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Archivio per Edwin A. Abbott

Note sulla quarta dimensione | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un bell’articolo che indaga le implicazioni della quarta dimensione; un estratto:

Durante il periodo che ora chiamiamo “fin de siècle”, cioè fine del secolo, due mondi si sono scontrati. Le idee morivano tanto facilmente quanto venivano al mondo. E in una sorta di logica hegeliana di tesi/antitesi/sintesi, le idee più interessanti sono nate da genitori diametralmente diversi. In particolare, l’ultimo soffio di spiritualità vittoriana ha infuso la scienza di un certo misticismo. La teosofia era portavoce di tutta la rabbia del tempo; Huysmans trascinò Satana nella Parigi moderna; e poeti e studiosi eccentrici si incontrarono nella sala di lettura del British Museum sotto l’egida della Golden Dawn per una tazza di tè e un po’ di demonologia. Come conseguenza di tutto ciò, alcuni termini scientifici tuttora in uso, sono il risultato di  strane e meravigliose idee che sono state sviluppate proprio all’inizio del secolo. È il caso dello spazio, che affascinava matematici, filosofi e artisti con le sue insondabili possibilità.

Al di fuori dei circoli matematici, questa tendenza iniziò in modo piuttosto innocuo nel 1884, quando Edwin A. Abbott pubblicò Flatland: “Un romanzo dalle molte dimensioni”, sotto lo pseudonimo di A. Square. Nella bella tradizione della satira inglese, Abbott crea un mondo alternativo, una sorta di arena senza senso per ridicolizzare  le strutture sociali dell’Inghilterra vittoriana. In questo mondo bidimensionale, classi diverse sono composte da poligoni diversi, e le leggi sui lati e gli angoli che sostengono la gerarchia si spingono fino all’assurdità. Inizialmente l’opera è stata solo moderatamente popolare, ma ha introdotto esperimenti mentali che permettevano al grande pubblico di visualizzare numeri di dimensioni superiori alla terza. Ha anche spianato la strada a un pensatore assai più esoterico che avrebbe avuto effetti di più ampia portata con il suo mix  di misticismo e di matematica.

Nell’aprile 1904, C. H. Hinton pubblicò The Fourth Dimension, un libro di matematica molto popolare, basato su concetti che aveva sviluppato sin dal 1880, in cui cercava di stabilire una dimensione spaziale aggiuntiva alle tre che già conoscevamo. Non stiamo parlando del tempo che oggi siamo abituati a considerare come la quarta dimensione; quell’idea è arrivata un po’ più tardi. Hinton stava parlando di una dimensione spaziale reale, di una nuova geometria, fisicamente esistente e persino possibile da vedere e sperimentare; qualcosa che ci collegava tutti e ci avrebbe portato a una “Nuova Era del Pensiero”. (È interessante notare che proprio nello stesso mese in una stanza d’albergo al Cairo, Aleister Crowley parlò con gli dei egiziani e proclamò un “Nuovo Eone” per l’umanità. Per quelli di noi che si divertono a tracciare i retroscena subculturali della storia, sembra che una strana sincronicità abbia collegato brevemente un matematico mistico a un mistico matematico – una cosa abbastanza notevole).

Aspirando a un piano più alto | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un articolo su Flatlandia, il famoso romanzo di Edwin Abbott Abbott, che descrive un mondo piano parafrasando il nostro tridimensionale, adombrando così anche la quarta dimensione.

Superficialmente – e il mondo di Flatlandia è una superficie, ovvero un piano infinito euclideo – il libro è la storia di creature geometriche che vivono in un mondo bidimensionale. A. Square, un tizio piuttosto ordinario, vive un’esperienza mistica: una visita della misteriosa Sfera della Terza Dimensione, che lo porterà in nuovi mondi e nuove geometrie. Ispirato da zelo evangelico, Square si sforza di convincere i suoi concittadini che il mondo non si limita alle due dimensioni accessibili ai loro sensi, ma entra in collisione con le autorità religiose e finisce in carcere.

La storia ha un fascino senza tempo, e non ha mai smesso di essere stampata sin dalla sua prima pubblicazione. Ha generato diversi sequel ed è stata oggetto di almeno un programma radiofonico e due film di animazione. Non è soltanto un libro sulle dimensioni nascoste: è un libro che possiede delle dimensioni nascoste. La sua missione matematica non si limita alla nozione di due dimensioni, ma a quella di quattro. La sua funzione sociale gioca con la rigida stratificazione della società vittoriana, in particolare con lo status secondario delle donne, anche se mogli o figlie dei ricchi.

Gli abitanti di Flatlandia sono triangoli, quadrati e altre figure geometriche. Nella gerarchia del mondo planare, lo status dipende dal proprio grado di regolarità e da quanti lati si posseggono. Un triangolo isoscele è superiore a uno scaleno (tutti i lati diversi) ma inferiore a un triangolo equilatero. Ma tutti i triangoli devono sottostare ai quadrati, che a loro volta si sottomettono ai pentagoni, esagoni, fino all’apice della società di Flatlandia, il Sacerdozio. Sebbene siano chiamati “Cerchi”, i sacerdoti sono in realtà dei poligoni con così tanti lati che nessuno può distinguerli. I figli dei quadrati sono di solito pentagoni e i nipoti esagoni, quindi c’è una progressione generale lungo il piano (non c’è un “sopra” in Flatlandia).

∂| FantasyMagazine | Un episodio di Flatlandia – come un popolo piano scoprì la terza dimensione


Molti di voi conosceranno Flatlandia, di Edwin A. Abbott, scritto nel 1907. È un romanzo che narra le peripezie di esseri senzienti, umani bidimensionali, che approcciano con l’aliena terza dimensione; paradossi matematici che per noi tridimensionali sono cose assolutamente scontate, ma che ci aprono la mente alla quarta dimensione, per noi assolutamente astrusa e innaturale.

FantasyMagazine, in un articolo a firma di Emanuele “Manex” Manco, ci segnala uno spin-off di Flatlandia:  Un episodio di Flatlandia —  come un popolo piano scoprì la terza dimensione, scritto da Charles Howard Hinton.

In un mondo a due dimensioni, un popolo di esseri piani (nel senso di piatti) scopre che una catastrofe planetaria sta per abbattersi su di loro; l’intuizione dell’esistenza di una terza dimensione li porterà a ideare un piano (nel senso di progetto) per salvarsi. Il racconto scientifico si avvale di una trama narrativa semplice in cui si inseriscono profonde e futuristiche considerazioni sulle dimensioni spazio-temporali percepite, nonché valutazioni filosofiche sul significato di tali limitazioni sensoriali.

E’ sorprendente scoprire come Hinton, già all’inizio del secolo scorso, padroneggi concetti teorici di grande attualità. Il testo si presta a diverse chiavi di lettura che, a partire dalle “semplici” considerazioni di geometria euclidea fino alle più complicate implicazioni di carattere trascendentale, non tralascia di rappresentare le tendenze culturali di quel magnifico periodo storico che vide l’affacciarsi delle principali teorie scientifiche moderne.

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