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Filmhorror.com – DA “SPIDER” A “ENEMY” – Recensione di Maico Morellini


Su FilmHorror la recensione a un vecchio film di Denis Villeneuve: Enemy, che tanto mi aveva incuriosito trasversalmente, tramite un clip dei Manufactura, Dark Night of the Soul. La recensione, invece, è a cura di Maico Morellini, vi lascio a un suo estratto:

Due sono le coordinate principali che ho impostato sul mio timone per cercare di capire qualcosa di più su Enemy: Canada e Ragni, entrambe rigorosamente con la lettera maiuscola.

Canada e Ragni: perché? C’è un altro grande, grandissimo regista, anche lui canadese, che ha dedicato una pellicola trasversale agli aracnidi arrivando persino a usarli per il titolo del suo film. Parlo di David Cronenberg e del suo Spider (2002), lungometraggio anche questo basato su un romanzo (scritto però da Patrick McGrath), e tutto imperniato sulla malattia mentale del protagonista che si trova intrappolato, insieme allo spettatore, in un intricato labirinto (o tela?) di inganni, false memorie, allucinazioni e, in qualche misura, scambi di persona. Tutto questo senza nemmeno scomodare le molteplici simbologie a cui sono associati i ragni. Vi ricorda qualcosa?

Ma scaviamo ancora un po’, spostiamo la lancetta indietro di più di due decenni e arriviamo al 1988 quando Cronenberg prese la storia narrata nel romanzo di Bari Wood e Jack Geasland, una drammatica vicenda famigliare, reclutò Jeremy Irons e diresse Inseparabili. Due gemelli, molto diversi tra loro ma connessi tra loro in modo indissolubile.

Perciò Ragni, Canada, gemelli e allucinazioni. Più una piccola miriade di dettagli (le location in cui hanno girato il film, per esempio) che spingono in una intrigante direzione: Enemy getta le sue fondamenta sulla solida storia di Saramago ma poi viene costruito usando come catalizzatore di mutazione David Cronenberg. Una sorta di omaggio non dichiarato a tutte le tematiche del Cronenberg concentrato sulla mostruosità della malattia mentale più qualche incursione in un passato ancora più remoto dove il potere della mente, secondo Cronenberg, poteva cambiare l’essenza delle cose.

Se abbracciamo questo punto di vista, e non credo di chiedere uno sforzo privo di logica, ecco che il personaggio di Adam Bell (Jake Gyllenhaal) diventa un Frankenstein concettuale: raccoglie l’ossessione di Inseparabili, la malattia mentale di Spider (oltre che i ragni, questa volta entità semi-divine, quasi lovecraftiane, che tessono i loro intorno ai destini di migliaia di persone) e li unisce tra loro con una virtualizzazione della realtà già trattata in eXistenZ (1999) e ne Il Pasto Nudo (1991), seppur in quest’ultimo film catalizzata da deliri allucinatori.

Al prossimo piano | Fantascienza.com


Mirabile metafora di un mondo dagli appetiti insaziabili, convinto assertore della crescita senza fine quando, in un regime entropico, la fine c’è eccome. La fine che si fa quando ci si nutre di cadaveri senza rispetto, senza rituali, senza aver prima preso le misure con la morte (altrui). Su Fantascienza.com un corto di Denis Villeneuve del 2008, da vedere tutto – se riuscite a respingere i conati provocati da chi mangia carcasse senza requie.

Da incorniciare.

Dune, i primi dettagli ufficiali sul film | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com lo stato di avanzamento del film Dune che Denis Villeneuve sta portando avanti da molti mesi. Sembra l’ennesimo capolavoro. Un estratto:

Se vi state preoccupando di possibili interruzioni delle riprese, è lo stesso Chamalet a raccontare che l’inizio è avvenuto nell’estate del 2019, nel sud della Giordania e negli emirati arabi, nello specifico Abu Dhabi, dove in mezzi a canyon di granito e paesaggi giganteschi e irreali sembrava davvero di essere su un pianeta alieno. Ed eccoci trasportati su Arrakis, il pianeta intorno a cui ruota la complessa storia creata da Herbert cinquantacinque anni fa e in grado di influenzare tutta la fantascienza a venire, partendo da Star Wars per passare anche da Alien.

L’attore rivela che le temperature raggiunte nel deserto erano paragonabili a quelle di Arrakis e le cosiddette tute distillanti del romanzo, ricreate nel dettaglio, nella realtà sortivano l’effetto opposto di quello immaginato dall’autore: dal proteggere e fornire idratazione a chi le indossa, facevano sudare da morire.

Il pianeta, come sanno i conoscitori del romanzo, è un immenso mare di sabbia, ma nasconde due segreti: una spezia unica nella galassia, capace di allungare la vita, prevedere il futuro, aprire le potenzialità della mente umana e inestimabile per i navigatori per gilda spaziale per il pilotaggio delle loro astronavi.

Il secondo sono enormi, voraci vermi della sabbia, che si nascondono nel sottosuolo e emergono in superficie per attaccare coloro che attraversano il deserto.

MANUFACTURA – DARK NIGHT OF THE SOUL


La ripropongo dopo quasi un anno, conquistato nuovamente dal ritmo morboso e dai temi ancor più conturbanti. Bellissime esitazioni cybergoth di un abisso carnale…

Manufctura – Dark Night of the Soul


Un altro promo per il nuovo album dei Manufactura, Dissociative Interlude. Sono in fissa feroce con queste oscure ed elettroipnotiche note.

Su Nocturno Cinema in edicola, Mario Gazzola e Giovanni De Matteo trattano del Tempo da Singolarità e di fantascienza spaziale


Vi segnalo che è in edicola il numero di novembre di Nocturno Cinema, su cui campeggia il dossier La spirale del tempo, ben 36 pagine di analisi del recente cinema di fantascienza in cui ci si pone la domanda: ma il viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo? E il fatto che per esempio un caposaldo del genere come Interstellar sia stato sviluppato con il sostegno di un grande fisico come il Nobel Kip Thorne, può significare che anche la scienza oggi prende in considerazione la possibilità di quella che è stata fino ad oggi una frontiera della narrativa sci-fi?

A cura di Mario “Black M” Gazzola, il dossier ospita gli autorevoli pareri dell’astronomo Marco Bersanelli, docente al Politecnico di Milano, e del filosofo Alberto Giovanni Biuso, docente all’Università di Catania, che collabora alla stesura anche con alcune raffinate recensioni di film. Last but not least, il denso contributo di Giovanni “X” De Matteo, che aumenta lo spessore connettivista del dossier con la sua analisi del concetto di singolarità – sia spaziale che tecnologica – nella recente narrativa di fantascienza, letteraria come cinematografica.

Corredato dalle schede film firmate da diversi collaboratori di Nocturno, il dossier è un’approfondita analisi che non nasconde l’ambizione di “fare un po’ storia” nel campo della critica giornalistica sul nostro genere d’elezione, dopo il già ampio servizio firmato sempre da Gazzola sul precedente numero di ottobre, e dedicato all’imminente uscita di Blade Runner 2049, con una ricca analisi delle numerose fonti letterarie “tradite” dal capolavoro di Ridley Scott e poi dal geniale seguito di Denis Villeneuve.

Sempre sul sito di nocturno.it trovate anche la recensione a caldo del film firmata da Gazzola, mentre sul numero della rivista attualmente in edicola la più  estesa recensione ex post del film di Villeneuve è firmata da Alice Cucchetti, stabile collaboratrice della rivista.

Blade Runner 2049: gli androidi sognano ancora pecore elettriche? | Fantascienza.com


Sul numero 192 di Delos ci sono un po’ di articoli molto interessanti, che vertono soprattutto sul tema del nuovo BladeRunner. Per esempio, quest’articolo di Giovanni De Matteo verte sul mondo posteriore di trent’anni del primo film, di come la società si sia evoluta e, se possibile, in quest’evoluzione abbia coinvolto peggioramenti peculiari di esasperazioni derivate dall’impiego di androidi intelligenti. Uno stralcio delle constatazioni di Giovanni.

Trent’anni non sono passati invano. Il mondo del 2049 che ci viene presentato appare fin da subito come una credibile derivazione del 2019 impresso indelebilmente nella nostra memoria di spettatori e appassionati, ma è anche il prodotto di una netta discontinuità che, se vogliamo, riprende anche molti dei nostri attuali motivi di preoccupazione.

Il tempo trascorso dal 1982 ha infatti comportato un graduale slittamento della distopia di Ridley Scott nei territori dell’ucronia, o se vogliamo della discronia, aggiungendo straniamento a straniamento: il Giappone non ha soggiogato il mondo e nemmeno la West Coast e, anche se mancano meno di due anni alla data fatale, la robotica comincia sì a muovere i primi passi, così come il dibattito sull’intelligenza artificiale tiene banco sulle pagine dedicate a scienza e tecnologia, e magari la scalata alla frontiera spaziale inizia pure a essere tentata da imprese private disposte ad annunciare lo sbarco su Marte entro il prossimo decennio, ma non c’è purtroppo traccia dei replicanti “più umani dell’umano”, né di colonie spaziali pronte ad accogliere l’esodo dei terrestri in fuga da un pianeta al collasso. Non era insomma esente da rischi l’idea di sviluppare un mondo che in molti avrebbero potuto cogliere come già superato, o comunque contraddetto dai fatti. Ma né i produttori né Denis Villeneuve si sono lasciati scoraggiare e in qualche modo Blade Runner 2049 ha saputo costruire un nuovo futuro sulle fondazioni del vecchio futuro immaginato da Scott.

Blade Runner 2049 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella recensione, a opera di Giovanni De Matteo, del film Blade Runner 2049. Devo andarci presto, devo vederlo subito… Un estratto:

Nei suoi 163 minuti Blade Runner 2049 regala così all’appassionato un’abbondanza di motivi per riprendere il filo di un discorso che per trentacinque anni non si è mai davvero spezzato. L’insieme fornisce un quadro organico e convincente, ma nelle singole parti la sinergia tra script, montaggio, scene e regia riesce a regalare attimi da brividi.

Memorabili sono la visita agli archivi della Tyrell Corporation scampati alla catastrofe e la progressiva presa di coscienza di K della vera natura dei suoi ricordi, per non dire dell’incontro tra Deckard e K in un casinò abbandonato, sulle note di Can’t Help Falling in Love suonate da un Elvis olografico.

Lo stesso discorso si applica anche alla fotografia di Deakins: sia che debba dare vita alla danza degli ologrammi per le strade di Los Angeles o riprodurre gli effetti della realtà aumentata, sia che venga chiamato a immortalare le gigantesche sculture dalle seducenti forme femminili abbandonate per le strade di Las Vegas, il maestro inglese ci regala campi lunghi di una perfezione pittorica. Istanti di pura, assoluta delizia per gli appassionati, che vedono gli sviluppi del film abbracciare anche due aspetti di grande interesse lasciati fuori da Blade Runner: il primo è il kipple, l’incontrollabile massa di rifiuti che era una delle intuizioni più geniali del romanzo di Dick, che viene qui trasfigurato nell’immensa discarica alle porte di Los Angeles che fa da sfondo a una delle tappe cruciali dell’indagine/regressione di K; l’altro è il movimento clandestino di liberazione dei replicanti, sottinteso nel film di Ridley Scott, una sorta di Underground Railway del futuro costruita per consentire ai replicanti di tornare sulla Terra e qui di costruirsi (o combattere per) una nuova vita.

En passant, è degno di nota il fatto che entrambi questi elementi comparivano nell’epocale videogioco omonimo sviluppato nel 1997 dai Westwood Studios.

Blade Runner 2049 – Recensione – Nocturno.it / FantasyMagazine


Cominciano a fioccare le recensioni al sequel di Blade Runner; ne troviamo una su Nocturno, a firma di Mario “BlackM” Gazzola, e un’altra su FrantasyMagazine, a firma di Emanuele “Manex” Manco. Siamo su alti livelli…

Denis Villeneuve è riuscito in un miracolo: il suo opus magnum (163’!) danza elegantemente sulla lama sottile della fedeltà a un immaginario e a un’ambientazione che hanno fatto storia (dopo l’82, metropoli buie e piovose imperverseranno al cinema da Black Rain fino al Corvo), senza restarne schiacciato; anzi, portando avanti con decisione la vicenda dei replicanti e dei loro implacabili cacciatori umani, introducendo nuovi, potenti snodi drammatici, forieri degli angosciosi quesiti filosofici su vita “reale” e “artificiale” che han reso il film di RidleyScott (qui produttore) quel che sappiamo.

* * *

Denis Villeneuve dirige questo sequel seguendo la sua personale cifra stilistica dandogli la propria impronta, componendo un racconto per immagini raffinato e poetico. Racconta con la luce, con grandi scenografie e campi lunghi e lunghissimi, con un montaggio capace di alternare i momenti di calma alle serrate scene d’azione. Di contro la sceneggiatura non sfugge agli stereotipi, sia nella caratterizzazione dei personaggi, privi di alcuno spessore che non sia il loro carattere principale, che nei dialoghi, aderenti a questa visione volta alla sintesi estrema e alla rarefazione della narrazione.
Raramente capita una dicotomia così forte tra l’autentico capolavoro visivo messo in scena e la piattezza narrativa di storia e personaggi.

Cinque e quattro stelle le rispettive recensioni, siamo davvero su alti livelli comunque. Al cinema!

Blade Runner 2049: tutto ciò che è accaduto tra il primo e il secondo film | Fantascienza.com


L’attesa per il sequel di Blade Runner è stellare, e su Fantascienza.com c’è la sequenza di fatti ed eventi che riempiono il gap temporale dal primo film a questo, di Denis Villeneuve. Sento il delirio salirmi dentro…

La Warner e il regista Denis Villeneuve hanno creato un approfondito resoconto di quanto accaduto tra la fine del primo film e il momento in cui l’agente K (Ryan Gosling) deve andare a cercare Deckard (Harrison Ford). L’operazione è stata fatta su due fronti: i tre cortometraggi presentati nelle settimane scorse e una Timeline che racconta gli eventi cruciali dal 2018, anno che precede idealmente l’inizio del primo film, fino al 2049.

Cavallette neanche tanto Criptiche

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