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Archivio per CarmillaOnLine

Guerrevisioni. Corpi, droni e kamikaze nelle guerre contemporanee – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un lungo articolo che parte da più punti di vista e analizza, molto analiticamente, la pulsione che permea gli atti suicidi dei kamikaze e il controllo sociale che la controparte opera, in chiave perfettamente dickiana, sfoggiando involontariamente ma inevitabilmente tutto il corollario fascista di cui è capace.

Grespi pone l’accento su come la minaccia di subire un attacco da parte dei kamikaze determini in Occidente l’ossessione del riconoscimento preventivo mentre, inversamente, per gli attentatori suicidi il problema diviene quello di non farsi individuare. Di fronte al rischio di attentati l’obiettivo dei servizi di sicurezza occidentali è pertanto quello di riconoscere preventivamente e a tal proposito nel 2007 il Dipartimento di Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha dato il via al “Project Hostile Intent” al fine di formare agenti per migliorare le loro «capacità di interpretare i corpi, rilevando tutti quegli elementi comportamentali, gestuali e vocali che rendono un viaggiatore sospetto e meritevole di ulteriori, più aggressive indagini antiterroristiche» (p. 345). Alle tecniche di osservazione sul campo si sono aggiunti sofisticati sussidi tecnologici denominati “Future Attribute Screening Technology” con lo scopo di monitorare la temperatura basale, il movimento oculare e il battito cardiaco. I dati raccolti da tali tecnologie vengono poi trasmessi agli agenti della “Transportation Security Administration”, sottosezione dei “Behaviour Detection Officers”: «a loro spetta l’incarico di osservare i passeggeri, inquadrandone il comportamento e producendo un calcolo del “coefficiente di pericolosità” di ogni individuo, ovvero della probabilità che egli nutra intenzioni criminose» (p. 346). Tale coefficiente si basa sostanzialmente sul riconoscimento delle emozioni secondo un modello proposto dallo psicologo statunitense Paul Ekman, l’ideatore del “Facial Action Coding System”, consistente in una misurazione obiettiva dei micromovimenti facciali che dovrebbe poi essere convertita in un codice informatico destinato alla produzione di “tecnologie sensibili alle emozioni”. Al momento il supporto informatico si limita alla rilevazione delle espressioni involontarie del volto, mentre è all’abilità umana degli agenti che spetta il compito di interpretare tali espressioni riconoscendo i segni di stress corrispondenti alla paura di essere scoperti, i sintomi della menzogna ecc.

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Strange Angel: Lo strano angelo John Whiteside Parsons – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione alla prima stagione di Strange Angel, il serial TV dedicato a John Whiteside Parsons e alle sue trame occulte con Aleister Crowley e alla sua perizia spaziale legata a Wernher Von Braun. Un estratto dell’intrigante storia vera che poi è effettivamente stata.

Se un soggettista si fosse presentato da un produttore cinematografico con una sinossi come questa, forse avrebbe avuto più di una chance (o non ne avrebbe avute affatto, perchè la storia non era abbastanza credibile): un ragazzo californiano di buona famiglia cresce negli anni ’30, nutrendosi di riviste pulp e appassionandosi in particolare alla fantascienza; sogna astronavi, voli spaziali e viaggi sulla Luna. A poco a poco la passione diventa ossessione: il giovane impiega i suoi risparmi per dedicarsi alla ricerca sui razzi; da autodidatta e impiegato in un’azienda chimica diventa un esperto di esplosivi ed entra in contatto epistolare con Wernher Von Braun e con i maggiori ricercatori internazionali del settore; pur non avendo titoli accademici riuscirà, a poco a poco, a realizzare i suoi desideri come conduttore del gruppo che svilupperà il carburante solido dei missili che, qualche anno dopo, porterà il suo paese sulla Luna. Ma non è finita qui: Jack ha una doppia vita; di giorno è, più o meno, uno scienziato ma, affascinato dalla magia e dall’occultismo, di notte si trasforma in un praticante dei riti di magia sessuale del famigerato Aleister Crowley – “l’uomo più perverso del mondo”, secondo la stampa scandalistica britannica – che, inizialmente ammirato, lo metterà a capo della filiale americana del suo ordine esoterico (“la magia non è che un atto di volontà” – diceva Crowley). Non mancano poi intricate storie erotiche e sentimentali con la moglie, la sorella minore della moglie e varie altre affascinanti donzelle, in ménage à trois o più (tra i partecipanti anche Ron L. Hubbard, scrittore di fantascienza e fondatore del culto di Scientology) e un finale tragico e misterioso al quale forse non sono estranei servizi segreti e FBI. Tutto questo sembra invenzione ma è accaduto davvero, tra il 1914 e il 1952: John “Jack” Whiteside Parsons è una delle poche personalità contemporanee il cui nome è stato onorificamente attribuito dagli astronomi a un cratere sul lato buio della luna (a 37° Nord, 171° Ovest).

IL CANONE DI BOLAÑO. Spirito e corpo della fantascienza – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Lo spirito della fantascienza, di Roberto Bolaño, in uscita per Adelphi, notizia di per sé fantastica, nel senso che la casa editrice di sovente non fa uscire titoli legati al genere SF. Un estratto della rece:

La fantascienza di questo romanzo, in effetti, non è fantascienza (se non indirettamente, come riflesso di un riflesso: il riflesso dei racconti di fantascienza scritti da uno Jan ragazzino e che il suo professore di letteratura, “un uomo in buona fede, innamorato selvaggiamente di Scott Fitzgerald e in modo più tranquillo della Repubblica delle Lettere”, liquida con un’alzata di spalle, esclamando mestamente: “Caro Jan, spero che tu non stia fumando”), ma ciò che il titolo puntualizza: ancora una volta, lo spirito della fantascienza, il senso di una realtà fluida, soggetta a cambiamenti, pervasa da un dinamismo che mette in relazione le leggi della fisica con i moti della psiche umana. Il tutto innervato da una scrittura elettrica che alterna quadri narrativi tradizionali (dal punto di vista dell’amico e coinquilino di Jan, Remo, nell’appartamento che condividono a Città del Messico) a inserti dialogici, interviste, funambolismi visionari il cui riferimento concettuale è proprio quello del grande serbatoio fantastico-fantascientifico novecentesco. Fin dalle prime pagine: nei topi che Jan sente brulicare sopra o dentro il tetto della stanza in cui vive (“Allora […] disse che il soffitto della nostra stanza era infestato di topi mutanti, non li senti?, sussurrò con la mia mano sulla fronte e io gli dissi sì, è la prima volta che sento dei topi squittire sul soffitto di una stanza sul tetto a terrazza all’ottavo piano. Ah, disse Jan”) echeggia il Lovecraft dei Ratti nel muro, con un’ironia che smorza gli eccessi metafisici dello scrittore americano e al contempo ricostruisce l’orrore in dimensioni molto più accessibili e concrete, presenza tangibile nella realtà di bohémiens emarginati che vivono l’esperienza quotidiana come enigma insensato e straniante, su cui aleggia l’ombra di minacce tutt’altro che soprannaturali (il professore che disprezza la fantascienza finisce spazzato via mentre è intento a una passeggiata “alla luce di luna durante il coprifuoco”, nel Cile di Pinochet).

C’è posta per lui – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il consueto lunedì di Alessandra Daniele, che insiste – a ragione, aggiungo io – sul concetto che chi controlla la percezione del reale controlla poi la realtà, adagio dickiano assai vero e perverso, ma la perversione è propria del sistema economico mondiale attuale, che ci piaccia o no.

“Ci fanno rivedere sempre lo stesso film” – Philip K. Dick

Dopo un decennio di proclami giustizialisti, la Banda degli Onesti grillini si ritrova socia d’un partito in bancarotta per truffa, che in pieno stile berlusconiano accusa la magistratura di trame golpiste.
Il loro ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è indagato anche per sequestro di persona, un reato che prevede fino a 30 anni di galera. Come in un reality Mediaset, Salvini ha aperto in diretta la busta dell’avviso di garanzia, bevendoci su (product placement) e coinvolgendo in una chiamata di correo tutti i suoi elettori.
Nessuno però, neanche gli stessi magistrati, s’aspetta davvero che venga processato, né tantomeno condannato, perché tutti sanno che allo stato attuale delle cose, la sua condanna provocherebbe una crisi di sistema, un esplosivo conflitto istituzionale, e forse addirittura scontri di piazza.
Grazie alla sua popolarità, dovuta a una serie di promesse irrealizzabili, e di ferini appelli ai peggiori istinti fascio-razzisti del paese, oggi Salvini è di fatto al di sopra della legge.
L’Italia non è uno Stato di Diritto, né una Democrazia moderna, e non lo è mai stata.
È un’oligarchia tribale nella quale il Cazzaro che la spara più grossa, e diventa più popolare, acquisisce così totale impunità.
Finché è popolare.
Questo quindi non significa che Salvini non possa essere rimosso. Significa che prima di essere rimosso dev’essere disinnescato.
Che quegli stessi media che l’hanno reso popolare facendogli da megafono, dovranno smascherarlo. Se e quando i loro proprietari lo riterranno conveniente per i loro interessi. Berlusconi, Zuckerberg, Murdoch.
Finora il cosiddetto Governo del Cambiamento è di fatto in totale continuità col governo precedente. Sull’Ilva è passato l’accordo stipulato da Calenda, sull’immigrazione si prosegue la linea Minniti, sui vaccini resta in vigore il decreto Lorenzin.
Il Reddito di Cittadinanza s’annuncia come un semplice ampliamento del renziano Reddito d’Inclusione, la presunta Flat Tax sarà soltanto un’agevolazione fiscale per le imprese come quella del governo Gentiloni.
Tutti i grilloverdi ora promettono il rispetto d’ogni vincolo economico imposto dall’Unione Europea.
TAV e TAP restano confermati.
Le concessioni autostradali restano ai Benetton.
Nell’incontrare Salvini, Tony Blair aveva senz’altro di che sorridere.
La vulgata mediatica però rimane quella dei Nuovi Barbari distruttori del Vecchio Ordine, e secondo i sondaggi gli elettori continuano ad abboccare.
Il compito affidato a Salvini è quello di dirottare qualsiasi malumore  popolare su profughi, mendicanti, e sfrattati.
In Italia – e non solo – non esiste più la montesquiana separazione fra i poteri, perché c’è rimasto un solo vero potere, controllato dal denaro, ed è la Propaganda.
L’unica vera sovrana d’un paese rincoglionito che vede invasori alieni dappertutto, e continua ad acclamare un Cazzaro dopo l’altro.
La capacità di manipolare il prossimo dall’interno della sua stessa mente è l’essenza del potere.
È quello l’interno che conta amministrare.
“Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà” – Philip K. Dick
Esattamente come Renzi, Salvini non ha in realtà nessun controllo sulla fonte della sua impunità, e del suo potere.
Quella che la magistratura gli punta alla testa per adesso è una pistola scarica. Saranno i media a decidere se e quando metterci le pallottole.
Chi controlla la percezione di Salvini, controlla Salvini.
E l’Italia.

L’informatica del dominio e la profilazione dell’immaginario – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione di Gioacchino Toni a L’informatica del dominio e la profilazione dell’immaginario, saggio del collettivo Ippolita. Un estratto:

Parlare di Open Source Economy è ben altra cosa, nonostante le apparenze, rispetto a parlare delle libertà su cui si è fondato il movimento Free Software, sottolinea il gruppo Ippolita. Premesso ciò, nel volume si passa a spiegare  come, nonostante le promesse  di “verità oggettive” e di poter gestire l’intero universo delle conoscenze presenti in internet, dietro a Google si celino in realtà sofisticate strategie di marketing e di propaganda al fine di produrre e propinare pubblicità personalizzate in base alla profilazione degli utenti. In altre parole «lo sfruttamento ad ogni livello dell’economia relazionale messa in moto nei confronti degli utenti» (p. 173).

Proponendo agli utenti il materiale che essi stessi hanno fornito alla rete, Google è davvero una macchina che si costruisce sfruttando l’utilizzo che ne fanno gli utenti. «I dati degli utenti sono diventati un enorme patrimonio economico, sociale e umano. Soprattutto sono rilevanti i metadati, ciò che descrive i dati e ne consente l’interrelazione. Ciò che sta attorno ai contenuti, ovvero le relazioni dei contenuti con altri contenuti, il luogo in cui sono stati generati, il tipo di dispositivo e così via» (p. 174).

Dietro alla narrazione esaltante la molteplicità dell’offerta volta alla personalizzazione dei servizi non è difficile individuare l’intenzione di «diffondere una forma di consumismo adatta all’economia internazionale: la personalizzazione di massa delle pubblicità e dei prodotti. Il capitalismo dell’abbondanza di Google procede a un’accurata schedatura dell’immaginario dei produttori-consumatori (prosumer), a tutti i livelli. Infatti gli utenti forniscono gratuitamente i propri dati personali, ma anche suggerimenti e impressioni d’uso dei servizi; gli sviluppatori collaborano all’affermazione degli strumenti “aperti” messi a disposizione per diffondere gli standard di Google, che rimangono sotto il vigile controllo di Mountain View; i dipendenti di Googleplex e degli altri datacenter si riconoscono pienamente nella filosofia aziendale dell’eccellenza. La profilazione dell’immaginario non è che l’ultima tappa del processo di colonizzazione capitalistica delle Reti che abbiamo chiamato onanismo tecnologico. La mentalità del profilo si ammanta di dichiarazioni a favore della “libera espressione degli individui”, salvo poi sfruttare quelle “espressioni” per vendere luccicanti e inutili prodotti personalizzati» (pp. 174-175).

Certo, ricorda il collettivo Ippolita, i social network hanno avuto un ruolo importante anche in alcune sollevazioni nordafricane, arabe, asiatiche e in fenomeni come Occupy Wall Street ma, nonostante le mitizzazioni che individuavano nei social network incredibili potenzialità democratiche capaci di produrre e sedimentare confronti orizzontali, occorre constatare che, oltre all’indubbio ruolo avuto nel chiamare a raccolta nelle piazze, le piattaforme sociali commerciali, in tutti questi casi, non sembrano aver sedimentato dibattito e attivismo duraturi.

Se insomma il mondo di Google – e dintorni – appare come un’abile macchina di profitto basata su abilità comunicative e tecnologiche (spesso derivate dalle ricerche open source), per invasività nulla è forse paragonabile a Facebook, tanto da meritare da parte di Ippolita l’appellativo di «fuoriclasse del controllo sociale». A tutto ciò il gruppo Ippolita non risponde invocando azioni di boicottaggio nei confronti di Google o dei vari social network presenti sulla rete, ma proponendo percorsi di autoformazione per un uso critico delle fonti e delle tecnologie imperanti in internet; la consapevolezza come prerequisito utile a sottrarsi dal dominio tecnocratico.

Il Pistola Elettrico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il pezzo del lunedì di Alessandra Daniele. Dedicato a chi pensa che l’aria è cambiata, che è finita la pacchia, che PrimaGliItaliani e altre vaccate del genere da pentadementi e affiliati. Siamo su una barca ben diversa, e chi la guida non è nemmeno umano.

È evidente quanto Matteo Salvini ci tenga ad essere considerato il ministro dell’Interno più carogna del dopoguerra. In realtà, al confronto con tanti dei suoi predecessori – Scelba, Andreotti, Tambroni, Cossiga, lo stesso Minniti, allievo di CossigaSalvini è appena un bulletto, la cui boria è resa ancora più grottesca dall’inefficacia. Quasi tutti i migranti che ha cercato di respingere finora sono sbarcati e rimasti in Italia. La sua Operazione Spiagge Sicure è stata un fallimento avvilente. La promessa di abolire la legge Fornero al primo Consiglio dei ministri non s’è realizzata neanche al dodicesimo.
Non solo Salvini non è il ministro dell’Interno più duro del dopoguerra, ma a ben vedere non è neanche un ministro dell’Interno.
È un’arma di distrazione di massa. Una Mossa Kansas City vivente.
Un Cazzaro.
Però, quando il sole è al tramonto, anche i nani proiettano lunghe ombre.
E gli androidi sognano pistole elettriche.
Berlusconi è tornato a proiettare la sua lunga ombra sul governo, assicurandosi il commissario straordinario alla ricostruzione del ponte Morandi, Giovanni Toti, filo-Benetton. E congratulandosi con Salvini per il suo avviso di garanzia, in sintonia con Di Maio, che ha confermato la nuova linea garantista del Movimento 5 Stelle, dicendo che il socio deve assolutamente rimanere al suo posto.
In effetti un ministro dell’Interno indagato per arresto illegale e sequestro di persona è proprio quello che ci vuole per le Forze dell’Ordine italiane.
Salvini sembra uno di quei Cattivi da B movie che minacciano sfracelli planetari, ma alla fine riescono solo a torturare qualche poveraccio inerme, per dimostrare al pubblico quanto sono cattivi, così che esulti quando il Buono li disintegra.
I gialli 5 Stelle sono i suoi Minions. Ci somigliano anche, soprattutto Toninelli.
Salvini ha pure un nick sfigato: “il Capitano”. Data la sua concezione delle leggi del mare, il riferimento dev’essere Capitan Uncino.
Oggi la vulgata mediatica è che tutto gli giovi, tutto gli porti consenso: fallimenti, denunce, prese per il culo, figure di merda, che comunque la sua popolarità possa solo aumentare.
Stronzate.
Salvini è un prodotto, e come tale ha una data di scadenza.
La tigre che sta cavalcando non è né fedele, né paziente.
E alla fine disarciona sempre.
I rais come lui hanno tutti la stessa parabola: prima il Capitale li adopera per controllare le masse. Poi li abbatte, le stesse masse che li hanno acclamati li linciano, e tornano a farsi sfruttare come prima, grate del ripristino della Democrazia.
Salvini cadrà, abbattuto innanzitutto dagli sponsor che lo hanno creato, trasformando un fancazzista da telequiz nel Duce Verde. Al momento giusto basterà un’intercettazione, una casa di Montecarlo, e tutto il peso delle promesse non mantenute gli crollerà addosso, schiacciandolo.
Gli stessi che oggi lo acclamano, lo seppelliranno, passando al rais successivo.
E tutto ricomincerà da capo

Ponti d’oro – Carmilla on line


La specie umana ha fatto anche cose buone. Lo dirà probabilmente chi verrà dopo di noi sulla terra, alieni, intelligenze artificiali, batteri evoluti.
Non lo diranno delle opere d’arte delle quali siamo più fieri, affreschi, poemi, sinfonie che per loro avrebbero poco significato. Lo diranno delle infrastrutture che potranno essergli utili, ponti, strade, acquedotti.
Saranno però ponti, strade e acquedotti costruiti dall’Impero Romano, perché quelli della nostra era non solo non ci sopravviveranno, ma probabilmente ci uccideranno, crollandoci addosso.
Come il ponte Morandi di Genova, mal costruito fin dall’inizio, sottoposto da decenni a un traffico quattro volte superiore al previsto, e abbandonato a una manutenzione palesemente insufficiente. La prevenzione non è un’attività redditizia.

Così, Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine. Quoto questa parte del suo articolo perché per il resto non sono così d’accordo, immagino che tra idiozia e colpa non si salvi nessuno, e chi sta facendo finta di far qualcosa lo fa male e per accalappiare consensi, ovunque capiti. Credo che dopo tutto la Daniele sia ancora un filo speranzosa sul futuro: l’Iperliberismo non lascia scampo, ma questo sono sicuro che lei lo sappia già.

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