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Archivio per De Sade

Cinquanta sfumature di Sade (II) (Nightmare Abbey 17/II) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Franco Pezzini introduce il tema del marchese De Sade nella letteratura e nel cinema. Ha già cominciato a farlo qualche giorno fa, qui, e ora continua l’attenta analisi – sappiamo quanto sei certosino nelle tue ricerche, Franco – parlando dell’immaginario collettivo che gli scritti del marchese continuano a disegnare in ognuno di noi. Un estratto:

Premettendo con A. Le Brun che “Non è una filosofia, né un discorso e ancora meno una scrittura che Sade ha inventato ma uno spazio”, Brodesco conduce la riflessione sugli spazi con lo sguardo a singole opere:

“La logica romanzesca con cui vengono costruiti gli edifici di Sade è quella dell’organizzazione del racconto, di una tassonomia delle passioni, non quella di una disposizione equilibrata degli spazi. Entrando nei luoghi sadiani viene meno ogni interesse per la verosimiglianza: si abbandona la realtà per avventurarsi nel suo “cuore sepolto”, un mondo oscuro fatto di pietra e di vuoto”.

La condizione, il prerequisito perché gli spazi architettonici (o, in seconda battuta, naturali) siano ritenuti confortevoli e ospitali dai signori sadiani è la loro chiusura e inaccessibilità. La sovranità del libertino è basata sull’isolamento. Sade, che lo teorizza, definisce questo stato con un neologismo: “Isolisme”. Tale condizione è ontologica, rappresenta una “tesi filosofica”, il “motto stoico dei libertini”, una “promessa di piacere”, il “nocciolo dell’impolitica sadiana” e della sua “antropologia negativa”. L’isolamento risponde alla situazione esistenziale più autentica per l’uomo sovrano (l’uomo integrale, l’Unico), che ha bisogno di segregare il proprio godimento per portarlo al grado massimo di intensità. Gli spazi geografici e architettonici di cui egli va in cerca sono studiati per assecondare questa esigenza.
Nei romanzi di Sade compaiono così case qualificate come deserte, lontane, impenetrabili, impraticabili, inabbordabili, isolate, ritirate, segrete, separate, solitarie… La geografia è occupata da castelli, fortezze, padiglioni, conventi, monasteri; gabinetti, cripte, celle, cellule, loculi, nicchie, cappelle, camere, ridotti, cantine; isole, sotterranei, buchi… A essi si aggiungono, come spazi per l’intimità, l’alcova, il bordello, il boudoir, il bagno… I luoghi in cui Sade ambienta le sue storie si inseriscono in buona parte nella definizione di istituzioni totali proposta da Erwin Goffman. Tutta la giornata dei protagonisti, tutte le loro attività – lavoro, svago, mangiare, fottere… – si svolgono all’interno di un’unità di spazio che garantisce la continuità del vivere libertino.

Nell’ambito delle sue riflessioni sul tema della follia, Michel Foucault sottolinea come la detenzione continua di Sade influisca sulle sue storie, ambientate in gran parte in luoghi da cui non si può fuggire. Nata dall’internamento e nell’internamento, “tutta l’opera di Sade è ispirata dalle immagini della Fortezza, della Cella, del Sotterraneo, del Convento, dell’Isola inaccessibile, che formano così il luogo naturale della sragione. Non è un caso neppure se tutta la letteratura fantastica di follia e d’orrore che è contemporanea all’opera di Sade, si situa nei luoghi dell’internamento”, come corrente più o meno sotterranea presente in tutto il primo gotico. Per Foucault “l’apparizione del sadismo […] come fenomeno storico (e non come tendenza sempre presente nelle manifestazioni dell’eros) coincide precisamente con il momento in cui la sragione viene rinchiusa”. Le fortezze nate per internare, al fine di bloccare il virus della sragione e impedire il contagio della società, escludendo dal vivere sociale di chi ne era colpito, “hanno svolto un ruolo culturale del tutto opposto” perché il “contesto […], come una pentola a pressione, ne alimenta la forza” (legittimo domandarci per inciso, in rapporto a un altro tipo di virus e a lockdown lungamente protratti, quali sviluppi culturali sia lecito attendersi).

“La nostra filmografia dimostra che ragionare sulla presenza cinematografica di Sade equivale a percorrere i luoghi che la contengono, esplorare gli ambienti invalicabili in cui i film trovano il loro contesto. Gli spazi occupati dai film a tematica sadiana non sono soltanto funzionali al racconto ma mettono a fuoco alcune delle questioni chiave poste dalla figura di Sade nel suo rapporto con il tema dello sguardo e della visione. Per analizzare le pellicole prescelte ci è sembrato quindi utile – più che affrontarle da un punto di vista autoriale, osservando capitolo dopo capitolo come la figura di Sade venga presa in considerazione dai singoli registi – utilizzare le cornici offerte da questi posti. L’accostamento di pellicole diverse accomunate dall’inserimento del racconto nel medesimo spazio permette di circoscrivere le domande affrontate sinora sui temi della riflessività, della mise en abyme, del voyeurismo, della protezione dello sguardo e della sua chiusura”.

L’amica divina | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di L’amica divina, romanzo assai particolare – e per adulti – di Claudia Salvatori. La quarta:

Un romanzo che narra la passione esclusiva tra il marchese De Sade e Milli, l’amante più fedele e la sua unica confidente, in un percorso capace di lambire molte parti della vita del famoso personaggio aprendo uno squarcio accurato sull’ipocrisia del tempo, tratteggiando atteggiamenti e costumi di un’epoca perduta. Un’interpretazione accurata di fatti biografici accertati che trascende anche l’erotismo estremo delle descrizioni, parte comunque integrante, ma non esclusiva, della natura composita del personaggio. Edizione integrale a cura di Alessio Lazzati e Lorenzo Bernasconi, con le illustrazioni di Irene Parisi.

Independent Legions presenta “Nuova Sodoma – La resurrezione del Re Osceno” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Caleb Battiago – alter ego di Alessandro Manzetti – in uscita per Independent Legions. Tanta roba, come sempre, molto tesa: Nuova Sodoma – La resurrezione del Re Osceno.

2114. Manfredi, folle mecenate e seguace sadiano, grazie a nuove tecnologie di clonazione riporta in vita il Marchese De Sade per costringerlo a riscrivere il romanzo perduto Le Giornate di Florbelle. Nello stesso tempo, in una distopica Parigi, la Resistenza Cattolica – ispirata alle apocrife gesta di Giovanna d’Arco, perseguitata dal regime e guidata da Eden Mansour, vergine dal grilletto facile – tenta di ribaltare la situazione. La criminalità organizzata, che domina il quartiere Parigi Sud 5, l’Hyper-Bronx della capitale, con a capo l’inquietante Zar e i suoi grotteschi luogotenenti, dovrà invece vedersela con Salomè, una serial killer dall’oscuro passato che fa strage di clienti sulla Rue d’Alesia, mettendo a rischio il business della prostituzione. Sullo sfondo delle vicende il Supreme, il circo di freak, mutanti e meraviglie, è pronto a festeggiare il decennale con un nuovo, incredibile spettacolo da apocalittico Grand Guignol.

Il romanzo contiene estratti apocrifi del romanzo perduto Le Giornate di Florbelle del Marchese De Sade, ricostruiti e liberamente interpretati dall’autore col supporto dell’unico quaderno di note sopravvissuto alla distruzione dell’opera originale, che rivela appunti su alcune scene e personaggi.

Diario inedito | Lankelot


Su Lankelot un interessante post che verte su De Sade, il suo diario di prigionia.

“Il 17 Madame di ritorno da Pechino inzucchera un po’ a Mosè la faccenda delle sue favole. Si segnala il 4 e il 3 (vedere il significato)” (pag. 35).

Una frase apparentemente insensata come questa riassume forse tutta la disperazione e le manie con cui il terribile marchese De Sade convive a pochi anni dalla sua morte, quando si trovava rinchiuso per oscenità in un manicomio nel quale non sarebbe sopravvissuto. Le guardie spesso entravano nella sua stanza e sequestravano i suoi quaderni, li leggevano, si disgustavano, lo schernivano. Perché l’ordine era preciso: quel mostro non doveva scrivere. Per un periodo gli furono negati carta e inchiostro, e non appena gli furono nuovamente concessi, pur di non venire ancora privato dell’istinto naturale della letteratura, il Journal del marchese assunse questa forma: un rebus continuo, con nomi fittizi, città fasulle, parolacce mai scritte per intero, simboli matematici per indicare l’atto sessuale – che ricorre, comunque, assai di rado. Il lussurioso, il vecchio perverso sembra essere scomparso e la grafia frettolosa denuncia il suo bisogno di scrivere, si accompagna ad annotazioni spesso futili, paranoiche, qualche volta al limite della pazzia. Mosè, per esempio, ricorre spesso. E Mosè è lo stesso marchese, che scrive sapendo che da un momento all’altro la polizia potrebbe sequestrare le sue nuove carte, con la scusa dell’oscenità. Quindi depista, elenca, suggerisce indizi indecifrabili. Tuttavia questi abbozzi, fissazioni di un vecchio ribelle addomesticato piuttosto che di un pensatore graffiante, delineano man mano, pur nella loro forma ridondante di numeri e dettagli insignificanti, un universo terribile e angusto, con una scala di personaggi ben definiti che purtroppo talvolta si sovrappongono, ma che danno un’idea verosimile degli ultimi giorni dello scrittore. Un luogo a metà fra il manicomio (le cantine con i corpi dei degenti ammassati sul fieno tra muffa e sterco) e l’ospizio (i piani più alti dove si trovano anziani inquilini, tra cui il marchese) dove vigono regole ferree che tendono ad asprirsi col cambio di direttore dello stabile. “Mosè”, vecchio e obeso, è sorvegliato costantemente, può ricevere visite ma raramente passeggiare in giardino (giusto il primo periodo). Il filosofo del Male, figlio dell’Illuminismo, che ha dichiarato guerra a dio in difesa del raziocinio e del piacere della vita terrena si focalizza su un non bene definito complotto ai suoi danni che riesce a decifrare tramite appunto i numeri e le cifre che ricorrono giornalmente nei suoi incontri, nelle lettere o nel numero di volte che la cameriera entra per rifare la stanza. Come una valanga abbonda un’inverosimile quantità di cifre, che utilizza perfino per indicare i mesi del suo taccuino (non “ottobre” ma “8bre” e così via).
Ho letto la sua biografia, notevole nell’evidenziare come egli sia stato perseguitato per delle pulsioni che oggi, grazie soprattutto a lui, non devono essere perseguitate, ma l’effetto che questo pioniere ha sperimentato su se stesso è stato devastante.

Sesso, bugie e video-Gnosi, ovvero: de Sade 200 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine le celebrazioni per il 200esimo anniversario della morte del marchese De Sade, che cade proprio oggi 2 dicembre. Un personaggio che ha pagato duramente le sue perversioni, che non poteva e doveva frenare e che hanno dato una scossa, tuttora percepibile,Marquis de sade all’ipocrisia imperante nella società borghese e altolocata. Non poteva esserci situazione migliore per affrontare nell’articolo la visione che si è avuta con gli anni del Marchese nel Cinema, criticando i film che hanno viste protagoniste le sue idee e le sue perversioni.

Le opere salvate – una pletora, perché Sade, prigioniero a più riprese e per lunghissimi anni, riuscì rabbiosamente a sopravvivere soprattutto attraverso la scrittura – sono state spesso lette male, all’insegna del più accecato pregiudizio o invece alla ricerca di fregole facili. Spesso non si sono colti la natura mitica dei suoi personaggi e delle rispettive azioni, il carattere di provocazione al vetriolo delle sue trovate (nel breve periodo di vita politica sotto la Rivoluzione, alla prova dei fatti Sade si mostrò molto più moderato di quanto le teorie vagheggiate potessero suggerire); come spesso non si è considerata la componente emotiva di rabbia verso poteri che, lordi di delitti ben peggiori dei suoi, lo ingabbiavano come pericoloso degenerato. Ma se il Sade della vulgata popolare, il mostro capace di qualsiasi nefandezza, si è spesso sovrapposto all’autore e all’uomo, d’altronde non può neppure soccorrere la cifra buonista: in luci e ombre il personaggio va calato in un certo tipo di mondo, di aristocrazia d’epoca, di pensiero libertino. Anche se poi, sbirciando nello spioncino dell’animo umano come attraverso uno di quei mondinovi tanto diffusi all’epoca, saprà dimostrarsi efficace interprete e veggente della nostra (post)modernità.

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Cavallette neanche tanto Criptiche

Tesla Afterburner and the Infinite Sadness

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