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Anarres, ecco il terzo numero della rivista di studi sulla fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del terzo numero di Anarres, la rivista di studi sulla Fantascienza, diretta da Salvatore Proietti. L’ebook è acquistabile sugli store online, in particolare su quello dell’editore DelosDigital.

La periodicità media è un po’ meno di un numero ogni due anni. Ma vale la pena di aspettare per questa rivista sofisticatissima diretta da Salvatore Proietti, un vero gioiello nel mondo dello studio della fantascienza. Collaboratori d’eccezione – in questo numero per esempio Carlo Pagetti, Brian AtteberyDaniela Guardamagna, Alessandro Fambrini, Tom Moylan, David Ketterer, Salvatore Proietti stesso e tanti altri, tutti titolari di cattedre universitarie e autori di numerose pubblicazioni sulla fantascienza e in generale la letteratura americana.

Questo numero di Anarres è unificato dall’attenzione verso dialoghi letterari e culturali, interazioni tra testi, fasi storiche, tradizioni nazionali. Innanzitutto, è un dialogo collettivo e transnazionale quello intrapreso con Ursula K. Le Guin da chi ha partecipato al forum dedicato al suo ricordo, da Raffaella Baccolini a Eleonora Federici, Carlo Pagetti, Salvatore Proietti, a prestigiosi ospiti internazionali come David Ketterer, Joseph McElroy e Tom Moylan.

Brian Attebery, riprendendo dalla biologia il modello dei mitocondri, presenta la SF, in particolare quella delle donne, come un “book club”, libri che cooperano scambiando motivi, concetti, omaggi, e che si rendono possibili a vicenda, le revisioni anche modi per dare nuova vita alla memoria di testi e scrittrici (e scrittori) precedenti. E i book club sono molti, dagli Inkling alle reti testuali di autrici che coinvolgono Le Guin, Tiptree, Fowler, Atwood, Russ, Haraway, fino alla scena odierna.

Roberta Mori legge il rapporto di Primo Levi con la critica italiana contemporanea, rivelatore sia di inattese consonanze sia di tanti preconcetti: ma davanti al dialogo sovente negato, Levi ne instaura uno con la SF che leggeva.

Anche quello tracciato da Alessandro Fambrini per Franz Fühmann, importante voce anche fantascientifica nel dissenso della Germania Est, è un dialogo possibile con figure inglesi e americane come Pohl & Kornbluth e Naomi Mitchison.

La conversazione è letteralmente la forma scelta dal compianto Riccardo Valla, in collaborazione con Antonino Fazio, per parlare dell’intrico concettuale costituito da scienza, magia, religione, fantascienza, fantasy.

Scrivendo su J.R.R. Tolkien, Proietti ipotizza una visione giustificata dai riferimenti teorici alla forma intrinsecamente dialogica del folklore, leggendo apertura e incompiutezza come intrinseche alle sue affabulazioni – una strada seguita da una parte della fantasy statunitense d’oggi.

Con recensioni di Fazio, Proietti, Giovanni De Matteo e Daniela Guardamagna.

H.P. Lovecraft, ateo per grazia di Cthulhu – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Walter Catalano su Lovecraft e il suo pensiero riguardo la religione e sul suo presunto o vero razzismo. Interessante perché la trattazione, che in realtà è una recensione a Contro la religione. Gli scritti atei di H.P. Lovecraft, raccolta di lettere dello stesso HPL a cura di S.T. Joshi, prefazione di Christopher Hitchens, postfazione di Carlo Pagetti, è uno sguardo che va ben aldilà dei temi politici cui spesso si vogliono trattare alcuni argomenti del Fantastico. Un estratto:

È davvero un piacere vedere Lovecraft finalmente ricollocato in una prospettiva criticamente significativa ed estranea a distorsioni e strumentalizzazioni ideologiche. Ed è un piacere altrettanto grande rileggere nella postfazione di un testo dedicato ad HPL, il nome di Carlo Pagetti, che è stato forse in assoluto uno dei primi studiosi italiani, con Giorgio Manganelli, a introdurre e commentare – in termini obiettivi e imparziali, da studioso per l’appunto – l’opera del Visionario di Providence già nel lontano 1967. I demagoghi letterari destrorsi che da decenni si sono appropriati proditoriamente dell’esegesi lovecraftiana (come, per motivi analoghi, hanno tentato di fare anche con Tolkien), per fortuna, devono necessariamente tenersi alla larga da un libro come questo. Il presunto Lovecraft “antimoderno” – come pretende una rivistuccia afferente a quel sottoscala politico che, definitasi di “prospettive antimoderne”, ha già rietichettato e tentato di smerciare, oltre a Lovecraft e Tolkien, anche Buzzati, Borges, e perfino Charles Bukowski… -, il “paladino della tradizione” (anzi Tradizione, con la T maiuscola, non ci sbagliamo…) riveduto e corretto da tali interessati glossatori, con tanto di immancabile e presuntiva (oltre che presuntuosa) citazione da Julius Evola, ha assai poco a che vedere con il signore totalmente ateo, materialista, scientista e positivista che emerge da questa fondamentale raccolta di scritti.

Una silloge di saggi e lettere comprese fra il 1916 e il 1936, cioè tra la prima gioventù e l’immediata vigilia della morte precoce dello scrittore, sufficiente da sola a far tacere per sempre tutti gli evolomani antimodernisti. Questo libro sull’ateismo militante di Lovecraft, assemblato da S.T. Joshi – il maggiore studioso lovecraftiano a livello internazionale – e provvidenzialmente tradotto e pubblicato in italiano da Nessun Dogma, l’interessantissimo progetto editoriale avviato dall’Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, ha, in particolare nel nostro paese, un valore non solo storico e filosofico ma anche, e forse soprattutto, politico: contribuisce infatti – oltre che ad affermare in senso generale, un punto di vista laico, razionale e, perché no, saggiamente anticlericale – anche, in termini più particolari e specifici, a quella “defascistizzazione” di Lovecraft da tempo auspicata e condotta da molti, come è avvenuto e sta avvenendo anche nei confronti di Tolkien.

Così come i neofascisti Campi Hobbit dei primi anni ’80, ben poco hanno mai avuto a che vedere con i poveri Bilbo, Frodo e compagni, anche lo sgradevole razzismo giovanile (sottolineare l’aggettivo giovanile è fondamentale) di Lovecraft non lo rende necessariamente uno scherano del razzismo “spirituale” di Evola e camerati. Il termine stesso, “spirituale”, abusato dai tradizionalisti integrali, faceva, è dimostrato in questo libro, letteralmente imbestialire o scompisciare il Visionario di Providence: per lui non esiste alcuno spirito, solo la materia, perfino il suo razzismo – nei momenti in cui innegabilmente c’è stato – era assolutamente fisico e materiale; perfino gli esecrabili “dei” extraterrestri dei suoi racconti, non avevano assolutamente nulla di “spirituale”. Lasciamo parlare lo stesso HPL in un passo a caso del libro, lettera a Frank Belknap Long del 1929: “C’è da ridere! La verità è che la scoperta dell’identità della materia con l’energia (e della sua conseguente mancanza di intrinseca e vitale differenza dallo spazio vuoto) è un assoluto colpo di grazia al mito primitivo e sconsiderato dello ‘spirito’. Questo poiché la materia, così appare, è in effetti esattamente ciò che lo ‘spirito’ si è sempre pensato che dovesse essere… Se un mistico pensa che la materia abbia perso le sue proprietà conosciute poiché è stata scoperta essere costituita da energia invisibile, che gli si faccia allora leggere Einstein e che cerchi di applicare la sua nuova concezione facendo andare a sbattere la sua testa contro un muro di pietra…”.

Come, a questo proposito, sottolinea giustamente anche Pagetti nella sua bella postfazione, notando la contiguità cronologica ma non ideologica fra il fiorire della narrativa lovecraftiana e la rinascita del suprematismo bianco: ”nell’ideologia sventolata dal Ku-Klux-Klan spiccava anche il rifiuto totale dell’evoluzionismo darwiniano, apprezzato invece da HPL. Semmai le parate in costume degli adepti al KKK… fanno pensare a una sfilata di mostri lovecraftiani…”. Un Lovecraft talvolta razzista quindi – e di questo riparleremo – ma assolutamente non “antimoderno” (almeno non certo nel senso voluto dall’evoliana “Rivolta contro il mondo moderno”, infarcita di fumoserie mitologiche ed esoterismi pseudo-iniziatici, come piacerebbe agli “agit-prop” reazionari).

Nessun Dogma presenta “Contro la religione” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Contro la religione, volume che raccoglie gli scritti atei di H.P. Lovecraft. Il libro è a cura di S.T. Joshi. Prefazione di Christopher Hitchens, postfazione di Carlo Pagetti.

La fama di H.P. Lovecraft cresce costantemente nel tempo, e allo stesso modo cresce l’apprezzamento dei suoi lettori. Tuttavia, non molti di loro sono a conoscenza del suo conclamato ateismo e della sua lontananza dalla religione, che il creatore di tanti mondi inesistenti ribadiva in numerose occasioni.

Contro la religione contiene dunque gli scritti – pubblici e privati – in cui Lovecraft si è interrogato sulla funzione della religione, sul suo rapporto con la scienza, la realtà e l’indifferenza del cosmo, sulle ragioni della sua scelta atea. Non senza avanzare tesi a volte estremiste, a volte superate, a volte incredibilmente attuali. E spesso controverse, in perfetta coerenza con la sua personalità.

Questa traduzione colma quindi un grande vuoto, e sarà senz’altro apprezzata da tutti coloro che hanno amato i romanzi e i racconti del grande scrittore. Forse li ameranno ancora di più, una volta conosciuto il suo universo filosofico.

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