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Archivio per CarmillaOnLine

Rileggendo Dune trent’anni dopo. Un viaggio iniziatico in sei volumi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un post che potremmo definire enciclopedico, perché enciclopedica è l’opera che analizza: Dune, di Frank Herbert. Il lavoro è opera di Eliseo Martini, e tratta in dettaglio non troppo spinto, ma esaustivo, i sei volumi della saga di Herbert. Un estratto:

A circa trent’anni dalla lettura del primo volume ho concluso gli altri cinque libri del ciclo di Dune, uno dopo l’altro, nel giro di due mesi. È stato un po’ come rendere omaggio alla mia adolescenza, vissuta all’insegna della fantascienza come antidoto al male dell’essere ragazzini negli anni Ottanta.

Ma non posso negare che in mezzo, in questi trent’anni passati troppo velocemente, siano successe cose che mi hanno permesso di prepararmi ad intraprendere il viaggio iniziatico rappresentato dagli altri cinque volumi della saga. All’età di 17 anni la mia lettura era rapida, ingorda, resa impaziente dall’avida attesa di un colpo di scena; per questo, nonostante ci avessi provato, non ero riuscito ad arrivare nemmeno a metà del secondo volume.

Oggi faccio il giornalista e ho una formazione storico-filosofica costruita in anni di ricerca in campo umanistico ma, nonostante tutta la preparazione che possiamo avere, la scrittura di Herbert, la complessità delle sue riflessioni e del mondo che ha creato continuano ad interrogarci, a sfidarci.

Niente democrazia in Dune

Il ciclo di Dune è una vasta e stratificata meditazione filosofica sulla natura umana, sul libero arbitrio, sulla politica e sulle forme di dominazione, il tutto proiettato in un futuro lontano, nel quale l’umanità ha conquistato grazie alla Spezia di Dune la capacità di viaggiare nello spazio. Il punto di vista adottato per raccontare le vicende umane e l’organizzazione sociale è quello di una aristocrazia che ricorda quella della società feudale europea. Herbert sceglie dunque il punto di vista dei potenti: l’idea di democrazia non è mai presente nel ciclo di Dune, se non nell’ultimo volume, quando ne viene descritta una particolare forma, quella su cui si basa l’organizzazione delle sorelle Bene Gesserit.

Anche il governo di Paul Atreides, asceso al comando dell’Impero dopo aver conquistato Dune e sconfitto gli Harkonnen non ha niente a che fare con la democrazia, ma rappresenta piuttosto una forma di potere illuminato e paternalista, una pax Atreides che mira a essere giusta ma non certo democratica. Una filosofia del governo questa poi amplificata fino alle sue estreme conseguenze dal figlio di Muad’Dib, Leto II, che diventerà il Tiranno, trasformandosi egli stesso in uno dei vermi di Dune e che grazie alla sua preveggenza interromperà per 3500 anni l’evoluzione politica dell’umanità inoltrandosi su quel “Sentiero d’oro” che suo padre non aveva osato intraprendere.

Niente democrazia, quindi, nell’universo di Dune, ma una lotta senza quartiere tra i potenti per la conquista e il mantenimento del potere, sopra i quali Paul e suo figlio Leto cercano di ergersi non certo come paladini dell’eguaglianza ma piuttosto come sovrani (e Dei…) capaci di guidare l’umanità verso una ulteriore maturazione, la cui descrizione – e in questo sta la debolezza ma anche la forza del racconto di Herbert –  resta poco chiara o comunque mutevole nel corso di tutto lo sviluppo del ciclo.

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Immaginari alterati – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione che vede coinvolta buona parte della sua redazione; il libro, Immaginari alterati, verrà presentato il 24 gennaio alle ore 21.00 presso la libreria Comunardi, via Bogino 2 a Torino. Ecco un estratto dalla prefazione di Valerio Evangelisti.

Nel primo numero della rivista politico-letteraria “Carmilla” (1995), allora in forma cartacea, e con diffusione da fanzine, si sosteneva che l’immaginario sarebbe stato uno dei campi di battaglia a venire, per la sinistra di classe e per le forze antagoniste. Questa previsione è stata ampiamente confermata. Oggi basta gettare uno sguardo sullo scenario socio-economico, o anche sul nostro semplice quotidiano, per scoprire quale peso vi abbiano l’immateriale, la costruzione fantastica, il sogno a occhi aperti (o anche chiusi).

È storia antica, impossibile da ripercorrere in una paginetta. Sta di fatto che gli Stati Uniti furono tra i primi (sebbene non i primissimi, preceduti dai fascismi) a intuire l’importanza di quel terreno di scontro. Nel secondo dopoguerra nacquero ovunque loro agenzie (USIS) intente a imporre, soprattutto attraverso il cinema, il modello di vita americano come il migliore e il più desiderabile. Simultaneamente la pubblicità si incaricò di trasferire l’attenzione dal valore d’uso al valore di scambio, potenziando quest’ultimo con un carico d’informazione, divulgato a livello mediatico (se mi troverò di fronte a una merce di marca nota, vista in televisione, e a una di marca oscura, quasi sempre sceglierò la prima, al di là della qualità effettiva). Le leggi tradizionali del valore andrebbero riformulate tenendo presente un fattore informativo in apparenza impalpabile.

L’esito di questi processi l’abbiamo sotto gli occhi. Almeno in Occidente, l’economia vede tra i suoi colossi imprese gigantesche che producono esclusivamente informazione, e nulla di concretamente utile. Assicurano vite parallele con brevi escursioni nella fantasia. Occupano l’attività onirica sostituendo sogni fasulli a quelli naturali.

I paesi detti a socialismo reale sono quasi tutti caduti non solo per contraddizioni interne, ma anche per il fascino, accuratamente studiato, di cui ha saputo ammantarsi l’Occidente. Per lo stesso fascino, più che per disagio o pericolo, si sono avviate gigantesche migrazioni attraverso il mondo, solo in parte collegate a cause materiali. D’altro canto, i vari sistemi di potere sono stati bene attenti a evitare l’emergere di un immaginario ribelle, che scatenasse moti di rivolta incontrollabili. È recente la repressione, attuata dalla magistratura spagnola, contro gruppi rock, o addirittura ai danni di una piccola compagnia di burattinai. Si cade, su questo fronte, facilmente nel grottesco, eppure esiste una logica di fondo, malamente indagata.

Perché il capitalismo si regga bene in piedi, deve invadere anche le aree non sottoposte al suo dominio diretto, economico e politico. La tripartizione della giornata teorizzata dai socialisti di un tempo (“otto ore per lavorare, otto ore per istruirci, otto ore per riposare”) va abolita – ed è ovvio, se si pensa che l’immaginazione è diventata produttiva. Lo spazio per “istruirsi” è il primo a dover essere colonizzato, essendo quello maggiormente insidioso per il potere. Dunque informazione manipolata, distrazioni eterodirette e funzionali, luoghi di studio addomesticati (quanti docenti furono licenziati o emarginati, dopo i cosiddetti “anni di piombo”, non solo in Italia?).

Le ore per lavorare tendono a diventare illimitate, con la rapida soppressione dei tradizionali momenti di riposo, dalle pause pranzo ai giorni festivi. Quanto al puro sonno, alzi la mano chi dorme effettivamente le otto ore canoniche. Se poi sogna, potrà trovare nella sua “fase REM” brandelli del mondo mercantile e spietato a cui si cerca di condizionarlo nella veglia.

L’immaginario è dunque tra i terreni salienti di battaglia, per chi voglia sottrarsi alla dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi. Occorre però conoscerne le forme. Alcuni redattori di “Carmilla”, nei saggi o nei racconti contenuti nel presente volume, provano a farlo. Resistenza inutile? Resistere non è mai inutile, e di per sé contrasta il velo di anomia e di alienazione che sta calando su noi tutti.

Green Screen – Carmilla on line


L’opera di defacing del reale che opera la SF è lampante, geniale, in questo breve pezzo di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine. Lo riporto qui sotto, in tutto il suo splendore:

Il giovane vicepremier del Movimento inizia la diretta Facebook con un ampio sorriso.
– Buon anno! Come vedete, oggi vi parlo dal futuro – indica lo skyline avveniristico alle sue spalle – grazie alla nostra stampante 3D tachionica mi sono teletrasportato nel 2020, per constatare di persona gli effetti della Manovra del Popolo, e sono davvero fantastici – Il sorriso s’allarga – povertà e vecchiaia sono state abolite per sempre…
L’immagine alle sue spalle sparisce improvvisamente, sostituita da quella d’un tramonto sul mare con palmizi in controluce. Il vicepremier si blocca con aria perplessa. Traffica sulla tastiera fuori campo. Poi ricomincia.
– L’emergenza inquinamento e le conseguenti alterazioni climatiche sono state completamente risolte dall’introduzione del nostro eco-bonus…
Lo sfondo cambia di nuovo, trasformandosi in un cielo stellato.
Il vicepremier esita. Smanetta nervosamente sulla tastiera. Poi riparte.
– Spazio! Ultima frontiera! Coi fondi tagliati dagli stipendi dei parlamentari, il Movimento ha finanziato la prima missione interplanetaria tutta italiana, raggiungendo Marte. Incaricato della terraformazione il ministro ai teletrasporti Toninelli…
L’immagine stellata svanisce. Al suo posto una rapida sequenza di sfondi per il desktop.
Selfie assortiti del viceministro con amici e parenti.
Meme e vignette.
Qualche foto porno.
Alla fine, uno sfondo completamente verde.
Il vicepremier pesta sulla tastiera con aria stizzita. Poi torna a guardare verso l’obiettivo. Stira un sorriso forzato.
– E tutto questo è possibile grazie al Contratto di Governo col nostro leale partner, la Lega.
Continua a sorridere. L”immagine della sua faccia si congela. Poi si contorce in una serie di scatti alla Max Headroom.
Si freeza un’altra volta.
Si dissolve, lasciando solo lo schermo verde.

Vuoto all’Interno – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine gli auguri di Alessandra Daniele, e alcune piccole considerazioni sul fake di questo vomitevole Governo del Cambiamento (e dell’incompetenza elevata a potenza).

Salvini È una maschera. E sotto la maschera, niente.
Non ha vere idee politiche, soltanto un paio di slogan razzisti da stadio.
È passato direttamente dal secessionismo di “Padania is not Italy”, al nazionalismo di “Prima gli italiani”.
Ha speso tutta la campagna elettorale a promettere meno tasse per tutti, e poi ha firmato una manovra finanziaria che le aumenta.
Sventola il Vangelo ai comizi, e respinge i profughi la notte di Natale.
Salvini È un guscio. Vuoto.

Gialli di rabbia: chi ha paura della lotta di classe? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la genesi e lo sviluppo dei GiletGialli, il movimento di protesta davvero operativo che sta scuotendo la Francia e anche i palazzi del NeoLiberismo più atroce. Cose interessanti, a volte, succedono nel mondo.

Quando Eric Drouet e Bruno Levevre, il 15 ottobre, hanno creato un evento su Facebook che chiamava a bloccare le strade il mese successivo, probabilmente non avrebbero mai immaginato di “dare fuoco alle polveri”, infiammando la collera sociale latente nell’Esagono e che l’incendio travalicasse i perimetri della Francia metropolitana fino ad arrivare alla lontana isola della Reunion, Territorio Francese d’Oltre-Mare nell’emisfero meridionale dell’Oceano Indiano.

Non immaginavano forse che “un evento” si trasformasse in uno dei più longevi e “radicali” – nel senso di andare alla radice – movimenti della Quinta Repubblica, in grado di ridefinire l’ordine del discorso e stravolgere l’ideologia neo-liberista in salsa francese, cioè l’ordine discorsivo della riscossa padronale.

Non pensavano probabilmente che avrebbero spianato la strada ad un composito corpo sociale pronto finalmente a chiedere il conto ad un monarca repubblicano, Macron, che come pretende ogni epica storica che si rispetti si compie per Atti: siamo al Sesto.

È una rivolta?
No sire, assomiglia più ad una rivoluzione.

Così probabilmente Ghislain Coutard, quando ha lanciato il suo appello agli automobilisti il 24 ottobre, chiedendo di mettere ben in vista sul cruscotto il gilet giallo, come simbolo di quella protesta montante – nata contro l’aumento del prezzo del diesel e della benzina previsto per il prossimo primo gennaio e poi congelato, ma ben presto estesasi al caro vita e al deficit di rappresentanza politica – non pensava probabilmente che quella geniale intuizione avrebbe costituito un simbolo di riscatto, e allo stesso tempo l’incubo per le classi dominanti, in Francia e nel mondo.

Per non dimenticare la strage operaia della ThyssenKrupp – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di un brano della Banda POPolare dell’Emilia Rossa, che ricorda gli operai morti alla ThyssenKrupp di Torino alla fine del 2007. Ricorda anche la sostanziale impunità dei colpevoli, blande condanne per chi è responsabile della morte di sette persone. Come non condividere la rabbia di ciò?

Ricordando Giuseppe Lippi – Carmilla on line


Anche CarmillaOnLine ricorda Giuseppe Lippi, è solo una settimana che ci ha lasciati, ma tutti noi del Fantastico continuiamo a esser lì, inebetiti, increduli. La chiosa di Valerio Evangelisti è di una semplicità e bellezza struggente, fa male quasi quanto la morte di Giuseppe. Ciao…

L’intera redazione di Carmilla si associa al dolore per la morte di un vecchio amico.

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