HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Glitch

Atom™ – | Neural


[Letto su Neural]

Non c’è futuro senza lacrime e qui il nucleo centrale del progetto è parte appunto della nostra contemporaneità estrema, un concentrato di elaborazioni sensoriali in forma di ibridi umano-macchinici. Uwe Schmidt sotto il moniker Atom™ non è nuovo nell’avere a che fare con suoni che rasentano il pop, imbevuti nell’estetica glitch che però è evocativa di sentimenti quotidiani molto diretti. Suoni e narrazioni del presente tecnologico, insomma, facilmente assimilabili anche per un pubblico che escluda dai propri orizzonti di fruizione qualsivoglia concettualismo. Hard code pop potremmo chiamare questo inedito genere elettronico, che nel caso specifico di viene realizzato da Atom™ interagendo con X1N, un’entità per la generazione di voce umana e contenuti in linguaggio naturale – un approccio poi non troppo lontano da quello che Holly Herndon ha implementato in Proto. Poco importa che in “R3V” il refrain the revolution will not be online sia una sorta di commistione fra “We Want Your Soul” di Adam Freeland e “The Revolution Will Not Be Televised” di Gil Scott Heron, solo per citare gli antecedenti più noti. L’iper-centrifuga di tecnologia applicata e ricombinante dà vita a nuove costellazioni di senso e tutto torna, come nel loop idealmente continuo della traccia iniziale e finale, “Almost a Unit”, un’evocativa trattazione sull’intelligenza artificiale e sul deep learning delle macchine, dove fra le pieghe dei rimandi nascosti ci sovviene anche il ricordo della spoken poetry sintetica della seminale Laurie Anderson. La robotica voce di X1N non perdona e ci ricorda che “nella vasta superficie di tutte le equazioni matematiche si possono sentire eventi che sembrano provenire da altre dimensioni”. L’ambientazione stavolta è decisamente post-apocalittica e meno ironica rispetto ad altri precedenti lavori – pensiamo soprattutto a quel capolavoro che fu Pop Artificielle nel 1998 – seppure non mancano alcuni momenti di maggior giocosità, ad esempio “ac boy/dc girl”, una traccia anche infusa da fascinazioni circuit bending. Insomma, un disco che non può mancare in nessuna collezione che si rispetti, semmai proprio nella vetusta edizione in classico vinile e con l’elegante copertina in cartone, artwork collaborativo di Atom ™ e X1N, insieme ad Olaf Bender, storico designer e co-fondatore della Raster-Noton, adesso di nuovo scissa in due tronconi e – in tal caso – semplicemente Raster, etichetta sulla quale è pubblicata l’uscita.

Mads Emil Nielsen + Various Artists – Framework 2 | Neural


[Letto su Neural]

Mads Emil Nielsen, musicista e compositore che ha base a Copenhagen, è avvezzo a un tipo d’operatività piuttosto ibrida, fatta di fonti sonore spesso combinate con calibrati campioni percussivi e orchestrali, di solito integrando in disparate combinazioni suoni reali e glitch arditamente manipolati. L’eclettico sperimentatore ha anche fondato una sua label nel 2014, la Arbitrary, piattaforma artistica sulla quale proprio in quello stesso anno ha lanciato la serie Framework, una raccolta di partiture grafiche aperte e disegnate a mano che comprende sia suoi specifici progetti, sia una serie d’interpretazioni rimodulate da altri artisti. Se Framework 1 è composto da partiture prevalentemente lineari, ispirate visivamente e concettualmente dal Trattato di Cornelius Cardew e a vari disegni architettonici, questa seconda implementazione del progetto, che è frutto d’una residenza presso l’EMS (Elektronmusikstudion) di Stoccolma, s’imprime con ancor più forza, sempre utilizzando l’ispirazione di partiture grafiche e con l’apporto di altri musicisti, per esempio con Andrea Neumann, una specialista dell’inside piano, con il quale Nielsen improvvisa a partire da una serie di sette frammenti di spartiti grafici. Originariamente questa composizione a 4 canali, “Framework Fragments”, è stata presentato come parte di Creepage Current, installazione sonora dei due artisti a Berlino, Copenaghen e Milano, nel 2018 e 2019. Sul secondo vinile trasparente è prima Jan Jelinek che si applica su “Circles”, seguendo la seminale struttura-sequenza temporale della composizione e traducendo gli elementi in tre loop separati che si mescolano dentro e fuori, uno dopo l’altro, circondati da ulteriori suoni aleatori e diradatissime trame improvvisative che poi danno vita a più complesse, palpitanti e sideree articolazioni. Si chiude la partita con il sound artista Hideki Umezawa, che si avvale d’un Serge Modular Music System, un sintetizzatore modulare analogico anni settanta, il cui materiale registrato sempre nella residenza succitata è poi riorganizzato in dettaglio e modificato da Nielsen in 9 minuti di purissima distillata materia sonora altrettanto astratta, pulsante e cosmica. L’approccio architettonico e visivo, che impiega un numero limitato di suoni e trame, si dimostra particolarmente felice in questa uscita che brilla per qualità e spazializzazione.

Vitor Joaquim – Nothingness | Neural


[Letto su Neural]

I temi dell’interiorità, della trasformazione e del rinnovamento del mondo avevano già ispirato il precedente album di Vitor Joaquim, Impermanence, così come il suo progetto HAN con Emídio Buchinho. Questo nuovo Nothingness, pubblicato in proprio, continua sulle stesse suggestioni di una ponderata, ma anche poetica riflessione sulla caducità di tutti i fenomeni, su come, insomma, esseri, cose, sensazioni, emozioni, pensieri e situazioni siano soggetti al nascere e morire. Qui e ora è l’unico momento in cui possiamo davvero vivere intensamente sembra dirci Joaquim e le sue sequenze aleggiano instabili e imprevedibili, ora più sibilanti, con ticchettii, fruscii e campionamenti vari, forti di assenze e momenti più ambientali. È un movimento incessante, comprensivo di pause e ripartenze, momenti di stasi ed altri altamente evolutivi. Naturalmente siamo in territori di ascolto profondo, s’avverte una certa cultura acusmatica e l’approccio è piuttosto astratto, pur se Joaquim tende come a ulteriormente filtrare queste “appartenenze“, cercando di spingere l’ascoltatore a una maggiore concentrazione sul messaggio, in maniera pur ficcante ma neutrale. Seguendo questo principio è difficile far fede ad altre coordinate, non c’è niente alla fine che rassicuri o guidi l’ascoltatore. Bisogna lasciarsi andare al flusso e, anche se la tecnologia è fondamentale nell’impasto delle varie sonorità, non è questo il punto principale al quale fare riferimento. Piano, voce, tastiere, elettronica, chitarra, ronzii e rumori appena accennati, oltre a tutti i tipi di campioni provenienti da una radio a onde corte e a i suoni di uno stylophone del 1970, sono questi gli strumenti utilizzati dallo sperimentatore portoghese, ricercatore di computer music presso il Research Center for Science and Technology of the Arts – CITAR – all”Universidade Católica Portuguesa, dove è anche insegnante. Volendo semplificare all’estremo quelli che sono gli intrecci di Nothingness, si potrebbe dire che gran parte degli elementi che vanno a definire gli stilemi ambient, drone e glitch sono abilmente agiti in un miscuglio assai elegante e reattivo. Per Joaquim queste contaminazioni e rimandi sono abituali, tutto il suo lavoro finora ha avuto infatti a che fare con ambiti differenti, suoni e video, danza e teatro, installazioni e piattaforme crossmediali.

Emanuele Ponzio – Immagine in tempo reale – Storie, pratiche, teorie per un’introduzione alla performance audiovisiva | Neural


[Letto su Neural]

In molte delle pratiche artistiche contemporanee le conseguenze di alcune sperimentazioni oramai lontane temporalmente riescono ancora a imporre nuovi significati e a determinare inedite evoluzioni e fronti stilistici. Certe idee ritornano, a volte sviluppandosi in maniera imprevedibile e nel rapporto fra musica e immagine questo è ancora più prorompente, soprattutto nel confronto con quello che le differenti tecnologie in ogni epoca possono offrire come sponda più immediata a concetti, teorie o semplicemente a pulsioni estetiche. L’evoluzione dei supporti tecnologici e il passaggio definitivo al digitale sono ciò che ha permesso un next level in tutto ciò che concerne il sofisticato missaggio e l’elaborazione di immagini in tempo reale. Seppure rimane – e rimarrà forte – il fascino e la nostalgia delle fasi di transizione, di quando in consolle campeggiavano mixer video, computer, videoregistratori e valige piene di cassette VHS. Emanuele Ponzio ha vissuto in prima persona questo passaggio e dell’arte di manipolare in tempo reale le immagini, quindi in performance dal vivo, ha esplorato ogni meandro, dal Vjing più diretto e immediato – in funzione dance – al live cinema e al videomapping, non escludendo anche tutto quello che di visuale può essere organizzato in video-installazioni e mostre d’arte. Il suo Immagine in tempo reale – Storie, pratiche, teorie per un’introduzione alla performance audiovisiva si dipana in guisa di un’intrigante ricognizione storica di quello che è il rapporto suono-immagine alla quale s’affianca una originale esplorazione delle tecniche d’espressione visuale che hanno segnato in particolare le ultime due decadi. Poco importa che alcune di queste forme di spettacolarizzazione stiano forse già vivendo un momento di ripensamento e riflusso. Questo è insito in ogni forma artistica della postmodernità, anzi, al contrario, è forse proprio il momento giusto per fare i conti con quello che è stato e prepararsi a quello che ci aspetta, un prossimo salto epocale al bivio ineludibile che le generazioni nate con TikTok sperimenteranno una volta adulte. La collisione fra musica e immagine è sempre vivissima – insomma – e portatrice di riflessioni storiche e teoriche, nel libro documentate con efficacia e meticolosità a partire dagli inizi del Novecento, dalle prime sperimentazioni delle avanguardie storiche alla poesia ottica, dall’arte nel cinema alla videomusica, da Nam June Paik a MTV, passando in rassegna naturalmente anche i light show psichedelici degli anni settanta e l’obliquo cinema di Andy Warhol. Bisogna arrivare al capitolo numero sei per entrare più dettagliatamente nel merito di quella che è stata l’ascesa e l’affermazione del Vjing, che è poi il focus degli interessi di Ponzio e forse la scintilla seminale dello stesso libro. Ape5 – questo il moniker utilizzato dall’autore nelle sue performance – sottolinea come le tecnologie digitali alle soglie del duemila abbiano permesso a molti di passare da meri fruitori passivi ad attivi produttori di contenuti. Tutto ciò all’insegna del motto neo-situazionista don’t hate the media, became your media che diventa un attestato politico della riappropriazione dei mezzi di comunicazione di massa. Il passaggio alla tecnologia digitale e l’esplosione della rete internet, avvengono soprattutto negli anni di protesta dei movimenti “no global” da Seattle 1999 a Genova 2001. Il live visuals soprattutto in Italia nasce in questi contesti contro-culturali e luoghi di sperimentazione d’eccezione divengono i rave e gli spazi occupati dove si formano i primi collettivi di Vjing. In questo primo periodo di sperimentazioni l’ibridazione fra contesti spettacolari differenti nel Vjing è molto forte, tanta è la mole di riferimenti estetico-formali a disposizione degli artisti. Si deve attendere il passaggio completo dalla tecnologia analogica a quella digitale al fine di approdare a un’estetica più minimalista che parallelamente all’avvento della glitch music produrrà opere ancora più astratte, ieratiche e di grande valore. La documentazione di performance, progetti, convention ed eventi vari – relativi sia alla scena italiana che internazionale – è davvero imponente e particolare attenzione è anche riservata ai setting messi in opera, sia sul versante della strumentazione che dei software utilizzati. Ponzio con estrema onestà intellettuale registra adesso anche una certa saturazione del fenomeno, l’eccessiva standardizzazione formale, l’assenza di una progettualità a largo raggio, convinto comunque che una così ricca eredità artistica non andrà dispersa ma concorrerà nel dar vita a nuove forme artistiche ed elementi di collisione fra suono e immagine.

Stephen Conford – Constant Linear Velocity | Neural


[Letto su Neural]

Costant Linear Velocity di Stephen Cornford è un progetto che è stato realizzato nel 2016 per il Colour Out of Space, un festival sperimentale di arte e sonorità non convenzionali che oramai da più di dieci anni viene tenuto a Brighton. Sono oltre cento i cabinet per computer – alcuni vuoti e altri dotati di unità DVD personalizzate, automatizzate e amplificate – che sono stati utilizzati per implementare l’opera. L’ installazione, che nei due anni successivi alla sua presentazione è stata esposta anche a Croydon, Oxford e Rennes, vanta la sua più intensa versione nel 2018 al Detritus Festival di Atene, nell’Onassis Cultural Centre, dove sono stati utilizzati vecchi computer provenienti da molteplici depositi della capitale greca. L’idea sottostante a questo tipo d’operatività sembra essere principalmente quella di creare nuova musica da media degradati, fondendo click e glitch, loop meccanici e ipnotici, sibili e ticchettii d’ogni sorta. Sembra paradossale che in tema di scarti e residui tutto quello che rimanga oggi dell’opera siano soltanto queste registrazioni. L’hardware da cui provenivano, a causa d’un fraintendimento nel trasporto tra Francia e Regno Unito è stato infatti sequestrato e da feticcio artistico è ritornato alla sua condizione originaria di rifiuto elettronico. L’edizione discografica, che adesso si deve a Consumer Waste, sembra a prima vista un 7” cartonato – simile alle confezioni delle uscite in vinile a 45 giri – ed è probabilmente anche questa una scelta che riecheggia di antichi formati oramai in disuso. L’artwork è completato inoltre da un libretto di 16 pagine stampato utilizzando un duplicatore digitale della Riso Kagaku Corporation, tecnologia all’avanguardia nella metà degli anni ottanta e di solito, per i suoi costi minori, riservata a cospicui volumi di stampa (mentre qui si tratta di sole 150 copie numerate). Le fotografie della “scultura” rendono la maestosità dell’operazione e i saggi di Danae Stefanou e Stephen Cornford elaborano ancor meglio il senso teorico e l’afflato estetico della ricerca. L’azione di apertura e chiusura di un alloggiamento per CD o DVD funge in qualche modo da crinale non agevole tra spazio fisico e digitale: questa obsolescenza meccanica è così amplificata ad arte e diventa quasi un ode alla fisicità perduta dei nostri formati multimediali, un promemoria della persistente presenza materiale di tecnologie spesso percepite in maniera decisamente più eterea.

Dahaka – Early Modern Infrared | Neural


[Letto su Neural]

Early Modern Infrared è un progetto nel quale il duo italiano conosciuto come Dahaka è partito da registrazioni modificate di una fotocamera a scansioni infrarosse e frammenti di musica che risalgono allo stesso periodo nel quale sono stati realizzati i dipinti corrispondenti alle immagini assunte come oggetto d’indagine. Ecco, questo è un classico esempio d’operatività artistica contemporanea che cerca un forte rapporto fra il digitale e la storia, e per il quale – a farla breve – l’idea prescinde dalla resa estetica, non nel senso che non la si contempli affatto, ma in ragione della scelta che prima venga il pensiero di una struttura musicale precisa e solo dopo si dia inizio al processo di realizzazione dell’opera. Come per mezzo della radiografia a infrarossi sono studiati – con l’aiuto di un rilevatore sensibile – gli strati sottostanti di colore, così l’impianto formale delle pitture prese in esame fornisce generiche indicazioni sulla musica, che sarà scelta fra quelle dell’epoca stessa della rappresentazione pittorica. La metafora che noi cogliamo è quella di un deep scanning nel quale tuttavia è ancora l’artista a decidere della resa definitiva (e infatti in questo caso le parti cameristiche sono ridotte al minimo ed è molto più ridondante l’apparato di pulsazioni e sibili, raschi e glitch). L’effetto è affascinante e all’ipnosi indotta dalle registrazioni assai iterate e sintetiche fanno da contrappeso centellinate parti classiche. Il continuum di oltre un’ora e dieci minuti conquista progressivamente all’ascolto e se i materiali scuri come il carbone assorbono la luce a infrarossi, i materiali più leggeri la riflettono e diverse lunghezze d’onda penetrano in diversi strati del dipinto, rivelando varie parti dei livelli sottostanti. In tutte le registrazioni si fa sempre uso d’immagini scansionate e anche l’artwork è un’immagine multispettrale, in questo caso di un particolare della Madonna Col Bambino di Cimabue a Castelfiorentino (Firenze), così come la cover posteriore e l’immagine sull’altro lato del progetto grafico sono dettagli tratti da La Deposizione Borghese, un dipinto di Raffaello Sanzio datato 1507 e attualmente conservato nella Galleria Borghese a Roma. I Dahaka sono davvero meticolosi nell’assemblare tutti i differenti dati accumulati e il risultato – nella capacità delle sequenze di catturare la nostra attenzione – riesce infine anche a far dimenticare, con la sua bellezza, la complessità del processo.

Othello Aubern – Two-Way Switch | Neural


[Letto su Neural]

Othello Aubern, classe 1987, vanta origini italiane per parte di madre ed elvetiche in linea paterna, seppure adesso viva ad Omsk, città della Russia situata nell’area siberiana sudoccidentale e capoluogo della regione omonima. Sarà forse proprio il cielo di quelle notti stellate, spesso illuminato improvvisamente da meteoriti o da anomali fenomeni atmosferici, ad aver sobillato le giovanili ossessioni dell’autore per lo scambio di segnali Terra-Luna-Terra, malie che contemplavano anche molte fantasie sulle emissioni sonore interconnesse a tali immateriali relazioni. Gli esperimenti scaturiti da questa passione sono stati in seguito accuratamente registrati e raccolti, assemblati allo scopo di dar vita a precise creazioni di figure musicali. Two-Way Switch risulta subito assai intrigante, grazie a un’elettronica sperimentale e personalissima, dalle venature glitch e space, con ritmiche decisamente fratturate e pulsanti, innestate da oblique melodie a far capolino fra i solchi, agitando suggestioni un po’ aliene e paesaggi inabitati. L’uscita, che va a infarcire gli scaffali della serie Colors di Cabanon Records, è comprensiva di cinque differenti tracce, per un totale di oltre ventisei minuti. È quindi a tutti gli effetti un EP, anche se nelle intenzioni di Othello Aubern il respiro è quello d’un opera ben ponderata, densa e intimamente coinvolgente, una specie di manifesto poetico insomma, forte di costruzioni piuttosto lavorate e atmosferiche, astratte e stilizzate, che ci rimandano in “Eme” a Luke Slater e a quella wave di matrice syntethic funk, oppure a più rarefatte e sinuose elaborazioni puntiniste, ad esempio in “Zootrope”. “Samaritan Metric” parte invece con una lunga e quasi silente introduzione, ma pure sposa poi rotte metriche così come “Triple Double”, che ci riserva tuttavia un costrutto più aspro e sottilmente vibrante, unito ad armonie appena accennate e tinte di trasalimenti cinematici. Si chiude con “Buffer Zone” e l’organizzazione dei suoni si fa più orchestrale, l’andamento diradato ma complice, suadente, ispirato a una bellezza diafana e algida al tempo stesso, dalla quale non è possibile prendere le distanze. Othello Aubern alla sua prima prova coglie nel segno e l’augurio è che possa – anche allontanandosi da fascinazioni così forti per la sua formazione – presto tornare a raccontarci di nuove futuribili avventure.

Gefrorene Schatten


Glittering nel buio semiprofondo…

Jonas Olesen – Piece For Corroded Digital Audio Tape | Neural


[Letto su Neural.it]

Ci sono solo venticinque copie di questo progetto di Jonas Olesen, realizzato con un Function Generator analogico e un registratore Panasonic SV 3800 DAT: il risultato è quello d’un continuum sonoro di quindici minuti utilizzando BASF master tape fisicamente corrotti. Il rilascio fisico su di un supporto obsoleto va inteso – conseguentemente alla natura del progetto – come un commento critico proprio sulla gratificazione istantanea e all digital relativa alle situazioni d’ascolto e lo sperimentatore danese non è nuovo a questo genere d’approccio e nell’implementare sonorità sintetiche e glitch con inusuale strumentazione, quali diversi tipi di pickup elettromagnetici, computer tascabile e altri dispositivi. Jonas Olesen attualmente lavora e insegna storia della musica elettronica presso il DIEM (Dansk Institut for Elektronisk Musik), ad Aarhus, in qualità di coordinatore del programma Nordic Sound Art. È implicito con questo background che il suo approccio alla materia sia rigorosissimo e i precedenti a tal proposito non mancano, avendo già registrato sotto il moniker di Batch Totem un album sul formato altrettanto obsoleto di floppy disk, riuscendo a stipare 74 minuti di musica in 1,44 MB di spazio. In quel caso l’ampiezza e il bitrate assai scarso producevano “frequenze fantasma” assecondando il teorema di Nyquist, e l’algoritmo del codec audio faceva in modo che frequenze molto alte e rumore bianco potevano verificarsi a frequenze molto basse. Adesso il procedimento è forse più semplice e diretto ma forte di una poetica comunque molto ricca di suggestioni che bene si sposa anche con il carattere minimale e criptico delle sonorità ottenute generando diversi tipi di forme d’onda elettriche in un ampio intervallo di frequenze. Ognuna delle cassette DAT – tecnologia che faceva coesistere analogico e digitale – è in questo caso un’opera unica, che ribalta anche la natura di “clone identico” tipica di quel formato che è oramai obsoleto per il grande pubblico ma ancora è utilizzato da importanti broadcaster internazionali.

Glitch


Worship the Glitch

Worship the Glitch (Photo credit: Wikipedia)

L’idea di glitch è tutt’altro che nuova ma tutt’altro che secondaria. di base c’è l’errore (o alterazione) non – o non solo – visto come “improvement” di immagini o testi (che sarebbe cosa un po’ meccanica) ma come scarto o sbaglio fondante, possibly.

Non in senso assoluto. anzi: il bello della faccenda sta proprio nel fatto che lo sbaglio sbaglia anche a inserirsi nel giunto cardanico della possibilità di senso delle cose. non ci riesce sempre, non va sempre così. non è sempre così.

Dunque funziona esattamente come un vivente, venendo da (o essendo cresciuto in) una macchina.

Ecco, quest’incipit mi ha folgorato. Lo trovate su SlowForward e dà il via a cerebralità molto interessanti (in realtà è un discorso non del tutto inedito, a suo tempo Antares666 e Nodens avevano studiato questi fenomeni nell’ambito dei film pornografici, trovandoci interessanti spunti di invasione dai continuum paralleli, del Nulla senziente che destruttura l’inganno del reale).

Cosa è davvero inanimato? Cosa è invece dotato di un minimo spunto senziente, lì dove non si pensava ci fosse altro che l’inanimato? Ogni cosa è viva, basta capirne il suo linguaggio? O siamo noi, soltanto noi, che crediamo di attribuire il codice dell’intelligenza a tutto ciò che abbiamo intorno, solo perché soddisfa alcuni requisiti? Siamo vivi, allora?

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

Mágica Mistura

Espaço poético, rotineiro e alternativo

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Television, and Music Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

corruptio pessima optimi

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Tra Racconto e Realtà

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana sul cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Astro Orientamenti

Ri orientarsi: alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: