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Roger Waters: “Se volete estradare Julian Assange dovrete passare sui nostri cadaveri”


Ieri, Roger Waters è sceso in piazza, a Londra, per manifestare la sua contrarietà ideologica e umana all’estradizione negli USA di Julian Assange. Non posso che unirmi a lui, nei pensieri e negli intenti; riporto qui sotto il discorso che ha fatto, che trovate comunque su OndaMusicale.

“Sento una vera forza e del vero calore provenire da tutti voi in questo piccolo raduno. Ed è stato un grande onore camminare lungo Whitehall con tutti voi quindi vi ringrazio per avermi dato questa opportunità. Ci sono alcune persone alle quali mi vorrei rivolgere. Il primo, ovviamente, è Julian Assange stesso: un giornalista, un coraggioso raggio di luce nei posti oscuri dal quale le potenze vorrebbero che ci allontanassimo.”

Julian Assange, un nome che va scolpito con orgoglio in ogni monumento per il progresso umano. Julian è il motivo per il quale siamo qui oggi ma non è un progetto parrocchiale. Oggi noi siamo parte di un movimento globale che potrebbe essere l’inizio dell’illuminazione globale che questo fragile pianeta necessita così disperatamente.”

“Mentre ci incontriamo qui a Londra, oltre l’Atlantico, in Argentina, migliaia di donne stanno scendendo in piazza per chiedere la legalizzazione dell’aborto al presidente Fernandez. Non è solo l’Argentina: quest’anno abbiamo visto grandi proteste scoppiate in tutto il mondo contro i regimi fascisti neoliberali in Cile, Libano, Colombia, Ecuador, Haiti, Francia e ora ovviamente anche in Bolivia che sta lottando contro la nuova dittatura militare imposta dagli USA. Dove noi vediamo il nome dell’Inghilterra allegato a quella nobile lista.”

“Ci piace pensare che questo sia un paese libero, ma siamo davvero liberi? Quando Julian Assange viene portato al buio nella minuscola pretura, all’interno della prigione di Belmash, ci sono così tanti posti occupati da anonimi colletti bianchi americani che sussurrano istruzioni all’orecchio attento del principale avvocato dell’accusa, James Lewis QC. Perché? Perché non viviamo in un paese libero. Viviamo in un “canile glorificato” e abbaiamo e scodinzoliamo al comando dei nostri signori e padroni dall’altra parte dell’oceano. A grande richiesta, oggi mi trovo qui, davanti alla madre del Parlamento, e lì la vedo arrossita in tutto il suo imbarazzo.”

“Ieri ho fatto un’intervista a Sky News per promuovere questo evento. Non c’era nessun collegamento visivo, quindi il mio unico contatto con la signora che mi ha fatto le domande è stato tramite un auricolare su un filo riccioluto. Ho imparato qualcosa sul dire la verità nella formulazione delle sue domande. Si è presentata a me come un Don Chisciotte impazzito; ogni domanda era densa di sbavature e insinuazioni e di false accuse con le quali i potenti hanno cercato di annerire il nome di Julian Assange. Ha fatto scattare la stanca ma ben preparata narrazione e poi l’ha interrotta costantemente quando le ho dato una risposta. Non so chi sia, può darsi che abbia buone intenzioni. Se così fosse, il mio consiglio per lei sarebbe di smettere di bere il kool-aid e se davvero gliene frega qualcosa della professione che ha scelto, porti il suo sedere dispiaciuto quaggiù e si unisca a noi!”

“Inghilterra, chiedo al nostro Primo Ministro, Boris Johnson, di dichiarare le sue vere intenzioni: sostiene lo spirito della Magna Carta, la democrazia, la libertà, il fair play, la parola e soprattutto la libertà di stampa? Se la risposta a questa domanda è sì, allora venga, signor Primo Ministro, sia il bulldog britannico che vuole far credere a tutti noi. Si opponga di fronte alla spacconeria dell’egemonia americana, annulli questo processo-spettacolo, questa farsa, questo tribunale fittizio. L’equità davanti alla corte è incontestabile! Julian Assange è un uomo innocente!”

“Non posso lasciare questo palco senza menzionare Chelsea Manning, che ha fornito parte del materiale che Julian ha pubblicato. Chelsea è stata in una prigione federale per un anno, incarcerata dagli americani per aver rifiutato per principio di testimoniare davanti a una giuria appositamente convocata contro Julian Assange. Un grande coraggio! Le stanno anche facendo una multa di 1.000 dollari al giorno dall’altra parte dell’oceano, il tuo, Chelsea è un altro nome da scolpire nell’orgoglio. Una vera eroina. Anche quello di Daniel Hale è un nome da scolpire nell’orgoglio.”

“Chi di noi non ha mai compromesso la propria libertà nella causa della libertà stessa, chi non ha mai preso in mano la torcia accesa e l’ha tenuta tremante per i crimini dei suoi superiori, non può che immaginarsi il coraggio straordinario di chi invece l’ha fatto. E quando e se l’Impero americano verrà a prendere Assange, a distruggerlo, a bloccarlo come monito per spaventare i futuri giornalisti, noi li guarderemo negli occhi e determinati, con un’unica voce gli diremo dovrete passare sopra i nostri cadaveri!”

L’arte della rivolta | Geoffroy de Lagasnerie | Offuscamento | Finn Brunton e Helen Nissenbaum | BooksBlog


Su BooksBlog una segnalazione molto interessante, sul controllo sociale operato dalle nazioni e dalle corporazioni: L’arte della rivolta, libro scritto da Geoffroy de Lagasnerie, s’integra con con Offuscamento, di Finn Brunton e Helen Nissenbaum. Di cosa parliamo? Copioincollo il post, di una urgenza e modernità stringente: fatene stretto tesoro, di queste info…

Uscito qualche settimana fa nei cinema italiani, Snowden di Oliver Stone ha riacceso i riflettori sulla sorveglianza di massa messa in atto dai servizi di intelligence ai danni di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Nei giorni del Datagate e nei mesi successivi a quell’incandescente giugno 2013 si è fatto un gran parlare del rispetto della privacy, dell’onniscienza delle agenzie di intelligence e dei diritti dei cittadini sistematicamente violati.

Due libri usciti quest’autunno per i tipi di Stampa Alternativa contribuiscono a mantenere vivo il dibattito sulle questioni relative alla sorveglianza globale prendendo in esame due diversi aspetti: se L’arte della rivolta. Snowden Assange Manning di Geoffroy de Lagasnerie prende in esame quelli che sono gli aspetti sociali, politici e giuridici di questo nuovo tipo di rivolta nei confronti del potere, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta di Finn Brunton e Helen Nissenbaumspiega quali strategie possono essere messe in atto per evitare che i nostri dati vengano depredati e commercializzati da soggetti non autorizzati.

“L’arte della rivolta” di Geoffroy de Lagasnerie

larte-della-rivolta.jpgEdward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning non possono essere visti – secondo de Lagasnerie – come dei semplici whistleblower, ma rappresentano piuttosto dei personaggi esemplari capaci di dare vita a una nuova forma di resistenza:

“Le lotte legate alle questioni dei segreti di Stato, della sorveglianza di massa, della protezione della vita privata e delle libertà civili nell’era di Internet , pongono problemi nuovi e quindi devono costituire per noi il punto di partenza per una riflessione critica, di un interrogarsi sulla possibilità di pensare e di agire diversamente”.

Il saggio non si sofferma sulle coraggiose imprese portate a termine da questi tre personaggi di rottura, ma tenta di analizzare le conseguenze sociali e politiche delle loro azioni. La repressione messa in atto nei confronti dei whistleblower è feroce non tanto per la gravità dei reati, quanto per la destabilizzazione del diritto, della politica e delle cornici statali.

Le azioni di Assange e Manning danno battaglia alla nozione di segreto di Stato, quelle di Snowden mettono a nudo una sorveglianza globale che utilizza il terrorismo come pretesto per spiare i propri cittadini, gli alleati e gli avversari politici, i grandi player dell’economia e della finanza.

Snowden, Assange e Manning sfidano la legge perché è “sempre molto più sovversivo porre in questione i dispositivi che tenere discorsi, anche molto radicali, nel quadro di dispositivi riconosciuti e stabiliti”. In parole povere: le proteste in piazza, gli scioperi e i sit-in sono forme del passato che vanno superate da nuove modalità di rivolta non codificate e più efficaci.

Partendo dal presupposto che “lo Stato può essere criminale. E quindi quello di chi disobbedisce a una legge può essere un atto legale”, i tre protagonisti spostano in una nuova dimensione la disobbedienza civile. E portano il dibattito a un livello di astrazione che ha come definitivo traguardo la denazionalizzazione delle menti, perché “nasciamo nello Stato, occupati dallo Stato, definiti dallo Stato. Siamo oggetti dello Stato, degli oggetti dello Stato, sottoposti allo Stato”.

“Offuscamento” di Finn Brunton e Helen Nissenbaum

offuscamento.jpgDurante la Seconda Guerra Mondiale gli aerei militari rilasciavano delle fettucce di carta alluminio che facevano comparire sui radar nemici decine e decine di finti aerei. Questa tecnica di offuscamento permetteva al vero aeroplano di guadagnare tempo per potersi spostare fuori dal raggio di avvistamento.

 L’episodio, citato da Brunton e Nissenbaum all’inizio del loro saggio, spiega in maniera molto semplice che cosa sia l’offuscamento ovverosia “l’aggiunta deliberata di informazioni ambigue, confuse e ingannevoli atte a interferire con la costante raccolta di dati personali da parte di autorità, imprese, inserzionisti, hacker e quant’altri”.

Non siamo sorvegliati solamente dalle agenzie di intelligence. Sulle nostre tracce ci sono tutti coloro che possono trarre profitto dai nostri dati. Difendersi è possibile e questo saggio che ha come sottotitolo “Manuale di difesa della privacy e della protesta” spiega alcune delle odierne strategie di offuscamento con le quali resistere all’invasività del controllo e dello sfruttamento dei dati. Senza proporre inutili barricate, il saggio chiarisce le basi teorico-filosofiche dell’offuscamento e ne rivendica l’importanza sociale come strumento a tutela della privacy, della libertà e del dissenso nell’epoca del digitale.

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