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Abissi d’acciaio – Carmilla on line


Alessandra Daniele e la sua sferzata anarcodissidente, a sconfigurare il Liberismo esasperato e il suo rincorrere il Profitto, il Capitale, ogni altra personificazione del Male che ingoia l’umano – lo stesso modo con cui voleva annientarci il nazismo. Su CarmillaOnLine.

L’Ilva non è un’eccezione. Un incidente, un’aberrazione. È il paradigma esatto del capitalismo.
l’Ilva non è un malfunzionamento del sistema, è il default mode.
Quel sistema che ti costringe a scegliere fra lavoro e salute, letteralmente fra la borsa e la vita, e poi ti toglie entrambe.
Che devasta e avvelena qualsiasi territorio, trasformandolo in un deserto marziano. Terrasformando il pianeta fino a renderlo inabitabile.
Che controlla in varia misura tutti i media, che quindi attaccano in branco non gli assassini, ma chi ha osato mettere in discussione per un attimo la loro licenza di uccidere.
Che riduce la democrazia a una farsa patetica, fatta di nazionalisti che speculano comprando azioni delle multinazionali, ed ecologisti che tassano l’aranciata e depenalizzano l’amianto.
Abbiamo dato denti d’acciaio al peggiore istinto predatorio della specie umana.
Denti che dilaniano la carne.
“L’Ilva vale un punto e mezzo di PIL”. Le vite umane non valgono un cazzo.
Gli abbiamo dato occhi elettronici che ci fissano da miliardi di schermi.
“Questi social sono gratuiti, e lo saranno sempre”. Se qualcosa ti viene offerto “gratis”, significa che la merce in vendita sei tu. La tua identità, le tue opinioni, i tuoi dati sensibili.
Gli abbiamo dato un braccio metallico che schiaccia i governi nazionali come quelle lattine vuote che sono.
Il Capitale ha le tre stimmate di Palmer Eldritch.
Avanza nei deserti marziani che crea al suo passaggio, spacciando il suo narcotico Chew-Zed mediatico da miliardi di schermi.
I polli di Renzi (e Grillo, e Salvini) possono solo beccarsi e cavarsi gli occhi a vicenda, mentre il braccio metallico li tiene tutti per le zampe a testa in giù.
È il nazifascismo che non “sta tornando” perché non se n’è mai andato.
Il nazifascismo che marchia le vite con un codice a barre, e delocalizza i lager in Africa e in Asia.
Il nazifascismo delle Acciaierie Krupp che ha vinto la guerra, e non ha mai spento le sue fornaci.
Ma la guerra continua.

Matteo vince, Matteo perde – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’analisi del lunedì di Alessandra Daniele; ve la incollo qui sotto, impossibile condensare meglio l’afflato anarchico e contrario alle logiche di mercato che vi si respira.

Perché Salvini vince tutte le elezioni?
Perché i suoi elettori sono gli ultimi rimasti a correre a votare.
Sono più o meno 2 su 10, ma sono gli unici abbastanza tonti da credere ancora che votare cambi davvero qualcosa.
A non aver capito che i loro selfie col Capitano contano quanto quelli dei turisti a Disneyland coi figuranti travestiti da Topolino, Cenerentola, o Darth Vader.
I loro voti a livello locale serviranno solo a foraggiare la vecchia classe politica corrotta di Forza Italia che s’è riciclata con la Lega.
E a livello nazionale daranno un altro alibi al Cazzarillo, il governo Renzi-Grillo, la Santa Alleanza contro il Lato Oscuro.
In realtà Matteo Salvini è solo un figurante travestito da Darth Vader.
Uno youtuber ciccione che succhia i rosari e abbraccia gli alberi, mentre in Sardegna i suoi elettori ancora aspettano che gli risolva la crisi del prezzo del latte come aveva promesso.
Nel frattempo, lasciato il Partito Democratico, Matteo Renzi s’è inventato il Partito Post-Democratico, che sta sempre al governo senza presentarsi mai a nessuna elezione, e guadagna deputati solo per contagio e assimilazione di quelli altrui. Stile zombie.
Il Cazzaro stavolta è sincero: non gli va più di recitare seriamente la farsa elettorale, e si capisce anche dal simbolo che ha scelto per il suo fanclub: un gabbiano rosa shocking.
Intanto, quattro mosche di velluto grigio, Zingaretti, Conte, Di Maio, e Speranza, hanno chiuso la campagna elettorale in Umbria fingendo di non sapere d’avere già perso, e nello stesso tempo già vinto comunque, perché il governo dell’Italia si decide a Washington e a Bruxelles, non a Norcia, anche se è un’armata Brancaleone.
E perché i risultati elettorali oggi contano quanto i sondaggi, cioè un cazzo.
Carta vince, carta perde, è il solito gioco.
Gli elettori credono di scegliere.
E il banco vince sempre.

Il Continuum di Omnibus – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il brano del lunedì di Alessandra Daniele. Caustico e chirurgico, individua con cinismo le cause dei nostri mali sociali; lo incollo integralmente.

“Stiamo per subire un altro genocidio” dice la combattente curda, in collegamento con La7. Il conduttore di Omnibus l’interrompe: “Dobbiamo mandare la pubblicità”.
È successo davvero.
La denuncia d’un imminente genocidio non cambia niente. Deve aspettare. La priorità è la merce.
Automobili, frullini, merendine, materassi.
“Chi dice che le vacanze finiscono a settembre?”
Chi deve tornare a lavorare.
“Con soli 240€ potrai acquistare Evolatex”.
Il materasso eugenetico.
“Non seguire, fatti seguire”.
Da uno bravo.
Skyline scintillanti, chirurghi olografici, sorrisi perfetti.
È il Continuum di Gernsback dell’hard sci-fi anni ’30, di cui parla William Gibson nel suo racconto omonimo.
Il futuro fittizio ancora adoperato per piazzarci tutte quelle variopinte stronzate, col riso e senza lattosio, che ci tengono buoni nelle nostre gabbiette.
Giocattoli per bambini decrepiti ma incapaci di crescere, bambini vampiri.
Vittime e complici d’un modello socio-economico che non ammette eccezioni. Non ammette eresie, come quella curda.
Un modello basato sul genocidio.
La priorità è la merce.
Sono stata nel ventre della Bestia. Ci siamo stati tutti. Supermarket, Superstore, Shopping center, Centro commerciale di gravità permanente: ha centinaia di nomi, e miliardi di fauci, fisiche e virtuali.
Ha miliardi di occhi, che ci guardano dagli schermi che teniamo in mano.
Ci ha ingabbiato in un timeloop, come criceti nella ruota, con uno scintillante futuro irraggiungibile appeso davanti al naso. E una pistola alla testa.
Stiamo per subire un altro genocidio.
Ma prima, pubblicità.

Primi elementi di ballistica spaziale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’attenta analisi delle dinamiche del Capitalismo – o nella sua forma più recente, Liberismo – che, come credo di aver intuito da molto tempo ormai, accortosi che non potrà ingurgitare altro che se stesso, rivolge i suoi rigurgiti espansionistici verso lo spazio esterno, verso lo spazio siderale, da conquistare con le medesime modalità che hanno devastato il nostro pianeta e l’intero bioma vivente. Un estratto:

…l’urgenza di descrivere concretamente un nuovo ciclo del modo di produzione e di accumulazione capitalistica, quello “multiplanetario”. Un’urgenza che deriva dalla necessità di delineare scenari di espansione del tutto nuovi, destinati, nell’intento dei suoi promotori, a rompere quella contraddizione esistente tra un capitalismo potenzialmente illimitato nelle sue possibilità teoriche di espansione, ma finito all’interno dei limiti dello sferoide su cui fino ad ora si è appoggiato.

Non a caso il numero di privati interessati alla ricerca tecnologica e scientifica legata all’esplorazione spaziale si è notevolmente ingrandito a partire dagli anni 2000. Il recente annuncio di Elon Musk sull’avanzamento nella progettazione e realizzazione di un nuovo potentissimo razzo destinato a portare gli uomini sulla Luna e su Marte (qui) sembra far parte di questo allargamento della base di coloro che sono interessati e coinvolti nel progetto di espansione multiplanetaria del modo di produzione dominante, per ora, sul solo nostro pianeta.

E, non a caso, sempre il solito Musk ha sostenuto l’utilità di un bombardamento nucleare del pianeta rosso ai fini di una sua terraformazione e adattamento per una futura colonizzazione terrestre (qui). L’imprenditore americano, spesso definito come “visionario”, sembra infatti essere la punta di diamante di una ricerca di espansione degli investimenti destinati alla rivitalizzazione di un capitalismo, esattamente come le aziende dello stesso Musk, oggi piuttosto asfittico, almeno in Occidente.

L’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Giorgio Cremaschi che analizza la folle equiparazione, scaturita pochi giorni fa al Parlamento Europeo, tra Nazismo e Comunismo. La chiosa:

In sintesi europeisti e sovranisti hanno votato la stessa mozione anticomunista comune perché hanno la stessa comune ideologia liberista e guerrafondaia, più liberale nei primi, più sanfedista e reazionaria nei secondi. Europeisti e sovranisti in realtà hanno la stessa idea di società e non a caso oggi governano assieme la UE.

Il voto anticomunista comune di PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia e la pavida astensione del M5S, dimostrano che il nostro sistema politico è sostanzialmente composto da un grande centro destra anticomunista, diviso in vari partiti, ma con valori e ideologia comuni. È grazie a questa ideologia reazionaria che Salvini può mettere sullo stesso piano fascisti ed antifascisti, comunisti e fascisti, e affermare che sono tutte distinzioni superate dalla storia. Storia che però il Parlamento UE ha sentito il bisogno di riscrivere.

Si equiparano comunismo e nazismo per negare il ruolo del comunismo nella sconfitta del fascismo e soprattutto per negare il risultato politico e sociale di questa sconfitta: lo stato sociale. Nel 2013 l’ufficio studi della Banca J. P. Morgan scrisse un documento che protestava perché in Europa le riforme liberiste non avanzavano come dovuto, attribuendo la causa di questi freni alle Costituzioni antifasciste, fortemente influenzate dai comunisti e avverse al mercato. Il voto del Parlamento UE risponde a questo lamento della finanza ed è una negazione dei, e un attacco diretto ai, principi fondanti della nostra Costituzione. Ciò che il fiscal compact ha fatto in economia, il voto anticomunista della UE vuol fare in politica: mettere fuorilegge ciò che ostacola il dominio del libero mercato.

Il voto del parlamento UE è la sanzione ideologica di trent’anni di restaurazione e reazione europee, che sono giunte alla fine a far rinascere il fascismo. Quando l’Europa riscoprirà le radici antifasciste della sua storia migliore, ed il legame indissolubile di queste radici col socialismo e con il comunismo, allora capirà che l’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria e lo getterà nel posto che gli spetta nella pattumiera della storia.

La posta in gioco/4 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine quest’interessante articolo mostra come, nel frattempo che c’invischiamo in sovranismi, lotte fake all’immigrazione e principi ecologici imputati a impotenti politicanti mondiali, sviando così i nostri problemi idioti su binari morti, gli assoluti responsabili del delirio liberista mondiale operano in silenzio secondo principi inumani, aderenti soltanto al Business, smontando e ricostituendo a piacimento reti disincarnate di profitto e di disfacimento. Prendetevela con loro, con questo mondo irreale e ineffabile, con questo modello di vita folle e proiettato verso l’impossibile crescita infinita: abbattete nel vostro piccolo il principio liberista, se proprio davvero volete sentirvi nuovi e liberi. E sovversivi contro l’ipocrisia.

«Sempre più business leaders stanno prendendo coscienza che sostenibilità e profitto vanno insieme e che l’azione per il clima rappresenta la più grande opportunità commerciale dei prossimi decenni».

Credo che le parole di Anand Mahindra, presidente di una multinazionale indiana produttrice di SUV, rappresentino la sintesi migliore degli obiettivi del UN Climate Action Summit 2019, conclusosi a New York martedì scorso. Ovvero il tentativo di contrastare anche attraverso la Green Economy il rallentamento della crescita della produzione mondiale, e più in generale di rilanciare l’accumulazione e dare ossigeno al saggio di profitto.

Il summit ha visto la partecipazione di oltre 100 ‘business leaders’, che hanno aderito al movimento globale nato per allineare gli obiettivi dell’impresa a quelli definiti dall’accordo di Parigi, ripercorrendo le orme di altre centinaia che hanno fatto questo passo prima di loro.
Puntano su un mercato promettente, che risponde con nuove merci alla paura per la catastrofe che incombe. Un mercato aggiuntivo, perché l’aumento delle produzioni ‘green’ andrà a sommarsi, e non a sostituirsi, alla crescita in termini assoluti delle produzioni climalteranti.

Particolarmente sotto accusa per gli incendi forestali la brasiliana JBS, la più grande azienda di lavorazione della carne al mondo, coinvolta già in passato in processi per corruzione e per palesi violazioni della ‘Moratoria del bestiame’ voluta da Lula nel 2009, che impegnava le imprese a non acquistare carne bovina da allevamenti coinvolti nella deforestazione.
Proprio in prossimità degli impianti JBS sono stati riscontrati lo scorso agosto una miriade di focolai.

Non troveremo la JBS nella lista delle imprese virtuose, quelle che sottoscrivono impegni colmi di eticità durante i Climate Summit.
Ma le multinazionali che le garantiscono la sua rete di distribuzione sì.
Loro ci sono.

C’è l’olandese Ahold Delhaize, che ha intrattenuto affari con JBS per 113 milioni di dollari nel 2019.
C’è la francese Carrefour, che possiede le più grandi catene di supermercati del Brasile. Ha collegamenti significativi con la catena di fornitura della JBS, nonostante si sia impegnata a eliminare la deforestazione dai suoi prodotti entro il 2020. Ma la politica non si applica alla carne bovina congelata, proprio quella che JBS produce.
C’è Casino, un gigante francese dei supermercati, seconda catena di supermercati in Brasile.
C’è Walmart (USA), che ha condotto affari con JBS per un valore di 1,68 miliardi di dollari nel 2018.

Imprese che commercializzano tranquillamente merci che incorporano la distruzione di ecosistemi, specie viventi e comunità umane, per poi firmare dichiarazioni del tipo:
Recognizing the urgency of the climate challenge, I am pleased to confirm thatmy organization, is joining the global movement of leading companies aligning their businesses with the most ambitious aim of the Paris Agreement, to limit global temperature rise to 1.5°C above pre-industrial levels“.

Altri giganti della distribuzione, come Sysco e Costco, si limitano a decantare sui loro siti web l’eticità delle loro catene di forniture, sebbene la prima nel 2019 abbia fatto affari con JBS per 525 milioni di dollari, e la seconda per 1,43 miliardi di dollari.

Il corollario di tutto ciò è che esista o no una vera emergenza climatica determinata dall’uomo, il Liberismo ha trovato un modo per far proliferare un business più aggressivo e capace di dividere profitti ancora più stellari, sempre più inesistenti. E se è vero che un virus per sopravvivere non può uccidere tutto il suo continuum adiacente, allora mi viene il sospetto che tutto l’allarme climatico sia soltanto un clamoroso fake.

The Great Green Capitalism Swindle – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una riflessione di Sandro Moiso sul Capitalismo amico dell’ambiente, prendendo ovviamente spunto dalle gesta di Greta Thunberg. Un estratto:

Oggi tale necessità di introdurre il discorso di una critica del capitalismo fondata su reali istanze di classe resta tutt’ora valida e urgente. Valida perché anche se le teorizzazioni del comunismo novecentesco ispirato dall’esperienza sovietica si sono rivelate insufficienti e dannose nel concepire un società diversamente organizzata, in cui troppo spesso la visione del progresso ha finito col coincidere in tutto e per tutto con quella ispirata dallo sviluppo economico di stampo capitalistico, la società è rimasta ferreamente divisa in classi e il numero degli espropriati e dei diseredati è aumentato in maniera esponenziale, man mano che si riduceva vistosamente il numero di coloro che da tale espropriazione economica, politica e culturale traevano beneficio e profitto. Urgente perché effettivamente la situazione attuale del pianeta non farà ulteriori sconti alla nostra specie, in un contesto in cui i processi devastanti indotti dal mutamento climatico saranno probabilmente ancora più rapidi del timing che la scienza ha già previsto (qui).

Urgenza cui gli Stati e i grandi interessi finanziari ed imprenditoriali internazionali fingono soltanto di rispondere con opzioni (tasse destinate a colpire indistintamente i consumi popolari, fasulli tagli alle emissioni, promozione di grandi opere destinate a “migliorare i trasporti”, provvedimenti contro l’uso della plastica e dei carburanti fossili che richiedono tempi lunghissimi e che sono destinati a rivelarsi come inutili e, quasi sicuramente, dannosi sul lungo periodo) che sono autentica sabbia gettata negli occhi di chi si sforza di comprendere ciò che succede o che si illude di poter salvare la società senza modificarla radicalmente.

Illusione che anima, non per cattiva fede, un movimento come Friday for Future e i giovani che in maggioranza lo compongono, anche se la fiducia che alcuni di loro dimostrano ancora nei confronti dei concetti di sviluppo e progresso potrebbe portarli ad essere involontari portavoce non dell’interesse della maggioranza, ma di un ulteriore rafforzamento della profittevole bestia dello sfruttamento della Natura e dell’Uomo come specie.

Il corollario personale che aggiungo a tutto ciò: ho il forte sospetto che il Mercato amico dell’ambiente sia l’ennesima bufala da marketing che vuole perpetuare l’attuale forma di business, arrivando perfino a falsificare i dati dell’imminente apocalisse planetaria affinché si affermi un nuovo sistema, definito “verde”, di industrie e sfruttamento, di fatto identico al precedente.

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