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Where is my mind? Orrore sovrannaturale a Rai4 | PostHuman


Su PostHuman una gustosa segnalazione che andrà in onda, per sette settimane, sul canale Rai4. Una rassegna dedicata al cinema horror, ma quello nuovo, cose che in questo momento non è possibile vedere al cinema per motivi pandemici.

L’hanno chiamato Supernatural Thriller (QUI il trailer della rassegna), perché a quanto pare l’una definizione è più “accettabile” per il pubblico dell’altra, ma il ciclo cinematografico in partenza dall’11 gennaio su Rai4 offre una promettente raffica di autentici horror, giacché è proprio l’elemento sovrannaturale che distingue l’horror dal thriller: per circa un mese e mezzo, ogni lunedì la prima serata di Rai4 ci farà varcare lo Stige di 7 succulente prime visioni di recente produzione – e di varia provenienza internazionale (cioè non solo americana) e finalmente anche nazionale! – che esplorano gli oscuri meandri della mente umana, le paure, le ossessioni e i demoni dell’inconscio. A smentire il nostro pregiudizio che la Rai avesse chiuso i battenti ai generi cosiddetti “B”, nonostante che la scelta del titolo dimostri che evidentemente ancora nel 2020 l’horror sta appena un gradino sopra al porno come considerazione culturale media (lo testimonia l’esperienza di Roberta G che è quasi stata bannata da Instagram per aver taggato #horror un’immagine di sua creazione).

Si parte con The Midnight Man (2017) di Travis Zariwny: adattamento in chiave teen-slasher del noto racconto creepypasta Il gioco di mezzanotte. Variante 2.0 delle leggende metropolitane, le creepypasta sono storie macabre diffuse sul web in maniera virale come fantomatiche “storie vere” e Il gioco di mezzanotte è tra le più note, spaventosa diceria incentrata su un gioco di ruolo mirato ad evocare l’Uomo di Mezzanotte, malvagio essere spettrale capace di trasformare in realtà i peggiori incubi di chi lo evocherà. Nel film, che si avvale della partecipazione di autentiche leggende del cinema horror come Robert Englund (Freddy Krueger della saga Nightmare) e Lin Shaye (dalla saga di Insidious), si racconta la storia di Alex e dei suoi amici che, in un’antica scatola in soffitta nella casa della nonna, trovano le istruzioni per evocare l’Uomo di Mezzanotte. Ovviamente, per i ragazzi si metterà molto male.

Altre sei pellicole in arrivo le prossime settimane, scoprite sul post di Mario Gazzola quali sono.

L’inganno del teatro


Come quando sei fuori, sul fiorire di un ricordo che non c’era prima e che ti culla, accompagna come fosse la prima delle tue memorie, la pietra su cui hai costruito il tuo spirito incarnato, e poi scopri che è stato tutto un inganno da film…

Processi di ibridazione. Il demone (è) sotto la pelle – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione a Human Fly. David Cronenberg e i luoghi della mutazione, di Diego Altobelli, che esplora le suggestione del celebre regista e le sue ispirazioni da due autori di letteratura tra i più seminali del secolo scorso, ovvero William S. Burroughs e James G. Ballard. Un estratto.

Sin dagli inizi degli anni Ottanta, David Cronenberg afferma di essersi reso conto durante la realizzazione dei suoi primi film di essere più interessato a quanto accade all’interno dell’individuo, mentalmente e fisicamente, rispetto a ciò che avviene al di fuori di esso ed è per tale motivo che, secondo il regista canadese, si può dire che nelle sue opere il mostro coincida con il corpo stesso.

La produzione cinematografica di Cronenberg è sicuramente influenzata dalla letteratura di William S. Burroughs e James G. Ballard, anche al di là dei film in cui si confronta direttamente con le loro opere. Dal primo scrittore il canadese sembrerebbe derivare “l’onirismo visionario” e la convinzione di un’umanità avviata a una vera e propria metamorfosi. Nei confronti di quest’ultima, così come Burroughs, anche Cronenberg pare essere al tempo stesso affascinato quanto spaventato.

Con Ballard, invece, il regista condivide un analogo allontanamento dalle etichette “di genere” della prima ora (scrittore di fantascienza l’inglese, autore di film horror il canadese) che conduce entrambi a ripiegare su un tipo di metamorfosi che riguarda lo spazio interiore dell’individuo, il corpo e la mente. Insomma, i demoni non vengono da fuori ma alloggiano e proliferano sotto la pelle e all’interno della mente, avendo non di rado a che fare con un processo di ibridazione tra essere umano e tecnologia capace di mettere in crisi ogni certezza identitaria e il confine stesso del corpo.

Spesso nella produzione cronenberghiana il disastro prende il via da qualche esperimento scientifico che determina negli esseri umani trasformazioni che questi non sono in grado di fronteggiare e quasi sempre nella cinematografia del canadese le mutazioni dei personaggi non sono collocabili entro la netta distinzione hollywoodiana tra Bene e Male.

Nonostante il regista sia stato per comodità a lungo associato ai b-movie di genere horror, nelle sue opere vengono affrontate tematiche complesse che hanno a che fare con le facoltà percettive della mente, con l’identità, la sessualità e il rapporto dell’essere umano con i media e, più in generale, con la tecnologia e tutto ciò fa di Cronenberg uno degli autori che maggiormente hanno saputo mettere lo spettatore di fronte ai suoi demoni anticipando persino le riflessioni sul rapporto tra individuo e tecnologie e sul pericolo del controllo proposte dalla serie televisiva Black Mirror (Id., dal 2011 – in produzione, Channel 4 – Netflix), tanto che la studiosa Claudia Attimonelli coglie nel titolo stesso della serie espliciti rimandi al finale di Videodrome (Id., 1983)

A Wonderland stasera si parla di Star Trek | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della puntata di Wonderland di stasera, su RAI4 in seconda serata, dedicata a StarTrek.

Che cosa è stato del capitano Kirk, del signor Spock e di tutti gli altri membri dell’equipaggio dell’Enterprise nel decennio che separa la conclusione della serie televisiva classica di Star Trek, nel 1969, e l’uscita del film di Robert Wise che ne inaugura la saga cinematografica?
È lo scrittore e massimo esperto italiano di Star Trek Marcello Rossi a raccontarlo a Wonderland nella puntata di martedì 4 febbraio, in seconda serata su Rai4, in cui l’autore racconterà i vari progetti di rilancio di Star Trek nel corso degli anni settanta, partendo dalla sua ultima opera, il saggio Lost Trek, scritto in coppia con Cesare Cioni.

Tra le altre cose:

Il singolo You’ll Never Find Me, della celebre band rock Korn, è invece protagonista della nuova puntata di Sound Invaders, rubrica presentata da Mario Gazzola dedicata alle più originali connessioni tra musica e arti visive.

Asylum Press presenta “Pupi Avati – La terra del diavolo” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Pupi Avati – La terra del diavolo, libro intervista al Maestro a cura di Claudio Miani e Gian Lorenzo Masedu, edito da Asylum Press.

Un volume denso di significato, all’interno del quale una lunga chiacchierata con il Maestro bolognese ci consente di ripercorrere non solamente il suo cinema e quel mondo di “genere” oramai quasi completamente dimenticato, ma soprattutto di sondare l’importanza delle radici e della terra all’interno di quell’evoluzione sociale che ha segnato il nostro paese sin dagli anni del dopoguerra.
Un viaggio che parte dalle prime sperimentazioni filmiche di Balsamus, l’uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati e giunge sino all’ultima fatica Il signor Diavolo. Proprio di quest’ultima pellicola, in appendice al volume, è presente un prezioso omaggio esclusivo di Pupi Avati: il quaderno personale di appunti e schizzi utilizzato per la realizzazione della pellicola, che va ad aggiungersi ai quattro saggi tecnici, all’ampia intervista al Maestro e al vasto repertorio fotografico e d’archivio gentilmente concesso dalla Duea Film.

Wonderland, puntata speciale su Trieste Science+Fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della puntata di stasera di Wonderland, su RAI4, dedicata al TriesteScience+Fiction Festival di Trieste, appena conclusosi, con interviste agli ospiti principali del mondo cinematografico. Tutti sintonizzati stasera sul canale?

SpectreVision vuole realizzare il suo Lovecraft Universe | HorrorMagazine


Di pochi giorni fa la notizia di Richard Stanley vincitore dell’H.P. Lovecraft Film Festival, e ora su HorrorMagazine la segnalazione della volontà di creare un universo visivo del mondo di Lovecraft, sempre con l’aiuto di Stanley. I dettagli:

Si è nelle prime fasi di sviluppo dell’adattamento di L’orrore di Dunwich. Se la risposta del pubblico sarà positiva, SpectreVision partirà con la produzione anche di un terzo adattamento degli scritti di Lovecraft.

Richard Stanley aveva già tempo fa espresso il desiderio di lavorare alla trasposizione di L’orrore di Dunwich. Secondo la personale visione del regista, L’orrore di Dunwich dovrebbe essere qualcosa di paragonabile all’incontro di Il grande dio Pan di Arthur Machen con la famiglia di assassini di di Non aprite quella porta.

Ci si è affidati a Richard Stanley per la realizzazione di Il colore venuto dallo spazio perché il suo adattamento ha saputo rimanere fedele al materiale originale.

FIPILI Horror Festival: l’ottava edizione del Festival della paura | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del prossimo FiPiLi, il festival horror che si svolge ogni anno a Livorno. Molti, moltissimi gli ospiti in programma, molte le tematiche che saranno affrontate – l’articolo le sviscera tutte quante – e, oltre alle proiezioni di pellicole cult, ci sarà un workshop di scrittura organizzato e presieduto da KippleOfficinaLibraria, che vedrà l’editore Lukha B. Kremo e Paolo Di Orazio impegnati nel dettagliare lo “Scrivere il futuro” e lo “Scrivere la paura”. Dal 23 al 28 aprile, imperdibile per chi è in zona e non solo.

Prendi i soldi e scappa (2018) La finanza spiegata con il cinema | nonquelmarlowe


LuciusEtruscus indaga i fondamenti del paradigma finanziario attuale attraverso alcuni film; è questo il senso del suo post, da cui estraggo alcuni frammenti che restituiscono un mondo finanziario, liberista, dislessico e incoerente, se vogliamo guardare l’interesse degli umani:

Immaginate uno scenario fantascientifico, in cui alcuni automobilisti particolarmente ricchi e potenti riescano a fare pressione sui vari Governi per abolire il Codice della Strada: da domani ognuno guida come vuole e fa quello che vuole, partendo dal presupposto che tanto quando si è per strada poi si trova un equilibrio e si fanno sempre scelte mediamente giuste. Non bisogna essere preveggenti per immaginare scenari catastrofici.

Quando però escono fuori gli incidenti, non chiamateli così: chiamateli “bolle”. E quando la mancanza di qualsiasi regolamentazione crea un massacro, dove ricchi automobilisti proseguono illesi lasciando dietro di sé centinaia di morti e feriti, chiamatela “crisi”, che è più gentile. Anche perché dopo un incidente mortale tutti chiedono di modificare le regole, dopo una crisi invece tutti chiedono di tornare a come si stava prima della crisi. Cioè alla condizione di avere un’altra crisi.

Ho portato alle estreme conseguenze un esempio che trovate nello splendido “Prendi i soldi e scappa” (Laterza 2018) di Marco Onado, professore di Economia dell’Università Bocconi. Grazie a questa deliziosa opera per la prima volta sono arrivato vicino a capire la “crisi finanziaria” di cui tutti parlano senza spiegarla mai, perché altrimenti poi qualcuno potrebbe chiedere di adottare dei seri provvedimenti e questo non lo vuole nessuno.
Il modo migliore per spiegare la crisi, scopro, è… il cinema! In fondo lo dice il sociologo Max Weber: «Chi vuole visioni vada al cinematografo»!
Con uno stile frizzante e coinvolgente Onado ci guida in una ricca scelta di film del Novecento con un denominatore comune: mostrare non solo la finanzia in azione, ma anche come la finanza è percepita e si è modificata. Perché sono lontani i tempi del buon banchiere de “La vita è meravigliosa” (1946): dagli anni Ottanta si è imposto nel mondo la figura dello spregiudicato tagliagole di “Wall Street” (1987).

Da “Prendi i soldi e scappa” (1969) di Woody Allen a “Il dottor Stranamore” (1964) di Kubrick, fino ad “A cena con il diavolo” (1992) di Édouard Molinaro, che credevo di conoscere solo io: un viaggio meraviglioso attraverso storie provenienti dall’immaginario collettivo di tutto il Novecento che ci aiutano a capire com’è cambiata l’economia, anzi: come è morta l’economia in favore di una finanza deregolamentata. Di come i finanziari abbiano insegnato “ad amare la bomba” (come appunto nel film di Kubrick) e di come dagli anni Ottanta abbiano premuto i Governi per togliere di mezzo ogni regola e norma: la finanza dev’essere libera… così che quando lascia dietro di sé morti e feriti, la si chiama “bolla” o “crisi” e si va avanti esattamente come prima.

Quello che Onado sottolinea è quello che non ho mai sentito dire a nessuno dei tanti “specialisti” che sono andati in TV a spiegarci la crisi: esattamente come il Governo italiano sta crollando per via di un’illegalità diffusa se non totale, la finanza e la sua illegalità – perché togliere le regole non vuol dire che ci si comporta bene – ha creato il mondo in cui siamo, in cui c’è da stupirsi che non ci siano molte più crisi mondiali.
Come dice John Kay, la finanzia ha rapporti prevalentemente con se stessa, parla con se stessa e giudica se stessa in base a parametri che essa stessa ha generato.

Dagli anni Ottanta il capitalismo è scomparso, perché per definizione questo ha bisogno del “capitale”: e chi ce l’ha? Sono tutti pieni di debiti. Ottimo: facciamo i soldi coi debiti. Ecco la finanza.

Friedkin Uncut – Un diavolo di regista: il documentario arriva al cinema | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Friedkin Uncut, pellicola dedicata al percorso artistico di William Friedkin, regista straordinario e anticonformista, nonché maestro del cinema horror, con focus su alcuni dei suoi film di culto, tra cui L’esorcistaIl braccio violento della legge, Sorcerer, Cruising e Vivere e morire a Los Angeles.

Friedkin Uncut – un diavolo di regista offre una visione introspettiva nella vita e nel percorso artistico di William Friedkin. Per la prima volta Friedkin si mette in gioco intimamente e decide di guidare il pubblico in un affascinante viaggio attraverso i temi e le storie che maggiormente hanno influenzato la sua vita e il suo percorso artistico.

Il titolo del documentario riflette al tempo stesso la schiettezza e l’eccentricità di Friedkin, elementi che hanno contribuito nel tempo a caratterizzarne l’eccezionale abilità di storyteller. Ma Friedkin non è solo in questa lunga e appassionata narrazione. Un cast ‘stellare’ di amici e collaboratori ha deciso di partecipare a questo film che da semplice omaggio si trasforma con il passare dei minuti in un vero e proprio saggio in cui grandi registi, straordinari attori e perfino celebrati direttori d’orchestra si uniscono a Friedkin per riflettere sul significato di essere artisti e sulla bellezza del mettersi in discussione in nome di una chiamata artistica vissuta nella dimensione autentica di un lavoro. Un lavoro da eseguire al meglio del proprio talento.

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