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Archivio per Controllo sociale

Sinistra e critica alla Ue: a che punto è la notte? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un interessante contributo per provare a gettare le basi di un futuro lontano dal Liberismo, un futuro avulso da questo rutilante carrozzone che genera profitto – non ho detto ricchezza – a vantaggio sì di un’élite dirigenziale, ma soprattutto di un sistema che nulla ha di umano, autogestito e vivo di un’energia che nulla ha di umano. Non si è contro una nozione europeista, si è contro l’uso criminale che si fa, a livello mondiale, del controllo sociale dato dal profitto, dal business, dal modo di vivere stringente come una garrota che è disumano o meglio, inumano. A mio giudizio, essere a Sinistra (e mioddio, come si fa a essere altrove?) significa non essere in alcun modo dalla parte del Capitale, e da ciò va in cascata tutto il resto.

Ormai giunti al 2019 possiamo trarre un parziale ma significativo bilancio sul rapporto tra la sinistra[1] e l’Unione europea. O meglio: tra la sinistra e la critica alla Ue. Una posizione, questa, che ha segnato una novità e una discontinuità nel discorso medio della sinistra italiana ed europea di questo decennio. Forse l’unica vera discontinuità concettuale che ha investito le posizioni politiche della sinistra da molti anni a questa parte. Nei fatti, il dibattito pubblico veicolato dal sistema politico-mediatico si concentra nei pressi proprio dell’Unione europea: sovranità politica o popolare, sovranismo, populismo, questione nazionale, lotta alla globalizzazione, crisi economica et similia. L’Unione europea è al centro di ogni frame discorsivo massmediatico che ci investe quotidianamente. Va però riconosciuto che siamo entrati in una fase diversa. Se negli anni attorno allo scoppio della crisi economica, e soprattutto – in Italia – nel periodo tra il 2009 e il 2012, andava introdotto a forza un pensiero critico che ponesse la Ue al centro delle riflessioni sistemiche, oggi questa critica si è assestata. Procede affinandosi, ovviamente, ma si è resa in qualche modo inaggirabile, al di là di come la si pensi sulla rottura o meno della costruzione europeista. Per essere più precisi: la critica alla Ue è andata sedimentando tre posizioni, espressioni di altrettante sinistre: da una parte la sinistra anti-Ue, che orienta la sua proposta politica attorno al tema della rottura coi vincoli europeisti; dall’altra, quella sinistra che, nonostante il posizionamento critico, persiste nel dichiararsi europeista, proponendosi al più di «cambiare dall’interno» il rigido regime liberista di Maastricht; c’è poi una sinistra che decide di posizionarsi fuori da questo schematismo, lasciando decisioni e ragionamenti in sospeso, evitando il confronto diretto con la questione europeista. Dunque, per farla breve, la critica alla Ue ha prodotto per condivisione o per reazione dei posizionamenti politico-organizzativi espliciti. A questo punto però si dovrebbe valutare cosa ha prodotto questa divisione. Dopo appunto un decennio potremmo trarre delle parziali conclusioni.

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Idrogeno e Idiozia – Carmilla on line


Buona domenica da Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine.

Il congiuntivo è cancerogeno. Chi lo adopera è chiaramente un untore asservito a Big Pharma, e vuole che tutti si ammalino, anzi si ammalano, per poter speculare sui farmaci della chemio.

Gli africani vengono dallo spazio. Sono arrivati nel deserto attraverso uno Stargate, e adesso stanno cercando di invadere tutto il resto del nostro pianeta.
Le alterazioni climatiche non sono causate dall’inquinamento, ma dal loro tentativo di adattare l’habitat terrestre alla sopravvivenza della loro specie, per estinguere e rimpiazzare la nostra.

La Seconda Guerra Mondiale non è mai esistita. È stata tutta una fiction prodotta dalla lobby giudaica di Hollywood per bollare ingiustamente il Nazifascismo come pericoloso. In realtà il Nazifascismo è molto meno pericoloso del congiuntivo, e sarebbe l’ora di riprovarlo.
Chi è contrario è chiaramente un nemico del Popolo.

Immaginari alterati – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione che vede coinvolta buona parte della sua redazione; il libro, Immaginari alterati, verrà presentato il 24 gennaio alle ore 21.00 presso la libreria Comunardi, via Bogino 2 a Torino. Ecco un estratto dalla prefazione di Valerio Evangelisti.

Nel primo numero della rivista politico-letteraria “Carmilla” (1995), allora in forma cartacea, e con diffusione da fanzine, si sosteneva che l’immaginario sarebbe stato uno dei campi di battaglia a venire, per la sinistra di classe e per le forze antagoniste. Questa previsione è stata ampiamente confermata. Oggi basta gettare uno sguardo sullo scenario socio-economico, o anche sul nostro semplice quotidiano, per scoprire quale peso vi abbiano l’immateriale, la costruzione fantastica, il sogno a occhi aperti (o anche chiusi).

È storia antica, impossibile da ripercorrere in una paginetta. Sta di fatto che gli Stati Uniti furono tra i primi (sebbene non i primissimi, preceduti dai fascismi) a intuire l’importanza di quel terreno di scontro. Nel secondo dopoguerra nacquero ovunque loro agenzie (USIS) intente a imporre, soprattutto attraverso il cinema, il modello di vita americano come il migliore e il più desiderabile. Simultaneamente la pubblicità si incaricò di trasferire l’attenzione dal valore d’uso al valore di scambio, potenziando quest’ultimo con un carico d’informazione, divulgato a livello mediatico (se mi troverò di fronte a una merce di marca nota, vista in televisione, e a una di marca oscura, quasi sempre sceglierò la prima, al di là della qualità effettiva). Le leggi tradizionali del valore andrebbero riformulate tenendo presente un fattore informativo in apparenza impalpabile.

L’esito di questi processi l’abbiamo sotto gli occhi. Almeno in Occidente, l’economia vede tra i suoi colossi imprese gigantesche che producono esclusivamente informazione, e nulla di concretamente utile. Assicurano vite parallele con brevi escursioni nella fantasia. Occupano l’attività onirica sostituendo sogni fasulli a quelli naturali.

I paesi detti a socialismo reale sono quasi tutti caduti non solo per contraddizioni interne, ma anche per il fascino, accuratamente studiato, di cui ha saputo ammantarsi l’Occidente. Per lo stesso fascino, più che per disagio o pericolo, si sono avviate gigantesche migrazioni attraverso il mondo, solo in parte collegate a cause materiali. D’altro canto, i vari sistemi di potere sono stati bene attenti a evitare l’emergere di un immaginario ribelle, che scatenasse moti di rivolta incontrollabili. È recente la repressione, attuata dalla magistratura spagnola, contro gruppi rock, o addirittura ai danni di una piccola compagnia di burattinai. Si cade, su questo fronte, facilmente nel grottesco, eppure esiste una logica di fondo, malamente indagata.

Perché il capitalismo si regga bene in piedi, deve invadere anche le aree non sottoposte al suo dominio diretto, economico e politico. La tripartizione della giornata teorizzata dai socialisti di un tempo (“otto ore per lavorare, otto ore per istruirci, otto ore per riposare”) va abolita – ed è ovvio, se si pensa che l’immaginazione è diventata produttiva. Lo spazio per “istruirsi” è il primo a dover essere colonizzato, essendo quello maggiormente insidioso per il potere. Dunque informazione manipolata, distrazioni eterodirette e funzionali, luoghi di studio addomesticati (quanti docenti furono licenziati o emarginati, dopo i cosiddetti “anni di piombo”, non solo in Italia?).

Le ore per lavorare tendono a diventare illimitate, con la rapida soppressione dei tradizionali momenti di riposo, dalle pause pranzo ai giorni festivi. Quanto al puro sonno, alzi la mano chi dorme effettivamente le otto ore canoniche. Se poi sogna, potrà trovare nella sua “fase REM” brandelli del mondo mercantile e spietato a cui si cerca di condizionarlo nella veglia.

L’immaginario è dunque tra i terreni salienti di battaglia, per chi voglia sottrarsi alla dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi. Occorre però conoscerne le forme. Alcuni redattori di “Carmilla”, nei saggi o nei racconti contenuti nel presente volume, provano a farlo. Resistenza inutile? Resistere non è mai inutile, e di per sé contrasta il velo di anomia e di alienazione che sta calando su noi tutti.

Messaggi mirati


I messaggi mirati mi raggiungono prima che inizi l’apocalisse cerebrale. Sento di scivolare via, in un rivolo d’inconsistenza cognitiva.

La Befana e Diana: origini pagane dell’Epifania – Nemora


Su Nemora un post che analizza le origini del mito epifanico, così come viene inteso ai giorni nostri. Un estratto:

La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Il termine epifania letteralmente significa “manifestazione, presenza divina, apparizione”. La credenza voleva che il 6 gennaio, 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), delle ninfe volassero al di sopra dei campi benedicendo il raccolto.
Sovente queste entità benefattrici vennero associate alla dea Diana – divinità non solo della caccia, ma anche dei cicli lunari e delle coltivazioni – e alle sue ancelle, altre volte alla divinità minore Sàtia o ad Abùndia.
L’avvento del cristianesimo non riuscì a soffocare questa celebrazione, tuttavia l’immagine della divinità venne trasmutata in quella di una strega, benché benevola. Da questo derivano le fattezze grottesche della vecchina e il suo abbigliamento. La scopa è da sempre associata al concetto di purificazione e, nella fattispecie, della pulizia spirituale. Per differenziarla dalle malefiche megere, nell’immaginario Medievale collettivo ci si figurava la Befana cavalcare la scopa al contrario, tenendo le remaglie di saggina di fronte a lei.

Ancora una volta, i miti arcaici sono stati reinterpretati dal cristianesimo in chiave di controllo delle anime, dei corpi e delle menti. Diffidate da questo culto deviato e nocivo.

Gelo dell’inutile


Le subdole iniziative delle ricerche inanimate segnano il passo altrove, lì dove esiste il piano di riduzione delle attività alternative, lì dove tutto è messo nel gelo dell’inutile.

Scivolarci sopra


Segui le strade del controllo, affinché siano affilate e levigate, affinché tu possa scivolarci sopra.

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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