HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per CarmillaOnLine

The show must go deeper inside – Carmilla on line


Il capitalismo che ci descrive Debord è ancora quello in cui viviamo? Sì e no verrebbe da dire. Il mondo di Debord è in effetti quello della società affluente, del consumismo. È il mondo del gigantismo industriale e della crescente automazione dei processi produttivi che lascia presagire il riscatto dell’umanità dalla schiavitù del lavoro come conseguenza della continua crescita della produttività. Siamo ai tempi del trionfo del keynesismo, dell’intervento statale in economia e ciò faceva sostenere a Debord che la storia si era incaricata di smentire l’incompatibilità tra riformismo e capitalismo. Debord condivide con il suo tempo un certo ottimismo tecnologico e anche per questo considera che la contraddizione fondamentale del capitalismo sta nella miseria della vita e non nella vita economicamente misera.Oggi trionfa il neoliberismo. Le leggi del mercato sono di nuovo il parametro di riferimento indiscusso. Nell’Occidente sviluppato torna la vita economicamente misera. Però, e qui sta l’interessante, si mantiene al contempo lo spettacolo dell’economia abbondante. La merce continua le sue performance spettacolari anche quando il suo consumo abbondante sfugge vieppiù a fette rilevanti della popolazione. Come è possibile? Nei Commentari alla Società dello spettacolo, pubblicati nel 1988 a circa vent’anni di distanza dall’opera principale, Debord sostiene che la principale novità da registrare sta nel fatto che il dominio spettacolare ha potuto allevare una generazione sottomessa alle sue leggi. Oggi possiamo parlare di diverse generazioni sottoposte a questo dominio, generazioni per le quali il godimento alienato derivante dallo spettacolo della merce è diventato una realtà incontestabile, una sorta di inalienabile diritto/dovere all’alienazione. Debord rimane però legato all’idea che l’individuo è riconosciuto come persona, dotata di diritti, solo sotto il travestimento di consumatore/spettatore mentre lo stesso individuo in quanto operaio viene disprezzato. Ma possiamo ancora tenere questa rigida distinzione tra produttore e consumatore dal momento in cui gli attributi antropologici dello spettatore sono assurti con il tempo a una sorta di seconda natura? O, piuttosto, possiamo ipotizzare che la società sia risuscita a inventare, nella sua dimensione spettacolare, un linguaggio comune tra consumatore e produttore?

Questa interessante riflessione è su CarmillaOnLine, ed è introduttiva a tutta una serie di considerazioni sulla nostra società, sui media, sui significati e ruoli che ogni componente del nostro vivere quotidiano assume nei vari contesti situazionisti. Insomma, un modo per chiarirsi le idee, o più probabilmente per complicarsele.

Annunci

Goodbye articolo 18 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un testo di Roberto Gastaldo che mette bene in evidenze le ansie di chi, dipendente di un’azienda da molto tempo, quindi da prima che decadesse l’art. 18, comprende quanto sia poco tollerato il suo status di privilegiato, quanto è poco gradita la condizione di chi è ancora protetto dai licenziamenti estemporanei derivati dai malumori del mercato, del Capo, delle tangenti che sanno di mafioso e quindi di libero mercato, dai premi produzione dei dirigenti, dai risparmi sul badget, da una quantità incalcolabile di elementi scaturiti dalla fogna istituzionalizzata del mercato senza regole, tipica follia capital-liberista di chi è dedito solo al culto inumano del business. Ecco l’incipit significativo:

Rileggi ancora una volta il testo prima di stamparlo, controllando che ci sia tutto: il nome corretto, la data di oggi, quella dell’ultimo giorno di lavoro, le condizioni concordate per il preavviso. Sembra tutto a posto, lanci la stampa in tre copie e attraversi l’ufficio per raggiungere la stampante. Il tuo diaframma ha una mobilità ridottissima, in compenso il polso sarà quasi a cento. Presi dal vassoio i tre fogli li rileggi ancora una volta, li firmi tutti e tre e poi ti avvii all’ufficio del capo per avere anche la sua firma. Le condizioni sono quelle concordate, non avrebbe alcun senso che cambiasse idea, però il polso accelera ancora di qualche battito.
Tre mesi fa neanche ci pensavi. Non che fossi contento del tuo lavoro o del trattamento che ti riservavano i tuoi superiori ma, insomma, avevi un contratto vecchio, con ancora l’articolo 18, e vecchio lo stai diventando anche tu e quindi più restio al cambiamento e contemporaneamente meno appetibile per le aziende.
E allora aggrappati saldo alla tua ditta e quando arrivano le palate di merda tappa la bocca e gli occhi (il naso non puoi, le mani ti servono per aggrapparti) e trova il modo di respirare e non scivolare. Solo che quando si accorgono che la merda non basta arrivano anche le mazzate e se le prime, più leggere, le hai sopportate, a questo giro non potevi farlo.
«Lunedì sei su un nuovo progetto, a Borgosesia».
Quando il capo te l’ha detto tu, appena chiusa la telefonata, hai controllato sulla mappa dove fosse Borgosesia. Pensavi di ricordarti male invece no, era proprio dove credevi. Un controllo con viamichelin: da casa tua a Torino un’ora e quarantacinque minuti, sola andata, da moltiplicare per due e ripetere per ogni giorno lavorativo dell’anno, sempre che non si trovi traffico o nebbia, cosa che attraversando in inverno le risaie del vercellese richiede una certa fortuna. Un incubo. Quella sera, a casa, avevi aperto linkedin e iniziato a spedire curriculum.
Poi non c’eri andato a Borgosesia. A quelli del progetto non eri piaciuto e allora la prospettiva era diventata Milano, dall’inizio del mese dopo, tempi di viaggio più o meno gli stessi, forse possibilità di usare il treno. Poi l’ipotesi era ancora cambiata: una settimana a Torino una a Padova, per un paio di mesi, più avanti forse Milano, come detto, o forse qualcos’altro ancora, “si vedrà in base alle esigenze”. Esigenze dell’azienda, ovvio, mica pretenderai di averne tu, o tuo figlio che va alla materna e col papà ci vorrebbe giocare. Mentre aspettavi di essere spostato come una stampante (d’altronde non si dice ‘risorse’, anche se si concede ‘umane’?) avevi inserito nelle tue giornate un nuovo appuntamento serale, subito dopo la cena: quello della ricerca di offerte di lavoro. Niente di troppo impegnativo, solo una mezz’oretta al giorno, una bazzecola in confronto ai tempi di viaggio che avevi di fronte.
E comunque alla fine ci sei arrivato, a trovare una via di fuga. Un po’ di corse in giro per la città a fare primi, secondi, terzi colloqui, di persona, in videochiamata, al telefono, mancava solo un colloquio via chat e poi le avevi provate tutte. Situazioni ridicole, però alla fine han funzionato: ora hai un altro impiego e puoi dare le dimissioni. Che poi le dimissioni vere, quelle sul sito dell’INPS, le hai già date, però l’azienda vuole che tu segua una sua procedura, e tu – che devi convincerli a non farti pagare il mancato preavviso – non puoi fare altro che accontentarli. Anche se questo ha significato un prolungato inseguimento dei tuoi capi per costringerli a parlarsi davanti a te, in modo che il loro non volersi prendere la responsabilità di decidere di rifiutarti il ‘condono’ li portasse a un silenzio assenso alla soluzione che avevi proposto.

Il gabinetto del dottor Lajthay – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un approfondimento di Tutto quel buio, nuovo romanzo di Cristiana Astori che ho già segnalato qui.

Quanto detto basterebbe da solo a far riconoscere ottimi motivi di fascinazione nel romanzo di Astori. A rafforzarli è però un altro elemento: il fatto cioè che in parallelo all’indagine di Susanna anche l’autrice finisca col condurne una propria sul film perduto, con risultati – a dispetto del suo understatement o forse anche grazie a quello – piuttosto clamorosi. In seguito alle sue indagini per Tutto quel nero veniva infatti ritrovato il film “impossibile” con Soledad Miranda (in macchina assieme al marito, sulla stessa strada presso Lisbona dove i due avranno anni dopo l’incidente a lei fatale), già considerato pura leggenda da gran parte della critica; in seguito alle ricerche per Tutto quel blu riemergeva il perduto L’autuomo. Per Tutto quel buio l’autrice si è avvalsa della consulenza di una delle massime autorità sul Drakula halála, Gary D. Rhodes dell’Università di Belfast, che le “ha recentemente rivelato di aver trovato altro materiale, proprio in quel di Budapest: la scoperta ci fa sperare che prima o poi venga alla luce anche questa pellicola, o almeno una parte significativa di essa”. Confidiamo in Susanna.

L’intreccio delle realtà, vere e finte – e cos’è vero e cosa è finto? – sembra fluire dalla penna della Astori in un intreccio infinito, amabile, stordente. Se non l’avete mai letta, non fatevi scappare questa meravigliosa autrice.

Estetiche del potere. Comunità a tempo determinato, mercificazione e politica simbolica – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una ricerca approfondita sui Reality TV e sulle dinamiche che vi sottendono; viene posto l’accento sull’identificazione dello spettatore con il personaggio interprete di tali degradanti spettacoli, specchio di una società non proprio malata, quanto marcescente.

Vanni Codeluppi nel saggio Il divismo. Cinema, televisione, web (Carocci, 2017), lascia presagire tali considerazioni generali: nel reality lo spettatore si trova contemporaneamente davanti e dentro allo schermo. «Il modello del reality show però ha successo principalmente perché tra il flusso della vita quotidiana e il flusso televisivo esiste una naturale affinità. Entrambi si basato infatti sull’idea di contemporaneità, di evento che si svolge proprio nel momento in cui lo si sta guardando» (p. 46). Per certi versi il reality porta a compimento la promessa televisiva di catturare e restituire allo spettatore la realtà mentre questa si svolge. Tutto appare imprevedibile, apparentemente senza rispettare un copione prestabilito, e ciò produce nello spettatore l’impressione di avere il controllo su tale imprevedibilità, cosa che non ha nella vita reale. Nei reality lo spettatore guarda e si guarda, si sente giudicato e giudica. «Ne deriva che tra lo spettatore e la realtà rappresentata si ricostruisce, seppure filtrato attraverso lo schermo, quel rapporto basato sulla reciprocità che, secondo Simmel [Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia, Feltrinelli, 1983], si trova alla base della vita sociale e rappresenta probabilmente una delle ragioni del successo ottenuto oggi dal genere reality» (p. 47).

Uomini d’Odore – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la proposta del lunedì di Alessandra Daniele. Interessante, al di là delle considerazioni elettorali interne, questo passo:

Il capitalismo s’è dimostrato incompatibile con qualsiasi forma di democrazia che non sia solo un inutile Beauty Contest che si limita a sostituire un frontman con un altro.
Un Cazzaro con un altro.
Nessun reale cambiamento può più scaturire dall’urna elettorale, perché è una slot machine truccata.

A supporto di ciò, il corollario finale:

Nessuno dei partitini fuori dalle coalizioni farlocche a parte LeU ha qualche possibilità di superare lo sbarramento al 3% del Cacarellum, che sta lì proprio per questo. L’appello al “voto utile” però non ha senso, perché nessun voto è utile.
E l’astensione è altrettanto inutile.
Lo sarebbe anche se raggiungesse il 100%.
Il governo uscente resterebbe in carica con una prorogatio d’emergenza, poi si tornerebbe a votare.
E stavolta magicamente dai computer del Viminale salterebbe fuori qualche milione di voti equamente distribuiti per consentire la formazione d’un altro Governissimo di salvezza nazionale. Poi una riforma elettorale bipartisan introdurrebbe il voto elettronico.
E il problema sarebbe definitivamente risolto.
Come tutti gli altri. Il fascismo è morto, la mafia non esiste, la crisi è finita.

Ma è proprio ciò che non è vero: il fascismo è esercitato dal regime liberista mondiale, di cui la mafia è un sistema perfettamente complementare e coerente; la crisi non può finire, l’entropia regola tutto. Siamo sotto una dittatura planetaria totale e inattaccabile, qualcosa che ci sta mangiando ogni oncia della nostra esistenza e vitalità. Siete davvero certi che dietro tutto ciò non ci sia Cthulhu? Non c’è più nulla da governare (lo fanno i grossi sistemi economici, ovvero il pantheon lovecraftiano e non più gli Stati) e per coloro che fanno politica è rimasto soltanto l’amministrare le briciole.

La Difesa della Razza – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il fulminante pezzo del lunedì di Alessandra Daniele. Lucido e cinico, come è la realtà.

“La percezione del problema immigrazione è dieci volte superiore ai dati reali”.
Alessandra Ghisleri, sondaggista
“Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà”.
Philip K. Dick

Si stava parlando un po’ troppo di tasse, argomento sul quale gli italiani sembrano giustamente non credere più a nessuna delle iperboliche promesse dei cazzari.
La strage razzista tentata dal suprematista marchigiano ha riportato la campagna elettorale sul terreno più congeniale alle tre destre in corsa: la caccia al capro espiatorio, i migranti.

Sappiamo benissimo che se Pamela Mastropietro fosse stata vittima d’un italiano, a nessuno sciacallo sarebbe fregato niente di lei.
Si sarebbe parlato di “Cultura dello sballo”, e quegli stessi bollettini di propaganda che adesso la sfruttano come giustificazione per il terrorismo neofascista l’avrebbero incolpata della sua stessa sorte.
In Italia c’è un femminicidio al giorno.
Se questo caso è diventato il tragico pretesto per la prima tentata strage italiana in stile USA è esclusivamente per motivi razziali.
Di tutte le cazzate raccontate in questa ripugnante campagna elettorale fatta solo di cazzate, una delle più false è che l’Italia non sia un paese razzista.
L’Italia è un paese profondamente razzista.
È il paese del colonialismo stragista, delle leggi razziali fasciste, dei cori da stadio che inneggiano ad Auschwitz e all’Etna, della Risiera di San Sabba e dei campi di concentramento in Libia.
Delle centinaia di aggressioni e omicidi razzisti che ogni anno i media mainstream ignorano o minimizzano per l’etnia delle vittime.
L’Italia è il paese che in 157 anni ha avuto una sola carica pubblica nazionale ricoperta da un’italiana di colore, la ministra Kyenge, che durante il suo brevissimo mandato è stata definita “un orango” dal vicepresidente del Senato.
E il Parlamento non l’ha ritenuto un insulto razzista.
L’Italia è macerata da un razzismo endemico che l’ha portata ad essere l’unico paese occidentale nel quale agli immigrati viene consentito di “integrarsi” solo come schiavi, sfruttati dall’imprenditoria legale come dalle mafie.

Say My Name – Carmilla on line


Su CarmillaOnline, Alessandra Daniele cita P.K. Dick e dimostra come le sue non fossero paranoie, ma aguzzi ingegni che gli permettevano di svelare come il reale fosse qualcosa di malleabile incapsulato nelle mani di chi è abile a manipolarlo: “Chi controlla il significato delle parole, controlla la realtà”, e la Daniele lo dimostra con il suo post di pura essenza attuale ed elettorale.

Duplex Ride

electronic music & video

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

Flavio Torba

Scrittore con predilezione per l'horror.

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

🌛🌓🌜 Artistic spirit ✨ I draw, therefore I am. ✨ 👩‍🎨 Drawing artist 📚 Cover books and Wattpad covers for authors 🇮🇹 26 ♍️ 📨 evelynartworks@virgilio.it

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

Espedienti Editoriali

parlo di editoria e creo eBook

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

patrizia arcari

LIFESTYLE BLOG - appunti e brevi considerazioni su economia circolare, slow life, trasporto sostenibile, cucina del riuso e ... quantistica

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

bertolinometalartist

GIACOMO BERTOLINO

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Con me, nell’universo!

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

eliomarpa

Scrittore fantasma

Maelstrom

Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

La Biblionauta

Chiacchiere sui libri e altre amenità

Archeocake

Torte del passato riviste in chiave moderna

VERDE RIVISTA

protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Il Canto delle Muse

"C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno." Umberto Eco

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: