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Il Museo Nazionale del Cinema ospita “Il guardiano dei nostri incubi” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una Mostra, a Torino, dedicata al maestro Dario Argento; questi i dettagli, chi può vada 😉

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta Il guardiano dei nostri incubi, a cura di Domenico De Gaetano, Marcello Garofalo, Elisabetta Sgarbi, una raccolta di 21 tavole tratte dal numero monografico di Linus (maggio 2022), edito da La nave di Teseo, dedicato a Dario Argento e pubblicato in occasione di Dario Argento – The Exhibit, la grande mostra realizzata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e Solares Fondazione delle Arti, a cura di Domenico De Gaetano e Marcello Garofalo, al Museo Nazionale del Cinema fino al 16 gennaio 2023.

Ospitata nel suggestivo piano di accoglienza della Mole Antonelliana, l’esposizione ripropone le tavole che, con stili differenti propri a ogni autore e autrice, narrano e danno vita ad altrettante visioni contemporanee di Dario Argento e delle sue opere, capaci di coinvolgere il visitatore e di attirarlo a compiere un passo oltre in quell’universo onirico in cui il cinema di Argento invita ogni spettatore ad affacciarsi e immergersi.
Il tratto grafico e la parola diventano così il filo conduttore di questo viaggio alla scoperta del maestro del brivido, del suo stile personale e della visione originale e unica nel mondo del racconto cinematografico, non riconducibile a nessun altro autore. Nelle sue opere, Dario Argento ha sempre guardato anche alle altre arti – musica, pittura, scultura, architettura, letteratura, design – e le ha attratte dentro e verso le sue opere, in un gioco di rimandi e intrecci. La potenza dell’immaginario cinematografico creato da un regista ha un forte impatto sulla società e sulla cultura, grazie a segni iconici, alla capacità di mantenere intatto nel tempo un rapporto intenso con il pubblico che sempre si rinnova.

Media-Trek » Blog Archive » “Occhiali neri”, il nuovo film di Dario Argento


Sul blog Repubblica di Ernesto Assante, Mario Gazzola scrive una critica ragionata a Occhiali neri, il nuovo film di Dario Argento. Un estratto:

Ecco, a queste origini ruspanti ma genuine è ritornato Argento con Occhiali Neri, storia di una bella escort (ancora una donna sensuale e “peccatrice”) che diventa cieca per un incidente, causato dal killer di una sua collega che continuerà a braccarla, mentre lei può contare solo sull’aiuto di un bambino cinese, rimasto orfano nello stesso incidente. La buona notizia per i fan del Maestro del brivido romano, è che il film – nonostante un’orribile locandina anni ’80 che evoca piuttosto Risky Business con Tom Cruise – non è brutto come i precedenti La Terza Madre e Dracula 3D, che han messo a dura prova la fede dei cultori (incluso il sottoscritto): la trama sta in piedi, almeno fino a un finale piuttosto spiccio e sciatto, la recitazione della protagonista Ilenia Pastorelli è credibile: già David per l’interpretazione della sciroccata Alessia in Lo chiamavano Jeeg Robot è molto convincente nel rendere le difficoltà di una persona che è cieca da poco tempo e deve imparare a muoversi in un mondo buio. Anche la figlia Asia, nel film istruttrice per non vedenti e amica della protagonista, è più misurata e credibile di come temevamo.
La notizia cattiva è che se si assume che un thriller debba anzitutto far paura, Occhiali Neri ne fa assai poca, rivelandosi piuttosto avaro non solo nell’effusione di emoglobina, ma anche in quella complessiva messa in scena grandiosa, espressionista e psichedelica dell’omicidio e della morte in cui Argento è (stato?) Maestro riconosciuto: quei quadri monocromatici in rosso o in blu ipersaturi, sferzati dalle musiche indimenticabili dei Goblin o di Keith Emerson, qui latitano quasi completamente. S’era letto in un’intervista che Argento afferma di aver sviluppato la storia una ventina d’anni fa, in un periodo in cui aveva “fatto pace coi propri fantasmi”, per cui il suo nuovo film contiene per la prima volta “anche un po’ di tenerezza” (cioè il rapporto fra la donna e il bambino). Che sia questo il motivo, un budget di produzione palesemente all’osso o la presenza nella filiera produttiva di Rai Cinema, Canal+, Cine+ e Sky, e che quindi eros e gore siano stati trattenuti in vista di una più agevole distribuzione televisiva, comunque il film manca un po’ di quella “griffe argentiana” che gli horroristi hardcore s’aspetterebbero dal Maestro, nonostante qualche frizzo autocitazionista (il cattivo sbranato dal cane, come il cieco Flavio Bucci in Suspiria, o le serpi nell’acqua della palude che minacciano Diana e Chin in fuga, versione più economica dell’immersione della Giorgi nella cisterna di Inferno). Diciamo che forse Occhiali Neri si avvicina più alle produzioni per la tv tipo La porta sul buio.

Occhiali Neri: il film di Dario Argento sbarca a Berlino | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione dell’uscita del nuovo film di Dario Argento, Occhiali neri. Vi lascio alle note dell’articolo:

Roma. L’eclissi oscura il Sole in una torrida giornata di estate. È il presagio del buio che avvolge Diana quando un serial killer la sceglie come preda. La giovane escort, per sfuggire al suo aggressore, va a schiantarsi contro una macchina, perdendo la vista. Dallo choc Diana riemerge decisa a combattere per la sua sopravvivenza, ma non è più sola. A difenderla e a vedere per lei adesso ci sono Nerea, il suo cane lupo tedesco, e il piccolo Chin, sopravvissuto all’incidente. Il bambino cinese con i suoi grandi occhi, la voce dolce dall’accento straniero, il carattere di un ometto indipendente e indifeso allo stesso tempo, la accompagnerà nella fuga. Ossessionati dal sangue che li circonda, saranno uniti dalla paura e dalla disperata ricerca di una via di scampo, perché l’assassino non vuole rinunciare alle sue prede. Chi si salverà?

Porte sul buio: Ti piace Argento? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Franco Pezzini che recensisce Dario Argento e la televisione, saggio di Marco Chiani sulla parte iniziale della inventiva di Dario Argento che era rivolta soprattutto al mondo televisivo, parliamo ormai più di mezzo secolo fa. Un estratto:

A fronte di una ormai quasi ingovernabile bibliografia argentiana, con il bel volume che avete in mano Marco Chiani riesce a colmare un vuoto: un saggio a 360 gradi sul rapporto tra il regista e la televisione, fino a pubblicità e interviste. Considerate le trasformazioni dei prodotti per il piccolo schermo dal mondo RAI di un tempo al panorama dell’età di Game of Thrones, con un passaggio da “nuovo” focolare familiare a matrice di diramazioni immaginali più pervasive persino di quelle cinematografiche, riflettere sul rapporto con la tv di un autore quale Argento è di interesse particolare.

Complice un altro piccolo schermo, quello del pc e di internet coi suoi mille blog, parlare di Argento rischia oggi (ma non è il caso di Chiani) di avvitarsi nei soliti discorsi sulla crisi di un regista, a colpi di battute ingenerose e magari gratuite. Fatte salve le critiche puntuali – motivate, a volte anche affettuose – a questa o quell’opera, è un dato di fatto che se abbiamo smesso di trovare innovative le idee di Argento è soprattutto perché la sua poetica ci è entrata tanto sotto pelle da avvertirla come già nota. Forse per questo chi (come il sottoscritto) ha avuto la ventura di avvicinarsi piuttosto tardi al suo lavoro riesce con minor fatica a restare colpito da guizzi visionari, felicemente deliranti, anche in film in genere demoliti da critica e fan.
Ma nell’Argentoverse ci siamo in qualche modo entrati tutti, più o meno a scatti generazionali: il sangue iniziatico che la mia leva aveva visto orgiasticamente spargere in rito di passaggio dalla Hammer, con connotazioni un po’ diverse la successiva lo ritroverà in grazia delle coltellate di Argento. Tutti riconosciamo, solo a pensarci un po’, che con lui in misura maggiore o minore siamo cresciuti, e quel tipo di poetica (ripeto il termine, che non mi pare incongruo) ha influenzato a largo raggio non solo – in genere – il thriller italiano degli anni Settanta, ma il nostro modo di percepire il linguaggio dell’inquietudine.
Un impatto che non rappresenta solo una svolta rispetto al vecchio film de paura italico, ma assume valenza internazionale per il successo planetario delle sue pellicole, e influisce sullo stesso orizzonte della scrittura. In Italia la narratrice che ha recuperato in modo più lucido e avvertito il passo argentiano è direi Cristiana Astori, che rende i suoi polizieschi – emblematico Tutto quel rosso, Il Giallo Mondadori, 2012, proprio in zona-Argento – anche intriganti saggi di storia del cinema (e non a caso viene ogni tanto imitata dagli alfieri dell’usato sicuro). Ma è chiaro che un regista – e produttore, non dimentichiamolo – come Argento ha influenzato un po’ tutti gli autori di thriller nostrani (e non), sia nella cifra di uno sparagmòs non esaurito nel gore fine a se stesso, sia nell’enfasi sullo sguardo perturbante – il dettaglio conosciuto/non riconosciuto da recuperare per sciogliere il nodo della trama. Dove poco importa che si parli di thriller o di horror (un genere cui Argento approda, senza vera soluzione di continuità, con Suspiria, 1977): l’abbinamento tra tensione estrema e dettaglio perturbante rimonta ad Ann Radcliffe, e una venatura gotica è avvertibile in gran parte della produzione argentiana. A partire in fondo dal suo modo di trattare i luoghi, con una Torino e una Roma – tappe congrue al gotico da Grand Tour – da atlante dell’incubo. D’altra parte, proprio alla luce della poetica dello sguardo perturbante, del tassello sfuggito e da recuperare, il referente televisivo assume una speciale dimensione provocatoria: per molti anni, ciò che restava estraneo alla televisione, ciò che restava fuori dal suo schermo era per il grande pubblico davvero perturbante, intuito e conosciuto ma non riconosciuto o non ricordato, e dunque tutto da affrontare.

Weird Book presenta “Dario Argento. Le tenebre del mondo” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Dario Argento. Le tenebre del mondo, saggio di Roberto Lasagna in uscita per Weird Book che indaga l’opera del Maestro romano. La sinossi:

Un viaggio tra le ossessioni e i personaggi del cineasta italiano che più ha saputo far conoscere la raffigurazione della paura sul grande schermo. Dario Argento non smette di sorprendere, diventando persino attore a ottant’anni per il film Vortex di Gaspar Noé, e questo libro ci porta dentro il suo mondo di tenebre raccontando i film, le influenze, i successi e il rapporto con tra la critica e con la censura del maestro del brivido.

Da soggettista per Sergio Leone a regista di gialli e thriller che hanno fatto scuola come L’uccello dalle piume di cristallo e Profondo rosso sino alla definitiva affermazione come autore di horror quali Suspiria e Inferno, Dario Argento non ha mai smesso di trasformarsi, di trasgredire le regole per rinnovare il linguaggio del cinema, influenzando l’opera di altri autori.

Con le interviste ad alcuni dei collaboratori di Dario Argento che si raccontano in un libro completo, dove ogni film, da quello divenuto un cult al lavoro più controverso, viene collocato in un divenire che testimonia la vitalità di un cineasta unico al mondo.

Arriva Lovecraft Tales, il TeatrOrror sui pattini | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un’interessante manifestazione romana che coniuga il territorio con la suggestione, una sorta di riscrittura del genius loci con gli stilemi cari, in questo caso, a Lovecraft.

Arriva lo spettacolo sui pattini Lovecraft Tales di Mary Ferrara, un TeatrOrror che visita i luoghi del mistero di Roma, per tenere viva la cultura e non lasciarla diventare un fantasma. La cultura horror e dark fantasy sarà al centro di questa originale iniziativa portando il teatro fuori dal teatro, dato che per misure di sicurezza questi luoghi di cultura restano chiusi. Nasce quindi un esperimento su rotelle, con personaggi in movimento che non sostano ma corrono sui pattini attraversando alcuni luoghi del mistero di Roma, realizzato grazie alla collaborazione tra l’autrice, attrice e regista Mary Ferrara e i Pattinatori del Pincio, associazione che nasce con lo scopo di far provare l’esperienza di pattinare per Roma a tutti e dare “brividi” a chi pattina già. Si può seguire lo spettacolo in streaming dal sito Indiecinema.it.

Partenza il 9 e il 16 dicembre alle 19 da piazzale Flaminio per raggiungere Ponte Sant’Angelo dove aleggia lo spettro di Beatrice Cenci, protagonista di una storia di violenza e decapitata l’11 settembre del 1599 a soli 22 anni. Si passa poi a piazza del Popolo di fronte alla targa in memoria dei carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, giustiziati dal boia Mastro Titta, che secondo le leggende si aggirano come spiriti nella notte. Conclusione nel quartiere Coppedè, mix di architettura liberty e neo gotica, cosparso di elementi esoterici e massonici e utilizzato spesso come scenario di film horror, tra i quali L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. Omaggio finale a Daria Nicolodi, regina del thriller italiano recentemente scomparsa.

Quelle ballerine stregate baccanti | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola confeziona un articolo molto ben strutturato tra la pellicola Climax di Gaspar Noé (ispirata anche a Dario Argento), il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler, e il Suspiria di Luca Guadagnino, analizzato da me.

Questo è l’incipit della mia analisi su Suspiria:

Suspiria è un’opera pervasa dal senso lurido e opprimente del Nazismo; di quello magico, di quello che a fatica viene riconosciuto come fondante di buona parte della inumana dottrina sociale ed economica attuale. Sbocciato circa cento anni fa, si ramificava nella società tedesca – ma non solo – partendo dai culti ancestrali delle antiche terre barbare centroeuropee, credenze che furono coltivate fin dal XVIII secolo per contrastare l’Illuminismo che scacciava via i culti irrazionali di un tempo lontanissimo, immemore, razionalmente mai esistito, frastagliati ricordi mitologici di teoremi risibili così balzani da provocare oggi un’ilarità irrefrenabile. Quell’accozzaglia di credenze ed epopee generò un mostro così spaventoso che a tutt’oggi la stessa parola che ne è nata, nazismo, produce un disgusto tale, una folle paura e rivoltante reazione da essere diventato un tabù semantico che Guadagnino, nelle sue manifestazioni più occulte, guarda dritto in faccia ed esorcizza usandone gli stessi percorsi magici.

L’incipit onnicomprensivo, invece, dell’analisi di Mario è questo:

Nei giorni scorsi è riapparso sugli schermi milanesi (prima in originale al Cinema Beltrade, poi doppiato anche all’UCI) Climax di Gaspar Noé, film che avevamo già recensito dopo il passaggio al Milano Film Festival, accostandolo al tedesco Luz, magari arbitrariamente (in quanto visti nello stesso contesto) ma forse significativamente, trattandosi quest’ultimo di un originale film di possessione.

Nessuna strega, nessuna invasione demoniaca nella controversa pellicola del provocatorio regista francese (anche se all’inizio uno dei ballerini parla di una “strana atmosfera” nella scuola della festa, legata forse a “strani rituali… sacrifici…”), se non l’invasamento causato da una sostanza psichedelica (presumibilmente Lsd) nella sangria bevuta dai ballerini di Climax durante una festa che quindi degenererà in un autentico sabba non privo di spargimenti di sangue “laicamente sacrificale” (tra cui quello del figlio della coreografa, alla fine suicida per senso di colpa) e orge da moderne baccanti di varia sessualità.

Non sono pochi ormai gli articoli (ad es. QUI) che hanno accostato lo psycho trip di Noé al classico Suspiria, che peraltro compare fra le Vhs accatastate sul lato destro dello schermo tv su cui scorrono le interviste coi ballerini protagonisti all’inizio di Climax, che peraltro al capolavoro di Argento erige un manifesto omaggio, nei violenti quadri monocromi ipersaturi in rosso e verde per rendere lo straniamento percettivo dei moderni danzatori “invasati” dallo stupefacente a liberare i propri lati reconditi meno presentabili (rabbia, violenza, omosessualità, incesto etc.).

Ma cosa c’entra una banda di ballerini drogati con una congrega di streghe celata dietro la rispettabilità di un’austera scuola di danza? Ce lo spiega il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler (Adelphi, 2019), osservando che i comportamenti dal Medioevo cristiano bollati come “stregoneria” in realtà affondano le loro radici nei selvaggi rituali orfici delle baccanti greche (da cui l’omonima tragedia di Euripide) o degli Isawiyya marocchini: “nel 1929 riuscii a dimostrare l’identità fra questo rito berbero e le orge bacchiche delle menadi o ‘donne furiose’, ricoperte di pelli di lince, di leopardo e di volpe (…); esse facevano a pezzi e divoravano crudi cerbiatti, capretti, agnelli, serpenti, pesci e perfino fanciulli”. “Come aveva realmente luogo l’orgia estatica degli accoppiamenti fra le ‘donne furiose’ e i maschi (…) ‘bevitori di vino’ (…) chiamati anche satiri, vale a dire uomini itifallici (…)” (pg 36). E “Solo dopo essersi saziati con il sangue e la carne delle loro vittime animali i cacciatori potevano accoppiarsi al termine di danze erotiche selvaggiamente eccitanti” (ibidem, nota 112, Baccanali, pg 152-3).

Pertanto, se la stregoneria antropologicamente non è che la persistenza di ataviche memorie di questi rituali della fertilità pagani ancestrali, e accettiamo che il rave scatenato a base di musica tribal-elettronica e sostanze psicotrope al posto del vino ne sia la rivisitazione moderna, ecco saldato il legame fra due situazioni narrative apparentemente distanti fra loro.

Suspiria (2018): Un Horror che viola le regole di genere – L’occhio del cineasta


Su L’occhioDelCineasta un’articolata recensione a Suspiria di Guadagnino, controverso film che ha diviso spettatori e critici come non capitava da tempo. Per le mie considerazioni integrali spero a breve di fornirvi un link autorevole dove discutere, intanto godetevi le note che vi ho segnalato; un breve incollo:

Il film se non fosse stato denominato Suspiria poteva perfino non essere colleggato con l’opera visionaria di Dario Argento ma solamente al suo romanzo d’ispirazione per il film,  Suspiria De Profundis. In fin dei conti per essere un remake: l’inizio, lo sviluppo o il finale dovrebbero essere simili.  Per questi motivi mi viene da pensare che fare un riferimento nella promozione del film così forte al horror del 1977, non sia stata altro che un modo per sponsorizzare al meglio il lungometraggio, riuscendo a catturare i fan dell’originale, che probabilmente non sarebbero mai andati al cinema per vedere l’opera di Guadagnino.

Per dovere di cronaca va però detto che lo stesso Guadagnino ha voluto ribadire il concetto che il suo film non è un semplice remake ma un omaggio alla potente emozione che ha provato la prima volta nel guardare l’opera filmica. Molto interessante è stata, infatti, la rielaborazione della storia in chiave non propriamente Horror, benché a tratti la regia provi ad avvicinarsi a questo genere ma senza successo. Siamo più nell’ambito del genere autoriale in cui si ricerca una storia dai contorni sociali, politici e solo dopo di streghe. Per aggiungere tale sotto trame il regista è passato da una durata filmica dell’originale di 90 minuti a una di 152, minutaggio eccessivo per l’opera che rischia più e più volte di cadere in una sorta di autopiacimento autoriale e di raccontare poco o niente al pubblico.

Dario Argento’s Dreadful Bond: il crowdfunding per realizzare il videogioco | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un crowdfunding per un videogioco in cui è coinvolto, nientedimeno, Dario Argento. Ecco una rapida panoramica del progetto:

È attiva la campagna di raccolta fondi per concretizzare il videogioco thriller Dreadful Bond, realizzato da un giovane team italiano con il supporto del grande maestro dell’orrore Dario Argento. La formula scelta è tutto o niente, perciò sarà l’unica occasione per trasformare l’incubo in realtà! Il crowdfunding è aperto fino al 25 aprile.

Dario Argento al lavoro su un nuovo progetto | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo progetto per Dario Argento. Vi lascio alle note dell’articolo:

Il mio nuovo lavoro sarà un film per la tv composto da 8 episodi. Sto lavorando con i miei sceneggiatori, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo. Il progetto non ha ancora un titolo definitivo, ma ne abbiamo già due o tre tra i quali scegliere. La protagonista sarà una donna, un’attrice straniera, la serie è una co-produzione americana. Per questo motivo sarà girata in lingua inglese.

Sembra inoltre che il tocco del maestro del brivido avrà modo di emergere anche in questo progetto: Argento ha infatti specificato che assisteremo ad almeno 15 omicidi nel corso della vicenda. Il progetto dovrebbe debuttare prossimamente su una piattaforma di streaming ancora a stabilire, che potrebbe essere Netflix o Amazon. Sembra però non ci sia nessuna trattativa in corso.

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