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Archivio per Giovanni De Matteo

Blade Dinner a Napoli, cena con autori (di Fantascienza)


A Napoli, il 25 novembre parte BLADE DINNER, la prima “Cena con l’autore a iocisto” la libreria dei cittadini. Sarà dedicata alla fantascienza con i Premi Urania Giovanni De Matteo e Francesco Verso. Buffet a cura dei cuochi vegan della Scuola di Yoga Integrale. Quale sarà il cibo del futuro? Quali gli scenari a cui si ispirano gli autori di fantascienza? E come sarà Napoli nel 20161? Su queste e tante altre domande ancora dialogheranno con gli autori Adolfo Fattori e Roberto Paura. Prenotazione obbligatoria a numero chiuso (max 30 persone). Perciò affrettatevi a telefonare in libreria per prenotare il vostro posto in questa serata imperdibile!

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Giovanni De Matteo alla Bicocca il 17 novembre


Il 17 novembre, su invito del prof. Andrea Rossetti, Giovanni “X” De Matteo sarà all’Università di Milano Bicocca per presenziare con lui, con Dario Tonani e con il prof. Marco Antoniotti a un evento organizzato nell’ambito di Bookcity Milano 2016 #BCM16. Insieme parleranno di uno dei loro comuni cavalli di battaglia: i rapporti tra immaginario e realtà, stavolta declinati nei termini dello scambio sempre più frequente di influssi e tematiche tra il diritto e la fantascienza.

Chi può vada, l’occasione è ghiotta, ma assai!

Giovanni De Matteo presso Agenquadri Cgil


Giovanni “X” De Matteo ha fatto una bella esperienza venerdì 8 luglio scorso, quando presso il Castello Estense di Ferrara ha presenziato presso lo staff di AgenQuadri CGIL con un suo discorso sulla società del futuro. Ecco come Giovanni descrive l’evento:

Un’esperienza davvero “irrituale” ma assolutamente stimolante quella di poter parlare di fantascienza, senza risparmiare le prospettive più radicali, in relazione alla società del futuro, in un contesto come quello del sindacato. Ringrazio ancora una volta Paolo Terranova, Paolo Picariello e lo staff di AgenQuadri CGIL per questa opportunità, gli altri relatori della prima giornata di lavori e i partecipanti della summer school per la conoscenza e i punti di vista che hanno condiviso nei loro densi interventi e nelle chiacchierate sviluppate a margine delle sessioni ufficiali di lavoro. Che dire di più? Speriamo che sia l’inizio di una collaborazione proficua tra i nostri settori: il futuro, come sa bene Roberto Paura, si costruisce immaginandolo e parlandone.

Per un femminismo postumano – Prismo


Su segnalazione di Giovanni “X” De Matteo, questo interessante post apparso su Prismomag che analizza il rapporto tra Femminisimo e cibernetica sociale propria prima del cyberpunk, e ora della stessa nostra società. Da bere tutta d’un fiato.

Sono femminista, nerd, e bulimica in continua lotta con il mio corpo (e con il concetto di corpo in genere), e ho passato la maggior parte degli ultimi sette anni a tentare di conciliare tutte queste cose. Non ci sono ancora riuscita e probabilmente non ci riuscirò mai, d’accordo. Ma date le premesse, sono arrivata alla conclusione che la liberazione che passa per la tecnologia digitale –  l’essere cyborg anziché dea, direbbe Donna Haraway – non libera nulla se spogliata da una critica al sistema che queste premesse le ha rese possibili. E l’ho fatto saltando abbastanza a caso dal Manifesto Cyborg a Ex Machina, da Barbie a Ghost in the Shell, da Deleuze a Luther Blissett, dalla Samantha di Her al Manifesto Accelerazionista. Andiamo per gradi, quindi. O quantomeno, proviamoci.

Esce “Segnali dal futuro”, l’antologia di racconti di anticipazione targata IIF | Italian institute for the futureItalian institute for the future


Dall’’Italian Institute for the Future una interessante pubblicazione che parla, ovviamente di Fantascienza, di come il Futuro giunga a noi, dalle maglie di un tempo in divenire (qui l’acquisto).

Il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo: abbiamo preso alla lettera questo aforisma attribuito al tecnologo Alan Kay raccogliendo in Segnali dal futuro cinque racconti di anticipazione firmati da quattro dei principali scrittori italiani di fantascienza e dal sino-americano Ken Liu, per offrire al lettore una serie di segnali dal futuro per orientarsi nel mondo che verrà. Dall’intelligenza artificiale all’espansione umana nello Spazio, dalla disoccupazione tecnologica alla vita all’interno di mondi virtuali fino al sogno di replicare la coscienza umana: i cinque scenari di quest’antologia, introdotti da articoli firmati da cinque esperti del settore, costituiscono un’originale, imperdibile guida ai futuri possibili.

Proprio in queste ore, poi, Giovanni De Matteo ha realizzato un post dove analizza le funzioni e le speranze dello scrittore di Fantascienza in Italia, e il quadro è decisamente desolante, per colpa dei soliti reazionari, figuri di cui la SF italica è indegnamente piena (qualcuno mi spiegherà, un giorno, perché in un genere che fa del Futuro la sua bandiera debbano esistere personaggi che apprezzano il Passato?).

Guida alla fantascienza degli anni 2000 – Prismo


Articolo, come sempre, dettagliato e colto, ricco di riferimenti studiati attentamente, scritto da Giovanni De Matteo che specula sul ruolo della SF nel mondo del XXI; il tema:

La fantascienza è stata davvero superata dai tempi? Il genere che per definizione guardava al futuro, ha infine esaurito la sua funzione? Scopriamo cosa ha prodotto nel XXI secolo la narrativa che già ci ha regalato Asimov, Ballard, Dick e Gibson.

Vivere in un’epoca di innovazione frenetica e in un mondo ormai profondamente connesso ha i suoi effetti collaterali, non ultimo quel senso di future shock che segue all’incapacità di decodificare gli stimoli di un ambiente in rapido mutamento. Con il presente sempre più proteso in avanti, il futuro finisce per comprimersi facendosi sempre più denso, opaco, impenetrabile: le conquiste del progresso cessano di essere naturalmente estrapolabili e diventano sempre meno prevedibili, così come le loro ricadute sociali, politiche, economiche. Tutti motivi per cui, se esiste un genere letterario adatto a raccontare i nostri tempi, quello è la cara vecchia fantascienza. E paradossalmente, tutti motivi per cui capita spesso di leggere che la fantascienza, in pieni anni 2000, sarebbe ormai morta.

Gli appassionati sanno che la storia della science fiction, fin dalla sua prima elaborazione in America sulle riviste pulp degli anni 20, si è articolata attraverso fasi consecutive, in un ciclo continuo di ondate di rinnovamento: dalla Golden Age di Asimov, Heinlein e Clarke alla fantascienza sociologica di Sheckley e Vonnegut, dalla New Wave di Ballard, Delany e LeGuin al cyberpunk di Gibson e Sterling. I passaggi non sono mai stati indolori, ma hanno sempre contribuito a un aumento della complessità e del tasso di problematicità. D’altro canto, la letteratura è sempre figlia del proprio tempo, anche – e forse soprattutto – nelle sue forme volte a scrutare in avanti, verso i possibili esiti delle contraddizioni irrisolte del presente.

Agli occhi dei non specialisti, potrebbe sembrare che le speculazioni fantascientifiche si reggano ormai su basi sempre più fragili: in un’epoca che continua a sottrarre punti di riferimento e abbattere certezze, qualsiasi tentativo di estrapolazione parrebbe condannato a collassare sulle proprie fondamenta. Si è così diffusa la sensazione che la fantascienza abbia ormai esaurito la sua funzione, finendo superata dai tempi: la velocità del progresso scientifico e tecnologico, la stagnazione della Storia nel pantano della crisi economica e della guerra al terrorismo, ne avrebbero insomma disinnescato le potenzialità, rendendola obsoleta e confinandola allo stato di mera letteratura di second’ordine.

L’impatto legale dell’intelligenza artificiale | Holonomikon


Post di Giovanni De Matteo, seminale e come sempre molto attento alle implicazioni sollevate, quello in cui il buon X tratta de L’impatto legale dell’intelligenza artificiale. Il tema è tutt’altro che remoto nel tempo, il futuro è qui e ci sta bussando alle porte della nostra percezione. Un estratto della riflessione:

Parlando di intelligenza artificiale spesso si prendono in considerazione le conseguenze che la sua introduzione/applicazione comporterebbe per il progresso tecnologico e, in una spirale analoga agli effetti descritti nella legge dei ritorni accelerati, il ragionamento finisce per avvitarsi su se stesso: sarebbero così vaste e profonde, dopotutto, le conseguenze del cambiamento, che tutto lo spazio a disposizione del dibattito o del singolo commento finisce per essere assorbito dall’effetto delle IA sulla scienza e sulla tecnologia. Al più, come dicevamo proprio nei giorni scorsi, la preoccupazione può essere catalizzata, in base ai timori e agli interessi dei soggetti chiamati a esprimersi sul tema, dall’impatto sul nostro stile di vita, con particolare attenzione per le cosiddette ricadute occupazionali di un’ipotetica Singolarità Tecnologica.

Ma in realtà, come anche ci è capitato di sostenere in più di un’occasione, non ci sarebbe probabilmente un solo campo umano d’azione o di studio immune agli effetti della transizione. E in virtù della loro estensione, impatti significativi si avrebbero quindi anche sulle cosiddette soft science: studi sociali, psicologia, storia, diritto.

Proprio sull’influenza che avrebbe l’adozione dell’intelligenza artificiale per gli studi legali si concentra questo illuminante articolo di Aviva Rutkin per New Scientist, uno dei pezzi più interessanti in cui mi sia capitato di imbattermi nell’ultima settimana. Le risorse di una IA potrebbero comportare indiscutibili benefici nell’esecuzione di compiti particolarmente adatti all’automatizzazione, come la ricerca di riferimenti, il reperimento di documentazione, o la stesura e verifica di contratti standardizzati, producendo come risultato una maggiore efficienza. Certo, resterebbero aree più difficili da “infiltrare”, e la negoziazione sarebbe tra queste. Ma ci sarebbero anche nuovi dilemmi con cui fare i conti: per esempio, elaborando enormi quantità di dati una IA potrebbe individuare tendenze e precedenti, pronosticando l’esito di un giudizio in base alle performance trascorse di avvocati e giudici coinvolti. E questo potrebbe rallentare l’evoluzione del diritto, dal momento che gli studi legali potrebbero essere scoraggiati dal farsi carico di cause potenzialmente in grado di fare giurisprudenza, ma proprio per questo maggiormente esposte al rischio dell’insuccesso.

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