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Archivio per Francesco Corigliano

La nostra recensione di “Zothique 11” dedicato a Grabinski | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni a Zothique11, la rivista weird che ha dedicato in questo numero uno speciale a Stefan Grabinski, edito da Edizioni Hypnos con la pubblicazione Il villaggio nero ma, anche, autore segnalato da altre realtà di genere nostrane. Un estratto della recensione:

Il critico Karol Irzykowski lo ha definito, forse un po’ forzatamente, il “Poe polacco”, ma indubbiamente dal punto di vista del valore il paragone non suona blasfemo. Grabinski è un autore modernissimo, contemporaneo di H.P. Lovecraft. Assieme a quest’ultimo, e ad altri scrittori weird come William Hope Hodgson e Jean Ray, ha contribuito a svecchiare i topos della letteratura gotica sulla base delle nuove scoperte scientifiche di Einstein che hanno ridimensionato l’importanza dell’uomo nel tempo e nello spazio.
Un’altra importante influenza deriva dalla psicanalisi e dalla scoperta dell’inconscio da parte di Freud. Non a caso Francesco Corigliano, nel suo ottimo La letteratura weird. Narrare l’impensabile, ha paragonato l’opera di Lovecraft e Jean Ray a quella di Stefan Grabinski, tutti autori che hanno saputi cogliere le pulsioni della modernità. Ora, dopo Il villaggio nero – edito da Edizioni Hypnos  e tradotto da Andrea Bonazzi, che è stato anche un pioniere nel far conoscere lo scrittore polacco in un numero della fanzine Hypnos ormai introvabile – e Il demone del moto edito da Stampa Alternativa, la rivista Zothique (curata dall’instancabile Pietro Guarriello) dedica uno speciale all’autore.

Come sempre gli interventi sono molto approfonditi: Michols Magnolia in Vita di Stefan Grabinski: dalla Polonia alla Fantasia ci parla della biografia dello scrittore e dei suoi temi, individuando anche un possibile parallelo con H.P. Lovecraft (le affinità tra i due sono evidenti, tanto che Stanislaw Lem ha definito Grabinski “il Lovecraft polacco”).
Sicuramente i due hanno punti in comune, ma bisogna stare attenti alle forzature. La narrativa di Grabinski è molto originale e assomiglia solo a se stessa, come ben mette in luce Obsidian Mirror nel suo articolo Il villaggio nero. Obsidian Mirror analizza alcuni dei racconti migliori di Grabinski mettendo in relazione gli agganci con la filosofia di Bergson e il suo concetto di tempo.

Sulla letteratura fantastica è invece un saggio dello stesso Grabinski in cui vengono messi in luce i suoi gusti e la sua idea di fantastico. Sostanzialmente l’autore divide il fantastico in “moderno” (diretto, esteriore e convenzionale) e “di ordine superiore” (interiore, psicologico o metafisico) da lui definito “psicofantastico” o “metafantastico”. Nel primo tipo fa rientrare E.T.A. Hoffmann, autore da lui non particolarmente apprezzato, mentre del secondo fa parte ovviamente Edgar Allan Poe. Molto interessante anche l’intervista a Grabinski in cui l’autore ribadisce proprio la sua affinità con Poe piuttosto con E.T.A. Hoffmann. Dice inoltre di apprezzare Alfred Kubin e Gustav Meyrink mentre, un po’ a sorpresa, non nasconde il suo disprezzo per Hanns Heinz Ewers da lui ritenuto un ciarlatano e dichiara il suo orrore per i critici che lo paragonano alla sua opera.

Un mio racconto sull’antologia Santi e demoni italiani, Les Flaneurs Edizioni


Sono stato chiamato, con mia somma gioia, a far parte degli autori di Santi e demoni italiani, antologia curata da Gilbert Gallo ed edita in questi giorni da Les Flaneurs Edizioni; il mio racconto, Il vento tra le concrezioni (inedito) è quello che chiude la raccolta, ed è in buona compagnia di scrittori del calibro di Valeria Barbera, Franci Conforti, Francesco Corigliano, Lorenzo Davia, Sergio Mastrillo e altri ancora.
Vi lascio alla quarta dell’opera e colgo l’occasione per ringraziare Gilbert e l’editore Alessio Rega per avermi voluto a bordo.

Sono passati solo pochi anni da quando un esercito di demoni invulnerabili, chiamati “Oscuri”, è sceso sulla terra per sterminare la popolazione. Quando tutto sembrava perduto, un ragazzo dotato di poteri divini ha iniziato a invocare i Santi per mezzo delle reliquie: da quegli antichi reperti è riuscito a far rinascere eroi leggendari pronti a sfidare l’Oscurità ancora una volta. Da allora è stato nominato Patriarca della Nuova Chiesa e, con il nome di Pietro Secondo Romano, continua a guidare i Santi nella battaglia per la salvezza dell’umanità.
Alla fine di Sancta Sanctorum, il romanzo di Gilbert Gallo, ci eravamo lasciati così. Oggi, nell’Anno Domini Invicti II, questo universo alternativo si arricchisce con le nuove storie di diversi autori del panorama fantastico italiano, che hanno deciso di scendere in campo contro gli Oscuri con i loro racconti.

La funzione silvestre: la quarta uscita della collana Strane Visioni Digital | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di La funzione silvestre, racconto di Francesco Corigliano edito da Edizioni Hypnos in ebbok, nella collana Strane Visioni a cura di Andrea Gibertoni.

Qualcosa di strano si annida tra gli aspri monti della Sila, qualcosa che atterrisce e che fa paura. Ci sono forze primordiali che non bisognerebbe mai disturbare: appartengono a un’epoca lontanissima, un tempo in cui l’uomo era tutt’uno con la natura e nulla più che un animale come tutti gli altri. Case fatiscenti in luoghi solitari, rituali incomprensibili, cinghiali e altre creature del bosco che improvvisamente assumono comportamenti sconvolgenti, persone scomparse misteriosamente nel corso degli anni…
La canzone del bosco sta per essere intonata, stanotte stessa; sta solo a te decidere se prendervi parte.
Francesco Corigliano raccoglie ataviche angosce e antiche superstizioni e le rielabora in una melodia a più voci o a più grida, come forse sarebbe più corretto dire.

“Ero intento a soffermarmi sull’odore bizzarro che emanava da quel luogo assurdo – un sentore acidulo, non dissimile da quello del bosco ma in qualche modo da esso diverso – quando ebbi l’impressione che dall’interno della casa giungesse un suono. Dato che il tetto non era crollato, all’interno doveva esserci ancora un po’ di spazio, e forse qualche animale aveva deciso di farci la tana. Qualsiasi pensiero fu però cancellato dalla mia mente, quando sentii un altro rumore provenire dall’interno: il tintinnio inequivocabile di un vetro che si rompeva”.

Il sabba del villaggio | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un’operazione davvero originale, Il sabba del villaggio, una rilettura dell’opera di Giacomo Leopardi da parte del curatore Alessandro Iascy, con racconti di Fabio Andruccioli, Laura Scaramozzino, Francesco Corigliano e Giacomo Ferraiuolo; vi lascio alla quarta:

Se siamo abituati a leggere storie gotiche ambientate nell’Ottocento inglese, come non potremmo immaginare che un personaggio complesso come Giacomo Leopardi diventi protagonista di vicende, seppur di finzione, dense di ombre e oscuri presagi?
Gli ingredienti per una storia “vittoriana” non mancano affatto, del resto. Abbiamo una madre fredda e impenetrabile, un padre severo e distante e un destino di morte che incombe sull’intera famiglia Leopardi. Lutti, malattie e misteri la fanno da padrone, dunque. Ed è in questa prospettiva conflittuale, e densa di fatalismo, che nasce la raccolta che state per leggere. Giacomo Leopardi diventa protagonista di vicende legate al sovrannaturale, all’occulto e a un orrore tipicamente ottocentesco, sebbene sia qui riconfigurato in chiave del tutto originale.

Nasce Strane Visioni Digital, la collana digitale dedicata ai racconti del premio Hypnos | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una nuova collana per Hypnos: Strane Visioni Digital, curata da Andrea Gibertoni, sarà interamente dedicata ai racconti del premio Hypnos. Quattordici uscite annuali, quattordici autori con il meglio del Premio Hypnos, un’occasione unica per poter esplorare i meandri tentacolari del weird italiano.

Ci sono nomi prestigiosi del weird italiano sono coinvolti; scrivendo a caso, nomino Francesco Corigliano, Valeria Barbera, Lucio Besana e altri ancora. Un’occasione succulenta e weird.

Le mini recensioni di Horror Magazine – Nostra signora delle scaglie


Su HorrorMagazine una piccola recensione a Nostra signora delle scaglie, di Francesco Corigliano, uscito per la collana weird di DelosDigital. Eccola qui sotto:

Nostra signora delle scaglie di Francesco Corigliano è un piccolo gioiello. Asciutto, senza inutili divagazioni, il racconto segue una trama lineare che costringe il lettore a continuare nella lettura perché la verità ci venga finalmente presentata. Pagina dopo pagina, l’incredibile si mescola a una realtà così ben delineata da risultare familiare: un Sud assolato e polveroso che è in realtà ogni luogo e che una volta riconosciuto, lo si afferra perché rimanga impresso nella memoria.

Tra donne che hanno scelto di prendere il verde e una comunità legata a più riconoscibili – ma non per questo meno oscuri – culti, si compie infine quel che non può essere raccontato. Nostra signora delle scaglie è un weird delizioso che non deluderà gli appassionati del genere.

Fiabe della notte oscura | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Fiabe della notte oscura, riscrittura di alcune fiabe in chiave romantica, gotica o pervase da una vena di umorismo nero. Guidati da Alessandro Iascy, undici autori con alcune penne famose – come Francesco Corigliano, Lorenzo Davia e Nicola Lombardi – percorrono il sentiero fino alla completa rimappatura del genere. La quarta:

C’era una volta… l’orrore cosmico, che s’agitava inquieto, in agguato nella notte profonda e senza fine.
Le fiabe, quelle vere, popolari, fanno paura. Sono state scritte per insegnare che l’oscurità è più antica della luce e che la morte attende gli incauti, nella foresta o nelle segrete di un castello. E se le fiabe sono crudeli, i racconti dell’orrore sono spesso fiabeschi. Basta pensare a Sheridan Le Fanu, Lord Dunsany, Arthur Machen, Clark Ashton Smith e soprattutto Howard Phillips Lovecraft, il Lovecraft de I gatti di Ulthar, La chiave d’argento, La ricerca in sogno dello sconosciuto Kadath, L’estraneo.

“La letteratura Weird: narrare l’impensabile”. Intervista a Francesco Corigliano – A X I S m u n d i


Su AxisMundi intervista a Francesco Corigliano e al suo mondo weird, alla sua saggistica e al suo immaginario autoriale. Un estratto:

Ciao Francesco, nel primo capitolo scrivi che «definire cosa sia la weird fiction, a partire da ciò che è comunemente indicato come tale, è possibile individuando delle costanti ed escludendo progressivamente ciò che non è certamente weird». Puoi riassumerci in breve queste costanti e i generi affini al weird che non vi rientrano?

Inizio col dire che il saggio, dovendo affrontare una materia di difficile definizione, è strutturato in modo tale da cercare un equilibrio tra inclusione ed esclusione. Ho cercato di delimitare abbastanza il campo della ricerca, e al contempo di delineare uno strumento classificatorio che permettesse di riconoscere il weird con il grado di approssimazione più accettabile. Fin da subito mi sono approcciato al weird non come a un genere, ma come a un modo letterario, rifiutando quindi una categoria troppo rigida e cercando di delineare i tratti di un oggetto fluido, di un atteggiamento narrativo, di un’interfaccia organizzativa. Appoggiandomi alle teorie di Ceserani, per definire il modo weird ho individuato dei “paletti” stilistici e tematici: la tematica dell’inconoscibilità del soprannaturale; la narrativa tendente al verosimile; l’utilizzo di procedimenti narrativi di allusione e di omissione. La mescolanza di queste costanti permette di riconoscere il weird, ma ovviamente ciò non significa che esse non possano essere trovate singolarmente in altri contesti letterari. Per esempio, il weird in parte coincide con ciò che normalmente è definito modo fantastico, nel quale si trovano – oltre al soprannaturale – i procedimenti narrativi allusivi e di omissione. Inoltre, è inevitabile che questo modo letterario si infiltri, come l’acqua di un ruscello sotterraneo, tra le pietre di altre categorie letterarie, e che quindi si possa rintracciare all’interno di opere di genere definito (per esempio nella fantascienza o nel giallo) o che si alterni all’uso di altri modi letterari.

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Nostra signora delle scaglie | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un nuovo numero della collana InnsMouth, edita da DelosDigital e dedicata al weird; stavolta ci racconta la sua visione strana Francesco Corigliano, con Nostra signora delle scaglie. La quarta:

L’anziano sacerdote Gregorio ascolta la turbata confessione di un suo parrocchiano: una strana storia riguardante una scatola, un libro e un bizzarro teschio ritrovati all’interno di un antico convento. È l’inizio di un’indagine che scava nel tempo, sulle orme di una suora vissuta secoli prima, di un suo pellegrinaggio di espiazione a Gerusalemme, e di una cripta sepolta tra le sabbie. Un percorso nel passato che rivela lentamente, come polvere che scivola via da uno scrigno, i contorni di un disegno inquietante e oscuro, un retaggio soprannaturale che affiora nel presente.

La letteratura weird. Narrare l’impensabile di Francesco Corigliano – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. – glorioso e ferreo baluardo di un’epoca del fandom in cui sono nato venti anni fa, che resiste nonostante le epocali mutazioni sociali – una bella recensione di Cesare Buttaboni al saggio di Francesco Corigliano sul weird: La letteratura weird. Un estratto:

Si tratta di un approccio valido che cerca di trovare una sua chiave interpretativa a quella che è stata l’evoluzione del fantastico fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Dalla lettura emerge come sia stato Mark Fisher ad aver centrato meglio di altri (anche se a mio avviso bisognava parlare anche di un testo come Tra le ceneri di questo pianeta di Eugene Thacker, una vera e propria bibbia di una nuova estetica nera) un’interpretazione potente e profonda basata sui concetti di “Weird” e “Eerie”. Anch’io sono rimasto colpito dagli studi di Fisher che coinvolgono (forse in maniera fin troppo libera) altri media come la musica: associare la musica di Brian Eno ai racconti di Montague Rhodes James è molto affascinante (e funziona anche) ma il sospetto è che gli esempi in questo senso potrebbero essere numerosissimi e soggettivi. L’impressione è che si espanda ulteriormente una materia che forse andrebbe circoscritta, operazione che cerca di fare, come si diceva, Corigliano. La scelta di approfondire l’opera di Lovecraft, Jean Ray e Grabinski si rivela centrata in quanto meglio di altri questi scrittori (anche se pure l’opera di Hodgson si inserisce a pieno titolo in questo contesto avendo influenzato pesantemente sia Lovecraft che Jean Ray) hanno colto le pulsioni della modernità facendo emergere, sulla scorta di Freud e della psicanalisi, i fantasmi che si annidano nell’inconscio e interiorizzando le nuove teorie sul tempo e sullo spazio di Einstein. In questo senso è corretto affiancare questo scrittori alla corrente letteraria del “modernismo” nonostante Lovecraft prendesse pubblicamente le distanze da autori come T.S. Eliot e James Joyce (ma in verità ammirava Joyce così come riteneva l’estetica surrealista non lontana dalla sua).

L’arco temporale scelto potrebbe però far pensare come la forza propulsiva del weird si sia in qualche modo arrestata nel ‘900. La letteratura horror ha preso in effetti strade più conservatrici (un po’ come scriveva Giuseppe Lippi che riteneva Noi abbiamo sempre vissuto nel castello della Shirley Jackson come l’ultimo esempio di un fantastico delirante e non allineato). In realtà si fa cenno a Thomas Ligotti (non a caso considerato come l’incarnazione moderna del Weird) e si spiega come il “Weird” sia per la sua stessa natura in costante evoluzione. In ogni caso siamo di fronte ad un volume che tutti gli appassionati di fantastico dovrebbero assolutamente procurarsi.

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