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Archivio per Giovanni Agnoloni

FIRENZE DOVE SEI? | La poesia e lo spirito


Un bel post – già comparso qualche anno fa – di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, su LaPoesiaELoSpirito, che parla di Firenze, patria di Giovanni. Un estratto:

Ho esitato a lungo a fare questa passeggiata per Firenze. Forse perché ho dei problemi con la nostalgia. Perché Firenze è una stratificazione di epoche compresse e scomparse, e dietro alle sue facciate nasconde infiniti distacchi e passaggi di tristezze.

Ma oggi è il momento.

In una sera di primo autunno, parto dalla periferia a cui sono sempre appartenuto per salutare per l’ultima volta una città che non esiste più.

C’è un tramonto che sembra un tuorlo d’uovo stropicciato su una tovaglia. Intorno, blu profondo.  Cammino lento lungo strade che sanno di polvere. Lontano, una moto gratta l’asfalto come unghie su una lavagna nera. Sembra il lamento di un gatto agonizzante, e si allarga nello spazio,  immagine in espansione che contiene luoghi dove sono stato e altri dove ancora devo andare. Passa un camion, con il suo barrito industriale.

Firenze indugia, sospesa tra quel che era e uno spettro di futuro.

Giovanni Agnoloni, “L’ultimo angolo di mondo finito” (Galaad Edizioni): presentazione a Roma il 23 marzo – CRITICA IMPURA


Ricordo la presentazione a Roma di domani 23 marzo, alle ore 18.00 presso la libreria di Giorgio Galli, L’Orto dei libri, Via dei Lincei 31, del nuovo romanzo di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, L’ultimo mondo finito, che chiude la Trilogia della Fine di Internet; Insieme a SoniaCaporossi presenterò Giovanni illustrando le forze salienti del libro – qui una mia piccola recensione.

Siamo nel 2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

Recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni


Breve recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, romanzo di Giovanni “ Kosmos” Agnoloni uscito proprio in questi giorni per i tipi della Galaad Edizioni e che chiude la trilogia della Fine di Internet.

Leggere, immergersi nel mondo mistico di Giovanni Agnoloni è un’esperienza. Per me, che ho letto le puntate precedenti dello scenario della Fine di Internet (un mondo appena futuribile vivo dietro l’angolo di un paio di decadi appena dove, all’improvviso, la Rete collassa per motivi misteriosi e trascina in un baratro tutto il pianeta esasperatamente connesso e incapace di gestire la dissolvenza connettiva) è stato un viaggiare estremo, sognante, oltre le barriere carnali del nostro essere.

Agnoloni ha sviluppato la Trilogia nel volgere di pochi anni, vi ha collocato anche un gradevole spin-off che ha arricchito di spessore la saga, con l’approfondimento di alcuni personaggi secondari, ma importanti; quello che avviene in quest’ultima puntata ha del meraviglioso, la scrittura diviene fluida e intensa come mai prima, e l’immedesimazione negli scenari percepiti dall’autore avviene tramite l’empatia, ogni cosa appare come un messaggio cifrato dell’imponderabile – chi ha dimestichezza con le vicende mistiche vi potrà riconoscere i meccanismi velati che parlano con gli umani, dimostrandogli l’esistenza di forze trascendentali – come se il Velo di Maya velasse appena chi sa vedere con gli occhi interiori l’inesistenza del Reale.

Agnoloni sa collocarsi a metà strada tra la cultura scientifica e quella umanista; io aggiungerei che lo fa anche ponendosi a metà strada tra le sapienze tecnologiche e quelle trascendentali, un dualismo che maneggia gli stilemi dell’una e dell’altra percezione, le sicurezze di un tipo di credo che s’integrano con la fede altrettanto scientifica dell’altro. L’autore volteggia in un balletto di rivelazioni che pongono sullo sfondo fattori ben gravi, come l’evidenza delle manipolazioni a opera dei Governi e delle Multinazionali, entità contrapposte ma che insieme sono già in grado di stritolare il desiderio di libertà del genere umano.

Quale forma, allora, di fuoriuscita dal controllo è possibile in questo mondo ipertecnologico? Agnoloni suggerisce la via mistica, quella esoterica, quella incontrollabile dalla tecnologia perché quest’ultima non è in grado di dominare le energie altrettanto profondamente; la soluzione dello scrittore è profonda e porta un passo ancora più in là la visione olisticamente tecnologica dei Connettivisti, collettivo di cui lui è un fiero e valido esponente.

Cosa può essere ora più importante del sentirsi alti? Solo un manipolo di sensibili può azzardare la risposta, interpretarne il modo, lanciare il messaggio nell’arena d’insensibili ed esposti al ludibrio tecnologico, nuovo oppio dei popoli: questa appare la risposta suggerita da Agnoloni, e onestamente non mi sento di dargli nessun tipo di torto.

Di seguito, la sinossi dell’opera: immergetevi, questo è il mio consiglio, e non solo per la semantica del mio cognome.

2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

Giovanni Agnoloni, “L’ultimo angolo di mondo finito” (Galaad Edizioni): presentazione a Roma il 23 marzo – CRITICA IMPURA


Sul blog di Sonia Caporossi la segnalazione della prossima presentazione, a Roma il 23 marzo ore 18.00 presso la libreria di Giorgio Galli, L’Orto dei libri, Via dei Lincei 31, del nuovo romanzo di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, L’ultimo mondo finito, che chiude la Trilogia della Fine di Internet; Insieme a Sonia presenterò Giovanni illustrando le forze salienti del libro – presto una mia piccola recensione.

Siamo nel 2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

“L’ULTIMO ANGOLO DI MONDO FINITO” IN PROSSIMA USCITA | Giovanni Agnoloni – Writing and Travelling


Dal blog di Giovanni “Kosmos” Agnoloni la segnalazione del suo nuovo lavoro in arrivo: L’ultimo angolo di mondo finito, romanzo che chiuderà la Trilogia di Internet, una fase apocalittica che travolge l’umanità nel momento in cui la connessione mondiale muore. In uscita da Galaad.

2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

Rosso.Niente. di Kenneth Krabat | Una recensione | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Su GolemInformazione è apparsa una recensione a Rosso.Niente., la silloge del poeta danese Kenneth Krabat edita da KippleOfficinaLibraria.

C’è una contaminazione tra stili diversi, anche le scelte metriche seguono un movimento che si espande nella cura dei versi, fino alla creazione di immagini insolite, come le stesse sonorità che cambiano direzione, sospese tra il reale ed il surreale. Parla di vita, di morte e di amore Krabat e lo fa con la consapevolezza che ogni sua parola ha una pienezza di significato, sia essa in prosa o in poesia o altra forma ancora. Non importa il genere affrontato, quello che preme a chi scrive è di afferrare l’attimo, di viverlo dentro, fuori e oltre, quasi in maniera estrema, ma vera, senza riserve. È una scrittura moderna, contemporanea, mai scontata che fa affiorare una ricerca costante, la volontà di scendere in profondità nelle cose.

Racconti, poesie e testi tra loro diversi, lasciano intuire la necessità di sentire e percepire l’esistenza, assorbendone totalmente luci ed ombre. Ogni singolo momento racchiude in sé qualcosa di importante, nel bene e nel male: “il momento in cui ricorderai che sei nato/e che morirai/e che hai un numero infinito di ore/o quasi”. La poesia arriva come consolazione, prodotta dall’istintività creativa, dall’alternarsi di rumori e silenzi, da un andare per le strade dell’anima e dei luoghi, ed è un fluire che manifesta variazioni, contrasti, sfumature. Nello scorrere del tempo, tra il passato ed il nuovo che avanza, si trasformano anche le parole, come le cose, ed ogni volta nulla è mai lo stesso. Kenneth Krabat riesce a restituire alla poesia un’attualità senza risultare mai banale, non fa altro che riconsegnare al lettore una contemporaneità autentica, fatta di situazioni spesso al limite della ragione, corse frenetiche impostate ad un allineamento collettivo.

Krabat è un poeta che vive la vita nella sue contraddizioni, e se l’amore sembra l’unico mezzo per alleviare sofferenze e recuperare leggermente, poi alla fine non è così. Anche l’amore non ha senso, o lo ha fino ad un certo punto. Sono continui i ribaltamenti, continue le precipitazioni emozionali e psichiche. E la poesia muta, come muta la gente, come la natura ed il tempo. Metamorfosi espressive e sonore ci proiettano in un’opera paradigmatica, carica di intenzioni potenti e disarmanti, nella libertà più assoluta.

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

Link

Lankenauta | CAPELLI STRUGGENTI


Su Lankenauta una recensione di Giovanni “Kosmos” Agnoloni al lavoro Capelli struggenti (Marco Saya Edizioni), la nuova silloge di Franz Krauspenhaar. Eccone un passo:

Il tema di fondo – e il vero Leitmotiv di tutta l’opera letteraria di Krauspenhaar – è la solitudine. Anzi, si può dire che Capelli struggenti sia un’articolata declinazione di questo vocabolo dell’anima, come se la sua forma frammista di poesia fosse un lungo esercizio flessivo, con decine di casi per esprimere ogni sfumatura di funzione logica, o un infinito pentagramma, carico di microtoni atti a fotografare le minime sfumature del mondo di dentro. Perché per me questo è il senso del titolo: “capelli struggenti” come sottilissime entità emozionali, aghi quasi impercettibili, che suscitano sensazioni estremamente lucide, consapevoli, spietate. Come nella lirica di apertura, “Alla madre”: 

“Mamma io sono già morto
e vorrei approfondire il futuro
ma tu non esserne colpita
sono morto come un foglio
giallo, sotto una biro che non scrive.
Nel nostro profumo di vaniglia
le torte che hai fatto salutano
la nostra storia. Io sono già morto
con la musica troppo alta, l’ozio
delle domeniche e il vento che spira
dalla mia testa china. Non temere,
sono vivo ancora, se ti avvicini.
Se ti avvicini saremo sempre vivi,
il vento saremo noi, contro la musica
del cielo, della nebbia, della pioggia, del sole
e avvicinarsi ai confini, senza paura.”

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

The Darkest Art

A journey through dark art.

Parole Loro

"L'attualità tra virgolette"

Ottobre

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Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

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Foglie da collezione, cm 12 x 12 x 3 - By Mayoor

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Come un angelo da collezione.

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