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Archivio per Divinità

La nave degli scomparsi. Magnus Chase e gli dei di Asgard | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un nuovo romanzo per Rick Riordan che si muove in una saga, di cui questo La nave degli scomparsi è la chiusura di una trilogia norrena. Ecco la sinossi:

Loki è riuscito a liberarsi dalle catene con cui Odino lo teneva prigioniero e marcia verso l’impresa che consacrerà per sempre il suo dominio: distruggere i Nove Mondi e scatenare il Ragnarok, il Giorno del Giudizio. Un’eternità trascorsa con un serpente sulla testa non ha certo mitigato l’ira del malvagio dio, e Magnus Chase dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per impedire che Loki salpi con la diabolica Nave dei Morti prima del solstizio d’estate. Nella sua missione più decisiva, però, Magnus dovrà affrontare Loki sul suo stesso terreno, in un duello in cui non serviranno mazze e spade quanto spirito e arguzia: una gara di dialettica, da combattersi a suon di… fantasiosi insulti! Solo bevendo il prodigioso Idromele di Kvasir Magnus potrà sperare di battere il dio, ma dovrà poi misurarsi con il suo terrificante vascello di zombie a bordo di una nave dall’aspetto non esattamente minaccioso, la Big Banana

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Tre preghiere romane – La misura delle cose


Sul blog La misura delle cose un post articolato che riesuma, o meglio storicizza (e purtroppo ce n’è bisogno) la spiritualità per noi pagana dei tempi arcaici di Roma, di quei tempi repubblicani; lo fa attraverso tre preghiere perlopiù appartenenti ai culti privati in cui si evidenzia una dignità e una forza interiore che oggi ci è sconosciuta, persi come siamo nelle supplichevoli e umili esortazioni del noioso culto cristiano.

A Roma i sacerdoti erano organizzati in confraternite o collegia, divisi in base alle attività e ai compiti a cui erano preposti; durante le cerimonie innalzavano agli dèi inni e preghiere per propiziarne la benevolenza. Accanto al culto pubblico, del quale erano destinatarie le maggiori (pochissime) divinità, esisteva un culto privato, una “religione domestica” che celebrava entità extraumane e spiriti degli antenati preposti alla protezione della casa, della famiglia e delle attività che attorno a queste si svolgevano.

“Lari, aiutateci! Né pestilenza né rovina, o Marte, lascia dilagare tra il popolo! Sii sazio, o feroce Marte, salta sulla soglia, fermati là, là! I Semoni, alternativamente, li chiamerà tutti a riunione; aiutaci, Marte! Trionfo!”

Dark Place


Le concrezioni si eternano frattalizzate, come arcaici santuari.

Hidden Identity


Nei medaglioni di un passato emerso come Ra.

Case di riposo (letterarie) per divinità in pensione: ovvero cosa succede ai vecchi dei nel nuovo mondo? | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine un post che rimanda idealmente a un altro che ho segnalato ieri, sul sopravvivere degli antichi Dei anche nella cultura attuale. Un estratto:

La letteratura fantastica sembra chiedersi da tempo, con tono più o meno ironico, quale sia il posto nel mondo che le antiche divinità pagane possono (o potrebbero) occupare oggi: e la risposta non è, in genere, molto positiva.
Il fantasy moderno e, in generale la letteratura fantastica, sono ricchi di dèi, semidei, figure mitologiche e mostri più o meno inventati, a cui gli autori si riferiscono con toni anche molto diversi tra loro: i personaggi divini possono essere oggetto di un ammiccamento ironico, come il vecchio dio Aldur che vaga su un carretto, o il più giovane Belar, costantemente ubriaco e circondato da belle ragazze, nel ciclo del Belgariad di David Eddings; il bizzarro Fizban, in Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman, è un dio, o ricorda di esserlo stato, una volta diventato Zifnab nel Ciclo di Death Gate degli stessi autori. Altrove, la divinità è intesa con una maggiore venerabilità o religiosità, come accade nelle varie opere del complesso Cosmoverso di Brandon Sanderson.
Un posto di riguardo, tuttavia, spetta a quelle divinità che non sono nate all’interno della fantasia di un autore, ma che derivano da un (vero) sistema religioso e si sono ritrovate (forse loro malgrado) come personaggi di libri di narrativa moderna.

La sopravvivenza degli antichi dei: American Gods e le metamorfosi delle religioni | L’indiscreto


Gli Dei non muoiono: si nascondono, si combattono e si trasformano. Alcune riflessioni a partire dalla serie American Gods, originaria della penna di Neil Gaiman, che traccia un percorso di sopravvivenza del mito degli Dei: tutto ciò mi ricorda Lovecraft e il suo pantheon di divinità ancestrali, terrificanti e potentissime. Su L’Indiscreto.

Che gli dei non siamo mai morti, ma abbiano subito trasformazioni, camuffamenti, alterazioni e risemantizzazioni, è un’idea condivisa da un nutrito gruppo di scrittori e ricercatori. È questo il caso delle ricerche iconografiche condotte presso il Warburg Institute di Londra. Gli allievi ed i collaboratori dello storico dell’arte amburghese Aby Warburg hanno continuato il suo progetto di ricerca: lo studio della sopravvivenza delle immagini degli dei Greci attraverso le loro peregrinazioni nell’astrologia islamica, nella poesia medievale e nelle immagini allegoriche del tardo medioevo, che recuperano infine la loro forma originaria nella filosofia e nella pittura del Rinascimento italiano.

“[…] il rinascimento ci appare come una reintegrazione di motivi antichi nella loro forma antica: non dunque una “risurrezione” come spesso si lascia intendere, ma un ripristino e un rinnovamento. “Rinascendo”, Ercole ritrova la muscolatura atletica, la clava e la pelle di leone, insomma i suoi attributi classici. Non può dirsi invece che risorga, perché, come Marte o Perseo, in realtà non era mai morto. Era andato perduto il suo aspetto esteriore, ma il nome e l’idea si erano conservati nella memoria di artisti e letterati. Allo stesso modo, anche Perseo aveva continua a vivere sotto le spoglie di un turco e Marte sotto quelle di un cavaliere. Bisognerà guardarsi però dal concludere affrettatamente che la forma classica, che era stata caratteristica di queste divinità, si fosse del tutto dissolta. Malgrado lunghe eclissi, il Medioevo ne aveva conservato il ricordo, un ricordo mantenuto e ravvivato, del resto, in certe epoche privilegiate, dalla vista delle rovine antiche e dalla lettura dei poeti” (Jean Seznec, La sopravvivenza degli antichi dei).

Claustrum – Penitential


Affondando nelle derive interiori di inumanità commossa… La luce superiore può far piegare le membra e l’anima allo stesso modo dell’oscurità più abissale, quella più nefasta.

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