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Archivio per Giovanni De Matteo

Orrori immaginari, falsi ricordi, diritti calpestati e vite rovinate | Holonomikon


Giovanni De Matteo indugia sui percorsi della memoria citando opere SF ma non solo, dimostrando che costruire falsi ricordi alimenta i miti, anche e soprattutto quelli distorti. Dategli una bella letta, di questi tempi non fa mai male…

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Delos 207 e l’IA


Su Delos 207 lo speciale dedicato all’intelligenza artificiale. Segnali questi tre link, uno più bello e interessante dell’altro: L’intelligenza artificiale è (già) tra noi, L’intelligenza artificiale: protagonista del nostro futuro e L’immaginario dell’Intelligenza Artificiale: intervista a Giovanni De Matteo. In particolare, l’intervista offre spunti stimolanti perché è il punto di vista di un autore letterario che si misura continuamente con l’immaginario, appunto, del futuro misto a tecnologia e Storia, anche contemporanea. Un estratto della chiacchierata:

Oggi le IA cosiddette deboli sono presenti nei telefoni cellulari o sono gli assistenti vocali delle nostre case. Sempre avendo come orizzonte il futuro, come interagiranno le IA nella nostra vita quotidiana, quella del tempo libero o comunque non legata al tempo del lavoro? 

Difficile prevederlo senza scadere anche qui nel pronostico facile da disattendere, ma personalmente auspico che il maggiore impatto derivi direttamente dall’ottimizzazione del nostro tempo lavorativo: un effetto benefico sull’efficienza ci aiuterebbe a evitare inutili sprechi, consentendoci contemporaneamente di riappropriarci di almeno una parte del nostro tempo “privato”, che è stato sempre più eroso e colonizzato dalle dinamiche del ciclo capitalista di produzione e consumo. Quando non produciamo consumiamo, e viceversa, che è l’assunto da cui parte l’illuminante studio di Davide Mazzocco da poco pubblicato da D Editore: Cronofagia. Mi piacerebbe essere smentito, ma a meno di cambiamenti radicali nel sistema economico su cui si regge la nostra società, gli avanzamenti in questo campo finiranno comunque per renderci consumatori più efficienti, piuttosto che il contrario. In questo scenario, mi accontenterei già di un agente in grado di aggiornare autonomamente in corsa gli impegni della giornata a fronte degli inevitabili cambiamenti di programma che vanificano qualsiasi possibile pianificazione: un’esperienza che sono sicuro condividiamo in molti da alcuni anni a questa parte.

Il potere di una storia | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo una considerazione netta e precisa che parte dal finale di Games of Thrones e che affonda nella percezione del reale, e dell’inner space, di ognuno di noi. Incollo il ragionamento:

“Cosa unisce le persone? Eserciti? Ricchezze? Vessilli? Storie. Non c’è niente di più potente a questo mondo di una buona storia. Niente riesce a fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla. E chi può vantare una storia migliore di Bran Lo Spezzato? Il ragazzo che è precipitato dall’Alta Torre ed è sopravvissuto. È lui la nostra memoria, il custode di tutte le nostre storie. Chi meglio di lui può guidarci verso il futuro?”

Siamo – tutti, senza distinzione – le storie di cui ci nutriamo. In misura più o meno marcata sono le storie che guardiamo, che leggiamo, che ascoltiamo, a cui ci affezioniamo al punto da programmare le nostre giornate sugli orari degli spettacoli, da pensare alle nostre vacanze per vedere in prima persona i luoghi in cui si sviluppano o prendono forma, a definire chi siamo. Ed è un discorso sulla nostra identità che fa anche il paio con la memoria e con il futuro, perché ciò che tratteniamo dentro di noi dopo i titoli di coda finisce inesorabilmente per cambiarci.

Siamo le storie che ci vengono raccontate e possiamo farci ben poco. A parte sceglierle responsabilmente.

Siamo la nostra cultura, altresì, e non meravigliamoci se i tempi che stiamo vivendo siano così truci e atroci: cosa potrebbe scaturire, sennò, da momenti di trivialità, ignoranza, e decadenza delle nozioni storiche?

Red Dust di Giovanni De Matteo – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. il ritorno di Giovanni De Matteo – anche lui, come me, è tornato a casa – che presenta nuovamente un suo vecchio cavallo di battaglio: Red dust, racocnto comparso ormai ere geologiche fa sul suo primo libro, Revenant, edito proprio dallo stesso G.Ho.S.T. Da leggere tutto d’un fiato, senza sosta.

Da qualche parte là fuori, ormai sepolto dalla sabbia granulosa, si trovava il rover di superficie Biyouma con cui era fuggito dall’avamposto di Marsport. L’uragano che imperversava sull’altopiano aveva ormai cancellato le sue tracce. Ma l’Inseguitore, Kafir ne era più che certo, avrebbe trovato il modo per arrivare fino a lui.
Un sospiro rassegnato allentò la tensione dei suoi muscoli. Kafir rivolse uno sguardo di apprensione al fucile d’assalto akm appoggiato contro il muro. I suoi pensieri, in quel frangente, gli apparivano come fossili stratificati sotto tonnellate di roccia. Si sentiva lento, pesante, spossato e, cosa ancora peggiore, pronto ad accettare il suo arrivo come l’unica conclusione necessaria e quindi accettabile di quella lunga, inutile fuga.
La sua sorte era segnata come quella dei suoi compagni, non serviva l’istinto dell’oungan per capirlo…

“NeXT-Stream. Visioni di realtà contigue” vince il Premio Italia – sezione Antologia | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

NeXT-Stream. Visioni di realtà contigue si afferma al Premio Italia vincendo nella sezione Antologia.

È un’affermazione corale a partire dagli autori che, con i loro racconti, hanno voluto e saputo dare un senso di commistione tra la letteratura di genere e non, passando per i curatori, l’illustratrice della copertina, fino ai lettori che, loro in primis, hanno decretato la bontà e la validità della pubblicazione. È un momento bellissimo, questo, la redazione Kipple lo dedica a tutti voi che ci continuate a sostenere con le vostre letture; long life and prosper a NEXT-Stream!

L’elenco completo dei vincitori del Premio Italia è su Fantascienza.com, e approfittando di questo post vogliamo complimentarci intanto con Giovanni De Matteo, vincitore di un premio speciale per essere arrivato a un soffio dalla vittoria nella categoria Racconto amatoriale, ma anche con tutti gli altri meritati winners, fino a Giuseppe Lippi, che continuiamo a rimpiangere e a ricordare nella sua immensa opera e umanità.

La quarta

La realtà contigua è un altrove che è già qui: è l’irruzione del non familiare in un contesto già spiazzante, nel quale i personaggi si muovono attingendo a competenze misteriose, istintive, seguendo pulsioni di vita, confidando nella possibilità di cogliere qualcosa di vero ovunque si trovino a vagare.
Franci Conforti e Francesca Fichera usano le leggi del reale, la matematica, la musica, per darci delle esplosioni cenestetiche, intense e divertentissime, a loro modo struggenti. I personaggi di Giovanni De Matteo, Stefano Trucco, Sandro Battisti e Matt Briar alternano sensazioni di estraneità e familiarità e le storie sono permeate di significati vicini, non solo contigui: a vista. Valeria Barbera crea rivoli di possibilità, accende e spegne, entra ed esce da scenari paralleli che si autoescludono eppure esistono insieme. Irene Drago dà una precisa collocazione alla sua ambientazione contigua, ma poi ne cambia la cornice, ed ecco che cambia anche il senso. Un’altra linea narrativa comune è la mutazione non indolore dei personaggi. Quelli nella storia di Marco Milani cambiano tutti tranne il protagonista, che si aggrappa al proprio mondo e alla musica. Musica che torna nel racconto di Domenico Mastrapasqua: dove “l’eroe” è confuso e replicato: ma non vuole, non può mutare, per non dissolversi. Linda De Santi e Laura Silvestri configurano modifiche fisiche strumentali e strutturali: incidono sulle biografie, alterano le sostanze. Alessandra Cristallini e Andrea Pomes, con le loro short story sparpagliate nell’antologia a separare e riunire gli altri racconti, inseguono un cambiamento che forse sarebbe stato meglio evitare.

Gli autori

Quattordici autori hanno interpretato questo nuovo tema di NeXT-Stream: Giovanni De Matteo, Alessandra Cristallini, Andrea Pomes, Linda De Santi, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Matt Briar, Laura Silvestri, Irene Drago, Franci Conforti, Valeria Barbera, Stefano Trucco, Sandro Battisti, Francesca Fichera.

I curatori

La curatela, sensibile e aperta alle sfide che la nostra attuale società sta vivendo, è stata di Giulia Abbate e Lukha B. Kremo: la prima è editor e coach di scrittura, dirige con Elena Di Fazio dal 2007 l’agenzia di servizi letterari Studio83, mentre il secondo è vincitore dei Premi Urania, Cassiopea, Vegetti, Robot e di tre Premi Italia.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e ai grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

AA.VV. | NeXT-Stream – Visioni di realtà contigue
Introduzione e curatela di Giulia Abbate e Lukha B. Kremo
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 198 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-01-9
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 188 – € 15 — ISBN 978-88-32179-00-2

Link

Il buco nero traghetta verso il mainstream


Di ieri la notizia – anzi la foto – del buco nero divenuto, per la prima volta, un oggetto tangibile. gli avvenimenti che si svolgono su quella corona lucente di spaziotempo collassato sotto l’enorme compressione gravitazionale, cosa saranno? Su OggiScienza una prima risposta, significa che nell’abisso del tempo, misura arbitraria di energia, qualcosa è ancora vivo e giunge a noi nel collasso della stessa misura metrica. Da perdere la testa… E infatti anche Giovanni De Matteo, consapevole di ciò, dà il suo contributo con il racconto Orizzonte egli eventi, incluso nella seconda raccolta connettivista Frammenti di una rosa quantica, ripubblicandolo in sette puntate partendo proprio da oggi.

Si trovavano ad attraversare la zona di fetch, dove si generano le onde gravitazionali in prossimità di una concentrazione significativa di massa e in presenza di venti di particelle intensi; una regione in cui la superficie dello spazio anti-de Sitter che descrive l’universo come una superficie iperbolica appare confusa e i processi che vi si svolgono sono soggetti a un andamento disordinato, con forti oscillazioni indotte nella schiuma quantistica del vuoto dalle continue transizioni energetiche che alimentano le cosiddette onde di swell o di «cosmo morto», che allontanandosi lungo le direttrici tangenti alla superficie della singolarità crescono e si regolarizzano; e loro erano proprio lì, nella zona critica, quando dal reticolo dello spazio anti-de Sitter emersero configurazioni mutanti contro un orizzonte sempre più vasto. Il segnale di generazione dell’onda affiorò dalla superficie a massima entropia con il suono di un corno da postiglione. La configurazione ribollente dello spazio liberò dal Gorgo un treno di onde di mare morto.

Rende, tutto ciò, la vertigine dimensionale e singolare degli abissi gravitazionali?

Filosofia & Fantascienza | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo la segnalazione di un intervento a quattro mani (con Salvatore Proietti) sulla rivista di filosofia contemporanea Philosophy Kitchen, dove i Nostri hanno esplorato con l’acutezza e profondità cognitiva che gli è congeniale il tema dei

rapporti tra l’immaginario di fantascienza e la filosofia, proponendo un pezzo inedito sui modelli e le declinazioni del concetto di eterotopia (ed eterocronia) nella fantascienza contemporanea.

La rivista è leggibile qui e scaricabile qui, e ha queste note introduttive:

Nel nostro piccolo, nel presente fascicolo di Philosophy Kitchen abbiamo cercato di portare ad evidenza, facendo “parlare” le narrazioni, alcuni nuclei di questo portato filosofico presente dietro alle narrative sci-fi. Tra i tanti tagli e approcci possibili, e tra le moltissime direttive presenti nelle suddette narrative fantascientifiche, ne abbiamo privilegiate due: una tematica e una mediologica. A livello mediologico abbiamo cercato di rendere il più possibile amplio lo spettro degli “strumenti del comunicare” analizzati, nella convinzione che i media digitali (in particolare cinema, videoclip, videogioco e serialità televisiva) offrano nuove, ed estremamente importanti, possibilità di sviluppo del conglomerato narrazione-medium-teoria che è al centro degli interessi di noi curatori. […] A livello tematico, appunto, abbiamo privilegiato la lente offerta della triade utopia/distopia/eterotopia, su cui abbiamo invitato a contribuire gli autori che compongono il presente numero. La dimensione spazio-temporale “altra” delle utopie e delle distopie, infatti, ci ha permesso di aprire il ventaglio di opzioni discorsive a nostra disposizione al fine di offrire visioni dell’umano e dell’umanità, dello spazio, del tempo e dell’interazione uomo-macchina, che sfuggissero (senza per questo mancare di rigore) alle griglie della forma-trattato e che aprissero scorci, e visioni, utili – di ritorno – a un sapere filosofico che non sia pregiudizialmente chiuso alle provocazioni della multimedialità e della narratività.

Il saggio di Salvatore e Giovanni indaga, col titolo Altri spazi, in controtempo: letture e visioni dalle nuove frontiere della fantascienza, la tensione costruttiva che il genere SF garantisce negli scenari che vanno al di là del presente, le connessioni sociali da cui partono e che possono generare altre dinamiche probabilmente poco nitide, ma votate al superamento dell’umanità per quello che è ora. Una bella sfida; qui sotto l’incipit del loro lavoro. Bravi, come sempre…

La dicotomia tra utopie e distopie in tempi recenti è stata sempre più spesso riveduta in forma di continuum, composto di visioni che vanno dal positivismo acritico al pessimismo apocalittico, e che affrontano il rapporto con la modernità e la postmodernità, e superata nella fantascienza degli ultimi decenni in costruzioni narrative definite di volta in volta come utopie o distopie critiche – affini alle eterotopie di Foucault.

A partire dal cyberspazio di William Gibson (Neuromancer, 1984), lo «spazio altro» per eccellenza in cui le coscienze disincarnate dei cowboy dell’interfaccia compiono le loro scorribande nei territori virtuali della nuova frontiera elettronica, le eterotopie di Michel Foucault ricevono un’attenzione crescente in letteratura come anche nel cinema e nella serialità televisiva.

Per una nuova generazione di autori e autrici, con il cyberspazio Gibson fornisce nuove formulazioni (già esplorate in Philip K. Dick) del confine tra natura e simulazione e sulla convergenza tra umano e artificiale, e in tempi recenti abbiamo visto l’eterotopia rinnovarsi continuamente e assumere forme sempre nuove. Gli ambienti urbani vanno dalla trilogia del Ponte di Gibson al collasso ecologico di Blade Runner 2049; i contesti spaziali rielaborano un topos classico come l’astronave generazionale in Paradises Lost di Ursula K. Le Guin, mentre in serie TV come Battlestar Galactica e Farscape l’astronave funge al contempo da microcosmo e da laboratorio politico e sociale; gli scenari planetari diventano un’epica futura nell’acclamata trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson.

Insieme alla letteratura, nei media visivi è la serialità televisiva, piuttosto che il cinema, a riservare l’offerta più ricca e interessante, spaziando dal parco giochi tematico sul cui sfondo vediamo consumarsi gli effetti della Singolarità Tecnologica (Westworld) all’ucronia distopica in grado di sovvertire la rassicurante familiarità della storia (The Man in the High Castle).

In ambito letterario, negli ultimissimi anni autrici come Ann Leckie e Aliette De Bodard stanno contribuendo a ridefinire le coordinate dell’immaginario di genere, operando un’inattesa fusione degli scenari di più ampio respiro della space opera con una riflessione sui temi dell’identità e della persona, come anche della memoria storica e della tradizione.

L’intenzione di questo saggio è approfondire, anche alla luce delle più recenti elaborazioni teoriche e femministe sul postumano, le connessioni interne all’immaginario di genere e le risonanze che queste instaurano con i temi di più stringente attualità affrontati nel dibattito scientifico e filosofico di inizio secolo, dai cambiamenti climatici agli interrogativi etici sollevati dallo sviluppo delle intelligenze artificiali. Il nostro approccio rifiuta le macronarrazioni top-down prevalenti nella critica italiana e ci proponiamo, attraverso il loro superamento, di sviluppare un’analisi letteraria e culturale più rispettosa dell’autonomia del genere.

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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