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Archivio per Filippo Tommaso Marinetti

Ma quanto è fragile, l’essere | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che indaga le connessioni filosofiche tra i fenomeni di nazismo, fascismo ed estremizzazioni destrorse con i miti di una presunta superiorità, se non fisica almeno morale, ideologica, mistica, attribuiti a ipotetiche popolazioni di un passato così sepolto da non trovarne traccia. Un estratto:

Ci sono filosofi, pensatori e poeti che, pur non essendo ammantati da un’aura di enigmatico carisma, possono a buon ragione dirsi “maledetti”. Tra questi vi sono gli intellettuali “problematici”, ossia le schiere di reazionari, tradizionalisti e fanatici dell’ortodossia, nonché i vari collaborazionisti del periodo nazi-fascista. E fu proprio nel periodo compreso tra le due Guerre Mondiali, che l’Europa assistette a una vera e propria proliferazione del reazionarismo. Una data importante in questo senso è il ventisette maggio 1933, giorno in cui l’allora già celebre filosofo Martin Heidegger assume la carica di rettore alla Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo. La nomina giunge in seguito alle pressioni esercitate da un folto gruppo di docenti nazionalsocialisti, nonché sulla scia dell’infame “decreto dell’incendio del Reichstag”, che prevedeva l’allontanamento dei funzionari pubblici non ariani dal proprio ruolo ‒ decreto che finì per abbattersi persino sul maestro di Heidegger, il filosofo e logico Edmund Husserl, e su una delle sue allieve e amiche, la teorica politica e giornalista Hannah Arendt. In occasione del suo insediamento, Heidegger lesse pubblicamente il discorso intitolato L’Autoaffermazione dell’Università Tedesca, nel quale auspicava una svolta nazionalista in seno all’istituzione universitaria, in opposizione alle tendenze liberali e pluraliste. Il tre novembre dello stesso anno, nel suo Appello agli Studenti Tedeschi (Scritti Politici, 1933-1966, n. 148), Heidegger affermava: «Il Führer stesso e solo lui è la realtà tedesca dell’oggi e del domani e la sua legge». L’episodio contrassegna simbolicamente l’egemonia del nazifascismo nelle università europee. Nello stesso anno, altri colleghi di Heidegger aderirono al partito nazista, come nel caso del politologo Carl Schmitt e dell’antropologo Arnold Gehlen; altri intellettuali tedeschi, di ispirazione nazionalista o conservatrice, quali lo scrittore Gottfried Benn e i filosofi Oswald Spengler ed Ernst Jünger, finirono invece con l’essere perseguitati o a malapena tollerati dal regime, in quanto “degenerati”, “pessimisti” o “liberali”.

In Italia la situazione non è di certo migliore: nel 1925, Giovanni Gentile pubblica il Manifesto degli Intellettuali Fascisti ‒ tra i nomi dei firmatari spiccano quelli di Marinetti, Ungaretti, Pirandello, Malaparte e D’Annunzio. Una decina di anni dopo, persino Giovanni Papini, di simpatie futuriste e irredentiste, deciderà di aderire al fascismo, plaudendo alla figura del Duce “poeta e amico dei poeti”.

Tra questa folla di personaggi illustri, ve n’è uno (leggermente) meno noto, Giulio Cesare Evola, detto “Julius”, artista prima futurista e poi dadaista, avventuriero, cultore delle religioni orientali, filosofo, esoterista e mistico, autore del libro-manifesto Rivolta Contro il Mondo Moderno. Evola, che non fu per nulla estraneo al fascismo italiano (dal 1934 al 1943, contribuirà alle attività della Scuola di Mistica Fascista), fu uno dei più ferventi promulgatori del concetto di “aristocrazia spirituale” e di quello, ben più esplicito, di “razzismo spirituale” ‒ la credenza secondo la quale la superiorità di alcuni popoli europei non andrebbe ricercata nella genetica ma nelle antichissime tradizioni spirituali dei loro antenati atavici, gli ariani, gli indo-europei o addirittura i mitici iperborei, gli atlantidei o gli abitanti di Shangri-La.

Sebbene sia stata spesso sottovalutata, questa componente mistico-esoterica del nazifascismo è essenziale per comprendere come le dottrine nazionaliste si siano diffuse in Europa fino al giorno d’oggi. A fianco della dottrina “sangue e suolo” (blut und boden) si staglia uno dei concetti più duraturi e imponenti della cultura europea, ossia la speranza di una “rinascita spirituale” dell’Occidente ‒ minacciato, di volta in volta, dagli ebrei, dal progresso tecnologico, dallo strapotere degli Stati Uniti, dal comunismo, dai migranti o da una vaga e non meglio specificata “decadenza”. È grazie a questo fervore spirituale che, tra i primi del novecento e la caduta del Muro di Berlino, il nazionalismo si propaga nell’Europa orientale (con effetti tuttora devastanti). Durante il periodo nazista, Heidegger, Spengler, Evola e Gehlen diventano i corrispondenti, gli insegnanti, i mentori e le guide spirituali di molti giovani est-europei. Le loro opere e le loro idee fanno breccia in particolar modo nell’animo dei giovani romeni, anche attraverso l’opera divulgativa di influenti accademici, quali Nae Ionescu, filosofo di ispirazione ortodossa, nazionalista e antisemita. Il gruppo formato da Ionescu e dai suoi allievi, conosciuto con il nome Trăirism (“esistenzialismo”), fu uno dei tanti gruppi di studio dedicati alla questione della rinascita spirituale e politica dell’Europa. Le sue ricerche filosofiche, tuttavia, si intrecciarono alle idee e agli insegnamenti del leader della Guardia di Ferro (una branca armata del Movimento Politico Fascista Romeno), il mistico e politico Corneliu Zelea Codreanu. Trăirism, purtroppo, vantò la presenza di alcuni dei maggiori intellettuali romeni del secolo scorso: Mircea Eliade, Emil Cioran, Petre Țuțea e Constantin Noica. Ed è proprio del pensiero di Noica che proveremo a occuparci, assieme alla sua pesante e controversa eredità.

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IL FUTURISMO UN SECOLO FA | La legenda di Carlo Menzinger


Sul blog di Carlo Menzinger l’approfondimento su IF, rivista di Insolito e Fantastico, attiva da molto tempo nell’ambito del pur vivo panorama fantastico italiano. Stavolta, sul numero 21, si parla di Futurismo – numero già segnalato qui.

Singolare per una pubblicazione che si occupa di insolito e fantastico scegliere come tema un movimento letterario, artistico e culturale di un secolo fa e che non aveva come suo obiettivo descrivere mondi immaginari ma costruire una società nuova, anche se con alcune caratteristiche che fanno pensare alla fantascienza di anticipazione.

Molti ospiti in questo numero speciale, dallo stesso Menzinger a Giuseppe Panella, da Udivicio Atanagi fino ad addirittura un contributo di F. T. Marinetti. Davvero numero molto, molto interessante…

Futurist Renaissance: Le avanguardie virtuose


È disponibile (anche) su Amazon Futurist Renaissance, una raccolta di tematiche inerenti al Transumanesimo e al momento sociale attuale. Curato da Roberto Guerra e Pierfranco Bruni, il volume presenta anche un mio intervento inedito, Futurismo nel futuro, dedicato alle avanguardie basate sul Futurismo e andate oltre.

Il futurismo è ancora vivo? È possibile rintracciare una continuità tra il “futurismo storico” e le operazioni allestite da chi afferma di recuperarne l’eredità? Futurist Renaissance è una ricognizione a 360° sul futurismo contemporaneo – tornato alla ribalta in tutto il mondo dopo la grande mostra retrospettiva allestita al Guggenheim Museum di New Work nel 2014. Oggi, questo movimento artistico, culturale e filosofico viene rilanciato, in dis-continuità concreta con la sua matrice storica, attraverso la nascita e il lavoro di nuovi gruppi sinergici di artisti, scrittori, sociologi e scienziati. Un ritorno in generale delle avanguardie non solo artistiche, ma sociali, filosofiche e scientifiche. In quest’opera, ventisei ricercatori futuribili espongono altrettante visioni sul nostro presente, lanciato in corsa verso il futuro.

Thomas Köner – The Futurist Manifesto | Neural


[Letto su Neural.it]

The Futurist Manifesto è una performance del 2009, prodotta per celebrare il centenario del seminale Manifesto Futurista pubblicato su Le Figaro nel 1909. Partendo dalla considerazione paradossale che i tempi attuali stanno adempiendo a futuristiche e altamente controverse esigenze (cioè guerra, violenza, azione febbrile e insonnia, tra l’altro), Köner imprime in questo lavoro il suo marchio di fabbrica; il flusso del video e i passaggi sono così lenti da essere appena percepibili, insieme a contestuali apporti sonori da appena 4 bpm. Entrambi raccontano ma concettualmente annientano la “velocità” ruggente al centro dell’ideologia futurista, impostando il ritmo in un lento e corrotto tempo senza fine. Si tratta di un’opera estremamente coerente nella quale la musica dell’autore viene eseguita utilizzando un pianoforte preparato e live electronic, con immagini rigorosamente selezionate del 1909 e con i testi di Marinetti eseguiti da un cantante, come elemento spettrale e brulicante della composizione. Con i suoi molteplici elementi percettivamente giustapposti The Futurist Manifesto innesca “sonorità inconsce” come delineato nel fantastico saggio introduttivo scritto da Inke Arns che è stampato in un booklet che contiene anche il “libretto” e la descrizione scenografia (il lavoro è formalmente definito come un’opera digitale). In un continuo viaggio nel tempo concettuale tra l’inizio della modernità e il “futuristico” 21° secolo, il lavoro è in grado sia di esacerbare i sentimenti cupi sul presente che di liberare energie e ambiguità del passato, in una festa di contrasti significativi serviti lentissimamente.

REPORTAGE DALLA STARCON 2015 « La zona morta


L’eccellente Filippo Radogna, su La zona morta, fa uno splendido resoconto della Starcon che si è svolta a Bellaria circa un mese fa. Ci cita ampiamente, come connettivisti e Kipple – che poi per buoni punti sono davvero la stessa cosa – e io e noi tutti come collettivo non possiamo far altro che ringraziarlo per le belle parole, davvero sentite di cui siamo orgogliosi. Vi lascio qualche stralcio qui sotto, da leggere, da incastonare ovviamente nell’enorme kermesse che la Starcon è stata, in cui tutta la SF e il Fantastico italiano e intrenazionale hanno brillato di enorme luce, di cui noi siamo stati soltanto un episodio:

I testi letti e interpretati dai connettivisti erano rielaborazioni di liriche futuriste dell’istrionico poeta, prosatore e combattente Filippo Tommaso Marinetti, colui che fu definito per il suo movimentismo irriverente la “caffeina d’Europa”. Ma anche di passaggi di brani tratti dalla letteratura innovativa e surrealista del britannico James Graham Ballard, autore distante dalla science fiction convenzionale. Il tutto è stato contaminato da pezzi di scritti, personalissimi nello stile e nei contenuti, elaborati dagli stessi connettivisti. Una performance che la dice lunga sulla creatività di questi artisti d’avanguardia che sa essere anche goliardica. Il gruppo ha quindi colto l’occasione per festeggiare i dieci anni di vita della cosiddetta Nazione Oscura e illustrarne i programmi, oltre che  celebrare i venti anni della Kipple Officina Libraria, delle cui attività torneremo a parlare in altri  articoli.

Bellaria connettivista


Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

Chi era a Bellaria nel week-end scorso, alla Starcon, avrà avuto modo di impattare con strani momenti situazionisti, reading improvvisati da parte di noi connettivisti che abbiamo enunciato, grazie a un megafono, brandelli lirici di Marinetti, di Ballard e di alcuni statuti della Nazione Oscura.

Qui sotto riporto il testo rielaborato di Marinetti, nato da una lettera che il fondatore del Futurismo scrisse ai Veneziani; ne abbiamo approntate di versioni simili per i Milanesi e per i Fiorentini, ma questa di Bellaria ha un sapore tutto particolare, da Istituto Luce (chi ha ascoltato la performance, capirà). Per voi, il testo integrale:

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percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

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