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Archivio per Cristiana Astori

Sex and the Magic: la Grande Bestia colpisce ancora (II) (Victoriana 28/5) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Franco Pezzini, prendendo le mosse dal romanzo Tutto quel nero di Cristiana Astori, traccia le coordinate dei rapporti tra Fernando Pessoa e Aleister Crowley che si conobbero in Portogallo nel 1930 e diedero vita a dei rapporti al limite della truffa mediatica e della creatività, dei veri cantori in anticipo sui tempi. Un estratto:

Non abbiamo una descrizione dell’incontro, ma possiamo immaginare Crowley tracimante che occupa tutto lo spazio possibile, Pessoa piccolo piccolo e un po’ interdetto, la bella Hanni – grande bellezza, fascino tormentato – che lo colpisce. Sul tavolo non c’è solo l’esoterismo: nei giorni successivi, grazie al poeta, Crowley conta di incontrare alcuni scacchisti portoghesi per qualche partita. Curiosissima è una lettera scritta direttamente da Hanni alla fine della settimana dopo (cioè domenica 14 settembre) lamentando che Pessoa non sia più venuto di persona e annunciando il loro arrivo a Lisbona per il giorno dopo: intendono incontrarlo. Perché è Hanni (Anu nella firma) a scrivere? Ovviamente funge da collaboratrice della Bestia, ma a Crowley non sfugge il maggiore appeal di una missiva dalla bella diciannovenne. Tanto più che tra l’incontro del 4 settembre e quello del 15 dev’essercene stato almeno un altro…

Peccato che in un messaggio successivo (17 settembre) Crowley spieghi – stavolta di persona – di essersi dovuto trasferire all’Hotel Miramar. “Ieri notte la signorina Jaeger ha avuto un violento attacco isterico, dando disturbo a tutto l’hotel”. La Bestia tende sempre a scaricare le motivazioni degli screzi sui furori delle partner (di volta in volta accusate di alcolismo, isterismo eccetera), ma sappiamo quanto sappia essere irritante: insomma non appare così strano che la passionale Hanni sia stata abbastanza accesa da ribaltare tutto. “È andata a Lisbona stamani, lasciando qui tutte le sue cose insieme a una nota in cui dice ‘torno presto’. / Ma se non tornasse presto, immagino che si dovrebbe chiedere alle autorità di fare delle ricerche”: e Crowley chiede a Pessoa di contattarlo, evidentemente si vedono. Però questa lettera è sincera o fa già parte del gioco sul presunto suicidio della Bestia abbandonata dall’amante, coi compari Aleister & Fernando che hanno preimpostato tutto nei giorni precedenti, compresa sfuriata di Hanni (simulata)? O il poeta viene incastrato solo ora nel gioco concordato da Aleister con Hanni? In realtà sembra che almeno il litigio sia stato autentico, Hanni furiosa ha chiesto l’aiuto del console americano per ripartire; poi con Aleister si sono rappacificati (il diario di lui tradisce in più punti un effettivo innamoramento), ma ormai la partenza della ragazza è decisa e concordano per raggiungersi in Germania. Proprio la non prevista sfuriata sembra insomma innescare il piano che Crowley concorda ora con Pessoa, avviando una delle beffe più celebri di tutta la storia moderna. Perché darsi tanta pena?

Il fatto è che Crowley ha bisogno di nuova visibilità, di pubblicità per rilanciare la sua immagine. Sa di non essere più l’uomo degli anni d’oro, si confronta con acciacchi e debitori incalzanti: la piccola Mandrake Press ha investito su di lui, ma non basta, e la beffa potrebbe riportarlo sulle pagine dei giornali con un prezioso ritorno di attenzioni sulla sua produzione editoriale. E anche pittorica, perché il mago ora sta puntando parecchio su quella vocazione scoperta da non troppi anni, e l’importante galleria di Karl Niederdorf di Berlino si prepara a un’esposizione dei suoi lavori. Poi certo la beffa soddisfa insieme il suo carattere birichino e la provocazione di paradosso e ironia insita nel suo magistero. E Pessoa? Offre volentieri una mano a un frater e l’idea della finzione, dello sberleffo è più che congeniale all’uomo che vive e gioca attraverso eteronimi: se poi è dubbio che i riflettori della stampa gli interessino in quanto tali – il suo ruolo in fondo resta marginale, da fiancheggiatore – la situazione potrebbe vedere anche per lui sviluppi editoriali interessanti.

Infatti è iniziata nel frattempo una buffa “commedia degli equivoci”. In seguito ai dialoghi con la Bestia, Pessoa ha inviato alla Mandrake Press (12 settembre) una serie di proposte. Suggerendo testi portoghesi “insoliti e sconosciuti” da editare in inglese; caldeggiando di istituire una succursale dell’editore in Portogallo dove alcune lavorazioni sarebbero più economiche, e in cui plausibilmente si vede già coinvolto; ed evidenziando che si potrebbe sviluppare anche un catalogo in lingua lusitana. Per Pessoa è insomma implicito che i soldi dovrebbe metterceli la Mandrake. Ma è a questo punto che arriva (18 settembre) l’educata risposta del presidente della casa editrice, tale R. Thynne. Prendendo tempo sui titoli suggeriti, l’editore fraintende – o gioca a fraintendere – l’idea sulla succursale, prospettando allo (squattrinatissimo) poeta di assumere in loco il ruolo di rappresentante azionista come è Karl Germer in Germania, e grazie al quale la Mandrake può pubblicare in Inghilterra Alfred Adler e Alraune di Ewers. Per loro è implicito che a mettere i soldi sia Pessoa.

CRISTIANA ASTORI… TRA ROSSO E NOIR « La zona morta


Su LaZonaMorta una bella intervista a Cristiana Astori, autrice thriller e noir che ha del vero talento. Un estratto:

QUANTO E’ IMPORTANTE LA PSICOLOGIA NEI TUOI ROMANZI?

Moltissimo, non appartengo alla corrente lovecraftiana che parla del mostro che si vede, io preferisco scrivere del mostro dentro l’individuo. Mi interessa la psicologia dei criminali, quello che può portare alla follia, la nostra “metà oscura” se vogliamo citare Stephen King. Ecco perché prediligo il genere noir al giallo, perché in quest’ultimo c’è sempre un protagonista rassicurante, un poliziotto che sa mettere a posto le cose, invece la protagonista dei miei romanzi, Susanna Marino, è tutto fuorché rassicurante.

IN EFFETTI, IL NOME SUSANNA APPARENTEMENTE PUO’ NON SEMBRARE QUELLO DI UNA PERSONA NON DETERMINATA. PERCHE’ L’HAI CHIAMATA COSI’?

Quando ho scritto “Tutto quel nero” non avevo pensato a una serie, ma a un romanzo fine a se stesso. Susanna Marino, era una studentessa che doveva cercare un film di un’attrice degli Anni ’70, deceduta a 27 anni in un incidente d’auto, che si chiamava Soledad Miranda. Attorno c’era tutto il mistero della morte di quest’attrice che ha girato film horror erotici con Jess Franco. Le sue iniziali erano  SM, da qui Susanna Marino…

Il gabinetto del dottor Lajthay – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un approfondimento di Tutto quel buio, nuovo romanzo di Cristiana Astori che ho già segnalato qui.

Quanto detto basterebbe da solo a far riconoscere ottimi motivi di fascinazione nel romanzo di Astori. A rafforzarli è però un altro elemento: il fatto cioè che in parallelo all’indagine di Susanna anche l’autrice finisca col condurne una propria sul film perduto, con risultati – a dispetto del suo understatement o forse anche grazie a quello – piuttosto clamorosi. In seguito alle sue indagini per Tutto quel nero veniva infatti ritrovato il film “impossibile” con Soledad Miranda (in macchina assieme al marito, sulla stessa strada presso Lisbona dove i due avranno anni dopo l’incidente a lei fatale), già considerato pura leggenda da gran parte della critica; in seguito alle ricerche per Tutto quel blu riemergeva il perduto L’autuomo. Per Tutto quel buio l’autrice si è avvalsa della consulenza di una delle massime autorità sul Drakula halála, Gary D. Rhodes dell’Università di Belfast, che le “ha recentemente rivelato di aver trovato altro materiale, proprio in quel di Budapest: la scoperta ci fa sperare che prima o poi venga alla luce anche questa pellicola, o almeno una parte significativa di essa”. Confidiamo in Susanna.

L’intreccio delle realtà, vere e finte – e cos’è vero e cosa è finto? – sembra fluire dalla penna della Astori in un intreccio infinito, amabile, stordente. Se non l’avete mai letta, non fatevi scappare questa meravigliosa autrice.

Tutto quel buio: il nuovo romanzo di Cristiana Astori | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo romanzo di Cristiana Astori, Tutto quel buio, che segue il filone della sua serie “Tutto quel…”. Da non perdere.

Susanna Marino, una studentessa disoccupata laureata in cinema, viene inviata a Budapest alla ricerca del film e, immersa in un’atmosfera da horror espressionista, verrà coinvolta in un’avventura tra cinici cacciatori di pellicole, folli collezionisti e il misterioso gruppo noise ungherese dei Bela Lugosi’s Quartet. La ricerca la porterà a vivere situazioni che metteranno in pericolo la sua stessa vita: la pellicola pare infatti maledetta, in quanto una mano misteriosa uccide chiunque può indirizzare Susanna alla sua scoperta, coinvolgendola in un gioco mortale, che affonda le radici in un oscuro passato. Ma il Conte Dracula non è presente soltanto come soggetto della pellicola ma pur non sempre nominato intriderà il romanzo con le sue pericolose suggestioni.

Susanna Marino non è una vera investigatrice, né una donna d’azione, anzi, una ragazza quasi trentenne come tante altre che vive la situazione odierna del precariato e trova un modo originale per farvi fronte. È una persona curiosa e testarda, ma con le sue debolezze, tra cui la narcolessia che la coglie spesso nelle situazioni più estreme e impensabili. Suo contraltare è il personaggio di Steve Salvatori (tra Tarantino e i Manetti Bros), cercatore di pellicole, stuntman e truffatore dal passato oscuro, che bazzica gli ambienti del cinema sotterraneo e di serie B; Susanna volente o nolente si troverà spesso a collaborare con lui. Susanna Marino è stata finora la protagonista della trilogia di thriller cinefili.

Tutto quel nero, Tutto quel rosso e Tutto quel blu editi dal Giallo Mondadori. Peculiarità delle storie è la commistione tra realtà e fantasia: le pellicole scomparse di cui si narra sono tutte esistenti, e appartengono ai misteri della storia del cinema, anzi, le ricerche dell’autrice per la stesura dei romanzi in due casi (Un día en Lisboa e L’Autuomo) le hanno riportate alla luce.

Tutto quel buio è un thriller ispirato a una pellicola degli anni Venti realmente scomparsa, il Drakula halála del regista ungherese Károly Lajthay; si dice che sia questa, e non il Nosferatu di Murnau, la prima trasposizione sullo schermo del Dracula di Bram Stoker.

Filmhorror.com – Segnalazioni: “Dark Italy”!


Su FilmHorror la segnalazione di un’antologia horror d’eccezione: Dark Italy.

Arona, Astori, Boselli, Cometto, Mana, Musolino, Marolla, Nerozzi, Vergnani. Nove fra le migliori penne della letteratura horror italiana per la prima volta riunite insieme in un’antologia di racconti del terrore ambientati nel nostro paese! Sì perché l’Italia, terra spesso associata all’arte, all’eleganza e a una certa spensieratezza, nasconde (ma non troppo) spaventosi squarci di tenebra, le cui radici sono antiche e profonde. Il gotico europeo, progenitore dell’horror moderno, deve infatti i suoi natali proprio all’immaginario italiano dell’epoca: foschi castelli popolati da sinistri assassini che complottano nell’ombra, avvelenatori e inquisitori, sabba di streghe, spettri e diavoli… Ecco quindi Dark Italy, una spaventosa cavalcata notturna in nove moderni e agghiaccianti racconti del terrore, che esplorano Il lato oscuro del Paese del sole.

Per la Acheron Books: imperdibile!

The Professor n.3: Follia | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a The Professor n.3, il fumetto già segnalato qui. Sicuramente qualcosa di molto valido, grazie anche alla presenza nella sceneggiatura di Cristiana Astori; un estratto della rece:

Terzo numero, molto bello, questo di  The Professor, dal titolo Follia. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Cristiana Astori, i disegni di Riccardo Innocenti, mentre l’inquietante e oscura, perciò notevole, copertina è  dell’ideatore della serie: Andrea Corbetta.

Il fumetto è un horror gotico, molto raffinato, ambientato in epoca vittoriana  e racconta le avventure del Professor Benjamin Love, docente ordinario di scienze dell’esoterismo e dell’occulto presso l’University College di Londra. Gli appassionati di storia, oltre che di horror, sapranno certamente apprezzare la scelta di raccontare questo particolare momento della realtà inglese e per chi non lo conoscesse, queste letture sono un’ottima opportunità per scoprirlo.

L’età vittoriana, paurosa e decadente, è infatti, un periodo complesso, pieno di violenza. Vennero calpestati i diritti civili di molte categorie regolarmente umiliate, specie i bambini e le donne, costretti a lavori assurdi e considerati meno di niente. Lo smog, l’inquinamento delle fabbriche rendevano Londra un luogo oscuro, saturo di odori e sensazioni forti. La prostituzione era largamente diffusa, come l’alcolismo e molti altri problemi sociali. Nello stesso tempo, visto l’enorme divario tra ricchi e poveri, la corte della regina Vittoria viveva un lucente splendore…

Proprio in questo numero, la corte e i suoi nobili hanno un ruolo centrale. Il nostro professore verrà convocato a Scotland Yard, dall’ispettore Stevenson, per indagare sui dei sanguinosi delitti perpetrati da assassini altolocati, molto vicini alla regina, che impazziscono dopo aver ricevuto misteriose e anonime missive contenti precisi simboli occulti. Per un’indagine completa verrà affiancato dalla bella, quando concreta Lady Emma Blackman, psichiatra che dirige il Bethel Royal Hospital, meglio conosciuto come manicomio di Bethlem. Un personaggio delizioso e tutto da scoprire, che ritroveremo anche in numeri futuri! Unendo le forze, i protagonisti, riusciranno a far luce sul mistero che avvolge gli omicidi.

The Professor N°3: dal 28 febbraio in edicola! | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del fumetto numero 3 di The Professor, una caratterizzazione horror-gotica che appare davvero interessante.

Continuano in questo nuovo imperdibile numero, le avventure del Professor Benjamin Love, studioso dell’uomo e dei suoi inquietanti misteri. Questa volta, sarà chiamato da Scotland Yard per far luce su una serie di sanguinosi delitti che sembrano essere legati al mondo dell’occulto.

La sceneggiatura dell’albo è di Cristiana Astori, i disegni di Riccardo Innocenti, mentre la copertina è opera di Andrea Corbetta.

Il Re dei Topi – nelle fonde grotte dell’Astori | PostHuman.it


Segnalazione di una recensione, apparsa su PostHuman, per Cristiana Astori, la scrittrice piemontese che oscilla tra il Thriller e il Noir, probabilmente un Horror 😉

Invece nei racconti di Cristiana, ancorché precedenti, ho trovato personaggi a mio parere meglio scolpiti, con autentica introspezione femminile, ma non solo nel cesellare credibili dark lady cui donare cuore (e sangue), misteriose “fatine” che ti fan danzare nei boschi per 50 anni senza che tu te ne accorga, ma anche semplici studentesse innamorate del fidanzato ma rose da una gelosia… disperatamente malsana. Ma anche, per esempio proprio ne L’abisso di Dora che avete appena assaggiato, credibili figure maschili, anche alquanto diverse fra loro e tutte legate intorno all’amicizia con una trascinante appassionata quanto malcapitata speleologa (il racconto è un po’ un The Descent by Astori).

Ma il vero colpo da maestro, secondo me, è proprio il racconto che dà titolo all’antologia (tratto dalla canzone Sally di De André, citata in epigrafe): una tremenda (benché in sole 10 pagine) storia di crudeltà domestica, con una bambina rinchiusa nell’armadio per le isteriche punizioni di una madre snaturata, ubriacona e sfatta. Ma, siccome in qualche modo le colpe dei padri (e delle madri, certo) ricadono sempre sui figli… quello che poteva apparire un buon mélo familiare-onirico si ribalta con un twist veramente inatteso, che ne fa uno dei racconti brevi più originali e affilati che io abbia letto di recente.

astoriUltimo pregio della raccolta, la varietà: di trame, temi, protagonisti, ambientazioni e lunghezze; possiamo esser grati a Cristiana di non ripetere lo stesso canovaccio, solo con qualche variante da un racconto all’altro. Anche questo rende piacevole scoprire le sue storie (e non sempre accade).

Sicché… buona discesa nella sua “cecità illuminata”, come dice la Salvatori nella prefazione

Tutto quel blu | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine recensione esaustiva, anche se compressa, di Tutto quel buio, di Cristiana Astori. Un estratto:

Torino invernale. Susanna Marino (soffre di narcolessia), venuta fuori da una vicenda tragica vissuta in Tutto quel rosso, si laurea con una tesi su Dario Argento. In cerca di lavoro accetta la proposta dell’investigatore privato Roberti di ritrovare L’autuomo, film di Marco Masi del 1984, rarissima copia pirata in videocassetta. Nello stesso tempo un assassino fa fuori persone che portano il nome di Stefano Salvatori (perché?) e parallela si snoda pure la storia del ragazzino Alex alla ricerca del padre, coadiuvato dalla figura, o meglio dallo spirito di Bon Scott (cantante rock), che lo segue nel suo percorso. Personaggi della polizia standard con lo scontro tra il commissario Francesca Sanniti, fortemente determinata, e la macchietta dell’incapace sovrintendente Fani.

∂| ThrillerMagazine | Un blu dipinto di rosso


Torniamo su Tutto quel blu, il romanzo di Cristiana Astori già segnalato qui e qui. Su ThrillerMagazine un approfondimento; eccone uno stralcio:

Il cinema, dicevo, è il filo conduttore del romanzo. Il cinema, con i suoi echi e le citazioni tratte dai film di culto, è anche al tempo stesso marca di un’assenza simboleggiata dalle pellicole fuori circuito, un’assenza che è piuttosto una presenza che si sottrae, un fuori scena che somiglia al pezzo mancante di un puzzle, un enigma da risolvere, un buco di senso che risulta meno angosciante perché si suppone che una risposta ci sia, benché nascosta. Anche se si situa in un altro luogo, in un altrove quasi mitico, si tratta solo di trovarla.
Ritroviamo nel romanzo l’atmosfera un po’ onirica cara all’autrice, benché in taluni momenti minacci di dissolversi sotto l’impatto di una visione più dolente e realistica. Dopo aver raggiunto il sospirato traguardo della laurea — con una brillante tesi sul cinema di Dario Argento che viene accolta con snobismo dall’ingessato ambiente accademico — Susanna avverte più di altre volte l’amarezza di una condizione esistenziale che sta infine per traghettarla oltre le soglie della prima giovinezza, senza offrirle il compenso di un lavoro degno di questo nome.
La scrittura però non indugia su queste note di pessimismo. Cristiana Astori tratteggia scene e personaggi con il suo solito stile vivace e brillante, senza rinunciare a descrivere, con pennellate veloci e precise, idiosincrasie, caratteri e situazioni che, nella loro oscillazione tra il normale e l’insolito, a volte virano nel grottesco.

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