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Holmes e i diavoli del Sussex | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di un apocrifo holmesiano, con l’intreccio lovecraftiano che a me piace tanto… Holmes e i diavoli del Sussex, di James Lovegrove, in uscita per Giallo Mondadori Sherlock; la quarta:

Alle opere letterarie del dottor Watson il mondo intero deve la convinzione che un’atmosfera di quiete e serenità, tutt’al più venata di malinconia, pervada il ritiro di Sherlock Holmes nella campagna del Sussex. Ma l’immagine bucolica del meritato riposo dell’investigatore, dedito all’apicoltura e alla redazione di monografie nel suo podere sul mare, risulta lontanissima dal vero. È l’autunno del 1910 e tre lustri sono passati da un epico scontro con entità ultraterrene che si protrae sotto la superficie delle cose, riaffiorando per occasionali schermaglie. Al fido biografo del detective non riesce troppo difficile camuffare, nei resoconti delle indagini che tanto appassionano i suoi lettori, certi risvolti soprannaturali che, se divulgati, sconvolgerebbero la nazione. Il suo indiscusso talento di narratore non saprebbe tuttavia celare sotto parvenze ordinarie gli eventi che si preparano nella cittadina di Newford. Da secoli si racconta che là creature anfibie emergano di notte dall’acqua per aggirarsi in cerca di prede, e la scomparsa di tre giovani donne sembra suffragare il folclore locale, tanto che Holmes non esita a vestire ancora una volta i panni del paladino della ragione in vista della battaglia finale contro un’empia divinità. Perché alle soglie di un conflitto catastrofico tra le potenze europee è da tempo scoppiata un’altra guerra. Una guerra infernale. Una guerra cosmica.

Come navi nella notte | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a Come navi nella notte, romanzo di Tullio Avoledo in salsa Giallo, e anche distopica noir. Un estratto:

In Come navi nella notte, uscito per Marsilio lo scorso agosto,il romanzo noir/poliziesco si fa distopico. Siamo in anni di poco successivi alla pandemia che ha lasciato tracce profonde, sia nella psiche dei sopravvissuti che nel sistema-paese. Il protagonista, un ex poliziotto italiano, diventato scrittore di successo in Germania, torna dopo anni in una località balneare del Friuli dove la sua famiglia possedeva una villetta che vorrebbe vendere per chiudere i ponti una volta per tutte con il paese d’origine. Si accorge ben presto che tutto è cambiato: la regione è stata colonizzata economicamente (e non solo) dalla Cina, al punto che il commissario di polizia Feng, cinese, percepisce un’indennità di missione per operare in una “sede disagiata”. L’Italia è ormai una lontana provincia del Celeste Impero.

Marco Ferrari è fortuito testimone del rapimento di uno sconosciuto e del ferimento del suo cane. Una serie di circostanze, più o meno fortuite, lo portano a indagare. Sulla sua strada incontrerà una veterinaria che lo aiuterà nella sua ricerca e molti altri personaggi doppiogiochisti. Dalla seconda metà in poi il romanzo diventa un spy story e un intrigo internazionale, con tanto di ricerca di un documento che spunta da un lontano passato.

I colpi di scena si susseguono con il classico ribaltamento di ruoli da“amici” e “nemici”, delitti, attentati e retroscena di ogni tipo. L’Eroe e l’Eroina riusciranno a salvarsi, come vuole il canone, a prezzo però di molte altre vite.Il fine lieto non è contemplato, per cui tutti a loro modo riporteranno ferite difficili da rimarginare perché ormai una metaforica pandemia (che non cito per non rovinare la sorpresa) sta dilagando in Europa.

Sherlock Holmes – Indagini fuori Londra | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione della terza antologia, in uscita per Giallo Mondadori, di apocrifi sherlockiani, a cura di Luigi Pachì. Il titolo della pubblicazione è Sherlock Holmes – Indadigini fuori Londra; questa è la quarta.

Il salotto al 221B di Baker Street e le nebbiose vie della metropoli,le austere dimore aristocratiche, i sordidi tuguri dei bassifondi. Sono gli scenari impressi nell’immaginario collettivo per ogni avventura di Sherlock Holmes che si rispetti. Eppure esiste materia degna della sua attenzione anche nel mondo esterno, oltre i confini della capitale. Qui Holmes non risolverà casi comodamente seduto nella sua poltrona, davanti al camino scoppiettante. Al mattino la signora Hudson non servirà una sostanziosa colazione, per la gioia del dottor Watson. E l’ispettore Lestrade non offrirà il suo maldestro contributo proponendo come di consueto soluzioni errate. In questi luoghi lontani, dal Lake District alle Highlands, da Parigi a Davos fino alla Toscana, tra una battuta di caccia nella campagna inglese e un viaggio a bordo di un treno di lusso, ogni procedura investigativa apparirà più ardua, ogni mistero più fitto, proprio perché mancheranno i punti di riferimento e tutto sembrerà nuovo e inaspettato. Ma il grande segugio sa bene che a qualsiasi latitudine i meccanismi del crimine non cambiano, edunque il suo metodo per analizzarli si dimostrerà efficace come nei più familiari ambienti londinesi. Leggere per credere.

Il Bacio della Mantide | PostHuman


Su PostHuman un’appassionata recensione all’ultimo lavoro edito di Stefano Di Marino, Il Bacio della Mantide, uscito quest’estate per Oakmond. Vi lascio al ricordo vibrante di Mario Gazzola, che ha curato la recensione.

Fine artigiano di diversi generi – non solo spy ma anche sci-fi, fantasy, action, western e horror (come ad es. il recente Voodoo Darkness per Weird Book la cui copertina vedete qui a lato), talvolta fusi insieme e, ovviamente, noir – Di Marino si è dedicato più volte a ricreare sulla pagina scritta anche le atmosfere di quell’italian giallo che era certamente più cinematografico che letterario (fra i protagonisti ovviamente anche Aldo Lado, altra guest star del festival di Torre Crawford con le sue memorie in presa diretta dalla stagione aurea del giallo italico): prima con l’antologia da lui curata Il Mio Vizio è una Stanza Chiusa (titolo ispirato al celebre thrilling di Sergio Martino con Edwige Fenech, cover a lato), uscito per il Giallo Mondadori nel di cui a mia volta avevo già scritto su Nocturno e QUI.
Ora con Il Bacio della Mantide, il suo ultimo giallo pubblicato da parte di Oakmond Publishing (in apertura la bella copertina con quadro di von Stuck), che ho avuto l’opportunità di leggere proprio durante il lungo viaggio in treno Milano-Scalea, arrivando con mia sorpresa ben oltre il previsto “assaggio” necessario a chiacchierarne con cognizione di causa dal vivo con Cappi, bensì fin oltre pagina 180. E questo è già il primo banco di prova per il narratore di razza: se il lettore – ancorché non neofita – si aggancia subito alla trama e non riesce più a staccarsene, neanche nelle ore più profonde della notte, vuol dire che la storia “prende”. O, come ha detto Cappi medesimo nel corso dell’incontro, che noi lettori “sentiamo la paura per il destino dei personaggi in pericolo”, il che appunto misura il nostro grado di empatia con la finzione orchestrata dall’autore. Che dell’italian giallo rimescola in modo personale molti tòpoi: un serial killer misterioso e psicopatico, una femme fatale, che qui stranamente coincidono, ribaltando il cliché secondo cui nello “spaghetti thriller” siano sempre le donne a morire (come osservò un critico straniero), perché questo consentiva al regista la messa in scena della fuga (spesso con vestiti strappati), i disperati tentativi di difesa della vittima designata e il suo inesorabile slashing (frequentemente all’arma bianca, che rende l’omicidio più diretto e “carnale”, come nell’esempio citato proprio nel corso dell’incontro: la fuga della donna nel parco di 4 Mosche di Velluto Grigio).
Nel Bacio della Mantide sembra proprio che sia una donna ad uccidere – ma come può se è già morta nel tentativo di fuggire dal manicomio criminale in cui era reclusa? – mentre le vittime appartengono ad entrambi i sessi democraticamente: in un hotel di Latina isolato da provvidenziale tempesta, infatti, qualcuno è riuscito a riunire lo sbirro (menomato) che aveva arrestato la mantide-killer, l’unico superstite delle sue sadiche orge sanguinarie, la di lui fidanzata tossicomane, il criminologo tv star che le aveva fatto scampare il carcere attraverso l’ospedale psichiatrico, l’infermiera che l’aveva in cura là dentro e ne aveva subìto il fascino letale e la gestrice dell’albergo, pittrice dilettante che alla famigerata assassina aveva dedicato un inquietante tela il cui occhio malvagio sembra seguire tutti i malcapitati ospiti della struttura, più qualche incolpevole comprimario dello staff e partner dei protagonisti, destinati a non miglior fine solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato a completare le torbide trame di relazione con i bersagli della vendetta di “Moira la Pazza”.

 

Nuovi delitti nella camera chiusa | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la spiegazione della quintessenza del genere thriller, prendendo come esempio il nuovo GialloMondadori di Rino Camilleri, Nuovi delitti nella camera chiusa.

È l’enigma per eccellenza. Quello con cui si sono cimentati a colpi di cellule grigie i migliori talenti dell’investigazione nella storia del giallo. Un omicidio o altro crimine commesso in una stanza chiusa dall’interno, dalla quale il colpevole è riuscito inspiegabilmente a uscire: questa la situazione di partenza, tanto semplice quanto aperta a infinite variazioni. Non esiste infatti luogo o epoca che possa sottrarsi a questa sacra rappresentazione del delitto, sempre uguale a se stessa e sempre rinnovata. Per portarla in scena non sono indispensabili sofisticati accorgimenti tecnologici, né sono ammesse irruzioni del soprannaturale. Gli unici ingredienti sono, appunto, un ambiente all’apparenza sigillato e un malintenzionato disposto a spremersi il cervello per farla franca. Allora il copione può ripetersi con successo da un monastero medievale alla Napoli dell’800, passando per il Giappone dei giorni nostri. Poi, è chiaro, a coronare il tutto occorre un investigatore dalla mente pronta a misurarsi con il suo avversario sul piano della logica. Ed ecco sfilare, tra gli irriducibili cercatori di verità, l’inquisitore Corrado da Tours, don Gaetano Alicante e l’ispettore Shylock Homer, perseguitato dalla somiglianza con il quasi omonimo detective letterario. Grazie a questo manipolo di fuoriclasse, lo spettacolo non mancherà di sorprendere ancora una volta.

L’incipit dell’Introduzione

Il problema dello scrittore non sta nello scrivere, bensì nel vendere. Come ben sanno quelli che fanno bestseller pur senza saper scrivere. Perciò a poco serve frequentare scuole di cosiddetta scrittura creativa se non si hanno preventive buone e vaste relazioni sociali. E, badate, non si tratta di convincere il pubblico dell’eccellenza della propria opera, no: solo, fargli almeno sapere che detta opera esiste. La pubblicità è l’anima del commercio, tant’è che è diventata un prodotto a sé stante.
Sì, lo so, vi hanno detto di quei geni della letteratura che sono schivi, magari anonimi, magari viventi in una baita sperduta da cui non escono mai e rifuggono, per problemi loro, il contatto con l’umanità. Be’, qualcuno così ci sarà anche stato, ma è certo che qualcun altro ha fatto quel che doveva per conto loro.
Nessuno ha voglia di essere un autore postumo.
Voi direte: ma se uno non ha entrature salottiere e, meglio, televisive, che fa? Boh, un’opzione è cambiare mestiere. Un’altra è balzare agli onori delle cronache e dei talk magari sparando al papa e poi, pure dalla galera, pubblicare le proprie memorie. In ogni caso sappiate che anche a questo qualcuno ha già pensato. E qualcun altro ha pensato pure di sfruttare questa pensata: in un vecchio film con Robert De Niro due malavitosi russi uccidono lui, poliziotto famoso, proprio per fare soldi scrivendoci sopra un libro.
Dunque, qualunque cosa escogitiate, rassegnatevi: qualcun altro ci ha pensato prima.

Marco Scarlatti vince il Premio Kipple 2021! | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Il vincitore del Premio Kipple di quest’anno, Marco Scarlatti col suo Il giorno dell’uragano, ha conquistato la giuria per la notevole capacità di raccontare una storia del nostro presente, fatta di multinazionali e politiche economiche che mettono al centro il business e la sua folle epica, costruendoci sopra un giallo in cui l’iperconnettività e Nostradamus tessono le trame di ciò che è già il nostro presente.

Ringraziamo tutti i partecipanti al concorso per la grande qualità dei manoscritti, il volume vincitore sarà pubblicato nei prossimi mesi.

Independent Legions Publishing presenta “Gestapo Mars” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una nuova interessante uscita per Independent Legions: Gestapo Mars, di Victor Gischler, una distopia che abbraccia più sottogeneri. La quarta:

Carter Sloan è un assassino professionista super-addestrato, il migliore che c’è sulla piazza. Ogni volta che c’è bisogno di lui, per un incarico che richiede particolari abilità, viene risvegliato dal sonno criogenico. Dopo 258 anni di congelamento profondo, il governo è costretto a chiedere di nuovo il suo aiuto; in ballo c’è il futuro del Reich Galattico.

Un pulp fantascientifico pieno di azione, avventura e disgustosi alieni gelatinosi, da uno dei maestri della fiction pulp e hard boiled contemporanea.

Holmes e gli orrori del Miskatonic (Sherlock Apocrifi 82) | Gli Archivi di Uruk


Bella segnalazione di Lucius Etruscus su un GialloMondadori in uscita questo mese: Sherlock Holmes e gli orrori del Miskatonic, di James Lovegrove – se ne era già parlato su SherlockMagazine. È un incontro tra Sherlock Holmes e il pantheon di Lovecraft, seminale per le continue commistioni che ciò comporta – penso al ciclo della Lavanderia di Stross – e perciò assolutamente da seguire.

Quindici anni sono passati dal primo manifestarsi delle forze oscure. Sherlock Holmes e il dottor Watson – l’uno all’apice della sua dipendenza dalla droga, l’altro segnato dalla perdita dell’adorata moglie Mary – non hanno mai smesso di combattere un nemico che si cela al di là del visibile, presenze ultraterrene di cui il mondo non è ancora pronto a conoscere il segreto. A una nuova fase di questa lotta incessante sembra preludere la notizia che al Bedlam, il famigerato ospedale psichiatrico londinese, è ricoverato un paziente diverso da tutti gli altri. Nel suo delirio costui traccia geroglifici nella lingua arcana che rievoca ostili divinità arcaiche. Anche le condizioni fisiche, tra il volto sfigurato, le cicatrici diffuse e la mano sinistra troncata all’altezza del polso, testimoniano che qualcosa di terrificante debba essergli accaduto, forse durante un infausto viaggio sul fiume Miskatonic, nella Nuova Inghilterra, in cerca di una creatura mostruosa. Sfide sovrumane e fenomeni che sfuggono alla ragione si annunciano per i due inquilini di Baker Street, uniti come non mai nell’impresa di difendere la civiltà dall’assedio dei Grandi Antichi.

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes e i miti di Cthulhu di Luigi Pachì.

La fattoria del Coup de Vague | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a un romanzo di Georges Simenon – non è la prima volta che segnalo una rece a quest’autore così vivo, guardate il TAG omonimo. Parlo di La fattoria del Coup de Vague, che ha uno sviluppo così viscerale da scavare tra le pieghe intime dei personaggi che lo scrittore ha delineato – magistralmente. Un estratto significativo:

L’azione si svolge in un paesetto sull’oceano, vicino a La Rochelle. È un piccolo mondo chiuso, di gente che si conosce da sempre e conosce ogni segreto di tutti. Un mare con la superficie appena increspata dal vento ma sotto alla quale si agitano correnti tumultuose come invidie, gelosie, rancori profondi che possono affiorare appena se ne presenta l’occasione. Basta un bicchiere in più o un evento nuovo che tutto torna a galla. Ogni giorno all’alba, quando la marea si ritira, molti paesani dediti alla coltura di ostriche e cozze, un commercio di tradizione familiare nella fattoria del Coup de vague. Nella fattoria vivono e lavorano soltanto tre persone: due sorelle nubili, Hortense e Emilie e un nipote, Jean. Il ragazzo è giovane e spensierato. Quando non lavora passa il tempo a scorrazzare con la moto con le ragazze o nei cafè dei paesi vicini. La zia Hortense manda avanti il commercio dei mitili mentre la sorella Emilie si occupa della casa e delle coltivazioni nella fattoria. La vita scorre sempre uguale fino a quando il padre di una ragazza del paese, ex sindaco, ubriacone e personaggio molto chiacchierato, va a dire a Hortense che Jean ha messo incinta la figlia. Insieme stringono un patto che il lettore ignora. MentreJean, eterno bambinone viziato dalle zie, è incapace di fronteggiare la situazione che ha contribuito a creare, Hortense non si perde d’animo e convince la ragazza ed abortire di nascosto. Qualcosa va storto perché la ragazza inizia a stare male.
Segue un matrimonio a cui partecipa tutto il paese fra imbarazzi, rancori che emergono in allusioni pesanti e parole offensive pronunciate dal padre della sposa davanti a tutti. Le zie dello sposo tornano a casa offese. Fin da subito è evidente che Jean non ama sua moglie, un’estranea che non l’attira neanche fisicamente.

Il mondo chiuso della fattoria, la ripetizione degli stessi gesti, del capirsi l’un l’altro senza troppe parole, l’oliata quotidianità, subisce un’apparente scossa a seguito del matrimonio infelice di Jean. Sono le zie che pensano a tutto, senza interpellarlo prima, anzi mettendolo davanti al fatto compiuto “per il suo bene”. Jean si adegua, per pigrizia o per comoda abitudine a non pensare.
Quando le zie gli dicono di andare ad Algeri da un loro cliente per curare certi affari, Jean parte senza chiedere spiegazioni. Si gode il soggiorno, il sole, le passeggiate, la compagnia di qualche donna di piacere. La vacanza sempre non destinata a finire tanto presto quando si riscuote dal suo torpore e decide improvvisamente di tornare a casa. Quello che aveva intuito è accaduto, la cellula ha espulso il corpo estraneo e dopo un momento di piena consapevolezza, tutto torna come prima. Come buttare un sasso nell’acqua e aspettare che cessi l’increspatura dalla superficie.

In questo romanzo lo stile di Simenon è molto sincopato; i dialoghi sono spesso interrotti per suggerire al lettore allusioni, ipotesi, intuizioni dei personaggi. Con pochissimi elementi di elementare semplicità, Simenon riesce a rappresentare da maestro il lato oscuro e malefico della natura umana.

Neroinchiostro | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione di Franco Forte a Neroinchiostro, giallo storico di Sara Vallefuoco uscito per Mondadori. Un estratto di questo intrigante romanzo che si dispiega su territori impervi e arcaici.

È l’estate del 1899, e l’Italia è più unita sulle mappe che nel cuore dei suoi abitanti. Il giovane vicebrigadiere Ghibaudo viene trasferito nell’entroterra sardo con un gruppo di carabinieri provenienti da tutto il Regno per fondare un avamposto nella lotta al brigantaggio. Il mondo che lo attende è profondamente diverso dalla Torino in cui è cresciuto: i crimini sono tanti, ma poche le denunce, a dimostrazione che lì i torti vengono raddrizzati non dalla legge ma dai coltelli. È dunque una sorpresa quando la popolana Lianora si rivolge ai carabinieri per un caso di furto. Nelle stalle della donna, però, il vicebrigadiere scopre qualcosa che cambia totalmente il volto dell’indagine: il cadavere di un collega dell’Arma. I sospetti ricadono su Anania, bracciante di Lianora, ma alcuni indizi spingono Ghibaudo a sospettare che la verità sia più complicata – e scura – di così. E mentre il carabiniere cerca di fare i conti con i sentimenti inconfessabili che si accorge di provare, un assassino prende di mira i poeti al volo, rimatori di strada che girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente.

Il racconto di Neroinchiostro da parte di Sara Vallefuoco:

“Neroinchiostro è una storia di confini. Cos’altro è uno scritto se non un confine tra l’immaginazione e il mondo? Tra un’idea e la sua attuazione? Tra una minaccia e un crimine?
Sarà per questo che alla stazione dei carabinieri di Serra le lettere anonime si custodiscono con cura in una scatola più pesante di un capretto. Lo sa bene il vicebrigadiere Ghibaudo, che vorrebbe tirare una riga netta tra la legge del Regno e quella dei briganti: una bella linea d’inchiostro nero chiamata giustizia.
E magari, già che c’è, con lo stesso inchiostro disegnarsi sul cuore una mappa del desiderio, dell’amore perfino. Salvo scoprirsi incartografabile, come dice lui, che è ancora molto giovane e affetto da romanticismo.
Il suo collega, il brigadiere Moretti, un bel confine l’ha trovato: si chiama scienza forense. Di notte legge Galton, Lombroso e Conan Doyle, sogna schedari di impronte, foto segnaletiche, misure antropometriche, Roma e la sua Lauretta. Di giorno si aggrappa a polverine e lenti di ingrandimento, convinto che il crimine d’ora in poi dovrà combattersi così.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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