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Archivio per Futurismo

Un’ottima occasione per conoscere una realtà importante, anche se artigianale e semi-clandestina, della produzione musicale rumoristica italiana degli anni ’80 e per riflettere sulle sue origini e le sue conseguenze nel panorama musicale nazionale e inter…


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione dedicata alla scena Industrial sviluppatasi nel nostro Paese. Un’ottima occasione per ripulirsi degli stilemi del buonismo e della melodia, e di apprezzare le radice Futuriste di quest’arte caotica e rumorista. Un estratto dall’articolo che racconta di postindustriale Marcello Ambrosini, POST-INDUSTRIALE. La Scena Italiana Anni ’80, con una prefazione di Luther Blisset e un CD con 9 brani ( della durata di 55’ e 32’’), GOODFELLAS 2016, pp.288, € 22,00:

«Gli strumenti a corda, i fiati, gli ottoni, ecc. devono essere sostituiti da una batteria di oggetti duri. […] E quanto al mezzo del suono sarà preferibile usare l’elettricità, il magnetismo, la meccanica, in quanto essi escludono più efficacemente l’intromissione dell’individuale» (Piet Mondrian, 1922)

La storia del rumore nella musica italiana, come riassume bene il testo appena pubblicato da Goodfellas nella collana Spittle, ha ormai più di un secolo di vita. Risale infatti ai primi esperimenti del futurista Luigi Russolo che lo teorizzò nel suo L’arte dei rumori comparso a Milano presso le Edizioni futuriste di «Poesia» agli inizi di Settembre del 1916 e lo espresse musicalmente a partire da un primo concerto pubblico tenuto a Modena il 2 giugno 1913.

In un paese in cui la tradizione “classica” e, soprattutto, del “bel canto” hanno dato e continuano a dare il peggio di sé avendo inficiato ogni genere musicale dal folk fasullo della canzone napoletana alle colonne sonore di Ennio Morricone passando per la passione per la musica lirica e il pop dei Pooh fino al mefitico Festival di San Remo, era inevitabile che, prima o poi, la reazione in termini artistici ed espressivi dovesse essere radicale e violentissima.

Anche se la musica post-industriale italiana degli anni ’80 ha preso per lo più spunto dagli esperimenti di musica industriale che alcuni gruppi come i Throbbing Gristle, i Nurse With Wound, i Cabaret Voltaire, i Clock DVA oppure i primi Einstürzende Neubauten avevano avviato fin dalla fine degli anni Settanta, in una sorta di marxiana “negazione della negazione” rispetto al punk nato tra il 1976 e il 1977, risulta evidente, a seguito di uno sguardo più attento e approfondito, che lo specifico culturale e musicale italiano ha avuto un peso enorme nel determinare l’estensione di un fenomeno che, ovviamente, senza avere avuto importanti risultati di mercato ha segnato in maniera importante l’ambiente della musica underground nazionale. E non solo.

Le ali della creazione


Le ali della creazione psichica e metafisica.

I risvegli


Mi risveglio sull’altopiano del nontempo, mentre le evidenze illusorie passano estreme oltre ogni limite disegnato da queste realtà fake e stupide.

Romantronica, di Roberto Guerra


Anche la poesia d’avanguardia omaggia il genio pop di David Bowie. Lo fa il futurista Roberto Guerra, da sempre ispirato dalla poetica spaziale e elettronica del duca bianco, scomparso nel gennaio scorso, con la nuova raccolta poetica Romantronica (NETtarg editore, Caserta, giugno 2016, prefaz. di M. Blindflowers), già presentato in anteprima a Milano, Festival del Nuovo Rinascimento a cura di D. Foschi.  Da Space Oddity a Heroes fino a Blackstar, per Roberto è proprio David Bowie il prototipo della nuova stagione neofuturista del nostro tempo. Un Futurismo essenzialmente anche romantico e new renaissance, come Roberto spiega in un’interessante introduzione dove riconnette Bowie persino a Preffaelliti e dandy decadenti, con tanto di riferimenti critici a Franco Rella, James HIllman, oppure cogliendo nei testi incorci con Walter Pater e Oscar Wilde, Lindsay Kemp fino a Carmelo Bene, un omaggio anche alla particolare creatività performativa e visual di Bowie (si pensi solo al celebre film L’uomo che cadde sulla Terra).

Il lavoro rappresenta il ritorno alla poesia pura per Roberto ed è suddiviso in diverse raccolte, con una sezione finale aforistica.  Il Bowie di Life on Mars e la trilogia berlinese molto futuristica (con Brian Eno) è fortemente evocato dai versi di Guerra, cibernetici e sorprendentemente lirico-minimalisti.

Digital Heroes/Leonardo da Vinci:

Natura+Tekne
di generazione in generazione
impariamo ad amare
a conoscere le emozioni sinapsi neuroni
del bimbo sapiens sapiens
pronunceremo ti amo in tutte le lingue
in tutte le variabili dell’infinito matematico
tra zero e uno
verso il transfinito
we can be heroes
from here to eternity da qui all’eternità
Dio in persona inventò i numeri
Leonardo time machine

Esce DNAbyss, di Marco Raimondo per la collana Versi Guasti | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria è lieta di presentare, nella collana VersiGuasti, DNAbyss di Marco Raimondo, un doloroso passaggio poetico verso la maturità di un’esistenza che è pura coverincarnazione e sofferenza interiore, uno stato vitale che martirizza ed esalta la vita stessa.

Qualunque cosa si voglia intendere per poesia, un elemento sembra essere imprescindibile: la poesia “significa”. La poesia è espressione di comunicazione attraverso cui il poeta, o se preferite il demone stesso della poesia, racconta, descrive e narra.
Spesso, anche nelle presentazioni precedenti ai volumi virtuali di questa collana, abbiamo osservato come il potere nascosto e segreto della parola poetica fosse quello di penetrare gli strati profondi della realtà e giungere a intuire, se non ad afferrare, panorami di significati altrimenti impossibili. Là, solo in quello spazio oltre il confine della nostra apparentemente solida quotidianità (che negli altri VersiGuasti abbiamo chiamato “Tempio nascosto”, “Futuro post atomico”, “Casoli”, ecc.), solo in quei luoghi che vivono a margine del nostro campo visivo si può scorgere, confusamente ma inequivocabilmente, un ulteriore senso, quasi un rumore bianco che lascia presagire l’altro/l’oltre.
La parola del poeta, carica di un potere quasi magico di significazione, porta a epifanie impossibili, aldilà di ogni ragionevolezza logica e condivisa. Non si fraintenda, la poesia non è lo strumento di un’indagine alternativa e ulteriore della realtà, non è microscopio di un laboratorio delle parole, essa è in sé azione creatrice; non è il coltello che squarcia la tela, è lo squarcio stesso. Taglio dentro cui si aggrovigliano connessioni, significati, sensi e realtà di cui non possiamo dire nulla di provato, ma di cui possiamo cantare forme e movenze in versi.

Dall’introduzione

Marco Raimondo, come un moderno empirista, sembra affermare che esiste solo ciò che è percepito, e ciò che egli percepisce, ciò che l’intera razza umana percepisce, è Dolore. E del Dolore si compone la natura della realtà.
Nella sua poetica il poeta perde ogni pudore dell’inganno, quel velo di Maya che nasconde, per rispetto, il letto del degente. Marco Raimondo prende la tenda di plastica che protegge il letto d’ospedale su cui giace l’Uomo e la scosta di quel tanto che basta per sentire la sofferenza, la disperata insensatezza, il tanfo putrido, la fine che si appresta. Senza ipocrisie il poeta afferma che quella tenda era tesa non per proteggere il paziente morente, ma per preservare noi stessi dalla verità che il malato porta con sé.
La verità è che ogni essere umano è, in quanto vivente, un essere morente, un essere sofferente, una biologia contaminata, dal e nel Dolore. Nessun consolamentum, neppure la Morte è conforto al Dolore perché la fine è solo un momento nel passaggio da vite a vite, da Dolore a Dolore. Catena ellittica che si ritorce su se stessa.

La quarta

Per Marco Raimondo nulla è da comprendere perché tutto è già maestosamente, enormemente, assolutamente presente. Ogni singolo grammo dell’intera realtà in cui lui, come poeta, e noi, come lettori, viviamo, è composto di un’unica sostanza. Quasi come quei filosofi presocratici della Scuola di Mileto che cercavano l’Elemento primo che costituiva il tutto, Marco Raimondo non fa altro che presentare al lettore ciò che per lui, poeta ed essere vivente, è banalmente naturale.
Ogni cosa è puro e semplice Dolore.
La poesia di Marco Raimondo è Essenza del Dolore. La poesia di Marco Raimondo fa male.

L’autore

Marco Raimondo nasce nel 1988 in provincia di Torino dove vive un’esistenza anonima e caratterizzata da una grave disabilità fisica; Ha frequentato prima Letteratura e poi Ingegneria Biomedica senza portare a termine gli studi.
Intellettualmente si muove lungo i confini di territori opposti: tra natura e tecnologia, tra logica scientifica e spiritualità; fortemente affascinato dalle contraddizioni dell’umano.
Un immaginario che fonde futuribile e arcaico, ispirato poeticamente dall’antico e dall’avanguardia; s’interessa di biotecnologia e dei lati oscuri del progresso, di nuove forme di comunicazione, studio e conservazione di antiche tradizioni Gnostiche e Dualiste.
Ha iniziato a scrivere, ferendo la poesia, alla fine della sua adolescenza in seguito al contatto con Avanguardie creative del XXI secolo, presto però abbandonate; Le sue prime poesie sono state pubblicate nella silloge connettivista Concetti spaziali, Oltre.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex “Logos” Tonelli e interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Marco Raimondo, DNAbyss
Prefazione di Alex Tonelli

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 60 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-60-8

Link

Yaporigami – A Hectic Truer | Neural


[Letto su Neural.it]

A Hectic Truer è un progetto elettronico beat orientated di Yu Miyashita, aka Yaporigami, artista nipponico attivo dal 2005 e che ha rilasciato complessivamente a questo nome dieci differenti lavori, comprensivi di album ed EP, coinvolgendo svariate etichette, fra le quali anche la celeberrima Detroit Underground. In questa sua nuova fatica – presentata con uno splendido artwork generativo-costruttivista dell’artista digitale ucraino Andrey Yamkovoy – tutti i brani sono stati realizzati subito dopo l’uscita dell’album “Hertzian” sulla label Hz-records nel 2012 e ripensando alla sua produzione passata lo stesso Yaporigami ci conferma quanto le sue sonorità si fossero già spostate a sfidare quegli ambiti techno-sperimentalisti che ancora sopravvivono a un mercato oramai alquanto massificato (in entrambi i suoi estremi, che vanno da una fruizione dance alla ricerca puramente astratta). Sono suoni raffinati, complessi e architettonici, costruiti sull’idea base di archetipi che prendono vita durante il processo di ascolto, vivide strutture continue e ritmici strati musicali che ci affascinano all’ascolto, nel continuum di un grande sound design. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che un produttore experimental cambi direzione abbracciando la techno – e nemmeno il contrario – quasi in guisa d’una meccanica imposizione, in un crossover che certo non può essere sospettato di un qualche opportunismo. L’alea frammentaria ha ispirato sonorità glitch, ritmiche pulsazioni, modulazioni insolite e spasmi vibrazionali. La conversione degli originari trattamenti sortisce comunque l’effetto d’un ibrido sofisticato che fa presa in molte e differenti maniere: non un semplice mix di techno – insomma – ma qualcosa di molto più articolato e coinvolgente.

Thomas Köner – The Futurist Manifesto | Neural


[Letto su Neural.it]

The Futurist Manifesto è una performance del 2009, prodotta per celebrare il centenario del seminale Manifesto Futurista pubblicato su Le Figaro nel 1909. Partendo dalla considerazione paradossale che i tempi attuali stanno adempiendo a futuristiche e altamente controverse esigenze (cioè guerra, violenza, azione febbrile e insonnia, tra l’altro), Köner imprime in questo lavoro il suo marchio di fabbrica; il flusso del video e i passaggi sono così lenti da essere appena percepibili, insieme a contestuali apporti sonori da appena 4 bpm. Entrambi raccontano ma concettualmente annientano la “velocità” ruggente al centro dell’ideologia futurista, impostando il ritmo in un lento e corrotto tempo senza fine. Si tratta di un’opera estremamente coerente nella quale la musica dell’autore viene eseguita utilizzando un pianoforte preparato e live electronic, con immagini rigorosamente selezionate del 1909 e con i testi di Marinetti eseguiti da un cantante, come elemento spettrale e brulicante della composizione. Con i suoi molteplici elementi percettivamente giustapposti The Futurist Manifesto innesca “sonorità inconsce” come delineato nel fantastico saggio introduttivo scritto da Inke Arns che è stampato in un booklet che contiene anche il “libretto” e la descrizione scenografia (il lavoro è formalmente definito come un’opera digitale). In un continuo viaggio nel tempo concettuale tra l’inizio della modernità e il “futuristico” 21° secolo, il lavoro è in grado sia di esacerbare i sentimenti cupi sul presente che di liberare energie e ambiguità del passato, in una festa di contrasti significativi serviti lentissimamente.

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Dragon - cm. 75 x 20 inchiostro su legno. Agosto 2016

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

eliomarpa

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Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

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