HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Decadenza

Ciò che sembra


Non esistono interazioni possibili al tuo lento decadimento mentale, e ciò che ti sembra un’epifania è invece un degrado inarrestabile verso l’abisso dell’incoscienza antropica.

Crollo sistemico


Posto tra le griglie di un raccordo inaspettato, i tuoi simboli si accalcano di decadenza e la fine di un’epoca è, in realtà, un drammatico crollo sistemico.

Misure di confusione


Hai mosso le mani in un contesto di confusione geriatrica, quando la decadenza coincide con la surrealtà e quando la distanza è data dalla lontananza con ciò che eri.

Soltanto distopia


Poche elegie in un cielo stellato di caratteri morti, colanti nero, impressioni decadenti di nulla. Sembra di ascoltare le predizioni, invece è soltanto la distopia che è divenuta realtà.

Calle della Morte – Gli uomini e le rovine


Sulle ali dell’intimità solstiziale…

Dead Melodies & Beyond the Ghost – A Theatre of Shadows


Il senso dimesso di una fine annunciata, e per troppo tempo trascinata.

Black Dog presenta “Racconti italiani gotici e fantastici. Oltremondi” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del terzo volume di Racconti italiani gotici e fantastici. Oltremondi, antologia della migliore produzione horror dell’800 italiano, a cura di Dario Pontuale con tavole illustrate da Alex Raso. La quarta:

Una raccolta di storie gotiche, fantastiche e grottesche dove il volto oscuro dell’Ottocento italiano mostra tutta la propria potenza.
Autori del calibro di Luigi Capuana, Ippolito Nievo e Giovanni Verga conducono il lettore in quel territorio crepuscolare in cui non si distingue la realtà dall’incubo. Gli scrittori che tutti incontrano nei testi scolastici stupiscono con queste novelle dal gusto moderno e sorprendente. Filo conduttore dell’antologia sono gli Oltremondi: luoghi oscuri che incutono timore. Meandri della mente umana, nei quali si nascondono le pulsioni più bestiali e inconfessabili. Oppure veri e propri oltremondi, luoghi fuori dal tempo e dallo spazio dove il fantastico esprime tutte le sue potenzialità.

Fine o trasformazione dell’impero romano? | STORIE ROMANE


Su StorieRomane un bel post che sviscera alcuni punti che non mi erano chiari sulla fine dell’Impero Romano d’Occidente. Dalla disamina ne consegue che ci fu un lungo periodo, circa mezzo secolo, in cui la giurisdizione imperiale in Italia rimase vaga, inizialmente a intero appannaggio di Costantinopoli ma poi, in qualche modo, legalmente di ritorno in Occidente – salvo che qualcosa non quadrava del tutto nel definire lo Stato imperiale d’Occidente, perché Teodorico aveva sì le insegne imperiali, ma era un barbaro, un re e non un imperatore, e ciò giuridicamente faceva la differenza: Costantinopoli si riconfermava come l’unica Capitale rimasta dell’Impero Romano; questo giustificò quindi la guerra di restaurazione di Giustiniano che volle riprendersi, oltre tutto l’Occidente possibile, anche quello che era stato una sorta di Protettorato italico caduto in disgrazia. Incollo:

L’imperatore d’Oriente Leone pose sul trono d’occidente un suo lontano parente, Giulio Nepote, nel 474, ma non riuscì a fermare la secessione da parte dei barbari di Spagna e Gallia. Alla fine, quando nel 475 venne deposto da Flavio Oreste, suo magister militum, per dare la porpora al figlio Romolo, Leone non riconobbe il nuovo imperatore, ma non fece neanche nulla per Nepote, rivelatosi incapace di gestire la situazione. Il nuovo imperatore aveva all’incirca tredici anni quando assunse la porpora il 31 ottobre del 475 e prese il soprannome ironico di Augustolo (piccolo Augusto). Nel frattempo Giulio Nepote, dopo che il 28 ottobre Oreste era entrato a Ravenna, si rifugiava in Dalmazia, dove suo zio era stato governatore e aveva molti contatti. Sarebbe poi morto lì nel 480.

Di fatto il potere era retto dal padre Oreste, nativo della Pannonia, che che aveva prestato inizialmente servizio sotto Attila. Il Senato tuttavia non riconobbe mai il nuovo imperatore, né lo fece l’imperatore d’oriente Zenone. Fu allora che Odoacre, a capo dei barbari di stanza in Italia, chiese come compenso terre in Italia, secondo il regime romano dell’hospitalitas, che prevedeva di darne un terzo ai barbari. Al rifiuto di Oreste, i due vennero allo scontro: sconfitto e ucciso il padre, Odoacre depose poi anche Romolo, esiliandolo.

Odoacre, acclamato rex gentium (di tutti i popoli), diversamente dai suoi predecessori, decise di non nominare un nuovo imperatore, ma di inviare le insegne imperiali a Costantinopoli, riconoscendo Zenone come unico imperatore romano, chiedendo per se il rango di patricius e magister militum. Zenone rispose freddamente, dicendo che il vero imperatore era Giulio Nepote, in Dalmazia, ma privatamente inviava lettere riconoscendolo patrizio. Quando Giulio Nepote morì nel 480, Odoacre rimase unico padrone del grosso della ex diocesi Italiciana.

Teoderico, che successivamente aveva spodestato Odoacre, si fece subito rimandare indietro le insegne imperiali ed ebbe inizialmente buoni rapporti col Senato. Quest’ultimo allo stesso modo andava d’accordo col sovrano: alcuni senatori chiamarono Teoderico princeps e augustus in un’epigrafe. Una cronaca del tempo, l’anonimo valesiano paragona Teoderico Traiano Valentiniano. Cassiodoro non si fa scrupoli a tratteggiarlo come un princeps. Nel 500, per festeggiare il suo trentesimo anno di regno, Teoderico va a Roma. In tutto e per tutto la festa ricorda i tricennalia di Costantino: il re che marcia in trionfo, fa donazioni di frumento, presiede addirittura i giochi nel Circo Massimo, infine entra in Senato e fa un discorso in cui dice di voler mantenere intatti i privilegi concessi dai suoi predecessori (equiparandosi quindi agli imperatori).

Nonostante la riconquista della Gallia meridionale i rapporti però si guastarono. In seguito a delle dispute teologiche, nel 524, parte del senato cospirò per sostenere un papa diverso da quello voluto da Teoderico. Il re, molto anziano, reagì duramente, credendo in una congiura più ampia contro i Goti. Ne pagò le conseguenze tra gli altri Boezio, che venne condannato a morte. Il regno di Teoderico si inasprì e il re si fece più sospettoso. Nel 526, ormai vecchio, morì l’ultimo re barbaro in grado di sintetizzare le istanze romane e barbare in Italia. A succedergli fu il nipote Atalarico, figlio della figlia Amalasunta, che la madre allevò nel culto della cultura romana, non senza le ire dell’aristocrazia ostrogota.

Bela Lugosi’s Dead — David J & Chrysta Bell


La decadenza romantica e la performance erotica della morte…

L’ultima guerra dell’impero romano (1444-1446). Costantino XI e la riconquista della Grecia. – TRIBUNUS


Su Tribunus un primo piano sull’ultima battaglia dell’Impero Romano, combattuta nel 1446 dopo l’ultimo singulto imperiale che aveva ridato vigore alle espansioni romane sulla Grecia. L’ultimo scontro,, prima dell’assedio finale a Costantinopoli, protagonista sempre l’ultimo imperatore, Costantino XI.

La figura di Costantino XI Dragases Paleologo, ultimo imperatore romano, è ormai legata in modo indissolubile alla sua morte eroica durante la difesa di Costantinopoli nel 1453. Tuttavia, Costantino fu un energico difensore della causa imperiale, sia in funzione anti-latina che anti-turca, già da molto prima di ascendere al trono.

Dopo aver partecipato alla campagna contro il duca di Cefalonia Carlo Tocco, culminata nella battaglia delle Echinadi del 1427, Costantino s’impegnò subito dopo nel lungo assedio che portò alla conquista di Patrasso, mentre il fratello minore Tommaso metteva fine al Principato di Acaia, riconquistando quasi totalmente il Peloponneso ai Latini (fatta eccezione per i pochi domini veneziani rimasti nel sud della penisola). Il sogno di Costantino era di riportare l’intera penisola ellenica sotto il controllo romano, strappandola ai Latini e ai Turchi una volta per tutte. Un progetto che era inviso al sultano ottomano, che certo non avrebbe accettato un regno indipendente con aspirazioni espansionistiche in Grecia.

Nonostante fosse stato abbattuto e superato più volte in passato, Costantino considerava l’Hexamilion la sua più importante arma difensiva. Durante la riconquista della Grecia, il muro sull’Istmo era stato la sua principale base operativa, e vi aveva risieduto per la maggior parte del tempo. Doveva essere a Mistrà, quando gli arrivò notizia che il Sultano stava preparando il suo esercito per muovere contro di lui.

Il primo giorno di settembre, gran parte del Despotato venne affidata all’amico Giorgio Sfranze, mentre lui sarebbe partito immediatamente per assicurarsi che il muro fosse sufficientemente difeso e preparato all’assalto turco. Costantino era probabilmente molto fiducioso di poter resistere, poiché allo stesso Sfranze espresse il desiderio di sposarsi nuovamente (il Despota era sfortunatamente rimasto vedovo, e senza eredi, già due volte).

“Ora io viaggerò verso l’Hexamilion e rinforzerò le fortificazioni. Tu dovrai rimanere qui ed esercitare bene il comando. Ti incarico di mettere fine alle numerose istanze di ingiustizia e di ridurre il potere dei numerosi signori locali. Che sia chiaro a tutti che tu qui hai il comando, e che io sono il [loro] signore”. Queste le parole di Costantino a Sfranze, prima di partire per il muro l’8 settembre.

AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Jakob Iobiz

Scrittore

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

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