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NeXT Hyper Obscure

Archivio per Complotti

Vril – The Night Moving Company


Possessioni di verità alternative, in sospensioni eteree.

Al bar Pilade, fra bombe e complotti – Carmilla on line


La teoria del complotto difende il sistema perché quest’ultimo viene additato come la vittima di un ipotetico e inesistente deep state: «Nella propaganda di QAnon il potere occulto era la megalobby satanista e pedofila che controllava il deep state, e il contropotere rivoluzionario era la Casa Bianca di Trump. Nella propaganda nazista, che forniva il precedente più ovvio, il potere occulto era l’internazionale giudaica e il contropotere rivoluzionario era il regime di Hitler» (QdQ, p. 52). Infatti, «chi credeva a fantasie di complotto tendeva ad accusare piccoli gruppi di cattivi anziché cercare cause sistemiche» (QdQ, p. 163). E la violenza è una delle pratiche adottate per difendere il sistema: l’autore passa in rassegna gli omicidi targati QAnon nonché il tentativo di strage messo in atto da Maddison, un giovane della North Carolina che, nel dicembre del 2016, armato, si era recato a Washington D.C. per punire i perversi pedofili del Comet Ping Pong, un locale nei cui sotterranei, secondo la vulgata complottista, sarebbe stato schiavizzato e violentato un numero indefinibile di bambini.

Questo un brano, assai significativo, preso dalla recensione di La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema, saggio scritto da Wu Ming 1, apparsa su CarmillaOnLine.
Come si evince dal piccolo estratto qui sopra, il libro è un importante passo verso la comprensione di questi fenomeni che non a caso sono stati messi in relazione con l’ideologia nazista, visto che se non utilizzano gli stessi meccanismi persuasivi ne reimpiegano, di sicuro, una gran parte.

L’autore, in modo abile, pone sotto la sua lente diverse narrazioni di complotto che si sono instillate nelle menti delle persone, a partire dalla caccia alle streghe di Salem fino alla teoria della sostituzione etnica e ai Protocolli dei Savi di Sion, passando attraverso le idee che consideravano l’allunaggio una messa in scena o quelle sulla ipotetica morte di Paul McCartney nonché sui retroscena esoterici delle canzoni dei Beatles. Il suo intento – ben riuscito e ben calibrato – è quello di un debunking, cioè di uno smascheramento delle fake news e delle narrazioni tossiche. Per arrivare, dagli Stati Uniti, fino in Italia. E allora, una serie di capitoli intitolati In viro veritas? analizza in modo sottile la narrazione virocentrica che si è sviluppata nel nostro paese a partire dall’emergenza Covid, nel marzo 2020. Una narrazione dominante che ha attraversato e continua ad attraversare le coscienze degli individui: come lo stesso collettivo Wu Ming (a cui appartiene l’autore di La Q di Qomplotto) ha evidenziato in una serie di lucidi articoli apparsi sul blog «Giap» nel periodo dell’emergenza (fra i pochi che, in quello stesso periodo, valeva la pena leggere), invece di dare la colpa dell’insorgenza del virus a un sistema capitalistico malato che commercia carne su larga scala, deforesta, crea ovunque industrie tossiche, si tendeva, appunto «ad accusare piccoli gruppi di cattivi anziché cercare cause sistemiche». Ecco allora la famigerata colpevolizzazione del cittadino, rilevata in modo lucido anche dal sociologo Andrea Miconi nel suo saggio Epidemie e controllo sociale (qui la recensione su “Carmilla”): la colpevolizzazione di chi esce senza motivo, dei runner, di chi non porta la mascherina all’aperto e via di seguito. Una narrazione dominante scaturita dall’emergenza pandemica perché, come nota Wu Ming 1 per mezzo di una efficace metafora, quella stessa emergenza «esasperava tutte le tendenze che andavo descrivendo, stagliandole contro una luce violentissima, una lampada da terzo grado puntata in faccia al mondo» (QdQ, p. 301).

Basta già questo altro estratto per capire cosa è successo e continua a succedere, no?

Un divertissement (anti)complottista – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione di Sandro Moiso a un romanzo di ormai un quarto di secolo fa dove si analizzavano le dinamiche dei complottisti più estremi, quelli che oggi aderiscono in qualche modo a QAnon, mettendoli alla berlina ed evidenziandone le ilari incongruenze o fesserie: Diego Gabutti, Pandemonium.

Il testo in questione è Pandemonium di Diego Gabutti, edito da Longanesi nella collana La Gaja scienza, da tempo dimenticato ma ancora facilmente reperibile nel mercato dei libri usati, e oggi, a detta dello stesso, neppure troppo amato dall’autore.
Eppure, come al solito, eppure…
Un testo che riesce a mettere insieme Aleister Crowley, la P2, i servizi segreti italiani “deviati”, Satana in persona (ma soltanto nei sogni dei personaggi principali), brigatisti pentiti, baroni siciliani cornuti, magia sexualis e ricerca dell’homunculus è ancora degno di un’occhiata, magari anche attenta.
Si era agli albori dell’uso delle reti, o rete qual dir si voglia, attraverso l’utilizzo di BBS (Bulletin Boatd System), in cui già l’autore individuava la sciagurata possibilità di produrre informazioni incontrollate e bufale a go-go (perché poi oggi si preferisca l’anglicizzante fake news all’italianissimo, e soprattutto evidentissimo nel significato, bufale, è una questione ancora tutta da chiarire).

Un autentico oceano in cui nuotano enormi cazzate mescolate a notizie vere, fasulle, presunte, controllate ed incontrollate (che, in fin dei conti possono reciprocamente rovesciarsi nelle une o nelle altre). Uno stagno per la pesca degli scemi (soggetti ideali sia come pescatori che come pesci), un mare in cui scatenare la fantasia degli agenti dei servizi per comunicare tra di loro oppure per creare eventi improbabili, ma parzialmente credibili oppure assolutamente incredibili, ma luccicanti come oro per i tordi di turno. Che spesso si accodano convinti di svolger un qualche ruolo significativo ai confini di un mondo sospeso in permanenza tra realtà, magia e politica: quello dell’eterno complotto.
Insomma il regno dell’impostura globalizzata in cui ogni impostore, cosciente o meno di esserlo, sogna e immagina di giocare un ruolo significativo nel gran ballo delle balle.
Una enorme commedia degli equivoci in cui, se non ci andassero di mezzo gli innocenti veri (nel caso di Pandemonium delle giovani prostitute uccise o, meglio, sacrificate, per fini oscuri e irrealizzabili, nella realtà le vittime di attentati e violenze indiscriminate giustificate spesso da visioni del mondo reazionarie e folli) ci sarebbe soltanto da sbellicarsi dalle risate (così come capita per gran parte delle lettura del libro).

Il big complotto in questo caso si vorrebbe cosmico, universale, capace di rifondare il mondo e sostituire il suo signore e creatore con un altro, magari dotato, quest’ultimo, di corna, zoccoli, attributi di ambigue dimensioni e demonietti irrispettosi e burloni di contorno. Esoterismo e magia si snodano tra la Sicilia, Milano e Torino. Città, quest’ultima, dove fino ad un decennio or sono era possibile trovare numerose librerie dedite esclusivamente all’argomento; tutte dai nomi improbabili e memori del mito della città magica per eccellenza al centro dei triangoli bianchi e neri (come la maglia della squadra foraggiata dalla ex-FIAT) che attraverserebbero ancora l’Europa tra Lione e Praga, l’est e l’ovest come un Treno ad Alta Velocità del potere e della Grande Bestia.

L’armadillo


L’armadillo squamoso intercede attraverso la sua obliqua presenza in mezzo secolo di immaginario, e rende enigmatico il percorso della coscienza conoscitiva.

La letteratura del complotto, da Pynchon a QAnon – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo sul complottismo e sulla letteratura che si è generata, coinvolgendo realtà di ritorno che dominano la scena del nostro oggi. Un estratto:

I quattro romanzi che ho scelto di analizzare per mostrare la struttura lutto-spirale-rivelazione non contengono casi di abuso rituale o di satanic panic, ma costituiscono dei capisaldi dello stile paranoico in letteratura. Il primo, L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon è forse l’esempio più noto di romanzo postmoderno. Oedipa Maas, l’ineffabile protagonista californiana, eredita i vasti possedimenti di un palazzinaro implicato in losche macchinazioni con la mafia, Pierce Inverarity (lutto). Al centro della cospirazione che impregna le pagine del romanzo sta il cosiddetto ‘Tristero’, un corno da postiglione, simbolo di una vasta e centenaria rete postale privata che transita dall’Europa alla California (spirale). Il simbolo appare casualmente nel corso di conversazioni, in una collezione di francobolli, in un’opera teatrale giacobita, o come nome di un’assurda associazione di ‘innamorati anonimi’. Oedipa non ha l’aspetto del classico detective da film noir – per quanto sia difficile ricostruire una figura completa dalle frammentarie descrizioni – è una giovane hippie, che inciampa involontariamente in tracce e indizi attraverso incontri completamente casuali. La rivelazione del Tristero non è mai compiuta, ma nelle ultime pagine Oedipa si rende conto che tutta la vicenda potrebbe essere frutto di una sua allucinazione (rivelazione). Pubblicato nel 1965, il libro è impregnato di elementi cospirativi legati all’ossessione per i testi dei Beatles, la morte di Kennedy e la cultura psichedelica.

L’Accademia dei sogni di William Gibson può essere considerato una riscrittura de L’incanto del lotto 49 in chiave cyberpunk. La protagonista, Cayce Pollard, è una ‘cacciatrice di tendenze’ che lavora per un’agenzia di marketing, la Blue Ant. Cayce è afflitta da una particolare forma di logofobia: la visione di una marca la fa piombare in uno stato di ansia e paura. Questa menomazione è però connessa con una sua particolare ‘dote’, ovvero quella di saper tracciare il valore iperstizionale delle tendenze subculturali emergenti. Cayce è inoltre ossessionata un fenomeno underground che si è diffuso in un forum online: delle strane sequenze cinematografiche bellissime ed astratte di cui non si conoscono la provenienza e l’autore. Il ceo dalla Big Ant, Hubertus Bigend, chiede a Cayce di indagare sull’origine delle sequenze, per trasformare quell’oscuro fenomeno di culto in un marchio commerciale. Ambientato fra l’Inghilterra, il Giappone e la Russia, L’Accademia dei sogni è un neo-noir che ruota attorno alla bolla delle nuove tecnologie di produzione e comunicazione online e alla geopolitica post 11 Settembre. Il padre di Cayce, Win Pollard, è stato responsabile della sicurezza delle ambasciate americane al tempo della guerra fredda, ed è scomparso nell’attentato alle Torri Gemelle (lutto). Alla fine del romanzo si scoprirà che le sequenze erano state prodotte in Russia, con l’aiuto di un oligarca e la collaborazione del CEO della Big Ant. Cayce è stata contattata non tanto per scoprire chi avesse prodotto le sequenze, ma per verificare la sicurezza della loro criptazione. Al cuore del romanzo sta l’apofenia di Cayce, che ha ereditato dal padre e dalla madre (spirale). Dopo la morte di Win, infatti, la madre cerca disperatamente indizi della sua scomparsa nei fenomeni delle voci elettroniche, mentre Cayce s’immerge nella decifrazione delle sequenze. Nelle scene finali del romanzo, in un dialogo serrato fra l’oligarca russo, Bigend e Cayce viene rievocato il fantasma del padre, noto ai servizi segreti russi, e punto di contatto fra i personaggi della storia (rivelazione).

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La Rivoluzione Russa, Lenin e il complottismo di oggi | Fabristol


Su Fabristol un post che ripercorre gli eventi della Rivoluzione d’Ottobre russa, partendo però da un saggio storico di China Miéville. Si apprendono cose molto interessanti e in linea con quanto succede normalmente durante lo svolgersi della vita, quando non si può programmare in anticipo cosa succederà e ci si affida all’ispirazione data dell’evoluzione delle cose. Un estratto, per capire:

La rivoluzione socialista non esisteva nelle menti della maggior parte delle persone fino ad Agosto/Settembre. Eppure noi pensiamo che da Febbraio fino a Ottobre fosse stato un processo in fieri inevitabile. Non e’ cosi. Lenin prese la palla al balzo e ne approfitto’ pensando che fosse il momento e il luogo perfetto, nonostante molti altri socialisti pensassero il contrario. La posizione leninista fu minoritaria per molti mesi. A noi del futuro pare che fu tutto già scritto: lo Zar abdica, i militari prendono il potere con i socialisti, Lenin prende il potere. Quindi, pensiamo che fosse già tutto nei piani dei socialisti, che fossero stati loro a far abdicare lo Zar e cominciare la rivoluzione di Febbraio. Questo è quello che spesso capita nei casi di complottismo odierno. Vediamo una serie di eventi, poi qualcuno o qualcosa li sfrutta e pensiamo che quel qualcuno sia stato la causa prima. Per esempio, guardiamo a questa nuova dottrina del Great Reset, ovvero la convinzione di alcuni gruppi di potere di poter fare ingegneria sociale sul mondo per farlo ripartire con regole nuove. I complottisti vedono che questo Great Reset sta prendendo piede esattamente dopo la pandemia, quindi pensano che il virus sia stata un’arma artificiale creata da questo gruppo politico transnazionale per arrivare al loro obiettivo. In realtà questo gruppo ha preso la palla al balzo durante una crisi globale, esattamente come fece Lenin. Lenin non fu il fautore della caduta dello Zar, né il motore primo della Rivoluzione di Febbraio ma approfittò della situazione per completare il suo piano. Un piano che esisteva già nella sua mente. In un certo senso quindi le teorie complottiste sono un po’ come quelle profezie che si autoavverano semplicemente perché certi “attori” politici che avevano già un piano ne approfittano per mettere in moto il loro piano. E noi spettatori di questi eventi pensiamo che la crisi che ha scatenato quegli eventi facesse parte del piano fin dall’inizio. Ecco, perché spesso è difficile dire a un complottista: “Ehi, il virus non è una arma costruita a tavolino da quelli che volevano il Great Reset.”. Perché il complottista vede i due avvenimenti e pensa che A (il gruppo di potere) abbia creato B (gli eventi). Ma in realtà è l’esatto contrario: gli eventi B hanno spinto il gruppo di potere A a uscire allo scoperto e a prendere la palla al balzo.

Il deserto del reale e l’inversione tra fatti e finzione | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un articolo di Roberto Paura che indaga alcuni perversi meccanismi che si instaurano tra realtà e fakenews, generando un causa-effetto che si riflette nelle opere cinematografiche in primis, ma soprattutto nella cultura del reale, che si autoinfluenza con suggestioni e complottismi: un’iperrealtà che buca qualsiasi considerazione sulla coscienza di ciò che abbiamo intorno, e dentro. Un estratto:

Ad arrivare è il giorno in cui la fiction esce dal mondo virtuale di Internet ed entra nella realtà. Il giorno in cui la capacità di inventare storie invade il mondo reale e lo trasforma. Il giorno in cui i simulacri teorizzati da Jean Baudrillard trasformano il reale in simulazione. Il sociologo francese aveva già previsto tutto molto tempo fa. In Simulacres et simulation, influente testo apparso per la prima volta nel 1981, Disneyland assurgeva, nel discorso di Baudrillard, a incarnazione dell’iperreale: un posto del mondo reale in cui l’invenzione fittizia ha preso il sopravvento, nella forme di aree a tema come Frontierland, Tomorrowland, Fantasyland, simulacri provenienti dalla fiction (nella fattispecie dalla fiction inventata dagli studi di Walt Disney) che rimpiazzano “appezzamenti” di realtà, sostituendosi ad essi, producendo “simulazioni” nelle quali spendiamo volentieri intere giornate della nostra esistenza. Come nella recente Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, in cui un diverso livello di realtà, del tutto alieno, si sostituisce a quello ordinario e familiare, dapprima in un punto preciso del pianeta (la costa di un remoto arcipelago), poi gradualmente minacciando di invadere il mondo intero, operando la sua subdola opera di sostituzione del reale con il suo simulacro. Nell’età iperreale, sostiene Baudrillard, non c’è più spazio per la fiction, ma nemmeno per il reale: queste vecchie categorie hanno ceduto il posto a un mondo nuovo, «i modelli non costituiscono più l’immaginario in relazione al reale, sono essi stessi un’anticipazione del reale». Nel suo libro La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump (2017), Gary Lachman analizza le credenze della Chaos magick (termine coniato da Aleister Crowley), una forma di occultismo postmoderno, nei gruppi online che hanno appoggiato l’elezione di Trump. Di fondo, l’idea che è sia possibile operare attraverso la Rete con particolari invenzioni memetiche, per esempio la celebre “Pepe the Frog”, la rana verde antropomorfa diventata un simbolo dell’alt-right americano, per influenzare e modificare la realtà. Alla base c’è la convinzione, tipica del New Thought, che il pensiero positivo possa far avverare i propri desideri, idea diventata vera e propria concezione pseudoscientifica con la “legge di attrazione”. La Chaos magick fa di più: opera su un piano evidentemente virtuale, ma in cui è possibile intervenire in modo fisico (la Rete), con la convinzione che il modello possa anticipare il reale, per usare l’espressione di Baudrillard. Spiega Lachman: «La meme magick ha a che fare con il momento in cui ciò che accade nel cyberspazio produce effetti sul mondo “reale”. Si tratta (…) di un aggiornamento tecno-alfabetizzato dell’antica credenza per la quale ciò che succede nell’immaginazione può avere conseguenze reali. I pensieri sono cose. E anche i meme». La conseguenza è che questo tipo di persone diventa particolarmente sensibile al meccanismo dell’inversione tra fatti e finzione. Opere di fiction vengono prese per reali o per prefigurazioni del reale. Per esempio, il romanzo Il campo dei santi di Jean Raspail, apparso in Francia nel 1973 e ambientato in un vicino futuro in cui l’Europa è invasa da un’intera flotta di disperati provenienti dall’India, che grazie al sostegno di “liberali benpensanti” riescono a insediarsi nel Vecchio Continente mettendolo a ferro e fuoco, diventa una prefigurazione della moderna, presunta invasione di immigrati verso l’Europa, o di quella delle carovane che dall’America Latina muovono verso il confine statunitense, provocando notti insonni nei bianchi conservatori dei villaggi della Bible Belt. In Russia, l’ex viceministro della difesa dell’autoproclamata repubblica popolare di Doneck, in Ucraina, sotto protettorato russo, è uno scrittore di fantascienza, Fyodor Berezin, convinto che la nostra realtà sia una simulazione informatica realizzata all’interno di un buco nero, e che sia possibile, attraverso la fiction, sfruttare i glitch – gli errori di codice – di questa matrix «per spostare i confini della realtà ammissibile». Barkun, del resto, ci aveva avvisato, quando scriveva che il meccanismo di inversione fatti-finzione si basa sul convincimento che «il mondo dei fatti è in realtà una finzione e ciò che sembra finto è in realtà un fatto».

Un libro inquietante – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un intervento di Valerio Evangelisti che segnala un libro inchiesta di Pino Nicotri sul caso di Emanuela Orlandi e sulle impressionanti implicazioni politiche internazionali ancora controverse, e sconcertanti. Ciò che sembra successo è un enorme depistaggio, ma perché? Forse si è voluto sfruttare un banale fatto di cronaca a vantaggio delle proprie sponde politiche?

Questa non è una recensione vera e propria. Il libro di cui tratto è del 2014, e probabilmente saranno poche le librerie ad averne copia. Premetto inoltre che di solito non seguo la cronaca nera, né le trasmissioni televisive che se ne occupano. Certo, ho avuto notizia del caso di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa sedicenne, il 7 maggio 1983, e mai più ritrovata. Difficile ignorare quel mistero, visto che da un quarantennio ci viene riproposto con sempre nuove e più complicate sfaccettature. Ancora di recente un docu-film di Roberto Faenza (La verità sta in cielo), un numero speciale di “Micromega” e un documentario di Andrea Purgatori per La 7 sono tornati sul caso.

Pino Nicotri, ex redattore de “L’Espresso” e ora del quotidiano on line “Blitz”, ha dedicato alla vicenda ben tre volumi, di cui Triplo inganno è l’ultimo e la sintesi dei precedenti. Nicotri non si propone di trovare soluzioni, bensì di mostrare come un episodio tragico, ma simile a molti altri, possa essere gonfiato da vari attori a dimensioni mostruose, fino a trasformarsi in una sarabanda, in una specie di circo capace di cancellare forse per sempre la verità dei fatti.

La ricostruzione è dettagliatissima. I primi inquirenti, magistrati e poliziotti, pensano a un delitto a sfondo sessuale, probabilmente (adombra Nicotri) maturato in un ambiente non lontano da quello della famiglia. Ma ecco che interviene Giovanni Paolo II, che due anni prima ha subito l’attentato di Ali Agca ed è impegnato in una dura lotta contro il comunismo. Senza addurre alcuna prova allude a un sequestro, forse inserito in una trama più vasta. Da quel momento l’inchiesta è affidata ad altre mani, entrano in ballo i servizi segreti e alti funzionari di Stato. L’ipotesi è che Agca fosse manovrato dallo spionaggio bulgaro, e che si debbano cercare da quel lato i rapitori della ragazza.

I Simpson, 30 anni di agrodolci risate. Una rivoluzione (in giallo) che non ha confini – TV/Radio – Spettacoli – Repubblica.it


This image illustrates how to draw Lisa's head...

Su Repubblica la celebrazione dei trent’anni dei Simpson (qui), il celebre cartoon USA in cui una tipica famiglia americana, per alcuni tratti scema per altri geniale, si mostra per quello che è: un agglomerato di persone mediamente idiote ma assai diffuse in giro per il pianeta occidentale. A parte ciò, l’articolo è meritevole perché chiosa così:

Le infallibili previsioni dei Simpson. Che Matt Groening e compagnia siano dei novelli Nostradamus? Verrebbe quasi da pensarlo, scorrendo la lista di esempi che segue. In un episodio del 1994 è comparso in scena quel correttore automatico che sarebbe stato inaugurato sui devices tecnologici molti anni dopo. Nel 1996 è stato mostrato un aggeggio del tutto identico a quello che sarebbe diventato a breve l’iPod. Nel 2005 Marge ha sfornato una torta grazie a una stampante 3D, fatto che sarebbe stato possibile solo nel 2013. Nel 1998 Homer, nei panni di un improbabile ricercatore, ha stupito gli astanti planetari scrivendo sulla lavagna un’equazione che avrebbe predetto nientemeno che la formula del bosone di Higgs, la ‘particella di Dio’. In una puntata del 1997, Marge legge a Bart un libro intitolato Giorgio e il virus Ebola, di cui si sarebbe presa coscienza sedici anni più tardi. E nel 2000 i Simpson avevano preconizzato l’ascesa al trono di presidente degli Stati Uniti di Donald Trump. O meglio, in quell’episodio si divinava l’elezione nel 2030 alla Casa Bianca di Lisa Simpson, dopo una sconsiderata presidenza Trump che aveva prosciugato le casse…

Non c’è bisogno di dire altro, no? O forse, come hanno fatto i creatori dei Simpson a prenderci così diffusamente? Partiamo coi complotti?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

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Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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