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L’ECOLOGISMO DAL NAZISMO ALL’ESTREMA DESTRA ATTUALE | GiornalePOP


Su GiornalePOP un interessante excursus storico dell’Ecologismo, nato come esaltazione dei valori conservatori della Destra, ultranazionalisti e cristiani e celebrato dal Nazismo, per esempio, in un fiorire di condanne al progresso scientifico, alle visioni progressiste e a tutto quello che concerne l’idea di Futuro.
Ovviamente, la trasversalità dell’idea di preservazione dell’Ambiente non può essere appannaggio di una sola ideologia e nascono così, nel tempo, distinguo e contaminazioni ben espresse nell’articolo e soprattutto dalla chiosa, che vi riporto qui sotto:

L’ecologismo è una battaglia che per tali ambienti non è né di destra né di sinistra, ma che ha nel trasversalismo uno dei suoi elementi fondanti: “I verdi”, spiega il politico Alexander Langer nel 1984, in occasione dell’assemblea nazionale di Firenze per presentare le liste verdi che debutteranno alle amministrative dell’anno successivo, “dovranno costituirsi come terzo polo, come altro rispetto alla canalizzazione corrente della dialettica politica italiana”, il tutto in una fase non ancora dominata dal bipolarismo. Il minimo comune denominatore che favorirà a livello europeo un dialogo, e non un’infiltrazione, con l’ambientalismo verde è l’antiliberalismo, già all’epoca un’ideologia unilaterale, e la critica alla relativa mercantilizzazione dei rapporti sociali contro “l’impero della futilità e l’umiliazione della politica, ridotta a variante indipendente delle strategie dei più influenti operatori dei mercati finanziari” (M. Tarchi), per la difesa della qualità della vita, unico terreno possibile per il rilancio di un’alternativa.

Questo non può che coniugarsi col comunitarismo solidarista e identitarista, con il localismo, per “opporre alla dittatura del mercato il modello di una società della sobrietà, legata ai valori autentici dell’uomo” (M. Tarchi), divenendo uno degli assi portanti delle ‘nuove sintesi’ proposte dal progetto neodestro. Il localismo, il regionalismo, l’identitarismo, non diventano solo un ponte di dialogo con gli ambienti nazional-populisti, ma il modo per sposare la nozione di decrescita sostenibile che “parte dalla semplicissima constatazione che non può esserci crescita infinita in uno spazio finito”, dato che il pianeta, le risorse naturali e la biosfera hanno dei limiti.
L’idea stessa della decrescita deve necessariamente condurre, secondo de Benoist, a un superamento delle vecchie scissioni politiche che porti come conseguenze a “inevitabili convergenze” tra una “sinistra socialista”, che sia in grado di abbandonare il “progressismo”, e una destra che abbia saputo rompere con “l’autoritarismo, la metafisica della soggettività e la logica del profitto”.

Mebitek – Ostalgie (DDR Dark Modular Ambient)


Il delirio livido del potere assoluto e distaccato, l’angoscia disumana che sfocia nell’inumano.

L’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Giorgio Cremaschi che analizza la folle equiparazione, scaturita pochi giorni fa al Parlamento Europeo, tra Nazismo e Comunismo. La chiosa:

In sintesi europeisti e sovranisti hanno votato la stessa mozione anticomunista comune perché hanno la stessa comune ideologia liberista e guerrafondaia, più liberale nei primi, più sanfedista e reazionaria nei secondi. Europeisti e sovranisti in realtà hanno la stessa idea di società e non a caso oggi governano assieme la UE.

Il voto anticomunista comune di PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia e la pavida astensione del M5S, dimostrano che il nostro sistema politico è sostanzialmente composto da un grande centro destra anticomunista, diviso in vari partiti, ma con valori e ideologia comuni. È grazie a questa ideologia reazionaria che Salvini può mettere sullo stesso piano fascisti ed antifascisti, comunisti e fascisti, e affermare che sono tutte distinzioni superate dalla storia. Storia che però il Parlamento UE ha sentito il bisogno di riscrivere.

Si equiparano comunismo e nazismo per negare il ruolo del comunismo nella sconfitta del fascismo e soprattutto per negare il risultato politico e sociale di questa sconfitta: lo stato sociale. Nel 2013 l’ufficio studi della Banca J. P. Morgan scrisse un documento che protestava perché in Europa le riforme liberiste non avanzavano come dovuto, attribuendo la causa di questi freni alle Costituzioni antifasciste, fortemente influenzate dai comunisti e avverse al mercato. Il voto del Parlamento UE risponde a questo lamento della finanza ed è una negazione dei, e un attacco diretto ai, principi fondanti della nostra Costituzione. Ciò che il fiscal compact ha fatto in economia, il voto anticomunista della UE vuol fare in politica: mettere fuorilegge ciò che ostacola il dominio del libero mercato.

Il voto del parlamento UE è la sanzione ideologica di trent’anni di restaurazione e reazione europee, che sono giunte alla fine a far rinascere il fascismo. Quando l’Europa riscoprirà le radici antifasciste della sua storia migliore, ed il legame indissolubile di queste radici col socialismo e con il comunismo, allora capirà che l’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria e lo getterà nel posto che gli spetta nella pattumiera della storia.

Comunismi paralleli e altri viaggi nell’utopia – Quaderni d’Altri Tempi


Un romanzo complesso, la trama che s’innesta su verità storiche per esplorare situazioni verosimili, fino allo sfolgorio della vertigine fantastica, fantascientifica; la suggestione della Rivoluzione d’Ottobre e della decadenza che è sopraggiunta dopo alcuni tempi di governo rivoluzionario, la fascinazione anarchica, i tentativi d’utopia che si trasformano in incubo e delitti, repressioni, pogrom…

Tutto questo e molto altro nell’ultimo romanzo del rimaneggiato collettivo WuMing: ProletKult. Nella recensione di Giovanni De Matteo. Su QuadernoAltriTempi.

Siamo nel 1927 e in tutta l’Unione Sovietica fervono i preparativi per i festeggiamenti del decennale della Rivoluzione d’Ottobre. Denni è una ragazza dal passato misterioso che arriva a Mosca dalle sperdute regioni del sud. Sta seguendo le tracce di un padre scomparso e, quando si presenta alla porta dell’Istituto Trasfusionale, per il direttore Aleksandr Bogdanov (figura storica realmente esistita), che già si sta misurando con gli esiti frustranti della rivoluzione, comincia la sfida più incredibile della sua carriera che lo porterà a fare i conti sia con il suo ruolo personale nella Storia che con un caso medico che da subito rivela caratteri straordinari.
Il personaggio immaginario di Leonid Voloch, il padre che Denni non ha mai conosciuto, è stato delegato al soviet di San Pietroburgo, militante irriducibile e compagno di lotta di Bogdanov: scomparso nel 1907 dopo una rapina a Tbilisi a cui prendeva parte lo stesso Stalin, sarebbe riapparso solo a distanza di diversi mesi, sottoposto a giudizio dai compagni in esilio a Capri per sospetto tradimento e graziato da Bogdanov, che aveva riconosciuto nel suo comportamento i segni di un disturbo post-traumatico riconducibile alla conclusione violenta proprio di quella rapina. La ragazza versa in condizioni di salute precarie e, dagli accertamenti condotti all’istituto, risulta portatrice di un batterio apparentemente legato a una forma sconosciuta di tubercolosi. Trovare Voloch diventa così una corsa contro il tempo, non solo per permetterle di ricongiungersi con quello che resta della sua famiglia, ma anche per salvarle la vita.

Bogdanov resta in silenzio. Quella sfida lo affascina. Un elemento sconosciuto è giunto a turbare le loro certezze. Ora li attende un periodo eccitante, fatto di disordini e divergenze, di contraddizioni e aggiustamenti, finché il sistema non troverà una nuova stabilità. Crisi, differenziazione, equilibrio. La dialettica in versione tectologica, che muove ogni progresso”
(Wu Ming, 2018).

È da queste premesse che muove l’ultimo romanzo di Wu Ming, quanto mai atteso dopo il cambio di assetto compiutosi tra il 2015 e il 2016, con l’uscita di scena di Riccardo Pedrini (cfr. Wu Ming, 2016) che come Wu Ming 5 aveva firmato alcune delle incursioni soliste più fantascientifiche del collettivo bolognese (Libera Baku ora, Havana Glam, Free Karma Food). Messo da parte il progetto del Trittico Atlantico (Manituana, L’armata dei sonnambuli), annunciata addirittura la chiusura della fase del romanzo storico in cui il gruppo artistico-militante si era mosso fin dall’acclamato esordio con Q (quando ancora si riconosce nel progetto Luther Blissett), Wu Ming torna adesso con quello che è al momento il più fantascientifico dei romanzi a firma comune:

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

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