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Carmillafest 2019: ecco il programma! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il programma completo del CarmillaFest, evento annunciato un po’ di tempo fa che si svolgerà a Bologna al Vag61 – Spazio libero autogestito (via Paolo Fabbri 110) il 19 e 20 ottobre. Dibattiti, musica e gastronomia popolare dedicata all’immaginario d’opposizione. Ecco qui sotto quindi il programma riportato integralmente: gli ospiti sono stratosferici, chi può vada (e non è escluso che riesca a farci un salto anche io).

SABATO 19 OTTOBRE

11.00-13.00
Immaginari alterati
Introduce e modera: Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– AA.VV., Immaginari alterati, Mimesis, 2018
– Sandro Moiso, La guerra che viene. Crisi, nazionalismi, guerra e mutazioni dell’immaginario politico, Mimesis, 2019

Intervengono: Sandro Moiso, Franco Pezzini, Gioacchino Toni

13.30-15.00
Pranzo sociale (non immaginario)

Il mostro allo specchio: identità e alterità
Modera: Gioacchino Toni

15.00-16.30
Presentazione di:
– Paolo Lago, Il vampiro, il mostro, il folle. Tre incontri con l’Altro in Herzog, Lynch, Tarkovskij, Clinamen, 2019
– Franco Pezzini, Tutto Dracula, Odoya, 2018-2019
– Luca Cangianti, I morti siete voi, Diarkos, 2019
– H.G. Wells, O. Welles, WWWW. Wars of the Worlds of Wells and Welles, a cura di Filippo Luti, Tessere, 2018

Intervengono gli autori e i curatori dei libri

16.30-18.30
Proiezione del film Go home – A casa loro, regia di Luna Gualano, Italia, 2018

18.30-20.30
Italia Fantastica
Modera: Franco Pezzini

Il ciclo di Eymerich: Alberto Sebastiani dialoga con Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro, Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy , Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Valerio Evangelisti, Nico Gallo, Gian Filippo Pizzo.

20.30-22.00
Cena fantastica

22.00
Concerto di Marco Rovelli

DOMENICA 20 OTTOBRE

11.00-13.30
Pagine nere – letteratura noir e sociale
Modera: Walter Catalano

Presentazione di:
– Mauro Baldrati, Io sono El Diablo, Fanucci, 2018
– Walter Catalano (a cura di), Guida alla letteratura noir, Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Leopoldo Santovincenzo, Pasquale Pede, Mauro Baldrati

13.30-15.00
Pranzo sociale

15.00-16.15
Il viaggio rivoluzionario dell’eroe
Narratologia, movimenti sociali, soggettività
(a cura del Gruppo di Studio Penequo)
Modera: Fabio Ciabatti
Interventi di: Luca Cangianti, Gabriele Guerra, Mazzino Montinari, Maurizio Marrone

Lavoro, letteratura, dignità
16.15-17.30
Modera: Alexik

Presentazione di:
– Valerio Monteventi, Mala Brocca. Storia di ultimi e di dignità, Pendragon, 2019
– Giovanni Iozzoli, L’Alfasuin, Sensibili alle Foglie, 2018

Intervengono gli autori

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Fantasie che mordono. Carmillafest 2019 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione del prossimo Carmillafest 2019, che si svolgerà a Bologna il 19 e 20 ottobre prossimo. Di cosa si parla? Ecco qui la descrizione dell’evento; da esserci assolutamente, è un atto di Resistenza!

L’immaginario d’opposizione, che quotidianamente si manifesta su questa webzine, il 19 e il 20 ottobre prossimo attraverserà la porta interdimesionale e prenderà corpo a Bologna in una due giorni di dibattiti, musica, proiezioni e gastronomia popolare, ospitata dal Vag61 – Spazio libero autogestito (via Paolo Fabbri 110).
Possiamo riassumere il focus di questa iniziativa con una citazione tratta dal libro Immaginari alterati al quale hanno partecipato alcuni redattori di “Carmilla”: «L’immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell’opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste.»

Pubblicheremo il programma completo a settembre, ma possiamo già anticipare la presenza di Valerio Evangelisti che presenterà, insieme ad Alberto Sebastiani, la raccolta critica in tre volumi del ciclo di Eymerich. Saranno inoltre dibattuti con i rispettivi autori le seguenti opere di recente pubblicazione:

Immaginari alterati. Politico, fantastico e filosofia critica come territori dell’immaginario di Luca Cangianti, Alessandra Daniele, Sandro Moiso, Franco Pezzini, Gioacchino Toni (Mimesis, 2018);
La guerra che viene. Crisi, nazionalismi, guerra e mutazioni dell’immaginario politico
di Sandro Moiso (Mimesis, 2019);
L’Alfasuin di Giovanni Iozzoli (Sensibili alle Foglie, 2018);
Il vampiro, il mostro, il folle. Tre incontri con l’Altro in Herzog, Lynch, Tarkovskij di Paolo Lago (Clinamen, 2019);
Il Conte Incubo. Tutto Dracula di Franco Pezzini (Odoya, 2019);
I morti siete voi di Luca Cangianti (Diarkos, 2019);
El Diablo di Mauro Baldrati (Fanucci, 2018);
Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro (Odoya, 2018);
Guida alla letteratura noir di Walter Catalano (Odoya, 2018).

Intervista con Valerio Evangelisti | Pulp libri


Bella intervista di Valter Catalano a Valerio Evangelisti su PulpLibri, in occasione della recente uscita dell’ultimo (pare proprio letteralmente ultimo) romanzo della saga di Eymerich: Il fantasma di Eymerich, recensito sempre su PulpLibri stavolta da Gian Filippo Pizzo. Un estratto della chiacchierata:

Il fantasma di Eymerich sembra volersi riconnettere con più decisione di altri romanzi recenti del ciclo, alle origini del personaggio: la teoria cosmologica dell’Alfa e dell’Omega alla base della trama si attiene anche alla saga stessa dell’Inquisitore. Il primo romanzo e l’ultimo si ricongiungono: ricompare l’astronave Malpertuis che – così hai detto in varie interviste – aggiungesti come elemento fantascientifico perché Nicholas Eymerich, Inquisitore – la prima avventura della serie – potesse partecipare al Premio Urania nel lontano 1993, dando origine al successo che tutti conosciamo. Da cosa è nata quest’idea quasi metanarrativa: si è trattato di un filo rosso emerso casualmente durante la scrittura e che poi hai deciso di seguire, o era tutto preordinato fin dall’inizio ?

Non era interamente preordinato, ma è emerso gradualmente. Direi che l’origine è stata il racconto Venom, compreso in Metallo urlante. Lì, per la prima volta, Eymerich appare come una sorta di demiurgo, capace di dominare le epoche. Da quel momento ho cercato di collegare, per fili sottili, un romanzo all’altro, in vista di un fine che ancora non mi era chiaro. Alcuni legami li ho poi tralasciati, altri li ho sviluppati. Il disegno ultimo è emerso di conseguenza: una specie di cosmogonia terrificante, fondata su una concezione autoritaria e fanatica. Quasi la stessa dell’Antico Testamento, se vogliamo, con in più un riavvolgersi del tempo. Al centro, come nello gnosticismo, una mente crudele.

Il bel saggio Nicolas Eymerich: il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, appena pubblicato da Odoya, che Alberto Sebastiani ti ha dedicato, sembra riconsiderare tutta la tua opera letteraria in un unità compatta – “One Big Novel”, come scrive lui parafrasando uno dei tuoi titoli – che collegherebbe in un solo rivolo creativo i sette cicli, apparentemente separati, in cui finora si è articolata: il ciclo di Eymerich; il ciclo del Metallo; il ciclo di Nostradamus; il ciclo Americano; il ciclo Messicano; il ciclo dei Pirati; più la Trilogia Sociale. Ti riconosci in questa visione d’insieme o è solo un’affascinante interpretazione critica che scavalca le stesse intenzioni dell’autore? Se una volontà unitaria era consapevole fin dall’inizio la potenza demiurgica di Eymerich a maggior ragione sarebbe un riflesso di quella del suo creatore: come ti vedi nel ruolo del Demiurgo?

Sebastiani ha saputo cogliere nessi che a volte erano sfuggiti anche a me, nel senso che alcune scelte erano consapevoli, altre meno. Terrei fuori da questo i tre volumi de Il sole dell’avvenire, che nascevano con altri intenti. In quel caso, l’universo non è certamente quello di Eymerich. Invece Magus è sicuramente un abbozzo del disegno che intendevo sviluppare, anche se poi è risultato un po’ diverso. Quanto al ruolo del demiurgo, credo che sia proprio di ogni autore in rapporto alla sua opera.

Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un saggio di Walter Catalano, Gianfilippo Pizzo e Andrea Vaccaro (come dire, la crema del Fantastico italiano) che indaga gli scrittori di genere, contemporanei e non. Imperdibile opera.

Anche se in Italia i generi della fantascienza e dell’horror sono praticati da pochi decenni, la tradizione fantastica ha tuttavia radici antiche che risalgono almeno alle “corbellerie” (così le definì il cardinale Ippolito d’Este) di Ludovico Ariosto. Escludendo tuttavia i generi precedenti alla nascita del romanzo moderno, questo libro si occupa degli scrittori che si sono cimentati con una certa costanza nei vari tipi di letteratura d’immaginazione, dal meraviglioso allo strano, dal gotico al perturbante, dal fantastico tout court al weird fino appunto ai generi di consumo della narrativa del terrore, della science fiction e del fantasy. Un excursus che parte da certe Operette morali di Giacomo Leopardi per proseguire con il movimento della scapigliatura e continuare con gli ormai classici del fantastico del Novecento, da Capuana a Verga e Bontempelli fino a Buzzati, Calvino, Landolfi e Morselli, approdando infine ai contemporanei: Valerio Evangelisti, Danilo Arona, Pierfrancesco Prosperi, Renato Pestriniero, Dario Tonani, Licia Troisi, Barbara Baraldi etc. Il volume è strutturato in voci alfabetiche per autore ed è corredato da numerosi box che esaminano in maniera più puntuale particolari correnti letterarie o fenomeni editoriali, dalla scapigliatura al futurismo, dalla protofantascienza alla fantarcheologia fino alle recentissime correnti del connettivismo e del new weird, senza trascurare la storia delle pubblicazioni più significative e l’importante ruolo dei curatori e dei critici.

Il genio postumo del Weird italiano l’hanno scoperto gli americani – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo competente (e come potrebbe non esserlo) di Andrea Vaccaro sul weird di Giorgio De Maria, parte integrante del volume Guida ai Narratori fantastici italiani, curato da Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e appunto Andrea Vaccaro.

Torino, città della magia e dello spiritismo, muta ancora una volta: attraverso un registratore speciale, vengono registrate le voci/le urla/i suoni, ma non si tratta delle “classiche” voci dei morti, qui si tratta di qualcosa di più arcano e sconosciuto. In tutto il romanzo c’è la consapevolezza di superare i canoni della classica storia dell’orrore e di fantasmi. Quasi beffardamente a un certo punto si dice: “Sì, però nelle ghost-stories alla fine le allucinazioni si rivelano fondate: i fantasmi ci sono davvero”. In effetti qui non ci saranno “fantasmi”, ma qualcosa di diverso, di altro, di non-conoscibile. Nel romanzo non è assente un’altra tematica tanto cara a De Maria, il rapporto tra potere e arte, con l’invenzione della Biblioteca. L’invenzione della Biblioteca, se pur può avere discendenze borghesiane, si distacca dal metafisico luogo sognato dal maestro argentino: nessuna pretesa di eternità o di infinito, bensì ricetto di diseredati, asociali, scrittori mancati: “Il frequentatore tipico della Biblioteca era un individuo timido, desideroso di approfondire la propria solitudine e di farla pesare al massimo sugli altri”. Ma dove l’invenzione di De Maria diventa geniale è la visione della Biblioteca come luogo di condivisione di esperienze vissute, reali: “Tu, potrai collaborare frequentandola per leggere, oppure portando dei tuoi manoscritti che saranno archiviati e numerati e che verranno a costituire a loro volta il materiale di lettura. A noi non interessano la carta stampata, i libri, c’è troppa finzione nella letteratura, anche in quella cosiddetta spontanea… noi siamo alla ricerca di documenti veri, autentici, che rispecchino l’animo reale della gente, che possano, insomma, considerarsi per davvero dei soggetti popolari… possibile che tu non abbia mai scritto un diario, un’autobiografia, una confessione di qualche problema che ti turba?”. Non sorprende che alla lettura del romanzo si sia gridato al talento visionario e anticipatore di De Maria, con la predizione dell’avvento di Facebook e del fenomeno dei social. E non si fatica a vedere anche una forte polemica dell’autore verso il mondo di quell’editoria che tanto aveva disatteso le sue speranze. L’aspetto più straordinario del romanzo è la capacità di creare una vera e propria escalation dell’incubo, arrivando sino al finale, uno dei più belli in assoluto della letteratura fantastica italiana. Lo sdoganamento negli Stati Uniti ha portato ad accostare il romanzo di De Maria ad autori quali Poe, Lovecraft (è possibile, se non probabile, che De Maria abbia letto Lovecraft nella prima e più celebre raccolta mondadoriana del 1966, I mostri all’angolo della strada), ma è certamente la letteratura italiana ed europea a rappresentare la principale fonte di ispirazione, da Kafka a Buzzati, da Musil a Landolfi, e se degli accostamenti tra i grandi del fantastico in lingua inglese si devono fare, alla mente corrono due grandi come Robert Aickman e Fritz Leiber, maestri, come De Maria, nell’esprimere l’irruzione dell’irrazionale nella realtà. Nello stesso anno di Le venti giornate di Torino esce Dissipatio H.G., il romanzo postumo di Guido Morselli, autore che tanti punti in comune ebbe con lo stesso De Maria, in particolare la cecità del mondo dell’editoria nei loro confronti. De Maria sopravvisse alla sua opera, ma dopo la pubblicazione di Le venti giornate di Torino, che non ebbe successo e cadde presto nel dimenticatoio, interruppe l’attività di scrittore, attraversò diverse crisi mistiche per poi precipitare nei meandri della follia, e morire nel 2009 in povertà. Grazie alla lungimiranza di Ramon Glazov il nome di Giorgio De Maria sta lentamente uscendo dall’oblio, così come speriamo l’intera sua produzione, percorso a cui ha dato il via Le venti giornate di Torino, capolavoro della letteratura weird, e non solo italiana.

Ucronia e Distopia: Fantafascismo e Fantamarxismo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, firmato da Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo, un bel pezzo che analizza approfonditamente l’ucronia e il senso di distopia nell’ambito della letteratura fantastica italiana. Un estratto:

L’ucronia, chiamata anche “storia alternativa”, “allostoria” e a volte “fantastoria” (che però avrebbe dei parametri leggermente diversi e più estesi), è un sottogenere della fantascienza in cui s’immagina che un certo avvenimento del passato si sia svolto in maniera diversa che nella realtà. Per esempio, che Napoleone non sia stato sconfitto a Waterloo o che Hitler abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale. È un genere che presenta molte difficoltà, almeno se l’autore vuole scrivere un’opera valida, perché lo sviluppo della storia immaginaria deve essere coerente sia con la premessa – l’avvenimento scelto come spartiacque – che con quello che è avvenuto veramente nella realtà, in particolare le nuove tecnologie e la diffusione dei mezzi di comunicazione.

Se il genere, come abbiamo detto, è oggi a pieno titolo inglobato nella fantascienza, in Italia la sua nascita è autonoma: il primo esempio è stato un saggio di storia immaginaria scritto da Lorenzo Pignotti e intitolato Storia della Toscana sino al Principato (1813), in cui si immagina che Lorenzo de’ Medici non muoia nel 1492 e riesca a salvare l’Italia dalle invasioni straniere e addirittura a impedire il diffondersi del Protestantesimo in tutta Europa. Gli esempi successivi saranno molto più tardi ma tutti nell’ambito della narrativa e per la maggior parte con un solo avvenimento cardine: il Fascismo; se infatti a livello internazionale gli eventi più presenti sono proprio quelli citati sopra – Napoleone e la Seconda Guerra Mondiale – e se negli Stati Uniti si immagina invece un diverso risultato della Guerra di Secessione o il mancato omicidio di John Kennedy, da noi l’argomento più controverso è proprio la dittatura mussoliniana.

“The Handmaid’s Tale” e altri capolavori della distopia novecentesca portati sullo schermo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo molto dettagliato, a cura di Gian Filippo Pizzo, sulla distopia, su cosa significa e cosa coinvolge. Da non perdere.

Il capolavoro assoluto, ancora oggi, dell’utopia negativa è 1984 (1949) di George Orwell, che al contrario del precedente ha una trama sviluppata e persino coinvolgente, visto che narra le sventure di Winston Smith, impiegato addetto a correggere i vecchi libri e giornali per adeguarli all’ideologia revisionista della dittatura del “Grande Fratello”, in un’Inghilterra che fa parte di Oceania, uno dei tre blocchi in conflitto tra loro in cui si è divisa la geopolitica dopo una catastrofe atomica, gli altri essendo Eurasia e Estasia. Smith, contrario al regime ma tranquillo, conosce Julia che fa parte di un’organizzazione segreta, diventano amanti e rivoluzionari, si incontrano clandestinamente, vengono scoperti, imprigionati, sottoposti a tortura e, infine, al lavaggio del cervello: usciti di galera si incontreranno per caso in un parco, si confesseranno di essersi traditi a vicenda ma comunque ormai sono diventati sostenitori del “bispensiero” del regime. Indipendentemente che si tratti di un’opera anticomunista, come sostengono alcuni, o semplicemente anti totalitaria, come dice la maggior parte dei critici, 1984 è un apologo contro i regimi, contro la manipolazione del pensiero, la pubblicità  e la falsificazione dei fatti storici, ma non va trascurata la splendida caratterizzazione della psicologia del protagonista, che molti non evidenziano.

Ebbe tre trasposizioni per lo schermo, la prima nel 1954 in un adattamento televisivo BBC di Nigel Kneale (il creatore di Quatermass) che suscitò polemiche e interrogazioni parlamentari perché il contenuto fu giudicato eversivo; segue la trama pur con qualche inserimento non sempre necessario e qualche lungaggine di troppo, ma è ancora oggi fruibile e apprezzabile anche per l’ottima interpretazione di un giovane Peter Cushing (chi sa l’inglese può trovarlo su Youtube). La seconda nel film diretto da Michael Anderson distribuito in Italia come Nel 2000 non sorge il sole (1956), molto fedele al romanzo eccetto che per il finale in cui i due ribelli vengono fucilati, ma con un tono molto cupo che esalta la drammaticità della vicenda in maniera eccessiva e pesante. La versione migliore è la terza, distribuita in Italia come Orwell 1984 proprio nel fatidico anno, con due eccezionali John Hurt e Richard Burton alla sua ultima interpretazione; fedelissima al romanzo sia come trama che come essenza  – per questo il regista Michael Redford fu accusato di mancanza di creatività – ne rende visivamente in ogni scena il disagio esistenziale del protagonista e l’orrore di un futuro totalizzante. Orwell aveva già scritto nel 1945 anche La fattoria degli animali, anche questo portato sugli schermi, una parabola che in quanto tale non mi sembra rientrare appieno nel discorso, come del resto il successivo Il signore delle mosche (1954) di William Golding.

Attengono parzialmente al tema Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury e Arancia meccanica (1962) di Anthony Burgess, parzialmente perché non ci danno un quadro complessivo della società futura: il primo ci dice soltanto che i libri saranno odiati e proibiti, tanto che i pompieri invece di spegnere gli incendi sono preposti a bruciare i libri, provocando la ribellione del pompiere Montag che alla fine si rifugerà in una comunità in cui membri imparano a memoria i capolavori della letteratura per poterli tramandare (lo splendido film omonimo fu girato da François Truffaut nel 1966). Il secondo descrive una Londra in cui i giovani “drughi” si danno impunemente a ogni sorta di nefandezza, compresi stupri e “ultraviolenza”, ma la cura riabilitante cui verrà sottoposto il protagonista Alex lo ridurrà una larva incapace di agire: l’epocale film dallo stesso titolo fu diretto da Stanley Kubrick nel 1971. Solo una breve citazione per Largo! Largo! (1966) di Harry Harrison, da cui è stato tratto nel 1973 il film 2022: i sopravvissuti di Richard Fleischer con Charlton Heston e un commovente Edward G. Robinson, perché si tratta di opere – sia il libro che il film – non particolarmente impegnate ma di intrattenimento: la sovrappopolazione costringe la società a eliminare gli anziani, ma quello che il popolo non sa è che l’alimento base della nutrizione chiamato Soylent Green non è fatto di “soia e lenticchie” ma dai cadaveri degli eliminati…  Quasi stesso discorso per La fuga di Logan (1967) di William F. Nolan e George Clayton Johnson – il film di Michael Anderson e la serie televisiva omonimi sono rispettivamente del 1976 e 1977-78 – dove il limite dell’esistenza è fissato addirittura a soli 21 anni, così Logan diserta da poliziotto e decide di fuggire assieme a coloro che prima cacciava.

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