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Gerard Sorme e l’Ordine della Fenice – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’approfondita recensione di Franco Pezzini a due romanzi di Colin Wilson, Il dio del labirinto e Religione e ribellione, nella cui lettura – della recensione, intendo – trovo anche gli estremi del mio esperimento di sesso quantico e postumano, Sensorium.
In particolare, per quanto riguarda Wilson, nel passo sottostante ho la percezione di un Fantastico che esperimento attraverso strali di sesso estremo o quasi:

“Il nostro scopo – Esmond parla qui da membro della Setta della Fenice, cui ha impresso la sua svolta filosofica – non è quello di degradare e inquinare i sentimenti religiosi con il piacere sessuale, ma di elevare il piacere sessuale al livello di un sentimento religioso”.
E appunto con Esmond in corpo, Sorme affronterà i vertici della Setta, ancora esistente a livello internazionale… Una nota finale di Wilson riflette sul rapporto tra il suo libro, la letteratura e ciò che è percepito come pornografia, ma rappresenta più un (interessante, senza dubbio) documento d’epoca che una riflessione calzante alla complessità della situazione odierna. Per il resto il romanzo presenta ciò che i lettori di Wilson già conoscono: una scintillante qualità di scrittura, bozzetti godibilissimi e molto vari di outsider, alcune riflessioni (specie nel rapporto tra i sessi) in cui l’autore resta nonostante tutto debitore di pregiudizi del suo tempo, una vaga ambiguità che nulla toglie al piacere della lettura.

È brandendo tali sviluppi fiction sull’abbinamento sesso & religione – possessione compresa, visto che “l’outsider cessa di essere tale solo quando è posseduto, quando diventa ossessionato in modo fanatico dal bisogno di scappare” – che possiamo ora aprire il secondo volume di Wilson, stavolta un saggio, e precedente di vari anni: qualcosa che alla ricerca di Esmond fornisce una virtuale cornice, o piuttosto un precedente illuminante. Religione e ribellione (Religion and the Rebel) esce nel 1957 (qui una contestualizzazione): e viene massacrato dalla critica, che non ha perdonato il successo di The Outsider all’autore ventiquattrenne privo di studi universitari. Invece il libro è davvero interessante: come commenta Wilson in un’introduzione a distanza di tanti anni (1984), presenta le ingenuità e i manicheismi di un’età, con un’eccessiva enfasi sul profilo dell’outsider – nei fatti, gran parte dei personaggi di cui parla sono stati anche parallelamente insider da altri punti di vista. Come lo stesso Esmond del romanzo esaminato.

Eppure, a ben vedere, quell’introduzione più moderata e “ragionevole”, fortemente individualistica come di moda negli Ottanta (anche se Wilson le mode le fondava piuttosto che seguirle – ma va detto che all’epoca è già iniziata la sua fase in calando) pare più fastidiosa del radicalismo onesto del giovanissimo che esplora forme di ribellione e ne racconta l’alba a colpi anche di esperienze personali. Dove a colpirci – perché in fondo succede anche a noi di agganciare le svolte esistenziali a letture o sorprese culturali – è il fatto che a distanza d’anni egli ricordi quella frase o quel libro che hanno dato la spinta, come pure invece le fasi di frustrazione e depressione. Leggere Wilson oggi, in un’Italia depressa che non riesce più neppure a desiderare di riacquisire sapore alla propria vita, raspato via a grandi numeri da politica ed economia scellerate, è di grosso interesse, al netto del mutare dei tempi e di qualche ingenuità da ventenne.

 

Rivisitando “La Volontà trasgressiva – Seconda frontiera”


Concludo la carrellata delle mie recenti uscite (Il sentiero dello sciamano, Schegge di ossidiana, Il sigillo imperiale, Death economy e Psiconauti dimensionali) con la segnalazione dell’ultima arrivata, l’antologia di AA. VV., La Volontà trasgressiva – Seconda frontiera, da me curata ed edita da KippleOfficinaLibraria.

Undici racconti esplorano gli universi delle interazioni che rendono vive, ai nostri occhi, istanze inumane e invisibili, o impossibili.
Ridefinire il weird attraverso l’uso della SF e del fantastico in senso lato è ciò che rende quest’antologia un ponte tra l’umano e l’inumano, una descrizione di sintassi e grammatiche ancora sconosciute.

Hanno partecipato all’antologia: Paolo Di Orazio, Alessandro Gatti, Francesca Fichera, Domenico Mastrapasqua, Lukha B. Kremo, Marco Milani, Yanuk Lurjiame, Roberto Furlani, Uduvicio Atanagi, Giovanna Repetto e Giovanni De Matteo; l’inserto VR sul brano Anubi di Krell è un QRCode creato dal Sandro Battisti. La copertina è a cura di Ksenja Laginja.

“Le caratteristiche di un oggetto sono il modo in cui esse interagiscono su altri oggetti. L’oggetto stesso non è che un insieme di interazioni su altri oggetti. La realtà è questa rete di interazioni, al di fuori delle quali non si capisce neppure di cosa staremmo parlando. Invece di vedere il mondo fisico come un insieme di oggetti con proprietà definite, la teoria dei quanti ci invita a vedere il mondo fisico come una rete di relazioni in cui gli oggetti sono i nodi.
Equivale a dire che è necessario pensare che ogni cosa sia solamente il modo in cui agisce su qualcos’altro. Quando l’elettrone non interagisce con alcunché, non ha proprietà fisiche. Non ha posizione, non ha velocità”.

Carlo RovelliHelgoland

Porte sul buio: Ti piace Argento? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Franco Pezzini che recensisce Dario Argento e la televisione, saggio di Marco Chiani sulla parte iniziale della inventiva di Dario Argento che era rivolta soprattutto al mondo televisivo, parliamo ormai più di mezzo secolo fa. Un estratto:

A fronte di una ormai quasi ingovernabile bibliografia argentiana, con il bel volume che avete in mano Marco Chiani riesce a colmare un vuoto: un saggio a 360 gradi sul rapporto tra il regista e la televisione, fino a pubblicità e interviste. Considerate le trasformazioni dei prodotti per il piccolo schermo dal mondo RAI di un tempo al panorama dell’età di Game of Thrones, con un passaggio da “nuovo” focolare familiare a matrice di diramazioni immaginali più pervasive persino di quelle cinematografiche, riflettere sul rapporto con la tv di un autore quale Argento è di interesse particolare.

Complice un altro piccolo schermo, quello del pc e di internet coi suoi mille blog, parlare di Argento rischia oggi (ma non è il caso di Chiani) di avvitarsi nei soliti discorsi sulla crisi di un regista, a colpi di battute ingenerose e magari gratuite. Fatte salve le critiche puntuali – motivate, a volte anche affettuose – a questa o quell’opera, è un dato di fatto che se abbiamo smesso di trovare innovative le idee di Argento è soprattutto perché la sua poetica ci è entrata tanto sotto pelle da avvertirla come già nota. Forse per questo chi (come il sottoscritto) ha avuto la ventura di avvicinarsi piuttosto tardi al suo lavoro riesce con minor fatica a restare colpito da guizzi visionari, felicemente deliranti, anche in film in genere demoliti da critica e fan.
Ma nell’Argentoverse ci siamo in qualche modo entrati tutti, più o meno a scatti generazionali: il sangue iniziatico che la mia leva aveva visto orgiasticamente spargere in rito di passaggio dalla Hammer, con connotazioni un po’ diverse la successiva lo ritroverà in grazia delle coltellate di Argento. Tutti riconosciamo, solo a pensarci un po’, che con lui in misura maggiore o minore siamo cresciuti, e quel tipo di poetica (ripeto il termine, che non mi pare incongruo) ha influenzato a largo raggio non solo – in genere – il thriller italiano degli anni Settanta, ma il nostro modo di percepire il linguaggio dell’inquietudine.
Un impatto che non rappresenta solo una svolta rispetto al vecchio film de paura italico, ma assume valenza internazionale per il successo planetario delle sue pellicole, e influisce sullo stesso orizzonte della scrittura. In Italia la narratrice che ha recuperato in modo più lucido e avvertito il passo argentiano è direi Cristiana Astori, che rende i suoi polizieschi – emblematico Tutto quel rosso, Il Giallo Mondadori, 2012, proprio in zona-Argento – anche intriganti saggi di storia del cinema (e non a caso viene ogni tanto imitata dagli alfieri dell’usato sicuro). Ma è chiaro che un regista – e produttore, non dimentichiamolo – come Argento ha influenzato un po’ tutti gli autori di thriller nostrani (e non), sia nella cifra di uno sparagmòs non esaurito nel gore fine a se stesso, sia nell’enfasi sullo sguardo perturbante – il dettaglio conosciuto/non riconosciuto da recuperare per sciogliere il nodo della trama. Dove poco importa che si parli di thriller o di horror (un genere cui Argento approda, senza vera soluzione di continuità, con Suspiria, 1977): l’abbinamento tra tensione estrema e dettaglio perturbante rimonta ad Ann Radcliffe, e una venatura gotica è avvertibile in gran parte della produzione argentiana. A partire in fondo dal suo modo di trattare i luoghi, con una Torino e una Roma – tappe congrue al gotico da Grand Tour – da atlante dell’incubo. D’altra parte, proprio alla luce della poetica dello sguardo perturbante, del tassello sfuggito e da recuperare, il referente televisivo assume una speciale dimensione provocatoria: per molti anni, ciò che restava estraneo alla televisione, ciò che restava fuori dal suo schermo era per il grande pubblico davvero perturbante, intuito e conosciuto ma non riconosciuto o non ricordato, e dunque tutto da affrontare.

AA. VV. – La Volontà trasgressiva. Seconda frontiera | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

La Volontà trasgressiva – Seconda frontiera è da oggi disponibile, nella curatela antologica di Sandro Battisti, su www.kipple.it e nelle principali librerie online, in formato digitale e cartaceo.
Undici racconti esplorano gli universi delle interazioni che rendono vive, ai nostri occhi, istanze inumane e invisibili, o impossibili. Ridefinire il weird attraverso l’uso della SF e del fantastico in senso lato è ciò che rende quest’antologia un ponte tra l’umano e l’inumano, una descrizione di sintassi e grammatiche ancora sconosciute.

Hanno partecipato all’antologia: Paolo Di Orazio, Alessandro Gatti, Francesca Fichera, Domenico Mastrapasqua, Lukha B. Kremo, Marco Milani, Yanuk Lurjiame, Roberto Furlani, Uduvicio Atanagi, Giovanna Repetto e Giovanni De Matteo; l’inserto VR sul brano Anubi di Krell è un QRCode creato dal curatore. La copertina è a cura di Ksenja Laginja.

SINOSSI

I cardini su cui vive l’antologia che vi apprestate a leggere nascono dalla lettura di Helgoland, di Carlo Rovelli, e delle Nozze chimiche di Aleister Crowley, di Franco Pezzini; vincoli che sanno di fisico, di etereo, di Filosofia, di Scienza, di correlazioni che si attivano solo in determinati momenti, di vita che ha senso soltanto se tutto si allinea verso le nostre percezioni. Come infatti sottolinea Rovelli, che cita Nāgārjuna, “Se nulla è esistenza in sé, tutto esiste solo in dipendenza da qualcos’altro, in relazione a qualcos’altro. E io che vedo una stella esisto? No, neppure io. Chi vede la stella allora? Nessuno. Vedere la stella è una componente di quell’insieme che convenzionalmente chiamo il mio Io, perché le cose sono vuote, nel senso che non hanno realtà autonoma ed esistono grazie a, in funzione di, rispetto a, dalla prospettiva di qualcos’altro. Quello che articola il linguaggio non esiste. Il cerchio dei pensieri non esiste”.
Rovelli definisce in seguito, sempre in Helgoland, il suo pensiero ancora più approfonditamente: “Non c’è nessuna essenza ultima o misteriosa da comprendere. ‘Io’ non è altro che l’insieme vasto e interconnesso dei fenomeni che lo costituiscono, ciascun dipendente da qualcos’altro. Secoli di speculazione occidentali sul soggetto e sulla coscienza svaniscono come brina nell’area del mattino”.
Nāgārjuna – ci dice sempre Rovelli – distingue due livelli, come fa tanta filosofia e tanta scienza: la realtà convenzionale, apparente, con i suoi aspetti illusorio e prospettici, e la realtà ultima. Ma porta questa distinzione in una direzione inaspettata: la realtà ultima, l’essenza, e assenza, è vacuità. Se ogni metafisica cerca una sostanza prima, un’essenza da cui tutto dipenda, il punto di partenza da cui poi derivare, il resto allora non esiste. L’unica realtà è quindi la vacuità? È questa la realtà ultima? No, scrive vertiginosamente Nāgārjuna, ogni prospettiva esiste solo in dipendenza da altro, non è mai realtà ultima, e questo vale anche per la prospettiva: pure la vacuità e vuota essenza, è convenzionale. Nessuna metafisica sopravvive. La vacuità è semplicemente vuota.
A quel punto, la Seconda frontiera diviene il frutto finalmente vivo di ciò che viene plasmato dalla personale Volontà trasgressiva.

L’ascensione delle parole rese in formato grafico si attesta sulle coordinate di uno specchio irregolare, in cui ribollono le dimensioni allo stato puro.
Nel profondo di una visione a specchio, l’abisso lucidamente nero si apre come una sibilla sull’antro dimensionale delle possibilità.

ESTRATTO – Dall’introduzione del curatore

Le caratteristiche di un oggetto sono il modo in cui esse interagiscono su altri oggetti. L’oggetto stesso non è che un insieme di interazioni su altri oggetti. La realtà è questa rete di interazioni, al di fuori delle quali non si capisce neppure di cosa staremmo parlando. Invece di vedere il mondo fisico come un insieme di oggetti con proprietà definite, la teoria dei quanti ci invita a vedere il mondo fisico come una rete di relazioni in cui gli oggetti sono i nodi.
Equivale a dire che è necessario pensare che ogni cosa sia solamente il modo in cui agisce su qualcos’altro. Quando l’elettrone non interagisce con alcunché, non ha proprietà fisiche. Non ha posizione, non ha velocità.

Carlo Rovelli – Helgoland

Gli autori che ho chiamato a raccolta in questa Volontà trasgressiva hanno tracciato, partendo dalle indicazioni che ho dato loro, una serie di coordinate in cui ciò che era creduto inanimato è diventato vivo, soprattutto perché entrato in contatto con noi antropomorfi, avvitati attorno a un ombelico di assurda cecità autoreferenziale; le loro storie che hanno preso vita si dipanano da e verso l’oltrefrontiera del nostro ecosistema dimensionale e della nostra percezione. Nelle loro fantastiche visioni quantiche enormi serpentoni, tunnel di probabilità che divengono semplicemente realtà, altre realtà, diverse realtà, ex impossibili realtà, emergono dal mare del nulla come isole prima sommerse in abissi sconosciuti.
Abbiamo abbandonato due anni fa la Prima Frontiera (precedente antologia di strano weird in cui ci si chiedeva cosa l’inumano considera strano) e ora siamo in un luogo più esterno e indefinito, dove una porta dimensionale ci connette con un luogo in cui interagiscono sistemi incompatibili: il biologico e l’inumano, il tridimensionale e le infinite trasgressioni matematiche del continuum.

Il mondo dei quanti è quindi più tenue di quello immaginato dalla vecchia fisica, è fatto solo di interazioni, accadimenti, eventi discontinui, senza permanenza. È un mondo con una trama rada, come un merletto di Burano. Ogni interazione è un evento, e sono questi gli eventi lievi ed effimeri che costituiscono la realtà, non i pesanti oggetti carichi di proprietà assolute che la nostra filosofia poneva a supporto di questi eventi.

Carlo Rovelli – Helgoland

LA QUARTA

Cos’è la realtà? È una domanda con cui dobbiamo fare i conti quando decidiamo di abbandonare la comfort zone delle certezze, delle convenzioni e delle convinzioni, dell’usuale mondo che plasma di continuo la nostra esistenza. Abbandonare il senso del reale che ci appare solido, granitico, immodificabile, implica che la nostra esistenza non è così definita e, a quel punto, nemmeno così fisica. Undici storie che narrano ciò che c’è oltre la frontiera, a cavallo tra weird e SF, tra Volontà e aliti vitali, con un occhio a quello che Crowley, il più grande esoterista del XX secolo, ha sperimentato e creato.

GLI AUTORI

Paolo Di Orazio, Alessandro Gatti, Francesca Fichera, Domenico Mastrapasqua, Lukha B. Kremo, Marco Milani, Yanuk Lurjiame, Roberto Furlani, Uduvicio Atanagi, Giovanna Repetto e Giovanni De Matteo. A cura di Sandro Battisti, che nella pubblicazione ha ideato e realizzato l’inserto VR sul brano Anubi di Krell, oltrepassando la frontiera tramite un QRCode.

IL CURATORE

Sandro Battisti: è uno dei fondatori del connettivismo. A partire dal 2004 si è dedicato allo sviluppo di uno scenario comune a molti suoi lavori successivi, l’Impero Connettivo, dapprima con racconti apparsi su NeXT, la fanzine del movimento, e con il fumetto Florian, successivamente nei romanzi PtaxGhu6 (2010), scritto in collaborazione con Marco Milani, e Olonomico (2012). Ha vinto il Premio Urania 2014 e il Premio Vegetti 2017 con L’Impero restaurato; è curatore dell’antologia di strano weird La prima frontiera (2019). Scrive quotidianamente sul blog https://hyperhouse.wordpress.com/.

LA COLLANA

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

AA.VV. | La Volontà trasgressiva. Seconda frontiera
Curatela e VR di Sandro Battisti
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato cartaceo — Pag. 160 – € 15.00 — ISBN 978-88-32179-61-3
Collana eAvatar — Formato ePub — Pag. 160 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-62-0

Link

Sta arrivando la “Seconda Frontiera”


La quarta preview della “Seconda Frontiera” – qui, qui e qui le altre. Stiamo arrivando…

Cos’è la realtà? È una domanda con cui dobbiamo fare i conti quando decidiamo di abbandonare la comfort zone delle certezze, delle convenzioni e delle convinzioni, dell’usuale mondo che plasma di continuo la nostra esistenza. Abbandonare il senso del reale che ci appare solido, granitico, immodificabile, implica che la nostra esistenza non è così definita e, a quel punto, nemmeno così fisica. Undici storie che narrano ciò che c’è oltre la frontiera, a cavallo tra weird e SF, tra Volontà e aliti vitali, con un occhio a quello che Crowley, il più grande esoterista del XX secolo, ha sperimentato e creato.

Gli autori che ho chiamato a raccolta in questa Volontà trasgressiva hanno tracciato, partendo dalle indicazioni che ho elencato qui e negli altri post, una serie di coordinate uniche in cui ciò che era creduto inanimato è diventato vivo, soprattutto perché entrato in contatto con noi esseri antropomorfi, che siamo avvitati su un ombelico di assurda cecità autoreferenziale; le loro storie che hanno qui preso vita si dipanano da e verso l’oltrefrontiera del nostro ecosistema dimensionale, della nostra percezione. Nelle loro fantastiche visioni quantiche enormi serpentoni, tunnel di probabilità che divengono semplicemente realtà, altre realtà, diverse realtà, ex impossibili realtà, emergono dal mare del nulla come isole prima sommerse in abissi sconosciuti.

Io devo davvero complimentarmi con i meravigliosi autori citati le altre volte e che completo ora con:

Paolo Di Orazio: (direttore della rivista Splatter)
Ksenja Laginja (autrice della copertina e dei sample visti finora)
Kipple Officina Libraria (editore)

Permettetemi di segnalare anche una piccola sorpresa personale che, oltre che curatore, mi vede autore di un piccolo giochino multimediale, presente nel volume.

KeepTalking

Cinquanta sfumature di Sade (II) (Nightmare Abbey 17/II) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Franco Pezzini introduce il tema del marchese De Sade nella letteratura e nel cinema. Ha già cominciato a farlo qualche giorno fa, qui, e ora continua l’attenta analisi – sappiamo quanto sei certosino nelle tue ricerche, Franco – parlando dell’immaginario collettivo che gli scritti del marchese continuano a disegnare in ognuno di noi. Un estratto:

Premettendo con A. Le Brun che “Non è una filosofia, né un discorso e ancora meno una scrittura che Sade ha inventato ma uno spazio”, Brodesco conduce la riflessione sugli spazi con lo sguardo a singole opere:

“La logica romanzesca con cui vengono costruiti gli edifici di Sade è quella dell’organizzazione del racconto, di una tassonomia delle passioni, non quella di una disposizione equilibrata degli spazi. Entrando nei luoghi sadiani viene meno ogni interesse per la verosimiglianza: si abbandona la realtà per avventurarsi nel suo “cuore sepolto”, un mondo oscuro fatto di pietra e di vuoto”.

La condizione, il prerequisito perché gli spazi architettonici (o, in seconda battuta, naturali) siano ritenuti confortevoli e ospitali dai signori sadiani è la loro chiusura e inaccessibilità. La sovranità del libertino è basata sull’isolamento. Sade, che lo teorizza, definisce questo stato con un neologismo: “Isolisme”. Tale condizione è ontologica, rappresenta una “tesi filosofica”, il “motto stoico dei libertini”, una “promessa di piacere”, il “nocciolo dell’impolitica sadiana” e della sua “antropologia negativa”. L’isolamento risponde alla situazione esistenziale più autentica per l’uomo sovrano (l’uomo integrale, l’Unico), che ha bisogno di segregare il proprio godimento per portarlo al grado massimo di intensità. Gli spazi geografici e architettonici di cui egli va in cerca sono studiati per assecondare questa esigenza.
Nei romanzi di Sade compaiono così case qualificate come deserte, lontane, impenetrabili, impraticabili, inabbordabili, isolate, ritirate, segrete, separate, solitarie… La geografia è occupata da castelli, fortezze, padiglioni, conventi, monasteri; gabinetti, cripte, celle, cellule, loculi, nicchie, cappelle, camere, ridotti, cantine; isole, sotterranei, buchi… A essi si aggiungono, come spazi per l’intimità, l’alcova, il bordello, il boudoir, il bagno… I luoghi in cui Sade ambienta le sue storie si inseriscono in buona parte nella definizione di istituzioni totali proposta da Erwin Goffman. Tutta la giornata dei protagonisti, tutte le loro attività – lavoro, svago, mangiare, fottere… – si svolgono all’interno di un’unità di spazio che garantisce la continuità del vivere libertino.

Nell’ambito delle sue riflessioni sul tema della follia, Michel Foucault sottolinea come la detenzione continua di Sade influisca sulle sue storie, ambientate in gran parte in luoghi da cui non si può fuggire. Nata dall’internamento e nell’internamento, “tutta l’opera di Sade è ispirata dalle immagini della Fortezza, della Cella, del Sotterraneo, del Convento, dell’Isola inaccessibile, che formano così il luogo naturale della sragione. Non è un caso neppure se tutta la letteratura fantastica di follia e d’orrore che è contemporanea all’opera di Sade, si situa nei luoghi dell’internamento”, come corrente più o meno sotterranea presente in tutto il primo gotico. Per Foucault “l’apparizione del sadismo […] come fenomeno storico (e non come tendenza sempre presente nelle manifestazioni dell’eros) coincide precisamente con il momento in cui la sragione viene rinchiusa”. Le fortezze nate per internare, al fine di bloccare il virus della sragione e impedire il contagio della società, escludendo dal vivere sociale di chi ne era colpito, “hanno svolto un ruolo culturale del tutto opposto” perché il “contesto […], come una pentola a pressione, ne alimenta la forza” (legittimo domandarci per inciso, in rapporto a un altro tipo di virus e a lockdown lungamente protratti, quali sviluppi culturali sia lecito attendersi).

“La nostra filmografia dimostra che ragionare sulla presenza cinematografica di Sade equivale a percorrere i luoghi che la contengono, esplorare gli ambienti invalicabili in cui i film trovano il loro contesto. Gli spazi occupati dai film a tematica sadiana non sono soltanto funzionali al racconto ma mettono a fuoco alcune delle questioni chiave poste dalla figura di Sade nel suo rapporto con il tema dello sguardo e della visione. Per analizzare le pellicole prescelte ci è sembrato quindi utile – più che affrontarle da un punto di vista autoriale, osservando capitolo dopo capitolo come la figura di Sade venga presa in considerazione dai singoli registi – utilizzare le cornici offerte da questi posti. L’accostamento di pellicole diverse accomunate dall’inserimento del racconto nel medesimo spazio permette di circoscrivere le domande affrontate sinora sui temi della riflessività, della mise en abyme, del voyeurismo, della protezione dello sguardo e della sua chiusura”.

Odoya presenta “Almanacco dell’orrore popolare” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Almanacco dell’orrore popolare. Folk horror e immaginario italiano, uno degli innumerevoli libri che Odoya sforna a ritmo impressionante e che raccontano, dal lato saggistico, il Fantastico e tutte le sue radicazione nella nostra esistenza. Curato da Fabio Camilletti e Fabrizio Foni, si pone nel solco a metà tra saggio e prosa indicato da queste note:

Un ricchissimo volume che si occupa degli scrittori che si sono cimentati con una certa costanza nei vari tipi di letteratura d’immaginazione, dal meraviglioso allo strano, dal gotico al perturbante, dal fantastico tout court al weird fino appunto ai generi di consumo della narrativa del terrore, della science fiction e del fantasy.

Da qualche tempo, in Gran Bretagna, si parla di folk horror per indicare quel miscuglio di isolamento rurale, paganesimo e paure ctonie che sembra animare come un filo segreto la cultura degli anni Settanta, tesa fra occultismo, psichedelia e incubi rurali, ma non solo: in certe atmosfere del passato più prossimo, ma anche e soprattutto i rapporti che noi contemporanei intratteniamo con quelle atmosfere, si cerca in esse un antidoto al vuoto di senso che sembra caratterizzare il presente.

Almanacco dell’orrore popolare non è solo un viaggio alla scoperta del folk horror della provincia italiana. È, anzitutto, un’indagine sulle tensioni più segrete che animano la cultura della penisola: l’onnipresenza del passato e la compresenza di antico e moderno, la permeabilità tra mondo subalterno e cultura alta e lo slittare continuo tra centro e margine – sia esso geografico, sociale o culturale – che dà alla cultura italiana un’impronta perennemente decentrata, diasporica, soggetta a ibridazioni. Almanacco dell’orrore popolare raccoglie saggi, racconti e testimonianze senza inseguire una (impossibile) completezza. Ne risulta un singolare missaggio, nel quale pop e folk, invenzione e tradizione si confondono: delineando così l’ombra di una Repubblica Invisibile della quale facciamo tutti, inconsapevolmente, parte. I contributi del volume sono firmati, tra gli altri, da Danilo Arona, Luigi Musolino, Franco Pezzini e Claudia Salvatori.

Il dottore e i diavoli (Zona-Carmilla II) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un excursus saggistico di Franco Pezzini ai concetti espressi dal classico di Le Fanu, Carmilla. Si parla di “un vertiginoso repertorio di quei motivi letterari, artistici, scientifici, filosofici del dibattito ottocentesco sulla donna connotati in molti casi dagli scienziati patriarchi come patologie: la donna quale specchio o imitatrice della realtà, attrice per natura, immagine lunare; la donna sonnambula, ninfomane, isterica, spossata (magari per onanismo, mentre al narcisismo femminile si raccorda al tempo quell’omosessualità femminile alla cui esistenza la regina Vittoria semplicemente non crede), malata, morente e stesa nella bara. E insieme la rilettura di antichi miti allusi o anagrammati (si pensi alla classica divisione demonologica tra incubi, che attenterebbero alla purezza femminile, e succubi, sfiancatrici di maschi: in Carmilla, con uno spiazzamento dei ruoli sessuali, l’aggressione è appunto nel segno dell’omosessualità), con il sapore di un’ossessione in cui la denuncia del disagio non conduce a una vera liberazione”.

Ora, ben vengano questi approfondimenti, servono a districare le nebbie in cui la maggior parte degli italioti e non solo affondano beati e beoti, il lavoro di Franco serve per capire cos’è davvero il rispetto, al  di là delle formule iperliberiste del politacally correct, che tutto modifica per lasciare tutto uguale, con un aumento del consumo che è stato veicolato dalle ipocrite politiche progressiste delle multinazionali. Un estratto:

Tra l’altro, malinconia e vampirismo hanno un certo peso nella Psychopathia Sexualis, che cita più volte il termine vampiro con riferimento all’accezione folklorica. Se però è difficile che Krafft-Ebing conosca il romanzo di Le Fanu (che altrimenti citerebbe), lo scrittore irlandese non ha certo potuto trovare ispirazioni nel suo repertorio: nello stesso anno in cui Carmilla conclude l’uscita a puntate, 1872 (Le Fanu muore l’anno dopo), lo psichiatra tedesco diviene professore all’università di Graz, e solo nel 1886 pubblicherà la propria summa. Ovviamente Le Fanu, giornalista, può disporre di informazioni parziali sui temi poi sviluppati da Krafft-Ebing, tramite voci di alienisti o altri specialisti della psiche, interpellati per esempio nel contesto delle cure a sua moglie (per la vicenda, cfr. qui); ma insomma si tratta di un classico caso in cui turbamenti d’epoca colti in forme parallele – e attraverso, va detto, infiniti rivoli d’informazione – hanno condotto a opere potenzialmente ricollegabili. Inevitabile pensare ai casi repertoriati da Hesselius, misteriosi in senso non tanto maggiore quanto diverso.

Che il testo pionieristico di Krafft-Ebing sia utile ancora oggi per una serie di categorie professionali – come afferma nel 1952 l’introduttore Piero Giolla – al di là di alcuni severi limiti che si impongono per il rinnovarsi degli studi e la diversa lettura oggi maturata di fattispecie come l’omosessualità, possiamo in termini elastici ancora sottoscriverlo. Come ricorda il profilo dell’autore in quarta di copertina, “L’intera comunità scientifica del Novecento è stata influenzata dai suoi studi, non solo la moderna psichiatria, ma anche la psicanalisi freudiana”. Ma la caratteristica affascinante è che quest’opera abbia da un lato plasmato l’immaginario a livello persino più ampio, e dall’altro presenti caratteri letterariamente ricchissimi: in buona sostanza, possiamo leggerla anche come un’affascinante epopea letteraria, una Commedia umana dei pozzi interiori di un’intera società, dalle fasce più alte (vi compaiono monarchi e principi, oltre a un inconoscibile brulicare aristocratico del mondo mitteleuropeo, compresi nobiluomini fasulli) alle frange più miserevoli delle classi più basse. E in scena non sono soltanto camere da letto o studi medici, ma salottini, biblioteche (nei frequenti richiami alla letteratura e alla storia), stalle, luoghi pubblici (strade, per esempio, di città diversissime ma rese sfuggenti dalla sobrietà dei cenni) o aperti al pubblico, con una varietà di set che rende la lettura, a prescindere dagli aspetti morbosetti, di straordinario e intatto fascino d’ambiente. Inevitabile pensare all’Uomo della folla di Poe: ora l’uomo sembra non esser più un libro maledetto che non si lascia leggere, e il tentativo è proprio di esplorarlo negli angoli bui del suo labirinto.

Al di là dei drammi umani e delle tragedie criminali – c’è anche Jack the Ripper – troviamo scene da commedia grassa o tali da richiamare il Woody Allen di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere), del resto ispirato all’omonimo testo del sessuologo David Reuben. E poi siparietti surreali alla Ionesco, tracce di equivoci che traghettano alla storia concitata dell’erotologia (“Per fortuna la satiriasi è rara. L’affermazione che essa possa aver luogo in seguito ad avvelenamento con cantaridi, potrebbe dipendere da un equivoco fra satiriasi e priapismo”, ed è inevitabile pensare al famoso caso dei confetti afrodisiaci alla cantaridina che Sade offre nel 1772 a cinque ragazze all’Hôtel del Treize Cantons di Marsiglia, con risultati assai meno drammatici di quanto si favoleggerà) e molto altro. Compresa – ripetiamolo – un’attenzione competente alla letteratura dell’eros, dal mondo antico ai menestrelli e fino ad autori moderni: Swift, Goethe, Kraus, e molti altri, citati ora come testimoni, ora invece come soggetti d’indagine. Certo, fa un po’ effetto trovar citato con serietà di testimone il burlone Léo Taxil più noto per la beffa della presunta massoneria satanica…
All’esame delle singole fattispecie psicopatologiche, seguono riflessioni su problemi teorici ed eziologici, sulla diagnostica, su terapia e prognosi, con Note di aggiornamento psichiatrico e psicologico di Renato Boeri (risalenti ovviamente agli anni Cinquanta dell’uscita italiana), poi un capitolo sulle psicopatie sessuali dal punto di vista forense (tedesco) con Note di adeguamento al Diritto italiano di Piero Giolla (anch’esse ovviamente datate). I retroscena sociali e antropologici avvertibili tra le righe rendono il testo una straordinaria panoramica storica: tanto più che le “code” all’opera di Krafft-Ebing – di cui si parla in genere in terza persona – richiamano a una Mitteleuropa dove sta covando qualcosa di ben peggiore delle parafilie descritte.

I mille volti di Aleister Crowley | Wall Street International Magazine


Su WallStreetInternational una bella intervista a Franco Pezzini che tratteggia la sua passione letteraria e mitologica per Aleister Crowley, culminata nel recente saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Un estratto:

Non si contano le opere dedicate ad Aleister Crowley… uno dei personaggi più controversi ed affascinanti del secolo scorso. Tuttavia, il nuovo volume, a cura di Franco Pezzini, è da considerarsi uno spartiacque nell’affrontarne le mille sfaccettature accompagnando il lettore in un viaggio interdisciplinare, di cui siamo lieti di scoprire di più in questa lunga chiacchierata.

Qualche anno fa, scambiammo quattro chiacchiere a seguito della pubblicazione di Victoriana. Dopo tanta acqua sotto i ponti della tua scrittura, ci accingiamo a parlare del nuovo volume dedicato ad Aleister Crowley. Com’è nata l’idea di condurre il lettore attraverso questi itinerari letterari con la ‘grande bestia’?

Mah, diciamo che è emersa con la presa d’atto di un continente non proprio inesplorato (anche in italiano qualche articolo c’era) ma certo scarsamente percorso nella sua vastità. In questo senso il mio saggio è un avvio di mappatura, cui – passami la metafora – successive spedizioni altrui offriranno arricchimenti. Ma c’è stato un passo più concreto, quando per i miei corsi della Libera Università dell’Immaginario ho affrontato tre opere che m’interessavano – Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley – scoprendo la quantità di correlazioni. Io sono essenzialmente un mitologo, uno studioso dell’immaginario: e lì trovavo in pratica lo stesso mito letto alla luce della narrativa alla moda tra Otto e Novecento (la Parigi degli inglesi, tra artisti e ristorantini), di quella esoterica e della narrativa pop del “Principe degli scrittori thriller”. A intessere il mito di nozze chimiche tra una “bella” e la Bestia, finalizzata a qualche eclatante operazione magica… Un plot poi imitato da una quantità di altri narratori, anche se la nebulosa-Crowley va persino oltre.

Perché pensi che la figura di Crowley abbia influenzato e continui a influenzare cinema e letteratura? In cosa credi risieda la sua infinita contemporaneità?

Sesso & magia sono forse i due temi che oggi con più virulenza provocano fantasie pop: lui li ha abbinati. Poi per carità, Crowley è anche molto altro, per esempio, un interlocutore – in forma diretta o indiretta, tramite le sue opere – di un numero impressionante di icone della cultura tra l’età vittoriana (in Victoriana gli riservavo un cameo) e l’oggi tra musica e social. Mostra intuizioni a tutt’oggi non banali, come sulla capacità di porci domande su ciò che davvero desideriamo: certo, si può osservare che non c’è bisogno di Crowley o del Thelema per arrivarvi, ma in contesti dove alcune attenzioni non sono scontate anche tale tipo di provocazioni può risultare utile. E poi ovviamente c’è un Crowley della vulgata, anche banalizzato e facile, come in certi tipi di richiami alla trasgressione purchessia. Ma comunque la giriamo, di sicuro il mondo contemporaneo e il vecchio Aleister hanno molto da dirsi.

Il filo rosso che lega Crowley a W.S. Maugham è indissolubile. È stato il primo passo verso la stesura della tua opera? Cosa puoi dirci della tua ricerca sulle orme di Aleister?

Sì, sono partito da Maugham – anche di necessità, visto che è il primo a offrire a Crowley una dignità letteraria di personaggio tramite la figura fittizia del mago manipolatore Haddo, e a fornire le basi del plot di cui accennavo. In questo senso, echi di Maugham si avvertono ancora molto più tardi. Per dire: è appena uscita per Carbonio la riedizione dell’ottimo romanzo di Colin Wilson L’uomo senza ombra, sequel del magnifico Riti notturni, proposto da Carbonio nel 2019. Il mago Caradoc Cunningham con cui si relaziona il protagonista è una specie di calco di Crowley – peraltro citato come il suo maestro: la storia è molto diversa da quella di Maugham, ma le dinamiche (intriganti, molto divertenti) tra il giro di amici dove Cunningham sgomita finiscono col richiamare quella della piccola “colonia” inglese in cui impazza Haddo. Con tanto di interlocutori plagiati… Ovviamente mi sono appoggiato anche ad altre riedizioni – o prime edizioni italiane – recenti, che avevo via via recensito, come lo stupefacente volume intestato appunto a Fernando Pessoa e Aleister Crowley, La Bocca dell’Inferno, per i tipi di Federico Tozzi (Saluzzo, 2018) curato in modo mai abbastanza lodato da Marco Pasi.
Ma la ricerca ha implicato il considerare anche parecchi testi mai tradotti in italiano, di autori ancora ricordati o sostanzialmente ignoti (almeno da noi), quindi per me è stata una pista molto interessante da battere. Nonché, tornerei a usare l’aggettivo, divertente (spero) per il lettore, tra figure curiose, bizzarre e spesso sopra le righe. A proposito di The devil rides out di Wheatley ho anche presentato qualche suggestione coltivata attraverso un viaggio in Inghilterra sui siti delle nefandezze di un altro pessimo sosia di Crowley, il vilain Mocata, nel cuore del Wiltshire. Zona militare, a un certo punto ci siamo trovati di fianco un carro armato.

Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Club GHoST


Sul blog del Club GHoST una mia breve recensione al saggio di Franco Pezzini, Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia.

Aleister Crowley è un personaggio tra i più conosciuti del ‘900. Controverso, dannato, condannato in alcuni casi – dal Duce, che lo costrinse ad andar via dall’Italia, da quella Cefalù dove aveva fondato l’Abbazia di Thelema, cucendogli addosso l’infamia di persona non gradita – è ormai identificato in modo eterno dall’aggettivo di uomo più malvagio del mondo. La sua attitudine maggiore era la notevole capacità di studio e pratica dell’occultismo, tanto da farlo diventare uno dei più grandi maghi che abbiano attraversato la storia dell’umanità, insieme a John Dee, Ermete Trismegisto e poche altre figure simili; Crowley però si trascinava dietro – e trascina anche oggi – interi mondi, complessità sociali e cognitive che attingono al passato più remoto della nostra storia e che sono state sviluppate durante le epoche, mistiche e filosofie in cui s’intrecciano, inevitabilmente, le energie sessuali.
Franco Pezzini, nel suo saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia, edito da Odoya, traccia le coordinate letterarie di quello che è diventato, in qualche modo, un mito. Le traccia seguendo le ispirazioni che la figura del Nostro ha impresso nel XX secolo in opere letterarie – e non solo – che altri autori hanno prodotto pensando proprio alle bieche caratteristiche di Crowley; quello che Pezzini svolge è un lavoro enorme, certosino, attento e colto, in cui la sensibilità per la materia trattata – da non equivocare con l’idolatria – emerge spesso con la stessa chiarezza cristallina del Mago, l’identificazione del punto di vista di un uomo con elevate capacità di collegare punti che a molti sfuggono, che possedeva la giusta dose di cinismo e voglia di sperimentare in cui, forse, il vuoto interiore dei sentimenti che verosimilmente provava non poteva costituire remore o creare in sensi di colpa.
Il volume è corredato da un elevato numero di schede che identificano gli argomenti chiave del trattato, aspetti che vengono spesso posti in relazione col nostro presente e che tracciano le coordinate di un’evoluzione culturale – a volte anche cultuale – in cui è possibile riconoscere il perché di alcune estetiche, che diamo come scontatamente innocenti o legate solo al business, affondino in realtà nei fondamenti delle arti legate con l’occulto, lì dove regna la visione crowleyana dell’energia (fumetti, gaming, musica Rock, Cinema, sessualità e molto altro).

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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