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Simbionti e perversioni


Simbionti e perversioni, momenti torcenti di un’analisi incarnata di abissi estemporanei, lasciati affondare nel Nulla senziente senza che possano esserne contaminati.

La Nazione Oscura cancella Star Wars | NAZIONE OSCURA CAOTICA


La risposta del presidente della NazioneO/Scura, Lukha B. Kremo, alla richiesta dei fondamentalisti cristiani di cancellare la serie Good Omens. Che è durissima; l’ambasciata romana caotica è pronta a ogni sviluppo inatteso della questione:

Dopo la petizione di 20000 cristiani che hanno chiesto a Netflix di cancellare la serie “Good Omens” (prodotta da Amazon Prime), la società ha promesso di non produrre più la serie. Dopodiché Amazon ha proposto di non produrre più Stranger Things (prodotto invece da Netflix).

Sulla scia di censure sacrosante e probabilmente volute da Dio, la Nazione Oscura Caotica ha così deciso di cancellare dalla propria produzione la serie Star Wars.

La petizione per cancellare Good Omens è più ridicola di quanto ci si aspetti | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un gustoso articolo di Silvio Sosio, che rende un bel po’ palese cosa significhi essere fondamentalista religioso – in questo caso fondamentalista cristiano. Tra le mie risate, vi incollo il testo:

Una serie televisiva nella quali la moralità e la legge della natura non esistono, un deciso passo verso lo sdoganamento del satanismo, che viene mostrato attraente e normale. C’è di più: Dio ha la voce di una donna, l’Anticristo viene raffigurato come un ragazzino che tutto sommato non vuole davvero distruggere il mondo, angeli e demoni fanno amicizia e ci sono pure delle suore sataniche. Per non parlare dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, raffigurati, orrore, come motociclisti.

Questa mostruosità, l’avrete già capito (va be’, era anche scritto nel titolo), altro non è che Good Omens, serie tv tratta da un romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett, rimasto peraltro sugli scaffali delle librerie per quasi trent’anni senza che il mondo venisse distrutto dalle fiamme dell’inferno. Ma si sa, le serie tv di successo attraggono interesse, dei poveri di spirito o dei cercatori di pubblicità, vedetela come preferite. Così la “Società americana per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà”, roba che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata un’esagerazione tutta americana, ma ormai abbiamo imparato a conoscere anche qui cose molto simili, ha lanciato una petizione per abolirla.

Al momento in cui scriviamo hanno già firmato oltre ventimila persone. Ma, appunto, c’è un dettaglio, che avrebbe divertito certamente Pratchett, e che siamo sicuri diverte altrettanto Gaiman:

La petizione si intitola “Tell Netflix cancel blasphemous Good Omens Series”, ed è indirizzata, appunto, a Netflix. Peccato che la serie non sia su Netflix ma su Amazon Prime Video.

PS No, la url non ve la diamo, scusate. Non intendiamo promuovere queste cose neanche per sbaglio.

Lankenauta | La notte delle beghine


Su Lankenauta la recensione a un romanzo che in qualche modo richiama le atmosfere evangelistiane di Eymerich e delle sue lotte secolari all’eresia del XIV secolo: La notte delle beghine, di Aline Kiner. Un estratto dalla rece:

“La notte delle beghine” inizia con una donna bruciata viva e un libro deposto ai suoi piedi ad ardere insieme a lei. E’ il 1 giugno del 1310 e siamo a Parigi. La donna sul rogo è una beghina, ma è anche una mistica e una scrittrice. Il suo nome è Marguerite Porete e il libro che viene bruciato con la sua autrice si intitola “Lo specchio delle anime semplici” (Le miroir des simples ames), uno dei testi medievali più preziosi e meglio redatti di sempre. Un testo che, nonostante le volontà distruttive dell’Inquisizione e della Chiesa, è sopravvissuto grazie all’esistenza di copie sfuggite rocambolescamente alla censura e alle fiamme. La Francia è governata da Filippo il Bello, nipote di Luigi IX, il re santo. E proprio al re santo si deve la fondazione del grande beghinaggio di Parigi avvenuta nell’anno 1260. L’istituzione del beghinaggio, storicamente, prende vita intorno al 1240 nelle Fiandre e si diffonde con rapidità anche in altri territori europei. Le beghine sono per lo più donne sole o vedove che scelgono di non prendere i voti ma di rispettare la castità dedicandosi alla contemplazione, alla preghiera e all’aiuto del prossimo. Sono donne libere e, soprattutto, sono donne laiche poiché non fanno parte di alcune ordine religioso e non accettano la mediazione di preti nel loro rapporto con Dio.

Il beghinaggio di Parigi, come altri beghinaggi d’Europa, è una sorta di piccola città entro la città: un’area protetta da mura e da occhi indiscreti al cui interno si trovano piccoli alloggi destinati alle beghine, una chiesa, un ospedale, un refettorio, un orto e tutto quel che consente a queste donne di vivere dignitosamente. La società religiosa delle beghine è regolata dalla presenza di una badessa normalmente scelta dalle beghine stesse. Non c’è obbligo di permanenza né limitazioni particolari, anzi. Le beghine sono libere di uscire, di mantenere le proprietà in loro possesso, di praticare una professione e di vestire come desiderano. Nel beghinaggio di Parigi, descritto in questo bel romanzo storico di Aline Kiner, sono ospitate anche donne appartenenti alla nobiltà francese, donne colte e ben istruite in grado di dare soccorso e diffondere conoscenza.

La realtà e la finzione, ne “La notte delle beghine”, si mescolano e si intersecano continuamente. Oltre alle vicende umane e psicologiche dei vari personaggi che si muovono tra le strade di una caotica e sempre affascinante Parigi medievale, la Kiner ha saputo ricostruire e trasmettere, attraverso una scrittura fluida e sempre puntuale, le atmosfere tipiche di quel momento storico. L’autrice è riuscita a muoversi con intelligenza tra gli accadimenti dell’epoca spiegando eventi e dettagli storici che consentono di comprendere la mentalità, la religiosità, le ossessioni e gli smarrimenti di quel tempo. La Francia di Filippo il Bello si sente costantemente minacciata dalla presenza di eretici e miscredenti di ogni genere. Il re condanna e uccide chiunque teme possa far vacillare il su regno e la dignità della Chiesa che pretende di difendere. L’economia va allo sfascio per via di campagne militari senza fine che ormai più nessuno ha voglia di sostenere, meno che mai i nobili di Francia. Vengono perseguiti gli ebrei, vengono attaccati i templari e, alla fine, toccherà anche alle beghine. Su ognuno di questi gruppi peseranno infamanti accuse di eresia e di stregoneria, saranno inflitte torture e decretate pene esemplari.

“Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo” di Arnaldo Marcone | Letture.org


Su Letture.org la segnalazione di un’intervista ad Arnaldo Marcone, autore di una biografia su Giuliano l’Apostata, l’imperatore nipote di Costantino che tentò, fuori tempo massimo, la restaurazione del paganesimo e la rivitalizzazione del cadente Impero Romano, prima che il definitivo split in Oriente e Occidente decretasse la dissoluzione della pars occidentale. Cognizioni interessanti di un periodo storico decadente, da tenere sempre a mente soprattutto quando i segni di una decadenza simile sembrano scorrere sull’orizzonte degli eventi.

Prof. Arnaldo Marcone, Lei è autore della biografia di Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo edito da Salerno: qual è l’importanza storica dell’imperatore Giuliano?
L’importanza storica del regno di Giuliano è inversamente proporzionale alla sua brevità. Nipote di Costantino, regnò infatti come unico imperatore per soli diciotto mesi, tra il dicembre del 361 e il giugno del 363. Uomo di profonda cultura lasciò un segno profondo nella letteratura greca e nel pensiero filosofico del suo tempo. Contribuì anche, indirettamente, alla riflessione critica e autocritica dei Padri della Chiesa. Il suo tentativo di riforma dell’organizzazione imperiale rivela una notevole capacità di messa a fuoco delle sue criticità. Fu tra l’altro l’ultimo imperatore romano a guidare un esercito in una campagna militare offensiva in grande stile. La sua morte in Persia, il plurisecolare nemico di Roma, vi pose fine.

Qual era il progetto di governo di Giuliano?
Il progetto di governo di Giuliano va senz’altro al di là della questione religiosa anche se questa è predominante nelle nostre fonti. Era fortemente animato da un sincero interesse per la tutela delle finanze pubbliche che erano state messe a repentaglio dalle spese eccessive dei suoi predecessori, del cugino Costanzo oltre che di Costantino. La tutela degli interessi delle città per certi aspetti si combina con la sua politica anticristiana. Una delle vie privilegiate per sottrarsi agli oneri legati al governo delle comunità cittadine era, a seguito della cristianizzazione dell’Impero promossa da Costantino, entrare a far parte del clero. Si tratta di un caso esemplare di come la tutela dell’interesse statale si saldi in Giuliano con la sua politica religiosa. Gli organismi fondamentali di autogoverno delle città, ormai non erano più organismi vitali. La responsabilità dell’amministrazione e della gestione tributaria era diventata un onere pesantissimo che, reso ereditario, si cercava di sfuggire. Tanto minore era il numero dei decurioni (i membri dei consigli comunali), tanto maggiore era evidentemente l’onere delle imposte che gravava su ciascuno di loro. Giuliano richiamò alle curie chi si era sottratto al proprio dovere, a cominciare dagli ecclesiastici. Tra l’altro era proprio sulle città che ricadevano gli oneri, particolarmente gravosi, di mantenimento del cursus publicus, del servizio postale di Stato.

La Befana e Diana: origini pagane dell’Epifania – Nemora


Su Nemora un post che analizza le origini del mito epifanico, così come viene inteso ai giorni nostri. Un estratto:

La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Il termine epifania letteralmente significa “manifestazione, presenza divina, apparizione”. La credenza voleva che il 6 gennaio, 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), delle ninfe volassero al di sopra dei campi benedicendo il raccolto.
Sovente queste entità benefattrici vennero associate alla dea Diana – divinità non solo della caccia, ma anche dei cicli lunari e delle coltivazioni – e alle sue ancelle, altre volte alla divinità minore Sàtia o ad Abùndia.
L’avvento del cristianesimo non riuscì a soffocare questa celebrazione, tuttavia l’immagine della divinità venne trasmutata in quella di una strega, benché benevola. Da questo derivano le fattezze grottesche della vecchina e il suo abbigliamento. La scopa è da sempre associata al concetto di purificazione e, nella fattispecie, della pulizia spirituale. Per differenziarla dalle malefiche megere, nell’immaginario Medievale collettivo ci si figurava la Befana cavalcare la scopa al contrario, tenendo le remaglie di saggina di fronte a lei.

Ancora una volta, i miti arcaici sono stati reinterpretati dal cristianesimo in chiave di controllo delle anime, dei corpi e delle menti. Diffidate da questo culto deviato e nocivo.

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