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LA SHERLOCKIANA, un omaggio a Tecla Dozio | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione dell’omaggio a Tecla Dozio che si terrà a Milano il 28 e 29 settembre presso la Biblioteca Cassina Anna.

Il Festival vuole essere un omaggio a Tecla Dozio, figura indimenticata nel mondo della narrativa giallo/noir e una dei massimi esperti di letteratura di genere in Italia. Tecla Dozio, “La signora del giallo”, ha avuto il merito di far conoscere ai lettori italiani moltissimi autori stranieri e ha dato la possibilità a scrittori italiani esordienti di pubblicare i propri romanzi e di affermarsi.

La scomparsa di Tecla Dozio nel febbraio 2016 ha lasciato un grande vuoto, non solo per gli amici, ma per tutti gli addetti ai lavori e per gli appassionati di Giallo. La manifestazione è un’occasione per ricordarla parlando di ciò che più amava: i libri e la lettura.

Il 28 e 29 settembre, presso la biblioteca Cassina Anna di Milano si terrà la seconda edizione del festival La Sherlockiana che, oltre ad essere un omaggio, sarà anche l’ideale realizzazione di ciò che Tecla Dozio avrebbe voluto fare: riunire lettori, scrittori, professionisti dell’editoria, amanti della letteratura giallo/noir.

Cultura Alta e Cultra Bassa: Jekyll e Hyde e le radici della cultura di massa


Su Fantascienza.com, nell’ambito Delos205, un articolo di Carmine Treanni che analizza il capolavoro di Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. L’analisi avviene su vari argomenti, SF, Fantastico, Giallo, sociale. Un estratto della disquisizione:

Una fetta consistente della cultura di massa è costituita dai generi narrativi cosiddetti paraletterari: il fantastico, il rosa, il western, la fantascienza, l’horror, il giallo. Ad una prima lettura il racconto di Stevenson è generalmente associato al genere fantastico, o all’horror, grazie anche alle successive versioni cinematografiche. Ma una lettura più attenta, ci mostra come Lo Strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde affondi le sue radici in più generi narrativi, che costituiscono i contenuti tipici della Cultura di Massa.

Il racconto dello scrittore inglese appartiene al genere fantastico proprio perché l’elemento irrazionale (il tentativo del dottor Jekyll di scindere nell’animo umano il bene dal male) si alterna al tentativo di una spiegazione razionale. Sappiamo, infatti, che è attraverso una pozione chimica che il dottor Jekyll riesce a mutare nel perfido Hyde. Una spiegazione razionale, quasi scientifica. Ma tutto è rimesso in discussione nel momento in cui Jekyll scopre che non ha più bisogno della pozione per trasformarsi in Hyde.

A nostro avviso, però, il racconto stevensoniano contiene i germi di almeno altri due generi classici della cultura di massa, ovvero il giallo e la fantascienza. Tutta la storia è sì incentrata sulla figura di Jekyll e della sua controparte Hyde, ma ci viene quasi interamente mostrata attraverso gli occhi dell’avvocato Utterson, amico del dottor Jekyll. Fin dalle primissime pagine, Utterson sembra essere un tipico investigatore, caro a tanta letteratura crime. Nel primo episodio del racconto, intitolato “Storia della porta”, Utterson induce suo cugino Enfield, durante una loro rituale passeggiata, a farsi raccontare una strana storia in cui è rimasto coinvolto. Un giorno Enfield, tornando a casa alle tre del mattino, si trovò casualmente davanti ad un’orribile scena: un uomo e una bambina si scontrarono all’angolo di una strada e “l’uomo calpestò tranquillamente il corpo della bambina e la lasciò urlante sul marciapiede”. Enfield rincorse l’uomo e lo costrinse a ritornare indietro. Intanto, le urla della bambina avevano richiamato i suoi genitori e altre persone. Enfield riuscì a far risarcire la bambina con cento sterline. A questo punto Utterson chiede al cugino il nome dell’uomo che ha calpestato la bambina e quando Enfield gli confida che è Hyde, Utterson ne rimane colpito e decide di investigare su quell’uomo. Il nome Hyde, infatti, non gli è sconosciuto, in quanto appare nel testamento del suo amico dottor Jekyll: nel caso che questi scompaia i suoi beni devono essere lasciati al signor Hyde. Un testamento che sconvolge e inquieta l’avvocato Utterson che, novello Sherlock Holmes, vuole scoprire chi è veramente il signor Hyde. Così, nella successiva parte del racconto intitolata “Alla ricerca del signor Hyde”, Utterson prima si reca dal dottor Lanyon, amico suo e di Jekyll, per chiedere se conosce il signor Hyde, poi effettua dei veri e propri appostamenti nei pressi della casa in cui si presume abiti Hyde, per vederlo di persona. Siamo insomma davanti ad un vero e proprio detective che usa le armi della logica e della deduzione per venire a capo di un mistero.

Jekyll è insoddisfatto della propria vita, è “alienato” e cerca una via di fuga. Stevenson, in questo racconto, anticipa le teorie sull’inconscio di Freud, ma anche il processo di individualizzazione tipico della società capitalistica. C’è poi il laboratorio, il luogo deputato dove si pratica l’arte della scienza: un simbolo classico della fantascienza. Ma rappresenta, soprattutto, la scienza in quanto disciplina apportatrice di una nuova visione del mondo, della realtà, dell’uomo stesso. Il racconto in più punti rispecchia questa generale fiducia nella scienza, o meglio della sua naturale tendenza ad andare oltre i suoi stessi limiti, a varcare i confini che sono continuamente labili. Sarà lo stesso Jekyll che, dinnanzi al suo amico dottor Lanyon, si trasformerà da Hyde in Jekyll. Lo stesso amico che, anni prima, lo aveva deriso in merito alle sue teorie sulla possibile presenza in ognuno di noi di due anime, una dedita al bene e l’altra al male. È chiaro che Lanyon rappresenta la scienza, ma anche un modo di concepire il mondo, la società che rispecchia l’epoca vittoriana. Non a caso, lo scrittore inglese scrive il racconto con l’intento di sferrare un duro attacco alla repressiva e puritana letteratura inglese vittoriana.

L’appartenenza del racconto, dello scrittore inglese, a più generi narrativi è già di per sé motivo sufficiente per considerarlo a pieno titolo appartenente alla cultura di massa.

Delitti al museo: intervista agli autori | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine l’intervista agli autori di Delitti al museo, Giallo Mondadori di questo mese, con al suo interno racconti di autori del calibro di Stefano Di Marino. Incollo qui sotto la parte di Stefano:

Torna Bas Salieri, il ricercatore dell’occulto nato nel 2014 dal romanzo Il Palazzo dalle cinque porte: con tre romanzi e due racconti, quanto ti sei affezionato a questo tuo nuovo personaggio?

Moltissimo, perché era un esperimento, la voglia di creare un personaggio che fosse l’antitesi di Chance Renard, il Professionista. Uno che non doveva sparare neanche un colpo, un raffinato, un seduttore. E poi ne è uscita una serie di successo.

In quale mistero troveremo, stavolta, Bas Salieri?

In questa avventura siamo sempre in Italia, a Napoli, chiaramente in un ambiente che richiama il meglio dell’Italian Giallo con una sfumatura più moderna e un pizzico di perversione. E, nel 2020, ci aspetta il romanzo lungo L’amante di pietra dove veramente ne vedrete di incredibili.

Intanto in edicola “Segretissimo Special” presenta una tua storica antologia: Professional Gun. Come la presenteresti a chi non ha avuto il piacere di conoscerla all’epoca?

Un volume da collezione. Presenta non solo tutta la varietà di temi che si trovano nel Professionista ma anche di più. Sono tre romanzi brevi e tre racconti. In particolare ne Il luparo ho avuto modo di scrivere un vero noir tropicale, con una sfida tra due killer che un po’ mi ricorda molti polar francesi che ho amato moltissimo. Poi c’è l’inedito, Vulkan, che è un omaggio allo Sniper di Sergio Altieri che qui è associato al Professionista in una battaglia nelle Filippine.

Ma sei attivo anche in altri campi…

Sì, lo confesso. Ho una grandissima passione per il cinema e le arti marziali per cui mi sono lanciato in una nuova versione della mia guida al cinema di arti marziali, che riprende un po’ Dragons Forever da tempo esaurito. La Guida al cinema di arti marziali arriva sino ai giorni nostri e alle ultime tendenze. ed è illustratissima. una chicca per appassionati, targata Odoya.

Delitti al museo | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione al Giallo Mondadori di questo mese, che contiene un po’ di racconti che m’intrigano, su tutti quello di Stefano Di Marino, che reinterpreta ancora Bas Salieri, già letto nel Palazzo dalle cinque porte. Un estratto:

Ovvero al museo archeologico nazionale di Napoli…

Mann-Hunter di Romano De Marco

Napoli, 29 agosto 2018. Una bella coppia: il colonnello Salvatore “Sacha” De Rosa e la fidanzata Ludovica Mazzotta di Milano, insegnante di storia dell’arte. In visita al museo archeologico nazionale. Colpo d’arma da fuoco e urla assordanti. Un uomo ucciso, ovvero Rudolph Schenker di Berlino. Caccia all’assassino con l’aiuto del Vicequestore Esposito. Tutto si concluderà nella sala numismatica. Bello il museo ma la pizza è sempre la pizza. Parola di Salvatore. Movimento, sorriso e ironia.

Il fauno di cenere di Stefano Di Marino

Qui ritroviamo un personaggio caro allo scrittore e ai lettori, ovvero Sebastiano “Bas” Salieri, ricercatore dell’occulto. Chiamato a Napoli da un suo amico per una questione delicata e ritrovato morto sgozzato nella sua villa, ovvero all’interno di una sorta di cripta “rifugio delle passioni segrete” del medesimo e di sua moglie che viene accusata dell’omicidio. Indagine affascinante e brividosa (con il contributo telefonico dell’assistente Zaira) tra riti sacrificali, sesso bizzarro, passaggi segreti e una importante statuetta bruciata. Ma ciò che sembra non è.

L’odore del disprezzo di Andrea Franco

Napoli 1846. Subito l’odore del disprezzo che emana dall’uomo che si autoaccusa dell’omicidio. E’ ciò che “sente” monsignore Attilio Verzi dotato di questa particolare “dono”. Un assassinio avvenuto al museo archeologico della città con un grosso pugnale risalente al 1 secolo dopo Cristo. Tutto sembra facile. Troppo facile. Il colpevole c’è già. Ma per Attilio Verzi qualcosa non quadra…Un viaggio all’interno dell’uomo e sul senso della vita.

Il rovescio della medaglia | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione dei 90 anni del Giallo Mondadori, compleanno festeggiato con una riedizione di un romanzo di Ellery Queen che comparve nel 1953 come numero 1 della neonata collana Serie Gialla, allora edita da Garzanti. Auguri, Giallo Mondadori!

L’occhio del gatto | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione del romanzo L’occhio del gatto, dello scrittore R. Austin Freeman pubblicato questo mese da Giallo Mondadori. Particolare questo libro, sicuramente razionale ma con elementi irrazionali che verranno svelati, che donano comunque un fascino particolare alla storia.

Tutto ha inizio una sera. L’avvocato Robert Anstey è diretto a casa quando, in una zona isolata, soccorre una ragazza accoltellata da un ignoto aggressore. L’uomo stava fuggendo dalla scena di un delitto, la cui vittima è un noto collezionista di reliquie storiche. Dal suo museo privato sono stati trafugati alcuni gioielli, tra i quali un pendente con un occhio di gatto che si dice essere legato a una vecchia superstizione. Sconcertato dall’alone di mistero che ammanta la vicenda, così anomala rispetto a ordinari fatti criminali, Anstey auspica l’intervento dell’amico e collega John Thorndyke, massima autorità in campo medico-legale e grande penalista. Non sarà facile, per un campione del razionalismo come lui, condurre un’indagine che sembra sconfinare sempre più nei territori dell’occulto e del soprannaturale. Ma lo sosterrà la certezza che ogni puzzle, per quanto ostico, deve avere una soluzione logica.

La Prefazione

Per una di quelle coincidenze che sono inammissibili nella produzione romanzesca, anche se capitano di frequente nella vita reale, un episodio nella storia qui narrata ha trovato una replica quasi esatta in un caso vero apparso nei quotidiani.

Il caso vero concerneva un’allarmante disavventura capitata a un distinto ufficiale di polizia di alto rango. L’incidente fittizio si verifica nel decimo capitolo di questo libro, e la lettura di quel capitolo darà inevitabilmente l’impressione che io mi sia appropriato del caso vero e l’abbia incorporato nella mia storia; un procedimento che il lettore potrebbe considerare di pessimo gusto, e con ragione.

Mi sembra perciò opportuno spiegare che il capitolo 10 è stato scritto qualche mese prima che si verificasse la tragedia reale. In effetti, per quella data, il libro era stato quasi ultimato e risultava praticamente impossibile eliminare l’incidente a cui si è fatto riferimento, e che era parte integrante della trama.

La coincidenza è di sicuro spiacevole, ma si sarebbero anche potute verificare conseguenze persino peggiori. Perché se non avessi dovuto mettere da parte questo libro per completare un altro lavoro, L’Occhio di Gatto sarebbe uscito in stampa proprio nel momento in cui quel crimine veniva realmente commesso; e a quel punto sarebbe stato difficile per chiunque – persino per l’autore – credere che il crimine fittizio non avesse fornito lo spunto per quello vero.

R.A.F.
Gravesend, 19 giugno 1923

Lo strangolatore di Moret e altri racconti | SherlockMagazine


SherlockMagazine segnala l’uscita di tre racconti di Georges Simenon, autore che non va certamente presentato. Per sottolineare la creatività dello scrittore in questione, v’incollo la sinossi di uno dei tre racconti, Il vecchio con il portamine:

Emile ad un tavolo all’aperto di un caffè dei Grands Boulevards. Qualcosa lo strappa dal suo stato di torpore. Ma non sa cosa sia. Poco distante da lui un tacco che colpisce il marciapiede con colpi secchi. Ora ha capito. Trattasi di un messaggio in codice Morse che lui ha imparato in Marina “Rue Blomer 22…Terzo piano”. La risposta, sempre in messaggio Morse, questa volta di un cucchiaino battuto su un piatto “Ricevuto.”…Non resta che seguire la ragazza. Ma non sembra sia il solo se la insegue anche “una certa bombetta e un certo vestito scuro.” La faccenda si complica con un uomo morto dentro un armadio. Di mezzo pure la polizia polacca e matrici autentiche che servono a stampare banconote.

L’Agenzia investigativa O è stata fondata da Torrence, il possente Torrence che abbiamo conosciuto seguendo le inchieste del commissario Maigret di cui è stato, per quindici anni, il suo braccio destro. Poi c’è Emile, alto e magro, capelli rossi e lentiggini, il fotografo, ma in realtà la vera mente dell’Agenzia. Segue Barbet, ex ladro ed esperto pedinatore che ha ritrovato in questo lavoro una nuova vita. Chiude il cerchio Berthe, la segretaria tuttofare.

Questi tre racconti non sono dei capolavori ma pur sempre gradevoli, ben congegnati, ricchi di colpi di scena, spruzzati di ironia e paradosso. Classica scrittura incisiva di Simenon che con un paio di tratti ti delinea il personaggio e la bizzarra situazione.

Non v’è del genio nel rendere il codice Morse come il particolare fondante di un enigma? La crittografia intesa come chiave pubblica, ma misconosciuta ai più.

Alessandro Rolfini

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