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Archivio per Eyes Wide Shut

Negli oscuri meandri di Carcosa – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo che setaccia, attraverso la pubblicazione Carcosa svelata, di Marco Maculotti,  la serie TV True detective, fonte di letture e riletture del reale che affondano nella trascendenza e nel kernel attuale del Fantastico. Un estratto:

In un’era in cui la produzione di serie tv è continua, persino asfissiante, ce ne sono poche che si prestano a essere analizzate a fondo. La prima stagione di True Detective è una di queste. Che il serial di Nic Pizzolatto sia strutturato su una profonda base filosofico-letteraria dal 2014 a oggi l’hanno capito in molti. Eppure, pochi hanno osato penetrarvi all’interno.
Svelare Carcosa, attraverso uno studio profondo dei misteri che le gravitano attorno, approfondendo simboli, influenze e richiami (più o meno espliciti) presenti nell’opera di Pizzolatto. Maculotti parla di appunti, ma il suo lavoro è molto di più: tredici capitoli, suddivisi in tre parti e accompagnati dalle perturbanti illustrazioni di Marco Sabbatani, in grado di trasportare il lettore all’interno della città perduta e nella mente dei suoi personaggi principali. Una lettura da compiere tutta d’un fiato, come se si partecipasse a un rito o si guardasse una serie tv. Ci sarà tempo poi per ritornare sulle singole parti, rimarcare i richiami interni e delineare nuove connessioni.

La struttura del libro è organica, ben articolata, ma anche sorprendente. Parlando di True Detective, ci si sarebbe potuti aspettare che la prima parte fosse incentrata su Thomas Ligotti, lo scrittore statunitense fonte di ispirazione principale del regista. Invece Maculotti stupisce, prendendo le mosse dai legami della serie con fatti reali e di rilevanza sociale. Parliamo dei parallelismi tra la Setta della Palude e il Bohemian Grove californiano, tra il «posto dove uomini ricchi vanno ad adorare il demonio» e i casi di cronaca nera avvenuti prima dell’uscita del serial, tra True Detective e altri prodotti cinematografici, da Rosemary’s Baby di Roman Polanski a Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Un primo capitolo agghiacciante, che presenta il sostrato narrativo e solleva inquietanti interrogativi sulla realtà.
Da qui la narrazione prosegue seguendo due filoni tra loro complementari: uno fantastico-letterario e un altro mitico-filosofico. Il primo viene trattato nella seconda parte. Qui Maculotti ripercorre le origini di Carcosa, la città perduta menzionata per la prima volta da Ambrose Bierce nel suo racconto del 1885 An Inhabitant of Carcosa e dieci anni dopo da Robert W. Chambers nella sua celebre raccolta The King in Yellow. Proprio nel racconto che apre l’opera, il narratore introduce il volume maledetto, di cui non si riesce a liberare, con queste parole:

Lessi e rilessi quelle pagine e piansi, risi e tremai in preda a un orrore che a volte mi assale ancora oggi. Ed è questo che mi turba, perché non posso dimenticare Carcosa, dove nel cielo risplendono stelle nere e dove le ombre dei pensieri degli uomini si allungano nel pomeriggio, dove i Soli gemelli affondano nel lago di Hali: la mia mente conserverò per sempre il ricordo della Maschera Pallida.

Elementi che troviamo, in forma rielaborata, in True Detective. Sia nei racconti di Bierce e Chambers che nella serie di Pizzolatto, Maculotti sottolinea come «chi sperimenta Carcosa durante una visione […] sembra improvvisamente condotto mentalmente a una preter-esistenza al di fuori del tempo, il cui ricordo causa un vero e proprio trauma emotivo». Una forma di pazzia derivata da un’esperienza estatica, tanto irresistibile quanto terrificante.

Oltre ai due autori di fine Ottocento, la trattazione spazia tra le innumerevoli connessioni letterarie con l’universo mitopoietico derivato dalla città perduta. In questo senso vengono richiamati, tra gli altri, i maestri del fantastico Howard Phillips Lovecraft e Abraham Merritt, ma è nel rapporto con Il grande dio Pan di Arthur Machen (di cui Maculotti è grande conoscitore) che l’analisi è particolarmente sottile. La pazzia estatica derivata dal Re in Giallo di Chambers sarebbe paragonabile, infatti, alla regressione protoplasmatica dovuta alla visione del Pan di Machen: entrambe esperienze che conducono al disfacimento fisico e psichico dei disgraziati beneficiari. In True Detective la tematica viene riproposta nell’ultimo capitolo, quando Rust Cohle rivela al collega Martin Hart la sua discesa abissale durante il coma:

C’è stato un momento in cui ho iniziato a scivolare nell’oscurità. Era come se fossi diventato un essere senza coscienza con una vaga consistenza nell’oscurità e sentivo che quella consistenza svaniva. Sotto l’oscurità c’era un’altra oscurità, un’oscurità che era più profonda, calda. Era come se fosse tangibile.

Eyes Wide Shut: Il testamento psico-erotico di un maestro


Su OcchioDelCineasta una bella recensione a Eyes Wide Shut, l’ultimo film di Stanley Kubrick, che è stato anche il testamento di una coppia di attori che viveva insieme nella vita e che, dopo aver girato questo film così intimo, si sono lasciati. Un insieme di cause ed effetto che sforano il reale nella finzione, e viceversa. Un estratto della rece:

Il tredicesimo (e ultimo) lungometraggio del maestro del cinema Stanley Kubrick sintetizzò la conclusione degna per una carriera registica che per oltre un cinquantennio si era interessata all’indagine, allo studio dell’animo umano. Il regista, infatti, morì a poche settimane dalla conclusione delle riprese, e non poté né ultimare il montaggio (curato poi da Steven Spielberg) né replicare all’accoglienza tiepida, se non addirittura negativa, di una critica che (come fu per Arancia meccanica) si divise in guelfi e ghibellini.

L’idea di Eyes Wide Shut venne a Kubrick dopo la lettura del romanzo di Arthur Schnitzler Doppio sogno, che rielaborò per trasformare in grande arte filmica l’introspezione freudiana dei problemi coniugali, spostando il contesto geo-storico dalla letteraria Vienna anni Venti alla New York anni Novanta (quest’ultima ricostruita però ai Pinewood Studios di Londra). Una volta chiamata a raccolta la coppia hollywoodiana per eccellenza (Cruise/Kidman), Kubrick ha potuto sguinzagliare tutta la sua visionarietà, andata poi a tradursi nel suo film più doloroso, che valica la contaminazione di sogno e realtà mentre si ammanta di torbidi simbolismi, enigmatico e disturbante per le sinapsi più che per lo stomaco.

Nella New York di fine Novecento, il dottor Bill (Tom Cruise) e Alice Harford (Nicole Kidman) sono la coppia perfetta: giovani, belli, di status agiato e con una bambina piccola. Tuttavia la crisi è dietro l’angolo, e lo spettro del tradimento s’infiltra nella loro vita coniugale. Dopo che la moglie ha confessato di aver fantasticato su un rapporto adulterino, Bill intraprende un viaggio notturno per le vie della Grande Mela, affrontando gli ostacoli dei desideri e delle fantasie più peccaminose. L’apice surreale di questo girovagare verrà raggiunto quando Bill riuscirà a infiltrarsi in una villa di figuranti mascherati dediti al baccanale scambistico, un’esperienza che rischia di coinvolgerlo in un omicidio.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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