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Archivio per China Miéville

Un nuovo romanzo di China Miéville (e gli altri in offerta) | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di La fine di tutte le cose, romanzo inedito di China Miéville ed edito da Fanucci. Meravigliosa la quarta:

In una Londra tetra e indecifrabile, Billy Harrow, studioso di cefalopodi, guida i visitatori all’interno del Museo di Storia Naturale, dove è ospitato un raro e impressionante esemplare di Architeutis dux, meglio noto come Calamaro gigante. Nessuno può immaginare quello che sta per accadere, l’evento che avrebbe cambiato per sempre l’esistenza di chi vi avesse assistito: quando il calamaro svanisce nel nulla prima dell’arrivo di Billy e dei visitatori, ogni spiegazione razionale appare subito vana. Come Billy avrà presto modo di scoprire, quel prodigio non è altro che una manifestazione delle lotte che si stanno consumando in una città avvolta da una coltre impenetrabile di segreto e mito, che si scopre popolata da creature magiche e crudeli, le cui origini si perdono nei secoli e negli anfratti bui del mistero. In nome di quale dio tutto ciò sta avvenendo? Qual è il fine ultimo di coloro che si apprestano a cancellare per sempre ogni traccia di umanità?

Dalla penna di uno degli autori più acclamati degli ultimi anni, un’avventura irripetibile e inquietante, che rivoluzionerà il nostro modo di guardare a tutto ciò che è oscuro e insondabile.

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1917, un anno da non dimenticare – Carmilla on line


Su CarmillaOnline la segnalazione di un’opera di China Miéville, Ottobre, storia della Rivoluzione russa.

Molto vicino, nello sguardo e nella prospettiva, a Victor Serge, l’autore ricostruisce i fatti in dieci capitoli dedicati il primo a ricostruire La preistoria del 1917 (ovvero un sunto degli avvenimenti che condurranno alla Rivoluzione, dalla fondazione di Pietrogrado nel 1703 alla prima rivoluzione del 1905 e fino al disastro della partecipazione zarista al primo conflitto mondiale e alla morte di Rasputin) e gli altri nove ognuno ad un mese di quell’anno fatale per le sorti della Russia e del mondo, tra il Febbraio e l’Ottobre.

Il punto di vista è immediatamente chiaro al lettore: radicale e dal basso, senza inutili geremiadi sul bene o sul male rappresentato da quell’evento e, soprattutto, senza soffermarsi troppo sui meriti e demeriti dei grandi protagonisti, da un parte o dall’altra della barricata.
Ciò che conta è ciò che viene dal basso e chi sono quelli (soldati e operai, donne e contadini) che spingono avanti la Rivoluzione. Ancor prima che questa si imponga chiaramente nella testa di coloro che poi pretenderanno di averla guidata fin dagli inizi.

Il testo lo afferma chiaramente fin dalle pagine del primo capitolo: Quello che porrà fine al regime russo sorgerà dal basso. (pag. 54) Così, invece di dilungarsi troppo sulle storie dei partiti e dei presunti demiurghi dell’evento, l’autore porterà subito in scena i soldati, gli operai e le operaie di Pietrogrado con i loro desideri, le loro richieste concrete, le loro speranze di riscatto e di rispetto, il loro immaginario.

Un immaginario politico che non è fatto soltanto di slogan partitici e dibattiti ideologici, ma che è suggerito ed esaltato dalle dure condizioni della guerra e del lavoro. In una città che all’epoca , con i suoi due milioni e mezzo di abitanti e quasi mezzo milione di operai, era la più grande città industriale del mondo. Più di Detroit in cui pur già stava esplodendo l’industria dell’automobile.
Una città industriale che si trovava a galleggiare all’estremità occidentale del più grande impero del mondo (24 milioni di chilometri quadrati) i cui due terzi si trovavano in Asia e la cui popolazione di circa 160 milioni di abitanti era composta per 4/5 da contadini.

Il villaggio nero – Stefan Grabinski – Recensione di caesar666


Su Debaser una bella recensione a Il villaggio nero, di Stefan Grabinski, uscito un po’ fa per la Hypnos Edizioni. Imperdibile…

Il villaggio nero si avvale dell’introduzione, della traduzione e di una nota bio-bibliografica di Andrea Bonazzi, uno dei massimi esperti di narrativa fantastica in Italia e della presentazione di China Miéville. Le parole di Miéville sono particolarmente illuminanti ed efficaci nel mostrare l’attualità e l’originalità di Grabinski quando scrive che “ci troviamo di fronte a uno scrittore per il quale l’orrore soprannaturale si manifesta proprio nella modernità – nell’elettricità, nelle caserme dei pompieri, nei treni: il perturbante quale cattiva coscienza dell’oggi”. Il fantastico di Stefan Grabinski attinge a un universo parallelo folle e imperscrutabile da cui fuoriescono misteriosi orrori appartenenti ad altre dimensioni. Non ci troviamo però di fronte a un pantheon di divinità “lovecraftiane” ma ad oscure forze che si annidano nella quotidianità. In questo senso uno dei racconti più esemplificativi è “L’area” dove il protagonista, uno scrittore misantropo che si ritira a vivere in solitudine ai margini della società, scopre come le sue fantasie si siano concretizzate in creature reali e assetate di sangue – sorta di vampiri dell’inconscio -che finiranno col perseguitarlo. Un altro piccolo gioiello della raccolta è poi “La stanza grigia”, un racconto incubo in cui il protagonista affitta una camera in cui è rimasta la presenza maligna del precedente inquilino. Si tratta di una storia da manuale, dove i piani dell’universo onirico e della quotidianità si intersecano in maniera perfetta: il protagonista rivive in sogno tutti i gesti compiuti dal suo triste predecessore evitandone infine il gesto estremo del suicidio. Una storia che assomiglia molto a “L’inquilino del terzo piano”, noto film del 1976 del polacco Roman Polanski tratto dall’omonimo romanzo di Roland Topor (francese di origini polacche). La tematica onirica ritorna in un’altra storia magistrale ovvero “Il villaggio nero” in cui un uomo “vede” in sogno un bizzarro villaggio dai colori neri popolato da curiosi e inquietanti personaggi: anche in questo caso il mondo del sogno si materializzerà nella realtà tangibile. Altri racconti hanno invece come sfondo la ferrovia e i treni, visti come simbolo della modernità e “veicoli” di nuovi terrori e angosce per l’uomo, come si può leggere in “Il demone del movimento” e “L’engramma di Szatera”. Curiosa e malignamente evocativa è anche la “Storia del becchino”, vicenda ambientata in Toscana nella cittadina immaginaria di Foscara dove il protagonista è il becchino Giovanni Tossati, scultore di monumenti funebri.

Embassytown | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Embassytown, di China Miéville. Un delirio di razze aliene che modifica radicalmente il concept del nostro continuum espressivo attraverso ridefinizioni geniali degli stilemi comunicativi, ovvero:

Pianeta Areka. Un altro tempo, in un lontano futuro. Embassytown è una città popolata da diverse razze aliene, con il grave problema della comunicazione. Non è solo un problema di linguaggi, ma di paradigmi, di semantiche. Per comunicare con gli arekei esistono gli ambasciatori, complesse creature simbiotiche, doppi e unici allo stesso tempo, con nomi che ne estrinsecano la dualità come EdGar, CalVin o EzRa. Quest’ultimo sarà il fulcro di una serie di eventi narrati dal punto di vista di Avice Benner Cho, un’umana che, cresciuta a Embassytown da bambina, vi ha fatto di recente ritorno.

Immersa in un complesso gioco politico, con un rapporto con il marito Scile in crisi e sotto esame, la donna assiste prima passivamente, poi sempre più coinvolta a eventi cataclismatici che sconvolgeranno gli equilibri di Embassytown. Ma la morte del bruco è la nascita di una farfalla. Svelando i misteri dietro le apparenze Avice e i lettori verranno sempre più avvolti nella complessità del mondo narrativo costruito da China Miéville, nelle sue apparenti contraddizioni.

Con un lento incedere narrativo lo scrittore costruisce soprattutto un mondo articolato, con una vicenda quasi pretestuosa, perché tutto accade per conseguenza della costruzione narrativa, non per vera azione della protagonista. Definire Avice Benner Cho una protagonista in effetti non rende l’idea. È la voce narrante. Ma Embassytown non ha in realtà un vero protagonista. Tanti saranno i personaggi sui quali l’azione si focalizzerà. Se dobbiamo identificare un “protagonista”, è il pianeta Areka, insieme alla città, e alla sue complesse reti di rapporti tra le culture che ci vivono.

Embassytown | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un nuovo lavoro, Embassytown, di China Miéville.

In un futuro remoto, gli esseri umani si sono spinti ai confini dell’universo, colonizzando il pianeta Areka. Qui, i rapporti tra gli uomini e il misterioso popolo degli Arekei, custode di una lingua misteriosa e inaccessibile, sono possibili solo grazie ai pochi ambasciatori terrestri in grado di comprenderne il linguaggio. Avice Benner Cho, una colona umana, ha fatto ritorno sul pianeta, nella città di Embassytown, dopo anni di viaggio nello spazio più profondo. Non è in grado di parlare la lingua degli Arekei, eppure in qualche modo ne rappresenta una parte: lei, come altri esseri umani, è utilizzata dagli indigeni come una “similitudine vivente”, necessaria alla formulazione di concetti altrimenti inesprimibili. A causa di oscuri intrighi politici, sul pianeta è stato inviato un nuovo ambasciatore e il fragile equilibrio tra umani e alieni subisce una violenta scossa. Una catastrofe è all’orizzonte, mentre Avice si trova divisa tra un marito che non ama più, un sistema nel quale non ha più fiducia e una lingua che non può parlare ma che parla attraverso di lei, al di fuori della sua volontà.

In uscita per Fanucci, direi che come sempre è un libro da leggere, tenere, assimilare.

∂| ThrillerMagazine | Mieville e le città invisibili


Su ThrillerMagazine un approfondimento su China Miéville, sul suo indagare i generi del Fantastico tramite l’ibridazione e l’inventiva, vista con la

China Miéville, English fantasy fiction writer.

particolare visione politica dell’autore, di estrema sinistra. Il passo iniziale dell’articolo:

L’inglese China Miéville sosteneva di voler scrivere un romanzo per ogni genere, invece ha finito per essere un grande manipolatore dei generi, capace di mescolarli, sovrapporli e stravolgerli con l’abilità di un alchimista della parola. Basta leggere la sua saga di Bas-Lag (Perdido Street Station, La Città delle Navi, Il Treno degli Dei e il racconto Looking For Jake), per rendersi conto di come Miéville sia capace di passare da steampunk a cyberpunk, dall’horror lovecraftiano al fantasy moorcockiano, fino alla distopia politica.
L’unico altro autore che forse un po’ gli si avvicina, anche se con molta più ironia, è il compianto Carlos Trillo, lo sceneggiatore di fumetti argentino, i cui lavori spesso ibridavano generi e filoni all’apparenza lontanissimi. Sicuramente Trillo, patito dei gialli hardboiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, avrebbe apprezzato il romanzo di Miéville La Città & la Città (2009), edito da Fanucci.

China Miéville, “Embassytown” | the Omega Outpost


Bella recensione di Oedipa_Drake al romanzo Embassytown, di China Miéville. Il tema del romanzo è incentrato sul linguaggio, che può essere veicolo anche di doppiezza, di fraintendimenti – e chi conosce bene le regole del linguaggio sa quanto sia facile mistificare il messaggio stesso.

La storia è narrata direttamente dalla protagonista, Avice Benner Cho, attraverso il suo peculiare punto di vista, filtrato dalla sua percezione e dalle sue emozioni, e dal ricordo degli eventi passati. È spiazzante, soprattutto all’inizio: ci si ritrova in una realtà altra, senza punti di riferimento o dettagli grazie ai quali ricostruire questo mondo intrigante ma sconosciuto, che si svela soltanto nello svolgersi della storia. La complessità – e bellezza – del romanzo non è dovuta solamente a questo aspetto – una vaghezza studiata e cesellata – ma soprattutto allo stile e alle scelte linguistiche, talora ardite, arricchite da termini presi da altre lingue o costrutti inediti o particolari. È un romanzo che non tende a spiegare minuziosamente, che non si profonde in passi retorici, ma mira a coinvolgere in maniera appassionata e magnetizzante, per far riflettere e trasmettere il proprio messaggio proprio grazie ad un forte coinvolgimento empatico, emotivo e figurativo.

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