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Solarpunk: Come ho imparato ad amare il futuro | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’antologia solarpunk edita da Future Fiction: Solarpunk: Come ho imparato ad amare il futuro, a cura di Francesco Verso e Fabio Fernandes.
Il solarpunk non è soltanto un movimento di narrativa speculativa, ma riguarda anche l’arte, la moda e l’attivismo. La sua estetica fonde il pratico con il bello, il ben progettato con il verde e il selvaggio, il luminoso e colorato con il solido e terroso. Il solarpunk non vuole offrire ammonimenti ma soluzioni. Soluzioni per vivere confortevolmente anche senza combustibili fossili, per gestire equamente la scarsità delle risorse naturali, per essere più responsabili verso i nostri simili e il pianeta che abitiamo.
Rispetto alla narrazione escapista e consolatoria dello steampunk e del fantasy o a quella nichilista del cyberpunk, la letteratura solarpunk «si configura come un contenitore di contro-narrazioni sulle ipotesi, presenti e future, che precludono la costruzione di valide alternative». Scelte diverse possono e devono essere compiute e il solarpunk, offrendone una gamma ampia e ragionata, potrebbe permettere all’umanità di ripensare il proprio futuro in una chiave, inaspettatamente, positiva.

Dopo aver distrutto il mondo migliaia di volte, ipotizzato bizzarre utopie, trasformazioni postumane e derive tecnocratiche, ecco emergere – da più parti del mondo e dalle discipline più disparate – un piccolo nucleo di storie, di genere solarpunk, che sfidano l’ineluttabile concretezza del presente: racconti che spaziano dall’economia circolare alla sostenibilità ambientale, dalla critica al capitalismo predatorio alla costruzione di reti off-grid, dall’uso di risorse rinnovabili all’inclusività radicale; racconti che riprendendo l’estetica dell’Art Nouveau rielaborano in chiave moderna i canoni dell’arte africana ed asiatica, che usano il biomimetismo di forme e funzioni organiche per migliorare prodotti ed esperienze e che immaginano vie d’uscita, pratiche e percorribili, sia dall’antropocene, intesa come era geologica indotta dal comportamento umano, che dal capitalocene, sua deriva economica. Che si tratti del singolo o di un gruppo, nel solarpunk i protagonisti non rinunciano alla lotta di riappropriazione degli spazi abbandonati dal capitalismo o dall’inefficienza statale, ma affrontano il conflitto in nome di un’esigenza umana, di un principio condiviso dalle comunità resilienti in lotta contro la gentrificazione, l’espropriazione, l’abuso e la perdita d’identità, partendo da un quartiere per abbracciare il mondo interno. Il solarpunk traccia un sentiero, accidentato e tortuoso, verso un cambiamento percepito ormai da molti come necessario. Nessuno ci regalerà il futuro – sembrano dire questi 15 racconti provenienti da Brasile, Argentina, Stati Uniti, Cina, Australia, Francia e Spagna – e starà a noi fare le scelte giuste per ottenerlo.

Un’isola del futuro al Salone del libro di Torino | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un interessante dibattito, molto articolato e riguardante il futuro ad ampio spettro, che si svolgerà al Salone del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio. Eccone un piccolo riassunto:

Intelligenze Artificiali, Big Data, stampanti 3D, Quantum Computing, Editing Genetico e delle Smart Cities: sono solo alcune delle tecnologie del nostro tempo presente, che rendono sempre più labile il confine tra realtà e fantascienza. E i libri, in tal senso, rappresentino le armi migliori per accendere l’immaginazione e dare indizio a qualsiasi trasformazione, che sia politica, culturale, tecnologica o sociale.

È con queste motivazioni che l’Italian Institute for the Future ha organizzato, insieme a Future Fiction e Alkadia, all’Istituto Confucio dell’Università di Torino, alla Scuola Internazionale di Comics di Torino e alla casa editrice di fumetti ManFont, e con il contributo di Fondazione Unipolis, Lody e AirGreen, l’Isola del Futuro al Salone del Libro di Torino, uno spazio per dibattiti sul presente e sul futuro delle nuove tecnologie e sulla fantascienza.

Oltre alle ultime novità e l’intero catalogo dell’Italian Institute for the Future e degli espositori partner, l’Isola del Futuro ospiterà per tutta la durata del Salone – da giovedì 9 a lunedì 13 maggio – un ciclo di incontri, dibattiti e tavole rotonde sul futuro dell’umanità e in particolare sulle molteplici (e spesso imprevedibili) conseguenze del nostro rapporto con la tecnologia: da imprenditori visionari come Elon Musk, passando per l’estetica del cyberpunk divenuto fenomeno globale, i cambiamenti climatici simboleggiati dal concetto di Antropocene, gli artigiani digitali delle stampanti 3D che stanno rivoluzionando dal basso e in modalità peer-to-peer l’industria di massa, fino ad arrivare alle applicazioni della blockchain e della realtà aumentata in ambito lavorativo, alle tecniche di editing genetico come il CRISPR-Cas9 che pongono enormi questioni etiche e morali e ancora film, graphic novel e serie TV di successo come Black Mirror, WestWorld, The Handmaid Tale, Mr. Robot, Humans e Altered Carbon, troverete questo e altro ancora all’Isola del Futuro, paglione 3 stand R23-Q24 – Lingotto Fiere, Torino.

Alterazioni Future, futuro e fantascienza al Salone del libro | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione che al Salone del Libro di Torino ci sarà, col patrocinio di Future Fiction, un ciclo di incontri, dibattiti e tavole rotonde sul futuro imminente dell’umanità e in particolare sulle molteplici (e spesso imprevedibili) conseguenze del nostro rapporto con la tecnologia; tra gli ospiti, Bruce Sterling, Nico Gallo e molti, molti altri. Il programma completo è qui.

Nebula – Fantascienza contemporanea cinese | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Nebula – Fantascienza contemporanea cinese, antologia di racconti SF cinesi curata ed edita da Francesco Verso e dalla sua Future Fiction. Un estratto:

Si tratta di racconti selezionati dal curatore Francesco Verso, editore e autore di romanzi di fantascienza vincitori di diversi premi, tra la produzione cinese del ventunesimo secolo (il più “vecchio” è del 2004), allo scopo di dare una piccola panoramica delle tematiche affrontate nel paese che più di ogni altri in questi anni ha avuto una crescita economica e culturale significativa.

Oltre alla qualità dei racconti, che approfondirò più avanti, la raccolta si distingue per l’originale proposta del testo in cinese (non a fronte, impossibile, ci ha spiegato l’editore) che forse per la maggior parte del pubblico ha un interesse relativo, ma punta a raggiungere i cinesi in Italia. La collaborazione con l’Istituto Confucio ha consentito inoltre di tradurre direttamente dal cinese alcuni racconti.

Il volume è introdotto dalla prefazione di Wu Yan dell’Università Normale di Pechino, che in breve sintetizza non solo il rapporto dell’Italia con la letteratura cinese, ma anche quello della Cina con la letteratura italiana. La prefazione è seguita dalle note biografiche sugli autori del racconto.

In coda una postfazione di Tachihara Tōya, scrittrice e docente di lingua e cultura cinese presso l’Università Hokusei Gakuen di Sapporo che, oltre a esaminare i racconti, sintetizza le principali correnti e tematiche dell’attuale fantascienza scritta in Cina e come stia arrivando in Occidente, grazie anche alle traduzioni in inglese di Ken Liu.

In Cina c’è al momento un forte interesse del governo nel finanziare la fantascienza come strumento di divulgazione scientifica. La Tōya spiega che in Cina sono diffuse due correnti di narrazione scientifica: la prima è detta kepu, volta a spiegare con semplicità la scienza a giovani e masse; la seconda, chiamata kehuan, è affine al concetto di fantascienza narrativa.

Entanglement | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione di Giovanni De Matteo a Entanglement, romanzo di Vandana Singh edito dalla Future Fiction di Francesco Verso. Eccone un estratto:

Entanglement come denuncia fin dal titolo, è un intreccio di voci che raccontano gli effetti delle nostre scelte sul mondo di domani: un domani non così lontano come molti di noi si ostinano a credere, ma che già avrà riversato il peso incalcolabile degli interessi dei nostri debiti sulle spalle dei nostri figli e nipoti. Il cambiamento climatico è uno dei due assi di questo scenario. L’altro è rappresentato dal progresso tecnologico, trasfigurato in un’invenzione – appena accennata nelle prime quattro storie, ma di cui apprendiamo tutti i retroscena nella quinta – che suggerisce una nuova idea di social network, consentendo alle persone di questo futuro di entrare in contatto tra di loro a prescindere dalla distanza, sulla base solo del loro stato emotivo del momento. È quanto accade ai protagonisti di ciascun racconto, che grazie alla scienza e alla tecnologia apprendono ciò che “le popolazioni indigene del mondo già sapevano bene: che ogni cosa è connessa”, come riscopre Irene dopo un incidente che fa risvegliare in lei una persona che credeva scomparsa, la giovane inuit che andava a caccia di foche con suo nonno e che da lui si faceva chiamare Enuusiq.

“Tutto è connesso” ribadisce Yuan all’ultimo monaco sopravvissuto tra le rovine del monastero. “Capire questa verità, però, vuol dire soffrire. Ogni volta che so della morte di un innocente, una parte di me muore”. Ma è un passaggio necessario, l’unico in grado di dischiudere l’accesso a un livello di consapevolezza superiore e innescare la catena di eventi necessaria per realizzare il cambiamento. L’alternativa è rimanere ad aspettare il compiersi dell’irreparabile:

Inondazioni da una parte, siccità dall’altra, il tessuto della biosfera si stava strappando. Pensò alla foresta pluviale amazzonica, così spesso chiamata il polmone verde della Terra. Perfino alcune guide turistiche della città, che portavano nella giungla gruppi perlopiù composti da nordamericani, usavano quell’espressione. C’era qualcuno che sapeva cosa volessero davvero dire quelle parole? Le vennero in mente le proiezioni di molti modelli predittivi, secondo cui la grande foresta, attualmente un enorme dissipatore di anidride carbonica, poteva diventare una sorgente di CO2 se fosse stata eccessivamente rovinata da siccità e disboscamenti. Che sarebbe accaduto in tal caso?

AsSaggi di Futuro Prossimo a Roma | Fantascienza.com


Da Fantascienza.com la segnalazione di una bella iniziativa che ha il sapore connettivista, e la cosa non stupisce visto che Francesco Verso, l’animatore della label Future Fiction che è al centro dell’evento, è stato spesso a stretto contatto coi connettivisti. Ecco la news:

Giovedì 16 giugno si terrà a Roma, alla libreria Assaggi di via degli Etruschi 4, dalle 19 alle 21, la quarta serata del ciclo AsSaggi, organizzata in collaborazione con Francesco Verso e Mincione Edizioni. Tema dell’incontro saranno i rapporti tra fantascienza scritta e fantascienza visiva. Il relatore sarà Leopoldo Santovincenzo di RAI Wonderland e alla fine si potrà assistere anche una performance multimediale tratta da un racconto di Clelia Farris, presente in sala, interpretata da Katiuscia Magliarisi e dalla soprano Erica Realino.

Intervista a Giovanni De Matteo | Critica Impura


Su CriticaImpura c’è una chiacchierata, assieme ad altri scrittori ed editori di SF, con Giovanni De Matteo. Eccone un estratto:

Accanto alla narrativa di genere, sei anche una delle voci più interessanti nel panorama della saggistica di fantascienza italiana: lettore onnivoro con influenze disparate, sul tuo blog https://holonomikon.wordpress.com/ è possibile farsi un’idea molto puntale circa lo stato dell’arte e le direzioni lungo cui si sta muovendo la fantascienza mondiale. Come concili questi due aspetti? Ti senti più narratore oppure saggista? O forse ci piace indossare entrambi i cappelli?

Se riesco a esprimermi sia come autore di articoli che come autore di racconti e romanzo lo devo solo alla mia personalità dissociata. Credo che tutto nasca sempre dalla passione per il genere: ho iniziato a scrivere occupandomi di recensioni di libri e film di fantascienza e contemporaneamente cimentandomi nella stesura dei primi racconti, e poi ho sempre proseguito su questo doppio binario. Cerco di seguire l’evoluzione del genere, le novità del mondo anglosassone e le discussioni che lo coinvolgono. Spesso tutto questo è uno stimolo e una fonte di spunti che finiscono per tornarmi utili quando rifletto sui miei progetti. E così riesco a ripagarmi la fatica di tenere dietro a tutto tramutandola in benefici per la scrittura.

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