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Archivio per David Lynch

The Nine Inch Nails in Twin Peaks


Una scena di un episodio della terza serie di Twin Peaks. E qui, si è toccato uno degli apici dell’arte di David Lynch

David Lynch presents: “i have a radio” | slowforward


Sul blog slowforward un’interessante segnalazione: un nuovo avviso creativo di David Lynch, che asserisce di avere una radio:

Amo alla follia questa sua creatività.

Macelleria Mobile di Mezzanotte – Just You And I [OFFICIAL VIDEO] [Black Lake Confidence, LP 2013]


Una cover della colonna sonora di TwinPeaks, infarcita di citazioni a tema, davvero stupenda.

I conigli hanno sempre ragione


Succedono infinità di cose in un momento inverso di suoni inquietanti, di ricordi traditi; infine, il senso di strano pervade le tue corde interiori, ne racimola le sentenze, ne stravolge i significati che poi, alla fine, risultano comunque validi.

rabbits 1 / david lynch. 2020


Su segnalazione di SlowForward, nuovi movimenti teatrali di David Lynch, che pesca nel suo passato – Mulholland Drive. Da non perdere.

L’impero interno: note occulte sul cinema di David Lynch – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo post che indaga l’opera (anche occulta) di David Lynch, uno dei pochissimi geni superlativi dell’arte contemporanea.

David Keith Lynch, statunitense, uno dei più significativi registi della storia recente, figura enigmatica del cinema, torturatore dell’inconscio e dei lati oscuri dell’individuo e della realtà, grande sapiente di un Occidente contemporaneo in avanzata crisi spirituale. Il suo cinema è pieno di segreti, intuizioni, indicazioni, lati nascosti, altissime e vastissime conoscenze. Dalla psicanalisi, alle dottrine orientali –  è egli stesso praticante di meditazione trascendentale –, fino all’esoterismo nel senso più vasto del termine. In quest’articolo esamineremo alcune delle sue opere, per coglierne gli “assi portanti”. Assi che sembrano costituire il vero nucleo delle sue produzioni, da molti “profani” definite troppo spesso “senza senso”, e che invece sono ricolme di “ogni senso”.

“Preferisco ricordare le cose a modo mio”, afferma Fred Madison protagonista di Lost Highway (titolo italiano Strade perdute), tra i capolavori di David Lynch degli anni novanta. L’affermazione di Fred Madison (Bill Pulman), sembra innocua o, appunto, “apparentemente senza senso”, ma in realtà è la chiave d’accesso agli squarci di mondo interiore aperti in questo e in altri suoi capolavori: il “potere della mente”, nella potenza e nel delirio, nell’immaginazione positiva e nella proiezione distorta, tra il servizio alla realtà e l’allucinazione distruttiva.

Il protagonista di Lost Highway, infatti, è un musicista jazz abbastanza introverso, in un periodo poco felice, anche dal punto di vista coniugale, come emerge dai dialoghi con sua moglie. Quest’ultima, la procace e sensuale Renée – una Patricia Arquette dall’estetica pin up –, quando valorizzata a pieno assurge a vero elemento di congiunzione per una discesa nei meandri più oscuri della psiche del marito.

Twin Peaks Crazy Scenes in the Black Lodge


Una delle scene più disturbanti dello sconcertante TwinPeaks, prima serie. Come si fa a non amare un visionario come David Lynch?

Eraserhead – La mente che cancella: Spiegazione del film onirico – L’occhio del cineasta


Su L’occhioDelCineasta una bella recensione a EraserHead, il primo lungometraggio di David Lynch, datato ’77 che annunciava i deliri lucidi del regista americano, spesso in odor di occultismo junghiano, se mi permettete la definizione. Un estratto:

Nella filmografia di David Lynch è possibile rintracciare già dai suoi primi lavori, il mondo della metamorfosi e dell’ibridazione che si unisce drasticamente a quello animale e dei freaks. In uno dei suoi primissimi lavori, The Grandmother, dalla durata di 34 minuti, in bianco e nero in cui troviamo un mix tra riprese convenzionali e utilizzo degli effetti speciali più rudimentali, simili all’animazione.  In tale cortometraggio rintracciamo la prima metamorfosi visiva del regista di Twin Peaks, la quale viene sfruttata come metafora, fine e delicata, necessaria per la comprensione della storia narrata. 

L’estetica presente in The Grandmother è rintracciabile nel primo lungometraggio indipendente del regista,Eraserhead – La mente che cancella (1977), divenuto, nel corso degli anni uno dei più grandi film di culto del cineasta oltre che nel genere dell’orrore e del grottesco anche grazie alla sua complessa narrazione visiva e concettuale che rende il prodotto molto complesso da interpretare in una chiave di lettura precisa e chiara.

La storia conduce lo spettatore in un viaggio nell’inconscio umano ambientato da mostri in cui sogno, fantasia e realtà vanno a intersecarsi tra loro. Lo stesso David Lynch non ha mai voluto svelare il significato della storia asserendo che lo spettatore tramite il suo vissuto può dare un senso privato alla vicenda.In Eraserhead – La mente che cancella, nonostante l’enorme complessità narrativa, vi è riscontrabile una storia domestica e di famiglia dai contorni tragici, come accade anche in The Grandmother.

La metamorfosi finale, nonostante non sia completamente realistica, risulta all’interno del lungometraggio totalmente credibile, grazie a un ottima capacità registica che va a unire “animazione” con realtà. Lo stesso modellino della testa gigante, pur apparendo finto, non perde la sua forza inquietante.

Il mostro creato da Lynch però non dona mai un reale senso di terrore tipico dell’horror ma crea una sensazione di attrazione e repulsione che rintracciamo nell concetto di unheimlich, in qualcosa che riconosciamo come familiare e che, proprio per questa sua natura ci sconvolge e ci turba. 

What Did Jack Do?: su Netflix arriva il corto di David Lynch | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo cortometraggio a firma David Lynch che andrà presto su NetFlix. La sinossi:

Un detective interroga una scimmia sospettata di omicidio.

Questa la breve sinossi del nuovo cortometraggio di David Lynch, What Did Jack Do?. E probabilmente questo è tutto ciò che è necessario sapere sul nuovo progetto del visionario regista.

Il corto arriva a sorpresa nel giorno del compleanno di Lynch, il 20 gennaio, che ha voluto festeggiare i suoi 74 anni regalandoci un film di 17 minuti. Protagonista del corto è lo stesso Lynch, nel ruolo di un detective. Recita insieme a lui una scimmia, sospettata di aver commesso un efferato crimine. E la scimmia non può non parlare con un inquietante vocina.

DUNE (1984) – Brian Eno – Prophecy Theme


Le meraviglie del disincarnato, performate da chi le ha inventate.

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