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Archivio per Decadenza

Inutilità


Idolatrie sistemiche di perfezioni sfumate, fuggite via in un canale di servizio, un protocollo dimenticato, idee lasciate sfiorire in un angolo.

Il pianeta è tondo


È nel crepuscolo che riesci a trovare le percezioni più intime del tuo declino, il senso intenso della decadenza può parlare un linguaggio tutto suo, completamente avulso dalla definizione sterile del quadrato.

Estratto da “Il piano psichico”, di Sandro Battisti @ “L’orlo dell’Impero, Delos Digital


Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Per la collana L’orlo dell’Impero di DelosDigital è uscito poche settimane fa la novelette Il piano psichico, ambientata nell’Impero Connettivo di cui tratteggio un periodo  di decadenza estrema, posteriore all’età aurea dell’imperatore Totka_II e del suo attendente postumano Sillax; mi fa piacere, quindi, farvi un piccolo omaggio incollando qui sotto l’incipit, buona lettura:

La città si stendeva sotto di lui e sembrava accoglierlo nel suo infinito spleen. La notte come una piccola tepee proteggeva il suo stato d’animo, mentre dal basso salivano i vapori del ghiaccio d’ammonio che sapevano di conservazione inumana. “Troppe guglie sullo sfondo”, pensò Valenxiano: vedeva contorni di edifici che sfumavano nell’indefinito di un incendio sviluppato altrove, le ceneri della gelida combustione per scaldarsi le ossa che svolazzavano nell’aria e bruciavano i vestiti su cui si posavano: per quello lui si teneva al sicuro, ben sotto la loggia.
— Hai mai osservato questa scena fin nei dettagli più spinti? — chiese voltandosi verso un’ombra che gli era dietro, a qualche passo di distanza. Oltre la balaustra, oltre la cupola geodetica, l’inferno di Nettuno viveva di ammoniaca e metano mentre piccole nubi d’idrocarburi esalavano un senso di mefitico, di sintetico allo stesso tempo, una strana alchimia di attraente disagio che conquistava chiunque si spingesse nella città di frontiera, sede della Prefettura imperiale. — Hai mai pensato che sarei stato qui, stanotte — continuò Valenxiano — a respirare questo blastoma atmosferico, a cingere con la mia stessa psiche il fuoco kelvin che arde qui sotto? In questo lago d’idrogeno, non vorresti anche tu interpretare un incauto tuffatore, mio caro Essio?
Dal fondo oscuro dell’enorme salone dei discorsi salivano fruscii, come lo strusciare di abiti. — Pensare in questi contesti così lontani da ogni esigenza biologica non significa poi molto — rispose con una voce bassa da lì dietro l’altro, che evocava l’immagine di una caverna su un altopiano a dominare il basso sterminato di sentieri per carovane; l’icona del selvaggio West terrestre in chiave aliena, ma almeno tre o quattrocento volte più ostile, si fece rapidamente strada nella mente di entrambi.
— Rimani dove sei, alla fine è meglio che tu sia avvolto dall’ombra — intimò Valenxiano dal balcone rivolgendosi verso il fondo della sala, mentre con un gesto repentino inforcava la balaustra e si lasciava dondolare nel vuoto malsano, che minacciava di uccidere al solo alzarsi dei miasmi.
— Forse non è il caso, mio signore… — obiettò debolmente Essio, esponendosi a una lamella di luce che arrancava dal finestrone, mostrando una sorta di posa teatrale che firmava coreograficamente lo scavalcamento del balcone dell’altro.
— Perché? — domandò leziosamente allora il prefetto, osservando la gelida scena sottostante con un misto di concupiscenza e terrore ipnotizzato. Dal fondo del salone, per un’intera eccessiva sequenza di secondi, non giunse alcuna spiegazione; il silenzio strozzato che li stava dividendo era peggio di una qualsiasi finta risposta, invitava a perseguire ciò che si era minacciato.
— Guardami, Essio, e racconta a chi sai ciò che hai visto questa notte — salmodiò Valenxiano con una voce stentorea, teatrale, che rasentava una forma di lucida follia prossima al delirio di onnipotenza. Subito dopo si lasciò andare giù con un’eleganza da illusionista; istupidito dal momento, Essio se ne rese conto con un attimo di ritardo, poi corse immediatamente verso la ringhiera per un motivo che non poteva essere diverso dalla morbosa curiosità, obbediente all’ordine di testimoniare una fine che già sapeva di dignità, di un’onorabilità che si amplificò a dismisura non appena fu possibile apprezzare le eleganti giravolte che Valenxiano stava compiendo nel vuoto, avvitandosi nel nulla con una grazia sconosciuta: sembrava un saltimbanco divenuto improvvisamente poeta, i riflessi vellutati del buio e dell’atmosfera venefica di Nettuno ne rivestivano il corpo di un mantello che riluceva di eternità modificata mentre a peso morto, giù per la gravità modificata del pianeta alieno, era prossimo a esserne risucchiato. Essio capì che l’acrobata era pronto da molto per il suo numero più eclatante; osservò allora Valenxiano nell’istante precedente all’impatto quando, con un colpo di reni, raddrizzò la caduta e unì rigidamente le gambe affusolate: appariva come un ballerino del Bolshoi con la calzamaglia bianca e le calzature di tela leggera, dotato di un’eleganza raffinata che per un istante fluttuò parallela alla superficie del lago per un’eternità lunga quanto i ricordi premorte, tanto da farlo sembrare allineato per sempre al pelo dell’acqua da un’invisibile propulsione jet.

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore o sugli altri store online.

Sandro Battisti, Il piano psichico @ “L’orlo dell’Impero”, Delos Digital


Da pochi giorni è disponibile in tutti gli store online una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

L’impero sull’orlo: Sandro Battisti, Il piano psichico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

Godwin. Un Sassone al servizio dell’impero (595-602) – TRIBUNUS


Su Tribunus un’interessante storia imperiale ambientata nella transizione meticcia del VII secolo d.C., quando Costantinopoli aveva ancora mire concrete sul territorio che aveva costituito il suo vasto impero nei secoli precedenti.
Come sempre, la Storia è intessuta di fatti minuti, e conoscerli rende assai bene la grana fine del reale che ogni essere umano respira nella sua epoca; un estratto:

Nel tardo antico, sono molti i guerrieri e i soldati di origine straniera, particolarmente germanica, che fanno fortuna e ottengono alti incarichi sotto le armi romane. Quasi a lui contemporanea, a cavallo tra VI e VII secolo, è la storia di un quasi sempre dimenticato ufficiale: Godwin.
Godwin (“Goudouin”, nell’unica fonte di lingua greca che ne parla, Teofilatto Simocatta) è quasi certamente, come concordano gli studiosi, un Sassone. Non sappiamo niente del suo passato, o di come sia entrato al servizio dell’imperatore Maurizio Tiberio. Quando appare nominato per la prima volta, sappiamo solo che è già un tassiarco dell’esercito imperiale.
Se nell’opera storiografica di Teofilatto Simocatta il termine non è utilizzato in maniera generica o letteraria, ciò significa che era un comandante degli 𝘰𝘱𝘵𝘪𝘮𝘢𝘵𝘦𝘴, ovvero un corpo di élite composto da guerrieri di origine germanica. Nella sua prima apparizione, il tassiarco Godwin, agli ordini del 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘩𝘳𝘢𝘤𝘪𝘢𝘴 Prisco, nel 595 è incaricato di inseguire e tenere sotto controllo gli Avari che hanno appena conquistato e saccheggiato la città di Singidunum (oggi Belgrado). Godwin fa molto di più. Con i soli duemila uomini affidati al suo comando, dopo aver seguito il nemico per sentieri impervi e fuori dalle strade principali, riesce a tendere un’imboscata alla retroguardia àvara, carica di bottino, annientandola e inviando ciò che era stato saccheggiato a Prisco.
Godwin ricompare nella cronaca di Teofilatto Simocatta solo nel 602, ed evidentemente ha fatto carriera. Infatti il nuovo 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘩𝘳𝘢𝘤𝘪𝘢𝘴, Pietro, fratello dell’imperatore, lo nomina quale suo 𝘩𝘺𝘱𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘴, ovvero comandante in seconda dell’intero esercito provinciale. Godwin ha l’ordine di oltrepassare il Danubio e ridurre all’impotenza gli Slavi sulla sponda sinistra del fiume, nonché per indurre il 𝘤𝘩𝘢𝘨𝘢𝘯 àvaro a più miti consigli (questi sta infatti progettando un attacco su Costantinopoli).
La campagna riesce in pieno: Godwin, secondo Teofilatto, “distrusse orde di nemici nelle fauci della sua spada, si impadronì di un gran numero di prigionieri e conquistò grande gloria […]”.
Ma i tempi sono ora molto difficili, e i soldati amano ben poco l’imperatore e le sue decisioni. Godwin è infatti costretto a imporre la disciplina su interi reparti che, senza averne ricevuto l’ordine, si erano ritirati in autonomia a sud del Danubio dopo la campagna. I soldati sono stanchi, non ricevono la paga da mesi, e ormai nemmeno il carisma di comandanti vittoriosi come Godwin riesce a tenerli a bada.
Arriva infine l’ordine fatale di Maurizio: le truppe devono svernare oltre il Danubio, in terra nemica, saccheggiando le risorse del territorio (ben poche, in realtà). Monta la rivolta. Pietro, che non ha un vero spirito di iniziativa, pur ascoltando le richieste dei soldati, non reputa di potersi sottrarre agli ordini di suo fratello Maurizio, l’imperatore. Ed è proprio con Godwin, nella sua ultima apparizione nell’opera di Teofilatto, che Pietro si sfoga e si dispera: “[…] l’avarizia non porta mai nulla di buono. […] Ma l’imperatore ne è preda, e potrebbe perdere la vita per questo. È un giorno che segnerà l’inizio di molte sventure per i Romani. Lo so, ne sono convinto”.
Poco dopo, i soldati eleveranno sullo scudo Foca, un loro centurione, proclamandolo imperatore. Pietro fugge a Costantinopoli. Di lì a poco, avrà inizio la terribile e sanguinosa purga ai danni di Maurizio, dei suoi familiari e di molti dei suoi generali.
Non conosciamo il destino di Godwin. Forse accompagna Pietro in fuga a Costantinopoli, dopo la proclamazione di Foca, condividendone il destino – ovvero, morendo giustiziato.
Non comparendo più in nessun’altra cronaca, difficile che il suo destino sia stato diverso.
Ciò che resta, sono i frammenti di un’altra, sconosciuta Storia nascosta nelle infinite pieghe della Storia romana.

Europa e Russia, una incomprensione di culture in “Arca russa” e “Nostalghia” – Carmilla on line


La Russia è un’arca, una grande nave che deve andare avanti, che deve continuare a navigare e vivere per sempre. L’Europa avrebbe capito ogni cosa, se solo avesse avuto il coraggio di proseguire, di vedere e capire fino in fondo. E anche oggi, questa Europa baldanzosa, irretita nei suoi distruttivi fasti economici e bellici, ambigua e pretenziosa, sembra non riuscire a comprendere la grande arca russa che continua la sua navigazione in mari ghiacciati, fra le spire e le tempeste del tempo, per non morire.

Su CarmillaOnLine il senso di un articolo che richiama i legami storici tra Europa e Russia, divenuti lontani nel momento in cui la Russia abbracciò la dottrina ortodossa di Costantinopoli, contrapponendosi a Roma e ai suoi fidi barbari, arrivati fin oltreatlantico a dettar leggi economiche sempre più ardite.

Metodi di misura


Come un incremento lasciato defluire nei monumenti di scarico, la tua supposta grandezza è solo un metro per misurarne la caduta.

Scempiaggini


Piccole emozioni in formato grafico protendono la loro deriva verso una scempiaggine monoestetica, denotano il decadimento dei tempi.

Estensioni innaturali


L’estetica di un mondo morente affascina con la sua decadenza, ma non rende vivo alcun isterico estendersi dell’estensione innaturale, vampirica, della sua essenza

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