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“Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo” di Arnaldo Marcone | Letture.org


Su Letture.org la segnalazione di un’intervista ad Arnaldo Marcone, autore di una biografia su Giuliano l’Apostata, l’imperatore nipote di Costantino che tentò, fuori tempo massimo, la restaurazione del paganesimo e la rivitalizzazione del cadente Impero Romano, prima che il definitivo split in Oriente e Occidente decretasse la dissoluzione della pars occidentale. Cognizioni interessanti di un periodo storico decadente, da tenere sempre a mente soprattutto quando i segni di una decadenza simile sembrano scorrere sull’orizzonte degli eventi.

Prof. Arnaldo Marcone, Lei è autore della biografia di Giuliano. L’imperatore filosofo e sacerdote che tentò la restaurazione del paganesimo edito da Salerno: qual è l’importanza storica dell’imperatore Giuliano?
L’importanza storica del regno di Giuliano è inversamente proporzionale alla sua brevità. Nipote di Costantino, regnò infatti come unico imperatore per soli diciotto mesi, tra il dicembre del 361 e il giugno del 363. Uomo di profonda cultura lasciò un segno profondo nella letteratura greca e nel pensiero filosofico del suo tempo. Contribuì anche, indirettamente, alla riflessione critica e autocritica dei Padri della Chiesa. Il suo tentativo di riforma dell’organizzazione imperiale rivela una notevole capacità di messa a fuoco delle sue criticità. Fu tra l’altro l’ultimo imperatore romano a guidare un esercito in una campagna militare offensiva in grande stile. La sua morte in Persia, il plurisecolare nemico di Roma, vi pose fine.

Qual era il progetto di governo di Giuliano?
Il progetto di governo di Giuliano va senz’altro al di là della questione religiosa anche se questa è predominante nelle nostre fonti. Era fortemente animato da un sincero interesse per la tutela delle finanze pubbliche che erano state messe a repentaglio dalle spese eccessive dei suoi predecessori, del cugino Costanzo oltre che di Costantino. La tutela degli interessi delle città per certi aspetti si combina con la sua politica anticristiana. Una delle vie privilegiate per sottrarsi agli oneri legati al governo delle comunità cittadine era, a seguito della cristianizzazione dell’Impero promossa da Costantino, entrare a far parte del clero. Si tratta di un caso esemplare di come la tutela dell’interesse statale si saldi in Giuliano con la sua politica religiosa. Gli organismi fondamentali di autogoverno delle città, ormai non erano più organismi vitali. La responsabilità dell’amministrazione e della gestione tributaria era diventata un onere pesantissimo che, reso ereditario, si cercava di sfuggire. Tanto minore era il numero dei decurioni (i membri dei consigli comunali), tanto maggiore era evidentemente l’onere delle imposte che gravava su ciascuno di loro. Giuliano richiamò alle curie chi si era sottratto al proprio dovere, a cominciare dagli ecclesiastici. Tra l’altro era proprio sulle città che ricadevano gli oneri, particolarmente gravosi, di mantenimento del cursus publicus, del servizio postale di Stato.

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Il sigillo di Caravaggio | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione del romanzo Il sigillo di Caravaggio, di Luigi De Pascalis, autore che ho già apprezzato quando ha scritto dell’imperatore Giuliano. La quarta:

Il giovane Caravaggio, arrivato da poco a Roma, comincia a lavorare nella bottega di Cavalier d’Arpino, famosissimo pittore tardo-manierista. Si dedica soprattutto a realizzare nature morte, cosa che detesta perché vorrebbe dipingere figure e mettersi alla prova con nuove sfide. Ma il Cavalier d’Arpino, oltre a dipingere, commercia anche in dipinti, soprattutto nel Nord Europa. E la sua bottega ne è piena. Ed è così che Caravaggio adocchia tra i nuovi arrivi una tavoletta di piccolo formato, opera di Hieronymus Bosch. Rappresenta una scena minuziosa e complicata, con alcune figure nude o vestite in modo curioso, immerse in uno strano paesaggio. Per dimostrare al suo maestro che sa dipingere figure umane, ma anche perché il dipinto lo attrae in un modo che non sa spiegare, Caravaggio lo ricopia di nascosto e lo tiene per sé. Quello che non sa è che gli cambierà presto la vita. Sulla tavoletta, infatti, è inciso un segreto preziosissimo, la chiave d’accesso alla Grande Opera alchemica. E c’è qualcuno disposto a qualunque cosa pur di entrarne in possesso.

De Pascalis, la storia e il fantastico – Associazione World SF Italia


Su WorldSFItalia è apparsa una bella intervista da parte di Filippo Radogna a Luigi De Pascalis, autore di quel romanzo storico su Giuliano l’Apostata (Il mantello di porpora) che tanto mi è piaciuto. Uno stralcio.

Un ciclo dei tuoi romanzi è dedicata al magistrato della Roma antica Caio Celso. Cosa racconti e quanti romanzi gli hai dedicato?
Ho dedicato a Caio Celso tre romanzi (il primo fantastico — Rosso Velabro — e gli altri due realistici, e due racconti lunghi, anche qui uno fantastico e l’altro no. Il motivo di questa dicotomia è che, dopo aver letto Rosso Velabro, Luigi Sanvito, allora responsabile di una collana gialla e noir per Hobby&Work, mi disse che il personaggio gli piaceva ma, data la natura della collana, gli occorrevano gialli storici puri. E io ho acconsentito.

Nel 2016 con Notturno bizantino, che fu candidato allo Strega, segnalato al Premio Campiello e fu anche vincitore del Premio Acqui Storia hai ricostruito gli ultimi anni dell’Impero bizantino e la caduta di Costantinopoli.
Notturno Bizantino è il romanzo che mi ha  dato più soddisfazioni. Gli ho dedicato circa quattro anni e ha ottenuto decine di recensioni tutte positive. La mia attenzione su Costantinopoli si era formata quando scrivevo Il mantello di porpora, romanzo dedicato a Giuliano l’Apostata. Anche qui ho immaginato una trilogia che dovrebbe finire con la presa di Otranto e la morte di Maometto II, per cui ho fatto tutte le ricerche necessarie e ho scritto le prime 60 pagine. Ho l’abitudine di lavorare a 3 progetti insieme, uno da editare e in attesa di pubblicazione, uno in fase di scrittura e l’ultimo per cui lavoro a ricerca e appunti. Non amo fare per troppo tempo la stessa cosa.

Marco Aurelio interpreta Platone


Inumano, come i costrutti filosofici di abissi di tempo e pensieri elucubrati, fin dalla Classicità più rigogliosa.

Un intelletto veramente grande e capace di abbracciare col pensiero tutto il tempo e tutta la sostanza, tu credi proprio che consideri granché la vita umana? (Marco Aurelio, citando Platone – Il mantello di Porpora).

Dalle parti di Giuliano


Nel conforto intenso dei tuoi ricordi, il vicino Oriente accorre forte alle tue esistenze e le corteggia, le vezzeggia con un sublime veleno di fascino surreale.

Estratto dall’intro di Il mantello di porpora, di Luigi De Pascalis


Dall’introduzione di Luigi De Pascalis al suo romanzo Il mantello di porpora, incentrato sulla figura dell’imperatore romano Giuliano l’apostata.

Il mantello di porpora dà voce agli sconfitti e ai dimenticati dalla Storia, primo fra tutti Giuliano con il suo progetto di restaurare i culti pagani. Impossibile non vedere una forte analogia con il periodo che stiamo vivendo. I mercanti hanno quasi scacciato il Dio cristiano dal suo tempio e ora ci sono templi dedicati al nuovo dio, il Mercato. Un dio capace di ridurre alla fame e alla disperazione interi popoli semplicemente sfiorando i tasti di un computer. Un dio spietato, i cui eserciti sono le Borse e la Finanza. Perché l’abisso che abbiamo ora davanti non è meno profondo e oscuro di quello che si prospettava all’Impero romano alla vigilia della sua caduta.

Il monoteismo solare dell’Imperatore Flavio Claudio Giuliano – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo post per indagare il pensiero dell’imperatore Giuliano, l’ultimo baluardo del tardo paganesimo che si frappose al dilagante cristianesimo, anche filosoficametne. Ecco un estratto:

Alla pari del Macedone, dichiaratosi figlio di Ammone, Giuliano si dichiarò ufficialmente figlio di Helios, nonché secondo Eracle-Mithra «destinato dagli dèi a restaurare l’ordine religioso e politico, nel mondo romano». In questo senso l’Imperatore diventa una sorta di salvatore del mondo abitato e la sua missione contro la Persia, lungi dall’essere un’operazione volta al mero profitto commerciale, «appare assimilata, attraverso la figura di Giuliano stesso, alla missione di purificare tutta la terra e il mare che Dio affidò a Eracle e Dioniso». L’avanzata verso Oriente di Giuliano, restauratore del monoteismo solare, è dunque da interpretare come un’avanzata incontro al Sole. Così come per Alessandro, questa avanzata deve necessariamente compiersi lungo le direttrici dell’ampiezza e dell’esaltazione.

Il rigetto del cristianesimo da parte di Giuliano si caratterizza in primo luogo come rifiuto dell’idea del Paradiso perduto che colloca il Soggetto non nel Centro, nel Polo celeste, ma al di fuori di esso. Tale Soggetto, concepito come Soggetto-esule, soffre della colpa del peccato originale. L’idea imperiale e politica di Giuliano afferma invece il carattere divino del Soggetto che ha sede nel Centro del cosmo. Questo Soggetto è assolutamente inseparabile da Dio (esaltazione) ed attraverso l’estensione orizzontale del suo potere (ampiezza) purifica lo spazio trasformandolo nuovamente in Paradiso. Al contrario, il Dio giudaico e cristiano, secondo le parole dello stesso Giuliano, sarebbe maligno, geloso e invidioso (cosa inconcepibile per una divinità) del fatto che l’uomo, «partecipando della vita, divenga immortale». E per evitare ciò ne impedisce la conoscenza del bene e del male.

Alessandro si inoltrò nella Terra delle Tenebre alla ricerca della Fonte di Vita che lo avrebbe reso immortale. Tuttavia, la sua missione non ebbe successo e solo il suo compagno Andreas (al-Khidr nella versione islamica della leggenda) riuscì a bere dalla Fonte raggiungendo l’immortalità. Questa “Fonte” non può che trovarsi nel Polo paradisiaco (il Paradiso Terrestre) che rappresenta il centro stesso del mondo. «Questo Polo è ancora effettivamente una parte del cosmo, ma la cui posizione è comunque virtualmente sopra-cosmica: così si spiega il fatto che di qui si possa raggiungere il frutto dell’Albero della Vita, il che equivale a dire che l’Essere pervenuto al centro del nostro mondo ha già conquistato l’immortalità». Ed è questo il Polo verso il quale tendeva Giuliano per ricongiungere l’uomo alla sua essenza spirituale primordiale perduta a causa dell’allontanamento dal Centro del bene.

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