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“PANARCHIA” su GLI STATI GENERALI! – D Editore


Due segnalazioni prese dal blog di Emmanuele “Peja” Pilia che riguardano la nuova pubblicazione di D Editore, ovvero Panarchia, di Gian Piero De Bellis. La prima è su L’indiscreto, e si sviluppa in questo modo:

Tra i nuovi arrivi nella galassia libertaria c’è una formula che convince perché propone, finalmente, di prescindere davvero dal territorio. Prenderlo per quel che è, suolo calpestabile da genti diverse, non necessariamente coese, potenzialmente inconciliabili per religione, abitudini e idee politiche. La formula è adatta ai tempi – o forse è fortunata per via delle modalità con cui è riemersa dalle scartoffie di un botanico belga. Ed eccoci qui: benvenuta, “panarchia”. La proposta libertaria dove oltre al lasciar fare e lasciar passare, si prova a risolvere (assecondandola) la necessità di prescindere dal suolo su cui le idee circolano.

l’altra è su Gli Stati Generali, eccone un estratto:

Lo spazio che separa le idee politiche dalla loro possibile applicazione risiede nell’interpretazione che si darà di quelle idee – un po’ come un decreto attuativo serve a una legge emanata dal parlamento. Il come colmare questo gap di applicabilità è l’urgenza di qualunque interessato o curioso, si tratta della ricerca di un aggancio con la realtà. Ed è proprio ciò che ho fatto leggendo Panarchia: ne ho immaginato l’applicabilità, la congruenza con le regole vigenti e con l’etica che ne costituisce le fondamenta, così come ho pensato alle possibili criticità e le possibilità di “influenza” che un’idea simile potrebbe avere sul dibattito pubblico contemporaneo.

Argomento di frontiera, la panarchia, che configura l’anarchia come un modello diverso di sviluppo possibile, allineato ai tempi di questo postfuturo postmoderno post quasi tutto. Perché il senso di libertà si evolve, non sempre corrompendosi.

Le radici pagane della rivoluzione biopolitica. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Riccardo Campa che riprende le idee espresse nel suo La rivincita del paganesimo, uscito un po’ di tempo fa per i tipi di D Editore. Il focus, questa volta, è sulla biologia e la nuova politica che ne deriverà, ovviamente il tutto è assai interessante e da divorare.

Oggi la Chiesa cattolica e i partiti conservatori insistono sul fatto che le radici dell’Europa sono cristiane. Insistono anche ossessivamente sul fatto che c’è un’unica bioetica “vera” ed è quella cristiana. Detta bioetica proibisce o limita fortemente un numero elevato di pratiche biomediche (aborto, eutanasia, eugenetica, procreazione artificiale, fecondazione eterologa, terapie geniche, cure con staminali embrionali, modifica della linea germinale, ecc.). Ma, allora, come si spiega la rivoluzione biopolitica in atto? Se è in atto una rivoluzione, è plausibile che ci sia un’altra irresistibile forza etica e spirituale che spinge in quella direzione.

Naturalmente i cristiani respingono questa tesi, ritenendo di avere il monopolio della spiritualità. Sostengono infatti che è Mammona, l’interesse, il denaro a spingere in quella direzione. Ma che si tratti di una lettura parziale e di comodo è piuttosto evidente. Anche l’aspetto “commerciale” esige una spiegazione. Perché ci sono tanti acquirenti di soluzioni biomediche? Perché si vogliono figli sani e non malati? Perché si vuole rallentare il proprio invecchiamento? Perché si affrontano con mezzi tecnici le malattie e le menomazioni? Perché si usano rimedi farmacologici per agire sulla propria psiche? Perché si cerca di migliorare innanzitutto questo mondo, la propria esistenza terrena, il proprio corpo, e si guarda con timore alla morte?

«Perché tutto questo è in vendita»: non è una risposta soddisfacente. Ci sono migliaia di prodotti che sono stati proposti sul mercato e poi ritirati perché non hanno suscitato sufficiente interesse.

Qualcuno risponde semplicemente: perché è il buon senso che ci dice che è preferibile essere sani, intelligenti, belli, forti, giovani e longevi, piuttosto che malati, stupidi, brutti, deboli, vecchi e moribondi. C’è qualcosa di vero in questo. Ma nemmeno questa è una risposta completa. Se la tradizione mistica giudeo-cristiana, che qualcuno vorrebbe egemonica in Europa e America, ci trasmette un messaggio del tutto diverso – volto a rivalutare la sofferenza e la carità in vista di un premio post mortem – donde deriva questo buon senso terrestre, questa etica alternativa?

Basta scavare ancora più indietro nella tradizione occidentale e si scopre che le radici della rivoluzione biopolitica sono proprio nel paganesimo europeo. Una tradizione millenaria che il cristianesimo ha inizialmente cercato di estirpare e, poi, nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, di riassorbire parzialmente, nella speranza di poterne trarre qualche frutto. Sennonché, nella Modernità, la tradizione pagana è sfuggita del tutto al controllo della Chiesa ed è riemersa prepotentemente, diventando di nuovo egemonica. Se non nelle forme, almeno nei contenuti più profondi e autentici.

Panarchia – D Editore


È in uscita per gli amici D-Editore una nuova pubblicazione, il cui titolo mi è estremamente simpatico: Panarchia, di Gian Piero De Bellis, un’analisi di un nuovo possibile modello culturale e sociale. La pubblicazione è nella fase finale di crowdfunding – qui il contatore e i dettagli per arrivare a un totale di 50 quote, ovvero 50 disponibilità a un prezzo fortemente scontato.

Per secoli siamo stati abituati a considerare la politica nel suo rapporto con la territorialità. Abbiamo imparato ad adorare, come un idolo, lo Stato-nazione. Ci siamo convinti che fosse naturale, entro un certo spazio, che degli esperti o delle maggioranze decidessero su tutto e che lo decidessero per tutti. Ma all’alba del ventunesimo secolo questo modello non funziona più: viviamo in una società multiculturale, frammentata, solcata da tensioni. Una parte crescente dei rapporti umani ed economici si svolge in una dimensione immateriale. Oggi insomma siamo chiamati a ripensare la nostra idea di organizzazione sociale: ripensare il ruolo dello Stato e, di converso, quello degli individui e delle comunità. Abbiamo bisogno di regole, certo, ma queste regole devono adattarsi alla varietà delle forme di vita che abitano il mondo. È infine giunto il tempo della panarchia?

La fine dell’invecchiamento | Fantascienza.com


Una mia recensione a La fine dell’invecchiamento, uscito per D Editore. Su Fantascienza.com.

Nasce “Yuppi!”, la nuova collana pensata per i più piccoli! – D Editore


Segnalo questa bella iniziativa degli amici D Editore:

Dopo tanto torpore, torniamo con una meganovità: YUPPI!

Cos’è Yuppi!?
Yuppi! è la nuova collana di D Editore (curata da Maria Parafati e Valerio Valentini) dedicata ai bambini che vogliono crescere nel mondo di oggi, con curiosità e apertura!
Yuppi! è voglia di crescere, Yuppi! è curiosità, Yuppi! è scoperta, Yuppi! è capire che il mondo in cui si diventa adulti è migliore di quanto ci dicono!

Da diverso tempo D Editore si è data come missione quella di creare lettori, e non solamente di fare libri! E quindi, perché non pensare proprio a chi si sta preparando ad essere un cittadino del futuro? Yuppi! è un progetto pensato per introdurre i più piccoli ai temi dell’identità, dell’innovazione, dell’ecologia e di tanti altri temi che stanno cambiando il mondo…

E perché no? Aiutare i nostri lettori a cambiarlo, il mondo!

Che l’iniziativa abbia successo, mi piace molto quest’apertura dei nostri amici transumanisti.

“La fine dell’Invecchiamento” su MOTHERBOARD! – D Editore


Sul blog della Deleyva Editore, casa editrice di Emmanuele “Peja” Pilia, è comparsa una recensione a La fine dell’invecchiamento, saggio biologico di Aubrey De Grey che analizza l’invecchiamento come una malattia, quindi curabile. È una tesi questa molto cara ai Transumanisti, ha i suoi fondamenti e in questa pubblicazione di 600 pagine l’argomento viene trattato approfonditamente. Ecco un estratto della recensione:

Secondo lo studioso le cause dell’invecchiamento sono riducibili a sette, tutte curabili. L’unico problema è che per le cure è necessaria una ricerca impensabile al momento, perché non esistono ancora gli strumenti tecnologici adeguati. Ma iniziare anche solo a pensare a una possibilità in questo senso—cosa a cui molti, per motivi per così dire etici, si dimostrano ostili—potrebbe portare a passi da gigante in favore del prolungamento della vita.

Per esempio, spiega De Grey, una delle cause dell’invecchiamento sono i radicali liberi che si formano all’interno dei mitocondri. Il nostro organismo li produce naturalmente, perché sono una conseguenza del normale metabolismo delle cellule e non è possibile eliminarli. Con gli adeguati strumenti tecnologici, però, si potrebbe riuscire a riparare i mitocondri e farli tornare come nuovi, riducendo così l’impatto dei radicali liberi sull’individuo.

Dopo aver elencato cause e potenziali cure, nell’ultima parte del libro De Grey colloca invece il discorso sul piano politico. Per prima cosa, sostiene che la ricerca debba essere pubblica e, come corollario, fa un calcolo economico relativo agli Stati Uniti: per curare tutti i cittadini degli USA dall’invecchiamento servirebbero 300 miliardi di dollari—una cifra non da poco, certo, ma che nel 2007 corrispondeva esattamente alla cifra impiegata ogni anno per la guerra in Afghanistan. Uno scacco etico, agli occhi della politica statunitense.

Il testo è disponibile su Amazon, cliccando qui.

Che cos’è la “crowdculture”? – D Editore


Sul crowdfunding, una strada ampiamente percorsa da Deleyva Editore. Dal suo blog:

Negli ultimi anni si è sentito parlare con sempre maggior insistenza di crowdfunding, una tecnica che, a quanto pare, sarebbe in grado di risolvere ogni problema di qualsiasi startup, ente pubblico o grande impresa. Secondo la pagina di Wikipedia,

il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding, finanziamento), è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

Per l’autore della pagina di Wikipedia, uno degli aspetti principali della pratica del crowdfunding sarebbe quello economico. Eppure, non è così: che differenza c’è tra il crowdfunding ed una tradizionale raccolta fondi? È proprio la prima parte della parola a suggerircelo, crowd, ossia folla.
Uno degli aspetti fondamentali del crowdfunding, infatti, è proprio la capacità di coinvolgere nel progetto un numero il più alto possibile di persone interessate all’idea del proponente al fine di creare una comunità capace di partecipare in modo attivo al progetto, contribuendo alla sua realizzazione non solamente con un piccolo sostegno economico ma, soprattutto, con il proprio carico di idee, esperienze, suggerimenti. Questo processo in particolare viene di solito chiamato crowdsoursing, che può essere definito in termini più semplici in uno sviluppo collettivo di un progetto da parte di numerose persone esterne all’entità che ha ideato il progetto stesso.

C’è da dire, che l’editoria fatica ad affrontare questo processo nella sua interezza, utilizzando il crowdfunding per lo più come una campagna di prevendita del libro che di lì a poco verrà pubblicato. Noi, sin dalla nostra nascita, abbiamo sempre creduto nell’importanza del crowdfunding e del crowdsoursing: è grazie a questo confronto diretto con la comunità di lettori che piano piano si è raccolta attorno al nostro progetto editoriale che siamo riusciti a migliorare il nostro lavoro così tanto negli ultimi anni! Certo, questo espone a molte critiche, e le critiche a dei rischi. Ma per noi è diventato fondamentale lavorare in questo modo con le decine e decine di amici che hanno il piacere di condividere il nostro percorso! Per fare questo usiamo un gruppo di discussione (che per comodità affidiamo alla rete di facebook), che viene usato anche per discutere dei temi legati ai nostri libri. E guarda un po’, anche quest’attività ha un nome, ossia crowdreading, che è qualcosa di più del semplice scambio di opinioni e riflessioni sui libri, ma diventa una scrittura collettiva che cerca di superare e ampliare gli orizzonti tracciati dal testo in questione (oltre che, ed una volta ci avete pizzicato, a correggere possibili errori presenti nell’edizione che viene commentata)!

Insomma, che cos’è la crowdculture?

Crowdculture è condivisione, scambio, orizzontalità, non aver paura del confronto, ma soprattutto comunità! Siamo orgogliosi di poter dire, infatti, che noi non stiamo semplicemente pubblicando libri, ma creando una comunità di lettori aperti all’innovazione, alla cultura urbana, alla cultura della condivisione!

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