Con un tempismo indesiderato, questa recensione arriva in scia all’ondata di commozione che ha attraversato la comunità fantascientifica e non solo per l’improvvisa notizia della scomparsa di Giuseppe Lippi (1953-2018). Per quasi trent’anni al timone di “Urania” (sempre rigorosamente tra virgolette nei suoi scritti), “la corazzata della fantascienza italiana” (come si dilettava a chiamarla facendo il verso a un altro decano come Ernesto Vegetti, ideatore e curatore di quel prodigio che tutto il mondo ci invidia che è il catalogo indissolubilmente legato al suo nome), Lippi è stato con Sergio “Alan D.” Altieri (all’epoca editor del mass market Mondadori) l’artefice dell’ultima – in ordine di tempo – feconda stagione per il genere in Italia. Sotto la sua curatela attenta e puntigliosa, Dario Tonani è diventato un autore a tutto tondo, maturo, dal respiro internazionale. Consapevoli che un’alaquadra non fa primavera e certi che Naila di Mondo9 rappresenti solo una tappa nella rotta di sabbia di Tonani, non possiamo non augurarci per tutti i lettori che questa prima volta non rimanga un unicum, e possa anzi rappresentare per la science fiction made in Italy l’inizio di una nuova epoca di avventure, incubi, invenzioni e altre meraviglie.