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Archivio per Distorsioni temporali

Ecco il secondo Odissea Argento, In un altro paese di Robert Silverberg | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione per Delos Odissea Argento numero 2, In un altro paese di Robert Silverberg, un’opera che non conosco ma che ha subito catturato la mia attenzione. Ecco la quarta:

“L’estate la trascorsero a Capri, nella villa di Augusto, nel cuore della stagione più fulgida dell’imperatore all’apice del suo regno, mentre in autunno ci fu il pellegrinaggio alla dorata Canterbury. Dopo sarebbero andati a Roma per Natale, per vedere l’incoronazione di Carlo Magno. Ma adesso era primavera nel loro meraviglioso viaggio, era quel glorioso mese di maggio verso la fine del Ventesimo Secolo, destinato a finire con un improvviso ruggito di morte e un cielo rosso fumante.”

Così inizia In Another Country, il magnifico romanzo breve (finora inedito in Italia) che Robert Silverberg scrisse per la collana della Tor che riuniva in un unico volume un classico della fantascienza (in questo caso lo splendido Vintage Season del duo C.L.Moore/H.Kuttner) e un seguito composto da un autore contemporaneo.

Come dice lo stesso Silverberg nell’introduzione, lui preferì riscrivere la stessa storia da un altro punto di vista piuttosto che un seguito, ma cercò (a nostro modesto parere con grande successo) di riproporre lo stile lirico della Moore, riuscendo a ricreare un’atmosfera di pathos che ha pochi eguali nella sua immensa produzione.

L’ipotesi del tempo fantasma | OggiScienza


Su OggiScienza la segnalazione di una strampalata teoria riguardo un certo periodo storico, che si sostiene essere stato aggiunto arbitrariamente per introdurre fatti storici in realtà mai avvenuti. Vi lascio alle note dell’articolo, ombre di teorie riconducibili al background pseudoscientifico che circolavano in Germania a cavallo del 1800-1900, prima dell’avvento del nazismo…

Secondo una teoria proposta in tempi relativamente recenti, il periodo compreso tra il 614 e il 911 d.C. sarebbe stato inserito in maniera artificiosa nella cronologia degli eventi storici. La storia sarebbe stata riscritta per introdurci un lasso di tempo di ben 297 anni, ricco di fatti che, in base a questa idea, non sarebbero mai accaduti. Oggi vivremmo nel XIX secolo, il Muro di Berlino sarebbe crollato il 9 novembre 1692 e l’attacco alle Torri Gemelle sarebbe avvenuto l’11 settembre 1704. Una simile mistificazione del calendario sarebbe stata opera di Ottone III di Sassonia, imperatore del Sacro romano impero dal 996 al 1002 (secondo la storia ufficiale), assieme a Papa Silvestro II (vissuto fino al 1002) e, con buona probabilità, Costantino VII, Imperatore d’Oriente (905 – 959). I tre autori di questa modifica deliberata avrebbero agito per trovarsi in carica allo scoccare del fatidico anno 1000, indicato come l’inizio del settimo giorno del mondo, in base a un’interpretazione dell’incedere dei sette giorni della creazione.

La formulazione dell’”Ipotesi del tempo fantasma” è merito di Heribert Illig, studioso bavarese nato nel 1947, che a partire dagli anni ‘90 ha pubblicato le sue idee in libri e articoli come “Das erfundene Mittelalter: Die grösste Zeitfälschung der Geschichte” (“Il Medioevo inventato: la più grande falsificazione della storia”) e “Hat Karl der Große je gelebt?” (“Carlo Magno è mai vissuto?”). Nei primi anni della sua carriera da storico, Illig pubblicò varie proposte di revisione della cronologia dell’Antico Egitto e delle epoche preistoriche. Il suo percorso di ricerca fu influenzato dal lavoro di Immanuel Velikovsky, intellettuale secondo cui la Terra avrebbe subito catastrofiche collisioni con altri pianeti (Venere e Marte, nello specifico) nonché promotore di una nuova cronologia degli avvenimenti dell’antico Egitto, della Grecia, di Israele e, in generale, del Vicino Oriente. Heribert Illig fu infatti un membro attivo di un’associazione di studiosi che seguivano le teorie catastrofiste e revisioniste proposte da Velikovsky. Il nome dell’associazione, attiva tra il 1982 e il 1988, era Gesellschaft zur Rekonstruktion der Menschheits und Naturgeschichte (“Società per la ricostruzione delle storia umana e naturale”).

Il ciclo dell’Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano | Fantascienza.com


Su Delos 216 è uscito un mini special – qui, qui e qui – dedicato alla creazione più famosa di Lanfranco Fabriani, un concept spaziotemporale in cui l’UCCI – Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano – manovra le dimensioni per fini di controllo – in definitiva, chi controlla il passato poi controlla il futuro. Per DelosDigital è nel frattempo disponibile la terza puntata della seria intitolata Il lastrico del tempo – ricordo che la prima vinse il Premio Urania nel 2001 proprio con Lungo i vicoli del tempo e la seconda confermò il Premio nel 2004 con Nelle nebbie del tempo – e quale occasione migliore ora di parlare degli aspetti del metamondo di Lanfranco?

In principio fu Leonardo Da Vinci. Il geniale scienziato e inventore scoprì il principio del trasferimento temporale, ma a Leonardo mancavano sia una matematica più raffinata sia una tecnologia adeguata per poter realizzare una vera e propria macchina del tempo. Così si limitò a descrivendolo nel Codice d’Aquitania, un testo che successivamente finì nelle mani di alcune nazioni, compresa l’Italia, dando così vita ad altrettanti servizi segreti temporali. Gli agenti italiani sono molto fieri di quest’invenzione, proprio per il fatto che sia stata inventata da un italiano e anche per il fatto che le macchine del tempo vengono per l’appunto chiamate Macchine di Leonardo.

Ecco come Fabriani descrive una macchina di Leonardo nel racconto Vent’anni dopo:

La macchina sembrava un grosso parallelepipedo, con una vaga forma umana leggermente scavata sulla faccia superiore. Si protese verso la piccola console dei comandi su un lato, con le quattro manopole per impostare le coordinate spaziali e temporali e un paio di pulsanti, e controllò che le coordinate selezionate sullo schermo digitale fossero corrette.

Alcune di queste macchine, tuttavia, nel corso del tempo sono state per così dire, “acquisite” illecitamente anche da soggetti diversi dalle nazioni e negli stessi apparati ufficiali non mancano corruzione e tentativi per cambiare gli eventi storici: da qui la necessità di salvaguardare il più possibile la Storia con la S maiuscola, dando vita a veri e propri servizi segreti con tanto di agenti che scorrazzano nel tempo, fondi economici creati ad hoc e tutto l’apparato burocratico che occorre per tenere in piedi un ufficio cronotemporale segreto. Già perché, ovviamente, a qualcuno può saltare in mente di andare indietro nel tempo per impedire la scoperta dell’America, oppure di uccidere la madre dell’imperatore Federico II e impedire la nascita di quest’ultimo. In pratica di cambiare la vita di una singola persona o di un’intera nazione e, perché no, dell’intero Occidente.

In Italia a preservare la Storia italiana c’è l’UCCI, Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano, la cui sede si trova nel centro di Roma, a due passi dal Ministero della Giustizia, tra il Ghetto e il Vaticano e tra il Monte di Pietà e Campo de’ Fiori, in un palazzo eretto nel 1590 dai principi Barberini. Ufficialmente è la sede dell’Ufficio per il Controllo dei Combustibili Inquinanti, che fa capo al Ministero dell’Ambiente. L’UCCI è a tutti gli effetti un vero e proprio servizio segreto, ma più segreto degli altri. La sua esistenza e quella delle Macchine di Leonardo sono note a pochissimi politici e funzionari dello Stato Italiano.

Il servizio segreto temporale italiano ha sezioni e propri uomini dislocati in vari momenti cruciali della storia d’Italia e non solo. L’obiettivo è appunto tenere d’occhio personaggi importanti o fare in modo che certi eventi significativi della Storia si svolgano nel modo giusto. Ogni Sezione è composta da un capo e da vari agenti, che si infiltrano nella città e nella società scelta, diventando essi stessi soggetti attivi, quindi mercanti o appartenenti all’aristocrazia. Per questo vengono forniti di abiti o di soldi appropriati e non è inusuale che durante una missione uno o più agenti possano perdere una macchina di Leonardo, rendendo la missione ancora più complicata del normale.

Ogni agente, ovviamente, è sempre pronto all’azione e anche ad uccidere se è necessario.

E ti ritrovi moribondo…


Muovi il tempo come se fosse un pedone; e poi non hai rispetto di quello che le dimensioni sono, di quello che tu non sei.

Illusioni


Sto assorbendo le onde anomale degli abissi del tempo, planetoidi in forma di iati entropici assumono la costante della mia esistenza, sembra un pianeta costituito di me ma sono solo illusioni. Io sono l’illusione massima…

L’Eone


Mi affido alle onde instabili delle esistenze, alla fine di un assommarsi di eoni in ristrettezze percettive trovo che sono trascendente a essi e divento a mia volta, l’Eone.

Proust, Rovelli e la fisica del Tempo perduto | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un articolo di Roberto Paura che indaga le dinamiche dello spaziotempo in chiave filosofica e fantascientifica, anzi quantistica. Un estratto:

Nel periodo in cui il mio itinerario nella Recherche si era, se non interrotto, perlomeno rallentato, ho intrapreso un altro complesso viaggio iniziatico, la lettura dell’Esegesi di Philip K. Dick, l’imponente volume che riassume una ancora più imponente mole di appunti inediti che l’allucinato scrittore di fantascienza californiano produsse tra il 1974 e la sua morte nel 1982. Una sua personale indagine sulla natura della realtà, densa di idee folli, parzialmente confluite in forma più o meno romanzata nella Trilogia di Valis. È difficile immaginare un autore più distante da Proust di Dick, eppure un legame c’è, e non di poco conto: entrambi riflettono sul tempo e giungono a una conclusione analoga, grazie a un passo del Parsifal di Richard Wagner. Proust era un grande amante di Wagner; è stato calcolato che nella Recherche il compositore e le sue opere sono menzionate più di cinquanta volte, rendendolo il personaggio non fittizio più citato in assoluto. Dick, che era un melomane, cita nell’Esegesi tanto il Parsifal quanto la “Tetralogia” dei Nibelunghi, ma il verso ricorrente che ritroviamo anche in Valis viene dal Parsifal: «Vedi, figlio mio, qui il tempo diventa spazio». A pronunciarlo è Gurnemanz, mentre introduce Parsifal nella sala del Graal, nel primo atto dell’opera. Che cosa vuol dire questa frase, che Dick cita a più riprese? Secondo il musicologo Andrea Bedetti, «dietro questa affermazione ermetica e sfuggente, il tempo che si trasforma in spazio, si cela una visione proibita ai profani e, in generale, a coloro che non sono in grado di intraprendere un cammino iniziatico. Il potere immenso del Graal può dominare tutto, perfino il concetto fisico del tempo, che viene assorbito, come da un “sacro” buco nero, dall’estensione infinita dello spazio. Da questo momento, le regole, le leggi, tutto ciò che era stato acquisito dalla materia, simbolo del regno della quantità, viene mutato, subliminato (secondo una visione cara agli alchimisti) in una dimensione più alta, verticale, il cui accesso è garantito solo ai pochi iniziati che ben comprendono il simbolismo e l’ermetismo presenti nell’ultima opera wagneriana».

Distorted


Le sculture si animano di perfezioni incipienti, lungo gli abissi innaturali delle estetiche.

Così il suono


Ecco la perfezione inserita in una complessità anomala del suolo; così il suono si riversa oltre le parole usate, e ne rimangono soltanto echi e latrati di un’antichità appena supposta.

Senso degli eoni


Ne rimangono pochi di estratti vividi, di ricordi che si susseguono in risme scoordinate e intense, il senso degli eoni organizzati in cicli è impressionante, immenso, disturbante, mortale.

AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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Jakob Iobiz

Scrittore

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