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Archivio per Club G.Ho.S.T.

Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento – Club GHoST


Su ClubGHoST una mia recensione a Somnium Hannibalis, romanzo storico di Chiara Prezzavento su Annibale visto dopo la disfatta di Zama. Eccola qui:

Scrivere un romanzo storico presuppone un paio di forti capacità del narratore: rigoroso contesto storico (history), collegato a una storia (story) in grado di colpire profondamente il lettore. Ovvero:

  1. La verosimiglianza storica del romanzo – o del racconto – deve essere stringente; lo scrittore deve conoscere molto bene il periodo storico su cui intende innestare gli eventi romanzati, studiando a fondo ciò che accadde in quei luoghi nel momento preso in esame.
  2. L’autore deve saper tratteggiare bene i protagonisti, esistiti o meno, con tutte le verosimili suggestioni e condizionamenti culturali di quell’epoca.

Su questa base, il romanzo Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento soddisfa potentemente ogni presupposto. Parliamo della storia di Annibale, inserito nel contesto successivo alla sconfitta della Seconda Guerra Punica, quando era alla corte di Antioco III re di Siria.
La quarta:

Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.
Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.
Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.
In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.

Il pretesto del romanzo è quindi Annibale che racconta al Re la sua Campagna d’Italia, finita indegnamente dopo trionfi su trionfi, dopo epiche battaglie che ancora fanno storia. Barca cova il suo inesauribile risentimento per Roma e vuole coinvolgere il re siriaco nell’eterna pugna contro la Città Eterna, e per questo gli racconta fin nei minimi dettagli venti anni di Campagna svelando istanti, misteri, drammi, dubbi, esitazioni, esaltazioni, vittorie, passi falsi, grandi ingegni, tessendo una trama sottile talmente verosimile da farci apparire Annibale di fronte ai nostri occhi, mentre sbirciamo oltre il libro per ascoltarlo raccontare ogni evento avvenuto allora, quando Roma sembrava sull’orlo della sconfitta finale e il modo razionale di combattere dei Romani soccombeva al suo modo levantino di dare battaglia, creativo ed elevato alle potenze della sua mente che nemmeno Scipione l’Africano, pur alla fine vittorioso, seppe eguagliare.
Annibale sarà un vostro amico, al termine del libro, e il desiderio di ricominciare la lettura della Prezzavento vi sembrerà un ottimo modo per penetrare ancora più a fondo in quei tempi lontani per respirare ancora una volta l’atmosfera cruenta, antichissima e reintegrata di ogni entropia che il tempo le ha fatto perdere.

L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è uscita una mia breve recensione a L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman. Ve la incollo qui sotto.

È un romanzo, quello di cui andrò a parlare, indicato come Fantasy; è uscito nel mondo e anche in Italia nel 2013 (Mondadori) e mi ha chiamato – come spesso mi accade quando ho a che fare coi capolavori letterari – una sera in libraria, mentre ero alla ricerca di un regalo perfetto per mio figlio. Alla fine il regalo me lo sono fatto da solo, e il paragone della meraviglia e dei brividi suscitati che mi viene da citare per questo romanzo è dello stesso tipo di quando penso ad Antiche magie, di Algernon Blackwood, o a Cavalieri elettrici, antologia cyberpunk curata da Daniele Brolli, o ancora al tomo Cyberpunk curato da Piergiorgio Nicolazzini, alla Matrice spezzata di Bruce Sterling o, per chiudere, all’Incubo di Hill House della stratosferica Shirley Jackson.
Vi sarete accorti, a questo punto, del valore stellare che assegno a quest’opera meno conosciuta di Gaiman, tutt’altro che fantasy secondo il mio parere ma decisamente weird, sciamanica, oserei dire archeoastronomica.

Un uomo di mezza età torna nel paese della sua infanzia per partecipare a un funerale. Rivisita la casa in cui è cresciuto insieme alla sorella maggiore e la fattoria abitata da tre donne tra cui Lettie Hempstock, la sua vicina di casa che sosteneva che lo stagno in fondo al sentiero fosse un oceano. Alla fattoria incontra una componente della famiglia Hempstock e ripensa a degli avvenimenti accaduti durante la sua infanzia, che credeva di aver dimenticato.
La storia inizia quando il narratore ha sette anni e un cercatore di opali, alloggiato nella casa di famiglia, ruba l’auto del padre e si suicida sui sedili posteriori per aver perso al gioco tutti i soldi prestatigli dagli amici. La sua morte permette a un essere soprannaturale di avere accesso al nostro mondo.
Durante la notte, una moneta si incastra nella gola del protagonista, che chiede aiuto a Lettie per liberarsene. Lei lo aiuta e insiste che lui la accompagni nel viaggio necessario per trovare lo spirito e costringerlo a tornare nel suo mondo. L’unica raccomandazione di Lettie è che mai, per nessun motivo, dovrà lasciarle la mano. Tuttavia, colto di sorpresa, il ragazzino lo fa ugualmente e in quello stesso istante qualcosa gli si incastra nel piede. Tornato a casa, estrae dal tallone qualcosa che sembra un verme; un pezzo, però, rimane all’interno del suo piede. (Fonte wikipedia).

Non esiste possibilità di fare una recensione standard a questo romanzo, l’ho letto in tre mesi circa sei o sette volte e a ogni rilettura mi sono sentito sempre più estasiato dalla storia e dal linguaggio usato (davvero, complimenti al traduttore Carlo Prosperi), trovando negli artifici linguistici dell’autore un modo per scalare la trascendenza indicata attraverso il percorso narrativo, in cui le immense ere arcaiche diventano uno strumento quasi psichedelico, o iniziatico, o frattalizzato in una energia quantica talmente fantascientifica da essere weird fino all’osso. O fino al buco nella carne in cui uno strano verme può nascondersi…

Il signore delle furie danzanti di Luigi De Pascalis – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. la mia recensione a Il signore delle furie danzanti, di Luigi De Pascalis. Eccola qui:

Come si viveva a Roma verso la fine del IV secolo d.C., nel caos sociale e politico determinato dalla decadenza dell’Impero Romano e dall’affermazione del Cristianesimo, quando gli antichi dèi perdevano rapidamente importanza e gli imperatori, sempre più deboli e ininfluenti, finivano spesso per morte violenta? Il degrado sociale colpiva soprattutto le fasce basse della popolazione, che vivevano in un contesto di miseria incipiente e violenza sempre più accentuate, ed è proprio in questo scenario che Luigi De Pascalis colloca il romanzo Il signore delle furie danzanti, edito nuovamente da La Lepre Edizioni e che prelude a una trilogia dove la figura dell’investigatore, cardine di molte pubblicazioni del Fantastico – penso banalmente a Sherlock Holmes, ma anche Carnacki, dr. Silence, senza contare tutti gli inquirenti che hanno attraversato la storia del Giallo – viene incarnata da Caio Celso e dal suo braccio destro Alipio i quali, proprio attraverso una trama Gialla che assume le tinte esoteriche della declinante religione pagana, si misurano con una figura sovrannaturale che risponde al nome del dio Dioniso.

Non è facile muoversi tra le case romane di quell’epoca, e non nascondo che una grande fascinazione di tutto il romanzo passa proprio per la stratificazione della Roma di allora con quella dei secoli a noi più vicini, fino a tratteggiare strade e ciottoli che usualmente calpestiamo in questi anni 2000; nel romanzo, però, tutto è appunto una detective story quasi noir, e questa considerazione certo non svilisce una storia scritta molto, molto bene e che a volte sfocia nel sovrannaturale e che, in fondo, rende tutta la nostra esistenza come un immenso sensorio weird.
De Pascalis rende vivido un mondo che non c’è più dicendoci però, con un sussurro, che alla fine non è che adesso ci siano molte differenze rispetto a 1.500 anni fa; che le trame per prendere il potere discendono dalla Filosofia, che viene presto dimenticata per la sete di comando che è crudele, che non ringrazia ma fagocita l’ego con un senso del religioso che invece dovrebbe essere elevazione, comunanza, amore.

Ricordatevi di queste verità quando qualcuno, in nome di un dio o di una supposta ragione qualsiasi, vi chiederà di distruggere un amico, un congiunto o qualsiasi altra persona che voi avete avuto a cuore: tutto quel male vi tornerà indietro e vi polverizzerà, e chi ne gioverà sarà soltanto un sistema inumano di potere. Questo è il messaggio insito nel Signore delle furie danzanti e a noi resta il compito di farne tesoro, nei secoli dei secoli.

Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Club GHoST


Sul blog del Club GHoST una mia breve recensione al saggio di Franco Pezzini, Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia.

Aleister Crowley è un personaggio tra i più conosciuti del ‘900. Controverso, dannato, condannato in alcuni casi – dal Duce, che lo costrinse ad andar via dall’Italia, da quella Cefalù dove aveva fondato l’Abbazia di Thelema, cucendogli addosso l’infamia di persona non gradita – è ormai identificato in modo eterno dall’aggettivo di uomo più malvagio del mondo. La sua attitudine maggiore era la notevole capacità di studio e pratica dell’occultismo, tanto da farlo diventare uno dei più grandi maghi che abbiano attraversato la storia dell’umanità, insieme a John Dee, Ermete Trismegisto e poche altre figure simili; Crowley però si trascinava dietro – e trascina anche oggi – interi mondi, complessità sociali e cognitive che attingono al passato più remoto della nostra storia e che sono state sviluppate durante le epoche, mistiche e filosofie in cui s’intrecciano, inevitabilmente, le energie sessuali.
Franco Pezzini, nel suo saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia, edito da Odoya, traccia le coordinate letterarie di quello che è diventato, in qualche modo, un mito. Le traccia seguendo le ispirazioni che la figura del Nostro ha impresso nel XX secolo in opere letterarie – e non solo – che altri autori hanno prodotto pensando proprio alle bieche caratteristiche di Crowley; quello che Pezzini svolge è un lavoro enorme, certosino, attento e colto, in cui la sensibilità per la materia trattata – da non equivocare con l’idolatria – emerge spesso con la stessa chiarezza cristallina del Mago, l’identificazione del punto di vista di un uomo con elevate capacità di collegare punti che a molti sfuggono, che possedeva la giusta dose di cinismo e voglia di sperimentare in cui, forse, il vuoto interiore dei sentimenti che verosimilmente provava non poteva costituire remore o creare in sensi di colpa.
Il volume è corredato da un elevato numero di schede che identificano gli argomenti chiave del trattato, aspetti che vengono spesso posti in relazione col nostro presente e che tracciano le coordinate di un’evoluzione culturale – a volte anche cultuale – in cui è possibile riconoscere il perché di alcune estetiche, che diamo come scontatamente innocenti o legate solo al business, affondino in realtà nei fondamenti delle arti legate con l’occulto, lì dove regna la visione crowleyana dell’energia (fumetti, gaming, musica Rock, Cinema, sessualità e molto altro).

Piranesi, di Susanna Clarke – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è disponibile una mia piccola recensione a Piranesi, di Susanna Clarke, romanzo che ho adorato. Per quanto mi riguarda, questa recensione rappresenta un altro dei miei ritorni in casa ghost”, a sort of homecoming che dopo venti anni ha il sapore del piacere puro.

Complice una segnalazione captata in giro per la Rete mi sono incuriosito del romanzo Piranesi, di Susanna Clarke. Devo essere sincero: non conoscevo l’autrice però la quarta, potentissima, mi ha subito sedotto e in un momento in cui mi sentivo un po’ deluso dalla SF che si legge in giro, leggere le righe sottostanti mi ha fatto sentire l’impeto della creazione, della folgorazione, mi ha dato la sensazione di un’opera d’arte.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.
Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Ordinarlo in libreria e poi averlo finalmente tra le mani è stata una questione di soli due giorni. Fremevo, avevo la netta sensazione che quel libro lì sarebbe stata l’occasione per respirare di nuovo la sospensione dell’incredulità, quella che solo i capolavori sanno donarti, cambiandoti un po’ anche la vita.
In duecentocinquanta pagine circa la Clarke fa precipitare il lettore in un mondo surreale, o forse parallelo, staccato dal flusso temporale della nostra quotidianità. Un mondo delimitato da una casa sconfinata, ma non infinita, in cui un unico abitante, Piranesi, si aggira per le sue stanze, per i suoi piani, per la sua strana monumentalità che lascia trasparire la domanda di fondo: perché lui vive lì? Dov’è il resto del mondo e perché c’è un unico contatto con il reale, questo “Altro” non meglio definito e che opera le sue strane manovre con intenti che appaiono via via sempre più bizzarri?
Ho avuto solo un momento di dubbio: dopo un po’ che avevo iniziato a leggere, la successione monotona della situazione casalinga descritta mi aveva fatto quasi demordere, poi però un improvviso colpo di scena mi ha catturato e definitivamente trascinato dentro quella sorta di ipercasa, dove gli eventi indoor che esplodono lasciandoti senza fiato mi hanno illustrato un orizzonte degli eventi catartico, una sorta di magia che funziona come una trasgressione, come un teorema psicologico che si apre su realtà dimensionali possibili. Leggevo e il senso di un filtro immaginifico, pari alle oscure song ipnotiche dei Coil, si è applicato alla realtà inglese dei nostri anni, lasciandomi annusare il senso di un occulto che apre ogni via…
Altro che SF urlata e strombazzata, corretta e noiosa oppure figlia di hippy che pensano positivo ma poi confermano il fetido business del nostro mondo! Qui, leggendo Piranesi, non ci sono le plastiche avventure di supereroi e nulla appare narrativa vuota come gusci di noce lasciati alla mercè dei ghiri: il senso vertiginoso del Fantastico è potentemente presente nel romanzo di Clarke ed è, sì, un po’ come leggersi L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman, quando ci si sente connessi a ogni particella del reale e del possibile, di ogni universo.

Relazioni interspecie di Anders Fager – Club GHoST


Sulle pagine del Club G.Ho.S.T. una recensione di Cesare Buttaboni a Relazioni interspecie, raccolta di racconti di Anders Fager edita da Hypnos; un estratto:

In questa raccolta (Relazioni interspecie) la presenza delle entità del pantheon “lovecraftiano” è diventata più pervasiva e presente sulla Terra e lo spettro di HPL, anche se sullo sfondo, appare maggiormente rispetto al primo volume. Dico subito che le storie qui presenti mi sono piaciute di più rispetto a quelle di Culti svedesi, sono più centrate e meno fumose e mi sembrano di livello superiore: Fager è concreto e ha uno stile secco e asciutto. Lo schema è il solito e vede l’alternarsi di racconti a dei frammenti il cui scopo rimane abbastanza oscuro. Nel primo racconto (Quando la morte arrivò a Bodskär) troviamo una spedizione di soldati inviata sull’isola di Bodskär in Svezia per non meglio specificati compiti militari. La missione ha il compito di debellare una fantomatica minaccia russa ma la verità che emerge dai fondali del mare si rivela molto più spaventosa e inquietante. Sembra che gli abitanti anfibi di Inssmouth si siano trasferiti nelle fredde lande svedesi per mantenere culti innominabili. Con Giocare con Liam ci troviamo invece di fronte a una storia horror che ha per protagonista Liam, un bambino. Al di là dell’incontro che Liam ha con il mostro (da lui denominato Deinonychus in omaggio alla sua passione per i dinosauri ma che è una divinità dell’universo “lovecraftiano”) Fager è molto abile nel descrivere la solitudine e l’ingenuità dell’infanzia che si scontrano con l’indifferenza e la grettezza del mondo degli adulti i quali non sono in grado di capire i propri figli. In Il manufattodel signor Göring, Fager mette in scena l’originale commistione fra il nazismo e i Miti di Cthulhu facendo diventare Hermann Göring un collezionista e un adepto di Dagon. Si tratta di un racconto molto evocativo: anche qui in pratica viene accennato all’esistenza di una razza ibrida di esseri mezzi uomini e mezzi pesce che vivono nel mare al largo della Svezia. Göring non smentisce la sua fama di grande collezionista di arte acquistando una statua raffigurante il dio Dagon! Viene anche citato il culto di Yog-Shogoth: il nome sembra un gioco di parole fra Yog-Sothoth e uno Shoggoth! In Tre settimane di felicità assistiamo alla presa di consapevolezza della protagonista Malin, proprietaria di un negozio di acquari, del suo appartenere ad un’altra specie, un po’ quello che succedeva con il protagonista del finale del racconto La maschera di Innsmouth. L’ultima storia Un punto sul Västerbron è la mia preferita: la narrazione è apocalittica e descrive il suicidio apparentemente immotivato di diversi individui che si recano di notte sul ponte Västerbron buttandosi in acqua. Il tema mi ha fatto venire in mente il racconto di Richard Matheson, Lemming,dove si narrava dei lemming, piccoli roditori che, secondo la leggenda, si suiciderebbero in massa. In ogni caso la metafora è perfetta secondo Matheson e anche per il gruppo prog dei Van Der Graaf Generator (nel brano Lemmings da Pawn Hearts) per descrivere le nevrosi e le pulsioni di autodistruzione che sono parte della razza umana e verrà usata anche dagli Amon Düül II (band di Krautrock) nel disco Dance of the Lemmings.

Se vi era piaciuto Culti svedesi anche questo volume non vi deluderà e anzi, come dicevo, a mio avviso gli è superiore. Se invece siete dei “lovecraftiani” talebani, andateci con i piedi di piombo.

Arthur Machen: l’apprendista stregone di autori vari – Club GHoST


Sul ClubGhost la recensione di Cesare Buttaboni a “Arthur Machen, l’apprendista stregone”, saggio multiautoriale che indaga la figura del seminale scrittore gallese di weird, intriso di un paganesimo che è salutare di questi tempi – anche in altri, a dirla tutta.

libretto appena pubblicato da Bietti a cura di Paolo Mathlouthi (che comprende tre interessanti saggi di Alessandra Colla, Marco Maculotti e Andrea Scarabelli) confermano il fermento intorno alla sua figura. Nonostante questo, Machen, nonostante gli omaggi di Lovecraft, Stephen King e Guillermo Del Toro, non ha mai sfondato (a differenza di Lovecraft) presso il grande pubblico ma il motivo è che ci troviamo di fronte a un autore particolare, lontano anni luce da un horror di facile presa sul lettore. Per Fruttero e Lucentini era uno scrittore estremamente raffinato e di nicchia (trovavano il suo stile troppo reticente e, per questo motivo, cassarono Il Gran Dio Pan dall’antologia “Storie di fantasmi” della Einaudi, anche se consideravano Il terrore un capolavoro) mentre per Borges era un “minore” senza che questo termine fosse da considerare in senso negativo dal famoso scrittore argentino. Di sicuro Machen è il mio scrittore “weird” preferito. Proprio del citato romanzo Il Gran Dio Pan si parla diffusamente in Arthur Machen: l’apprendista stregone. In particolare Marco Maculotti nel suo articolo Arthur Machen, profeta dell’Avvento del Grande Dio Pan, sottolinea come la pubblicazione, nel 1894, del romanzo dello scrittore gallese, costituisca un vero e proprio spartiacque nella concezione della natura di questa divinità. Mentre prima Pan era visto alla stregua di un dio pastorale, d’ora in avanti verrà considerato nei suoi aspetti inferi e occulti almeno fino alla fine della Grande Guerra che, con tutto il suo carico di orrori, è quasi il compimento delle predizioni nefaste del libro di Machen. Del citato racconto Il terrore ce ne parla con grande competenza Alessandra Colla che si sofferma anche sulla biografia dello scrittore. Andrea Scarabelli sottolinea invece l’importanza della lettura che di Machen fece Jacques Bergier prima nel libro di culto Il mattino dei maghi (che conteneva l’incipit de Il popolo bianco, forse il migliore racconto macheniano in assoluto) e poi in Elogio del fantastico dove c’era un intero capitolo a lui dedicato. In retrospettiva forse Bergier ha esagerato la sua permanenza nella Golden Dawn: Machen era una persona sensibile in cerca di ispirazione e qualcosa deve aver ricavato da queste esperienze, ma la sua condanna nei confronti dello spiritismo e dei suoi aspetti deleteri è oggi ben nota.

Disponibile sul sito di Bietti: http://www.bietti.it/categoria-prodotto/critica/.

 

La letteratura weird. Narrare l’impensabile di Francesco Corigliano – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. – glorioso e ferreo baluardo di un’epoca del fandom in cui sono nato venti anni fa, che resiste nonostante le epocali mutazioni sociali – una bella recensione di Cesare Buttaboni al saggio di Francesco Corigliano sul weird: La letteratura weird. Un estratto:

Si tratta di un approccio valido che cerca di trovare una sua chiave interpretativa a quella che è stata l’evoluzione del fantastico fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Dalla lettura emerge come sia stato Mark Fisher ad aver centrato meglio di altri (anche se a mio avviso bisognava parlare anche di un testo come Tra le ceneri di questo pianeta di Eugene Thacker, una vera e propria bibbia di una nuova estetica nera) un’interpretazione potente e profonda basata sui concetti di “Weird” e “Eerie”. Anch’io sono rimasto colpito dagli studi di Fisher che coinvolgono (forse in maniera fin troppo libera) altri media come la musica: associare la musica di Brian Eno ai racconti di Montague Rhodes James è molto affascinante (e funziona anche) ma il sospetto è che gli esempi in questo senso potrebbero essere numerosissimi e soggettivi. L’impressione è che si espanda ulteriormente una materia che forse andrebbe circoscritta, operazione che cerca di fare, come si diceva, Corigliano. La scelta di approfondire l’opera di Lovecraft, Jean Ray e Grabinski si rivela centrata in quanto meglio di altri questi scrittori (anche se pure l’opera di Hodgson si inserisce a pieno titolo in questo contesto avendo influenzato pesantemente sia Lovecraft che Jean Ray) hanno colto le pulsioni della modernità facendo emergere, sulla scorta di Freud e della psicanalisi, i fantasmi che si annidano nell’inconscio e interiorizzando le nuove teorie sul tempo e sullo spazio di Einstein. In questo senso è corretto affiancare questo scrittori alla corrente letteraria del “modernismo” nonostante Lovecraft prendesse pubblicamente le distanze da autori come T.S. Eliot e James Joyce (ma in verità ammirava Joyce così come riteneva l’estetica surrealista non lontana dalla sua).

L’arco temporale scelto potrebbe però far pensare come la forza propulsiva del weird si sia in qualche modo arrestata nel ‘900. La letteratura horror ha preso in effetti strade più conservatrici (un po’ come scriveva Giuseppe Lippi che riteneva Noi abbiamo sempre vissuto nel castello della Shirley Jackson come l’ultimo esempio di un fantastico delirante e non allineato). In realtà si fa cenno a Thomas Ligotti (non a caso considerato come l’incarnazione moderna del Weird) e si spiega come il “Weird” sia per la sua stessa natura in costante evoluzione. In ogni caso siamo di fronte ad un volume che tutti gli appassionati di fantastico dovrebbero assolutamente procurarsi.

Uironda di Luigi Musolino – Recensione a cura del Club GHoST | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sul sito del Club GHoSt è apparsa una bella recensione a Uironda, raccolta di racconti di Luigi Musolino. Ne estraiamo un brano:

Un perfetto esempio dello stile vivido e descrittivo prediletto da Luigi ci viene dato dal primo racconto, L’isola e l’abisso, il cui incipit è la cruenta e scioccante descrizione di un disastro aereo. Ma se lo sparuto ed eterogeneo gruppo di superstiti a mollo nell’Oceano crede di essersi lasciato il peggio alle spalle dovrà ricredersi quando approderanno su una misteriosa e stranissima isola. Questo primo racconto è l’unico della raccolta che attinge dichiaratamente a un topos tradizionale dell’immaginario e delle leggende (lo zaratan o isola vivente), mentre per il resto le storie contenute pur rielaborando in sostanza archetipi dell’horror si abbandonano a suggestioni perturbanti che hanno la loro radice nella modernità.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

L’autore

Luigi Musolino nasce nel 1982 in provincia di Torino. All’attività di scrittore affianca quella di editor e traduttore. Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press per cui cura e si occupa delle traduzioni delle raccolte Rivelazioni in nero (2010) e Ritratti al chiaro di luna (2010), di Carl Jacobi. Tra le sue altre traduzioni più importanti i romanzi I vermi conquistatori di Brian Keene (Edizioni XII, 2011; Mondadori, 2014) e Torture sottili di Lisa Mannetti (Kipple Officina Libraria, 2016).
Come scrittore si impone all’attenzione del pubblico come vincitore di molti concorsi letterari, tra cui il trofeo RiLL due volte, nel 2010 e nel 2012, e il premio Hypnos nel 2016. Nel 2014 e nel 2015 vengono pubblicati due volumi dal titolo Oscure Regioni, antologia di venti racconti in due volumi edita da Wild Boar Edizioni, che si configura come un disturbante viaggio regionale alla scoperta delle leggende e delle creature dell’immaginario folcloristico italiano.
Suoi racconti sono stati pubblicati in America, Irlanda e Sud Africa.

La collana k_noir

k_noir è la collana di Kipple Officina Libraria, diretta da Andrea Vaccaro, dedicata alle contaminazioni noir con le espressioni più innovative del weird, alle sue mutazioni e ai furori che esplorano i confini della narrativa più esasperatamente umana e, contemporaneamente, più disumana che esista.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato cartaceo – Pag. 248 – 15.00 € – ISBN 978-88-98953-93-6
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

Link

Red Dust di Giovanni De Matteo – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. il ritorno di Giovanni De Matteo – anche lui, come me, è tornato a casa – che presenta nuovamente un suo vecchio cavallo di battaglio: Red dust, racocnto comparso ormai ere geologiche fa sul suo primo libro, Revenant, edito proprio dallo stesso G.Ho.S.T. Da leggere tutto d’un fiato, senza sosta.

Da qualche parte là fuori, ormai sepolto dalla sabbia granulosa, si trovava il rover di superficie Biyouma con cui era fuggito dall’avamposto di Marsport. L’uragano che imperversava sull’altopiano aveva ormai cancellato le sue tracce. Ma l’Inseguitore, Kafir ne era più che certo, avrebbe trovato il modo per arrivare fino a lui.
Un sospiro rassegnato allentò la tensione dei suoi muscoli. Kafir rivolse uno sguardo di apprensione al fucile d’assalto akm appoggiato contro il muro. I suoi pensieri, in quel frangente, gli apparivano come fossili stratificati sotto tonnellate di roccia. Si sentiva lento, pesante, spossato e, cosa ancora peggiore, pronto ad accettare il suo arrivo come l’unica conclusione necessaria e quindi accettabile di quella lunga, inutile fuga.
La sua sorte era segnata come quella dei suoi compagni, non serviva l’istinto dell’oungan per capirlo…

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

listen to the tales as we all rationalize

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

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