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Archivio per Carmine Treanni

Sulla Luna, tra scienza e fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio scritto da Carmine Treanni per ricordare il cinquantenario dell’allunaggio: Sulla Luna. Ecco la quarta, che esplica molto bene il tono della pubblicazione:

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969.
Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi.

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Sulla Luna, scienza e fantascienza in libreria | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Sulla luna, libro scritto da Carmine Treanni che traccia la storia e fa il punto sui 50 anni che sono passati dal celebre sbarco sul nostro satellite naturale. Ecco la quarta:

“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969. Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi, film e serie televisive.

Delos Science Fiction 206 – Distopia


Numero imponente il 206 di Delos, dedicato ai concetti distopici che attraversano l’universo SF e, soprattutto, il nostro presente. In questo contesto vorrei segnalare alcuni articolo, davvero imperdibili:

Leggete approfonditamente, è tutta salute. Grazie ancora a Carmine Treanni, il curatore di Delos.

Cultura Alta e Cultra Bassa: Jekyll e Hyde e le radici della cultura di massa


Su Fantascienza.com, nell’ambito Delos205, un articolo di Carmine Treanni che analizza il capolavoro di Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. L’analisi avviene su vari argomenti, SF, Fantastico, Giallo, sociale. Un estratto della disquisizione:

Una fetta consistente della cultura di massa è costituita dai generi narrativi cosiddetti paraletterari: il fantastico, il rosa, il western, la fantascienza, l’horror, il giallo. Ad una prima lettura il racconto di Stevenson è generalmente associato al genere fantastico, o all’horror, grazie anche alle successive versioni cinematografiche. Ma una lettura più attenta, ci mostra come Lo Strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde affondi le sue radici in più generi narrativi, che costituiscono i contenuti tipici della Cultura di Massa.

Il racconto dello scrittore inglese appartiene al genere fantastico proprio perché l’elemento irrazionale (il tentativo del dottor Jekyll di scindere nell’animo umano il bene dal male) si alterna al tentativo di una spiegazione razionale. Sappiamo, infatti, che è attraverso una pozione chimica che il dottor Jekyll riesce a mutare nel perfido Hyde. Una spiegazione razionale, quasi scientifica. Ma tutto è rimesso in discussione nel momento in cui Jekyll scopre che non ha più bisogno della pozione per trasformarsi in Hyde.

A nostro avviso, però, il racconto stevensoniano contiene i germi di almeno altri due generi classici della cultura di massa, ovvero il giallo e la fantascienza. Tutta la storia è sì incentrata sulla figura di Jekyll e della sua controparte Hyde, ma ci viene quasi interamente mostrata attraverso gli occhi dell’avvocato Utterson, amico del dottor Jekyll. Fin dalle primissime pagine, Utterson sembra essere un tipico investigatore, caro a tanta letteratura crime. Nel primo episodio del racconto, intitolato “Storia della porta”, Utterson induce suo cugino Enfield, durante una loro rituale passeggiata, a farsi raccontare una strana storia in cui è rimasto coinvolto. Un giorno Enfield, tornando a casa alle tre del mattino, si trovò casualmente davanti ad un’orribile scena: un uomo e una bambina si scontrarono all’angolo di una strada e “l’uomo calpestò tranquillamente il corpo della bambina e la lasciò urlante sul marciapiede”. Enfield rincorse l’uomo e lo costrinse a ritornare indietro. Intanto, le urla della bambina avevano richiamato i suoi genitori e altre persone. Enfield riuscì a far risarcire la bambina con cento sterline. A questo punto Utterson chiede al cugino il nome dell’uomo che ha calpestato la bambina e quando Enfield gli confida che è Hyde, Utterson ne rimane colpito e decide di investigare su quell’uomo. Il nome Hyde, infatti, non gli è sconosciuto, in quanto appare nel testamento del suo amico dottor Jekyll: nel caso che questi scompaia i suoi beni devono essere lasciati al signor Hyde. Un testamento che sconvolge e inquieta l’avvocato Utterson che, novello Sherlock Holmes, vuole scoprire chi è veramente il signor Hyde. Così, nella successiva parte del racconto intitolata “Alla ricerca del signor Hyde”, Utterson prima si reca dal dottor Lanyon, amico suo e di Jekyll, per chiedere se conosce il signor Hyde, poi effettua dei veri e propri appostamenti nei pressi della casa in cui si presume abiti Hyde, per vederlo di persona. Siamo insomma davanti ad un vero e proprio detective che usa le armi della logica e della deduzione per venire a capo di un mistero.

Jekyll è insoddisfatto della propria vita, è “alienato” e cerca una via di fuga. Stevenson, in questo racconto, anticipa le teorie sull’inconscio di Freud, ma anche il processo di individualizzazione tipico della società capitalistica. C’è poi il laboratorio, il luogo deputato dove si pratica l’arte della scienza: un simbolo classico della fantascienza. Ma rappresenta, soprattutto, la scienza in quanto disciplina apportatrice di una nuova visione del mondo, della realtà, dell’uomo stesso. Il racconto in più punti rispecchia questa generale fiducia nella scienza, o meglio della sua naturale tendenza ad andare oltre i suoi stessi limiti, a varcare i confini che sono continuamente labili. Sarà lo stesso Jekyll che, dinnanzi al suo amico dottor Lanyon, si trasformerà da Hyde in Jekyll. Lo stesso amico che, anni prima, lo aveva deriso in merito alle sue teorie sulla possibile presenza in ognuno di noi di due anime, una dedita al bene e l’altra al male. È chiaro che Lanyon rappresenta la scienza, ma anche un modo di concepire il mondo, la società che rispecchia l’epoca vittoriana. Non a caso, lo scrittore inglese scrive il racconto con l’intento di sferrare un duro attacco alla repressiva e puritana letteratura inglese vittoriana.

L’appartenenza del racconto, dello scrittore inglese, a più generi narrativi è già di per sé motivo sufficiente per considerarlo a pieno titolo appartenente alla cultura di massa.

Il mondo di Karma City Blues: intervista a Giovanni De Matteo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella intervista, nell’ambito di Delos204, a Giovanni De Matteo. I temi trattati virano attorno al metamondo da lui concepito, quello della Napoli (spesso ospite di Urania) della metà di questo secolo, dove la tecnologia e la Singolarità s’intrecciano in un tripudio del kipple e della commistioni poliziesche virate al futuro. Un brano della chiacchierata, che ha toccato vari temi dell’universo creativo di Giovanni:

Dopo Sezione π² e Corpi spenti mi sarei aspettato il terzo romanzo con protagonista Vincenzo Briganti, e invece mi hai spiazzato (favorevolmente e credo anche i tuoi lettori), scrivendone uno ambientato nello stesso universo, ma con un nuovo principale personaggio. Quali sono i motivi che ti hanno spinto verso questa scelta e che collegamenti ci sono con i due precedenti romanzi?

Anche se l’esordio letterario di Vincenzo Briganti era fin dall’inizio pensato come parte di un possibile racconto seriale, l’universo della Sezione Speciale di Polizia Psicografica di Napoli abbracciava un più ampio orizzonte narrativo ancora prima che Briganti entrasse in scena. Prima di Sezione π² era stata infatti la volta di un fumetto uscito a puntate sulle pagine di Solaris*, un progetto di Cagliostro ePress tanto interessante quanto sfortunato, e come la stessa rivista rimasto incompiuto. C’era tutto un mondo lì fuori che Sezione π² e Corpi spenti mi hanno permesso solo di intravedere di sfuggita, e un romanzo slegato dalla continuity delle indagini dei necromanti poteva aiutarmi ad addentrarmi nei suoi recessi.

I collegamenti con i due romanzi «canonici» non mancano, con alcuni personaggi di contorno che tornano in Karma City Blues, unendosi a una galleria ancora più ampia. Ma i punti di contatto principali sono sicuramente l’ambientazione, che al lettore dei precedenti romanzi risulterà allo stesso tempo familiare e straniante, e la psicografia, qui mostrata secondo la lezione di William Gibson nell’uso che la strada ha trovato il modo di farne. Uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere un romanzo staccato dalle indagini dell’Officina è anche questo: esplorare il contesto criminale dall’altra parte della barricata.

Il futuro è adesso | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione, di Giovanni De Matteo a Il futuro è adesso, corposa guida al genere fantascientifico redatta dall’immenso Carmine Treanni. Difficile incollare qualche passo della rece piuttosto che un altro, mi affido all’istinto e alla magnificenza della recensione stessa, gioiello nel gioiello.

In effetti, alla luce proprio della varietà del genere, la parte più difficile del compito dell’autore è stata senz’altro quella di definire un metodo e rispettarlo nell’operare l’inevitabile selezione. L’autore ha cercato di coprire tutte le diverse fasi attraversate dalla SF nella sua storia, dalle origini alla maturità, e se alcuni periodi giocano un ruolo preponderante (solo tra i romanzi, le schede degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta coprono oltre metà della rassegna) è il riflesso inevitabile del diverso livello di influenza raggiunto dalle diverse epoche. Da esperto e studioso del genere, Treanni ha misurato con attenzione le sue scelte e, al netto delle inevitabili simpatie dell’appassionato, le dimenticanze eclatanti si contano davvero sulle dita di una mano e sono in ogni caso compensate da alcune inclusioni tutt’altro che scontate.

La fantascienza come strumento sociologico per leggere la realtà | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’editoriale del nuovo numero di Delos, a cura di Carmine Treanni. Cos’è il reale? Ce lo spiega assai bene…

La fantascienza è uno strumento sociologico molto potente. Leggete un romanzo della cosiddetta Età dell’Oro, più o meno quel periodo che va dal 1938 al 1950 (ma anche la decade successiva, i mitici anni Sessanta sono stai memorabili), e troverete tanti romanzi che sono intrisi di una potente visione sul futuro, ma che parlano anche della realtà sociale, politica ed economica del periodo in cui sono stati scritti e pubblicati. Facciamo qualche esempio. Prendiamo I mercanti dello spazio (The Space Merchants), il romanzo di fantascienza distopica scritto da Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth nel 1952.

Non stiamo a raccontare la trama, ma quello che ci interessa è che il romanzo racconta di un futuro in cui l’umanità ha dato fondo a tutte le riserve naturali ed è ormai in preda a un consumismo di massa senza eguali nella storia dell’uomo, il tutto dovuto anche al lavoro efficace delle agenzie pubblicitarie mondiali, che manipolano i cittadini, spingendoli a consumare i prodotti delle aziende. Il tutto avviene anche attraverso alcaloidi inseriti nei prodotti alimentari oppure facendo largo uso di messaggi subliminali, ricerche di mercato e ipnosi. In questo scenario, non solo la democrazia esiste solo sulla carta, ma si misura solo attraverso la ricchezza. Il protagonista è Mitchell “Mitch” Courtenay, un pubblicitario che viene messo a capo di un progetto per favorire, attraverso la pubblicità, la colonizzazione di Venere e risolvere così il problema della sovrappopolazione.

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