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Non li seguo più, il punto di vista esistenziale e dark, ma umano, è ben lontano dietro di me, abbandonato perché i flutti del disincarnato attraggono molto di più. Eppure, eppure, questo è un gran bel pezzo…

Lo straniero | Albert Camus


English: Albert Camus in 1957

Su BooksBlog un post per ricordare uno dei romanzi più interessanti di tutto il ‘900: Lo straniero, di Albert Camus.

Sono passati settantaquattro anni da quando Gallimard diede alle stampe Lo straniero, il primo romanzo di un giovane saggista neanche trentenne. Fu l’epifania di uno straordinario scrittore, quell’Albert Camus che occupa un posto privilegiato nel Pantheon dei grandi della letteratura del Novecento.

Il libro è diviso in due parti. Nella prima si racconta la vita di Meursault, un uomo di origine francese che vive ad Algeri. In questa prima parte viene raccontata la sua indifferenza nei confronti della morte della madre e la relazione con una donna conosciuta in spiaggia, Maria. Contro la sua volontà e lasciandosi trascinare dagli eventi, Meursault commette un omicidio sparando quattro colpi a un arabo su di una spiaggia.

Nella seconda parte si racconta il processo, l’apatia del protagonista, la condanna a morte di Meursault e la sua presa di coscienza dell’indifferenza del mondo nei confronti dell’umanità.

Personalmente, uno degli elementi che mi hanno maggiormente affascinato del romanzo di Camus è l’incredibile capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore anche con una minuziosa descrizione deitempi morti del protagonista. Il secondo capitolo del libro è dedicato a una domenica trascorsa a non fare nulla, a contemplare la città. Nulla progredisce nella trama, ma quelle sette pagine non sono affatto inutili.

Specialmente se vengono comparate a quelli che in altri romanzi sarebbero snodi narrativi sottolineati da solennità e squilli di tromba e che Camus, invece, ridimensiona per costruire il carattere indifferente e apatico del suo straordinario personaggio:

La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva.

Vale la pena interrogarsi su cosa accadrebbe oggi a un libro come Lo straniero. Probabilmente un editor casserebbe per intero quel secondo capitolo che è, invece, una straordinaria prova di osservazione e, quindi, di letteratura. Una cosa è certa: dal 1942 a oggi questo libro non è invecchiato di un giorno.

PARIGI, LIBRI E MUSICA – PostPopuli – Il post per tutti


Bel post su PostPopuli dedicato a Parigi e al suo spleen costituzionale, culla per tanti artisti e Movimenti letterari. Un estratto:

Baudelaire ha imbevuto il suo spleen nella grandeur parigina, e l’ha trasformato in pura musica. La sua poesia è ultramoderna – ancora oggi non c’è poesia più moderna – ma con una solennità romana. Parigi nell’Ottocento, città d’avanguardia, città di lumière e dei paradisi delle dame, ma dai colori stesi come un quadro di Renoir, coi colonnati plastici e i solenni spazi vuoti, è entrata nella sua poesia. E anche Cioran, venendo a Parigi, ha travasato l’oro dei suoi cupi succhi slavi negli squisiti bonbon delle sue frasi. Se, come ha osservato Constantin Noica, nessuno si è mai suicidato con un libro di Cioran in mano, forse il merito è anche di Parigi. Perché chi ha confrontato il Cioran in rumeno con il Cioran in francese, ha potuto apprezzare la comparsa di qualcosa che prima non c’era: l’ironia. L’ironia di Cioran, distruttiva e autodistruttiva, sempre deliziosa, un gioco mortale per noi e per lui, è nata a Parigi. Nei libri in rumeno non c’era.

I libri a Parigi sono una dappertutto. Ci sono molte librerie. Piccole librerie. In Italia, i librai indipendenti fanno la stessa vita dei quotidiani indipendenti: sono sempre sul filo della chiusura, sono dei soldatini giapponesi che restano sulle isole anche se sanno che la guerra è finita, perché non son capaci di adattarsi alla pace. La pace, in Italia, è una pace senza libri. O con i pochi libri che tutti leggono. Per fare libreria in Italia ed essere sicuro di non chiudere, devi entrare in franchising. In Francia no. Sono inciampato a ogni strada in una piccola libreria, e ognuna aveva la sua personalità.

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