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L’uomo che senza saperlo ci ha regalato le bollette | La poesia e lo spirito


Su LaPoesiaELoSpirito una recensione a L’uomo che ci regalò i numeri, di Paolo Ciampi. Romanzo interessante perché intriso di Fibonacci, delle sue sequenze numeriche, su cui è vero si è costruita una storia del tutto umana, perché la fascinazione per le cose esotiche per noi umani ha sempre questo fine. Moderatamente interessante…

Un doppio incipit: una discesa attraverso la mineralità dei vicoli esotici, gli odori, le spezie, la luce al tramonto. E un salto, quel salto, di secoli, con una bambina di nome Stellina, figlia della voce narrante, tutta presa dai compiti di aritmetica. Del resto, questo, come tutti i libri di Ciampi, è un libro di geografie e tempi, e il lettore salta da Pisa o ci arriva attraverso un suo fantastico viaggio. Il lettore passa dalla Toscana e approda in Cabilia, conosce la città delle candele, e nel mentre l’autore lo conduce per mano nel mondo di queste figure magiche che sono i numeri, e se, di tutto questo sapevamo già qualcosa non fa nulla, Ciampi riesce a farcelo gustare come se fosse la prima volta, per poi, non di rado, raccontarci cose di cui davvero non sapevamo nulla. Cose che nemmeno potevamo immaginare. Maghi, imperatori, isole e foreste e città. E c’è sempre Fibonacci che diventa nostro fratello e c’è sempre Stella e vorremmo che diventasse bravissima in aritmetica. E alla fine ci troviamo a trattare i numeri come se fossero amici fragili, e vorremmo proteggerli, sentirli come fossero storie, coltivarli, farli nostri, perché lo sono, nostri e di Fibonacci che li ha traghettati fin qui per noi. Se un bambino che studia aritmetica si accorgesse di qualcosa di tutto questo sarebbe già il miracolo della letteratura. La fragilità dei numeri. Gabriel Miró la chiamava così. Sosteneva che ben pochi numeri sanno reggersi in piedi da soli e che Fibonacci aveva costruito per loro dei piedi grandi ma il tempo li ha consumati. Le brezze e le onde salate, e secondo Miró pochi numeri, così come sono, avrebbero la possibilità di resistere. Il numero 1 ad esempio sì, si regge in piedi più o meno da solo ma dipende da come lo si scrive, il piede dev’essere largo: un trattino che fa da buona base. 2 pure, ce la fa, guardate che base, dice Miró. 3 no. L’arco inferiore oscilla al primo filo d’aria e si sbilancia. Anche 4 è senza futuro, e poi ha troppe personalità, con questa tastiera non riesco ma Miró mostrava almeno tre possibilità di 4, anche un 4 somigliante a una sedia, e quasi tutti senza base. Chissà se il nostro Fibonaci aveva un 4 privilegiato. Poi… orrore. Il 5 come il tre, crolla inesorabilmente. Il 6 pure? No, il cerchietto inferiore del 6 pesa ben più della virgolina superiore e bilancia, del resto secondo Miró il 6 è il segno della sufficienza. Il 7 sì, resiste a patto che la gamba sia appoggiata a una traversina obliqua piantata per terra. 8 sì, purché non faccia vento, (qualche previdente lo riproduce col cerchietto superiore più piccolo), mentre il 9 è inesorabilmente destinato a crollare come la Liguria in mare.

Le giornate di Davide (tutte uguali)e quel fascino irresistibile per la successione matematica – Corriere.it


Dal Corriere.it, un esempio mirabile di come l’autismo abbia profonde connessione con la matematica, aspetti già messi in evidenza, tra l’altro, da P. K. Dick.

Davide è un ragazzo autistico. Durante la sua giornata ripete sempre le stesse azioni finché un giorno si scopre che quella che per molti è la sua malattia nasconde in realtà una connessione sottile con una logica matematica sorprendente riconducibile alla successione di Fibonacci.

Done


Il telo è deposto sui manufatti arcaici, mentre il gelo esprime i suoi codici criptici replicati come Fibonacci. È accaduto tutto in fretta, puoi solo ammirare il risultato, non il making ideologico.

Atavico


Ritrovo le strade perverse e nascoste dal codice naturale; le scandaglio istintivamente alla ricerca della simbologia runica e infine, trovo le urla dei miei predecessori incastonate nel linguaggio proprio dell’ambra.

L’onda di Fibonacci


L’onda caotica s’infrange sulle percezioni che ascolto interiormente, è una sequenza di Fibonacci in formato empatico, altra alta matematica da esperire.

La misura del dominio


https://i1.wp.com/th06.deviantart.net/fs70/PRE/i/2012/252/a/c/lichtkultur_by_miiiia-d5e3hfu.jpgSequenze come genomi, come strutture DNA, come Fibonacci. Alla fine, tutto risulta come una sequenza con soluzione di continuità: la misura dell’estensione e del dominio biologico.

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