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Archivio per Ernesto Assante

Rock e fantascienza, inossidabili – Libri – ANSA.it


Addirittura l’Ansa s’interessa al meraviglioso lavoro di Mario Gazzola ed Ernesto Assante, Fantarock. A testimonianza del gran lavoro che i due hanno fatto per modellare l’immaginario che intercorre tra Rock e SF e, più in generale, col Fantastico.

 

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Libri, “Fantarock”: quando il rock incontra la fantascienza – Corriere dell’Umbria


Sul CorriereDellUmbria una bella presentazione e intervista relativa a MarioGazzola per quanto riguarda l’opera FantaRock. A voi il video di ciò che Mario dice; ah, prendetevi il libro…

Fantarock. Stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’opera FantaRock, saggio a 360° sulle commistioni tra Rock e SF, a cura di Mario Gazzola ed Ernesto Assante. Un estratto:

Ci sono molti modi di fruire di storie fantastiche. Tra i tanti ha una rilevanza non trascurabile la musica che, sia mediante i testi delle canzoni che virtuosismi strumentali, racconta talvolta grandi epopee fantastiche, sia ispirate a libri o film, sia del tutto autonome. Se tanti sono i generi musicali ispirati dai mondi fantastici, Fantarock. Stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici è un saggio edito da Arcana Edizioni si concentra sul Rock, proponendosi di esplorare a   360° le connessioni della musica pop rock con l’immaginario di fantascienza. Un percorso che, lo leggerete dalla sinossi, attraversa epoche diverse, e diverse accezioni mediatiche.

L’anno del FantaRock | PostHuman


Su PostHuman la segnalazione di una prossima, monumentale uscita, un’opera che vede protagonisti Mario Gazzola ed Ernesto Assante che insieme – e in collaborazione con una manciata di altri redattori, tra cui io – definiscono le coordinate delle interazioni tra Rock e SF. Il volume, infatti, si chiama FantaRock, stranezze spaziali e suoni da mondi fantastici, e dal 6 dicembre sarà in libreria, edito da Arcana. Ne riparleremo, di quest’opera, man mano che la Rete si accorgerà di essa; nel frattempo, ecco alcuni tratti dal post di presentazione.

FantaRock esplora tutte le connessioni fra musica rock e immaginario di fantascienza, partendo dalle origini negli anni ’50 e risalendone il corso fino al 2018: un capitolo a decennio, tranne la fase del mitico ’68 che occupa un capitolo a sé, uno per questi primi 18 anni dal fatidico 2000, uno sulla multiforme carriera del sopra evocato David Bowie, il quale ha declinato le sue articolate passioni fanta in numerosi dischi e progetti cine-teatrali, fortunati e meno.

Ecumenicamente, il saggio affronta tutti gli stili musicali che si sono abbeverati alle sorgenti del fantastico avvicendandosi nel corso di questi 60 e rotti anni, senza snobismi critici: dal r’n’r primordiale al folk fino ai cantautori italiani, dal jazz alla psichedelia, dal prog alle avanguardie più esoteriche; e poi hard&heavy, punk e new wave, ma anche importanti colonne sonore orchestrali o elettroniche, disco music ed electro pop, hip e trip hop, jungle e techno, fino alle più recenti contaminazioni a 360 gradi delle Björk o dei Gorillaz, degli Unkle o dei Flying Lotus. E ancora, gli storici concept album degli anni ’70 con le loro fantastiche copertine apribili a libro, fino ai loro epigoni nel moderno progressive metal.
Sonda le ispirazioni letterarie e cinematografiche dei musicisti, le connessioni con il mondo del fumetto, oggi del videogioco e delle serie tv. Fino ai cantanti divenuti attori (Bowie, Jagger, Iggy Pop, Alice Cooper etc.) e – in qualche caso – anche registi (Rob Zombie) o autori letterari/fumettistici, o quantomeno ispiratori a loro volta di personaggi del fantastico come Sandman (Robert Smith), Constantine (Sting), il Corvo (Peter Murphy).

Analizzando in profondità, in effetti i percorsi che collegano la nostra musica alla narrativa dallo sguardo proteso verso gli spazi infiniti, o l’immaginazione di possibili futuri, sono pressoché infiniti: anche perché quella musica ha appunto sempre avuto nel proprio dna l’ambizione di essere in un certo senso la “colonna sonora del futuro”, ovvero l’astronave per conquistarli quegli spazi. A volte, anche (ri)scoprendone versanti inesplorati, come ha sottolineato Sandro Battisti (che ha curato le schede su Pink Floyd e Fields of the Nephilim): “descrivere minuziosamente l’universo dei Fields of the Nephilim e, soprattutto, dei Pink Floyd, relazionarli col fantastico e con la s/f in particolare, è stato come pitturare nuovamente una tela che conosci a menadito, ma mai così doviziosamente. Narrare di quei mondi ha il sapore sapido di un gusto mai troppo appagante, mai troppo esplorato, mai davvero stancante”.

FantaRock esce in libreria il 6 dicembre, occupa ben 460 pagine (con numerose illustrazioni in b/n) e costa 26,50€.

Lo show totale di Roger Waters al Circo Massimo: musica, immagini e politica – Repubblica.it


Su Repubblica la splendida recensione di Ernesto Assante al concerto di Roger Waters, ieri sera al Circo Massimo. Come dargli torto? Presto conto di farvi una rece appropriata, sto ancora assimilando l’evento, l’emozione…

Media-Trek » Blog Archive » Visioni fantascientifiche al Fuorisalone di Milano


Due puntate su due siti diversi per Mario Gazzola e il suo articolo sulle visioni fantascientifiche al Fuorisalone di Milano; la prima è su Mediatrek di Ernesto Assante, la seconda su PostHuman.

Al Fuorisalone milanese le avanguardie del design e dell’architettura rendono attuali le visioni della fantascienza.
“Tu suoni lastre di ghiaccio atonali che, limpide, rimangono sospese nell’aria e stendono uno sfondo di colore cangiante dietro la musica”. Brian Eno scrisse queste righe nelle sue strategie oblique per guidare i musicisti della band di David Bowie verso orizzonti inesplorati durante le registrazioni dell’album Outside.

La citazione di Brian Eno che avete letto in apertura del mio articolo sul blog di Ernesto Assante (e che ritrovate nel libro edito da Giunti di cui vedete la copertina a lato) sembra scritta (vent’anni prima) apposta per gettare un abbagliante fascio di luce fantascientifica sul nuovo concept di diffusori audio presentato da AGC Asahi Glass nell’installazione Soundscape al Fuorisalone 2018: un avveniristico sistema di diffusione sonora attraverso lastre di cristallo a tre strati che sono sicuro intrigherebbe non poco il papà dell’ambient music.

Ebbene, per chi non l’avesse vista di persona, qui di seguito vi mostriamo anche una piccola fotogallery (scatti di Akihide Mishima) dell’installazione come appariva allo Spazio Ventura (di cui qui a destra vedete gli esterni) vicino alla Stazione Centrale.

Il futuro irrompe dal passato? Sembra questa la lezione postmoderna che Mario disegna, e il fascino è infinito.

 

Media-Trek » Blog Archive » Nuovo prog, vecchio prog, sempre prog


Sul blog di Ernesto Assante, su Repubblica, prende la penna Mario “Black M” Gazzola, e traccia una delle sue sublimi cavalcate nel panorama musicale internazionale del Rock; argomento? Il Progressive e i suoi infiniti interpreti. Qui la lettura completa:

Poco tempo fa avevamo scritto un articolo in cui riunivamo diversi gruppi italiani e stranieri che, ognuno a modo suo, si ispirano alle sonorità del progressive. Quando si parla di quell’ambiziosa stagione del rock, si pensa subito a King Crimson, Genesis, Pink Floyd, Van Der Graaf Generator, Jethro Tull, come da noi a PFM, Banco, Le Orme, Osanna e così via. Tuttavia, ascoltando alcuni dischi italiani, come ad esempio i romani Bridgend (Rebis, Orange Park Recordso) o meglio ancora i valdostani Movin’ K (Waitin’ 4 The Dawn, TdE Music Productionz), incappiamo in sonorità che sanno più marcatamente di anni ’80: di Marillion, di Toto, per esempio, con quei sintetizzatori d’epoca che ribattevano pesantemente i riff delle chitarre. Quando ne parliamo con il leader dei Movin’ K, il cantante/tastierista Francesco K Epiro, lui risponde che in realtà “rispettabilissimi gusti personali, comunque diciamo che quando parli di ‘scivoloni verso un power pop melodico dalle parti dei Toto di Hold The Line‘ per noi è un complimento pazzesco”.
Rispettabilissimi gusti personali, per citare il valdostano tastierista, ma la cosa ci dà da pensare: avendo vissuto gli anni ’80, ricordiamo bene che all’epoca la musica “in” erano i Police e i Talking Heads, Devo e Depeche Mode nell’electro, i Cure e la falange dark in ambito wave, Iron Maiden e Motörhead in campo metal, gli U2 in marcia verso le arene oceaniche… ma i Toto, i Foreigner, i superstiti della Jefferson Starship che un tempo aveva volato alto, anche i Marillion no, puzzavano già di muffa.
Sembravano gruppi, anche quando recenti come appunto Marillion o Asia, coll’orologio sincronizzato su un’epoca ormai chiusa, di cui stavano ormai raccogliendo gli avanzi di stagione nomi che ne avevano maggior diritto (i Genesis di Follow You Follow Me, gli Yes di Owner Of A Lonely Heart, Alan Parsons col suo Eye In The Sky, su tutti i Pink Floyd di The Wall), ma che comunque avevano già superato da mo’ la loro golden age. E allora che senso ha ispirarcisi ora, a 35 anni e più di distanza? Invece il leader dei Movin’ K ci spiega che “da musicista, riconosce una certa attitudine comune, non tanto nel genere, ma nell’approccio alla composizione e alla creazione degli arrangiamenti, fra Police e Toto”. Il che giustifica l’elezione da parte del tastierista valdostano a sacra trimurti di riferimento dell’eterogeneo trio formato appunto da “Pink Floyd, Police e Toto”.
La questione filosofica ci pungola finché non scopriamo – raccogliendo materiale per un saggio sulle intersezioni fra rock e immaginario di fantascienza – gli svedesi The Night Flight Orchestra, i quali pubblicano il 19 maggio prossimo sull’etichetta metal Nuclear Blast/Warner i loro terzo album Amber Galactic. Ci aspettiamo di essere trasportati in un trip spaziale oscuro alla Hawkwind o alla Blue Öyster Cult, oppure di finire schiacciati da una spietata macchina da guerra metallica (i componenti del supergruppo provengono da due band death metal come Soilwork e Arch Enemy o dal prog scifi metal dei Jupiter Society), invece i nordici sono assai più tranquilli e orecchiabili. Anzi… ebbene, sì, anche qui notiamo quegli arrangiamenti da primi anni ’80 coi riff di synt alla Europe o, che so, Scorpions melodici e il tarlo mentale riprende a rodere: cos’è, la nuova moda? Chiediamo d’intervistare il cantante Björn Strid sulle letture fantascientiche del gruppo per il libro e intanto gli accenno le mie impressioni sul sound del gruppo, timoroso di prendermi una “lavata di capo” per non aver capito nulla, mentre invece quello mi spiazza confermando “certo! Nell’album abbiamo riversato la nostra passione per gruppi come quelli che hai citato ma anche Foreigner, Journey, Boston… ci sono un sacco d’influenze, anche il pop metal dei Kiss e il pop puro degli Abba, degli Steely Dan e dell’Alan Parsons Project”.

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