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Archivio per Controllo sociale

Strani giorni: La cultura degli “esperti”


Riporto dal blog di Ettore Fobo queste righe, assai lucide e calzanti, la giusta misura di cosa dovremmo sempre aver presente. Grazie, Ettore

Ho imparato a diffidare degli “esperti”, di coloro che rivestono questo ruolo mediaticamente e in questo esauriscono la loro essenza. A ben vedere essi sono solo funzioni del Capitale che vanno in televisione, il salotto televisivo è il tempio in cui loro si manifestano e il pubblico televisivo la marea dei loro devoti. Loro scopo è perpetuare l’inganno della Cultura come luogo di una dominazione sociale, economica, tribale che ormai è diventata psichica. Deridda faceva notare che il termine Cultura, all’apparenza così inoffensivo, deriva dal latino colo, colonizzare.

Così il nostro cranio, colonizzato da infiniti luoghi comuni, diventa un soggetto della Storia, “fanfaluca mistica” di chi è, come vuole l’etimologia di soggetto, sottomesso. Sottomesso a cosa? “Al brutto poter ch’ascoso/a comun danno impera”, probabilmente.

La campagna militar-vaccinale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un lungo articolo di Giovanni Iozzoli che va letto e discusso attentamente, in cui alcune posizioni non sono propriamente le mie ma che, questo è il senso che vorrei trasmettere, suscitano considerazioni di concordia proprio sulla loro chiosa: si parla di vaccini contro il Covid, di controllo sociale globale che di fatto è in piedi da mesi, di approssimazioni sulla cura finale al virus che forse, non ne posso avere la certezza per mia ignoranza, è un po’ affrettato somministrare al mondo intero. Alcune cose non tornano, però; che ognuno si faccia la sua opinione, qualunque essa sia: è giusto mettere in discussione lo stato delle cose più che altro, a mio modo di vedere, per gli sviluppi futuri della pandemia e di ciò che coinvolgerà.
La chiosa dell’articolo è esemplare, vi riporto quella, solo quella:

La crisi del vecchio mondo sta sgravando un nuovo assetto sociale e l’epidemia rappresenta solo le doglie dolorose di questo parto travagliato. Tutti gli elementi erano già in incubazione, più o meno sottotraccia – li leggevamo e li temevamo. Oggi i processi si stanno compiendo: dovremo misurarci con nuove tecnologie di governo dei corpi, della salute, del lavoro, della conoscenza e della società nel suo complesso.
Negli anni scorsi, quando si strologava di biopolitica in tutte le salse, probabilmente nessuno immaginava che il nostro sistema immunitario sarebbe stato l’ultima frontiera da difendere dall’invasività della nuova governance capitalista. Il Covid esiste, è temibile e va contrastato: ma stiamo attenti a non risvegliarci in un mondo in cui la sua eredità sulle nostre società e sulla nostra salute, potrebbe essere anche più pesante del male.

Il freno è tirato – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine considerazioni ispirate da varie pubblicazioni uscite in libreria in questo frangente storico dove si ragiona sulle implicazioni pandemiche, e di ciò che porterà a un nuovo stato sociale. Di Gianfranco Marelli.

A stemperare una visione dicotomica del futuro, in cui si contrappongono gli scenari positivi di un nuovo e più inclusivo welfare alla cupa e nefasta prospettiva di un warfare per la sopravvivenza degli “immuni”, ci pensa Donatella Di Cesare che, nel prendere come punto di riferimento la Peste Nera del 1438, suggerisce una riflessione più composta ed equilibrata della pandemia in corso. Ma perché risalire così indietro nel tempo? Perché – argomenta la filosofa – «anche quella terribile epidemia segnò un prima e un poi nella storia. Dai racconti e dalle cronache rimasti trapela la sensazione dei superstiti di essere entrati in un’altra epoca. Il cielo si era chiuso su quella passata. Chi era stato risparmiato dall’apocalisse di una morte nauseabonda e crudele, che aveva mietuto milioni di vittime, un terzo della popolazione europea, si aggrappò alla vita con uno slancio inusitato, un impeto febbrile. Da quella prima epidemia cittadina nacque il mondo civile del Rinascimento. Il nuovo inizio diede il via, però, al contagio dell’arricchimento».

“L’arricchimento” fu così contagioso da trasformare la visione del mondo e il modo d’intendere la vita, al punto che la conquista del benessere divenne il mito della modernità e rappresentò il grande sogno europeo – poi occidentale – della globalizzazione, continuando a prosperare finché il profitto si è rivelato non solo il sigillo dell’ingiustizia, la garanzia della povertà dei più, ma soprattutto la causa del degrado ambientale. «Non deve allora stupire che il termine “crescita” – rimarca Donatella Di Cesare – abbia ormai connotati negativi e, più che al prodotto interno lordo, rinvii a tutto quel che si dovrebbe evitare: crescita di guadagni illeciti, di rifiuti e scorie, di malessere e avvelenamento, di abusi e discriminazioni. Questo non vuol dire caldeggiare e promuovere una decrescita. Forse sarebbe tempo di abbandonare il linguaggio di bilanci e calcoli, deponendo la bandiera della crescita in cui nessuno sembra più credere. È il capitale a produrre la miseria. In uno scenario dove le altre ricchezze sono svuotate di senso si staglia il futuro di una sobrietà conviviale, scevra del superfluo, che porti alla luce i legami altrimenti dimenticati dell’esistenza». In questa prospettiva, la Peste Nera potrebbe divenire monito e presagio della memoria europea al fine di «insegnare che è pur sempre possibile riarticolare le forme di vita, che è necessario chiedersi per cosa vivere in futuro, che è indispensabile guardare a quei confini ultimi che abbiamo disimparato a sognare».

Senso religioso


Riesci a renderti prossimo alle azioni dogmatiche di un credo, poche parole attivano il tuo senso ligio alla religio.

Processi di ibridazione. L’immagine (è) mutante – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, Gioacchino Toni indaga la poetica visiva e visionaria di David Cronenberg. Un’indagine sul nostro mondo sociologico e politicamente (anche polemicamente) economico in cui navighiamo, spesso con la bocca sotto il livello del liquame. Vi lascio alle sue parole ,a un estratto:

«io cerco sempre di mostrare […] quel momento in cui ci si rende conto che la realtà non è che una possibilità, debole e fragile come tutte le altre possibilità» David Cronenberg

Agli inizi degli anni Ottanta esce nelle sale Videodrome (Id., 1983) di David Cronenberg, opera con cui il regista canadese inaugura una serie di pellicole in cui, in maniera più esplicita rispetto ad altre sue realizzazioni, pone lo spettatore di fronte allo sconvolgimento dei piani di realtà. Si tratta di un film incentrato sul rapporto dell’individuo con quell’apparecchio televisivo, vero e proprio generatore di immagini all’interno della realtà domestica che, come scrive Riccardo SassoL’immagine mutante. Il cinema di David Cronenberg (Edizioni Falsopiano, 2018) – agisce «come un organismo patogeno, inizializzando un meccanismo virale grazie al quale l’uomo è stato trasformato, mutato in un un nuovo individuo, un homo tecnologicus, che ha incorporato in sé la tecnologia e da essa trae un sostentamento vitale necessario alla sua sopravvivenza». L’essere umano contemporaneo è giunto a cibarsi di televisione, tanto che i poveri che nel film si recano alla Cathode Ray Mission, al posto di un pasto caldo, ricevono la loro dose quotidiana di immagini televisive. Non è difficile leggere in Videodrome la convinzione mcluhaniana della televisione come strumento antropogenetico in grado di incidere sulla biochimica umana.

La televisione, suggerisce l’opera cronenberghiana, non si limita più a riprodurre la realtà, si è fatta «più reale della realtà stessa: ha agito fisicamente sulla struttura del […] cervello, creando al suo interno dei tumori, veri e propri organi di senso, capaci di costruire in lui un nuovo sistema percettivo». L’immagine è mutante, in questo caso nel senso che agisce, mutandolo, sull’individuo che ne viene a contatto. L’essere umano messo in scena da Cronenberg, a partire da Videodrome, è un essere che «ha assorbito in sé la tecnologia e nello stesso tempo l’ha corporeizzata»; il protagonista del film, dopo essere stato contagiato dal virus, si è ibridato con la macchina, «ha penetrato la tecnologia (come nella famosa scena in cui si fonde con il televisore), l’ha resa carne pulsante (la televisione è divenuta un organismo, che respira e vomita frattaglie) e al contempo ne è stato violato, penetrato – gli si è formata un’apertura sull’addome dal quale escono ibridi biomeccanici».

Con Videodrome, sostiene Gianni Canova nella sua monografia dedicata al regista – David Cronenberg (Editrice Il Castoro, 2007) – «Cronenberg riflette sull’intossicazione iconica derivata dal consumo di immagini televisive e sulle modificazioni fisiche e antropologiche che la diffusione della tv sta apportando all’apparato percettivo umano». Il film pone inquietanti interrogativi «sulla natura riproduttiva delle immagini e sul rapporto di ambivalente fascinazione e repulsione che l’occhio umano prova di fronte ai propri sogni e ai propri incubi reificati e incessantemente riprodotti sullo schermo della tv». Il regista decide di mettere in scena un mondo condannato a vivere in uno stato di perenne allucinazione, in cui gli esseri umani sembrano poter essere programmabili al pari degli apparecchi di registrazione audiovisiva. In anticipo di alcuni decenni rispetto alla serie televisiva Black Mirror (Id., dal 2011 – in produzione, Channel 4; Netflix), Videodrome si pone come opera audiovisiva politica in quanto riflettendo sul consumo di immagini fa provare direttamente allo spettatore «le potenzialità e le aberrazioni insite nel […] desiderio di consumare tecnologicamente immagini».

Oltre a palesare i processi di contaminazione fra organico ed elettronico, con una televisione che diviene carne e una carne che a sua volta funziona come un videoregistratore, in Videodrome, suggerisce Canova, Cronenberg «applica anche al linguaggio (al cinema) quei processi di contaminazione e confusione che mostra all’opera sul piano dei corpi». Ecco allora che il film può essere visto come il paradigma di uno stile fondato sull’instabilità enunciativa: Videodrome non permette allo spettatore di considerare la macchina da presa come un “narratore onnisciente”, diviene impossibile, continua Canova, attribuire alle immagini un aprioristico statuto ontologico di verità. Il continuo cambiamento di punti di vista non consente di stabilire se ciò che si osserva è “realtà”, allucinazione o sogno. Insomma, ad essere messa in discussione in questa pellicola è (anche) la stessa nozione di “realtà” cinematografica.

Una Tomba per gli alieni – Uduvicio Atanagi: Società segrete, storia e complotti: Thomas Pynchon ci dice come proteggere (e leggere) la verità abbagliando con lustrini e payette gli occhi indiscreti


“Chi sostiene la verità, la verità abbandona. La storia è manipolata o forzata, nel nome di interessi che non devono mai dimostrare niente. È troppo innocente per essere lasciata alla portata di chi è al Potere, che non deve far altro che toccarla, perché tutto il suo valore svanisca in un istante, come se non fosse mai stato. Deve piuttosto essere curata con amore e onore da fabulisti e contraffattori, venditori di ballate e svitati di ogni genere, Maestri del camuffamento che le possano fornire il travestimento, la toilettatura e il portamento, e una parlantina abbastanza svelta da tenerla lontana dai Desideri, o anche dalla sola Curiosità, del Governo”.

Thomas PynchonMason and Dixon, traduzione imperfetta di Uduvicio Atanagi.

Parafrasando…


…droni organizzati in selvaggia parata, idee personali una questione deprivata – di senso…

Business as usual – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il lunedì di Alessandra Daniele. Ecco il copiaincolla; come non essere d’accordo?

L’Italia va a puttane di default.
Anche quando non c’è nessuna particolare emergenza, l’Italia va comunque a puttane di suo.
I ponti crollano, i fiumi esondano, le mafie prosperano, le fabbriche esalano fumi cancerogeni e colano gli operai nell’acciaio fuso.
I politici istigano all’odio razziale o cantano Bella Ciao solo per rastrellare voti, e una volta eletti fanno esclusivamente gli interessi dei loro padroni, nazionali e internazionali.
E vanno a puttane.
In Italia milioni di persone sono costrette all’eroismo quotidiano per sopravvivere a un sistema socio-economico che mette la vita umana all’ultimo posto della sua lista – dopo “varie ed eventuali” – e da una classe dirigente di scarafaggi stercorari che ad ogni emergenza s’arrampica sul tricolore, e fa appello all’orgoglio e alla coesione nazionale.
“Siamo tutti sulla stessa barca”.
Cazzate.
C’è chi ha ricevuto il tampone per la diagnosi del Covid-19 al primo sternuto, e chi è morto soffocato dopo settimane di abbandono in un ospizio-lager.
C’è chi fa la lagna via Skype perché gli manca la movida, e chi ogni mattina è costretto a rischiare il contagio per andare a produrre o cercare di vendere carabattole che adesso non ci servono, e che forse non ci serviranno mai.
Gli italiani sognano di tornare alla normalità, ma non dovrebbero.
La normalità fa schifo.
La normalità sono le fabbriche cancerogene, le formiche negli ospedali, i cravattari delle banche e dell’Unione Europea, il precariato a vita, i manganelli dei Decreti Sicurezza, i tagli sanguinosi a Sanità e Ricerca.
La normalità è quello che ha prodotto questa emergenza come tutte le altre, e che cercherà di sfruttarla a suo uso e consumo. Nella Fase 2 si potrà tornare a circolare, ma solo nei binari, come tram: divieto di qualsiasi assembramento non finalizzato alla produzione di beni e servizi.
Una vita da droni.
“Ci salveremo tutti insieme”.
Cazzate.
Con questa classe dirigente di parassiti sulla schiena non ci salveremo mai.
Se non di Covid-19, moriremo di Covid-21, di cancro, di acciaio fuso.
Ci beccheremo una fucilata accidentale dal vigilante davanti al discount.
“Andrà tutto bene”.
Cazzate.
Se continueremo ad accontentarci della normalità, andrà tutto a puttane.

Glifi politici


Le simbologie arretrano di fronte all’avanzata delle parole strutturate, glifi standard di false alfabetizzazioni, incomplete e politiche.

Prove di realtà violata


Non sai bene come interagire col disturbo alato, ma poi consideri le prove psichiche di controllo totale e visioni una nuova forma di realtà distopica, fin dentro la tua mente privata.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Television, and Music Critic

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Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

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Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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