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Archivio per Covid-19

Estrattivismo pandemico/4 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una nuova puntata dedicata ai disastri ambientali che hanno un’unica origine: il liberismo. Disastri che non si sono fermati ma che subito dopo il lockdown hanno ripreso a distruggere a nastro il nostro ecosistema, coadiuvati da una legislazione che chiude tutti e tre gli occhi a beneficio del Profitto. Come qui in Italia…

Come da manuale, la recessione che viene – la peggiore, secondo l’OCSE, dal dopoguerra – sta imprimendo un nuovo impulso all’aggressione del profitto contro i territori.
L’illusione che la crisi pandemica potesse portare ad un ripensamento sull’assurdità di questo modello di sviluppo si è dissolta molto in fretta, a fronte della capacità del capitale (infinitamente maggiore della nostra) di trasformare le crisi in opportunità.
Sul piano normativo le conseguenze di tale aggressione si traducono in forma di deroghe alle tutele ambientali, provvedimenti a sostegno delle attività estrattive o dell’agroindustria, deregulations degli appalti per le grandi opere, rilancio del finanziamento pubblico di infrastrutture devastanti.

È una tendenza generale e molto chiara che ha preso corpo, seguendo modalità differenti, dall’Australia alle Americhe, dall’Indonesia al Belpaese.
Iniziamo dunque questo excursus  sulle ultime controriforme a partire dalle deregulations di casa nostra, che verranno trattate un po’ più nel dettaglio, visto che ci riguardano da vicino.

Il 14 settembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la conversione in legge del Decreto Semplificazioni1, che “al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento e dell’emergenza sanitaria globale del COVID-19” stabilisce alcune cosette, del tipo:

– che gli affidamenti di appalti pubblici di lavori fino alla soglia di rilevanza comunitaria (5.350.000 ) che abbiano iniziato il procedimento entro la fine del 2021 possano svolgersi senza gara2.

– che “gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità … o che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio – economico” possano essere affidati alla gestione commissariale anche al di fuori dei casi di straordinaria necessità  ed   urgenza.

– che fino alla fine del 2023 per le grandi opere infrastrutturali si possa derogare alle procedure del dibattito pubblico, previste dal Codice dei contratti pubblici alla voce “Trasparenza”3, con tanti saluti ad ogni residuo simulacro di “democrazia partecipativa”.

– che le sentenze definitive del TAR che bloccano un’opera per vizi emersi negli atti autorizzativi o nella valutazione di impatto ambientale, possano essere bypassate.

–  che i gasdotti godano di procedimenti autorizzativi semplificati, con buona pace dei proclami sulla lotta ai cambiamenti climatici.

– che le procedure semplificate valgano anche per l’esplorazione e lo stoccaggio geologico di biossido di carbonio, esentando – fra l’altro – dalla valutazione ambientale gli stoccaggi di CO2 fino a 100.000 tonnellate.

– che per le opere realizzate in variante dei piani portuali e aeroportuali non sia più obbligatoria la Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

– che i Comuni non possano introdurre limitazioni generalizzate (se non intorno a siti sensibili) alla proliferazione di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche, o incidere sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Previsione chiaramente rivolta a bloccare il moltiplicarsi di ordinanze comunali contro l’installazione del 5G, e che impedisce l’adozione da parte degli enti locali di una maggior tutela da tutte le forme di inquinamento elettromagnetico.

Questa panoramica, non esaustiva, sui punti salienti del provvedimento avrebbe  potuto essere ancora peggiore, se 170 gruppi e associazioni non ne avessero denunciato il contenuto in tempo utile, riuscendo a bloccare ulteriori nefandezze previste nella prima stesura4.

Ma anche così emendato il decreto, che ora è legge è, nel suo genere, un “capolavoro”.
Con un solo provvedimento il governo giallo rosa è riuscito infatti ad ampliare a dismisura la discrezionalità nella scelta del contraente negli appalti pubblici, e con essa le potenzialità per le assegnazioni di tipo nepotistico/politico/mafioso/clientelare, depotenziando al contempo le responsabilità degli amministratori per abuso d’ufficio e danno erariale.

Della serie, ci meritiamo un’apocalisse, perché sarà l’unico sistema per spazzare via questo rivoltante miscuglio di opportunismi, liberismo, distruzioni senza soluzioni di continuità in nome di un profitto impossibile e irrispettoso in senso lato, asfaltature dei nostri bisogni non indotti, coltivazioni di condotte immorali, tipiche di un fascismo economico inumano. Ecco, l’ho detta tutta…

Parlare della fine del mondo con William Gibson | RivistaStudio


Su RivistaStudio è disponibile una bella e profonda intervista a William Gibson, uno dei padri del cyberpunk. Come è detto all’inizio della chiacchierata, “pochi scrittori viventi possiedono la stessa aura di cui gode Gibson perché nessun altro come lui ha il potere misterioso di farti percepire la contemporaneità. Non solo perché sa raccontare la complessità del mondo contemporaneo. Ma perché riesce a catturare la contemporaneità degli eventi, il fatto che tutto sembra accadere nello stesso momento. I suoi libri ricreano in forma letteraria lo shock cognitivo in cui siamo costantemente immersi: quel disturbo post-traumatico a cui diamo il nome di presente. Cavalieri elettrici in una foresta di simboli digitali, i suoi eroi sono quelli che sanno leggere meglio il flusso di informazione, trovarci un filo e seguirlo, come rabdomanti, sciamani, «cow-boys dell’interfaccia»”.

Ecco, basterebbe questo a definire Gibson e la sua acutezza del presente camuffato da futuro; ma leggiamo cosa lui dice in alcuni passi (grazie a Giovanni De Matteo per la segnalazione di questa preziosissima intervista):

«Per quanto ne so», mi dice Gibson, «nessuna cultura ha mai immaginato la sua “fine del mondo” come un processo lento e graduale. Nei miei romanzi dura più di un secolo, almeno». Poche settimane prima della pandemia è uscito negli Stati Uniti il suo ultimo romanzo, Agency, non ancora tradotto in italiano. È il seguito di Inverso del 2014 (in italiano per Mondadori. Tutti le opere di Gibson possono essere divise in trilogie). Questi ultimi due sono ambientati in un mondo in cui è accaduto un evento noto come jackpot: una sorta di apocalisse “a rate”, dilazionata nel tempo, una fine del mondo con tante cause diverse, tante motivazioni divergenti: «un processo lento e che è interamente colpa nostra. Mi sembra questa la natura dell’apocalisse con cui dobbiamo fare i conti, che dobbiamo guardare in faccia». C’è una frase molto famosa di Gibson che fa «il futuro è già avvenuto, ma non è ancora arrivato dappertutto». Ecco, si potrebbe applicare anche alla fine del mondo: la fine del mondo è già arrivata, ma a rate. Mi sembra una definizione perfetta per quello che sta avvenendo: cambiamento climatico, guerre a bassa intensità ai confini di Russia e Cina, rivolte popolari, cyberwar, e adesso le pandemie. «Il jackpot lo chiamo così perché è l’inizio del “payoff”, la ricaduta, il risultato di tutto l’insieme di attività tecnologiche umane a partire, diciamo, dall’inizio del XIX secolo».

Quando me lo dice penso che non sia un caso che il suo romanzo del 1990, La macchina della realtà scritto insieme a Bruce Sterling e che ha dato il via allo spin-off del cyberpunk noto come steampunk, fosse ambientato proprio nell’Ottocento. «Il punto è che all’inizio non eravamo consapevoli degli effetti collaterali di queste tecnologie. Non eravamo consapevoli, per esempio, che l’avvento dell’onnipresente uso della plastica avrebbe minacciato la vita negli oceani, o che alcuni insetticidi avrebbero rischiato di provocare l’estinzione delle api, o che l’uso incontrollato e a cuor leggero degli antibiotici, dopo molti decenni, avrebbe portato all’evoluzione di ceppi resistenti ai farmaci di quelle stesse malattie per cui abbiamo usato gli antibiotici all’inizio». È questo il senso dietro a quel «non è ancora arrivato dappertutto»: è la consapevolezza a non essere distribuita in maniera omogenea nel tempo e nello spazio. «Il jackpot, che come l’immagino nei miei romanzi alla fine riduce la popolazione del pianeta dell’80 per cento, è quest’insieme di tutti i risultati inattesi delle tecnologie e della loro onnipresenza. Come quando nelle slot-machine escono tutte ciliegie: un insieme che minaccia la nostra specie anche se già non lo facesse il cambiamento climatico». Gibson fa una pausa, poi riprende: «Quel che è cambiato è che oggi non c’è più spazio per la negazione. Oggi questa catastrofe lenta, multi-causale (sebbene interamente antropogenica, causata dall’uomo), diventa innegabile e ovvia per tutti di noi. Credo che siamo a questo livello, ormai, e che trent’anni fa non lo eravamo». Come si inserisce la pandemia di Covid-19 in tutto questo? «In Inverso e Agency ci sono già dei riferimenti alle pandemie, al plurale. Quella di Covid è la prima pandemia globale del jackpot e non c’è motivo di pensare che sarà l’ultima. Al contrario. Il terzo volume della “trilogia del jackpot” affronterà anche il Covid: ma non posso ancora dire come».

Il calvario dei pazienti con la sindrome post-Covid | OggiScienza


Su OggiScienza un post che rende noti in modo esteso e popolare i postumi del COVID, ovvero cosa succede a chi in qualche modo è sopravvissuto al virus? Un estratto significativo:

Difficoltà a respirare. Palpitazioni. La febbre che sale e scende. E poi dolori muscolari, mal di testa lancinanti e fastidiosi formicoli. Nausea. Disturbi gastrointestinali. Vuoti di memoria. E soprattutto, una spossatezza estrema che rende impossibile persino salire una rampa di scale, farsi la doccia o scrivere una mail. Sono alcuni dei sintomi che affliggono un numero crescente di persone – quante non si sa, forse centinaia di migliaia in tutto il mondo – dichiarate guarite dalla COVID-19 dopo due tamponi negativi, ma che guarite non sono affatto. C’è chi è stato dimesso dall’ospedale dopo aver superato la fase acuta dell’infezione, e chi in ospedale non ha mai messo piede, perché aveva sviluppato solo sintomi lievi. In comune hanno però il calvario che ne è seguito: una costellazione di disturbi debilitanti che possono protrarsi per mesi. Li chiamano long-hauler, malati a lungo termine di una sindrome ancora oscura e che, in mancanza di meglio, viene indicata come sindrome post-COVID. Per molti di loro, tornare alla vita di prima dopo essere stati infettati da SARS-CoV-2 si è rivelato finora impossibile.

Forse il coronavirus è ancora annidato negli organi dei long-hauler: sfugge ai tamponi nasofaringei ma non ha perso la capacità di replicarsi e di fare danni. Oppure potrebbe avere innescato una riposta immunitaria sproporzionata e persistente, all’origine delle infiammazioni agli organi che non si placano neppure dopo che il coronavirus è stato debellato. È quel che del resto accade con la febbre dengue, che provoca un terribile affaticamento anche quando il virus non è più presente nell’organismo. Nei polmoni infettati da SARS-CoV-2 si possono così formare coaguli e cicatrici che ostacolano l’afflusso di sangue ossigenato agli altri organi, inducendo la famigerata fame d’aria: un senso di profondo affanno anche in seguito a un leggero esercizio fisico.

Alcuni esperti hanno messo in relazione la sindrome post-COVID con la disautonomia, una disfunzione del sistema nervoso autonomo che controlla importanti funzioni corporee come la respirazione, il battito cardiaco e la pressione sanguigna. Questo potrebbe spiegare perché molti long-hauler hanno difficoltà di respiro anche con livelli di ossigeno nella norma o perché presentano un battito cardiaco irregolare. Sono state avanzate analogie anche con la sindrome da stanchezza cronica, che darebbe conto conto dell’estremo affaticamento provato da gran parte delle persone con la sindrome post-COVID.

L’incertezza è un’ulteriore fonte di angoscia per chi si trova nel limbo della sindrome post-COVID. Non si è morti, è vero, ma non si è neanche guariti e spesso non si viene neppure riconosciuti come malati. Nei primi mesi della pandemia i long-hauler hanno dovuto affrontare lo scetticismo di medici e famigliari, disorientati da sintomi che non rientravano tra quelli tipici della COVID-19 e che mutavano di giorno in giorno senza un’apparente spiegazione. A molti di loro non era stata neppure diagnosticata la malattia, perché all’inizio i tamponi venivano fatti solo a chi presentava sintomi gravi o finiva in ospedale. Fin troppo facile liquidare tutto come suggestione causata dall’ansia e dallo stress. Del resto, nella prima fase dell’emergenza, medici e infermieri erano impegnati a salvare quante più vite possibile, travolti da un’ondata di pazienti in gravi condizioni che nelle terapie intensive lottavano per non morire. Chi aveva il tempo di preoccuparsi per qualcuno a casa con il fiatone?

È anche colpa di come la COVID-19 è stata raccontata. Per molto tempo si è ripetuto come un mantra che solo una minoranza di persone (per lo più anziani con malattie croniche pregresse) rischia di sviluppare sintomi gravi, mentre la gran parte dei contagiati è asintomatica o presenta sintomi lievi. È corretto, ma adesso sappiamo che questa è solo metà della storia. Esiste una terza categoria di persone che non sviluppa subito sintomi gravi ma poi soffre di disturbi invalidanti a medio e a lungo termine. Molti di loro sono giovani adulti senza malattie pregresse.

Si è a lungo dato per scontato che le persone con sintomi lievi tornassero in piena salute entro un paio di settimane, come avviene per l’influenza e il raffreddore. Questo paragone è stato forse l’errore peggiore nel racconto della pandemia. La COVID-19 non è un’influenza né un raffreddore. Guardando invece a quel che abbiamo appreso con la SARS, non mancano storie di pazienti che hanno avuto difficoltà di recupero e sofferto di disturbi persistenti. Il senso di affaticamento estremo che caratterizza la sindrome post-COVID era stato riscontrato anche in molti dei sopravvissuti alla SARS, afflitti da problemi respiratori anche a 18 mesi di distanza dalla risoluzione della polmonite.

Decretino di fine agosto | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Nuovo Decreto Presidenziale della Nazione Oscura Caotica
In seguito all’esponenziale aumento dei contagi di Cov-SARS-2 nel nostro Paese (cioè da 2 a 8), il Presidente decide magnanimamente di non obbligare l’uso della mascherina, ma sancisce il divieto assoluto di parlare in luoghi pubblici, se non alla distanza di almeno 100 metri, che è il nostro standard di sicurezza, senza però disturbare la quiete pubblica con schiamazzi.

Gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile nell’era post Covid | OggiScienza


Su OggiScienza un articolo che fa una disamina scientifica degli obiettivi sociopoliticoeconomici della nostra società che il Covid ha modificato in questi mesi. Un estratto significativo:

Era il 2015 quando 193 stati dell’Assemblea Generale dell’ONU hanno redatto l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, articolata in 17 punti (i cosiddetti SDGs), da raggiungere entro il 2030. I 17 obiettivi sono stati formulati per promuovere il benessere umano e ambientale tramite sforzi comuni condivisi da diversi stati membri. Sono stati pensati per avere un carattere universale, ovvero per adattarsi sia a paesi in via di sviluppo che a quelli più avanzati, e coprono tutta una serie di tematiche legate allo sviluppo sostenibile, declinato in chiave economica, sociale e ambientale.

La pandemia e il conseguente lockdown hanno segnato una forte battuta di arresto per quelli che erano molti degli obiettivi. L’accesso all’istruzione, con la chiusura delle scuole, è diventato in molti paesi difficoltoso, i casi di violenza domestica sono aumentati ovunque e la crisi economica ha reso attuali come non mai le tematiche legate all’eliminazione della povertà e della fame. Per citarne una, la FAO ha appena pubblicato un report in cui avverte come 27 paesi stanno per essere investiti da una crisi alimentare senza precedenti, dovuta alle conseguenze socio-economiche della pandemia. Per tutti questi motivi, secondo Nature, mai come ora è importante rivedere gli SDGs in maniera alternativa, per renderli più raggiungibili e adattabili alla situazione attuale. “Bisogna però ricordare che gli obiettivi, a prescindere dal lavoro eccezionale che fu fatto per la loro definizione, sono un prodotto dell’uomo e come tale non sono mai stati totalmente perfetti”, precisa Max Paoli, “Ma rimangono tuttora il miglior tentativo dell’umanità di ammettere che ci sono delle sfide globali e di proporre delle soluzioni e un possibile percorso per migliorare.”

“L’ottica in cui sono inseriti gli obiettivi”, continua Max Paoli “ è in gran parte antropocentrica, ed è questo fatto probabilmente a costituire il loro limite maggiore”. Infatti solo due su 17 si riferiscono a tematiche ambientali, e sono i numeri 14 e 15 che si prefiggono di tutelare e regolare l’uso sostenibile degli ecosistemi marini e terrestri. “Un altro obiettivo che si può definire difficile è il numero 8, lavoro dignitoso e crescita economica. Innumerevoli studi ci dicono infatti come anelare a una crescita economica infinita non sia a lungo termine sostenibile, ma sia ricercabile piuttosto una stabilità in cui migliorare la qualità di vita delle persone”. Proprio per questo motivo una delle possibili strategie di revisione degli obiettivi potrebbe basarsi su una nuova prospettiva, più attenta al contesto naturale che ci circonda. Questo è sottolineato anche da uno dei target specifici dell’obiettivo numero 8, che spiega come il progresso economico dovrebbe essere slegato dalla degradazione ambientale, cosa che sappiamo non essere purtroppo sempre vera. 

Le Storie perdute di Neil Gaiman e DOUbLe SHOt contro COVID-19 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una pubblicazione i cui ricavati andranno alla Protezione Civile per la lotta al Covid. Ecco di cosa si tratta:

Finalmente ci siamo! Ve le avevamo promesse e dunque eccole qui, le Storie Perdute di Neil Gaiman: memorabili, leggendarie e introvabili… fino a oggi! Da venerdì 31 luglio, fino al 31 ottobre, potrete acquistare in formato digitale il volume che contiene i primissimi racconti a fumetti del grande Neil Gaiman, oltre a una vasta sezione di extra che approfondiscono gli inizi della carriera dello scrittore inglese, a partire dalle prime graphic novel realizzate con Dave McKean per arrivare agli appunti iniziali per Sandman. E in questi racconti, oltre che storie con al centro un Antico Testamento ricco di violenza, universi fantascientifici e risposte a domande fondamentali sul senso della vita e della creatività, ammirerete la passione e la follia di un giovane giornalista che trovò nel fumetto la forma d’espressione più adatta a lui. Quel giornalista, oggi, è uno dei più affermati autori a livello mondiale di fumetti, libri e serie tv. E al prezzo di sette euro non solo avrete modo di fare la sua conoscenza, ma anche di contribuire direttamente alla lotta contro il Covid-19. Tutti i proventi del volume verranno devoluti al Fondo istituito dal Dipartimento della Protezione civile per l’acquisizione di dispositivi di protezione individuali, respiratori, ventilatori, presidi medico-chirurgici, allestimenti per stanze di terapia intensiva.  Spesso, quando accadono cose del genere, crisi globali e pandemie letali, le storie vengono messe in secondo piano perché ritenute “non essenziali”. Per certi versi, è sicuramente così ma con questo volume l’Associazione Culturale DOUbLe SHOt vuole dare una risposta, un segnale. Ed è proprio per questo che ci teniamo a ringraziare Neil Gaiman, gli artisti coinvolti, Tony Bennett della Knockabout Comics, Ben Smith della Rebellion e tutti voi lettori che ci seguite e che deciderete di rendere sempre più vasto e visibile questo segnale.

Al mio cenno, scatenate l’inferno…


Il virus entra subdolo nell’intero ecumene, approfittando della guardia abbassata; s’installa ovunque, in ognuno, pronto a esplodere a un segnale imperscrutabile.

Estrattivismo pandemico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una gelida analisi – ma è quello che ci vuole – per decrittare gli eventi che si sono succeduti in questi mesi, visti con l’ottica dell’ambiente e delle aberrazioni liberiste che affliggono il sistema vivente di questo pianeta, in senso lato. Un estratto:

Ci avevamo sperato, dal chiuso delle nostre case, osservando sorpresi l’aria della pianura padana tornare trasparente, la biodiversità riapparire e la fauna selvatica avventurarsi, timida, attraverso il cemento degli spazi urbani.
Toccavamo con mano, durante il lockdown,  la dimostrazione di come sarebbe bastato fermare questo sistema di produzione, questo modello di mobilità, questo consumo insensato di roba inutile, perché la natura cominciasse a riprendersi ciò che è suo.
Avevamo sperato che fosse diventata chiara a tutti la possibilità concreta di un cambiamento radicale, ma sapevamo, in cuor nostro, che avevamo vissuto solo una fragile tregua nell’aggressione del capitale agli ecosistemi e ai territori, un rallentamento che precede la rincorsa.
E anche che come tregua aveva fin troppe eccezioni.

Segnali provenienti da tutto il mondo ci avvertivano che gran parte delle attività di maggiore impatto sull’ambiente e sulle comunità non solo stavano proseguendo ‘as usual’, ma approfittavano della pandemia per espandersi e riorganizzarsi.
Segnali che andavano tutti nella stessa direzione, delineando una dimensione mondiale del fenomeno, con una serie di caratteristiche ricorrenti, come  – per esempio – l’inclusione sistematica nell’elenco dei ‘servizi essenziali’ di attività ad altissimo impatto ambientale e sociale.

Molti settori impattanti non hanno conosciuto fasi di arresto, ed hanno continuato ad operare anche quando si sono trasformati in fulcri di contagio, trasmettendolo  alle comunità dei territori dove operavano.
Il lockdown non li ha colpiti, ma piuttosto li ha sottratti al controllo delle popolazioni e dei militanti, costretti in casa e privati della libertà di  movimento, e sempre più soggetti ad aggressioni favorite dal coprifuoco: violenze poliziesche, arresti arbitrari e, soprattutto in America Latina, esecuzioni extragiudiziali.
In generale la militarizzazione dei territori, dispiegata in tutto il mondo con il pretesto della pandemia, è stata un poderoso deterrente per le proteste sociali e ambientali, facendo da copertura per la violenza selettiva contro gli attivisti, dispensando cariche e sgomberi su presidi e manifestazioni.
Una violenza che non potrà che intensificarsi, perché ciò che si prepara per il futuro è un ulteriore salto di qualità nello sfruttamento della Natura, che ci verrà venduto come l’unica scelta possibile per ‘riattivare l’economia’ di fronte alla recessione mondiale che viene.

La devastazione ambientale è … un “servizio essenziale”?

Una molteplicità di governi ha esentato dal blocco della produzione per l’emergenza Covid le imprese estrattive, minerarie e petrolifere, la costruzione di grandi opere e di infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi o per la produzione di energia, sebbene non abbiano nulla a che fare con il soddisfacimento dei bisogni immediati delle popolazioni colpite dalla pandemia.

In Italia è stata inserita fra i ‘servizi essenziali’ la costruzione del  gasdotto TAP/Snam, grazie alla libera interpretazione del dettato del DPCM del 22 marzo, che dava il via libera al proseguo delle attività di trasporto e distribuzione del gas.
Una misura che, a buon senso, si riferiva alle reti distributive già esistenti e funzionanti, ma che con una evidente forzatura è stata estesa anche ai cantieri in corso d’opera.
Sulla “essenzialità” di un nuovo gasdotto, va detto che nel solo mese di aprile 2020 i consumi di gas in Italia sono calati di oltre il 23%,  circa 1,3 miliardi di metri cubi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, seguendo un forte trend negativo  già visibile dal novembre scorso.
Comunque,  in piena pandemia, i lavori di avanzamento nelle province di Lecce e di Brindisi sono continuati a pieno ritmo, spiantando altri uliveti, aprendo voragini, attingendo dal sottosuolo enormi quantità di acqua, inquinando le falde, e tuttora continuano in spregio ad ogni normativa visto che il 20 maggio scorso al TAP è scaduta anche l’Autorizzazione Unica.

Wired, un numero per ripartire con Tonani, Sterling e Doctorow | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del numero speciale di Wired Italia in edicola, con racconto inedito di Dario Tonani e intervento di Bruce Sterling e Cory Doctorow. Si riparte!

Tre fantascientifici, uno italiano, uno canadese e uno texano-torinese sul numero speciale estivo di Wired, la storica rivista della cultura della rete, intitolato Reset e dedicato alla ripartenza dopo la pandemia.

Si parla naturalmente di tecnologia: quella che ha giocato un ruolo fondamentale nell’alleviare il lockdown da Coronavirus, ma anche quella che promette d’improntare, già a partire da ora, il nostro futuro più prossimo. Qualche esempio? Realtà aumentata (AR), Realtà virtuale (VR), Internet delle Cose (IoT), 5G…

Dario Tonani compare in questo numero con un proprio racconto scritto appositamente, Diario dal bunker, ma anche con un’intervista al vate della rete, dell’innovazione e del cyberpunk, Bruce Sterling, per parlare soprattutto dell'”internet of things”. C’è anche un intervento di Cory Doctorow, ma anche molti altri, tra i quali uno di Gino Roncaglia e un inserto in collaborazione con l’astronauta Paolo Nespoli.

MAGNETICA Ars Lab – SonoraVirùs


Riflessioni sonore e sociali di attualità violenta, distopica e di lotta, in giro per il mondo.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

COINCIDENZE

Guardati intorno

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Almeno un film al giorno, come il caffè.

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Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

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percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana del cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

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Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

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Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

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ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

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Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

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