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Il Quarto Stadio – Carmilla on line


Come sappiamo, quando un tumore comincia a dare sintomi molto evidenti, di solito è ormai al suo stadio più avanzato.
Chi scopre oggi la deriva fascista, si sveglia troppo tardi.
Le truci baracconate di Salvini e dei suoi fanboys di CasaPound (che adopera come sturmtruppen per l’assalto della Lega al Campidoglio) sono i sintomi plateali d’un male che già da tempo ha preso il sopravvento.
Sgomberare adesso CasaPound, per quanto giusto, sarebbe come asportare un neo dopo che le metastasi del melanoma sono già arrivate al cervello.
Chi sostiene che il fascismo non stia ritornando non ha tutti i torti, perché il fascismo è già ritornato, da un pezzo, ed è diventato mainstream, con un altro nome.
Il fascismo è la dottrina della disuguaglianza. Questa è la sua essenza, sotto tutti i macabri fronzoli. Disuguaglianza, e conseguente discriminazione in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
Il capitalismo, professato da tutti i partiti rimasti in parlamento, è la dottrina della disuguaglianza e conseguente discriminazione in base alla classe sociale.
E ha disintegrato la società, facendone un’arena per Hunger Games.
Fomentando qualsiasi conflitto redditizio, e capace di stornare l’incazzatura popolare dalla lotta di classe alla guerra fra poveri, in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
E riducendo la democrazia ad un farsesco talent show, che serve solo a scegliere il cazzaro incaricato di eseguire ed imporre gli ordini del Mercato fingendo di non farlo, finché non viene scoperto, e rimpiazzato con un altro ancora più grottesco.
La deriva fascista non è un malfunzionamento imprevisto del capitalismo, è nella sua natura.
Il fascismo è il quarto stadio del capitalismo.
Chiunque dei cazzari in gara vinca il talent show delle Europee, continuerà a credere, obbedire e combattere. Non per il DUX. Per il PIL.

Così, Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine. Chiaro, cristallino, ineccepibile; basico, come il liberismo.

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A proposito di pecore elettriche, ratti neri e rifiuti tossici – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la chiamata per sostenere il caffè letterario La Pecora Elettrica, a Centocelle, Roma, che è stato avvolto dalle fiamme tra il 24 e il 25 aprile. I presupposti sembrano convergere verso il dolo, ma in ogni caso, visto che non si può rimanere senza un centro di aggregazione del genere, ecco l’appello di Sandro Moiso.

Fuori dalle serrande divelte, già dal giorno della liberazione, si è creato un viavai di gente, di solidarietà e di supporto, qualcosa che è necessario ma non così scontato. Sono tanti e tante che si sono affacciati per farsi vedere vicini alla Pecora Elettrica, per dare il proprio contributo.
Una rete spontanea si è già attivata per mettere su una campagna di raccolta fondi e di iniziative solidali; Centocelle si è stretta attorno ai suoi figli, si difende e non cede all’intimidazione, ha tirato fuori la parte migliore di sé e mostrato che, a dispetto di quanto si dica, è ancora terra dal cuore grande e dalle mani forti.

Conscia del fatto che ormai, sia a livello locale che nazionale, malavita organizzata, mafie, formazioni di estrema destra che si spacciano per populiste, razzismo, mala politica e forze politiche istituzionali condividono interessi ed obiettivi talmente intrecciati tra di loro da impedirne qualsiasi significativa differenziazione all’interno dei diversi ruoli e delle differenti attività svolte. Tutte concorrono a impedire qualsiasi forma di riorganizzazione dei movimenti dal basso e a svolgere un ruolo di controrivoluzione preventiva nei confronti dello scontento delle classi meno abbienti, così come aveva già intuito nel 1921 Luigi Fabbri a proposito dell’allora nascente fascismo mussoliniano.

Così ancora oggi, dopo un secolo dalla prima guerra civile del 1919-1922 e a settant’anni dalla seconda che vide il fascismo cadere soltanto per continuare a vivere nelle strutture repressive autoritarie del “nuovo” Stato repubblicano, la funzione strumentale delle bande fasciste è rimasta la stessa. Aggravata però dal fatto che coloro che si sforzano di sventolare la bandiera antifascista in chiave puramente elettorale altro non fanno che indebolire una reale e ferma opposizione all’azione combinata delle mafie politiche e finanziarie e del loro secondo braccio armato, essendo il primo costituito dagli apparati militari e repressivi dello Stato stesso.

Capitale e fascismo sono una cosa sola e se è possibile, in certi periodi, vederli come entità distinte lo è soltanto in grazia delle lotte e degli apparati organizzativi che la classe degli sfruttati sa darsi ed animare, mentre oggi è inevitabile cogliere come tra le scorrerie delle bande fasciste, l’affermarsi di un risorgente nazionalismo aggressivo e gli interessi di una classe imprenditoriale e politica ormai giunta nell’era del suo tramonto storico vi sia più di un punto di comune interesse.

Difendere la Patria, sventolare le bandiere della Famiglia e della Razza, esaltare l’imprenditorialità e la proprietà privata e il lavoro come elementi non conflittuali tra di loro ma uniti dall’azione comune dello Stato e dei sindacati confederali all’interno di un sempre risorgente Patto del Lavoro, costituiscono ideali rozzi e ormai superati dallo svolgersi della Storia che, come nell’immagine suggerita a suo tempo da Engels, avanza col suo carro, portatore di morte e distruzione, senza curarsi dei cadaveri che lascia per strada.

Oggi i cadaveri sono quelli dei confini degli stati nazionali, delle costituzioni di carta sorte tutte indifferentemente secondo vari gradi di compromesso, dell’unità delle classi all’ombra dell’idea di Nazione, della Famiglia autoritaria e patriarcale che ha fondato fin dalle origini la proprietà privata dei mezzi di produzione e la loro trasmissione ereditaria, della Religione rivelata, in tutte le sue diverse e omicide declinazioni, e dei Partiti politici destinati a rappresentare in maniere univoca la volontà, infinitamente varia, espressa dalla specie e dalla comunità umana.

Fascism, wherever it appears, it is the enemy. (A Talk With Philip K. Dick, 1977)

* * *

Il 30 maggio si sarebbe dovuta tenere presso la libreria di Centocelle la presentazione del libro La guerra che viene. Probabilmente l’evento si terrà ancora, ma non sarebbe una cattiva idea che altri saggisti e scrittori militanti aderissero all’iniziativa per parlare del proprio lavoro e allo stesso tempo dare il proprio contributo personale alla battaglia antifascista che occorre oggi condurre anche a partire dalla reazione ad episodi come questo.

Tutti coloro che, infine, volessero dare il loro contributo solidale alla rinascita della libreria potranno farlo qui.

Contro la macchina seriale del “percepito” il futuro è il socialismo – Carmilla on line


Un corposo articolo di Giorgio Cremaschi sulle dinamiche del Liberismo e del suo impatto sulla popolazione, sul sociale, sulle lotte dei nostri padri affossate dalle dissennate scelte delle popolazioni di aderire a una finta ricchezza, portatrice di schiavitù. Un estratto da CarmillaOnLine.

“Chi se magna pane e vino ha da esse giacobino”

Così gridava il popolo dei lazzari napoletani, guidato dall’ultra reazionario cardinale Ruffo, nell’insurrezione contro la repubblica nel 1799. Oggi Bolsonaro, presidente del Brasile con dichiarate simpatie per Pinochet e le dittature fasciste, ha annunciato al suo insediamento che intende sradicare ogni forma di socialismo, nel nome del popolo.

Dalla Rivoluzione Francese in poi le forze reazionarie hanno sempre indossato la maschera del popolo, accusando i rivoluzionari, i progressisti, le sinistre diremmo oggi, di essere delle élite che possono permettersi di predicare l’eguaglianza dall’alto del loro intangibile privilegio.

Attenzione, il punto non è quanto sia vera questa accusa di ipocrisia ed elitarismo verso il progressismo rivoluzionario, a volte lo è stata, lo è. Il punto è che le forze reazionarie usano le contraddizioni e le delusioni della lotta per l’eguaglianza per rivendicarne la fine. I reazionari degli ultimi duecento anni hanno sempre avuto una comune idea del popolo: quello che si accontenta e rispetta le gerarchie, che non vuol cambiare la società, che ubbidisce alla trinità reazionaria Dio Patria Famiglia.

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Caino e Caino – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele chiosa magnificamente così:

Il consenso si controlla coi media. I media si controllano col denaro. In un regime capitalista, la democrazia non può funzionare.
Può soltanto sfornare prodotti, pupazzi acchiappavoti, diversi solo nella maschera, nel rivestimento, nell’etichetta, identici nella sostanza. Senza principi, senza ideali, senza neanche idee proprie che non siano decise da un algoritmo Facebookinaro, o da un generatore automatico di motti del Duce.
“Noi molleremo dritto”. “Molti nemici, molti boia”.
Contractor di governo, complici e/o nemici a seconda delle convenienze del momento. Droni, smontabili e rimontabili fra loro come pezzi d’un ingranaggio.
Un ingranaggio che uccide.
Prodotti d’un sistema di potere e di pensiero che tutto considera, e tutto punta a trasformare in un prodotto di consumo.
Per consumarlo.

Perché questo è il Liberismo: un costrutto molto semplice, banalissimo, ma proprio perché banale e sottovalutato sfonda ovunque e produce danni irreparabili.

L’ordine delle cose – Carmilla on line


Corrado è un tipo efficiente e ordinato.
La sua vita privata è serena. La sua reputazione professionale è ottima.
L’ordine è la sua piccola mania. Colleziona souvenir dei paesi dove va per lavoro, bottigliette di sabbia che dispone per sfumatura di colore.
Corrado è un funzionario del governo italiano, addetto a organizzare gli accordi con le milizie libiche, e il finanziamento dei lager in Nordafrica.
Corrado è un uomo di legge. Alla domanda “Hai mai ucciso qualcuno?” risponde che sì, ha lasciato morire di fame un detenuto cercando di farlo parlare.
Corrado è Eichmann.
Con L’ordine delle cose(2017) Andrea Segre ha realizzato un film su Eichmann, sugli Eichmann contemporanei. L’unico film sulla dottrina MinnitiSalvini, e l’ha fatto prima che fosse ufficiale.
Con uno stile impeccabile, e grazie anche alla straordinaria interpretazione di Paolo Pierobon in un ruolo apparentemente semplice, e in realtà difficilissimo, Andrea Segre ha realizzato uno degli unici tre o quattro film italiani dell’ultimo decennio che valga la pena vedere, che dicano qualcosa di vero, attuale, e importante sulla realtà.
Corrado è un carnefice di massa, un burocrate dello sterminio, abituato alla disumanizzazione sistematica delle vittime, che per lui devono restare solo numeri. Un incontro casuale, e un attimo d’empatia imprevista decideranno quale vittima del lager cercherà di risparmiare, ma solo per un attimo, prima di riconsegnarla all’ordine delle cose.
Perché Corrado è un tipo ordinato.

Boomtown(2005) di Russell T. Davies suggerisce un’intuizione geniale e inquietante: i carnefici di massa, i burocrati dello sterminio, quando scelgono occasionalmente qualcuno da risparmiare, usano all’inverso gli stessi criteri soggettivi e arbitrari adoperati dai serial killer per scegliere le loro vittime. Il colore dei capelli, degli occhi, uno sguardo, un sorriso, un incontro casuale con il carnefice basta a decidere il destino della vittima: sommersa o salvata.

Qual è, secondo voi, il giusto corollario a queste note di Alessandra Daniele, su CarmillaOnline? Cosa vi ricorda Corrado, chi vi ricorda questa quest’ossessione per i numeri e per le catalogazioni, da chi è applicata ferocemente questa tecnica? Su, è facile, la risposta alla fine è una sola…

I Vitelloni – Carmilla on line


Alberto Sordi. Un attore, ma prima di tutto un attento osservatore dei costumi italici, che dal Dopoguerra ha influenzato gli atteggiamenti degli Italiani, su cui moltissimi si sono più o meno consapevolmente modellati.

Ne fa un rapido resoconto Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine, mostrando come la classe politica nostrano non sfugga alla regola, anzi ne sia la quintessenza.

Chi ha davvero a cuore le minoranze discriminate non abolisce l’Articolo 18, dando via libera ad ogni tipo di licenziamento discriminatorio. E chi ha davvero a cuore le famiglie non pretende che le donne facciano più figli lavorando fino al 9° mese.
La versione di Alberto Sordi che meglio rappresenta la classe politica italiana resta sempre quella de I Vitelloni. “Lavoratori…”

Hill House: l’infestazione di un classico – Carmilla on line


“Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola”.

Su CarmillaOnLine, Walter Catalano esamina a fondo uno dei romanzi cardine della mia sensibilità, The Haunting of Hill House (in Italia La casa degli invasati) di Shirley Jackson. Lo fa ponendo dei paragoni profondi tra il romanzo e la rilettura che NetFlix ne ha fatto tramite la serie, in definitiva profondamente diversa eppure assimilabile al mood della Jackson; un estratto, che sottolinea la necessità di leggere, e rileggere, questo capolavoro gotico, o weird, oppure horror – fate voi il sottogenere di appartenenza – che fa accapponare la psiche a ogni scena, in ogni particolare, nelle frasi perfettamente calibrate dei dialoghi.

La protagonista del romanzo Eleonor Vance, trentaduenne che ha passato tutta la sua vita adulta a prendersi cura della madre inferma – la cui recente scomparsa l’ha finalmente liberata dal giogo ma l’ha costretta a vivere con la sorella che odia – è invitata a unirsi al gruppo di ricercatori che si stabilirà a Hill House e, infelice e solitaria com’è, coglie al volo l’occasione. Il dottor Montague – bizzarro antropologo e ricercatore sperimentale sui fenomeni paranormali – ha selezionato in base alle precedenti esperienze psichiche verificate in loro, una dozzina di persone: in ultimo ne ha scelte due. Una è Eleonor, che da bambina aveva vissuto un episodio poltergeist, una pioggia di pietre sulla sua casa per tre giorni dopo la morte del padre; l’altra è Theodora, una chiaroveggente con sconcertanti poteri empatici, l’esatta antitesi di Eleonor, è un’artista dalla vita bohemienne, solare, allegra e provocante, di tendenze allusivamente lesbiche. Oltre al dottore e alle due medium sarà presente anche Luke Sanderson, l’erede della proprietà, la cui zia – la padrona di Hill House – lo ha inviato, a nome della famiglia, a presenziare alle investigazioni. La casa ha un passato di catastrofi e di sfortune: la moglie del primo proprietario e costruttore, Hugh Crain, morta per il ribaltamento della sua carrozza nella rimessa; la seconda moglie scomparsa in seguito ad una misteriosa caduta; le sue due figlie ed eredi, spietatamente in lotta fra loro per il possesso della proprietà, finché una delle due non si è impiccata alla garitta della torre. Nel cuore della casa, proprio sulla soglia della stanza che un tempo era la nursery, c’è un angolo sempre inspiegabilmente gelato, tipico segnale d’infestazione. Le manifestazioni sovrannaturali iniziano già dalla seconda notte di permanenza: misteriosi colpi alle pareti che ricordano ad Eleonor quelli della madre malata che la chiamava dalla camera accanto alla sua, misteriosi messaggi scritti con gesso e sangue sulle pareti che chiedono di aiutare Eleonor a tornare a casa. Quando arriva la moglie di Montague, una buffonesca medium, che tenta di contattare gli spiriti tramite una specie di tavoletta Ouija, il messaggio è di nuovo rivolto a Eleonor: “Cosa vuoi?” – chiede la medium. “Casa” – le viene risposto. A un certo punto ogni personaggio esprime la propria definizione di paura: “Abbiamo solo paura di noi stessi”, dice il dottor Montague; “Di vederci come siamo senza travestimenti”, dice Luke; “Di sapere quello che davvero vogliamo”, dice Theodora; “Io ho sempre paura di essere sola”, dice Eleonor. Proprio la notte successiva Eleonor si sveglia all’improvviso, stringendo la mano di Theodora addormentata accanto a lei; la voce di un bambino piagnucola: “Ti prego non farmi male. Ti prego fammi tornare a casa”. Eleonor urla e accende la luce rendendosi conto che Theodora non dormiva accanto a lei ma in un letto all’altro capo della stanza. “Mio Dio, la mano di chi stavo stringendo?” – si chiede Eleonor. L’episodio non è solo un eccezionale causa di brividi per il lettore, ma una metafora estremamente esplicita. “La paura e la colpa sono sorelle” dirà il dottor Montague, ed Eleonor confesserà di aver ignorato il richiamo della madre la notte prima della sua morte, così Shirley elaborerà il velenoso rapporto con Geraldine, sua madre, le cui insistenti e spietate critiche – sul suo aspetto fisico trascurato, sul suo look informale, sulla sua accentuata pinguedine – l’avevano condizionata ad accettare di essere sminuita e tradita da Stanley, l’estraneo accanto al quale dormiva da anni. “La mano di chi stavo stringendo?” – Nella splendida biografia Shirley Jackson: A Rather Haunted Life – alla quale sono debitore di gran parte delle notizie, aneddoti e citazioni qui riportate – l’autrice Ruth Franklin riferisce che nella conferenza Experience and Fiction, parlando di Hill House, la Jackson raccontasse di aver avuto degli episodi di sonnambulismo, durante la composizione del romanzo, una mattina ha ritrovato sulla sua scrivania, scarabocchiate sulla carta gialla dove amava scrivere le sue opere, le parole “Dead Dead”, ma – aggiunge la Franklin – nell’archivio di appunti e abbozzi relativi al romanzo, questo foglio non è mai stato ritrovato: ce n’è invece un altro molto simile alla descrizione ma in cui sono scarabocchiate le parole “Family Family”. “La casa è Eleonor”, spiegò la Jackson nello stesso testo, puntualizzando di non credere ai fantasmi: Eleonor che indulge in fantasie domestiche, che s’immagina in varie case viste durante il tragitto in auto verso la sua destinazione infestata, creando per ognuna una diversa situazione, una diversa famiglia; che mente al gruppo inventandosi la descrizione del suo appartamento ideale nel quale sostiene di abitare. Perfino Theodora ignorerà la sua richiesta di andare ad abitare insieme una volta lasciata Hill House: Eleonor così non ha alcun posto dove tornare, la sua paura di restare sola può acquietarsi solo arrendendosi a Hill House. “Sono a casa, sono a casa” penserà nei suoi ultimi momenti mentre guida a folle velocità intorno all’edificio, prima di andarsi a schiantare contro un albero. Ma il romanzo si chiude con le stesse parole dell’inizio: le fantasie di unità di Eleonor non saranno mai soddisfatte, così come la vana speranza di Shirley che il matrimonio avrebbe posto fine alla sua solitudine. Non c’è posto per Eleonor neanche fra i fantasmi di Hill House, con i quali s’immaginava in comunione. Qualunque cosa cammini là dentro, ancora cammina sola. L’unico momento in cui Eleonor ci ha svelato la sua vera natura repressa, il suo desiderio eternamente frustrato, è nello splendido episodio dell’incontro casuale con la bambina intravista in un ristorante: la piccola non vuole bere il tè in una tazza qualsiasi ma reclama la sua cup of stars e la madre cerca di convincerla a non fare i capricci e a bere lo stesso: “Non farlo, disse Eleonor alla bambina; insisti per avere la tua tazza di stelle; una volta che ti hanno incastrata e costretta ad essere come loro, non vedrai mai più la tua tazza di stelle; non farlo; e la bambina le lanciò un’occhiata e le fece un sorrisetto scaltro, tutto fossette, assolutamente consapevole e scosse la testa in direzione del bicchiere, cocciuta. Intrepida bambina, pensò Eleonor; saggia, intrepida bambina”.

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