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Archivio per Esistenzialismo

Estetiche inquiete. Joy Division e dintorni. Contesto e radici – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Our Vision Touched the Sky. Fenomenologia dei Joy Division, saggio di Alfonso Amendola e Linda Barone che analizza la breve stagione dei Joy Division raffrontandola col maelstrom sociale che in UK si respirava in quegli anni, grazie all’omicida neoliberismo thatcheriano. Un estratto dalla rece:

Se il punk può essere visto come una sorta di risposta rabbiosa e nichilista all’incertezza sociale e politica del periodo in cui esplode espressa dai rimasugli di comunità in disarmo soprattutto in ambito londinese, il post-punk si presenta come un fenomeno proprio di alcune città del Nord dell’Inghilterra caratterizzate dalla cupezza urbanistico-architettonica ereditata dagli anni Sessanta.
Città industriali in declino come Manchester, Liverpool e Sheffield che hanno conosciuto la violenza della rivoluzione industriale sembrano ormai capaci di offrire ai figli della working class e della piccola borghesia soltanto il senso di alienazione e di inquietudine della grigia periferia lontana dal punk della Capitale presto trasformatosi in patinato fenomeno di consumo. Nelle città industriali del Nord nasce dunque una “generazione post-punk che al nichilismo dell’annientamento del futuro e al fascino della moda irriverente [del punk londinese] rispondevano con l’inquietudine e l’incertezza del presente e con il racconto dell’apatia della periferia. Allo stesso modo dei Fall, anche i Joy Division, seppur con diversi riferimenti dichiarati, dipingevano attraverso la musica e la lirica un paesaggio industriale periferico che portava con sé solo immagini di fallimento, gelo, perdita del controllo, smarrimento (p. 32)”.

Se già il punk, operando una sorta di opera di bricolage, aveva saputo attingere da diversi stili e sottoculture britanniche del dopoguerra, il post-punk, sostengono Amendola e Troianiello, ha ulteriormente ampliato i confini allargandosi all’ambito europeo attingendo, ad esempio, dai suoni metallici dei tedeschi Kraftwerk e da esperienze alle prese con sonorità sintetizzate. In una contesto urbano sempre più caratterizzato dal frantumarsi delle comunità sono spesso i mass media a proporre/costruire nuovi ambiti identitari.

“In questo modo è possibile intendere l’immagine delle culture giovanili figlie della working class protagoniste del movimento sottoculturale del post-punk (così com’è stato per la corrente punk) come l’immagine coesa di una cultura della resistenza. Pertanto se il dolore, l’introspezione, il disagio post-industriale e l’assenza di bellezza così come la sua ricerca, l’uso di droghe, la disoccupazione e l’inesorabile declino di una nazione potente diventavano le colonne portanti del discorso sottoculturale del post-punk, l’estetica, i luoghi di consumo della musica e i luoghi di creazione di nuovi network dove esercitare pratiche condivise di ascolto e condivisione secondo rituali consolidati, rappresentavano il linguaggio necessario, coerente e coeso di un movimento che, partendo da un desiderio di costruzione alternativa al rock classico, ha finito per dar vita a una nuova ondata di produzioni mainstream degli anni Ottanta (p. 30)”.

La scena discografica post-punk di Manchester si contraddistingue anche per un’eleganza e pulizia formale – sconosciute all’ambiente musicale londinese dell’epoca – che richiama palesemente le estetiche di alcune avanguardie europee primonovecentesche. Se a Manchester, al passaggio tra gli anni Settanta e gli Ottanta, gruppi come Joy Division, A Certain Ratio, Durutti Column, The Fall, cresciuti attorno alla Factory Records, si mostrano più inclini a sonorità cupe, a Liverpool, altra città in declino alle prese con la disoccupazione, band che gravitano attorno all’Eric’s Club, come Echo and the Bunnymen, ricavano dall’angoscia, dalla solitudine e dal dolore atmosfere decisamente meno fosche.
Un caso un po’ diverso è rappresentato da Sheffield, uno dei centri nevralgici della rivoluzione industriale: nonostante nell’immediato gli effetti del thatcherismo si rivelino meno devastanti dal punto di vista occupazionale rispetto alle alte città del Nord, anche questa realtà non manca di pagare il suo tributo in termini culturali. Se nel cuore della lavorazione dell’acciaio e dell’orgoglio operaio il punk rimane un fenomeno sostanzialmente di superficie tra i figli della working class, maggior interesse viene invece da questi riservato all’universo delle sonorità sintetizzate. Il fenomeno post-punk di Sheffield ha nell’esperienza del laboratorio creativo Meatwhistle, da cui provengono gruppi come Music Vomit, un riferimento importante sebbene non l’unico, visto che anche per altre vie nascono band destinate alla notorietà (es. Cabaret Voltaire).

“Dal racconto della periferia post-industriale al centro della cultura globale condivisa dai grandi pubblici, dai focal places, luoghi di costruzione di relazioni e rapporti, il post-punk nella sua veste eversiva eppure reificata perché inserita nei processi produttivi e distributivi, è un forte esempio di identità culturale che si muove continuamente dai bordi del racconto sovversivo verso il centro del consenso comune, creando nuove metafore, racconti e atmosfere (pp. 35-36)”.

Interpol – Stella Was A Diver


Quando lo spettacolo interiore della tristezza diviene monumentale esistenzialismo inguaribile.

The Cure – Hanging Garden


Qualcosa di ormai abissalmente perso nel tempo – video che svela anche l’iconografia scelta per l’album cui il brano appartiene: Pornography (1982).
Maschere psichedeliche esistenzialiste.

The Cure – Peel Session 1981


Dall’abisso di quarant’anni fa, il momento migliore dei Cure, mentre le ombre acide ed esistenzialiste oscuravano qualsiasi loro orizzonte.

Mai, mai…


Sorpresi dalle continue esternazioni psichiche del delirio, troviamo appesi alcuni cadaveri mentali sulle guglie di una conoscenza mai raggiunta, di un complesso percorso mai intrapreso.

Livelli esistenziali


Poche mistiche olografiche per portare la difficoltà interiore alla catarsi su livelli inediti di dolore esistenziale.

The Cure – The Same Deep Water As You – Live in Berlin


Non li seguo più, il punto di vista esistenziale e dark, ma umano, è ben lontano dietro di me, abbandonato perché i flutti del disincarnato attraggono molto di più. Eppure, eppure, questo è un gran bel pezzo…

Lo straniero | Albert Camus


English: Albert Camus in 1957

Su BooksBlog un post per ricordare uno dei romanzi più interessanti di tutto il ‘900: Lo straniero, di Albert Camus.

Sono passati settantaquattro anni da quando Gallimard diede alle stampe Lo straniero, il primo romanzo di un giovane saggista neanche trentenne. Fu l’epifania di uno straordinario scrittore, quell’Albert Camus che occupa un posto privilegiato nel Pantheon dei grandi della letteratura del Novecento.

Il libro è diviso in due parti. Nella prima si racconta la vita di Meursault, un uomo di origine francese che vive ad Algeri. In questa prima parte viene raccontata la sua indifferenza nei confronti della morte della madre e la relazione con una donna conosciuta in spiaggia, Maria. Contro la sua volontà e lasciandosi trascinare dagli eventi, Meursault commette un omicidio sparando quattro colpi a un arabo su di una spiaggia.

Nella seconda parte si racconta il processo, l’apatia del protagonista, la condanna a morte di Meursault e la sua presa di coscienza dell’indifferenza del mondo nei confronti dell’umanità.

Personalmente, uno degli elementi che mi hanno maggiormente affascinato del romanzo di Camus è l’incredibile capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore anche con una minuziosa descrizione deitempi morti del protagonista. Il secondo capitolo del libro è dedicato a una domenica trascorsa a non fare nulla, a contemplare la città. Nulla progredisce nella trama, ma quelle sette pagine non sono affatto inutili.

Specialmente se vengono comparate a quelli che in altri romanzi sarebbero snodi narrativi sottolineati da solennità e squilli di tromba e che Camus, invece, ridimensiona per costruire il carattere indifferente e apatico del suo straordinario personaggio:

La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva.

Vale la pena interrogarsi su cosa accadrebbe oggi a un libro come Lo straniero. Probabilmente un editor casserebbe per intero quel secondo capitolo che è, invece, una straordinaria prova di osservazione e, quindi, di letteratura. Una cosa è certa: dal 1942 a oggi questo libro non è invecchiato di un giorno.

PARIGI, LIBRI E MUSICA – PostPopuli – Il post per tutti


Bel post su PostPopuli dedicato a Parigi e al suo spleen costituzionale, culla per tanti artisti e Movimenti letterari. Un estratto:

Baudelaire ha imbevuto il suo spleen nella grandeur parigina, e l’ha trasformato in pura musica. La sua poesia è ultramoderna – ancora oggi non c’è poesia più moderna – ma con una solennità romana. Parigi nell’Ottocento, città d’avanguardia, città di lumière e dei paradisi delle dame, ma dai colori stesi come un quadro di Renoir, coi colonnati plastici e i solenni spazi vuoti, è entrata nella sua poesia. E anche Cioran, venendo a Parigi, ha travasato l’oro dei suoi cupi succhi slavi negli squisiti bonbon delle sue frasi. Se, come ha osservato Constantin Noica, nessuno si è mai suicidato con un libro di Cioran in mano, forse il merito è anche di Parigi. Perché chi ha confrontato il Cioran in rumeno con il Cioran in francese, ha potuto apprezzare la comparsa di qualcosa che prima non c’era: l’ironia. L’ironia di Cioran, distruttiva e autodistruttiva, sempre deliziosa, un gioco mortale per noi e per lui, è nata a Parigi. Nei libri in rumeno non c’era.

I libri a Parigi sono una dappertutto. Ci sono molte librerie. Piccole librerie. In Italia, i librai indipendenti fanno la stessa vita dei quotidiani indipendenti: sono sempre sul filo della chiusura, sono dei soldatini giapponesi che restano sulle isole anche se sanno che la guerra è finita, perché non son capaci di adattarsi alla pace. La pace, in Italia, è una pace senza libri. O con i pochi libri che tutti leggono. Per fare libreria in Italia ed essere sicuro di non chiudere, devi entrare in franchising. In Francia no. Sono inciampato a ogni strada in una piccola libreria, e ognuna aveva la sua personalità.

Mareducata

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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