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Archivio per Cristiani

Sol Invictus – Black Easter


Capolavori pagani.

La mezzaluna occidentale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a un testo di saggistica che “è uno studio sul problema delle origini. Intendo le origini della civiltà “occidentale” sui cui il cristianesimo ha impresso un’orma profonda. L’Islam, benchè possa spiacere a molti, è parte integrante di questa civiltà. L’Islam è pienamente “occidentale”. Si parla di L’Islam, religione dell’Occidente, di Massimo Campanini.

La recensione tocca alcune verità storiche, misconosciute ma innegabili, ma la cosa che più mi ha colpito è il passo sottostante, che rende perfettamente l’idea della truffa cristiana per eccellenza, la Donazione di Costantino, che fa da base a un bluff smisurato in cui si provava a vendere qualcosa di cui non si aveva diritto in nome di una potestà terrena che il mistico e l’ascetismo non dovrebbe nemmeno concepire, in nome di una rivalità che alla fine ha visto vincitrice la Chiesa Cattolica di Roma e che, tronfiamente, festeggia sui cadaveri di altri cristiani; mi viene il vomito…

Ed è nota la lettera che papa Pio II scrisse nel 1460 – sicuramente mai spedita ma fatta circolare tra le corti europee a scopo polemico – nella quale il Pontefice invitava al battesimo Mehemet II, fresco conquistatore di Costantinopoli, condizione soddisfatta la quale il capo della Chiesa sarebbe stato disposto anche a conferire al Sultano il titolo di Imperatore Romano, in quanto legittimo padrone della “seconda Roma”. Un paradosso colossale, in cui il conquistatore ottomano avrebbe potuto acquisire il soglio più alto della regalità d’Occidente. Una idea di prossimità, oggi inconcepibile.

 

SPK – Invocation to Secular Heresies


Riverberi bizantini coprono l’arco mediorientale della mia esistenza anteriore.

PULCHERIA ED EUDOCIA, UNO SCONTRO FRA SANTE | GiornalePop


Su GiornalePop è possibile rendersi conto del verminaio che subito ha avvolto di ambizione gli uomini nuovi cristiano, appena preso il potere, dopo la morte di Costantino I a Costantinopoli. Leggere, per inorridire (anche i cosiddetti Padri della Chiesa sono coinvolti).

Pulcheria ed Eudocia. Questi nomi particolari sanno di antico. Sono due sante poco conosciute dal grande pubblico, eppure fondamentali per lo sviluppo del cristianesimo. Senza di loro probabilmente la religione cristiana sarebbe molto diversa e la storia del mondo differente. E non sarà l’unica cosa a meravigliarvi di questa storia.

Iniziamo dalla prima santa, Pulcheria. Un personaggio che sarebbe finito sui libri di storia anche se non fosse stata canonizzata. Elia Pulcheria, nipote dell’imperatore Teodosio I, figlia di Arcadio, sorella e reggente di Teodosio II. Imperatrice lei stessa come moglie di Marciano, dominò la vita dell’Impero romano per più di 40 anni. Nel 414, quando si presume avesse 15 o 16 anni, Pulcheria prese la reggenza dell’Impero romano d’Oriente per conto del fratello ancora bambino Teodosio II. I cronisti raccontano grandi meraviglie su di lei: bella quanto intelligente, colta quanto pia… ma si sa che il loro lavoro consiste nell’incensare chi li paga.

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Recensione: “Teodora”, di Giorgio Ravegnani – TRIBUNUS


Su Tribunus la recensione a una monografia di Giorgio Ravegnani sulla figura di Teodora, l’augusta moglie di Giustiniano I, imperatore a Costantinopoli e ultimo e più splendente esempio di imperatore romano. Un estratto:

Il prof. Ravegnani non nasconde, in verità, quanto si difficile affrontare il tema. Capire esattamente quanto ci sia di vero e quanto sia stato inventato nelle fonti antiche è infatti un’impresa, specie per quanto riguarda la celebre “Storia Segreta” di Procopio di Cesarea (una delle fonti principali), che tende a dipingere l’imperatrice come una donna fredda e calcolatrice, vittima dei vizi e della lussuria, oltremodo crudele.

Lo stesso Ravegnani nella premessa al libro scrive:
“Se però è difficile giudicare Giustiniano, ancor più lo è con la moglie Teodora e ciò per due buoni motivi. Il primo è che Teodora imperatrice è assai diversa dalla giovane attrice che aveva condotto una vita sregolata a Costantinopoli, quasi come si trattasse di due persone diverse, anche se la storia annovera altri casi del genere. Il secondo, di ordine tecnico, consiste nel fatto che l’informazione sulla sua attività è piuttosto carente e fortemente contraddittoria. Quella poi che dovrebbe esser la fonte principale, la Storia Segreta di Procopio di Cesarea, sembra per molti storici presentare un quadro distorto della realtà dovuto all’odio viscerale che aveva l’autore per lei. Teodora è in Procopio una donna svergognata in gioventù e quasi demoniaca quando sale al trono, per cui non le viene fatto alcuno sconto sul piano morale e materiale”.
Oltre a Procopio, Ravegnani cerca di ricostruire chi fosse davvero Teodora riportando anche le parole di altri autori contemporanei alla sovrana, e storie sulla sua infanzia narrate dopo la sua morte da scrittori monofisiti, che tentano anche di rivalutarne l’immagine.

Ho trovato questo libro estremamente affascinante e completo, ed era davvero da molto tempo che ero alla ricerca di un’opera monografica riguardo la vita di Teodora. Non poteva capitarmi tra le mani libro migliore. Ovviamente, nella narrazione non mancano aneddoti, vicende, curiosità sulla politica costantinopolitana e la sua corte: l’incontro con Giustiniano, la rivolta di Nika, gli screzi con Giovanni di Cappadocia, e l’intimo rapporto con l’amica Antonina, e molto altro.

COSTANTINO, IMPERATORE CRISTIANO FINO A UN CERTO PUNTO | GiornalePOP


Su GiornalePOP un lungo articolo che esamina il lavoro che Alessandro Barbero ha compiuto con il suo saggio Costantino il Vincitore, in cui ha analizzato l’imperio di Costantino I, personaggio controverso, spartiacque della storia imperiale romana, il cui senso potrebbe essere molto diverso dalla diarchia di significati che spesso gli vengono attribuiti. Un estratto:

La cosa bella di Barbero è il suo continuo uso di fonti primarie. Quando un libro di storia affronta le voci originali è sempre divertente e educativo: la legislazione di Costantino in materia di evasione ed elusione fiscale o in materia di corruzione dei pubblici ufficiali letta oggi insegna molto, soprattutto che in 2.000 anni non è cambiato nulla a parte le pene molto meno cruente del rogo e della crocifissione.

“Costantino il Vincitore” è un libro di ottocento pagine. Sono ottocento pagine che partono appunto dalle fonti primarie, se vi manca il coraggio di affrontare l’analisi testuale delle opere di Eusebio di Cesarea, di Lattanzio o di Zosimo non è il libro per voi. Tenete conto che quella è la parte leggera: ci sono interi capitoli dedicati alle epigrafi dei cippi miliari e su come si possa ricostruire l’attività legislativa di Costantino basandosi sul materiale del Codex Teodosianum o su quello giustinianeo.

Su Costantino ci sono due grandi filoni di pensiero.

Secondo un filone di pensiero Costantino è il primo imperatore cristiano, si è convertito grazie alla famosa visione della croce e della scritta In hoc signo vinces prima della battaglia di Ponte Milvio contro il pagano persecutore Massenzio. Dopo di che, per ringraziare Dio della vittoria, fonda numerose basiliche (a Roma San Pietro e San Giovanni) e promulga l’editto di Milano che dà la libertà di culto ai Cristiani. Infine convoca il concilio di Nicea per affermare la forma ortodossa del cristianesimo e combattere “l’eresia” ariana, cioè un’altra corrente del cristianesimo.
Secondo la seconda corrente di pensiero Costantino era un furbo cinico che non credeva in niente e che ha scelto una nuova religione per unificare un impero traballante, magari modificando il cristianesimo con i dogmi e selezionando i libri sacri.

Barbero, analizzando passo dopo passo le singole fonti, spiega come entrambe le rappresentazioni siano errate e in molti dettagli semplicemente false.

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Apparizioni Mariane & “Dame Bianche” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo intervento di Marco Maculotti sulla continuità delle apparizioni della Madre, attraverso epoche pagane e postpagane, nel Centro e Sudamerica. Un estratto:

Ha recentemente destato preoccupazione, tra i cattolici tradizionalisti, la celebrazione del rituale dedicato a Pachamama, Dea Madre della tradizione andina, nell’ambito del Sinodo Pan-Amazzonico, svoltosi in Vaticano durante il mese di ottobre 2019. Molti tra i fedeli e pure diversi ecclesiastici e teologi hanno visto nel rituale una celebrazione contro-iniziatica, idolatrica, addirittura “satanica”, accusando tra le altre cose la curia di Roma di mirare a sostituire il Culto Mariano con quello profano ed “ecologista” della Madre Terra.
Non vogliamo in questa sede impelagarci in discorsi teologici vertenti sui dogmi della Vergine Madre né tantomeno sostenere una concezione stricto sensu sincretica fra la medesima e le più svariate figure femminili venerate dalle altre religioni, quanto piuttosto limitarci a riportare alcune riflessioni volte ad analizzare l’aspetto archetipale delle Apparizioni Mariane al di là dei dogmi cattolici, nonché a mettere in luce alcune caratteristiche inaspettate e ricorrenti che sembrano non presentare soluzione di continuità con i culti precristiani.

Molti elementi delle Apparizioni Mariane degli ultimi secoli sembrano richiamare Misteri molto più antichi del cristianesimo. È per esempio il caso del già menzionato caso della Vergine di Guadalupe che apparve il solstizio d’inverno del 1531 presentandosi contemporaneamente come la Vergine Maria e la Inninantzin Huelneli, cioè la «Madre dell’Antico Dio», vale a dire Quetzalcoatl, il «Serpente Piumato», la divinità più elevata del pantheon precolombiano. Ritorna dunque anche in questa tradizione l’immancabile “incontro” tra Femminino e Serpentino, addirittura a più livelli: secondo la tradizione, Quetzalcoatl era infatti nato dalla dea Coatlicue, letteralmente traducibile come «Gonna di Serpenti», personificazione della natura madre e dell’aspetto femminile della divinità, che l’avrebbe concepito verginalmente, ingravidata da un frammento di giada, pietra particolarmente sacra nell’antico Messico.
Si vedrà dunque come anticamente, nella tradizione azteca così come in un numero infinito di culti precristiani, la figura della Madre di Dio coincideva anche, tra le altre cose, con quella della Madre Terra, e quindi comprendeva ipso facto sia l’aspetto benevolo e consolatore di cui si è detto sia quello terrifico, altrove rinvenibile sotto forma di culti come quello indiano di Kali o, per rimanere in ambito cristiano, in quello omologo delle cosiddette «Madonne Nere» o di «Sara la Nera» per gli Zingari, che analogamente alla Dea Nera degli Induisti coniugano in una sola persona divina i due aspetti predetti, come pure la Santa Muerte così venerata nel Messico odierno.
Il rapporto esistente tra la Madonna e la morte, d’altronde, è troppo ricorrente per non essere rilevato: si è già detto che numerose Apparizioni Mariane degli ultimi decenni hanno portato alla rivelazione profetica di immani disgrazie come guerre e carneficine. Jean Markale, parlando della «Legione di Maria» [10] esistente in Irlanda fin dai primi secoli cristiani, fa della Vergine (e anche di Sant’Anna) un doppio funzionale dell’antica dea celtica Ana o Dana, omologa della Diana italica, divinità selenica; d’altronde, anche la Madonna viene tradizionalmente rappresentata con i piedi al di sopra di una falce lunare.
Dea della nascita come della morte, attraverso la sua “porta” (in latino ianua) avveniva la nascita nel nostro mondo e soprattutto, dopo la morte fisica, quella al mondo degli dèi e dei Tuatha de Danann: «nel momento in cui si oltrepassa trionfalmente la porta, si penetra nel mondo degli Anaon, vale a dire dei Trapassati», accedendo così al mondo degli dèi. È lo stesso Markele a sottolineare che «non si raggiunge la dimora di Dio se non passando per il mondo dei morti», di cui Ana-Diana-Maria detiene le chiavi similmente alla Reitia degli antichi Veneti, Dea Madre e Signora dell’Aldilà, divinità della natura, della fertilità, della guarigione e della salute, o forse meglio sarebbe dire della salvezza (nella concezione delle culture tradizionali sovente i due termini si confondono).

Giuliano, l’imperatore Apostata | STORIE ROMANE


Su StorieRomane un profilo dell’imperatore Giuliano l’Apostata, chiamato in modo così dispregiativo dai Cristiani che mal tolleravano il ritorno al paganesimo propugnato dal principe. Purtroppo finì male, fu una sorta di restaurazione la sua, ma i tempi erano irrimediabilmente cambiati e nulla si poté fare per arginare l’onda montante di fanatismo, violenza, soprusi di cui i cristiani di quel tempo – e del successivo – si fecero autori.

Giuliano si dimostrò un buon amministratore e comandante, vincendo gli alemanni ad Argentoratum (Strasburgo) nel 357 d.C. venne infine acclamato Augusto e imperatore dai soldati gallici nel 360, scontenti alla notizia di Costanzo II che aveva chiesto quei reparti per la sua campagna persiana. Giuliano tentennò, ma infine accettò: non si venne allo scontro solo perché Costanzo II morì prima, in Cilicia: l’imperatore pagano era rimasto unico imperatore (pare che Costanzo lo avesse adottato in punto di morte).
Dopo la morte di Costanzo, il 3 novembre del 361, Giuliano rimase unico imperatore, senza avere altri oppositori; raggiunse Costantinopoli senza problemi, grazie all’appoggio di Saluzio, che era stato suo quaestor sacri palatii in Gallia e che, allontanato da Costanzo, aveva permesso poi di farlo accogliere pacificamente in oriente. Giuliano promosse innanzitutto il culto pagano a discapito del cristianesimo, nonostante un primo editto di tolleranza del dicembre 361, impedendo poi ai maestri cristiani di insegnare (dicendo che gli insegnamenti, perlopiù pagani, erano in contraddizione con la fede), dall’estate del 362. Anche per questo motivo, e per aver rinnegato gli insegnamenti ricevuti in tenera età, venne chiamato dai cristiani Apostata.

Tuttavia Giuliano non perseguitò mai direttamente i cristiani, cercando invece di favorire in ogni modo i pagani, realizzando una gerarchia sacerdotale analoga, e di combattere la povertà, togliendo dunque due delle basi su cui la fortuna del cristianesimo si basava. Scrisse anche moltissimo, tra cui il Misopogon (Odiatore della barbara), un’operetta satirica contro chi, ad Antiochia, lo prendeva in giro per la barba. Ancora più famoso fu Contro i Galilei, in cui l’imperatore muoveva un durissimo attacco ai cristiani, definendo la religione dei seguaci di Cristo basata essenzialmente sulla superstizione e credenze erronee e prive di fondamento. Ma comunque Giuliano era un filosofo, e fu più che altro un propugnatore del neoplatonismo. In seguito alla sua morte, avvenuta durante la ritirata della campagna persiana, vennero ripristinati gli antichi privilegi ai cristiani, la cui religione diverrà con Teodosio religione di stato.

Pantocrator


Nel cosmo pantocrator, a distillare le strategie psichiche di un mondo decadente.

Costantino, l’imperatore cristiano – HistoriaRegni


Su HistoriaRegni un articolo dedicato alla figura di Costantino, l’imperatore romano che diede l’ultima salutare scossa al vecchio impero e che predispose un lungo futuro, durato più di un millennio, abbracciando l’unica folata di rinnovamento – non necessariamente in senso positivo – che percorreva la società in quel momento storico: il cristianesimo.

Il suo regno durò dal 306 al 337, uno dei più lunghi della storia romana, innovativo, di rottura. In pochi anni una nuova religione superò la prova difficilissima delle persecuzioni e si affermò come fede privilegiata. Costantino fu l’artefice di uno dei più profondi cambiamenti dell’Impero Romano e ancora oggi per la Chiesa ortodossa l’imperatore è un santo oggetto di una venerazione calorosa. Ma questa propensione rivoluzionaria si manifestò anche in altre decisioni clamorose, prima fra tutte la fondazione di Costantinopoli che, di fatti, surclassò la vecchia capitale e pose le basi del futuro bizantino.

Eppure Costantino fu uno dei personaggi più discussi del suo tempo. Gli scrittori pagani lo accusarono di aver rovinato l’impero e ne denunciarono le colpe, l’aver vilipeso gli antichi dei, l’aver umiliato le tradizioni degli antenati, l’aver deturpato i templi dei padri e perseguitato i sacerdoti. L’opera dei barbari sarebbe stato il castigo divino per tanti misfatti. Ma i suoi detrattori evidenziarono anche il fatto che Costantino aveva sguarnito le frontiere e affamato i sudditi con una soffocante pressione fiscale. Visione opposta dell’imperatore la davano ovviamente i cristiani. Consacrando Roma a Cristo, Costantino aveva garantito una rinnovata vitalità all’impero, creato una insperata armonia tra gli uomini e Dio, procurato un lungo periodo di pace e, con la fondazione di Costantinopoli, aveva assicurato la salvezza della parte orientale dell’impero assaltato dai barbari.

L’atteggiamento dell’imperatore fu sempre cauto, governava del resto un impero ancora pagano e non poteva cambiare tutto da un giorno all’altro. Si mosse con prudenza, propiziando la lenta ma capillare penetrazione del cristianesimo nella società del suo tempo. Fu proprio l’imperatore a preoccuparsi anche dell’unità dei cristiani. A tal fine promosse il primo concilio universale della storia della Chiesa, il concilio di Nicea, del 325. Qui si condannò l’arianesimo e fu proclamato il credo, il cosiddetto “simbolo niceno”, ancora oggi conservato dalla Chiesa cattolica.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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