità la produzione del poeta romano: non i versi cui siamo abituati, che ubbidiscono a precise regole metriche e a figure retoriche o invenzioni fonetiche (rime, allitterazioni, anafore…). Piuttosto una prosa cadenzata da una riflessione interiore, produttrice di una modulazione ritmica.
L’epidemia di cui si parla nella sezione di apertura ha evidenze sia materiali e fisiche, sia metaforicamente ideali. Prendendo spunto dal contagio della mucca pazza che interessò gli allevamenti bovini italiani nel 2001, Bordini compie un’operazione linguistica straniante e provocatoria, sostituendo al termine “capo” (usato asetticamente negli articoli giornalistici dell’epoca per definire la bestia malata), la parola “schiavo”, quasi a indicare che animali e esseri umani costretti in cattività e subordinati alle esigenze del mercato, rispondono allo stesso tragico destino di assurda e ingiustificata violenza. Nessuno è innocente, sembra suggerire l’autore: chi si nutre di carne, chi la commercia, chi macella, chi svende corpi umani.

La rabbia, la pena, la frustrazione che il poeta prova all’idea della catastrofe irragionevole e spietata che attende l’umanità, si mescola all’amarezza di altri ragionamenti più immediatamente politici: una finanza capitalistica impazzita, il surriscaldamento climatico, l’utopia pacificamente rivoluzionaria dei giovani manifestanti a Genova contro il G8 repressa nel sangue nel 2001. Tutto appare ingiusto, crudele e incomprensibile, al punto che gli sembra preferibile sparire, avendo portato a termine la sua parabola esistenziale: “se fossi morto non avrei perso nulla”.
Alex Tonelli, nella sua empatica prefazione, intuisce nelle parole di Carlo Bordini il senso di un’impotenza disperante, che si interroga sull’assurdità di esserci, qui e ora, per non esserci improvvisamente più subito dopo, in un’epidemia fisica e mentale che conduce “all’inutilità manifesta del nulla”.

La quarta

L’epidemia è la forza della natura che più di tutte costringe l’essere umano a interrogarsi sul senso e sul valore della vita. Com’è possibile dare un significato all’esistenza, quando intorno le persone muoiono in un numero così grande da non poter essere contate? Quando non si è altro che il dato statistico di una carneficina senza colpevoli, né colpe? Carlo Bordini si è interrogato e interroga il lettore sul senso della vita, sul suo valore e, come in una reale sanguinaria epidemia, la sola risposta possibile a tutte le mormorate domande è quel vago senso di assurdità impotente, d’inutilità manifesta. Del nulla.

L’autore

Carlo Bordini è nato a Roma, dove vive, nel 1938. Ha insegnato storia moderna presso l’università di Roma “La Sapienza” specializzandosi in storia dell’amore. Ha pubblicato diversi libri di poesie con gli editori Barbablu, Empirìa e Scheiwiller.
Tutte le sue poesie fino al 2010 sono state raccolte nel volume: I costruttori di vulcani – Tutte le poesie 1975-2010, Luca Sossella editore. Ha pubblicato in inglese l’e-book di poesie Gestures, e in tedesco l’e-book Gedichte. Due volumi in francese sono stati pubblicati dall’editore Alidades, e altre poesie sono presenti sul sito Dormirajamais di Olivier Favier.
Ha pubblicato, in prosa: Pezzi di ricambio, Empirìa (racconti e frammenti). Manuale di autodistruzione, Fazi. Gustavo – una malattia mentale (romanzo), Avagliano. Ha curato, con altri, Dal fondo, la poesia dei marginali, Savelli, ristampato da Avagliano; e Renault 4 – Scrittori a Roma prima della morte di Moro, Avagliano.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Carlo Bordini, Epidemia
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 19 – 0.95
€Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-20-2

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castel porziano, 1: intervento di carlo bordini all’incontro upter del 10 giugno 2019 | slowforward


Su SlowForward un intervento di Carlo Bordini sulla poesia che si è fatta e letta in Italia nei decenni 60-70. Un estratto significativo:

Dopo il 68, in cui la contestazione giovanile aveva compresso la cultura tout court, e in cui era importante fare la rivoluzione e non era importante scrivere, negli anni 70 c’è un ritorno alla poesia, con una forte influenza del vissuto. Sullo sfondo figure carismatiche come Amelia Rosselli, Pasolini, e altre figure di prima grandezza come Pagliarani, Caproni, Roversi e tanti altri. Sullo sfondo il gruppo 63 (ormai sono passati dieci anni) che, pur mantenendo per molti il suo prestigio, appare un po’ ingrassato, un po’ invecchiato. Nascono molti poeti giovani.

Nel 1977 esce un libro bellissimo: sonetti d’amore per king kong di Gino Scartaghiande: un modo nuovo e rivoluzionario di esprimersi. Libro poi rifiutato dall’autore. Invettive e licenze di Dario Bellezza esce nel 1971, Somiglianze di Milo de Angelis esce nel 76. Nel 76 esce Il disperso di Cucchi. Negativo parziale di Attilio Lolini è del 74. Area di rigore di Zeichen è del 74.

C’è una presenza nuova della poesia nei movimenti giovanili, dopo l’ubriacatura ideologica; si leggono poesie nelle assemblee, Lotta Continua pubblica ogni giorno almeno una poesia, spesso anonima, i volantini escono spesso con citazioni di Brecht, è in voga Ginsberg e il movimento beat (Gregory Corso è in Italia). Nel 78 pubblico con Antonio Veneziani Dal fondo, La poesia dei marginali, duramente contestato dall’establishment culturale e venduto in migliaia di copie, libro che testimonia il fenomeno della poesia diffusa.

Negli anni 70 durante molti anni Elio Pagliarani tiene a Roma il suo laboratorio di poesia, affollato di giovani poeti. Il teatro d’avanguardia ha in Italia negli anni 70 il suo periodo d’oro.

Si moltiplicano le letture di poesie, affollate di giovani: è un fatto nuovo. Si moltiplicano i gruppi di poeti. A Roma si forma un piccolo gruppo che si dà per nome “Poesia nel movimento”, in cui si leggono e si discutono le poesie che vengono scritte dai singoli membri. Questo gruppo funziona dal 75 al 78 e fa due pubblicazioni collettive. Ne fanno parte, oltre al sottoscritto, Renzo Paris, Bianca Maria Frabotta, Giovanna Sicari, Gino Scartaghiande, Tommaso Di Francesco. In questo momento di fermento culturale Cordelli e Carella decidono di organizzare il megaevento di Castel Porziano. Invitati i migliori poeti italiani (io non sono stato invitato perché molti mi consideravano ancora un selvaggio) e molti stranieri illustri (in particolare i poeti beat e poeti come Evtuscenko). Un po’ invecchiati. Il movimento beat è degli anni 50. Howl (Urlo) è pubblicato negli USA nel 56. Evtuscenko è un ex ribelle diventato un guitto. La poesia che lesse era a dir la verità spaventosamente mediocre e retorica. La distanza tra la ribellione e la retorica è un passo.

Pubblico immenso, formato in grande maggioranza da membri dei movimenti giovanili, contestatori, autonomi, indiani metropolitani, e post-sessantottini di tutti i generi. Molti giovani poeti tra il pubblico.

difesa berlinese, di carlo bordini: oggi, 4 marzo, a roma | slowforward


Oggi 4 marzo, alla libreria Tomo in via degli Etruschi 4, Roma, alle 19.30 viene presentato Difesa berlinese, ultima fatica di Carlo Bordini che affida ai flutti del suo tempo i ricordi che l’hanno reso ciò che ora è. – Via SlowForward.

La difesa berlinese è un’antica apertura del gioco degli scacchi, elaborata nell’Ottocento e oggi nuovamente in auge, in cui il nero si difende attaccando il centro. Questa difesa gli permette di raggiungere, fin dall’inizio, una posizione di sostanziale parità col bianco.

Questo può prestarsi alla metafora della situazione umana di chi è costretto a lottare in condizioni di inferiorità contro un avversario più forte, e sa di non poter vincere. È una forma di resistenza per continuare a vivere e per non soccombere. I personaggi presenti in questa raccolta sanno, infatti, di non poter vincere. Ma in qualche modo cercano di resistere. La loro, naturalmente, può anche essere una lotta contro se stessi.

***

Sono sempre stato un ribelle e anche un timido nello stesso tempo. Dico questo per spiegare perché per me la parola “letteratura” è sempre stata sinonimo di qualcosa di odioso e di disprezzabile. Perché in essa ho sempre sentito la presenza dell’istituzione. Sempre per questo problema di odio e di timore nei confronti del padre mi sono identificato per lungo tempo con un gruppo trotskista ultraminoritario e anche per questa ragione ho avuto, all’interno della vita letteraria, una tendenza all’isolamento e una preferenza spiccata per situazioni piuttosto marginali.

Ho cominciato a scrivere molto giovane, ma non volevo pubblicare. Così come non volevo lavorare e in genere avevo difficoltà nelle situazioni personali. Per me scrivere era l’unico modo per avere un po’ di vita, l’unico modo per respirare.

Ho smesso di scrivere tra i 24 e i 32 anni, quando mi sono identificato con un progetto politico, e quando l’ho lasciato mi sono rimesso a scrivere. Quando ho deciso di pubblicare, nel 1975, non conoscendo nessuno, l’ho fatto con un ciclostilato. La mia scrittura ha suscitato l’interesse di due dei più importanti letterati del tempo (leggi: Fortini e Siciliano). Con la mia incapacità di capire la vita e con la mia negatività assoluta nei confronti delle pubbliche relazioni me li sono giocati in poco tempo. È iniziato così un lungo periodo di apnea e di marginalità. Questa solitudine mi era però necessaria, perché diventare un loro protetto e quindi in qualche modo anche un loro allievo, con l’insicurezza che mi ha sempre caratterizzato, questo l’ho capito dopo, mi avrebbe rovinato, mi avrebbe sostanzialmente condizionato, e mi avrebbe impedito di trovare quella parte di me che sono riuscito a trovare.

Un padre ti condiziona sempre. Soprattutto me, che non sono mai sicuro. Altri magari potrebbero sopportare il peso di un padre. Io no. Per questo, in definitiva, ho sempre rifiutato di avere un maestro. I movimenti e cenacoli letterari mi hanno interessato poco, e sempre per poco tempo. Non ho mai voluto imitare nessuno.

Credo che la mia sia una scrittura schizofrenica, e credo che ogni forma d’arte, quando funziona, riesca a raggiungere quella che io voglio chiamare qui “iperverità”. Schizofrenica, nel senso che cerca di mettere insieme vari registri, di seguire il ritmo del pensiero, che vaga con libertà e con completa illogicità. Alcuni mi definiscono un poeta narrativo, altri un poeta sperimentale. A me vanno bene tutte e due le definizioni, ma non completamente.

Difesa berlinese verrà presentato da Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni e Gianluigi Simonetti; qui l’evento FB. Chi può vada!

Carlo Bordini e la sua Epidemia, per Kipple Officina Libraria | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria è lieta di presentare Epidemia, di Carlo Bordini, una nuova avventura poetica – in versione digitale – per la collana VersiGuasti, interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica.

cover(1)L’epidemia che Carlo Bordini racconta nella sua poesia “Epidemia” non è solo un pretesto per indagare ancora più a fondo l’umana natura, ma è soprattutto uno schiaffo al lettore, alla sua indifferenza, alla sua presunzione constante d’innocenza e di non-responsabilità. L’epidemia non è più solo un ricordo di epoche passate, pre-scientifiche e pre-mediche, l’epidemia è qui, nel nostro presente, nelle nostre città, viva e furente.

Ringraziamo Luca Sossella Editore per la gentile concessione di questa poesia, scritta nel 2001 da Carlo Bordini, precedentemente inclusa nella silloge poetica “I costruttori di vulcani”.

L’epidemia come una forma di apocalisse

Partendo dai ritagli di giornale che hanno raccontato l’epidemia della mucca pazza del 2001, Carlo Bordini sostituisce alla parola “capo” (inteso come l’animale da macello) la parola “schiavo”. L’effetto è immediatamente disturbante: “Tutti gli schiavi che si trovavano in un raggio di tre chilometri dai siti ove l’infezione è stata riscontrata, saranno inceneriti. La campagna di abbattimento, cui collaborano le forze armate, ha ricevuto il beneplacito della categoria degli allevatori, che ha espresso il suo sostegno per questi provvedimenti, definiti terribili quanto necessari”.

Non sono più bestie quelle che muoiono a migliaia, ma schiavi. E dunque, con scandalo enorme, esseri umani. Sono persone che qui e ora, in questo presente giornalistico, muoiono uccise da un morbo inaudito. Così viene spazzata via l’indifferenza, la non-cura, la lontananza dal dolore; ciò che resta è un’incredula empatia, una destabilizzante condivisione, un’inaccettabile personificazione. Questo è il destino dell’uomo, sembra dirci Carlo Bordini: la fine.

La quarta

L’epidemia è la forza della natura che più di tutte costringe l’essere umano a interrogarsi sul senso e sul valore della vita. Com’è possibile dare un significato all’esistenza, quando intorno le persone muoiono in un numero così grande da non poter essere contate? Quando non si è altro che il dato statistico di una carneficina senza colpevoli, né colpe? Carlo Bordini si è interrogato e interroga il lettore sul senso della vita, sul suo valore e, come in una reale sanguinaria epidemia, la sola risposta possibile a tutte le mormorate domande è quel vago senso di assurdità impotente, d’inutilità manifesta. Del nulla.

L’autore

Carlo Bordini è nato a Roma, dove vive, nel 1938. Ha insegnato storia moderna presso l’università di Roma “La Sapienza” specializzandosi in storia dell’amore. Ha pubblicato diversi libri di poesie con gli editori Barbablu, Empirìa e Scheiwiller.

Tutte le sue poesie fino al 2010 sono state raccolte nel volume: I costruttori di vulcani – Tutte le poesie 1975-2010, Luca Sossella editore. Ha pubblicato in inglese l’e-book di poesie Gestures, e in tedesco l’e-book Gedichte. Due volumi in francese sono stati pubblicati dall’editore Alidades, e altre poesie sono presenti sul sito Dormirajamais di Olivier Favier.

Ha pubblicato, in prosa: Pezzi di ricambio, Empirìa (racconti e frammenti). Manuale di autodistruzione, Fazi. Gustavo – una malattia mentale (romanzo), Avagliano. Ha curato, con altri, Dal fondo, la poesia dei marginali, Savelli, ristampato da Avagliano; e Renault 4 – Scrittori a Roma prima della morte di Moro, Avagliano.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex “Logos” Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Carlo Bordini, Epidemia
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 19 – 0.95
€Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-20-2

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Poesia + fantascienza = futuro «connettivo» | L’Unità


Su L’Unità è comparsa una segnalazione al Connettivismo da parte del poeta Carlo Bordini (che non ha certo bisogno di presentazioni). È un’altra bella iniziativa che ci omaggia e inorgoglisce, oltre che arricchisce di spunti nuovi da sviluppare. Grazie Carlo, grazie a tutti i coinvolti nell’impresa.

Il movimento connettivista, nato in internet nel 2004, e composto esclusivamente da giovani, è nato come movimento letterario, ed è ad oggi conosciuto soprattutto dagli amanti del genere della fantascienza; ma, se la science fiction rappresenta l’humus di origine, gli autori connettivisti sono oggi attivi anche su molti altri campi come la poesia, la musica, l’arte e la cinematografia. Una produzione ormai vasta quella del movimento: all’attivo ad oggi vi sono tre antologie di racconti, una silloge poetica, diciassette numeri della rivista NeXT, la loro Révolution Surréaliste, due premi Urania vinti, una fanzine on-line http://www.next-station.org, cortometraggi, reading per tutta Italia, romanzi e blog personali. L’idea base del movimento, pur nella differenziazione dei singoli autori, è che, in sintonia con la grande tradizione della fantascienza americana, al mondo è negato ormai un vero futuro; ma il problema è andare oltre, oltre questa mancanza di futuro e di speranze, e, in questo senso, questo movimento va oltre il catastrofismo della fantascienza classica per legarsi assai fortemente alla condizione giovanile contemporanea.

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