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Archivio per Dadaismo

“Cavalcare la tigre” come Dada-Pensiero – CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura, Sonia Caporossi evidenzia alcuni passaggi di Vitaldo Conte che analizza Julius Evola in rapporto ai Dadaisti e ai Futuristi. Illuminati ed esaltante percepire le sfumature delle avanguardie di un secolo fa, che non è che siano poi così passate di moda e attualità, come magari si potrebbe pensare. Un estratto:

Le vicende e i transiti molto personali – fra Futurismo e Dada – costituiscono un aspetto rilevante, non certo marginale, della complessa e versatile personalità di Julius Evola. In questi “passaggi” inizia a formulare un procedimento-percorso di pensiero, attraversando le immagini (pittoriche e poetiche) di avanguardie radicali, come quelle futuriste e dadaiste, confrontandosi con il nichilismo e i limiti della ragione. Questi movimenti infatti sono protesi a “recidere”, con innocente crudeltà, i miti dell’arte (passata e presente), confrontandosi con la sua crisi, i suoi sistemi e la società: “Esprimere è uccidere”.

Ne Il cammino del cinabro termina lo scritto, dedicato al suo transito dadaista, con: “Non scrissi poesie né dipinsi più dopo la fine del 1921”. Nello stesso capitolo risultano significative le affermazioni di Tristan Tzara che egli stralcia: “Che ognuno gridi: vi è un gran lavoro distruttivo, negativo, da compiere.  Spazzar via, ripulire. La purezza dell’individuo si afferma dopo uno stato di follia, di follia aggressiva e completa, di un mondo lasciato fra le mani di banditi che si lacerano e distruggono i secoli. Senza scopo né disegno, senza organizzazione, la follia indomabile, la decomposizione”.

Julius Evola non rinnega la parentesi artistica, successivamente alla sua conclusione, anche se considera impersonalmente il suo autore “scomparso”. Ci ritorna, sporadicamente a distanza di tempo, con articoli e considerazioni, ma anche, negli ultimi decenni dell’esistenza, attraverso “copie” di ciò che aveva già dipinto. Il “ricopiare” un proprio quadro, realizzato in passato, risulta un sintomatico e ulteriore atto di “estraniamento” d’identità.

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“Futurismo: Passaggi e pulsione”, un saggio di Vitaldo Conte – CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un bel saggio di Vitaldo Conte cross-over tra Futurismo, Dadaismo, Esoterismo e Noise musicale ante litteram. Uno stralcio:

“Noi, del Futurismo, siamo i primitivi di una nuova sensibilità. Siamo l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia, il coraggio, la ribellione.” (F.T. Marinetti)

Futurismo manifesto di Arte Vita

La possibile eredità e attualità del Futurismo è anche nelle parole dei suoi manifesti: “Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”. Questi intenti oggi tendono a essere latitanti nelle varie espressioni della vita socio-culturale italiana. La delimitazione cronologica del cosiddetto Futurismo storico, circoscrivibile da studiosi al periodo che va dal 1909 al ‘15 o ‘19, può risultare una schedatura forzosa e semplicistica: misconoscendo gli sviluppi successivi (anche se meno eclatanti), non si vuole considerare l’ulteriore ricerca innovativa di questo movimento e della situazione storica (quasi tutti i futuristi furono impegnati in guerra). I manifesti, gli scritti, le loro conseguenti espressioni (successive alla grande guerra fino agli anni Trenta e oltre), più che a essere ispirate da intenti “occupazionali”, tendono a volersi radicare meglio (attraverso ampliamenti sinestetici) nelle segnaletiche dell’esistenza quotidiana. Esempi sintomatici di questo ascolto, oggi particolarmente vicino alle nuove espressioni: il Tattilismo, il Teatro della Sorpresa e quello Tattile, la Poesia pentagrammata – negli anni Venti –; la Cucina, la Fotografia, l’Aereopittura, l’Arte Sacra, la Radia, il Romanzo Sintetico, ecc. – negli anni Trenta –. La storia del Futurismo durò, comunque, per tutta l’esistenza del suo fondatore (che morì nel 1944): le esperienze postume ne rielaborano i linguaggi con la parola Futurismo preceduta da variabili prefissi o denominazioni. Il Futurismo si propone di essere, per mezzo della creazione, un’avanguardia delle avanguardie che vuole realizzare una sorta di rivoluzione permanente della coscienza. I suoi passaggi storici possono essere, infatti, meglio compresi, a oltre cento anni dalla nascita, proprio grazie alle successive poetiche che ne hanno ulteriormente sviluppato e metabolizzato le espressioni.Se accettiamo l’ipotesi della sua “rivoluzione continua”, questa potrebbe oggi essere maggiormente riscontrabile, non attraverso i linguaggi specifici “rivoluzionati”, ma, viceversa, attraverso i suoi ancora numerosi aspetti segreti che coinvolgono l’esistenza. Il Futurismo è Arte come Vita: un “movimento antifilosofico e anticulturale d’idee” che ricerca una creazione globale e contigua dei vari linguaggi con un vitalistico coinvolgimento di questi nella realtà quotidiana. Alla sua creativa azione di rottura va attribuito come merito una capillare diffusione di manifesti: per una sorta di ridefinizione di tutte le attività intellettuali ed espressive. Risulta essere una radicale sperimentazione a tutto campo, sensibile alla percezione simultanea e alla sinestesia. L’energia esuberante del Futurismo esalta la bellezza della Vita come Creazione, che diventa così “arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione (…) proiezione in avanti”. Questa sfida continua è una messa in gioco di arte-cultura-esistenza che si fondono in un linguaggio proteso verso il rinnovamento: “Armati di coraggio temerario e innamorati di ogni pericolo, essi arricchirono l’arte e la sensibilità artistica col succo e colle vibrazioni di una vita impavidamente osata vissuta goduta” (Marinetti).

Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di esprimersi è anche un modo di vivere, che ama incontrare emozioni e pericoli, protendersi verso il futuro. Convertirsi al Futurismo significa sposare la sua innocente crudeltà che vuole “uccidere” ogni stagnazione dell’atto creativo, in quanto l’arte “non può che essere violenza”. Il campo energetico di questo movimento deborda da ogni confine stabilito, talvolta al limite della visionarietà e mistica: “Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”.” (Marinetti). La bellezza di un’azione della vita come arte è già un dono di per se stesso.

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Edited by Nicolas Nova and Joël Vacheron – Dadabot, An Introduction to Machinic Creolization | Neural


[Letto su Neural.it]

La cultura algoritmica, ovvero la cultura espressa da sistemi automatizzati e in particolare basati su software, ha iniziato solo di recente ad accaparrarsi una certa attenzione, quando le sue conseguenze sociali, culturali ed economiche hanno iniziato a diventare chiaramente percepibili. Il movimento della software art tra la fine degli anni novanta ed i primi anni del 2000 ha compiuto un’impressionante prima analisi in tal senso, elaborando il ruolo chiave che il software aveva già giocato insieme alla creazione di una pletora di pionieristiche e critiche opere d’arte, costantemente legate a quella nuova realtà multiforme. I due autori di questo libro, entrambi di base in Svizzera, hanno colto gli aspetti potenzialmente sovversivi della cultura algoritmica, in particolare le sfaccettature “automatizzate”. Già solo in linea di principio questa è una risposta adeguata a tutte le celebrazioni nostalgiche e melanconiche dei cento anni del movimento artistico Dada. Ma anche in pratica la struttura del libro, progettata da Raffaello Verona, è esteticamente in linea con il tema e con il concetto di creolizzazione (essere – cioè – notevolmente intriso dalle influenze locali). Un saggio principale interseca tutto il libro attraverso le pagine “Connected” e i suoi riferimenti (comprensivi di più contenuti collegati) sono a pieno illustrati con immagini lungo tutta la pubblicazione. Tutto quanto sopra si alterna con un lessico; esperimenti Mechanical Turk; brevi interviste con un piccolo numero di artisti la cui automatizzata e “ibridata” pratica rafforza il concetto e un saggio finale del fotografo Maxime Guyon, che termina con una preziosa e focalizzata produzione indipendente.

Gratis tutti i numeri della storica rivista d’arte DADA | Kipple Officina Libraria


Sul blog di KippleOfficinaLibraria la celebrazione del centenario dadaista tramite la segnalazione di Monoskop.de, che ha voluto rendere fruibili gratuitamente tutti i volumi della storica rivista Dada.

Il dadaismo, grazie ad artisti come Marcel Duchamp, Man Ray e Hans Arp – i quali hanno rotto con gli schemi tradizionali ribellandosi ai canoni borghesi ha segnato uno dei capitoli più interessanti dell’arte moderna.  Per scaricare la rivista basta cliccare qui.

Test Tone, 1000hz, 33 rpm, Dadaist Turntablism – Yann Leguay | Neural


[Letto su Neural.it]

1000hz è una frequenza comunemente usata come segnale di prova in esperimenti di percezione uditiva. In rigorose ricerche sulla sensibilità umana al suono e sulle soglie uditive si sono spesso usati 1000Hz come punto di riferimento per la determinazione dei toni silenziosi che una persona con udito perfetto può percepire. I “test tones” sono comunemente utilizzati per la configurazione di apparecchiature audio, PA, altoparlanti e interfacce audio digitali. Questa frequenza è talvolta utilizzata come segnale di prova per le stazioni radio o TV. L’installazione “Test Tone, 1000hz, 33 rpm” di Yann Leguay è costituita da un disco in vinile e da un giradischi i cui rispettivi movimenti sono stati invertiti. Il player stesso, il braccio e la stilo ruotano attorno al disco statico per creare una frequenza test di tono di 1000Hz, anche se con un momentaneo glitch ad una frequenza leggermente superiore ad ogni giro. L’ inversione di ruolo qui suggerisce un impulso dadaista e la decostruzione contraddittoria di utilità propone una rimodificazione delle aspettative percettive del suono in relazione alla materialità da cui nasce. Yann ama presentarsi come un “media sabotatore”, un attivista che accetta le norme delle performance auditive, riappropriandosi poi dell’utilità dei diversi tipi di media nelle sue installazioni, mentre pubblica – ad esempio – una serie di registrazioni sonore disfunzionali. La sua produzione non convenzionale comprende anche un vinile da 7 pollici senza buco, nonché – in una performance – la disintegrazione in diretta di un microfono con una smerigliatrice angolare.

Elsa Von Freytag Loringhoven: the dada protopunk poet 1874–1927 | WSF


Spesso si parla (ancora) del Punk e dei suoi strali vivibili ancora oggi, ma si dimentica che il Punk è nato agli inizi del ‘900, con il Dadaismo. WSF fa una bella retrospettiva su uno dei personaggi più eclatanti di quegli anni inizio ‘900: Elsa Von Freytag Loringhoven.

Interessanti le sue poesie, così particolari da essere attuali ancora oggi:

Cuore agghiacciante

Turbinio di città —— vento su timpani ——
danza di vento: d’erba macchiata ——
macchia di fiori——seta fluente —— frusciante——
dal passo leggero—— sibilante —— amoreggiando ——
amor gentile —— aerodinamico —— che sfiora——
che scorre —— distendendosi —— curvando anse ——
provocante —— baciando: le braccia degli alberi —— l’erba
gambe braccia —— le labbra.
Turbine di città sui timpani ——
nella notte solitari
simili ——:
luna —— amazzone!
pallida —— di bellezza atterrita
troppo elevata da condividere!
nello spazio che è blu —— va cavalcando via dal mio
il mio petto ——
illuminata stranamente ——
agghiacciante sorella!

Macchiato d’erba—— macchia di fiori——
dal profumo di gusci —— navigante ——
a caccia per foreste —— come in una jungla ——
sguardo fisso al deserto ——
il cuore s’allontana dal petto ——
con sferzante bellezza ——
via di fretta ——
al di là del comignolo ——
fiume argentato ——
per incontrare ——
d’un altro cuore il buio ——

Benedite i miei, i miei piedi!

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francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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Questo blog è il mio taccuino personale, lo uso infatti per appuntare poesie che poi modificherò immancabilmente. Quindi siete avvertiti: quel che leggete oggi domani potrebbe essere diverso, o non esserci affatto.

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