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Archivio per Controllo sociale

Immaginari alterati – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione che vede coinvolta buona parte della sua redazione; il libro, Immaginari alterati, verrà presentato il 24 gennaio alle ore 21.00 presso la libreria Comunardi, via Bogino 2 a Torino. Ecco un estratto dalla prefazione di Valerio Evangelisti.

Nel primo numero della rivista politico-letteraria “Carmilla” (1995), allora in forma cartacea, e con diffusione da fanzine, si sosteneva che l’immaginario sarebbe stato uno dei campi di battaglia a venire, per la sinistra di classe e per le forze antagoniste. Questa previsione è stata ampiamente confermata. Oggi basta gettare uno sguardo sullo scenario socio-economico, o anche sul nostro semplice quotidiano, per scoprire quale peso vi abbiano l’immateriale, la costruzione fantastica, il sogno a occhi aperti (o anche chiusi).

È storia antica, impossibile da ripercorrere in una paginetta. Sta di fatto che gli Stati Uniti furono tra i primi (sebbene non i primissimi, preceduti dai fascismi) a intuire l’importanza di quel terreno di scontro. Nel secondo dopoguerra nacquero ovunque loro agenzie (USIS) intente a imporre, soprattutto attraverso il cinema, il modello di vita americano come il migliore e il più desiderabile. Simultaneamente la pubblicità si incaricò di trasferire l’attenzione dal valore d’uso al valore di scambio, potenziando quest’ultimo con un carico d’informazione, divulgato a livello mediatico (se mi troverò di fronte a una merce di marca nota, vista in televisione, e a una di marca oscura, quasi sempre sceglierò la prima, al di là della qualità effettiva). Le leggi tradizionali del valore andrebbero riformulate tenendo presente un fattore informativo in apparenza impalpabile.

L’esito di questi processi l’abbiamo sotto gli occhi. Almeno in Occidente, l’economia vede tra i suoi colossi imprese gigantesche che producono esclusivamente informazione, e nulla di concretamente utile. Assicurano vite parallele con brevi escursioni nella fantasia. Occupano l’attività onirica sostituendo sogni fasulli a quelli naturali.

I paesi detti a socialismo reale sono quasi tutti caduti non solo per contraddizioni interne, ma anche per il fascino, accuratamente studiato, di cui ha saputo ammantarsi l’Occidente. Per lo stesso fascino, più che per disagio o pericolo, si sono avviate gigantesche migrazioni attraverso il mondo, solo in parte collegate a cause materiali. D’altro canto, i vari sistemi di potere sono stati bene attenti a evitare l’emergere di un immaginario ribelle, che scatenasse moti di rivolta incontrollabili. È recente la repressione, attuata dalla magistratura spagnola, contro gruppi rock, o addirittura ai danni di una piccola compagnia di burattinai. Si cade, su questo fronte, facilmente nel grottesco, eppure esiste una logica di fondo, malamente indagata.

Perché il capitalismo si regga bene in piedi, deve invadere anche le aree non sottoposte al suo dominio diretto, economico e politico. La tripartizione della giornata teorizzata dai socialisti di un tempo (“otto ore per lavorare, otto ore per istruirci, otto ore per riposare”) va abolita – ed è ovvio, se si pensa che l’immaginazione è diventata produttiva. Lo spazio per “istruirsi” è il primo a dover essere colonizzato, essendo quello maggiormente insidioso per il potere. Dunque informazione manipolata, distrazioni eterodirette e funzionali, luoghi di studio addomesticati (quanti docenti furono licenziati o emarginati, dopo i cosiddetti “anni di piombo”, non solo in Italia?).

Le ore per lavorare tendono a diventare illimitate, con la rapida soppressione dei tradizionali momenti di riposo, dalle pause pranzo ai giorni festivi. Quanto al puro sonno, alzi la mano chi dorme effettivamente le otto ore canoniche. Se poi sogna, potrà trovare nella sua “fase REM” brandelli del mondo mercantile e spietato a cui si cerca di condizionarlo nella veglia.

L’immaginario è dunque tra i terreni salienti di battaglia, per chi voglia sottrarsi alla dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi. Occorre però conoscerne le forme. Alcuni redattori di “Carmilla”, nei saggi o nei racconti contenuti nel presente volume, provano a farlo. Resistenza inutile? Resistere non è mai inutile, e di per sé contrasta il velo di anomia e di alienazione che sta calando su noi tutti.

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Messaggi mirati


I messaggi mirati mi raggiungono prima che inizi l’apocalisse cerebrale. Sento di scivolare via, in un rivolo d’inconsistenza cognitiva.

La Befana e Diana: origini pagane dell’Epifania – Nemora


Su Nemora un post che analizza le origini del mito epifanico, così come viene inteso ai giorni nostri. Un estratto:

La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Il termine epifania letteralmente significa “manifestazione, presenza divina, apparizione”. La credenza voleva che il 6 gennaio, 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), delle ninfe volassero al di sopra dei campi benedicendo il raccolto.
Sovente queste entità benefattrici vennero associate alla dea Diana – divinità non solo della caccia, ma anche dei cicli lunari e delle coltivazioni – e alle sue ancelle, altre volte alla divinità minore Sàtia o ad Abùndia.
L’avvento del cristianesimo non riuscì a soffocare questa celebrazione, tuttavia l’immagine della divinità venne trasmutata in quella di una strega, benché benevola. Da questo derivano le fattezze grottesche della vecchina e il suo abbigliamento. La scopa è da sempre associata al concetto di purificazione e, nella fattispecie, della pulizia spirituale. Per differenziarla dalle malefiche megere, nell’immaginario Medievale collettivo ci si figurava la Befana cavalcare la scopa al contrario, tenendo le remaglie di saggina di fronte a lei.

Ancora una volta, i miti arcaici sono stati reinterpretati dal cristianesimo in chiave di controllo delle anime, dei corpi e delle menti. Diffidate da questo culto deviato e nocivo.

Gelo dell’inutile


Le subdole iniziative delle ricerche inanimate segnano il passo altrove, lì dove esiste il piano di riduzione delle attività alternative, lì dove tutto è messo nel gelo dell’inutile.

Scivolarci sopra


Segui le strade del controllo, affinché siano affilate e levigate, affinché tu possa scivolarci sopra.

Acculturazione e acculturazione di P. P. Pasolini


Da ascoltare e calare nel reale quotidiano. Notate qualche discrepanza dalle lucide visioni di Pasolini? Il fascismo è oggi soprattutto nei subdoli suggerimenti_comandamenti del Liberismo e nel suo “Il mercato si regolamento da solo”.

Zombie: il soggetto e la massa – Carmilla on line


Gli zombie sono tra noi. Questa affermazione ormai è diventata mainstream, nella sua intenzione scopertamente politica di vedere nella figura del morto vivente che è mosso soltanto dal desiderio di nutrirsi degli esseri umani; nella raffigurazione del compiuto dominio capitalistico, della “zombificazione” dei rapporti sociali, del collasso di qualsiasi forma di convivenza. Come tutte le affermazioni mainstream, però, questa raffigurazione, pur contenendo degli indirizzi critici notevoli, sta diventando una frase irriflessa, che non si chiede davvero chi siano gli zombie e chi siamo noi. Gli zombie, con la loro apatia, quel loro incedere in un mondo in rovina alla ricerca esclusivamente di fonti primarie di sostentamento, in realtà “portano alle estreme conseguenze la crisi del processo di individuazione”, come è stato notato da Rocco Ronchi. Questo autore si è confrontato filosoficamente con la moda zombie, rilevandone le caratteristiche letteralmente trans-umane. Secondo questa lettura lo zombie è il nostro prossimo che ha cessato per sempre di essere tale, con il quale non si può instaurare alcun rapporto possibile che non sia di mero conflitto. Quindi – aggiunge Ronchi – non esiste lo zombie, esistono solo gli zombie, massa indistinta e priva di ogni forma di individuabilità, “un plurale che non ha più l’uno come unità di misura”. In questo senso gli zombie rappresentano l’esatto antitipo del Leviatano di Hobbes che vediamo nel suo celebre frontespizio: un sovrano che domina la città, il cui corpo è formato da tutti i suoi sudditi. Agli zombie Ronchi riserva, con una intuizione davvero interessante, il titolo greco – già rintracciabile in Platone – di onkos, “peso”, “massa”.

Questo l’incipit di un articolo di CarmillaOnLine sull’immaginario zombie, visto come espressione dell’appiattimento emotivo, interiore, come plagio della volontà della masse operato dal regime iperliberista vigente sul mondo. Buona lettura.

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