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Storia di Beltane – Celebrando il Primo Maggio | Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)


Sul blog di FiorellaCorbi una breve storia ragionata e antropologica di Beltane, la festa celtica e/o pagana che sovrintende a Maggio, e alla sua esaltazione del verde e della fioritura. Quando il suolo diviene una vibrazione continua ed estasi…

L’uomo verde emerge

Un certo numero di figure pre-cristiane sono associate al mese di maggio e successivamente a Beltane. L’entità nota come l’ Uomo Verde , fortemente legata a Cernunnos , si trova spesso nelle leggende e nelle leggende delle Isole Britanniche, ed è un volto mascolino coperto di foglie e arbusti. In alcune parti dell’Inghilterra, un Uomo Verde viene trasportato attraverso la città in una gabbia di vimini mentre i cittadini accolgono l’inizio dell’estate. Impressioni del volto dell’Uomo Verde possono essere trovate negli ornamenti di molte delle cattedrali più antiche d’Europa, nonostante gli editti dei vescovi locali che vietano agli scalpellini di includere tali immagini pagane.Un personaggio correlato è Jack-in-the-Green, uno spirito di Greenwood. I riferimenti a Jack appaiono nella letteratura britannica fino alla fine del sedicesimo secolo. Sir James Frazer associa la figura  ai mimi e la celebrazione della forza vitale degli alberi. Jack-in-the-Green è stato visto anche nell’era vittoriana, quando era associato a spazzacamini con la faccia fuligginosa. A quel tempo, Jack era incorniciato in una struttura di vimini e coperto di foglie, circondato da ballerini . Alcuni studiosi suggeriscono che Jack potrebbe essere stato un antenato della leggenda di Robin Hood.

Simboli antichi

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f a i r y w o o d


Esplode il dettaglio seminale delle fate psichedeliche.

L’accesso all’Altro Mondo nella tradizione sciamanica, nel folklore e nelle “abduction” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una bella trattazione sulle sparizioni moderne per opera degli alieni e le sparizioni dei secoli scorsi che si attribuivano alle fate, agli gnomi e al popolo fatato, territorio folkloristico ben esplorato da Sciamani, di Graham Hancock. Un estratto:

Abbiamo già visto come sia le persone rapite dai Fairies che quelle prelevate dagli alieni nei moderni resoconti di abduction vengano condotti o accedano a luoghi ‘altri’, difficilmente ubicabili nel nostro mondo fisico. A Fairyland, il mirabolante paese delle fate, si accede attraverso portali invisibili all’interno di colline, montagne, tumuli funerari, laghi e via dicendo. Secondo le testimonianze di chi afferma di avere sperimentato le abduction, si viene come “risucchiati” da un fascio di luce che prosegue in una sorta di “tunnel” interdimensionale che conduce il rapito al luogo designato, che appare spesso come una stanza asettica con una luce diffusa o una grotta sotterranea. In ciò si può subito sottolineare un punto di contatto con la tradizione sciamanica: durante la trance, lo sciamano accede a mondi ‘altri’ (i cieli o gli inferi), cui giunge entrando in un “foro” o in un “tunnel”, apparentemente visibile a lui solo; e in questi ambienti ‘altri’ egli si relaziona con entità/spiriti che hanno molto in comune con i membri del «piccolo popolo» o con i supposti occupanti delle «navicelle aliene».

È bene precisare ancora una volta il fatto che il viaggio sciamanico non avviene corporalmente  con quello che nel precedente saggio abbiamo definito corpo o veicolo fisico  bensì in spirito, con il solo «corpo astrale». È questo «doppio astrale» che visita i reami degli spiriti durante le peregrinazioni sciamaniche, così come  abbiamo appurato  è ugualmente il «corpo astrale» a visitare Fairyland nei resoconti del folklore europeo. Allo stesso modo, abbiamo visto che anche streghe e benandanti compivano i propri voli unicamente in spirito, e quindi giungevano ai sabba o al «prato di Josefat» abbandonando temporaneamente il corpo fisico nel nostro mondo, dove giaceva addormentato profondamente come in uno stato di trance sciamanica.

Excalibur nel Cocito: esisteva un fantasy nel Medioevo? | L’indiscreto


Un saggio corposo sulla questione fantastica del Medioevo, sulle sue opere letterarie e sulla suggestione che ne è discesa e che si è sviluppata nel Fantastico moderno, abbinato alle istanze antropologiche dei miti delle Fate, del Cristianesimo e del codice cavalleresco che ne è derivato. Insomma, un bel guazzabuglio che è da studiare attentamente, perché è molto interessante. Un estratto da L’Indiscreto:

“Profondo è il pozzo del passato. O non dovremmo dirlo imperscrutabile?” Si chiedeva Thomas Mann. Ogni sguardo gettato alle nostre spalle, alla ricerca di storie singole o collettive, gli pareva rivelare solo un’infinita distesa di colline. Non importa quanto avanti ti spingi, la salita successiva ne rivela sempre altre, e poi altre ancora.

È così anche per la storia dei generi letterari, forse. Alcune nostre modalità di raccontare il mondo probabilmente coincidono con la nostra stessa comparsa come stirpe biologica. Persino i nostri racconti più antichi si appellano sempre ad altre fonti, a tradizioni precedenti. Secondo quanto narrano le antiche storie… è così che inizia il Racconto del Cavaliere di Chaucer. Romeo e Giulietta era già contenuto in Ovidio, il vero Ur-Faust non è la precedente stesura dello stesso Goethe, ma un coacervi di motivi e immagini che risale ad Alberto Magno, senza per questo arrestare il moto controcorrente, sempre indietro, verso una fonte invisibile. Borges scrisse che in fondo raccontiamo sempre (solo?) alcune storie. E in parte ciò è vero anche del modo in cui le raccontiamo, in quale orizzonte immaginativo le collochiamo. Perché i generi letterari sono ben più d’una trama o una ambientazione (ciò è vero solo dei prodotti peggiori). Sono una possibilità dello sguardo.

I rapimenti dei Fairies: il “changeling” e il “rinnovamento della stirpe” – A X I S m u n d i


Una corposa analisi su AxisMundi delle sparizioni di bambini, fenomeni che da sempre hanno attraversato l’arco della cultura umana, mettendole in correlazione con la leggenda delle fate, con i recenti fenomeni di rapimenti alieni, e parlando più estesamente con lo sciamanesimo (Sincronicità vuole che proprio in queste ore sia stato pubblicato un articolo di Repubblica a riguardo), così come è ben esplicato in Sciamani, di Graham Hancock.
L’articolo è lungo e molto interessante, per chi già sa qualcosa di queste leggende perpetuate dall’Antropologia e dalla trascendenza è un ottimo approfondimento; qui sotto, un piccolo estratto:

La credenza nell’esistenza di un «popolo segreto», dimorante in una dimensione altra ma sovrapposta alla nostra, cui si accede per mezzo di “portali” all’interno di montagne, colline o antichi tumuli sepolcrali, è diffusa pressoché in tutto il mondo e soprattutto nella parte settentrionale dell’emisfero (Europa e Nord America). Particolarmente ricca a riguardo è la tradizione folklorica scozzese, che fa menzione di tali entità con i  nomi di Sith o «Buon Popolo», e quella irlandese, che li denomina Sidhe o Gentry. In Inghilterra sono noti come Fairies, in Francia come Fées e in Italia come Fatae (Fate). Nel foklore europeo vi sono molteplici testimonianze di uomini a cui, volontariamente o loro malgrado, è stato concesso l’ingresso nel regno sotterraneo (Fairyland) in cui il «popolo segreto» vive. In questa sede ci vogliamo concentrare su un tipo di “visite” ben preciso, quello connesso al rapimento di bambini appena nati e di donne umane da adibire a nutrici nel “regno sotterraneo”.

Rapimenti di nutrici e bambini

Iniziamo la nostra trattazione citando un passaggio del reverendo scozzese Robert Kirk nella sua opera seminale The Secret Commonwealth (Il Regno segreto, ed. it. Adelphi), scritta sul finire del Seicento. Tra le «trasgressioni ed atti delittuosi e peccati» che i Sotterranei sono soliti compiere — ci informa Kirk — vi è quello di «rubare nutrici per i loro figlioli, o quell’altro tipo di ratto che consiste nel portar via i nostri bambini (può essere perché sono eredi di qualche terra in quei possessi invisibili) che non ritornano mai» [pp. 32-33]. Già da questa citazione si possono estrarre diversi motivi mitici, il primo dei quali, quello della «nutrice dei fairy», è piuttosto diffuso a livello globale: lo ritroviamo in tutta Europa e in molte zone dell’Asia fino al Giappone, e addirittura sulla costa americana che si affaccia sul Pacifico. In secondo luogo, si può notare come già nel XVII secolo si ipotizzasse che i bambini rapiti dai Sotterranei fossero «eredi di qualche terra in quei possessi invisibili» ovvero, in altre parole, frutto di quelle unioni tra gli appartenenti a quel popolo misterioso e gli esseri umani di cui parla il folklore.

Considerando questa ipotesi si può vedere un senso nella necessità che tali figli siano allevati con l’aiuto di madri umane: anzi, da quanto traspare dai racconti popolari scozzesi sembrerebbe che senza l’aiuto delle nutrici umane tali bambini non potrebbero sopravvivere nel loro mondo. Questi ultimi sarebbero dunque esseri ibridi, a metà tra la corporeità umana e quello stato intermedio-volatile che caratterizza i fairies nelle tradizioni popolari.

E, tuttavia, si racconta che il popolo fatato non si limitasse a sottrarre i bambini, ma provvedesse finanche a sostituirli con un changeling («immagine perdurante»). Scrive Graham Hancock [Sciamani, p. 396]: «non solo le creature magiche rapivano bambini sani e felici, ma li sostituivano con esseri non del tutto umani», che gli studi etnografici e folklorici riferiscono come «magri e irrequieti, brutti e deformi, deboli ma estremamente voraci, capricciosi e sempre insoddisfatti».

Queste caratteristiche del changeling erano conosciute anche dal folklore slavo: anche qui i «bambini sostituti» vengono descritti come voraci e aggressivi ed inoltre si dice che crescessero più lentamente e che iniziassero a camminare e a parlare più tardi della norma. Ancora: si tramanda che piangessero continuamente, dormissero male, apparissero sproporzionati nelle membra, ridessero in modo bizzarro e — addirittura, secondo alcuni racconti — qualcuno sostiene che potessero sviluppare anche delle corna. Una canzone tradizionale gaelica in particolare ricorda queste credenze: la voce narrante è quella di una fata che desidera rapire il bambino «colorito, paffuto e buono» di una donna umana, per sostituirlo con la propria progenie naturale: «Lui è il mio bambino goffo,/avvizzito, calvo e tonto,/ deboluccio e con poche qualità» [p. 396].

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