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Archivio per Fields of the Nephilim

Oscuro mantra sonoro


Strisciando sulla terra, in pieno sole, la polvere si alza e offusca il tuo corpo, lascia indefinite le dinamiche della potenza che esprimi, come fosse un oscuro mantra sonoro.

Per chi suona il…Carillon del Dolore? • Kulturjam


Bella intervista a Paolo Taballione dei Carillon del Dolore, band romana dei primi ’80 che interpretava le nuove sonorità di quel periodo pieno di sconvolgimenti sonori e culturali, misconosciuta eppure geniale, implosa per motivi forse legati alla crescita individuale dei componenti. Un estratto da KulturJam:

All’epoca facevate parte in maniera attiva della scena romana; Thomas (Tommaso Timperi), il cantante dei Carillon del Dolore, aveva una sala prove che era anche un noto punto di incontro: il salotto creativo della scena dark romana dove si produceva arte, musica, moda. Cosa ricordi di quel periodo?

Quello è stato un periodo denso di eventi artistici e dalla musica alla letteratura era un susseguirsi di novità. Avevamo una forte creatività e non volevamo essere catalogati in nessun genere, ma dato che ognuno di noi aveva avuto le sue prime esperienze musicali nel punk e nessuno di noi si sentiva un vero musicista, la nostra attitudine era di conseguenza punk. Stefano De Rossi non aveva mai suonato il basso prima che lo coinvolgessi nei Carillon del Dolore, mentre io avevo avuto precedenti esperienze musicali con gli Atrocity Exhibition e Thomas già suonava insieme a Francisco ‘Gringo’ Franco (Francesco Lancia), il batterista nei Panzer Commando.
Il nome ci venne suggerito da Sergio, un nostro comune amico, e faceva riferimento al film di Louis Bunuel “Estasi di un delitto”.
Avevamo una sala prove divisa in due ambienti, uno dei quali era dedicato alla moda. Lì, i Caput Mundi, ossia Sergio Zambon, Marina Dettori e Donatella Mei ci fecero alcuni degli abiti che indossavamo ai concerti. In seguito, i Caput Mundi hanno continuato nell’ambito della moda. Purtroppo, in circa tre anni e mezzo, abbiamo suonato solo una decina di concerti, perché alcuni di noi non se la sentivano, mentre io e il bassista avremmo voluto fare concerti tutti i giorni.

Avete in programma una nuova re-union dei Carillon del Dolore come allora?

Credo che Thomas sia una delle persone più gentili che conoscono, un uomo d’altri tempi e tra me e lui c’è una sorta di fratellanza, tant’è che a una cena di un anno e mezzo fa ci siamo detti: “perché questa volta non decidiamo noi quando fare un concerto, magari ben preparato?”. Così abbiamo cominciato a provare con un batterista che poi ci ha mollato.
Dopo è arrivato il lockdown e avevamo perso la speranza di trovarne un altro, finché non abbiamo incontrato Alessandra Trinity, che suona le tastiere e canta nel gruppo La grazia obliqua e con noi suonerà la batteria appena le restrizioni anti-covid si allenteranno. Alessandra ha collaborato con Kota, il bassista giapponese dei Christian Death che io conoscevo dai tempi del tour e con il quale ho convissuto per quasi tutto il periodo londinese in cui ero ospite di Valor Kand e Gitane DeMone.
Con noi ci sarà anche Alessio Schiavi degli Avangarde al basso e Max Zarucchi alla seconda chitarra, per questo abbiamo aperto la nostra pagina Facebook.

Come andò la tournée europea in cui suonasti la chitarra con i Christian Death? Hai qualche ricordo particolare?

Per me fu il massimo! Feci con loro il tour inglese, tedesco, olandese e altri. Nel nostro ultimo concerto insieme, all’Elysée Montmartre a Parigi (posto fichissimo), suonavano anche i Virgin Prunes e gli Psychic TV che andavano in giro col van, come una comune hippie californiana, con i figli e le donne al seguito.
Abbiamo fatto un sacco di concerti con i Fields of Nephilim, di cui uno organizzato da Valor Kand, all’ Electric Ballroom di Camden Town, nel quale suonavano anche i Living in Texas; Jayne County presentava la serata, da poco era diventata una signora: vestita all’inglese con l’impermeabile e le buste di plastica…un personaggio!
Ricordo una festa a casa di Angie Bowie e una a Dussendorf, nella casa del proprietario di uno dei negozi di dischi più importanti della città che era anche un’etichetta discografica, dove bazzicavano i DAF e dove ho conosciuto due ragazze che collezionavano parrucche colorate tipo Cleopatra. A Bonn abbiamo suonato con Siouxsie and the Banshees: Severin e Budgie erano simpatici, mentre lei era snob, ma se lo poteva permettere essendo la regina!

The Wertzone: RIP Storm Constantine


Pochi giorni fa, il 14 gennaio, la scrittrice fantastica Storm Constantine ha passato la soglia, dopo una lunga malattia; ne dà notizia, tra tanti, il blog WertZone.
Da Wikipedia: Storm Constantine era un’autrice britannica di fantascienza e fantasy, nota principalmente per la sua serie Wraeththu, che è iniziata come una trilogia ma ha generato molti lavori successivi. A partire dagli anni ’80, i racconti di Constantine sono apparsi in dozzine di riviste e antologie di narrativa di genere.

Nel mondo goth era conosciuta per la sua amicizia coi FieldsNephilim, per la sua ricerca sulle figure bibliche dei nephilim e per la sua relativa attitudine a contaminarne il mondo del Fantastico, con gli stessi germi che posso riconoscere anche nella mia opera. Qui il suo blog.

Fields of the Nephilim – The Watchman


Alla complessa ricerca dell’occulto strisciante.

Fields of the Nephilim – Chord of Souls


Lasciamo che il solstizio ci saluti con la sua immane potenza buia.

Fields Of The Nephilim – 1986 concert – Croydon Underground Club


Un concerto dei primi giorni dei Nephilim, non primissimi ma certo antecedenti al successo di culto che hanno avuto poi. Impressiona la potenza, la chiarezza esecutiva, il buio che già sapevano perfettamente evocare, prima che uscisse il loro primo album…

Sumerland: Press: McCoy on Austin Osman Spare from “AOS: A Celebration”


Dal web spunta una vecchia intervista di Andrew Collins a Carl McCoy dei FieldsNephilim, in cui racconta della genesi occulta dei suoi lavori, in particolare di Elizium, in cui le idee dell’occultista Austin Osman Spare hanno guidato la realizzazione dei capolavori oscuri e ipnotici della band. Un significativo estratto (in inglese):

For me, the love affair with Fields of the Nephilim goes back to one night in 1988. I recall watching Top of the Pops and seeing the promo video for Moonchild, which had just entered the Top 30. The snarling jaws of hell-hounds, combined with shimmering scenes in black and white showing shrouded spirits, ritual paraphernalia and occult invocation, left me transfixed. I didn’t know who these people were, but felt I needed to listen to their records, find out what made them tick. I became acquainted with the Nephilim’s front man and composer Carl McCoy, unquestionably the driving force behind this fascinating musical phenomenon. Carl subsequently read and was impressed by my book The Black Alchemist, released that same year, and since then we have remained friends.

How did this affinity begin?

“I found Spare by chance — It was mainly through references to William Blake, John Dee, the chaos current and, of course, art.”

Was it the art that captivated you, or the man himself?

“Somehow, the symbolism struck. We were of a like mind. His writings and interpretation of evocation were something I understood totally, and there are not many people that I have found who really shine. Spare used a language that is very old — partly words of phonetic emotions, but more than anything it was his symbolism, which balanced it out to fill in the gaps of what he attempted to explain.
“Spare needed the sigils and the art to come together as a magical language. His style was able to help me in what I did as far as understanding and interpreting the whole current, and the spiritual instinct that surrounds us. He tried to explain that which is not dimensional, and he did it perfectly.”

Are you saying that it was through loneliness that Spare achieved his goals?

“No, he was a person that lived a solitary lifestyle. He wasn’t lonely because of the whole spiritual entity that surrounded him. He never felt lonely, he didn’t need help.”

Leggi il seguito di questo post »

The Rise Of The Black Legion [Climactic Mix 2020] – XII


Il nuovo lavoro – non è nuovo, in realtà, perché è un excpert di un disco di un lustro fa – di John ‘Capachino’ Carter, ex testa pensante dei FieldsNephilim e dei Nefilim. Niente male, no?

Fields of the Nephilim website intro, 2003


Una vecchia videointro al sito dei FieldsNephilim, creepy e in linea con il mood della band.

Fields Of The Nephilim – Live NACA, Washington 20.02.88


Dal continuo riemergere del tempo, una vecchia ospitata dei Nephilim alla TV USA, con tutto lo splendore oscuro e ruvido, potente, che evocavano.

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