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Archivio per Club G.Ho.S.T.

Relazioni interspecie di Anders Fager – Club GHoST


Sulle pagine del Club G.Ho.S.T. una recensione di Cesare Buttaboni a Relazioni interspecie, raccolta di racconti di Anders Fager edita da Hypnos; un estratto:

In questa raccolta (Relazioni interspecie) la presenza delle entità del pantheon “lovecraftiano” è diventata più pervasiva e presente sulla Terra e lo spettro di HPL, anche se sullo sfondo, appare maggiormente rispetto al primo volume. Dico subito che le storie qui presenti mi sono piaciute di più rispetto a quelle di Culti svedesi, sono più centrate e meno fumose e mi sembrano di livello superiore: Fager è concreto e ha uno stile secco e asciutto. Lo schema è il solito e vede l’alternarsi di racconti a dei frammenti il cui scopo rimane abbastanza oscuro. Nel primo racconto (Quando la morte arrivò a Bodskär) troviamo una spedizione di soldati inviata sull’isola di Bodskär in Svezia per non meglio specificati compiti militari. La missione ha il compito di debellare una fantomatica minaccia russa ma la verità che emerge dai fondali del mare si rivela molto più spaventosa e inquietante. Sembra che gli abitanti anfibi di Inssmouth si siano trasferiti nelle fredde lande svedesi per mantenere culti innominabili. Con Giocare con Liam ci troviamo invece di fronte a una storia horror che ha per protagonista Liam, un bambino. Al di là dell’incontro che Liam ha con il mostro (da lui denominato Deinonychus in omaggio alla sua passione per i dinosauri ma che è una divinità dell’universo “lovecraftiano”) Fager è molto abile nel descrivere la solitudine e l’ingenuità dell’infanzia che si scontrano con l’indifferenza e la grettezza del mondo degli adulti i quali non sono in grado di capire i propri figli. In Il manufattodel signor Göring, Fager mette in scena l’originale commistione fra il nazismo e i Miti di Cthulhu facendo diventare Hermann Göring un collezionista e un adepto di Dagon. Si tratta di un racconto molto evocativo: anche qui in pratica viene accennato all’esistenza di una razza ibrida di esseri mezzi uomini e mezzi pesce che vivono nel mare al largo della Svezia. Göring non smentisce la sua fama di grande collezionista di arte acquistando una statua raffigurante il dio Dagon! Viene anche citato il culto di Yog-Shogoth: il nome sembra un gioco di parole fra Yog-Sothoth e uno Shoggoth! In Tre settimane di felicità assistiamo alla presa di consapevolezza della protagonista Malin, proprietaria di un negozio di acquari, del suo appartenere ad un’altra specie, un po’ quello che succedeva con il protagonista del finale del racconto La maschera di Innsmouth. L’ultima storia Un punto sul Västerbron è la mia preferita: la narrazione è apocalittica e descrive il suicidio apparentemente immotivato di diversi individui che si recano di notte sul ponte Västerbron buttandosi in acqua. Il tema mi ha fatto venire in mente il racconto di Richard Matheson, Lemming,dove si narrava dei lemming, piccoli roditori che, secondo la leggenda, si suiciderebbero in massa. In ogni caso la metafora è perfetta secondo Matheson e anche per il gruppo prog dei Van Der Graaf Generator (nel brano Lemmings da Pawn Hearts) per descrivere le nevrosi e le pulsioni di autodistruzione che sono parte della razza umana e verrà usata anche dagli Amon Düül II (band di Krautrock) nel disco Dance of the Lemmings.

Se vi era piaciuto Culti svedesi anche questo volume non vi deluderà e anzi, come dicevo, a mio avviso gli è superiore. Se invece siete dei “lovecraftiani” talebani, andateci con i piedi di piombo.

Arthur Machen: l’apprendista stregone di autori vari – Club GHoST


Sul ClubGhost la recensione di Cesare Buttaboni a “Arthur Machen, l’apprendista stregone”, saggio multiautoriale che indaga la figura del seminale scrittore gallese di weird, intriso di un paganesimo che è salutare di questi tempi – anche in altri, a dirla tutta.

libretto appena pubblicato da Bietti a cura di Paolo Mathlouthi (che comprende tre interessanti saggi di Alessandra Colla, Marco Maculotti e Andrea Scarabelli) confermano il fermento intorno alla sua figura. Nonostante questo, Machen, nonostante gli omaggi di Lovecraft, Stephen King e Guillermo Del Toro, non ha mai sfondato (a differenza di Lovecraft) presso il grande pubblico ma il motivo è che ci troviamo di fronte a un autore particolare, lontano anni luce da un horror di facile presa sul lettore. Per Fruttero e Lucentini era uno scrittore estremamente raffinato e di nicchia (trovavano il suo stile troppo reticente e, per questo motivo, cassarono Il Gran Dio Pan dall’antologia “Storie di fantasmi” della Einaudi, anche se consideravano Il terrore un capolavoro) mentre per Borges era un “minore” senza che questo termine fosse da considerare in senso negativo dal famoso scrittore argentino. Di sicuro Machen è il mio scrittore “weird” preferito. Proprio del citato romanzo Il Gran Dio Pan si parla diffusamente in Arthur Machen: l’apprendista stregone. In particolare Marco Maculotti nel suo articolo Arthur Machen, profeta dell’Avvento del Grande Dio Pan, sottolinea come la pubblicazione, nel 1894, del romanzo dello scrittore gallese, costituisca un vero e proprio spartiacque nella concezione della natura di questa divinità. Mentre prima Pan era visto alla stregua di un dio pastorale, d’ora in avanti verrà considerato nei suoi aspetti inferi e occulti almeno fino alla fine della Grande Guerra che, con tutto il suo carico di orrori, è quasi il compimento delle predizioni nefaste del libro di Machen. Del citato racconto Il terrore ce ne parla con grande competenza Alessandra Colla che si sofferma anche sulla biografia dello scrittore. Andrea Scarabelli sottolinea invece l’importanza della lettura che di Machen fece Jacques Bergier prima nel libro di culto Il mattino dei maghi (che conteneva l’incipit de Il popolo bianco, forse il migliore racconto macheniano in assoluto) e poi in Elogio del fantastico dove c’era un intero capitolo a lui dedicato. In retrospettiva forse Bergier ha esagerato la sua permanenza nella Golden Dawn: Machen era una persona sensibile in cerca di ispirazione e qualcosa deve aver ricavato da queste esperienze, ma la sua condanna nei confronti dello spiritismo e dei suoi aspetti deleteri è oggi ben nota.

Disponibile sul sito di Bietti: http://www.bietti.it/categoria-prodotto/critica/.

 

La letteratura weird. Narrare l’impensabile di Francesco Corigliano – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. – glorioso e ferreo baluardo di un’epoca del fandom in cui sono nato venti anni fa, che resiste nonostante le epocali mutazioni sociali – una bella recensione di Cesare Buttaboni al saggio di Francesco Corigliano sul weird: La letteratura weird. Un estratto:

Si tratta di un approccio valido che cerca di trovare una sua chiave interpretativa a quella che è stata l’evoluzione del fantastico fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Dalla lettura emerge come sia stato Mark Fisher ad aver centrato meglio di altri (anche se a mio avviso bisognava parlare anche di un testo come Tra le ceneri di questo pianeta di Eugene Thacker, una vera e propria bibbia di una nuova estetica nera) un’interpretazione potente e profonda basata sui concetti di “Weird” e “Eerie”. Anch’io sono rimasto colpito dagli studi di Fisher che coinvolgono (forse in maniera fin troppo libera) altri media come la musica: associare la musica di Brian Eno ai racconti di Montague Rhodes James è molto affascinante (e funziona anche) ma il sospetto è che gli esempi in questo senso potrebbero essere numerosissimi e soggettivi. L’impressione è che si espanda ulteriormente una materia che forse andrebbe circoscritta, operazione che cerca di fare, come si diceva, Corigliano. La scelta di approfondire l’opera di Lovecraft, Jean Ray e Grabinski si rivela centrata in quanto meglio di altri questi scrittori (anche se pure l’opera di Hodgson si inserisce a pieno titolo in questo contesto avendo influenzato pesantemente sia Lovecraft che Jean Ray) hanno colto le pulsioni della modernità facendo emergere, sulla scorta di Freud e della psicanalisi, i fantasmi che si annidano nell’inconscio e interiorizzando le nuove teorie sul tempo e sullo spazio di Einstein. In questo senso è corretto affiancare questo scrittori alla corrente letteraria del “modernismo” nonostante Lovecraft prendesse pubblicamente le distanze da autori come T.S. Eliot e James Joyce (ma in verità ammirava Joyce così come riteneva l’estetica surrealista non lontana dalla sua).

L’arco temporale scelto potrebbe però far pensare come la forza propulsiva del weird si sia in qualche modo arrestata nel ‘900. La letteratura horror ha preso in effetti strade più conservatrici (un po’ come scriveva Giuseppe Lippi che riteneva Noi abbiamo sempre vissuto nel castello della Shirley Jackson come l’ultimo esempio di un fantastico delirante e non allineato). In realtà si fa cenno a Thomas Ligotti (non a caso considerato come l’incarnazione moderna del Weird) e si spiega come il “Weird” sia per la sua stessa natura in costante evoluzione. In ogni caso siamo di fronte ad un volume che tutti gli appassionati di fantastico dovrebbero assolutamente procurarsi.

Uironda di Luigi Musolino – Recensione a cura del Club GHoST | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sul sito del Club GHoSt è apparsa una bella recensione a Uironda, raccolta di racconti di Luigi Musolino. Ne estraiamo un brano:

Un perfetto esempio dello stile vivido e descrittivo prediletto da Luigi ci viene dato dal primo racconto, L’isola e l’abisso, il cui incipit è la cruenta e scioccante descrizione di un disastro aereo. Ma se lo sparuto ed eterogeneo gruppo di superstiti a mollo nell’Oceano crede di essersi lasciato il peggio alle spalle dovrà ricredersi quando approderanno su una misteriosa e stranissima isola. Questo primo racconto è l’unico della raccolta che attinge dichiaratamente a un topos tradizionale dell’immaginario e delle leggende (lo zaratan o isola vivente), mentre per il resto le storie contenute pur rielaborando in sostanza archetipi dell’horror si abbandonano a suggestioni perturbanti che hanno la loro radice nella modernità.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

L’autore

Luigi Musolino nasce nel 1982 in provincia di Torino. All’attività di scrittore affianca quella di editor e traduttore. Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press per cui cura e si occupa delle traduzioni delle raccolte Rivelazioni in nero (2010) e Ritratti al chiaro di luna (2010), di Carl Jacobi. Tra le sue altre traduzioni più importanti i romanzi I vermi conquistatori di Brian Keene (Edizioni XII, 2011; Mondadori, 2014) e Torture sottili di Lisa Mannetti (Kipple Officina Libraria, 2016).
Come scrittore si impone all’attenzione del pubblico come vincitore di molti concorsi letterari, tra cui il trofeo RiLL due volte, nel 2010 e nel 2012, e il premio Hypnos nel 2016. Nel 2014 e nel 2015 vengono pubblicati due volumi dal titolo Oscure Regioni, antologia di venti racconti in due volumi edita da Wild Boar Edizioni, che si configura come un disturbante viaggio regionale alla scoperta delle leggende e delle creature dell’immaginario folcloristico italiano.
Suoi racconti sono stati pubblicati in America, Irlanda e Sud Africa.

La collana k_noir

k_noir è la collana di Kipple Officina Libraria, diretta da Andrea Vaccaro, dedicata alle contaminazioni noir con le espressioni più innovative del weird, alle sue mutazioni e ai furori che esplorano i confini della narrativa più esasperatamente umana e, contemporaneamente, più disumana che esista.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato cartaceo – Pag. 248 – 15.00 € – ISBN 978-88-98953-93-6
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

Link

Red Dust di Giovanni De Matteo – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. il ritorno di Giovanni De Matteo – anche lui, come me, è tornato a casa – che presenta nuovamente un suo vecchio cavallo di battaglio: Red dust, racocnto comparso ormai ere geologiche fa sul suo primo libro, Revenant, edito proprio dallo stesso G.Ho.S.T. Da leggere tutto d’un fiato, senza sosta.

Da qualche parte là fuori, ormai sepolto dalla sabbia granulosa, si trovava il rover di superficie Biyouma con cui era fuggito dall’avamposto di Marsport. L’uragano che imperversava sull’altopiano aveva ormai cancellato le sue tracce. Ma l’Inseguitore, Kafir ne era più che certo, avrebbe trovato il modo per arrivare fino a lui.
Un sospiro rassegnato allentò la tensione dei suoi muscoli. Kafir rivolse uno sguardo di apprensione al fucile d’assalto akm appoggiato contro il muro. I suoi pensieri, in quel frangente, gli apparivano come fossili stratificati sotto tonnellate di roccia. Si sentiva lento, pesante, spossato e, cosa ancora peggiore, pronto ad accettare il suo arrivo come l’unica conclusione necessaria e quindi accettabile di quella lunga, inutile fuga.
La sua sorte era segnata come quella dei suoi compagni, non serviva l’istinto dell’oungan per capirlo…

A Pompei, di Sandro Battisti – Club GHoST


Sul mitico Club G.Ho.S.T., brodo primordiale del Fantastico da cui sono nato quasi venti anni fa, è comparso un mio racconto, A Pompei. Buona lettura…

La label K_Noir in diretta sul gruppo Facebook del Club G.Ho.S.T. | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Lunedì sera alle 21.00 andrà in onda sul gruppo FaceBook Horror GHoST, del glorioso e sempre in prima linea Club G.Ho.S.T. dell’inossidabile Massimo Ferrara, una diretta  per la presentazione della linea editoriale della collana K_Noir di KippleOfficinaLibraria. Saranno presenti per la redazione Kipple Ksenja Laginja e Sandro Battisti: non mancate!

Intervista con Danilo Arona | Club G.Ho.S.T.


Bella intervista sul sito del Club G.Ho.S.T. a Danilo Arona, nel momento in cui continua a uscire suo materiale, edito e inedito. Un estratto:

Le storie in genere me le vengono a raccontare. Ancora prima dell’avvento di Internet. Poi sin dalla più tenera età ne vado alla ricerca, soprattutto per nutrire la narrativa che scrivo, perché mi piace sempre partire da un dato oggettivo, di cronaca. A volte anche il più banale degli incidenti nasconde delle bizzarrie, o qualcosa di misterioso. E si tratta del tipo di storie a più alto tasso di coinvolgimento perché viaggiamo tutti sulle autostrade… Io no, non sono mai stato protagonista di avvistamenti. Chi lo è, possiede un particolare potere di “visione” affine a quello di un medium (che sia ovviamente un medium autentico, e non un pataccaro…). Al di là delle leggende – ma qui le discipline s’intersecano in un mix affascinante e indistricabile -, chi vede i fantasmi della strada, ovvero gli involucri animici di coloro che sono periti causa incidente e che stazionano – o stazionerebbero, usiamo il condizionale… –  vicino a dove i loro corpi fisici si sono danneggiati irrimediabilmente, possiede non un dono, ma un’autentica “condanna”. Io ne ho conosciuti un paio, e ambedue hanno rinunciato per sempre a uscire in macchina. Anche se accompagnati da qualcuno. Quello che vedono, a loro dire, ai bordi delle strade è inguardabile…

Un beffardo sorriso, di Daniele Modica | Club G.Ho.S.T.


Bellissimo racconto weird, scritto da Daniele Modica, apparso sulle seminali pagine del Club G.Ho.S.T che, lo ricordo, più di dieci anni fa fu il terreno fertile che permise l’aggregazione primeva del Connettivismo. Un grazie sonante a Massimo Ferrara, animatore instancabile e inossidabile del Club, unito ai complimenti per questa nuova pubblicazione. L’incipit:

Zia Tea fu trovata riversa sul pavimento nel corridoio della nuova casa dove si era trasferita recentemente con il marito e i due figli piccoli. Secondo il medico legale il decesso era avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 2001, all’incirca verso le due di notte. Due ore e mezza dopo che avevo lasciato la casa. Stando al referto medico la morte era stata causata da emorragia interna provocata da sette colpi inflitti all’addome della vittima poche ore prima. Il ventre e le braccia della zia erano piene di tumefazioni, alcune vecchie di giorni, altre più recenti. I giornali trovarono in zio Sandro il colpevole ancora prima degli inquirenti. Avrebbe picchiato la zia procurandole diversi danni agli organi interni.  Ma io so che non è vero, e lo so perché quella sera ero là. Fu l’ultima volta che vidi la zia. Sarebbe dovuta essere una normale visita, noiosa e prevedibile come tutte le altre. Invece lasciai l’appartamento sconvolto, il volto sudato e i polmoni desiderosi dell’aria gelata di quella notte di neve. Ma questo viene dopo.Nelle ultime ore del pomeriggio del 22 gennaio 2001 sono ancora del tutto inconsapevole di quello che avrei visto e sentito. Ci sono io alla fermata dell’autobus nel fragoroso luccichio della periferia, diretto a casa di zia Tea per vedere lei, i bambini e zio Sandro, che è come un  cucciolo fedele che scodinzola e mi fa le feste ogni volta che mi vede.

Continua qui.

Disponibile Cyber Ghost Pocket 1


Lo storico Club G.Ho.S.T. presso cui il Connettivismo, anche, è passato prima di essere tale, rimane sempre fortemente attivo nel fandom italiano. È di questi giorni la notizia dell’uscita di Cyber Ghost Pocket numero 1, il nuovo progetto di Massimo Ferrara che introduce così la nuova produzione:

Correva il lontano gennaio duemila quando in Italia circolava il periodico Ghost News, una fanzine tascabile di cultura surreale e underground prodotta da Club GHoST grazie a un’idea originale di Massimo Ferrara, oggi editore e titolare di un’azienda torinese.

Nell’ambiente underground la cosa piacque molto tanto che col passare del tempo la rivista fu un successo inatteso che si trascinò poi con l’uscita di svariati numeri. Ora, a distanza di oltre dieci anni Ferrara e soci ci riprovano con Cyber Ghost Pocket una produzione tanto simile ma pur sempre diversa. E anche se oggi parlare di una rivista cartacea autoprodotta potrà far venire delle perplessità a qualcuno, soprattutto nell’era di internet e dei blog in cui viviamo, dove tutto è possibile e dove ogni cosa si può praticamente scrivere a costo zero, a ben vedere, il fascino della carta stampata attrae ancora molto e non solo gli inossidabili nostalgici ma anche una numerosa parte di lettori (spesso sempre più giovani) che con molta probabilità preferiscono più sfogliare che digitare.

Ecco dunque la necessità di partorire un nuovo periodico sperimentale che puntasse in qualche modo al futuro, a partire dalle sue dimensioni simili al già citato Ghost News, ovvero estremamente ridotte, pratiche e agili allo stesso tempo proprio come un palmare o smartphone di tutto rispetto sempre a portata di mano e di tasca. Un periodico sperimentale dicevamo e non solo nelle sue dimensioni ma anche nella sua struttura e nei suoi contenuti. Un libretto anche strettamente correlato al sito internet www.cyberghost.it, una sorta di ponte web sempre attivo, dove l’uno diventa parte vitale integrante dell’altro.


Eccolo, quindi, nel dettaglio questo numero 1:

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