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Archivio per Fate

I rapimenti dei Fairies e il mistero dei “Missing 411” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo excursus sulle sparizioni che la tradizione popolare anglosassone ha sempre voluto causate dagli gnomi e dalle fate. Qui, quelle suggestioni s’intrecciano con lo spirito dei luoghi selvaggi che, si cita, Algernon Blackwood e Arthur Machen hanno sempre narrato nei loro racconti folgoranti; non ultimo, anche le spiccate essenze fantastiche di Picnic a Hanging Rock, gli X-Files, True Detective e TwinPeaks trovano il giusto posto nell’articolo. Un estratto inesaustivo:

Pur non avendo mai avuto, fin dalla fondazione avvenuta nel 1776, una tradizione religiosa strettamente propria, gli Stati Uniti d’America più di ogni altro stato al mondo si configurano come l’area geografica che, tra lo scorso secolo e l’attuale, ha visto nascere una serie di correnti culturali nella cosiddetta “realtà alternativa” che potremmo definire pseudo-religiose. Si tratta di movimenti che, pur non potendo essere catalogabili stricto sensu come “religiosi”, sono basati su credenze ben precise condivise dai membri interni che spesso presuppongono una fede incondizionata nell’argomento, se non addirittura l’aver vissuto in prima persona un’esperienza catalizzatrice della stessa.

Il caso più famoso resta ovviamente la “religione” ufologica, con tutte le sue derive più o meno New Age, dalle abductions alla fecondazione in vitro di ibridi umano-alieni, fino alle più estreme teorie cospirazioniste che parlano di “rettiliani” et similia. Ma molti altri esempi potrebbero essere portati a titolo di esempio: la credenza nell’esistenza del Bigfoot/Sasquatch, omologo del più noto Yeti himalayano; il chupacabras, che molti vogliono responsabile delle cosiddette “mutilazioni del bestiame”; il Mothman, i cui avvistamenti avverrebbero poco prima di catastrofi inimmaginabili (si dice sia stato avvistato anche prima dell’attacco alle Torri Gemelle); il Diavolo del Jersey; e via discorrendo.

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Quando “loro” ti parlano dal silenzio che arde


Nel groviglio dei tuoi sensi percepisci il filo emotivo annodarsi sulle tue vibrazioni, ne apprezzi l’onda scura, ne ami il trasporto struggente che ti parla – intimo e serrato – delle fate.

Faith And The Muse – Sparks


La sontuosità di un luogo sospeso sul Nulla.

Storia di Beltane – Celebrando il Primo Maggio | Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)


Sul blog di FiorellaCorbi una breve storia ragionata e antropologica di Beltane, la festa celtica e/o pagana che sovrintende a Maggio, e alla sua esaltazione del verde e della fioritura. Quando il suolo diviene una vibrazione continua ed estasi…

L’uomo verde emerge

Un certo numero di figure pre-cristiane sono associate al mese di maggio e successivamente a Beltane. L’entità nota come l’ Uomo Verde , fortemente legata a Cernunnos , si trova spesso nelle leggende e nelle leggende delle Isole Britanniche, ed è un volto mascolino coperto di foglie e arbusti. In alcune parti dell’Inghilterra, un Uomo Verde viene trasportato attraverso la città in una gabbia di vimini mentre i cittadini accolgono l’inizio dell’estate. Impressioni del volto dell’Uomo Verde possono essere trovate negli ornamenti di molte delle cattedrali più antiche d’Europa, nonostante gli editti dei vescovi locali che vietano agli scalpellini di includere tali immagini pagane.Un personaggio correlato è Jack-in-the-Green, uno spirito di Greenwood. I riferimenti a Jack appaiono nella letteratura britannica fino alla fine del sedicesimo secolo. Sir James Frazer associa la figura  ai mimi e la celebrazione della forza vitale degli alberi. Jack-in-the-Green è stato visto anche nell’era vittoriana, quando era associato a spazzacamini con la faccia fuligginosa. A quel tempo, Jack era incorniciato in una struttura di vimini e coperto di foglie, circondato da ballerini . Alcuni studiosi suggeriscono che Jack potrebbe essere stato un antenato della leggenda di Robin Hood.

Simboli antichi

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f a i r y w o o d


Esplode il dettaglio seminale delle fate psichedeliche.

L’accesso all’Altro Mondo nella tradizione sciamanica, nel folklore e nelle “abduction” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una bella trattazione sulle sparizioni moderne per opera degli alieni e le sparizioni dei secoli scorsi che si attribuivano alle fate, agli gnomi e al popolo fatato, territorio folkloristico ben esplorato da Sciamani, di Graham Hancock. Un estratto:

Abbiamo già visto come sia le persone rapite dai Fairies che quelle prelevate dagli alieni nei moderni resoconti di abduction vengano condotti o accedano a luoghi ‘altri’, difficilmente ubicabili nel nostro mondo fisico. A Fairyland, il mirabolante paese delle fate, si accede attraverso portali invisibili all’interno di colline, montagne, tumuli funerari, laghi e via dicendo. Secondo le testimonianze di chi afferma di avere sperimentato le abduction, si viene come “risucchiati” da un fascio di luce che prosegue in una sorta di “tunnel” interdimensionale che conduce il rapito al luogo designato, che appare spesso come una stanza asettica con una luce diffusa o una grotta sotterranea. In ciò si può subito sottolineare un punto di contatto con la tradizione sciamanica: durante la trance, lo sciamano accede a mondi ‘altri’ (i cieli o gli inferi), cui giunge entrando in un “foro” o in un “tunnel”, apparentemente visibile a lui solo; e in questi ambienti ‘altri’ egli si relaziona con entità/spiriti che hanno molto in comune con i membri del «piccolo popolo» o con i supposti occupanti delle «navicelle aliene».

È bene precisare ancora una volta il fatto che il viaggio sciamanico non avviene corporalmente  con quello che nel precedente saggio abbiamo definito corpo o veicolo fisico  bensì in spirito, con il solo «corpo astrale». È questo «doppio astrale» che visita i reami degli spiriti durante le peregrinazioni sciamaniche, così come  abbiamo appurato  è ugualmente il «corpo astrale» a visitare Fairyland nei resoconti del folklore europeo. Allo stesso modo, abbiamo visto che anche streghe e benandanti compivano i propri voli unicamente in spirito, e quindi giungevano ai sabba o al «prato di Josefat» abbandonando temporaneamente il corpo fisico nel nostro mondo, dove giaceva addormentato profondamente come in uno stato di trance sciamanica.

Excalibur nel Cocito: esisteva un fantasy nel Medioevo? | L’indiscreto


Un saggio corposo sulla questione fantastica del Medioevo, sulle sue opere letterarie e sulla suggestione che ne è discesa e che si è sviluppata nel Fantastico moderno, abbinato alle istanze antropologiche dei miti delle Fate, del Cristianesimo e del codice cavalleresco che ne è derivato. Insomma, un bel guazzabuglio che è da studiare attentamente, perché è molto interessante. Un estratto da L’Indiscreto:

“Profondo è il pozzo del passato. O non dovremmo dirlo imperscrutabile?” Si chiedeva Thomas Mann. Ogni sguardo gettato alle nostre spalle, alla ricerca di storie singole o collettive, gli pareva rivelare solo un’infinita distesa di colline. Non importa quanto avanti ti spingi, la salita successiva ne rivela sempre altre, e poi altre ancora.

È così anche per la storia dei generi letterari, forse. Alcune nostre modalità di raccontare il mondo probabilmente coincidono con la nostra stessa comparsa come stirpe biologica. Persino i nostri racconti più antichi si appellano sempre ad altre fonti, a tradizioni precedenti. Secondo quanto narrano le antiche storie… è così che inizia il Racconto del Cavaliere di Chaucer. Romeo e Giulietta era già contenuto in Ovidio, il vero Ur-Faust non è la precedente stesura dello stesso Goethe, ma un coacervi di motivi e immagini che risale ad Alberto Magno, senza per questo arrestare il moto controcorrente, sempre indietro, verso una fonte invisibile. Borges scrisse che in fondo raccontiamo sempre (solo?) alcune storie. E in parte ciò è vero anche del modo in cui le raccontiamo, in quale orizzonte immaginativo le collochiamo. Perché i generi letterari sono ben più d’una trama o una ambientazione (ciò è vero solo dei prodotti peggiori). Sono una possibilità dello sguardo.

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