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Jodorowsky’s Dune | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al Dune di Alejandro Jodorowsky, uscito in sale selezionate in questo scorcio finale dell’estate come antipasto alla versione di Denis Villeneuve. Un estratto:

Nell’ambito della fantascienza esiste un film che è entrato nell’immaginario degli appassionati di fantascienza, pur avendo il grande difetto di non essere mai stato realizzato: questo film è il Dune di Alejandro Jodorowsky. Quest’opera poteva essere la prima trasposizione cinematografica del romanzo di Frank Herbert uscito nel 1965, che fu invece portato al cinema, per la prima volta da David Lynch, nel 1984.

Dopo anni di racconti parziali, il regista cileno ha deciso finalmente di narrare tutta la storia di questo progetto.
Istrionico, ironico e geniale, Jodorowsky è la voce principale di questo documentario, supportato dalle numerose testimonianze dei collaboratori che furono allora coinvolti nella realizzazione del film. In questo documentario racconta tutte le sue idee, le persone coinvolte, i luoghi visitati, in oltre due anni. Grazie al suo carisma, oltre che al supporto economico di Seydoux, fece una vera propria campagna di acquisti scegliendo tra i migliori tecnici nel campo degli effetti speciali, i migliori artisti e i musicisti di allora. Il primo reclutato fu il fumettista Jean Giraud, che nel campo fantascientifico era ben noto con il nome di Moebius. Andò negli Stati Uniti a parlare con Douglas Trumbull, creatore degli effetti speciali di 2001 Odissea nello Spazio; salvo poi detestare il suo approccio troppo tecnico e ripiegare sul quasi esordiente (ma molto promettente) Dan O’Bannon, che era stato il responsabile degli effetti speciali di Dark Star, quel piccolo capolavoro che fu anche l’esordio cinematografico di John Carpenter. Si portò in Francia Chriss Foss, allora famoso copertinista britannico di libri di fantascienza, per realizzare i disegni delle navi spaziali.
Voleva Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore (è incredibile), che accettò per una cifra esorbitante. Dalì gli suggerì un artista svizzero allora misconosciuto per le scenografie degli Harkonnen: Hans Ruedi Giger. Per la colonna sonora reclutò i Pink Floyd; Mick Jagger doveva essere Feyd Rautha (curiosamente nel film di David Lynch fu scelta un’altra rockstar, Sting, per lo stesso ruolo). Paul Muad’Dib sarebbe stato interpretato da suo figlio.
Insomma Jodorowsky fu una particella elementare impazzita, che a metà degli anni ‘70 viaggiò negli Stati Uniti e per mezza Europa, per collegare il mondo artistico con quello cinematografico e quello della fantascienza. Come lui stesso dice aveva “un’ambizione smisurata” era conscio di poter fare l’opera più grande della sua vita. Con il produttore francese stimò che il budget necessario per il film doveva essere di almeno 15 milioni di dollari, che per allora era una cifra esagerata, ritornò quindi a Hollywood per cercare i soldi che gli mancavano. Per tale motivo preparò con Moebius un volume dettagliatissimo a supporto della sceneggiatura, in cui era disegnata ogni scena del film, una vera opera nell’opera.

Nonostante tutto questo, Hollywood non diede mai fiducia a un regista così fuori dai suoi schemi.

Mimesis editore presenta “Carcosa svelata” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Carcosa Svelata (di cui abbiamo già parlato qui e qui), saggio Mimesis di Marco Maculotti sugli aspetti esoterici e non solo della serie TV True detective, che si riflette in un’altra serie fondamentale, la Twin Peaks di David Lynch.

True Detective è diventata serie di culto grazie soprattutto a una sceneggiatura letteraria di grande impatto che propone personaggi a tutto tondo, le cui vite sembrano gravate da una sorta di maledizione che ha a che vedere con il mistero del tempo e dell’eterno ritorno dell’uguale. La lettura esoterica offerta dall’opera di Maculotti, come recita il sottotitolo, fa leva su una narrazione che si distingue per il non detto e per le atmosfere arabescate di simbolismi dotati di una storia millenaria. A questo riguardo, si possono rilevare certe similitudini con Twin Peaks, soprattutto per la capacità di entrambe le serie tv di proiettare lo spettatore in una dimensione ‘altra’, esulante la dimensione del quotidiano. Commenta l’autore:

“Nel libro viene inquadrata la figura del Re in Giallo, adorato dalla setta, mettendolo a confronto con alcune divinità della storia antica, proponendo un’analisi maggiormente filosofica delle tematiche più profonde del serial televisivo, vale a dire quella del mistero del tempo divoratore e dell’eterno ritorno dell’uguale, e più per esteso del destino riservato, similmente a una maledizione fatale, ai vari personaggi del serial”.

Basandosi sugli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni, l’opera di Maculotti consente di comprendere al meglio tutto ciò che nella nuda narrazione dei fatti degli otto episodi della prima stagione rimane silente e inespresso, occultato e implicito. Analizzando il significato profondo dei simboli disseminati durante le otto del serial di Pizzolatto, il libro intende gettare luce sul tipo di culto, di credenze e di forma mentis che sta dietro al lato meramente esteriore degli accadimenti mostrati allo spettatore. Spiega nell’introduzione Maculotti:

“In un contesto poliziesco con elementi paranormali perfettamente integrati nella storia, l’approccio al caso del detective protagonista Rust Cohle è eccentrico e surreale almeno quanto quello dell’agente Dale Cooper in Twin Peaks, e la sua esistenza decisamente più cupa. La sua immersione nei delitti della Setta della Palude ha i crismi di una vera e propria discesa negli inferi, un viaggio esistenziale e metafisico, a cui seguirà, durante il coma, l’ascesa al mondo superno e la sua liberazione dalla ‘trappola samsarica della vita’”.

Ivan Iusco – Synthagma | Neural


[Letto su Neural]

Ivan Iusco è tornato a produrre in proprio dai suoi studi di Los Angeles, dove oramai da tempo si è trasferito. Synthagma include dodici tracce, delle quali tre (“Head On Fire”, “Fly’s Heart” e “The Other Side”) sono scritte in collaborazione con Kid Moxie, musicista greca che ha collaborato in passato con Angelo Badalamenti e la David Lynch Foundation. Il compositore italiano, che nello stesso periodo nel quale presentava il terzo video dell’album è stato chiamato a produrre alcuni brani per la colonna sonora del videogioco Cyberpunk 2077, è perfettamente a suo agio con le ambientazioni futuribili, metropolitane e distopiche, che nel caso dei brani composti con Kid Moxie sono arricchite da note ancora più esotiche e fascinose, oppure, in particolare nel terzo caso citato, da un omaggio alla cultura videoludica del passato e alla sua icona per eccellenza, Pac-Man. Synthagma segue Transients del 2015 ed è la terza uscita da solista di Iusco, abile in questo caso nel rimestare le sue prime fascinazioni musicali, il dark, la musica industriale e l’electro vintage, frutto d’una fanciullezza già sintetica, che prefigura mondi futuri e ibridazioni uomo-macchina. Sono i controversi anni novanta quelli sui quali Iusco ritorna, la decade che oltre alle asprezze del grunge, vede nascere una nuova controcultura, quella del cyberpunk e del post-human. Da tempo l’artista aveva in mente di rifarsi agli stilemi e alle suggestioni di quegli anni, forse il primo periodo nel quale la musica elettronica inizia ad avere anche fuori dal pop un forte impatto a livello globale. In Synthagma sono recuperati gli intrecci più visionari di quegli anni mantenendo una tensione sempre alta, infondendo un andamento quasi narrativo, spingendo bene soprattutto nella title track e innestando con perizia le articolate evoluzioni melodiche della soprana Maria Bochmanova. Sono molteplici i passaggi acustici e orchestrali esibiti in questo progetto, come pure le citazioni più aspre e tecnoidi, gli inviluppi sci-fi e un certo gusto ambient-trance. L’autore riesce sempre a destreggiarsi e anche quando le cesure si fanno più leggere, spesso nei cantati femminili, una ventata di nostalgia e inquietudine dirotta l’attenzione verso immaginari più astratti, poetici e riflessivi. Il futuro immaginato da un recente passato non è cosa per tutti e in poche decadi anche elaborazioni super strutturate assumono differenti sfumature. Iusco lavora con perizia su questi strati di memorie e riesce a rendere il pathos di quegli anni senza abdicare a una contemporaneità ancora più problematica e contorta.

Cities Last Broadcast – Disembodied


La lirica del surreale, quando evoca le oscurità sprofondate nella coscienza.

Marilyn Manson – The Dead Walk – [The Factory]


Un brano inusuale per Marilyn Manson, sospeso tra le suggestioni messianiche di Charles Manson e le visioni poste tra più dimensioni di David Lynch.

What Did Jack Do? (2017): tutta la follia e il genio di Lynch in una manciata di minuti


Su OcchioDelCineasta una segnalazione e/o recensione di un cortometraggio girato da David Lynch nel 2017, di cui non avevo notizia e che sembra assai interessante – dubbi, al riguardo? – dal titolo What Did Jack Do?. Un estratto:

Prodotto dall’Absurda, diretto, montato e interpretato dall’artista David Lynch, What Did Jack Do? è un cortometraggio del 2017 presentato in anteprima a Parigi alla fine dello stesso anno. Dopo la sua presentazione, il corto è stato irreperibile per oltre due anni, fino a quando Netflix non ne ha acquistato i diritti e lo ha reso disponibile sulla propria piattaforma il 20 Gennaio del 2020, giorno del 74° compleanno di David Lynch.

In una buia e claustrofobica stanza all’interno di una stazione ferroviaria, un detective interroga una piccola scimmia di nome Jack, sospettata di aver freddato a colpi di pistola un uomo di nome Max Clegg.
Nato da una folle idea del regista statunitense, questo cortometraggio mostra ancora una volta il genio di Lynch, che mette in scena una storia surreale, fuori da ogni schema, che però risulta essere un vero e proprio omaggio al cinema noir, che ha formato e ispirato il regista durante tutto il corso della sua carriera. Il corto risulta essere un insieme di campi e controcampi tra la scimmietta Jack e l’investigatore che in uno scambio di battute oniriche e kafkiane discutono le proprie tesi rivelando i propri caratteri e personalità. All’interno della scena compaiono poi altre due figure, la cameriera che serve il caffe ai due protagonisti e una gallina di nome Toototabon, che scopriamo alla fine essere l’amata di Jack e la causa del suo arresto.

Il cortometraggio è pregno di elementi tipici della poetica ed estetica di Lynch, il bianco e nero ricorda molto quello del suo esordio cinematografico, Eraserhead. Inoltre alcuni particolari, come quello della tazza di caffè sul tavolo e l’ambientazione scelta, ricordano il suo capolavoro televisivo Twin Peaks, mentre nel finale assistiamo ad una esternazione della pazzia manifestata con urla squarcianti che ricordano quelle di Laura Dern in Inland Empire.

the grandmother / david lynch. 1970 – gammm


Dal blog Gammm apprendo – e visiono – un mediometraggio di David Lynch datato addirittura 1970: The grandmother. Penso che già erano presenti tutti gli stilemi che hanno fatto di Lynch uno dei più grandi registi della storia del Cinema. Eccolo qui sotto:

David Lynch & Chrysta Bell (of Twin Peaks) – Bird of Flames


La magnificenza di un regista e di una musa, della sontuosità grafica e scenografica, a ricordare che il mondo creativo e quello fantastico sono un tutt’uno. Dalla maestria di David Lynch, e di Twin Peaks.

Filmhorror.com – DUNE (DI DAVID LYNCH): LA VITA DIETRO AL FILM – articolo di Maico Morellini


Su FilmHorror un articolo di Maico Morellini fa rivivere il Dune di David Lynch, svelandone alcuni retroscena. Un estratto:

Il tradimento: la storia di Dune ruota tutta intorno a uno dei peccati più antichi. È con il tradimento che l’Imperatore Shaddam IV (José Ferrer) trascina su Arrakis il Duca Leto Atreides (Jürgen Prochnow) tessendo una letale trappola. Ed è sempre con il tradimento del dottor Wellington Yueh (Dean Stockwell) che il piano dell’Imperatore e del Barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan) riesce quasi nella sua interezza: il Duca Leto viene assassinato mentre Paul Atreides (l’attore feticcio di Lynch, Kyle MacLachlan), il suo erede, è disperso insieme alla madre Jessica (Francesca Annis) nell’inospitale deserto di Arrakis. Con questi presupposti era inevitabile che l’ignominiosa macchia dell’inganno prima o poi colpisse anche Lynch. In che modo? Due parole: versione estesa.

Dimentichiamo quelle migliorative a cui il cinema degli ultimi lustri ci ha abituato. Per Lynch l’extended edition fu una vera e propria pugnalata alla schiena. Non contenta di aver deformato la creatura di Lynch costringendo il regista a tagli furibondi, nel 1988 la Universal confeziona una versione televisiva di tre ore ottenuta attraverso un editing malevolo e sommario nel quale logiche ed equilibri vengono massacrati da una mano degna della peggiore macelleria. Lynch si chiama fuori dal progetto e il suo nome viene sostituito dal John Doe del cinema: il regista di questa versione estesa risulta infatti essere lo spettrale Alan Smithee, lo pseudonimo della vergogna. Il dado è tratto, il complotto ordito, la pugnalata stoccata. Lynch, in un ultimo cinico gesto assolutamente nelle sue corde, decide di sostituire il suo nome di sceneggiatore (suo era lo script di 150 pagine) con quello di Judas Booth. Una dissacra unione tra Giuda Iscariota, traditore dei traditori, e John Wilkes Booth, omicida di Lincoln e agli occhi di Lynch spietato assassino del film. Da quel fatale 1988 niente e nessuno riuscirà mai più a far riavvicinare Lynch alla sua primigenia creatura fantascientifica, costata quaranta milioni di dollari ma purtroppo incapace di un rientro degno di questo nome.

The Nine Inch Nails in Twin Peaks


Una scena di un episodio della terza serie di Twin Peaks. E qui, si è toccato uno degli apici dell’arte di David Lynch

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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