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Dr. Myas and Sister Lade (Victoriana 25) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la continua ricerca delle origini e risvolti del Fantastico, tramite la rubrica Victoriana, analizza approfonditamente pezzi di realtà passata, che poi non è molto diversa dall’attuale. Un estratto:

Ora, se il tema dell’identità costituisce una sorta di ossessione letteraria lungo tutto l’arco dell’epoca vittoriana (pensiamo solo alla sensation novel), in forme sempre più clamorose, in queste testimonianze ne cogliamo le trasformazioni ultime, già imbevute dei dubbi del Novecento; e del resto proprio Dion Fortune, coi suoi studi di psicologia e psicanalisi e i tentativi di sposare la tradizione ermetica alle moderne scienze umane (Freud, Jung) testimonia che il quadro sta cambiando.

Compton stesso argomenta del resto che una persona può conoscere per vie ordinarie una profonda modifica di personalità (a proposito di un impagabile personaggio, il dottor Vulsame, che da alcolista diventa militante dell’Esercito della Salvezza, sia pure senza perdere spiacevolezza); e lui stesso al termine dell’avventura si ritrova mutato parecchio rispetto all’uomo dell’incontro parigino del 1905. A fronte poi dell’ipotesi razionalista della doppia identità avanzatagli dall’amico dottor Habaden – Alice Lade crederebbe di ospitare in sé quella dell’ammiratissimo coniuge morto – e guardata da Compton con una certa avversione, resta da chiedersi se questo sia un narratore affidabile. Pirandello, potremmo dire, non è lontano. Ma la fecondità del linguaggio fantastico sta nell’imbarazzo che ci resta, nell’impossibilità di una risposta certa, e nel fatto che in fondo quel dubbio dal caso del singolo, sulla sua vera identità sessuale, dilaga a interpellare ansie e insicurezze, pregiudizi e nervi scoperti di un’intera società. Allora come oggi, fino – potremmo dire – agli sbarellamenti reazionari di certi dibattiti su gender & dintorni.

I cinque segni dell’Apocalisse – Carmilla on line


Per la serie, “Distopia portami via”, il contributo del lunedì di Alessandra Daniele su CarmillaOnLine. Ogni commento è superfluo.

Se fosse in atto l’inizio d’una zombie apocalypse, sappiamo che i media mainstream farebbero di tutto per nasconderla e dissimularla il più a lungo possibile, innanzitutto per evitare il panico.
Dovremmo quindi imparare a riconoscerne da soli i principali segnali.

1) Irrazionali e imprevedibili esplosioni di violenza individuale, spesso con armi improvvisate, i cui esecutori vengono sbrigativamente eliminati, e derubricati come lupi solitari, terroristi o psicopatici.

2) Razionamento idrico, per aumentare i controlli negli acquedotti sospettati di diffondere il contagio.

3) Incendi diffusi. Bruciare i cadaveri dei rianimati sarebbe infatti il modo più veloce per occultarli, e cercare di arginare il contagio. I falò organizzati in zone disabitate finirebbero spesso per degenerare, sfuggendo al controllo. Allarmi di nubi tossiche verrebbero lanciati per allontanare i curiosi.

4) Intensificarsi parossistico e pretestuoso del controllo poliziesco sulle piazze reali e virtuali, con brutali retate nelle zone di assembramento, e tentativi di controllare e censurare le notizie che circolano su internet.

5) Chiusure delle frontiere e blocchi navali, in contraddizione con tutti i precedenti accordi internazionali. Iniziative inutili, perché il contagio per sua natura sarebbe comunque già globale.

Naturalmente per ciascuno di questi avvenimenti verrebbe data una spiegazione ufficiale, ma se dovessero verificarsi tutti contemporaneamente sapremmo cosa sta accadendo davvero.

L’Internazionale Situazionista: merce, desiderio e rivoluzione – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a L’amara vittoria del Situazionismo, di Gianfranco Marelli. Meglio di me potranno illustrarvi efficacemente le parole dell’articolo, che riporto qui sotto. Imperdibile per chi vuole avere chiare le dinamiche di un vivere e pensare fuori le righe, artisticamente e politicamente.

A sessant’anni esatti dalla Conferenza di Cosio d’Arroscia (Imperia) del 28 luglio 1957 che ne stabilì di fatto la nascita, l’Internazionale Situazionista continua a costituire una sorta di oggetto volante non identificato della teoria politica e della critica radicale dell’arte, della cultura e della società capitalistica avanzata.

Anche se il suo equipaggio, nel corso dei suoi quindici anni di vita, comprese complessivamente non più di 70 persone (di cui soltanto sette donne), “Navigare sul mare della storia del situazionismo non è certo facile” come afferma Gianfranco Marelli al termine del suo lungo, dettagliato, appassionato e sofferto studio di quello che può essere ancora definito come uno dei movimenti più radicali della seconda metà del ‘900 e forse l’unico le cui principali formulazioni possano ancora costituire, almeno in parte, un’eredità immarcescibile per l’azione sociale antagonista nel secolo in cui siamo entrati, quasi senza accorgercene, ormai da un ventennio.

A darci la cifra della passione dell’autore per l’argomento basterebbero le poche parole poste al termine del Prologo, quando ricordando lo smarrimento provato in seguito alla notizia del suicidio di Guy Debord, che del movimento era stato il profeta e il leader indiscusso, mentre si trovava a Parigi con la speranza (vana?) di incontrarlo, scrive: “Improvvisamente il tempo, a Parigi, era cambiato. Faceva freddo e da allora non smise più”.

Ma la passione di Marelli si lega pure ad una grande lucidità che, a differenza di altri tardivi o antichi estimatori dell’Internationale Situationniste, gli permette di analizzare quanto è rimasto di vivo e quanto invece è stato riassorbito dalle logiche del potere e dalla società capitalistica di quella, pur vivacissima, esperienza. Come lui stesso ha affermato; “L’amara sconfitta del situazionismo e il bisogno di evitare la noia di un REFRAIN pro-situazionista sono concetti tutt’ora validi. Si tratta di ANDARE OLTRE. Come, del resto, avrebbe voluto lo stesso Guy Debord.

L’esperienza situazionista era nata dai fermenti dell’arte d’avanguardia successiva al secondo conflitto mondiale e dalle teorie critiche che, già dalla seconda metà degli anni ’40 del Novecento, avevano aggredito violentemente sia le passate esperienze surrealiste e dadaiste che l’urbanistica razionalizzante di Le Corbusier e la banalità della vita quotidiana, ridotta a sopravvivenza e a trionfo dell’ordine economico e sociale borghese, che i riti del consumo e le stesse strutture urbanistiche finivano con l’esaltare.

Un percorso che dal Lettrismo di Isidore Isou passerà, tramite rotture, separazioni ed espulsioni che ne caratterizzeranno sempre il cammino fino alla dissoluzione formale, attraverso la successiva Internazionale Lettrista (in cui sarà già preminente la figura di Debord), il movimento COBRA e il Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista. Sarebbero stati questi tre movimenti, inizialmente separati, ad incontrarsi con altri artisti nel Primo Congresso Mondiale degli Artisti Liberi, tenutosi ad Alba dal 2 all’8 settembre 1956, e a porre le basi per la Conferenza del 1957 da in cui l’Internationale Situationniste sarebbe poi nata.

È una storia di correnti artistiche e urbanistiche radicali e di uomini, spesso di singoli individui, quella che caratterizza le origini del Situazionismo. E questo aspetto viene sottolineato dall’autore che, al contempo però, rifiuta di ricostruire le singole vicende individuali per dare più spazio invece alle formulazioni teoriche prodotte e ai risultati raggiunti dall’insieme dei suoi componenti (spesso momentanei).

Avanzi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele. Estraggo questo passo, non dico altro:

Dopo aver sistematicamente strappato a milioni di persone diritti, speranze e dignità, ficcandogli in testa con ogni media necessario che l’unico modo per sopravvivere sia sbranarsi a vicenda; dopo aver ridicolizzato e criminalizzato ogni forma di idealismo e di solidarietà, ogni desiderio di giustizia e di uguaglianza; dopo aver ridotto interi stati a distese di macerie in fiamme costringendone le popolazioni a vendersi in schiavitù, usandole come esercito industriale di riserva per tagliare i salari, e capro espiatorio su cui scaricare le tensioni sociali mettendo gli sfruttati l’uno contro l’altro; dopo aver umiliato e portato alla rovina intere generazioni, derubando gli anziani del frutto d’una vita di lavoro e i giovani d’ogni speranza per il futuro, adesso le élites hanno la faccia da culo di fingere persino d’indignarsi che le classi sfruttate si rivolgano nella direzione sbagliata dopo che tutte le altre gli sono state intenzionalmente precluse.
La colpa storica, politica, e sociale della deriva fascista in atto ricade innanzitutto sulle lerce coscienze di coloro che adesso la denunciano dall’alto dei privilegi che hanno estorto e dei miliardi che hanno saccheggiato.
Le classi dirigenti e i loro Cazzari, che sono da sempre la prima causa del fascismo, e che come sempre si preparano ad approfittarne ancora una volta.
Perché se è vero che preferiscono una falsa democrazia a una dittatura esplicita, è anche vero che a una democrazia autentica preferiscono il fascismo.

Il Sistema Tedesco – Carmilla on line


Oggi è lunedì, no? Vi incollo allora il post settimanale di cronaca reale di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine.

L’astensionismo ha superato il 50%. Ormai la maggioranza degli aventi diritto al voto si tiene lontano il più possibile dalla scheda elettorale, come fosse una mail di phishing.
50%. È un dato che colpisce. Com’è possibile che ci siano ancora così tanti italiani disposti a votare per questo branco di grotteschi cialtroni noti come la nostra classe politica?
Come fanno a fidarsene, come fanno a sopportarli, come fanno anche solo a distinguerli?
Un milione di liste.
Un solo obiettivo: il potere.
Un solo padrone: il mercato.
Una sola preoccupazione: bloccare le inchieste, giudiziarie e giornalistiche.
Un solo slogan: “Basta negri”.
Promessa vana, oltre che infame.
Perché l’Europa ci ha chiuso fuori.
Ci ha sbattuto la porta in faccia.
Per quanto gli italiani si credano diversi dai migranti, per l’Impero Carolingio di Merkel e Macron non sono che altri pezzenti sulla stessa barca.
I cialtroni nostrani però continuano a promettere di risolvere i problemi che loro stessi hanno creato, e che con la loro avidità, disonestà, incompetenza, possono soltanto aggravare.
Perché tanti italiani li votano ancora, perché rischiano di affidare un municipio o un ministero a chi non dovrebbe gestire nemmeno una bancarella?
La risposta è in un certo senso contenuta nella domanda.
Gli italiani ormai non votano più per, votano solo contro.
Fanno la croce sulla scheda sperando solo di fottere la banda di cialtroni che gli sta più sul cazzo, quelli che trovano più odiosi, o che ritengono più pericolosi.
Senza illusioni.
Non sperano di sconfiggerli né di fermarli, solo di rallentarli per un po’, vederli rosicare.
Vederli perdere un po’ del denaro che hanno rubato, del potere che hanno usurpato, delle false amicizie, delle clientele.
Vederli annaspare e sudare in Tv, agitarsi inventando cazzate patetiche per negare la disfatta, contorcersi come scarafaggi schienati.
Vederli rivoltarsi contro i complici di partito. Pugnalarsi alle spalle. Divorarsi a vicenda.
È questa l’ultima soddisfazione che rimane agli elettori italiani.
Questo è il sistema tedesco che abbiamo adottato.
Schadenfreude.

Vaccinismo di guerra/2 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una lunga dissertazione sui vaccini, che non va tanto sul merito dell’utilizzo (perché indubbiamente i vaccini fanno bene, debellano malattie) ma piuttosto indaga sulle metodologie capitalistiche che sono dietro all’uso, al business che si è generato da quando alcuni filantropi, ricchi in un modo inimmaginabile, hanno deciso di aiutare le popolazioni. Disinteressatamente? Mah, sembra proprio di no, ma avevate dubbi?

Tornare al 1997, anno in cui Bill Gates scoprì di essere buono, e decise di dare origine e sostanze alla William H. Gates Foundation (confluita nel 2000 nella BMGF), votata al ‘miglioramento della salute globale‘.
Era un periodo particolarmente favorevole all’espansione dell’intervento privato nel settore dei cd ‘aiuti allo sviluppo’.
Il muro di Berlino era crollato da qualche anno, e di conseguenza il budget che gli Stati a capitalismo avanzato dedicavano alla cooperazione internazionale si era drasticamente ridotto, dato che non veniva  considerato più così necessario acquistare il consenso delle classi dirigenti del cd ‘terzo mondo’ per distoglierle dall’insano proposito di cambiare schieramento.
Erano altresì crollate, sotto i colpi del Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale, le velleità di molti paesi di Asia, Africa e America Latina di creare un proprio sistema sanitario pubblico e universalistico.
Vi era dunque ampio spazio per l’introduzione al suo posto di un modello filantropico privato, che fingesse di portare soccorso alle vittime delle politiche di aggiustamento strutturale mentre, al contempo, ne condivideva in pieno il fondamento ideologico.

Il fondatore della Microsoft si buttò in questa avventura applicando alla sua fondazione umanitaria le stesse logiche d’impresa sviluppate nell’impero del software, sia per quanto riguarda gli aspetti gestionali che gli obiettivi da raggiungere.
Coinvolse nel suo progetto filantropico nuovi ‘azionisti’, in particolari suoi simili come Warren Buffets, ‘uomo più ricco del mondo 2008’ secondo la classifica di Forbes, amministratore delegato della Berkshire Hathaway (gigante delle assicurazioni) e genio delle speculazioni finanziarie.
Buffets versò alla BMGF un obolo da 30 miliardi di dollari nel 2006. Di altri donatori miliardari si prevede l’arrivo in seguito al “the Giving Pledge”, l’iniziativa lanciata dai Gates per convincere ricchi filantropi (sembra fossero già 141 alla fine del 2015) a devolvere parte delle loro fortune verso cause caritatevoli.

È una carità ‘business friendly’, non in contrasto con le dinamiche che minano la salute dei popoli, come il saccheggio delle loro risorse, i conflitti istigati da appetiti stranieri, la distruzione delle economie di autosussistenza a opera delle multinazionali dell’agroindustria, la fuga dalle campagne che rigonfia gli immensi slums delle periferie urbane.
È una carità che rafforza proprio queste dinamiche, come nel caso del sostegno dei Gates, dei Rockfeller, dei Bono alla Green Revolution 2.0, ovvero la ‘soluzione’ Monsanto alla fame nel mondo.
È una carità che si sostituisce al concetto di giustizia sociale, e si abbatte come una bomba finanziaria sulle politiche degli Stati e delle istituzioni internazionali, condizionandone gli obiettivi, deviando la ricerca, indirizzando l’informazione.

Estate sereni – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la tagliente prosa di Alessandra Daniele, che fa sfoggio della sua ottima cultura SF applicata alle rovine iperliberiste del reale, altra faccia di una realtà che non esiste ma che affonda nella melma delle oscurità occulte.

Il re di Francia è stato chiaro, per i cosiddetti migranti economici, gli italiani non avranno alcun aiuto: se la sbrighino fra loro pezzenti.
Chissà se Renzi ha ancora voglia di chiamarlo “l’amico Macron”, o è troppo impegnato a disegnare grafici a torta, anche se il grafico che illustrerebbe meglio la situazione nella quale si trova il PD è un grafico a merda.
Pur essendosi scelti a vicenda come arcinemesi, Renzi e Grillo stanno dimostrando la stessa attitudine alla negazione dell’evidenza.
Entrambi hanno strenuamente negato la disfatta elettorale alle comunali con imbarazzanti sofismi da Prima Repubblica, e appelli alla compattezza delle truppe vagamente intimidatori.
Il Cazzaro ha cercato contemporaneamente di minimizzarla e di darne la colpa agli scissionisti, nella sua rassegna stampa online che conduce in maniche di camicia blaterando e sudando come un cartomante da Tv locale.
Grillo l’ha definita una vittoria lenta.
Su un migliaio di comuni, il Movimento 5 Stelle ha eletto solo otto sindaci.
Ha preso l’otto per mille.
A questo ritmo avrà la maggioranza dei sindaci italiani nel 2274.
Dieci anni dopo la prima missione quinquennale dell’Enterprise.

I capi carismatici hanno sempre bisogno di negare la sconfitta, perché una sconfitta richiede un cambiamento di linea politica. E la linea s’identifica con loro.
Ormai però persino i suoi sponsor nel partito lo ammettono: Meteorenzi per il PD è stato un Extinction Level Event. 
Della linea politica del PD non si salva niente.
Anche le pochissime iniziative non intrinsecamente reazionarie sono state portate avanti a cazzo di cane, in modo elitario ed ottuso.
S’è cercato d’insediare pullman di profughi in paesini di montagna di 200 abitanti tutti sopra i settant’anni, requisendo l’unico albergo della zona.
S’è “concesso” alle persone LGBT un contratto atipico matrimoniale, un matrimonio che non può dire il suo nome, mentre coll’abolizione dell’articolo 18 si dava via libera a qualsiasi licenziamento discriminatorio.
S’è suggerita la possibilità di affittare un utero all’estero a chi non aveva nemmeno di che affittare un monolocale in periferia.
Il PD è riuscito a far sembrare i diritti civili roba da ricchi.
Roba da Angelina Jolie che adotta i bambini africani all’ingrosso, e gli dà i ragni da mangiare per “rispettare la loro cultura”.

La linea politica del Movimento 5 Stelle è stata per anni sospesa in un fronte d’onda, col Grillo di Schrödinger che cercava di sembrare sia di destra che di sinistra che di centro, a seconda dell’osservatore.
Adesso però sta precipitando in atto.
Nel pozzo gravitazionale del Sole delle Alpi.
Secondo i sondaggi, con l’attuale legge elettorale, cioè i due moncherini sopravvissuti alla Consulta, un’eventuale maggioranza Grilloverde sarebbe ancora l’unica ad avere i numeri per governare.
La deriva xenofobo-leghista del M5S è quindi in realtà figlia della stessa svolta governista che ha prodotto i recenti convegni Confindustriosi. Infatti sono entrambe incarnate da Luigi Di Maio, l’azzimato premier in pectore, anzi, in doppiopectore.
Mentre Grillo e Renzi sono impegnati a sminuire la sconfitta alle comunali, Berlusconi si preoccupa di sminuire la vittoria, perché è la vittoria di Salvini, e l’ex cavaliere lo detesta.
Alla fine però, nella speranza di tornare al governo, cercherà di accordarsi anche con lui come con Bossi nel 1994, cambiando la legge elettorale alla bisogna per sottrarlo all’alleanza Grilloverde.
Il potere è il Vinavil più forte del mondo.

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